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Spazio, così il gruppo ceco Csg punta alle orbite

13 October 2026 at 16:35

Il gruppo ceco della difesa Csg ha acquisito una partecipazione del 9,5% in Mda Space, società canadese attiva nelle tecnologie spaziali, diventandone il maggiore azionista. L’operazione si inserisce nel percorso di espansione del gruppo industriale europeo nei comparti spaziale e aerospaziale, e affiancherà le attività preesistenti nel settore della difesa convenzionale. Mda Space, quotata alle Borse di Toronto e New York, sviluppa tecnologie e servizi nei sistemi satellitari, nella robotica spaziale e nell’intelligence geospaziale. La società opera sia sul mercato commerciale sia in quello governativo e conta oltre 4mila dipendenti.

La partecipazione sarà detenuta attraverso una società controllata dedicata e la stessa Csg ha dichiarato che intende valutare ulteriori possibili forme di collaborazione industriale con Mda Space, tra cui investimenti congiunti in impianti di produzione o assemblaggio in Europa, partnership in operazioni di acquisizione e iniziative per ampliare la presenza commerciale internazionale della società canadese attraverso la propria rete di clienti.L’investimento segue altre operazioni di venture capital realizzate da Csg attraverso il fondo Tech Horizons VC, che ha già investito nella britannica SatVu e nella tedesca Atmos Space Cargo.

Un team dedicato allo sviluppo delle attività spaziali

Contestualmente, il gruppo ha costituito un team dedicato allo sviluppo delle attività spaziali. La struttura sarà guidata da Ladislav Stahl, nominato Head of space strategy and technology, e Filip Kocián, che assumerà il ruolo di Space director for corporate development. Alla squadra si unirà anche Cameron McKenzie, dirigente canadese con oltre trent’anni di esperienza nei settori aerospaziale e della difesa, in qualità di senior advisor per il Canada.

Stahl ha già ricoperto incarichi nell’ambito dell’intelligence e della sicurezza spaziale presso la Nato e ha diretto in precedenza il Centro satellitare della Repubblica Ceca. Kocián ha maturato esperienza negli investimenti, nelle fusioni e acquisizioni e nello sviluppo aziendale nell’industria spaziale, mentre McKenzie ha lavorato in precedenza presso L3Harris Technologies, Cae e la Canadian commercial corporation.

Le prospettive dell’economia spaziale

L’iniziativa si colloca nella strategia di lungo periodo di Csg per ampliare le proprie competenze oltre i comparti tradizionali della difesa e dell’aerospazio. Secondo le stime elaborate dal gruppo, la space economy globale potrebbe raggiungere un valore di 1.800 miliardi di dollari entro il 2035. Nel 2025, la spesa pubblica globale per la sola difesa spaziale è stata pari a circa 74 miliardi di dollari.

“Vogliamo essere un azionista strategico di lungo periodo e vediamo un significativo potenziale di crescita congiunta per Mda Space e Csg”, ha dichiarato Michal Strnad, presidente del consiglio di amministrazione di Csg, che ha inoltre indicato che l’investimento potrà contribuire ad ampliare l’offerta di prodotti destinata ai clienti del gruppo.

Mike Greenley, amministratore delegato di Mda Space, ha accolto l’ingresso di Csg nella compagine azionaria, sottolineando il contributo che un investitore industriale europeo può offrire all’espansione della società. Greenley ha inoltre indicato il rafforzamento della rete di investitori e partner commerciali in Europa tra gli elementi legati all’operazione. Stanislav Kuba, direttore degli investimenti di Csg, ha spiegato che l’espansione nel settore spaziale si basa su una strategia industriale di lungo periodo e sulla disciplina finanziaria. La creazione del team dedicato e l’investimento in Mda Space, ha affermato, consentiranno al gruppo di sviluppare competenze interne e di acquisire una partecipazione diretta nel settore.

L’Ue stringe la presa sull’industria militare russa. Nel mirino la filiera di missili e droni

12 October 2026 at 13:19

Bruxelles prova a mettere sotto pressione la catena industriale che sostiene lo sforzo bellico russo. Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato lunedì 12 ottobre nuove misure restrittive nei confronti di 1.569 persone ed entità riconducibili al complesso militare-industriale della Federazione Russa: 826 aziende e 743 persone fisiche, in gran parte amministratori delegati delle società interessate. È, secondo il Consiglio, il più ampio insieme di nuove designazioni approvato dall’Ue dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. Il totale dei soggetti colpiti dal regime europeo legato alla tutela dell’integrità territoriale ucraina sale così a quasi 4.600.

Il criterio seguito dall’Ue punta soprattutto sui fornitori di livello intermedio, cioè su quella fascia di imprese che collega la disponibilità delle tecnologie e dei componenti alla produzione finale dei sistemi d’arma. Secondo Bruxelles, le società interessate costituiscono una parte centrale dell’apparato industriale militare russo, con almeno 20 miliardi di euro di fatturato annuo complessivo e più di 250 mila dipendenti.

È qui che si trova l’elemento più significativo del nuovo pacchetto. Le imprese individuate dal Consiglio forniscono componenti destinati ad alcuni dei sistemi più avanzati utilizzati dalle Forze armate russe: missili, velivoli senza pilota e aerei. La lista comprende aziende attive nell’elettronica e nella produzione di semiconduttori, microcircuiti e computer, ma anche fornitori di radar, antenne e ricetrasmettitori, sistemi aeronautici e satellitari, tecnologie missilistiche, esplosivi, munizioni, apparati ottici e strumenti di navigazione. Più della metà delle nuove designazioni, sottolinea il Consiglio, interessa direttamente la catena produttiva dei missili balistici russi.

La logica è quella di intervenire sui nodi industriali meno visibili, ma difficilmente sostituibili nel breve periodo. Dopo oltre quattro anni di guerra, l’apparato militare russo dipende infatti non soltanto dalla capacità produttiva dei grandi conglomerati della difesa, ma da una rete molto più estesa di imprese specializzate che garantiscono elettronica, comunicazioni, navigazione, sensoristica e componentistica. Colpire questi passaggi significa provare ad aumentare i costi di produzione, complicare l’approvvigionamento e restringere ulteriormente gli spazi per l’accesso a tecnologie e capitali europei.

“Questo non è il momento di allentare la pressione su Mosca, ma di aumentarla”, ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas. Nelle parole di Kallas, la decisione è direttamente collegata anche alla prosecuzione degli attacchi russi contro le infrastrutture e gli obiettivi civili ucraini. Il Consiglio richiama, in particolare, gli attacchi contro Kiev e contro le infrastrutture legate al trasporto del grano per motivare la necessità di mantenere la pressione economica sul Cremlino.

Dal punto di vista giuridico, le nuove designazioni rientrano nel regime di misure restrittive europee contro le azioni che minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina. Per le aziende e le persone inserite nell’elenco scatta il congelamento dei beni nell’Ue e il divieto, per operatori europei, di mettere direttamente o indirettamente a loro disposizione fondi o altre risorse economiche. Alle persone fisiche si applica inoltre il divieto di ingresso e transito nel territorio dell’Unione. Gli atti sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale europea.

Il nuovo intervento conferma un’evoluzione della strategia sanzionatoria europea. Bruxelles tenta di ricostruire sempre più nel dettaglio l’architettura industriale che rende possibile la produzione bellica, individuandone i fornitori, i dirigenti e gli snodi tecnologici. La questione decisiva sarà ora l’effettiva capacità di impedire che semiconduttori, apparati elettronici e altre tecnologie controllate continuino a raggiungere la Russia attraverso società intermediarie e Paesi terzi.

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