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Merz sotto accusa nella Cdu e l’asse rosso-bruno avanza in Sassonia-Anhalt

MAGDEBURGO - Non è ancora la saldatura dell’asse rosso-bruno per consegnare la Sassonia-Anhalt al candidato di Alternative für Deutschland, ma ci manca poco. Dopo le aperture arrivate già prima del...

🔴COME PONZIO PILATO | TG 8.9.26

8 September 2026 at 19:00

– Putin-Trump: “missione positiva” di Margherita Furlan
– Russia, attenzione sui sistemi americani in Norvegia di Ivan Bodyan
– L’oro russo trova casa a Hong Kong di Ivan Bodyan
– Cisgiordania, “è pulizia etnica” di Margherita Furlan
– Berlino all’Aja: il genocidio non è affar nostro di Margherita Furlan
– Volkswagen aggira il Qatar e arma Israele di Margherita Furlan
– Hormuz si chiama Trump, ma comanda Teheran di Jeff Hoffman
– Iran, tensioni con Corea del Sud e Perù di Ivan Bodyan
– Yemen, è di nuovo guerra aperta di Ivan Bodyan
– Ceuta mette le ali al riarmo spagnolo di Gionata Chatillard
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi e Simone Orletti

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Cbam e concorrenza sleale: la manifattura europea protesta contro l’Ue

Un centinaio di rappresentanti dell’industria manifatturiera europea si sono ritrovati a Bruxelles davanti al Berlaymont, sede della Commissione europea, per la manifestazione “European convoy for industrial competitiveness”. L’iniziativa è stata...

Parigi, le scuse del Baps dopo l’esclusione delle lavoratrici donne dalla Torre Eiffel

Dopo una giornata di sciopero, la Tour Eiffel oggi è stata riaperta. La torre di ferro, luogo iconico della capitale francese, è stata protagonista di un caso di cronaca che...

Il Punto

8 September 2026 at 11:00

Con l’ennesima proroga, lo sconto sul carburante arriva al 10 settembre. Poi si annunciano provvedimenti più selettivi, basati sul reddito. Ma niente assicura che siano più equi, perché per alcuni usare l’auto è più necessario che per altri, e non solo per ragioni di lavoro. Il presidente Usa è tornato a chiedere alla Fed un […]

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Le origini oscure di Netflix: da Sifgmund Freud a Edward Bernays

8 September 2026 at 09:37

di Cesare Sacchetti Molti sono già famigliari con il suo logo, quella N stilizzata accompagnata da un breve timbro musicale che domina da qualche tempo a questa parte il mercato dello streaming televisivo. Netflix è oggi uno dei marchi dominanti del mercato dei cosiddetti film o serie on demand, ovvero su richiesta, dove l’utente abbonandosi […]

L'articolo Le origini oscure di Netflix: da Sifgmund Freud a Edward Bernays proviene da La Cruna dell'Ago - di Cesare Sacchetti.

Aiuti contro il caro diesel, il reddito non basta

8 September 2026 at 09:22

Lo sconto sul diesel costa ed è poco selettivo. Ma aiuti basati sul solo reddito delle persone non garantirebbero più equità. Perché, a parità di risorse disponibili, la necessità di usare l’auto e quindi consumare carburante può essere molto diversa.

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L’indipendenza monetaria senza credibilità fiscale

8 September 2026 at 09:10

Senza conti pubblici credibili, alzare i tassi può aggravare l’inflazione. Ma assecondare il governo può compromettere la credibilità della banca centrale. La via d’uscita richiede un aggiustamento fiscale possibile e una rivendicazione d’indipendenza.

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Becker, il metodo che portò l’economia oltre i mercati

8 September 2026 at 08:32

Sono passati cinquant’anni dalla pubblicazione di “The Economic Approach to Human Behavior”, ma la lezione della Scuola di Chicago resta attuale. Per capire scelte e politiche non basta misurare i risultati. Occorre seguire incentivi, vincoli e reazioni.

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Marcello Veneziani: Il coraggio di essere contro la guerra

8 September 2026 at 07:43
No srop guerra Ucraina

No srop guerra Ucraina

È giunto il momento di dire chiaro e forte No alla guerra. Dirlo da pacifisti è facile quanto irrilevante e forse retorico; è una petizione morale e ideologica, una professione di buone intenzioni e nobili propositi, o semplicemente un modo per tirarsi fuori dalla realtà della vita, salvaguardando il proprio profilo di anime belle e cuori umanitari. Non è nemmeno l’appello alla pace, che nobilmente e vanamente rivolgono i papi, sempre accorati e sempre inascoltati, perché tacciano le armi. Ma il no alla guerra nasce da un realistico ripudio della guerra come male, come danno terribile, incapace di risolvere le situazioni: la guerra fa male a tutti, vincitori e vinti, popoli e stati. In tempi e modi diversi, ma l’effetto è inesorabile e totale. Oggi più di ieri, meno di domani.

I no alla guerra sono generali ma anche specifici. No alla guerra che l’Europa sta preparando col suo scellerato interventismo anti-russo, immaginando che la Russia abbia invaso l’Ucraina per attaccare poi l’Europa. Lo abbiamo stabilito noi che l’Ucraina sia Europa come non lo è mai stata (o se lo è stata, lo è stata come la Russia). Fino a considerare l’Unione Europea quasi un appendice dell’Ucraina, e Zelenskij il capo morale (!) di un’Europa che fronteggia la Russia e dichiara di fatto la sua ostilità a tutto l’immenso Oriente, dalla Cina all’India, alla Turchia e al sud est asiatico. No anche alla guerra scellerata che Trump ha dichiarato all’Iran, unilaterale e “pretestuosa”, caldeggiata da Netanyahu, e che sta perdendo con gravi danni economici per tutti: non a caso Trump dichiara ogni giorno di averla vinta, se fosse vero basterebbe la realtà dei fatti. No alla guerra che Israele ha avviato con i paesi limitrofi del Medio Oriente, preparando il terreno ad altri odii, azioni terroristiche, attacchi. Un’ostilità armata che serve a tenere in piedi Netanyahu al potere, scatenando nel mondo odio verso Israele e di riflesso verso tutto l’Occidente.

In tutti i casi si tratta di vere e proprie guerre preventive: per prevenire che la Russia attacchi l’Europa ci armiamo contro di lei e armiamo l’Ucraina e partecipiamo al conflitto. O per prevenire che l’Iran sganci la bomba atomica o faccia una guerra che non ha intenzione di fare contro Israele e l’Occidente. O per prevenire che i paesi limitrofi cancellino Israele. C’è chi sogna anche una bella guerra in forma di crociata contro l’Islam ma non c’è nessuno stato islamico che vuole attaccarci o dichiarare guerra all’Occidente; ci sono i flussi migratori, al cui interno crescono o si insinuano sacche di odio verso l’Occidente che possono sfociare nel terrorismo. Ma non si combatte il conflitto molecolare del terrorismo con la guerra ai popoli, agli stati e alle religioni; lo si combatte affrontandolo sul suo terreno.

La guerra preventiva non risolve le situazioni, non previene nulla, semmai suscita o alimenta intenzioni bellicose e genera danni superiori ai presunti vantaggi: danni immediati – perdite vistose, rovine fumanti – e danni a lunga scadenza che risalgono poi nel tempo. Ma coloro che fanno guerra sono tutti concentrati sul medio periodo quando i paesi vincitori traggono qualche profitto e qualche esercizio di potenza in più, ma dopo aver pagato un caro prezzo e dopo aver gettato le basi per altre guerre, altri disordini, altre tensioni nel lungo periodo.

Un grande eroe  e scrittore di guerra come Ernst Jünger, che ebbe le più alte onorificenze militari e descrisse con entusiasmo le tempeste d’acciaio della guerra, si ritirò poi disgustato dalle guerre di materiali, dalla prevalenza degli apparati, dei dispositivi, oggi diremmo della tecnica, dei droni e dell’Ai, sul valore umano. E descrisse lo squallore della guerra, per poi scrivere un saggio sorprendente su La Pace come prospettiva per l’avvenire. Jünger riteneva la pace l’obiettivo di un’Europa federata, protesa verso la rinascita spirituale e intesa come risposta al nichilismo; riteneva che la pace richiedesse un coraggio perfino superiore alla guerra. Era tutt’altro che un pacifista, veniva da una tradizione militare prussiana, condivideva il realismo eroico della cultura tradizionale, ma capì che la guerra ormai era una spaventosa catastrofe in cui la volontà di potenza si mette al servizio della Macchina. Ogni guerra diventa così guerra contro l’umano e l’umanità.

All’Europa toccherebbe una missione importante: scegliere la via della neutralità e in questo modo uscire dai conflitti, presentarsi come luogo di mediazione e baricentro di equilibrio mondiale, cercando di incoraggiare altri paesi a fare altrettanto. Abbiamo l’esperienza storica, la cultura, gli argomenti e i valori, oltre che la capacità di calcolare vantaggi e svantaggi per poterci presentare al mondo come neutralisti. È assurdo che stiamo lasciando questo ruolo di mediazione a Erdogan o addirittura a XIJinPing. I rischi che si corrono dichiarandosi neutrali non sono superiori a quelli che si corrono se si procede verso il riarmo, acuendo il clima di tensione internazionale; ma i vantaggi sono evidenti su troppi piani. Se riuscissimo a convertire gli investimenti sugli arsenali militari in investimenti per guidare la tecnologia e lo sviluppo sociale avremmo solo da guadagnare. Ma per far questo servono statisti, che hanno grande realismo e vedono lontano, non piccoli funzionari dell’apparato o piccoli piazzisti in cerca di voto e di galleggiare al potere (uso il maschile ma molti leader europei sono donne).

Per cominciare se l’Europa avesse un minimo di lucidità e di coraggio dovrebbe fermare questa escalation di ostilità con la Russia, che ha le sue gravi responsabilità ma non ha mai mostrato, né avrebbe alcun interesse, ad allargare il conflitto all’Europa. L’idea di un’Europa in conflitto con la Russia magari piace alle amministrazioni Usa, come era chiaro già ai tempi di Biden; ma nuoce all’Europa e ai singoli stati europei, a cominciare dalla Germania. L’Europa dovrebbe poi con maggiore fermezza deplorare gli scellerati conflitti del Medio Oriente e compattamente separare il proprio destino da quello dell’America trumpiana e dalla sua strategia tronfia e aggressiva, fondata su minacce e punizioni, come se il mondo fosse alle sue dipendenze.

Non possiamo farci intimidire da chi, davanti a questa sacrosanta battaglia per la neutralità ci accusa di essere al servizio della Russia, dell’Iran o addirittura di essere antisemita. Sappiamo che non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello essere al servizio di qualcuno, tantomeno di qualche autocrazia o di qualche fanatismo. Mai come in questo caso lo facciamo da italiani, da mediterranei, da europei che hanno a cuore il destino dell’umanità.

L’Europa non può essere l’appendice degli Usa e di Israele ma deve essere l’interlocutore di tutti i giganti mondiali e di tutte le potenze regionali significative, e con loro trattare, senza minacce e proclami di guerra. Finora l’abbiamo scampata: ma se davvero il mondo dovesse prendere sul serio questo ridicolo, improbabile bellicismo europeo sarebbero dolori, ma seri. Abbia l’Europa il coraggio di dire No alla guerra e di dare subito l’esempio, sfilandosi dai conflitti in corso e scegliendo il ruolo di potenza neutrale, garante di pace e di equilibrio tra est e ovest, sud e nord del pianeta. Prima che sia troppo tardi.

Marcello Veneziani

La Verità – 4 settembre 2026

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