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L’America alza il conto

27 September 2026 at 11:00

Gasolio a livelli mai visti, petrolio di nuovo oltre i 100 dollari, titoli del Tesoro americano ai massimi dal 2007 e una Fed che torna ad alzare i tassi. Mentre Bruxelles apre al Canada come primo membro associato dell’Unione, Trump minaccia dazi pesantissimi sull’Europa. All’ONU l’Iran fissa le condizioni per riaprire Hormuz, i BRICS rilanciano valute nazionali e riforma del Fondo monetario. E il conto, come sempre, arriva alla pompa e in bolletta. Ne parliamo con Nino Galloni, economista, già direttore generale al Ministero del Lavoro, da decenni voce critica sulla sovranità monetaria e sulla politica industriale del Paese. Intervista a cura di Jeff Hoffman

Dentro l’intervista:
 La CIA avverte Italia, Francia e Spagna..
 Canada membro associato: emancipazione europea o nuovo recinto atlantico?
🏦 Treasury oltre il 5% e Fed al rialzo: il mondo si stanca del debito americano?
🛢 Hormuz, blocco navale e beni congelati: la finanza come arma di guerra
🌍 BRICS dopo Nuova Delhi: valute nazionali, FMI e divisioni interne
⛽ Gasolio record. Eutanasia dell’Unione europea?
📈 Borse: petrolio e difesa in rialzo, famiglie e imprese in affanno

📚 I LIBRI DELL’OSPITE
▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi)
▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022
▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022
▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007
▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008
▫La Sicilia protagonista della rivoluzione sovranista costituzionale, Edizioni Arianna

▶ LE INTERVISTE PRECEDENTI
Crisi energetica, che ne sarà del fu Belpaese?
https://www.youtube.com/watch?v=aAItMLLOJpc
Statonote e spazi di sovranità
https://www.youtube.com/watch?v=lkXfx-bUqWk
Dedollarizzazione controllata
https://www.youtube.com/watch?v=Ql2baUlXNLI

📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN
♟ BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo)

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#NinoGalloni #Dazi #Canada #UnioneEuropea #Treasury #Fed #Dollaro #Dedollarizzazione #BRICS #Hormuz #Iran #ONU #CaroCarburanti #Gasolio #Extraprofitti #SovranitàMonetaria #CasadelSoleTV #Multipolarismo 💸🛢🏦🌍

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🔴L’ORA DELL’EURASIA | LEVANTE LIVE

25 September 2026 at 19:02

🎙 A Levante questa sera, 25 settembre 2026, alle 19 in diretta, il Golfo entra nella sua fase decisiva: l’Arabia Saudita esporta ai minimi da tredici anni, Ansarallah controlla Bab al-Mandab, l’oleodotto Est-Ovest riapre a capacità ridotta sotto minaccia permanente e Washington, invece di difendere il suo cliente, apre un canale con chi gli spara addosso. 🗣 Ne discutono Lorenzo Maria Pacini, professore di filosofia politica e geopolitica, e Margherita Furlan, giornalista e direttrice di Casa del Sole TV, ospiti di Jeff Hoffman. 🔻 Che cosa succede quando la potenza che garantisce la sicurezza dei suoi clienti smette di poterla garantire 🛢 Bab al-Mandab e Hormuz: due strozzature a duemila chilometri di distanza, nelle mani dello stesso asse 🚀 Missili su Mecca, Yanbu e Taif: e a Taif ci sono i caccia italiani 🇪🇺 Londra manda i rifornimenti in volo, Parigi manda uomini e radar: l’Europa difende i terminali altrui e paga l’energia più cara del mondo industrializzato 🇮🇹 «Non siamo in guerra con l’Italia, ma che cosa ci fanno i vostri aerei in Arabia Saudita?»: il messaggio di Sanaa con cui nessun telegiornale ha aperto 🧭 Multipolarismo a mano armata: quali limiti ha una transizione che passa per i blocchi navali 🔎 Che cosa distingue un fatto verificato da un’attribuzione, anche quando l’ipotesi ci piace 📚 I LIBRI DI LORENZO MARIA PACINI 📗 Myanmar. Nella terra dorata, Anteo Edizioni, 2025 (disponibile anche in edizione inglese, Myanmar. In the golden land) 📘 Dugin e Platone, Settimo Sigillo, 2023 📙 Cantare amantis est. Bene, bellezza e musica in sant’Agostino da Ippona, Il Cerchio, 2022 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN ♟ BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese e russo) 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV 💪 Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. 🏦 Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV ⭐ Membership YouTube: 👉 https://www.youtube.com/@CasadelSoleT… — Analista Multipolare €5/mese — Inviato della Verità €15/mese — Architetto del Futuro €25/mese 🌐 SEGUI CASA DEL SOLE TV ▶ YouTube: @CasadelSoleTVChannel 📸 Instagram: @margheritafurlangiornalista 👍 Facebook: https://www.facebook.com/MargheritaFu… #Levante #CasadelSoleTV #MargheritaFurlan #Geopolitica #Multipolarismo #LorenzoMariaPacini #Eurasia #ArabiaSaudita #Yemen #Golfo #Hormuz #babelmandeb

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🔴NO DOLLARI NO PATRIOT | TG 25.9.26

25 September 2026 at 19:00

– Ucraina, la terza volta dei patriot di Margherita Furlan
– USA, il Senato si lava le mani su Teheran di Margherita Furlan
– Mecca, il patto che scavalca Washington di Margherita Furlan
– Bogotà mette al bando i pasdaran di Margherita Furlan
– Nuovo corridoio commerciale targato USA e Argentina di Ivan Bodyan
– Washington vuole esportare il dollaro digitale di Ivan Bodyan
– Xi detta il passo da Washington di Jeff Hoffman
– Netanyahu senza freni di Jeff Hoffman
– Erdogan restituisce una base all’Iraq di Ivan Bodyan
– Polonia, Starlink e la guerra ibrida di Ivan Bodyan
– Atomo italiano, la luce arriva nel 2035 di Jeff Hoffman
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard, Ivan Bodyan e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi

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🔴LA TRAPPOLA DI TUCIDIDE | LEVANTE LIVE

24 September 2026 at 19:01

🏛 Xi Jinping alla Casa Bianca: «La trappola di Tucidide può essere superata». Mentre Washington e Pechino trattano su dazi, chip e Taiwan, Mosca esce dal voto per la Duma con la maggioranza più ampia della sua storia e l’Europa racconta di essere bersaglio di un allarme droni che nessuno conferma. Chi ha paura di chi, e chi decide mentre gli altri hanno paura? 📺 A Levante questa sera, giovedì 24 settembre 2026, alle 19, Margherita Furlan dialoga con Alberto Bradanini, già ambasciatore d’Italia a Pechino, e con Aleksandr Ibragimov, in diretta da Mosca, sulla stessa scena vista da due finestre: la trattativa tra le due grandi potenze e la paura che ne resta fuori. 🔎 Affrontiamo insieme: 🇨🇳 Xi da Trump: che cosa vuole la Cina, che cosa vogliono gli Stati Uniti 🍽 Gli amministratori delegati di Nvidia, OpenAI, JPMorgan e Qualcomm alla cena di Stato: la tavola dice più del comunicato 🤝 Tregua commerciale prorogata, Board of Trade, terre rare e soia 🏝 Taiwan e il comunicato del 1982: fin dove arriva la trattativa 🛢 La legge Graham: dazi fino al 100% su chi compra petrolio russo, sei giorni prima del vertice 🇷🇺 La Duma dei 355 seggi: un Putin più forte e che cosa ne fa con l’Europa 🛸 Il caso El Mundo: droni dal mare contro Italia, Francia e Spagna? Crosetto: nessuna conferma 🇮🇹 L’Italia e l’Europa fuori dalla stanza dove si decide 🏛 Tucidide, Allison e la domanda del titolo: la trappola si può davvero superare? 📚 I LIBRI DEGLI OSPITI 📕 Alberto Bradanini: Cina. Dall’umanesimo di Nenni alle sfide di un mondo multipolare (Anteo, 2023) 📕 Alberto Bradanini: Cina. L’irresistibile ascesa (Sandro Teti, 2022) 📕 Alberto Bradanini: Oltre la Grande Muraglia (Bocconi, 2018) 👤 GLI OSPITI 🎙 Alberto Bradanini, diplomatico, già ambasciatore d’Italia nella Repubblica Popolare Cinese e in Iran 🎙 Aleksandr Ibragimov, rettore della Scuola del Buon Senso, PhD in scienze filologiche; linguista, psicologo, scrittore, sceneggiatore; membro dell’Unione degli Scrittori Russi. La voce dall’interno del mondo russo 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV 💛 Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. 🏦 Per donazioni: 🔢 IBAN: IT63P0326822300052392596590 👤 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni ✏ Causale: Donazione Casa del Sole TV ⭐ Membership YouTube: 👉 https://www.youtube.com/@CasadelSoleT… 🔹 Analista Multipolare €5/mese 🔸 Inviato della Verità €15/mese 🔶 Architetto del Futuro €25/mese 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN 📘 BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 🌐 SEGUI CASA DEL SOLE TV ▶ YouTube: @CasadelSoleTVChannel 🏷 #Levante #CasadelSoleTV #MargheritaFurlan #Geopolitica #Multipolarismo #TrappolaDiTucidide #XiJinping #Trump #Cina #Russia #Duma #AlbertoBradanini

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🔴DRONI DI CARTA | TG 24.9.26

24 September 2026 at 19:00

– Trump sussulta, Xi non batte ciglio di Jeff Hoffman
– Il drone di carta sorvola Roma di Margherita Furlan
– ONU, tutti al podio, nessuno in ascolto di Jeff Hoffman
– Teheran non si inginocchia di Jeff Hoffman
– Gaza, deportati con la borsa di studio di Margherita Furlan
– Caracas pronta a cedere a Trump anche l’oro di Gionata Chatillard
– I Paesi baltici battono cassa di Ivan Bodyan
– La Lituania riapre la porta al nucleare di Ivan Bodyan
– Yemen, Riyadh alza il tiro di Ivan Bodyan
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard, Ivan Bodyan e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi

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Xi brinda a Washington | LEVANTE LIVE

23 September 2026 at 19:08

🔴 A Levante questa sera, 23 settembre 2026, analizziamo una una settimana che rimescola le carte dell’ordine mondiale: Xi Jinping a Washington per la prima visita di Stato dopo undici anni, un’Assemblea Generale dell’ONU segnata dai visti negati e un Golfo Persico in piena trasformazione. Affrontiamo insieme: 🇨🇳🇺🇸 Xi alla Casa Bianca: dazi, dollaro, tecnologia e la partita a tre con Mosca 🌐 BRICS di Nuova Delhi: la condanna delle sanzioni unilaterali e degli attacchi all’Iran 🏛 ONU sotto ricatto: Abbas escluso, delegazione e stampa iraniane limitate ⚓ Hormuz, Golfo Persico e la militarizzazione del Mediterraneo 🗳 Duma russa, scossone in Germania, midterm americane in vista ⚔ Fronte ucraino: attacchi incrociati, avanzata russa, ipotesi di un nuovo vertice Trump-Putin 👥 GLI OSPITI Alessandro Volpi, storico ed economista, Università di Pisa Antonio Mazzeo, giornalista d’inchiesta, esperto di basi militari e militarizzazione Stefano Orsi, analista militare del conflitto russo-ucraino Jeff Hoffman alla conduzione 📚 LIBRI DEGLI OSPITI ✍ Alessandro Volpi, La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale, Laterza, 2025 ✍ Alessandro Volpi, I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia, Laterza, 2024 📘 Alessandro Volpi, Prezzi alle stelle. Non è inflazione, è speculazione, Laterza, 2023 ✍ Antonio Mazzeo, La scuola va alla guerra. Inchiesta sulla militarizzazione dell’istruzione in Italia, Manifestolibri, 2024. ✍ Antonio Mazzeo, Il MUOStro di Niscemi, Editpress, 2013. ✍ Antonio Mazzeo, I padrini del ponte. Affari di mafia sullo Stretto di Messina, Edizioni Alegre, 2010. ✍ Mi chiamo Handalino Miranda editrice Milano 2026 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. 💳 Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV ⭐ Membership YouTube: 👉 https://www.youtube.com/@CasadelSoleT… ▪ Analista Multipolare €5/mese ▪ Inviato della Verità €15/mese ▪ Architetto del Futuro €25/mese 🔔 Iscriviti e attiva la campanella: Levante va in onda dal lunedì al venerdì alle 19.00 #Levante #CasadelSoleTV #JeffHoffman #Geopolitica #Multipolarismo #XiJinping #BRICS #ONU #Hormuz #Iran #Palestina #Ucraina #Russia #Germania #Midterm #AlessandroVolpi #AntonioMazzeo #StefanoOrsi

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🔴NESSUNA FRETTA | TG 23.9.26

23 September 2026 at 19:00

– Xi a Washington, Trump scende in pista di Jeff Hoffman
– Trump e Zelensky: pace annunciata, armi in cantiere di Jeff Hoffman e Ivan Bodyan
– Trump avverte il Canada e guarda a Lukashenko di Ivan Bodyan
– Kiev senza rete, a New York si firma di Jeff Hoffman
– Zelensky lancia l’”Otto dei Carpazi”, Magyar dice no di Ivan Bodyan
– L’ombra di Bruxelles sull’arresto di Georgescu di Gionata Chatillard
– Disarmo per gli altri, atomo negli abissi di Jeff Hoffman
– Londra promette un aiutino a Riyad di Jeff Hoffman
– Budapest chiede a Trump l’esenzione sull’energia russa di Ivan Bodyan
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard, Ivan Bodyan e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi

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⛽QUANTI GALLONI PER 1 PACE? | LEVANTE LIVE

22 September 2026 at 19:09

⛽ Trump non fa la pace, la prezza: all’Iran la promette per il giorno dopo il voto di novembre, a Kiev impone una tregua che serve al gasolio americano, a Riyadh incassa senza sparare un colpo mentre a Gaza la pace è quella di un’Assemblea dove Netanyahu entra e Abbas resta fuori. 🔴 A Levante questa sera, martedì 22 settembre 2026, Margherita Furlan dialoga con Moni Ovadia, attore, drammaturgo e scrittore, Francesco Dall’Aglio, storico e analista di politica internazionale, e Gianmarco Pisa, ricercatore per la pace e operatore dei Corpi civili di pace. 🗽 Dal podio dell’ONU Trump ha detto tre cose in un’ora: con l’Iran «o si fa un accordo o dovrò distruggerli», ma l’intesa arriva «dopo le elezioni di metà mandato»; con l’Ucraina «una soluzione più rapida di quanto la gente possa pensare», e mentre siamo in diretta riceve Zelensky per imporgli una tregua energetica con il gasolio americano a 6,51 dollari al gallone; in Groenlandia due basi e il «controllo permanente sulla sicurezza». Nelle stesse ore l’Arabia Saudita riaccende l’oleodotto verso il Mar Rosso e aggira Hormuz, il Brent scende sotto i cento dollari, Teheran offre di riaprire lo Stretto in sette giorni. 🧭 Affrontiamo insieme: 🇺🇳 L’Assemblea generale su invito: Abbas senza visto per il secondo anno, Netanyahu con un mandato d’arresto in tasca e la porta spalancata, lo scontro con il sindaco Mamdani 💰 AIPAC che raddoppia i milioni per le elezioni di metà mandato mentre il consenso vacilla, e le sanzioni americane in arrivo contro la Corte penale internazionale 🛢 Riyadh e la lezione di Mattei rovesciata: chi controlla il tubo negozia da una posizione diversa da chi controlla solo il pozzo. La Petroline riaperta, i barili europei dirottati in Asia, l’uscita silenziosa da mBridge 🕊 La tregua energetica fra Kiev e Mosca: una pausa per le città ucraine o per il gasolio americano prima del voto? 🇮🇹 L’Italia che firma con Rubio sui minerali critici, abborda la flotta ombra a sud della Sicilia e paga il petrolio che il Golfo decide di venderle ⚖ Resta un diritto internazionale o solo la sua liturgia? Guterres, il relatore ONU sui 223 morti nei Caraibi, la Siria dei depositi che saltano 📚 LIBRI DEGLI OSPITI ✍ Moni Ovadia, Un ebreo contro, Edizioni Gruppo Abele, 2021. ✍ Francesco Dall’Aglio (con Carlo Ziviello), Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba, ad est dell’equatore, 2023. ✍ Gianmarco Pisa, Fare pace, costruire società, Multimage. ✍ Gianmarco Pisa, Di terra e di pietra, Multimage. ✍ Gianmarco Pisa, Paesaggi kosovari 1998-2018, Multimage. 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. Esiste perché esistete voi. 🙏 💳 Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV ⭐ Membership YouTube: 👉    / @casadelsoletvchannel   🔹 Analista Multipolare €5/mese 🔸 Inviato della Verità €15/mese 🔶 Architetto del Futuro €25/mese 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN ♟ BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 🌐 SEGUI CASA DEL SOLE TV ▶ YouTube: @CasadelSoleTVChannel 🔔 Iscrivetevi, attivate la campanella, sostenete Casa del Sole TV. È grazie a voi che siamo qui ogni sera. #Levante #CasadelSoleTV #MargheritaFurlan #Geopolitica #Multipolarismo #Trump #ONU #Zelensky #Hormuz #ArabiaSaudita #Palestina #MoniOvadia #FrancescoDallAglio #GianmarcoPisa

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🔴LE FAKE NEWS DI DONALD | TG 22.9.26

22 September 2026 at 19:00

– Trump all’ONU: due date, una guerra di Jeff Hoffman
– ONU, il padrone di casa sceglie gli ospiti di Jeff Hoffman
– AIPAC, raddoppiano i milioni ma vacilla il consenso di Gionata Chatillard
– Trump prepara l’affondo contro la CPI di Ivan Bodyan
– Riyadh riapre la via del Mar Rosso di Margherita Furlan
– I mari si chiudono, il mondo paga di Jeff Hoffman
– Pechino potenzia il suo avamposto in Gibuti di Ivan Bodyan
– Cina, elettroni alla velocità della luce di Margherita Furlan
– Siria, la guerra invisibile dei depositi di Jeff Hoffman e Ivan Bodyan
– Caraibi, “la guerra alla droga” fa 223 morti di Ivan Bodyan
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard, Ivan Bodyan e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi

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🔴Merz crolla Putin tiene | LEVANTE LIVE

21 September 2026 at 19:19

🔴La Germania punisce Merz e Mosca conferma Putin, ma la partita vera si gioca da mercoledì a Washington, dove Xi Jinping incontra Trump. Sotto, una crisi energetica che è ormai crisi di sistema. 🔴 A Levante questa sera, lunedì 21 settembre 2026, alle ore 19, Margherita Furlan dialoga con Vincenzo Maddaloni, giornalista e scrittore, in collegamento da Berlino; Vincenzo Lorusso, giornalista, in collegamento da Mosca; Roberto Quaglia, scrittore. 🗳 Germania: AfD primo partito in Meclemburgo-Pomerania, Berlino alla Linke, crollo della CDU. Merz: «Un disastro», ma resta al suo posto 🇷🇺 Russia: Russia Unita vince le elezioni per la Duma. Che cosa dice il voto visto da Mosca, e che cosa non dice ⛽ Crisi energetica: sette mesi di guerra nel Golfo, petrolio sopra i 100 dollari, il conto che arriva a famiglie e imprese europee 🏚 Crisi sistemica: quando bollette, debito e urne raccontano la stessa storia 🇨🇳 Xi Jinping da Trump: visita di Stato negli Stati Uniti dal 23 al 25 settembre. Commercio, tecnologia, sicurezza: chi tratta da posizione di forza? 📚 LIBRI DEGLI OSPITI ✍ Vincenzo Maddaloni, Incredibile. Bombe – Iran – USA. Tutti i rischi di una guerra nucleare, 2025 ✍ Vincenzo Maddaloni, Voglia di rivoluzione, Nexus, 2024 ✍ Vincenzo Lorusso, De russophobia, 2025 ✍ Roberto Quaglia, Guerra e pace e zombi, 2025 ✍ Roberto Quaglia, Il fondamentalismo hollywoodista, 2020 ✍ Roberto Quaglia, Il mito dell’11 settembre e l’opzione dottor Stranamore, 2006 📕 IL LIBRO DI MARGHERITA FURLAN ♟ BRICS Scacco Matto, disponibile in italiano, inglese e russo ❤ SOSTIENI CASA DEL SOLE TV ☀ Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. Per sostenerci: 🏦 IBAN: IT63P0326822300052392596590 📝 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni ✉ Causale: Donazione Casa del Sole TV 🤝 Oppure attraverso le membership YouTube: ▶    / @casadelsoletvchannel   🌍 Analista Multipolare €5 🎙 Inviato della Verità €15 🏛 Architetto del Futuro €25 🔔 Iscriviti al canale e attiva la campanella per non perdere le dirette, dal lunedì al venerdì alle 19 #Levante #Germania #Merz #Russia #Putin #Cina #XiJinping #Trump #crisienergetica #geopolitica

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🔴BRUCIA LA CITTÀ | TG 21.9.26

21 September 2026 at 19:00

– Undici anni dopo, Xi torna alla Casa Bianca di Margherita Furlan
– Umiliato alle urne, Merz si aggrappa al Potere di Gionata Chatillard
– Dialogo Mosca-AfD di Ivan Bodyan
– Elezioni, Russia Unita vince di Jeff Hoffman
– Ucraina, droni su Mosca durante le elezioni di Ivan Bodyan
– Fico rompe il fronte rifiutando la guerra di Jeff Hoffman
– Riyadh senza ponte e senza scudo di Margherita Furlan
– Riyad brucia di Jeff Hoffman
– Crisi energetica avanti tutta di Ivan Bodyan
– Groenlandia, l’annessione senza bandiera di Margherita Furlan
– Parigi e Ottawa, sovranisti per necessità di Margherita Furlan
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard, Ivan Bodyan e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi

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La transizione può salvarci

20 September 2026 at 11:10

Il pieno costa più di 2 euro al litro, le bollette corrono, i salari restano fermi. USA e Israele hanno acceso la miccia. Il petrolio gira intorno ai 110 dollari. In Italia lo sconto sulle accise è diventato un atto di guerra, così lo hanno definito. Intanto lo stretto sul mar Rosso è sotto il controllo del movimento Ansar Allah, alleato di Teheran. Hormuz è sotto il diretto controllo della Repubblica Islamica dell’Iran. I paesi BRICS hanno condannato Washington. Il mondo multipolare non è più una teoria ma un dato di fatto. Esiste una strada che non sia l’ennesima proroga? L’Italia ha ancora margini di manovra, o ha già firmato la propria resa? Ne parliamo con Nino Galloni, economista che da decenni studia moneta, sovranità e politica industriale, già direttore generale al Ministero del Lavoro. Intervista a cura d Jeff Hoffman Dentro l’intervista: 🛢 Hormuz, oleodotti in fiamme e il petrolio che non scende 🧾 Gli appelli di imprese, sindacati e consumatori: chi ha capito il vero nodo 🇪🇺 Il decreto bollette fermato dalle regole europee: quanto conta ancora Roma? ⛽ Calmiere dei prezzi ed extraprofitti: tabù o strumenti legittimi? 💶 Salari agganciati a un indice che ignora l’energia: il conto nascosto 🏦 Moneta fiscale, deroghe, Mes: come si finanzia un’emergenza senza svendersi 🌍 Il vertice BRICS di Nuova Delhi e un’Italia che guarda al Mediterraneo 🔭 L’inverno che ci aspetta e i segnali da non perdere 📚 I LIBRI DELL’OSPITE ▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi) ▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022 ▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022 ▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007 ▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008 ▶ LE INTERVISTE PRECEDENTI Crisi energetica, che ne sarà del fu Belpaese? https://www.youtube.com/watch?v=aAItMLLOJpc Statonote e spazi di sovranità https://www.youtube.com/watch?v=lkXfx-bUqWk Dedollarizzazione controllata https://www.youtube.com/watch?v=Ql2baUlXNLI 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. Nessun editore, nessun partito. Per donazioni: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni Causale: Donazione Casa del Sole TV Membership YouTube: 👉 https://www.youtube.com/@CasadelSoleTVChannel 💠 Analista Multipolare €5/mese 💠 Inviato della Verità €15/mese 💠 Architetto del Futuro €25/mese 🔔 Iscrivetevi al canale e attivate la campanella: è grazie a voi che siamo qui ogni sera. 📡 CASA DEL SOLE TV — Informazione libera e indipendente Il nostro lavoro è possibile solo grazie al vostro sostegno. Casa del Sole TV non ha editori forti né finanziamenti pubblici: siamo sostenuti da voi, il nostro pubblico. Se credi nel valore di un’informazione che non tace, aiutaci a continuare. 💳 Dona tramite bonifico bancario: IBAN: IT63P0326822300052392596590 Intestato a: LA CASA DEL SOLE EDIZIONI Causale: Donazione Casa del Sole TV 🅿 Dona tramite PayPal: paypal.me/casadelsoletv ⏰Sostegno ricorrente: casadelsole.tv/sostienici Anche un piccolo contributo fa la differenza. Grazie di cuore! ❤

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La transizione può salvarci

20 September 2026 at 11:00

Il pieno costa più di 2 euro al litro, le bollette corrono, i salari restano fermi. USA e Israele hanno acceso la miccia. Il petrolio gira intorno ai 110 dollari. In Italia lo sconto sulle accise è diventato un atto di guerra, così lo hanno definito. Intanto lo stretto sul mar Rosso è sotto il controllo del movimento Ansar Allah, alleato di Teheran. Hormuz è sotto il diretto controllo della Repubblica Islamica dell’Iran. I paesi BRICS hanno condannato Washington. Il mondo multipolare non è più una teoria ma un dato di fatto. Esiste una strada che non sia l’ennesima proroga? L’Italia ha ancora margini di manovra, o ha già firmato la propria resa? Ne parliamo con Nino Galloni, economista che da decenni studia moneta, sovranità e politica industriale, già direttore generale al Ministero del Lavoro. Intervista a cura d Jeff Hoffman Dentro l’intervista:

🛢 Hormuz, oleodotti in fiamme e il petrolio che non scende

🧾 Gli appelli di imprese, sindacati e consumatori: chi ha capito il vero nodo 🇪🇺 Il decreto bollette fermato dalle regole europee: quanto conta ancora Roma?

⛽ Calmiere dei prezzi ed extraprofitti: tabù o strumenti legittimi?

💶 Salari agganciati a un indice che ignora l’energia: il conto nascosto

🏦 Moneta fiscale, deroghe, Mes: come si finanzia un’emergenza senza svendersi

🌍 Il vertice BRICS di Nuova Delhi e un’Italia che guarda al Mediterraneo

🔭 L’inverno che ci aspetta e i segnali da non perdere

📚 I LIBRI DELL’OSPITE ▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi) ▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022 ▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022 ▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007 ▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008

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Come ti fabbricano il consenso

19 September 2026 at 11:00

Abbiamo parlato di percezione e di costruzione dell’opinione pubblica, adesso cerchiamo di capire come funziona l’officina dei media, dove insieme alla propaganda viene creata la realtà che devi percepire. Rispondiamo anche alle domande che ci avete lasciato nei commenti alle interviste precedenti. Le trovate lungo tutta la puntata.

🙏 Ne parliamo con Federico Povoleri, regista, documentarista e autore della trilogia Sub Limen e di Enigma Kubrick. Intervista a cura di Jeff Hoffman

🧠 Di cosa parliamo: Atmosfere, narrazioni, scenografie

🤖 Piattaforme, sistemi di raccomandazione, immagini sintetiche: quando fabbricare un video credibile non costa più nulla. L’Italia, dal neorealismo sepolto a Cinecittà affittata: chi riempie i nostri schermi e con quale immaginario.

🛡 E la domanda che ci avete fatto più di tutte: come ci si difende, e come si insegna a un figlio a guardare un film senza esserne guidato Antonio Gramsci scriveva nei Quaderni del carcere che il dominio non si regge soltanto sulla forza: ha bisogno del consenso, e il consenso si coltiva nella cultura. Un secolo dopo quella coltivazione ha un nome commerciale. Si chiama intrattenimento.

📚 LIBRI DELL’OSPITE Enigma Kubrick. Cosa raccontano davvero i suoi film? (Saggi) Sub Limen 3. La Tana del Bianconiglio Sub Limen 2. Alla conquista delle menti. Il lato oscuro di Hollywood, ARPOD / PlaceBook Publishing, 2022. Prefazione di Massimo Mazzucco Sub Limen. La tua vita è un inganno, ARPOD / PlaceBook Publishing

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📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo)

▶ LE PRECEDENTI INTERVISTE A FEDERICO POVOLERI Federico Povoleri: la fabbrica della guerra https://www.youtube.com/watch?v=BKgnnAaHDjM Realtà artificiale nella manifattura del consenso https://www.youtube.com/watch?v=Pw1InYjbfjk

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Raffinerie, l’Italia decida di essere un Paese

19 September 2026 at 10:50

Raffinerie, l’Italia decida di essere un Paese
di Margherita Furlan
19 settembre 2026

Aramco compra gasolio nel Mediterraneo dopo gli attacchi alle sue raffinerie. In quella stessa finestra di mercato si forma il prezzo che paghiamo alla pompa. L’Italia ci arriva senza impianti e senza bandiera
La fila di Aramco
Da alcune settimane Saudi Aramco presenta offerte d’acquisto nella finestra di contrattazione gestita da Platts per carichi di gasolio nel Mediterraneo. Secondo gli intermediari che seguono quella piattaforma, la società statale saudita cerca migliaia di tonnellate di prodotto raffinato; altri operatori riferiscono che sta sondando anche il mercato della benzina in Europa. L’azienda ha rifiutato di commentare.1
Conviene soffermarsi su cosa significhi. Aramco estrae, raffina e vende: è strutturalmente venditrice di distillati, non compratrice. Nel luglio 2025 l’Arabia Saudita aveva toccato il massimo storico delle esportazioni di gasolio, con una media mensile di 611mila barili al giorno, e Aramco si presentava come fornitore quasi solitario nelle finestre di valutazione del Nord Europa e del Mediterraneo, spesso a prezzi inferiori a quelli degli altri.2 Quattordici mesi dopo si mette in fila dall’altra parte del banco.
Il motivo non è un capriccio commerciale, sono gli impianti. Gli Houthi hanno rivendicato l’attacco alla raffineria di Yanbu, sul Mar Rosso, e nel corso dell’estate hanno colpito ripetutamente il centro di trattamento di Jazan, più a sud. Poi, il 10 settembre, droni partiti dall’Iraq hanno incendiato le stazioni di pompaggio dell’oleodotto Est-Ovest nelle aree di Riad e Medina: il ministero dell’Energia saudita ha confermato l’attacco e la chiusura «precauzionale» della conduttura, mentre le immagini satellitari mostravano il pennacchio di fumo sopra la linea e i danni estesi a una stazione vicino ad Al Mesba’ah.
Quella conduttura non è un’infrastruttura qualunque. Con lo Stretto di Hormuz sostanzialmente sbarrato dallo scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran nel febbraio 2026, l’oleodotto Est-Ovest è diventato la via di fuga del petrolio saudita: milleduecento chilometri dai giacimenti orientali al porto di Yanbu, con circa cinque milioni di barili al giorno dirottati su quella direttrice. Lo aveva detto l’amministratore delegato di Aramco, Amin Nasser: nel contenere la crisi di approvvigionamento il tubo aveva pesato più del rilascio delle riserve strategiche.3 Gli attacchi dell’aprile precedente avevano già sottratto al regno circa 600mila barili al giorno di capacità produttiva. Ad agosto l’estrazione saudita era scesa a 6,24 milioni di barili quotidiani, un livello che nessuno si aspettava di vedere dal principale produttore dell’OPEC.4
Nel frattempo si chiudeva anche l’altra uscita. Gli Houthi hanno proclamato a luglio un blocco marittimo contro le navi saudite, hanno preso il porto yemenita di Mokha e si sono avvicinati alle isole Hanish, cioè alla soglia di Bab el-Mandeb; il traffico attraverso quello stretto è calato di circa il sessanta per cento. Hormuz da una parte, Bab el-Mandeb dall’altra, l’oleodotto in mezzo è fermo: il regno che ha costruito la propria centralità mondiale sulla capacità di consegnare greggio ovunque si è ritrovato con tre porte socchiuse e un ordine d’acquisto da firmare nel Mediterraneo.
Il resto è politica. Nei giorni dell’avanzata su Mokha il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe telefonato due volte a Donald Trump per chiedere raid contro il movimento yemenita, secondo funzionari statunitensi citati dalla stampa americana.5 Riad, per ora, ha evitato la rappresaglia diretta contro l’Iraq e Baghdad ha condannato l’attacco e apprezzato la scelta di non reagire.6 Il petroliere più potente del pianeta ha scoperto che la sua potenza dipendeva da cose fragili: una stazione di pompaggio, una colonna di distillazione, una rotta.
Il bersaglio non è più il pozzo
C’è una regolarità, in questi mesi, che i comunicati non dicono e le mappe sì. Nessuno bombarda i giacimenti. Si colpiscono le stazioni di pompaggio, le raffinerie, i terminali, i tubi. Il giacimento è profondo, disperso, difficile da distruggere e costoso da presidiare; l’impianto che trasforma il greggio in qualcosa di utilizzabile è invece un oggetto concentrato, visibile dal satellite, vulnerabile a un drone che costa quanto un’utilitaria. La stessa grammatica si legge sul fronte opposto dell’Eurasia, dove da due anni le raffinerie russe sono bersaglio sistematico dei droni ucraini, con fermate di impianti e contrazioni della produzione di carburante. Non è una coincidenza tecnica: è una dottrina che si è diffusa perché funziona.
Clausewitz aveva chiamato centro di gravità il punto da cui dipende la coesione dell’intera forza avversaria, quello contro cui vanno concentrate tutte le energie.7 Per un secolo si è creduto che nel settore energetico quel centro fosse la risorsa: chi possiede il sottosuolo comanda. La stagione che stiamo attraversando dice il contrario. Il centro di gravità è la catena di trasformazione e di trasporto e chi la colpisce ottiene con mezzi minuscoli effetti che nessun esercito convenzionale potrebbe produrre a quel costo. Un movimento armato yemenita, senza marina né aviazione, ha ridotto le esportazioni del primo produttore mondiale e ne ha fatto un compratore di gasolio sul mercato libero.
Ne discendono due conseguenze che riguardano direttamente l’Europa. La prima è che il vantaggio difensivo è scomparso: proteggere una rete di impianti e di condutture costa incomparabilmente più che attaccarla e nessuna quantità di navi in scorta può cambiare questa aritmetica. La seconda è che la sicurezza energetica ha smesso di essere un problema di contratti di fornitura per diventare un problema d’infrastrutture fisiche. Si può avere il barile e non avere il litro. Si può avere il litro e non avere il modo di farlo arrivare. Chi ha smontato pezzi della propria capacità di trasformazione pensando che il mercato avrebbe sempre provveduto ha fatto una scommessa sulla stabilità permanente delle rotte altrui. Quella scommessa, nell’anno in cui il re del greggio si mette in fila per comprare carburante, si sta rivelando per quello che era.
Il prezzo non nasce alla pompa
Qui il ragionamento smette di essere mediorientale e diventa italiano perché il collegamento fra Yanbu e il distributore sotto casa non è una metafora, ma un meccanismo documentato e pubblico.
Il prezzo industriale dei carburanti in Italia, cioè quel che resta una volta tolte accisa e imposta sul valore aggiunto, non segue il costo di produzione delle raffinerie nazionali. Segue la quotazione internazionale dei prodotti raffinati nel bacino mediterraneo, il cosiddetto Platts CIF Med, rilevato dall’agenzia che pubblica le valutazioni giornaliere sulla base delle contrattazioni fisiche. Lo scrive senza giri di parole l’associazione delle aziende petrolifere italiane nella propria nota metodologica sui prezzi: la materia prima del prezzo alla pompa è la quotazione Platts, e il margine lordo è la differenza fra il prezzo di vendita al netto delle tasse e quel valore. Lo ripete la stessa associazione quando deve spiegare perché il greggio scende e i carburanti no: il riferimento non è il Brent, sono le valutazioni dei raffinati.8
Vale la pena fermarsi su cosa sia quella finestra. Non è una borsa regolamentata con un’autorità di vigilanza pubblica: è un processo di valutazione gestito da una società privata di informazione sui mercati, alimentato dalle offerte che gli operatori presentano in un intervallo di tempo definito. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, in un’indagine del 2023 sui prezzi dei carburanti, ha osservato che i riferimenti internazionali dei prodotti petroliferi, Platts compreso, sono esposti a rischi di opacità, e lo ha argomentato richiamando da un lato procedimenti per sospette manipolazioni conclusi in giurisdizioni extraeuropee, dall’altro l’adozione di apposite linee guida da parte delle autorità internazionali di regolamentazione.9 È un’istituzione italiana che dice, in punta di diritto, che il termometro del nostro prezzo alla pompa non è un oggetto neutro.
In quella finestra, da alcune settimane, compra Saudi Aramco.
Il risultato lo hanno letto tutti sui cartelloni. Il 16 settembre 2026 il gasolio in modalità self service ha toccato il massimo storico italiano a 2,246 euro al litro, quasi due centesimi sopra il precedente primato del 17 marzo 2022, con 2,326 euro sulla rete autostradale e la quotazione all’ingrosso oltre i milleduecento euro per mille litri; il giorno seguente il servito viaggiava a 2,376.10 Senza il taglio dell’accisa il prezzo medio nazionale sarebbe stato di 2,416 euro.11
Nessuno impone a Roma cosa pagare. Semplicemente, il quadro dentro cui quel prezzo si forma è stato costruito da altri, si aggiorna ogni giorno in una finestra di mercato dove lo Stato italiano non siede, e il nostro margine di azione si è ridotto a decidere se restituire ai cittadini qualche centesimo di accisa. Non è dipendenza dal barile: è dipendenza dalla struttura.
Il mercato si era già ristretto
C’è un antefatto che rende il gesto di Aramco molto più pesante di quanto appaia e che riguarda l’Europa da vicino: la riserva di gasolio del Mediterraneo si era assottigliata per decisione politica mesi prima che i droni arrivassero su Yanbu.
Fino al 2022 circa il quaranta per cento del gasolio importato dall’Unione europea veniva dalla Russia. L’embargo ha chiuso quel canale ma non ha ridotto la domanda: l’ha deviata. Si è aperta così la scappatoia della raffinazione, il cosiddetto refining loophole, per cui India, Turchia e in parte Cina compravano greggio russo a prezzi scontati proprio grazie alle sanzioni occidentali, lo lavoravano nei propri impianti e rivendevano all’Europa prodotti formalmente non russi, perché la nazionalità di un carburante, nel diritto commerciale, è quella del Paese in cui avviene la trasformazione, non quella del pozzo. Non era un traffico clandestino: era legale, pubblico e quantificato. Nel giugno 2025 l’Europa ha ricevuto 124mila barili al giorno di gasolio dall’India e 94mila dalla Turchia, pari rispettivamente al sette e al cinque per cento delle importazioni totali; secondo le stime di Kpler, che includono anche il carburante per aerei, l’India, fino a pochi anni prima inesistente come esportatore verso il nostro continente, ha coperto nel 2024 il sedici per cento dell’import europeo, in un anno in cui il greggio russo rappresentava il trentotto per cento degli acquisti indiani.12
Per tre anni, insomma, l’Europa ha continuato a bruciare molecole di origine russa passate per Jamnagar o per İzmir, dichiarando di non comprare più dalla Russia. Poi, nel luglio 2025, il diciottesimo pacchetto di sanzioni ha chiuso anche quella porta: dal 21 gennaio 2026 è vietato importare nell’Unione prodotti petroliferi ottenuti in Paesi terzi a partire da greggio di origine russa, con esenzione per alcuni partner e per i Paesi esportatori netti di greggio.13 La misura ha due caratteristiche che meritano di essere dette. La prima è che nessuna analisi di laboratorio può stabilire l’origine di una molecola dopo la raffinazione, tanto più che si lavorano miscele di greggi diversi: l’applicazione dipende quindi da autocertificazioni e da tracciamenti documentali, e già al momento dell’annuncio gli operatori prevedevano un carosello di trasbordi destinato a confondere le carte. La seconda è che quel divieto ha ristretto l’offerta disponibile nel bacino mediterraneo in un momento in cui l’Europa non aveva ricostruito un grammo della capacità di raffinazione che aveva dismesso.
Ora si guardi la sequenza per intero, perché è la cosa più istruttiva di tutta questa vicenda. Il 21 gennaio 2026 l’Unione europea restringe per via normativa il proprio accesso al gasolio. A febbraio la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sbarra lo Stretto di Hormuz. Durante l’estate gli attacchi degli Houthi mettono fuori uso a intermittenza gli impianti sauditi sul Mar Rosso. Il 10 settembre saltano le stazioni di pompaggio dell’oleodotto Est-Ovest. E in quel bacino ristretto, dove l’Europa deve comprare per forza, entra come acquirente anche il maggiore produttore mondiale. Nessuno di questi eventi, preso da solo, era imprevedibile; il loro sovrapporsi era un rischio di sistema che qualcuno avrebbe dovuto valutare prima di firmare i provvedimenti e prima di autorizzare le conversioni di impianti. Il differenziale fra il prezzo del gasolio e quello del greggio, che è la misura esatta della scarsità di capacità di raffinazione, aveva già superato i ventisei dollari al barile nell’estate 2025, il massimo dal febbraio 2024. Era un segnale, ed era leggibile da chiunque.
Va detto con chiarezza quel che l’Unione ha deciso senza dotarsi degli strumenti per reggerne le conseguenze non lo pagano le cancellerie, bensì chi mette il gasolio nel furgone alle sei del mattino.
La deindustrializzazione ha un indirizzo
A questo punto la domanda giusta non è perché il gasolio costi tanto, ma perché l’Italia sia arrivata a questo appuntamento in queste condizioni. E la risposta ha una data d’inizio, una sequenza e dei documenti.
Fra il 2000 e il 2024 il Paese ha perso il 12,7 per cento della propria capacità di raffinazione.14 Non è stata un’emorragia improvvisa: è stata una successione di decisioni aziendali, ciascuna ragionevole dal punto di vista di chi la prendeva, che sommate hanno prodotto un risultato che nessuno ha mai deliberato in Parlamento.
La raffineria di Cremona della Tamoil ha chiuso nel 2011 ed è stata convertita in deposito: l’amministratore delegato della società lo raccontò ai deputati della Commissione Attività produttive, spiegando che un impianto nella pianura padana, senza sbocco al mare, non riusciva più a collocare l’eccesso di olio combustibile e di benzina.15 La Raffineria di Roma, a Pantano di Grano, comunicò nel giugno 2012 l’intenzione di trasformare, a decorrere dal 30 settembre di quell’anno, lo stabilimento di lavorazione e stoccaggio in mero deposito di oli minerali: la dismissione dell’attività di raffinazione è scritta negli atti autorizzativi.16 La IES di Mantova, comprata quattro anni prima dal gruppo ungherese MOL, annunciò nell’ottobre 2013 la trasformazione graduale in deposito a partire dal gennaio successivo, con 350 esuberi su 390 dipendenti. Nel frattempo Eni fermava per sei mesi Porto Marghera e metteva in cassa integrazione a zero ore cinquecento persone a Gela.
Il Parlamento lo sapeva. Nel 2012 la Camera svolse una indagine conoscitiva specifica sulla crisi della raffinazione, con audizioni di aziende e sindacati, e il documento conclusivo registrava il rischio di chiusura di almeno quattro o cinque siti e la necessità di interventi a tutela del settore.17 Gli interventi non sono arrivati. È arrivata, invece, una narrazione più comoda.
Perché la seconda ondata è stata raccontata in tutt’altro modo. Porto Marghera è diventata bioraffineria nel 2014, Gela nel 2019, Livorno è in conversione con completamento previsto fra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Ogni annuncio è stato presentato come transizione ecologica e sul piano delle emissioni ha una sua logica difendibile. Sul piano della sicurezza degli approvvigionamenti, però, i numeri raccontano un’altra storia, perché le scale non sono paragonabili: Livorno, che sta completando il passaggio alla bioraffinazione, trattava quattro milioni di tonnellate di greggio l’anno e nessun impianto a scarti e oli vegetali lavora volumi simili. Un litro di gasolio idrogenato da scarti alimentari non è un litro di gasolio fossile in meno da importare: è un’altra filiera, con materie prime diverse, volumi diversi e limiti propri. La colonna di distillazione che smetti di far girare non torna.
Pasolini aveva coniato, per descrivere l’Italia che si trasformava sotto i suoi occhi, la formula dello «sviluppo senza progresso»: un Paese che si modernizza nelle forme e si impoverisce nella sostanza, perché il criterio della trasformazione non è il bene comune ma la convenienza di chi la guida.18 Non è un’analogia forzata. La dismissione della raffinazione italiana è stata razionale per ogni singolo azionista e distruttiva per l’interesse nazionale e nessuno, in vent’anni, si è preso la responsabilità politica di dire che quelle due razionalità non coincidevano.
Oggi restano poco più di dieci impianti attivi, di cui tre convertiti o in conversione alla bioraffinazione. È il patrimonio con cui l’Italia si presenta al mercato in cui, da alcune settimane, compra anche Saudi Aramco.
Il cambio di bandiera
Gli impianti sopravvissuti hanno cambiato proprietario, e la geografia di quei passaggi dice più di qualsiasi dichiarazione programmatica.
La ISAB di Priolo Gargallo, il complesso di raffinazione più grande del Paese, è passata in dieci anni dalla genovese Erg alla russa Lukoil, da questa al fondo cipriota G.O.I. Energy nel 2023, sotto la pressione delle sanzioni e con accordi decennali di fornitura e di ritiro affidati alla società di intermediazione Trafigura, e infine, nella primavera del 2026, a un gruppo italiano. È la vicenda più istruttiva dell’intero dossier e merita un capitolo a sé.
Sarroch, in Sardegna, è la seconda gamba del sistema: trecentomila barili al giorno, oltre un quinto dei carburanti italiani, in gran parte gasolio, cioè esattamente il prodotto di cui l’Europa non è autosufficiente. Era la Saras della famiglia Moratti; dal 2024 è di Vitol, il maggiore operatore mondiale indipendente nel commercio di petrolio. Augusta, centosettantamila barili al giorno, è della algerina Sonatrach, che l’ha rilevata nel 2018 da Esso Italia. Milazzo è per metà kuwaitiana, joint venture paritaria fra Eni e Kuwait Petroleum. Già nel febbraio 2024, facendo i conti con l’ingresso di Vitol in Saras, Il Sole 24 Ore osservava che circa metà della capacità di raffinazione italiana passava sotto controllo straniero.19
Poi è arrivato il passaggio più grande, e quasi nessuno se n’è accorto. Nel settembre 2025 la famiglia Brachetti Peretti ha firmato l’accordo vincolante per cedere il 99,82 per cento di Italiana Petroli, il gruppo Api, alla SOCAR, la compagnia petrolifera di Stato dell’Azerbaigian. Nel pacchetto, valutato attorno ai tre miliardi di euro, ci sono la raffineria di Falconara Marittima, quella di Trecate e oltre quattromilacinquecento stazioni di servizio a marchio IP. Il perfezionamento è arrivato nella primavera del 2026, dopo le autorizzazioni in materia di concorrenza, sovvenzioni estere e poteri speciali dello Stato. Non è più solo la raffinazione: è la rete capillare attraverso cui gli italiani fanno il pieno.
Sia chiaro cosa si sta dicendo e cosa no. Non c’è nulla di illegittimo in queste operazioni e nulla da eccepire sui compratori: un trader olandese, un fondo cipriota, una compagnia di Stato algerina e una azera hanno fatto quello che è nel loro mandato, cioè comprare beni che rendono. Il punto è l’altro lato del tavolo. Una raffineria per un operatore di mercato è un margine fra il costo del greggio e il valore dei prodotti e se quel margine si assottiglia la si spegne; per uno Stato è la differenza tra avere il petrolio e il carburante. Sono due criteri diversi e l’Italia ha lasciato che prevalesse il primo senza mai dichiarare di averlo scelto. La normativa sui poteri speciali è stata applicata come procedura di controllo su singole operazioni, non come strumento di una politica industriale: ha accompagnato i passaggi di proprietà, non li ha orientati.
È un mutamento reale dei rapporti di potere travestito da ordinaria amministrazione. La cessione dell’apparato di raffinazione italiano ne è un caso quasi scolastico. Nessun voto parlamentare ha mai stabilito che il Paese rinunciasse al controllo della propria capacità di trasformazione. È accaduto in quindici anni, un atto societario alla volta, e ogni singolo atto era legittimo.
Priolo, quattro proprietari in dieci anni
Se si vuole capire che cosa accade a un’infrastruttura strategica quando la si affida integralmente al mercato dei capitali conviene guardare da vicino Priolo Gargallo, provincia di Siracusa: le due raffinerie riunite sotto la sigla ISAB valgono circa un quinto della capacità di raffinazione nazionale, coprono una quota consistente della domanda elettrica siciliana, occupano attorno a mille persone in via diretta e ne sostengono diverse migliaia nell’indotto. Non è uno stabilimento, è un pezzo dell’ossatura del Paese.
La sequenza dei proprietari, in poco più di dieci anni, è questa: il gruppo genovese Erg esce dalla raffinazione, l’impianto passa alla russa Lukoil attraverso la controllata Litasco e nel 2023, quando le sanzioni rendono impossibile sia importare greggio russo che ottenere credito bancario per comprarne altrove, viene ceduto al fondo cipriota G.O.I. Energy. La cessione, secondo il Financial Times, fu agevolata dal gruppo di intermediazione Trafigura e da un investitore privato, e fu approvata dal governo italiano con l’esercizio dei poteri speciali; i dettagli delle condizioni imposte non sono stati resi pubblici. Lo Stato, in altre parole, ha scelto e autorizzato il compratore, e lo ha fatto in forza di un decreto legge concepito proprio per proteggere l’impianto durante l’uscita dei russi.
L’assetto era questo: la proprietà al fondo, il capitale circolante a Trafigura, che avrebbe fornito il greggio e ritirato i prodotti raffinati per dieci anni. Poi è arrivato il conto. Nel gennaio 2025 la società apre una procedura di composizione negoziata della crisi per gestire tensioni finanziarie; secondo il Financial Times l’azionista di controllo indiretto avrebbe cercato di usare quella procedura per rinegoziare o risolvere il contratto decennale con il trader, giudicato penalizzante per l’impianto, e l’esistenza di quel vincolo avrebbe ostacolato le trattative con possibili acquirenti. Nell’autunno 2025 emerge in sede giudiziaria che il prezzo di acquisto non sarebbe stato integralmente saldato al venditore russo, con un debito indicato fra i 150 e i 190 milioni di euro, e il tribunale apre alla possibilità di pignoramento delle quote. Nel febbraio 2026 la procedura di crisi si chiude con esito positivo; nella primavera il fondo firma la cessione a un gruppo italiano, con un’operazione articolata in due fasi, la prima relativa al 51 per cento. Il via libera dell’Autorità garante della concorrenza è arrivato; il vaglio dei poteri speciali, mentre scriviamo, è ancora davanti al governo, e i sindacati territoriali chiedono di essere coinvolti in quel passaggio.
Bilancio di dieci anni: quattro assetti proprietari, due procedure straordinarie, un contenzioso internazionale, perdite per centinaia di milioni nel 2023 e nel 2024 e un ritorno all’utile nel 2025 grazie a condizioni di mercato favorevoli. I lavoratori hanno attraversato l’intero percorso senza mai sapere chi fosse davvero il loro datore di lavoro l’anno successivo, e il sindacato, al primo tavolo con la nuova proprietà, ha dovuto porre come condizioni non negoziabili cose che in un Paese con una politica industriale sarebbero ovvie: salvaguardia dei livelli occupazionali, tutela dell’indotto, un cronoprogramma certo d’investimenti a partire dalla manutenzione di un impianto che tratta idrocarburi in un sito di interesse nazionale per le bonifiche.
David Harvey ha chiamato accumulazione per spoliazione quel meccanismo per cui il capitale, quando il profitto ordinario si comprime, torna a guadagnare non producendo di più ma appropriandosi di beni già esistenti, spesso pubblici o socialmente costruiti, e rimettendoli in circolo come attività finanziarie. La vicenda di Priolo non è la sua illustrazione perfetta, e sarebbe scorretto presentarla come tale: qui il rischio industriale c’è stato davvero e le perdite pure. Ma il nucleo del ragionamento tiene. Un impianto che vale un quinto della capacità nazionale è stato trattato per un decennio come una partecipazione da acquistare, da rifinanziare e da rivendere, mentre la sua funzione, per il Paese, era un’altra: garantire che ci fosse carburante. Quando il criterio finanziario e quello della sicurezza divergono, non è il primo a cedere.
Il ritorno dell’impianto sotto controllo italiano è una buona notizia e va detto. Ma è avvenuto per iniziativa di un gruppo privato al termine di una crisi, non per effetto di una strategia nazionale ed è ancora una volta lo Stato a doversi limitare a dire sì o no a un’operazione decisa da altri. Il golden power è solo un semaforo: regola il traffico, non decide dove si va.
Il fornitore diventa concorrente
L’Italia è un Paese che produce gasolio. Secondo i dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica relativi al 2025, il fabbisogno nazionale di gasolio si aggira sui 23,3 milioni di tonnellate e la produzione delle raffinerie italiane sfiora i 25 milioni: siamo esportatori netti, con circa 7,9 milioni di tonnellate vendute all’estero contro 5,2 importate. Chi racconta un Paese incapace di raffinare dice una cosa falsa.
E allora perché il prezzo alla pompa tocca il massimo storico proprio mentre a migliaia di chilometri saltano le stazioni di pompaggio saudite? Perché l’esposizione italiana non è fisica, è di posizione. Due numeri lo spiegano meglio di un saggio. Il 60 per cento del gasolio che importiamo proviene dall’area del Golfo, e il 47 per cento arriva dalla sola Arabia Saudita. Il nostro primo fornitore di gasolio è esattamente il soggetto che da alcune settimane presenta offerte d’acquisto nella finestra mediterranea dove si forma il nostro prezzo industriale. Non ha smesso di venderci: ha cominciato a comprare dove compriamo noi. Il fornitore è diventato concorrente, e ci è arrivato nel giro di un trimestre, senza che nessuno decidesse nulla.
Immanuel Wallerstein descriveva l’economia mondiale come un sistema unico articolato in centro, periferia e semiperiferia, dove la posizione di ciascuno non dipende dalla ricchezza assoluta ma dal punto che occupa nella divisione del lavoro e nella catena del valore.20 L’Italia energetica sta esattamente lì, nel mezzo: trasforma molto, decide poco, non controlla né la risorsa a monte né le regole di formazione del prezzo a valle. È una posizione che funziona benissimo quando il sistema è stabile e diventa una trappola nel momento in cui qualcuno, in Yemen o in Iraq, scopre che una stazione di pompaggio si buca con un drone.
L’accisa come anestetico
Lo Stato italiano f l’unica cosa che gli è rimasta da fare, e la fa in entrambe le direzioni nello stesso anno.
Il primo movimento è strutturale. Il decreto legislativo 43 del 2025 avvia il riavvicinamento graduale fra l’accisa sulla benzina e quella sul gasolio, e il decreto ministeriale del 14 maggio 2025 lo mette in pratica: un centesimo e mezzo in meno al litro sulla benzina, un centesimo e mezzo in più sul gasolio.21 Poi la legge di bilancio per il 2026 accelera bruscamente: dal primo gennaio le due aliquote sono parificate a 672,90 euro per mille litri, il che significa 4,05 centesimi in meno sulla benzina e 4,05 in più sul gasolio, senza gradualità, con la motivazione esplicita di superare un sussidio ambientalmente dannoso censito nel catalogo del ministero dell’Ambiente.22 La logica ambientale è comprensibile. L’effetto sociale, in un Paese dove il gasolio muove l’autotrasporto, l’agricoltura e la quota maggioritaria del parco veicoli, è una tassa che colpisce chi lavora. E c’è un precedente che nessuno ha chiarito: dopo il riequilibrio del maggio 2025 il rincaro sul gasolio si è trasferito ai prezzi quasi integralmente, mentre lo sconto sulla benzina, almeno sulla rete autostradale, si è visto in misura ridicola, tanto che un’associazione di consumatori ha depositato un esposto all’Antitrust.23 La partita di giro, sulla carta a somma zero, è diventata un aumento netto per il cittadino.
Il secondo movimento è d’emergenza, e va nella direzione opposta. Da quando il prezzo internazionale del gasolio ha cominciato a correre, il governo taglia la stessa accisa che ha appena aumentato: l’aliquota viene ridotta in via temporanea a 532,90 euro per mille litri, cioè quattordici centesimi al litro, più tre centesimi di minore imposta sul valore aggiunto, per uno sconto complessivo di diciassette centesimi.24 E lo fa per periodi brevissimi, rinnovati di decreto in decreto: dal 28 luglio al 6 agosto, dal 27 agosto al 5 settembre, poi fino al 10, poi fino al 17 con una copertura di circa 85 milioni di euro, poi con uno sconto dimezzato e infine ridotto a poco più di sei centesimi. Sedici proroghe, circa due miliardi di euro in sette mesi, e un prezzo che nel frattempo ha toccato comunque il massimo storico.
Messi in fila, i due movimenti raccontano meglio di qualunque analisi lo stato della politica energetica italiana. A gennaio lo Stato alza l’accisa sul gasolio di quattro centesimi per ragioni ambientali; da luglio la taglia di quattordici per ragioni sociali; a settembre torna a ridurre lo sconto perché non ci sono più coperture. È l’unica leva rimasta a un Paese che ha perso il controllo di tutto il resto della catena, e viene azionata avanti e indietro come il volante di un’automobile che ha i freni altrove. Ogni proroga dura una settimana o dieci giorni, esattamente la durata dell’attenzione mediatica che la accompagna.
Due miliardi sono una cifra seria. Sono circa quanto il Paese avrebbe speso per costituire una riserva strategica di prodotti finiti di dimensioni significative, o per finanziare la quota pubblica di un piano di ammodernamento della capacità di raffinazione residua. Sono stati spesi, invece, per ridurre di qualche centesimo e per qualche giorno un prezzo che si forma in una finestra di contrattazione privata nel Mediterraneo, dove nel frattempo è entrata a comprare Saudi Aramco. Un Paese senza controllo sulla catena può soltanto anestetizzare il dolore, mai curarlo.
Riprendersi la catena: i tre anelli
Mattei non aveva pozzi. Aveva capito che il potere non stava nel giacimento ma nella catena che porta il greggio dal sottosuolo al serbatoio e che quella catena si poteva costruire anche partendo da un Paese sconfitto e privo di risorse. A Tunisi, il 10 giugno 1960, nel giorno in cui firmava con il governo tunisino l’intesa per costruire una raffineria, spiegò che quelle intese nulla avevano a che vedere con «il modello obsoleto del capitalismo coloniale del XIX secolo», perché prevedevano compartecipazione finanziaria e cogestione fra Paesi produttori e Paesi consumatori, in condizioni di eguaglianza.25 Negli appunti preparati per quel viaggio, rimasti inutilizzati e conservati nell’archivio storico dell’Eni, la formulazione era ancora più tagliente: la condizione coloniale, annotava, esiste quando il gioco della domanda e dell’offerta di una materia prima vitale è «alterato da una potenza egemonica: anche privata, di monopolio o di oligopolio», e nel settore petrolifero quella potenza aveva un nome, il cartello.26 Sessantasei anni dopo, l’incontro fra domanda e offerta del nostro gasolio si decide in una finestra di contrattazione privata che l’Autorità garante della concorrenza definisce esposta a rischi di opacità. La definizione di Mattei non è invecchiata: si è solo spostata di soggetto.
Che cosa vuol dire, in concreto, riprendersi la catena nel 2026? Tre anelli, e per ciascuno una cosa che si può firmare.
La raffinazione. Dichiarare gli impianti infrastrutture strategiche a tutti gli effetti, sottoporne ogni passaggio di proprietà e ogni riconversione a un vaglio che non sia solo di legittimità ma di merito, e vincolare le conversioni a bioraffineria a un piano nazionale che stabilisca prima quanta capacità fossile il Paese deve conservare e per quanti anni. Non si tratta di fermare la transizione: il punto è smettere di affidarne il calendario ai margini industriali di operatori privati esteri. Sul fronte delle scorte l’architettura esiste già e va usata: il decreto legislativo 249 del 2012, che recepisce la direttiva europea sull’obbligo di mantenere una riserva minima, ha istituito l’Organismo centrale di stoccaggio italiano, le cui funzioni sono affidate ad Acquirente Unico sotto vigilanza ministeriale, e ha stabilito che le scorte specifiche siano di proprietà pubblica e conservate sul territorio nazionale.27 Il punto è la composizione: in una crisi come quella di questo settembre a mancare non è il barile, è il litro raffinato. Servono scorte di prodotti finiti, in quantità dichiarate e verificabili.
La logistica. Abbiamo i rigassificatori, il terminale di Trieste con l’oleodotto transalpino che rifornisce anche Austria, Germania e Repubblica Ceca, il gasdotto adriatico che porta in Puglia il gas del Caspio, le condutture dall’Algeria e dalla Libia. Quello che manca non è l’infrastruttura, è la regia: un soggetto pubblico che tratti direttamente con i produttori, come faceva l’Eni delle origini, invece di comprare da intermediari che lucrano sulla differenza. Il Piano Mattei del governo ha preso il nome; il metodo era un altro, e consisteva in contratti diretti, condizioni migliori per il Paese produttore e controllo italiano dell’infrastruttura di trasporto.
La rotta. Il 17 settembre, al forum Risorsa Mare della Spezia, il ministro della Difesa ha annunciato di avere deciso con il capo di Stato maggiore di attivare la Marina per garantire il transito delle navi di interesse nazionale attraverso Bab el-Mandeb, aggiungendo di non voler aspettare che sia la missione europea Aspides a stabilire se le navi possano passare. L’Italia è il primo contributore navale di quella missione, e questo rende la frase più interessante di quanto sembri: non è un atto di forza verso lo Yemen, è la constatazione che la cornice europea non decide. Una scorta, però, è una toppa. Una rotta si tiene aperta prima di tutto con la diplomazia: con l’Egitto, che vive di Suez ed è il primo interessato alla riapertura del traffico, con i Paesi rivieraschi del Mar Rosso e del Golfo, e con chi controlla militarmente la costa yemenita, perché la storia dei passaggi obbligati insegna che si negoziano prima di essere scortati. È la lezione mediterranea di Moro, che cercò nel dialogo con il mondo arabo una posizione autonoma per l’Italia, e di Craxi, che a Sigonella dimostrò che rivendicare la giurisdizione nazionale di fronte all’alleato non significa uscire dall’alleanza.
Chi esegue e chi decide
I fatti di questi giorni, non le opinioni, dicono dove siamo. Dal 31 luglio 2026 l’Italia guida la missione di sorveglianza aerea della NATO nei cieli baltici, con quattro Eurofighter e un centinaio di uomini a Šiauliai: primo decollo su allarme il 3 agosto, drone non identificato abbattuto il 15 settembre dopo essere entrato dalla Bielorussia. Il 17 settembre la Marina viene attivata per Bab el-Mandeb. Sul fronte finanziario, il Paese ha chiesto accesso ai prestiti europei del programma per l’industria della difesa, con una dotazione indicativa di 14,9 miliardi notificata dalla Commissione, da restituire in quarantacinque anni. Alla pompa, il gasolio sta a 2,25 euro al litro.
È un profilo riconoscibile: un Paese che presidia i cieli di altri, scorta le proprie navi in un mare che non controlla, s’indebita per armamenti decisi altrove e resta fuori dai tavoli dove si tratta di ciò che paga. Ma questo profilo non è un destino, è una serie di scelte, e chi lo definisce inevitabile sta spacciando per realismo una scelta. L’Italia una politica estera l’ha avuta, quando ha deciso di averla, e non l’ha mai avuta contro l’America: l’ha avuta accanto all’America, con la schiena dritta.
Un governo che volesse cominciare a riprendersi la catena non avrebbe bisogno di una legge di bilancio. Avrebbe bisogno di tre firme. Un provvedimento che dichiari le raffinerie infrastrutture strategiche e subordini conversioni e cessioni a un piano nazionale della raffinazione. Una richiesta formale, a Bruxelles e a Washington, perché l’Italia sieda al tavolo in cui si discute dell’energia che arriva nelle case degli italiani. Una convocazione dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo e del Mar Rosso, con l’Egitto in testa, per una rotta negoziata invece che soltanto pattugliata.
Nessuna delle tre costa un euro. Costano una cosa sola, ed è la sola che in questi anni è mancata: decidere di essere un Paese.
Perché la fila in cui si è messa Aramco dice esattamente questo. Chi controlla la trasformazione e il trasporto detta le condizioni a chi possiede la materia prima, e non il contrario. Il regno che ha il più grande giacimento del mondo lo ha imparato in una settimana, con tre stazioni di pompaggio in fiamme. Noi abbiamo avuto quindici anni per impararlo e abbiamo usato quel tempo per vendere gli impianti, chiamare transizione le chiusure e ridurre le accise di sei centesimi.
La guerra è il prodotto. Il caos è la materia prima. E la sovranità, quando non la si difende, è la merce.

 

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🔴TUTTI A SECCO | TG 18.9.26

18 September 2026 at 19:00

– Arabia Saudita, il re del greggio compra gasolio di Margherita Furlan
– Arabia Saudita, colpito un jet italiano di Jeff Hoffman
– Caccia italiani sul Baltico, retorica bellicista di Jeff Hoffman
– USA, riserva strategica ai minimi di Jeff Hoffman
– Meloni guarda a Oslo per l’energia di Ivan Bodyan
– Kuwait, l’ultimo tabù del Golfo di Jeff Hoffman
– Netanyahu vuole punire chi critica l’esercito di Ivan Bodyan
– Libano senza ONU, Parigi prende il posto di Jeff Hoffman
– Israele in Africa, il Marocco apre la porta di Jeff Hoffman
– L’UE punta il dito contro il Marocco di Gionata Chatillard
– Trump si prepara ad accogliere Xi Jinping di Ivan Bodyan
– Russia, elezioni per la Duma e a livello locale di Ivan Bodyan
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard, Ivan Bodyan e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi

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🔴TROPPO STRETTO | TG 17.9.26

17 September 2026 at 19:00

– Israele ultima carta di Riyadh? di Gionata Chatillard
– Bab el-Mandeb, Crosetto fa da sé di Jeff Hoffman
– Minab, l’ONU accusa Washington di Jeff Hoffman
– NAZA applaudito a Venezia, processato a Tel Aviv di Jeff Hoffman
– Sanzioni a Mosca, il conto arriva in Europa di Jeff Hoffman
– Germania: ospedali pronti per la guerra alla Russia di Ivan Bodyan
– Armenia, senza gas russo scenario apocalittico di Ivan Bodyan
– Droni, la Russia mette la freccia di Ivan Bodyan
– Pechino prepara la prima “nave madre” per droni di Ivan Bodyan
– Cina, parte la produzione industriale di robot umanoidi di Ivan Bodyan
– L’Aja condanna l’UÇK, non chi bombardò di Jeff Hoffman
– Obbligazioni decennali, record dal 2008 di Ivan Bodyan
– Buon giro intorno al Sole

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🔴PECHINO STA CON TEHERAN | TG 16.9.26

16 September 2026 at 19:00

– Mosca vota in guerra di Margherita Furlan
– Pechino copre Teheran prima di vedere Trump di Margherita Furlan
– Cina, la nuova rotta di Margherita Furlan
– Riyadh cerca soccorso a Londra di Gionata Chatillard
– Il Cairo, la sponda che resta a bin Salman di Margherita Furlan
– Carburanti, il conto della guerra all’Iran di Jeff Hoffman e Ivan Bodyan
– Ottawa in Europa, l’Europa fuori dall’America di Margherita Furlan
– Il greggio canadese cambia Oceano di Jeff Hoffman
– Russia, carta uranio di Ivan Bodyan
– Cina, inasprimento delle norme d’ingresso e di uscita dal Paese di Ivan Bodyan
– Buon giro intorno al Sole

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🔴OMBRELLO NUCLEARE OLTRE SOGLIA | TG 15.9.26

16 September 2026 at 11:33

– Baltico, si spara prima di sapere di Jeff Hoffman
– L’ombrello nucleare francese arriva a Helsinki di Ivan Bodyan
– Lapponia, l’Europa apre il fronte polare di Jeff Hoffman
– Lituania, la brigata che nessuno vuole di Jeff Hoffman e Ivan Bodyan
– Berlino paga, Kiev compra altrove di Ivan Bodyan
– L’Europa si impoverisce e compra armi di Jeff Hoffman
– Mélenchon alza il muro contro Berlino e la NATO di Gionata Chatillard
– Trump molla il Golfo, forse di Jeff Hoffman
– Tregua energetica, o forse no di Jeff Hoffman e Ivan Bodyan
– Energia, iniziano le rivolte di Jeff Hoffman
– Serbia e Uzbekistan fanno squadra di Ivan Bodyan
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7 euro in più per un pieno | LEVANTE LIVE

16 September 2026 at 11:29

🔴 A Levante questa sera, martedì 15 settembre 2026, alle 19 in diretta, Margherita Furlan dialoga con Francesco Dall’Aglio, storico e analista di politica internazionale, Antonio Mazzeo, giornalista d’inchiesta e ricercatore sulla militarizzazione del Mediterraneo, e Gianmarco Pisa, ricercatore per la pace e operatore dei Corpi civili di pace.

📈 Il gasolio ha toccato oggi il massimo storico: 2,231 euro al litro sulla rete ordinaria, 2,313 in autostrada. Un pieno costa 7 euro in più rispetto a un mese fa. Dietro la cifra alla pompa ci sono due stretti chiusi, Hormuz e Bab el-Mandeb, un oleodotto saudita fermo, un governo che ha lasciato scadere il taglio delle accise e un’Europa che continua a finanziare il riarmo mentre le famiglie pagano il conto della guerra.

🧭 Affrontiamo insieme:
💶 Carburanti e bollette come costo diretto delle guerre in corso, dal Golfo al Mar Rosso all’Ucraina
🕊 La “tregua energetica” annunciata da Trump tra Mosca e Kiev e il suo legame con le elezioni di midterm
🪖 La spesa militare italiana ed europea che cresce mentre si tagliano gli aiuti a lavoratori e autonomi
⚓ Il ruolo delle basi e dei porti italiani nella logistica dei conflitti
🇮🇹 Le alternative possibili per un’Italia che scegliesse la pace e la sovranità energetica invece della subalternità atlantica

📚 LIBRI DEGLI OSPITI

✍ Francesco Dall’Aglio (con Carlo Ziviello), Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba, ad est dell’equatore, 2023.

✍ Antonio Mazzeo, La scuola va alla guerra. Inchiesta sulla militarizzazione dell’istruzione in Italia, Manifestolibri, 2024.
✍ Antonio Mazzeo, Il MUOStro di Niscemi, Editpress, 2013.
✍ Antonio Mazzeo, I padrini del ponte. Affari di mafia sullo Stretto di Messina, Edizioni Alegre, 2010.

✍ Gianmarco Pisa, Fare pace, costruire società, Multimage.
✍ Gianmarco Pisa, Di terra e di pietra, Multimage.
✍ Gianmarco Pisa, Paesaggi kosovari 1998-2018, Multimage.

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