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Von der Leyen: Ue unita nello spazio per garantire leadership e sicurezza

Dal nostro inviato a PARIGI

«Il settore spaziale è ovunque», secondo Emmanuel Macron. «Dobbiamo agire come una sola Europa», secondo Ursula von der Leyen. Il presidente francese e la presidente...

?ENTRO IL 2030 UOMO DOVE SEI? | TG 10.9.26

10 September 2026 at 19:00

– Sochi, la guerra arriva in spiaggia di Jeff Hoffman
– Nuovo ponte tra Russia e Corea del Nord di Ivan Bodyan
– USA e Israele strigliano Londra di Gionata Chatillard
– Bab al Mandeb cambia padrone? di Jeff Hoffman
– Hormuz, l’assedio che dura dal 1979 di Jeff Hoffman
– Il Pakistan nucleare in appalto a Riad di Jeff Hoffman
– India e Marocco stringono sulla difesa di Ivan Bodyan
– Algeria rompe con EAU, Italia tra due fuochi di Margherita Furlan
– Energia, progetto marocchino-portoghese di Ivan Bodyan
– Ricercatore Anthropic: “L’IA può ucciderci entro il 2030” di Ivan Bodyan
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi

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Domenica 13 tutti a Roma

10 September 2026 at 11:25

Domenica festeggiamo il compleanno di Disconnessi, a Roma dalle 10:00 alle 19:00 in Via del Casale di San Nicola 150, zona Olgiata, Roma. Dodici mesi fa nasceva una testata indipendente che ha scelto di raccontare la transizione digitale dal punto di vista di chi la subisce. Un anno di inchieste, controinformazione e battaglie: dall’euro digitale al riconoscimento facciale, dalle antenne 5G all’intelligenza artificiale che riscrive la storia. Con un impegno dichiarato in prima pagina: articoli scritti da esseri umani, senza intelligenza artificiale.

? A Casa del Sole TV il racconto di questo primo anno e la presentazione della festa di compleanno.

Affrontiamo insieme:
▪ Perché un giornale cartaceo nell’epoca dello schermo
▪ L’euro digitale e l’iniziativa costituzionale per difendere il contante
▪ Sorveglianza urbana, sensori, riconoscimento facciale: la città che ti guarda
▪ Adolescenti, social e salute mentale: quando la rete fa male davvero
▪ Transumanesimo, corpo ibrido e la nuova élite tecno-globalista
▪ Luddismo, disconnessione, diritto alla vita analogica

? LA FESTA DI COMPLEANNO
Domenica 13 settembre 2026, dalle 10:00 alle 19:00
Via del Casale di San Nicola 150, zona Olgiata, Roma
Tavola rotonda, confronto politico sulla transizione digitale, laboratorio sull’elettrosmog, cabaret, musica dal vivo e taglio della torta.
Ingresso libero a offerta consapevole e disconnessa.
Programma completo: oasisana.com

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Giornale online: il 1° e il 15 di ogni mese
Rivista cartacea mensile «De-Tech», in abbonamento e in edicola
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Domenica 13 tutti a Roma

10 September 2026 at 11:20

Domenica festeggiamo il compleanno di Disconnessi, a Roma dalle 10:00 alle 19:00 in Via del Casale di San Nicola 150, zona Olgiata, Roma. Dodici mesi fa nasceva una testata indipendente che ha scelto di raccontare la transizione digitale dal punto di vista di chi la subisce. Un anno di inchieste, controinformazione e battaglie: dall’euro digitale al riconoscimento facciale, dalle antenne 5G all’intelligenza artificiale che riscrive la storia. Con un impegno dichiarato in prima pagina: articoli scritti da esseri umani, senza intelligenza artificiale.

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▪ L’euro digitale e l’iniziativa costituzionale per difendere il contante
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Medici con le valigie: come frenare la fuga?

10 September 2026 at 09:40

I giovani medici vorrebbero restare in Italia. Ma per trattenerli in patria non conta solo lo stipendio. Contano anche le condizioni di lavoro: carichi e turni, stabilità contrattuale e opportunità di ricerca, formazione e crescita professionale.

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Nella globalizzazione il sovrano è spuntato

10 September 2026 at 09:40

Inflazione, tassi d’interesse, crescita, debito pubblico e privato sono oggi sotto l’influenza dei mercati globali e spesso sfuggono al controllo delle autorità di politica economica nazionale. Una ragione in più per rafforzare la cooperazione internazionale.

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?MOSCA NON CREDE ALLE LACRIME | LEVANTE LIVE

10 September 2026 at 09:28

? OSPITI Aleksandr Ibragimov, in diretta da Mosca. Rettore della Scuola del Buon Senso, PhD in scienze filologiche. Linguista, psicologo, scrittore, sceneggiatore. Membro dell’Unione degli Scrittori Russi. La voce dall’interno del mondo russo. Moni Ovadia, attore, scrittore, voce ebraica critica del sionismo. Conduce Margherita Furlan.

? IL FILM, LA CHIAVE Nel 1980 Vladimir Men’šov raccontava tre donne che arrivano a Mosca dalla provincia e imparano, a caro prezzo, che la città non concede nulla a chi piange: bisogna decidere, agire, resistere. Il film vinse l’Oscar e divenne un proverbio politico. Quarantasei anni dopo quella frase torna attuale. Mosca non crede alle lacrime di Kiev né a quelle di Bruxelles, e attende il proprio calendario: le elezioni della Duma del 18-20 settembre, dopo le quali, secondo quanto gli inviati americani hanno riferito agli europei, il Cremlino sarebbe disposto a riaprire il negoziato. Intanto l’Europa apprende delle trattative per telefono, da Washington.

? L’ALTRO FRONTE Sul fronte mediorientale l’Occidente si spacca. Dodici Paesi (Regno Unito, Francia, Spagna, Canada, Norvegia, Irlanda, Portogallo, Polonia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda) hanno detto no a Israele e vietano i prodotti delle colonie in Cisgiordania, con Belgio e Paesi Bassi già sulla stessa linea. Roma e Berlino restano fuori. Tajani si ripara dietro l’unanimità europea, la Germania dietro la propria storia. Tel Aviv risponde con la minaccia di chiudere il consolato britannico a Gerusalemme. A Levante questa sera, mercoledì 9 settembre 2026, due crisi che raccontano lo stesso vuoto: l’assenza dell’Europa dai luoghi in cui si decide.

? AFFRONTIAMO INSIEME Come si vede da Mosca la guerra alla vigilia del voto per la Duma e quanto pesa davvero l’economia russa sulla disponibilità a trattare. Cosa resta della missione Witkoff-Kushner e di un negoziato che passa sopra la testa dell’Europa. La frattura tra i dodici e Roma-Berlino sulle sanzioni alle colonie. Il senso di un’Italia che si dice contraria agli insediamenti e poi non firma.

? LIBRI DELL’OSPITE Moni Ovadia, Un ebreo contro, Edizioni Gruppo Abele, 2021. Moni Ovadia, Perché no? L’ebreo corrosivo, La nave di Teseo, 2016.

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Nel 2022 il nostro paese pagava 65 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico, su un totale di interessi pagato dai 27 di 270 miliardi. Nel 2026 l’Italia pagherà 104 miliardi di interessi su 380 miliardi pagati dall’Unione europea.

10 September 2026 at 08:15

L’insostenibilità del capitalismo finanziario. Nel 2022 il nostro paese pagava 65 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico,nel 2026 l’Italia pagherà 104 miliardi di interessi su 380 miliardi pagati dall’Unione europea. 

Da Luigi il 2026-09-09 19:21

https://www.facebook.com/alessandro.volpi.5?locale=it_IT

 

L’insostenibilità del capitalismo finanziario.
Il debito globale, pubblico e privato, ha raggiunto il livello record di 353 mila miliardi di dollari con la previsione di superare i 370 mila miliardi entro la fine del 2026, circa il 310% del pil mondiale.
A spingerlo sono stati soprattutto gli Stati Uniti e due settori costituiti dall’intelligenza artificiale e dal riarmo.
Questo gigantesco debito ha contribuito in maniera decisiva ad alimentare la bolla finanziaria che solo nel listino S&P si avvicina a 80 mila miliardi di dollari.
La considerazione che sorge spontanea è semplice. Ma chi potrà mai restituire – tra Stati e privati – un debito così infinito, che matura circa 17 mila miliardi di interessi, pari al 16% del pil mondiale?
Chi potrà garantire la tenuta di una bolla finanziaria che si regge su un debito di fatto già insostenibile?
E’ chiaro che questo modello è finito e la corsa ad Intelligenza artificiale e riarmo sono l’ultimo approdo disperato di una finanziarizzazione che ha indebitato il pianeta in modo radicalmente tossico.
Per disintossicarci dobbiamo smontare, pezzo per pezzo, la costruzione finanziaria che sta governando le nostre vite.
C’è un dato che vorrei sottolineare che deriva dal combinato disposto della pessima politica UE, delle logiche perverse della BCE e dell’azione del governo Meloni.
Politiche monetarie restrittive, riarmo e volontà convinta di non tassare i ricchi hanno, nel caso italiano quasi raddoppiato la spesa per interessi sulle spalle dei contribuenti.
Non male. Continuiamo così.
C’è poco da celebrare.
Sul governo più longevo della storia repubblica si potrebbero fare molte considerazioni critiche. Io mi limito qui a due.
Mentre la narrazione governativa si è spesso arroccata dietro la tenuta dello spread come sintomo di una acquisita stabilità finanziaria, la realtà economica dell’era Meloni restituisce un bilancio molto pesante sul fronte del costo del denaro, trasformando il servizio del debito pubblico in una voragine che sottrae ossigeno vitale a sanità, scuola e investimenti produttivi.
Se nel 2022 l’Italia destinava circa 83 miliardi di euro al pagamento degli interessi, la soglia psicologica e finanziaria dei 100 miliardi è stata ampiamente superata nel corso del 2026, attestandosi su una cifra vicina ai 104 miliardi annui.
Si tratta di un incremento secco di oltre 20 miliardi di euro ogni dodici mesi che è destinato a crescere per il peso degli attuali rendimenti dei titoli di Stato, peraltro sempre più posseduti dai grandi fondi finanziari Usa.
Non aver affrontato la necessità di una tassazione sugli extra profitti, né quella di una eliminazione dei regimi fiscali di privilegio, che anzi sono aumentati, e tantomeno di una imposizione sulle grandi ricchezze, unite ad una proliferazione dei bonus, ha obbligato il governo Meloni ad un aumento del debito, ormai a 3200 miliardi di euro, su cui è necessario pagare interessi folli.
Parallelamente a questo dissanguamento pubblico, l’esecutivo ha assistito quasi inerme allo stritolamento del ceto medio attraverso l’esplosione dei costi dei mutui, ignorando il dramma di milioni di famiglie che hanno visto le rate mensili del tasso variabile passare da una media di 500 euro del 2022 agli oltre 850 euro registrati nell’agosto del 2026, con un aumento del carico finanziario che ha superato il 70%.
L’impatto non ha risparmiato nemmeno le nuove generazioni e chi cercava la sicurezza del tasso fisso, con le nuove stipule passate da un agevole 1,5% a punte vicine al 4%, rendendo l’acquisto della prima casa un privilegio proibitivo e di fatto paralizzando la mobilità sociale.
Anche questo è avvenuto mentre i profitti delle banche esplodevano e l’azione del governo più longevo si è limitata a chiedere alle banche stesse un timido anticipo delle imposte future.
Facciamo festa.

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L’UE fa fatica a rinunciare all’energia russa

10 September 2026 at 08:11

Gli sforzi dell’Unione Europea intrapresi per rendersi indipendente dal petrolio e dal gas della Russia non sono sufficienti. Come riporta Reuters citando esperti, lungo questo percorso sono stati incontrati diversi ostacoli ed il blocco dei 27 Paesi si avvia verso l’inverno con riserve di gas insolitamente basse.

Nel rapporto della la Corte dei conti europea viene riportato che l’UE non sta investendo a sufficienza per raggiungere i propri obiettivi: sostituire completamente l’energia russa con fonti di combustibili fossili diversificate, implementare le energie rinnovabili e sviluppare le infrastrutture.

Il piano dell’UE per eliminare gradualmente l’energia russa sta “vacillando proprio mentre la sicurezza energetica dell’Europa deve affrontare nuove minacce derivanti dall’instabilità in Medio Oriente”. I livelli delle risorse di gas stoccato nell’UE si attestano appena al 67%, rispetto all’80% registrato nello stesso periodo dell’anno scorso.

Gli analisti avvertono che ciò potrebbe portare a un forte aumento dei prezzi durante l’inverno, soprattutto considerando che l’UE ha in programma di vietare tutte le importazioni di GNL russo a partire dal 1° gennaio 2027.

La Commissione Europea aveva inizialmente stimato che l’attuazione del piano per porre fine alla dipendenza dall’energia russa avrebbe richiesto investimenti per 300 miliardi di euro, mentre finora i Paesi ne sono stati stanziati solo 54,3.

https://t.me/vn_rangeloni

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Zelensky è disposto a fare concessioni affinché la Russia cessi gli attacchi ai porti e alle infrastrutture energetiche ucraine

10 September 2026 at 00:10
Ottanta navi da carico secco giacciono all’ancora di fronte all’ingresso del canale di Sulina, sul delta del Danubio. I dati satellitari e le mappe marittime che monitoro costantemente restituiscono l’immagine ...

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🔴DOLLARO SOTTO SCACCO | TG 9.9.26

9 September 2026 at 19:00

– Dollaro, i BRICS aggirano il casello di Margherita Furlan
– La nuova Seta non passa sempre da Mosca di Margherita Furlan
– Pechino rimane senza petrolio venezuelano? di Ivan Bodyan
– Mosca a Washington: “chiudete i rubinetti a Kiev” di Jeff Hoffman
– Ungheria, espulsi 10 diplomatici russi di Ivan Bodyan
– America Latina, la nuova frontiera di Israele di Gionata Chatillard
– Roma consegna Tel Aviv incassa di Jeff Hoffman
– Hormuz aperto solo nei comunicati di Jeff Hoffman
– Ue, panico per il funerale di Mladić di Ivan Bodyan
– Von der Leyen in Groenlandia di Ivan Bodyan
– L’ONU corregge la mappa Washington dice no di Jeff Hoffman
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi e Simone Orletti

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Merz: «La remigrazione di Afd è pulizia etnica». Tensioni con Trump, che esulta per l’estrema destra

BERLINO - Prima l’attacco, durissimo, ad Alternative für Deutschland, poi il passo verso i partner di coalizione della Spd sulla riforma delle pensioni, infine lo schiaffo a Donald Trump. Messo...

La tedesca Isar lancia in orbita primo razzo europeo commerciale per satelliti

Per la prima volta una società spaziale privata europea è riuscita a raggiungere l’orbita. L’impresa è stata compiuta dall’azienda tedesca Isar Aerospace, con il razzo di sua progettazione Spectrum. Si...

Da Magdeburgo uno Schiaffo ai guerrafondai EU

9 September 2026 at 17:48

“Davvero entusiasmante! Un terremoto politico” sono state alcune delle espressioni usate da Helga Zepp-LaRouche, fondatrice e leader dell’Istituto Schiller, all’indomani della “schiacciante sconfitta” del Cancelliere tedesco Friedrich Merz alle elezioni del 6 settembre in Sassonia-Anhalt (vedi sotto).

Non è solo la Germania di Merz a uscirne con le ossa rotte, ma l’insieme dei “Big Three”, ossia anche la Francia, guidata dal minoritario Presidente Emmanuel Macron, e il Regno Unito, guidato da Andy Burnham, l’ultimo di una lunga serie di predecessori caduti come mosche. Questi leader hanno cospirato all’interno della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi per continuare a finanziare e rifornire l’Ucraina come proxy contro la Russia, mentre minano le proprie economie nazionali e quella dell’intera Europa con una sfrenata corsa al riarmo e altre politiche distruttive.

L’AfD e il BSW hanno posizioni chiare sulla necessità di porre fine al conflitto in Ucraina e avviare relazioni diplomatiche ed economiche con la Russia e altri paesi. Chiedono la riattivazione dei gasdotti Nord Stream e il ripristino di altri elementi economici fondamentali. Sul resto, i loro programmi variano notevolmente, sia nei principi che nei particolari. Si potrebbe definirlo un “insieme eterogeneo”, ma il mandato è chiaro: il voto va nella direzione di un nuovo sistema di relazioni estere ed economiche, a condizione che vi sia un intervento politico capace di elevare la prospettiva delle popolazioni verso un livello più alto di coscienza, per dare vita a un nuovo sistema.

O fermiamo la guerra e costruiamo un nuovo sistema economico e di sicurezza nel mondo, con lo sviluppo come fondamento della pace, oppure ci avviamo sulla breve strada verso la Terza Guerra Mondiale, il che significa annientamento nucleare. Il voto della Sassonia-Anhalt contro Merz rappresenta un’opportunità per un cambiamento di rotta.

Le attuali zone di conflitto sono territori di orrore. La scorsa settimana due ministri del governo Netanyahu hanno lanciato un appello all’estinzione della popolazione di Gaza attraverso “l’emigrazione volontaria”, un eufemismo per indicare lo sterminio o l’espulsione dalla Striscia. Il 6 settembre, otto nazioni musulmane hanno pubblicato una dichiarazione congiunta, a nome dei rispettivi ministri degli esteri, condannando questa posizione: ribadendo un netto rifiuto e la condanna di qualsiasi tentativo o piano volto a spostare con la forza il popolo palestinese.

Gli scambi sporadici di attacchi tra Stati Uniti e Iran, dalla ripresa dell’offensiva statunitense il 30 agosto, proseguono. Nel frattempo, Israele continua a colpire il Libano e a seminare il terrore in Cisgiordania. I danni e le sofferenze immediate sono gravi e l’impatto economico internazionale è pesante, colpo dopo colpo.

Ma Trump prosegue con la sua “Operazione Emarginazione Economica” contro l’Iran, imponendo a tutte le nazioni del mondo di rompere ogni rapporto con Teheran. Ignora però il fatto che nessuno gli presta davvero ascolto, ad eccezione degli Emirati Arabi Uniti e, a suo dire, dell’Unione Europea.

Il 4 settembre, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato un nuovo obiettivo delle sanzioni statunitensi, la Golden Global Bank di Istanbul, incaricata di gestire i pagamenti commerciali tra Cina e Iran. Bessent ha ribadito il monito, già lanciato la settimana scorsa in North Carolina, contro chi intrattiene rapporti con l’Iran, avvertendo che tali soggetti verranno individuati e perseguiti.

Il danno provocato da Washington e Israele attraverso la destabilizzazione economica mondiale si manifesta ora dopo ora anche all’interno dell’economia statunitense stessa. Ad esempio, il nuovo anno scolastico è appena iniziato, e le autorità locali di tutti gli Stati Uniti si trovano a fronteggiare un costo del carburante per i 490.000 scuolabus di tutto il Paese superiore del 45% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Gli agricoltori statunitensi hanno pagato circa 1,5 miliardi di dollari in più per il carburante durante la stagione di semina di quest’anno e ora si troveranno a spendere almeno altrettanto per il raccolto, oltre ai costi già sostenuti nello stesso periodo dello scorso anno. Una situazione non più sostenibile.

Siamo profondamente grati per la guida fornita da Lyndon LaRouche, economista, filosofo e statista – che l’8 settembre avrebbe compiuto 104 anni – al fine di uscire da questo drammatico processo di disastro epocale. Egli ha fornito la comprensione, il metodo, i programmi e, come amava spesso dire, il “divertimento” necessario per battersi per la giusta causa. Nel giorno del suo anniversario, una sua allieva, Diane Sare, candidata alla Presidenza degli Stati Uniti, impegnata nella campagna per politiche di emergenza immediate, è stata intervistata nella trasmissione condotta da Jack Stockwell – la stessa emittente su cui, 25 anni fa, Lyndon LaRouche fu intervistato in diretta proprio mentre si verificavano gli attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle, al Pentagono e in Pennsylvania. Il settimanale EIR ripubblicherà questa settimana per intero la trascrizione di quell’intervista LaRouche-Stockwell, offrendo la profonda analisi di LaRouche su ciò che avevamo di fronte allora e quanto ci troviamo ad affrontare oggi.

Dieci giorni prima di quell’intervista del 2001, Lyndon LaRouche tenne un discorso in occasione della Festa del Lavoro. In quel discorso, LaRouche parlò del momento in cui, come accade talvolta, ci si trova di fronte alla responsabilità della leadership, una responsabilità che tocca in un modo o nell’altro tutti noi. Ogni medico la conosce, perché ogni paziente è una persona diversa, con una malattia diversa, indipendentemente dalla diagnosi. Il medico deve farsi carico di questa responsabilità. Un grande insegnante, di fronte alla propria classe, affronta la stessa sfida: quella di salvare quelle giovani menti, una responsabilità enorme, oggi più che mai, in queste condizioni. È una responsabilità grande e solenne.

Per alcuni di noi, quella stessa responsabilità si presenta in forme diverse, a ciascuno a modo proprio. Ma per tutti vale una cosa in comune: quando il destino ti affida una vocazione e hai una missione, specialmente quando sei l’unico a poter svolgere un ruolo chiave per realizzarla, è meglio accettarla, e portarla a compimento.

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I lavoratori USA temono di essere sostituiti dalla AI

9 September 2026 at 17:39

mala Ai è stata creata  fin da pr9ncipio per tagliare  i salari qualificati

la maggior parte dei lavoratori statunitensi teme l’obsolescenza nell’era dell’IA; gli esperti affermano che l’adattamento va oltre la tecnprincipioologia

Mercoledì 9 settembre 2026 – 03:45
Articolo di Mary Prenon via The Epoch Times

Proprio come l’episodio “L’uomo obsoleto” (trasmesso nel 1961) raffigurava una società futura in cui la tecnologia aveva reso superate alcune professioni, un recente sondaggio ha rivelato che, mentre l’IA rimodella il mondo del lavoro, la maggior parte dei lavoratori statunitensi teme di diventare obsoleta nella futura forza lavoro e ritiene che sviluppare nuove competenze sia essenziale per la sicurezza del posto di lavoro.

Sebbene molti lavoratori abbiano attribuito la loro paura dell’obsolescenza a una mancanza di competenza nelle tecnologie più recenti, alcuni esperti di selezione del personale e gestione della forza lavoro hanno affermato che sviluppare abilità interpersonali è sempre più cruciale, soprattutto in un’epoca in cui molti giovani vivono in un mondo digitale.

ETS, un’organizzazione globale no-profit che si occupa di test e valutazioni in ambito educativo, ha riferito che il 54% dei lavoratori statunitensi si sente impreparato per la prossima generazione di lavori del prossimo decennio, rispetto al 49% a livello globale. Nel frattempo, il 75% ha dichiarato di non avere un’idea chiara di cosa comporteranno tali lavori nel 2035.

Questa incertezza si accompagna, a sua volta, al timore dell’obsolescenza: il 58% degli intervistati afferma di temere di diventare obsoleto nella futura forza lavoro. La percentuale sale al 74% tra i lavoratori del settore tecnologico e al 73% tra quelli dei servizi finanziari.

“Le motivazioni addotte dai lavoratori sono coerenti tra i vari mercati: mancano di esperienza con tecnologie emergenti come l’IA, l’automazione o gli strumenti di analisi dei dati. Molti segnalano inoltre una limitata esperienza pratica con sistemi innovativi che stanno diventando centrali nel lavoro moderno”, ha dichiarato ETS.

Alcuni lavoratori temono anche che le competenze appena acquisite possano diventare obsolete quasi con la stessa rapidità con cui vengono apprese, secondo quanto riportato nel documento.

Ciononostante, il 78% dei lavoratori statunitensi ha affermato che non vi sarà sicurezza lavorativa senza un costante adattamento, mentre l’85% ha dichiarato che lo sviluppo di nuove competenze sarà necessario.

Secondo un rapporto di marzo del Fondo Monetario Internazionale, la domanda di competenze nuove e digitali è in aumento: un annuncio di lavoro su dieci nelle economie avanzate e uno su venti nei mercati emergenti richiedono almeno una nuova competenza. Irlanda, Finlandia e Danimarca si sono classificate ai primi tre posti nello “Skill Readiness Index” (Indice di preparazione alle competenze) dell’organizzazione, grazie a un’elevata percentuale di laureati in discipline tecnologiche unita a solidi sistemi di alfabetizzazione e riqualificazione professionale per gli adulti. Gli Stati Uniti si sono piazzati al nono posto tra i 23 paesi analizzati.

Ostacoli
Tuttavia, secondo ETS, numerosi ostacoli — tra cui fattori di tempo, costi, accessibilità e sostegno da parte dei datori di lavoro — limitano la capacità dei lavoratori di adattarsi ai cambiamenti.

Il rapporto ha evidenziato che il 71% degli intervistati stava sviluppando nuove competenze in modo proattivo, una percentuale inferiore alla media globale del 77%.

“I lavoratori statunitensi stanno facendo il punto della situazione e attendono indicazioni più chiare, in particolare da governi, datori di lavoro e istituzioni formative”, si legge nel rapporto.

Una ricerca del Blu Ivy Group — società canadese specializzata in *employer branding* e marketing per il reclutamento, con sedi anche in Michigan — indica che nel 2025 le aziende statunitensi hanno speso 102,8 miliardi di dollari per la formazione dei dipendenti; tuttavia, molte non hanno previsto tempo aggiuntivo per tali attività, secondo Stacy Parker, co-fondatrice e amministratrice delegata dell’azienda.

“Il problema principale che riscontriamo è che, in molti casi, ci si aspetta che i dipendenti partecipino alla formazione la sera o nei fine settimana”, ha dichiarato a *The Epoch Times*. “Sono talmente impegnati in vari progetti lavorativi che non viene concesso loro alcun tempo durante la giornata per completare la formazione”.

Parker ha osservato che, in altri paesi, la formazione dei dipendenti è integrata nella giornata lavorativa.

“Mentre le aziende nordamericane tendono a considerare la formazione come un’iniziativa delle risorse umane (HR), altre nazioni la vedono come parte della propria strategia di competitività”, ha affermato. “I manager devono assumersi la responsabilità di sviluppare le persone parallelamente alla tecnologia”.

Nel frattempo, Devin Hornick — co-fondatore e partner di KORE1, società attiva a livello nazionale nella gestione del personale e della forza lavoro con sede a Irvine, in California — ha affermato che un altro motivo per cui i lavoratori statunitensi sono in ritardo rispetto alle loro controparti globali è la mancata discussione delle aspettative lavorative con i propri manager.

“Negli Stati Uniti non è chiaro il legame tra lo sviluppo delle competenze sul posto di lavoro e l’avanzamento di carriera o l’aumento del reddito; di conseguenza, i dipendenti danno priorità alla semplice sopravvivenza durante la settimana lavorativa”, ha dichiarato a *The Epoch Times*.

Hornick ha aggiunto che, a meno che il datore di lavoro non chiarisca tale relazione attraverso un percorso di carriera e sviluppo specifico, i dipendenti non troveranno il tempo per investire nell’acquisizione di nuove competenze. La questione può complicarsi, ha affermato, quando un’azienda non concede ai dipendenti permessi retribuiti per partecipare alla formazione. Altre aziende non coprono i costi della formazione e alcune non la offrono affatto, ha aggiunto Hornick.

“La maggior parte dei professionisti che colloco non ha la disponibilità di tempo ed energie per assumersi ulteriori responsabilità e acquisire nuove competenze”, ha detto.

“Se non è previsto un budget per la crescita professionale dei dipendenti, ciò significa che c’è ben poco, o addirittura nulla

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