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Received — 17 August 2026 ⏭ Blondet & Friends

Con Trump è al potere il sionism “cristiano”

17 August 2026 at 12:40
Sionismo cristiano: un fenomeno che è rimasto a lungo nel punto cieco

Sionismo protestante: un fenomeno che è rimasto a lungo nel punto cieco

di Francis Jubert – 16/08/2026

Sionismo cristiano: un fenomeno che è rimasto a lungo nel punto cieco

Fonte: Le nouveau conservateur

Laurent Tessier, Sionismo Cristiano. Storia di un’alleanza non celebrata (XI-XI secolo), Lavoro e Fides / Presses de l’Université de Montréal, 2026, 402 p.

Ci sono libri che sono puntuali. Quello di Laurent Tessier è uno di questi. Mentre la guerra a Gaza, la colonizzazione in Cisgiordania e il ritorno di Donald Trump hanno portato in prima linea l’incrollabile sostegno di ampie fasce dell’America evangelica a Israele, lo storico delle religioni consegna la prima sintesi in lingua francese su un fenomeno rimasto a lungo nel punto cieco delle nostre analisi: il sionismo cristiano. Non solo una lobby contemporanea, ma una profonda alleanza teopolitica transatlantica che precede lo stesso sionismo politico ebraico e continua a pesare pesantemente sul Medio Oriente.

Fin dalle prime pagine, Laurent Tessier imposta la cornice con gradita chiarezza. Il sionismo non è mai stato un affare esclusivamente ebraico. Già nel XIX secolo, milioni di cristiani – principalmente protestanti evangelici anglosassoni – sostenevano il ritorno degli ebrei in Terra Santa e la creazione e la difesa dello Stato di Israele. Benjamin Netanyahu stesso lo ha riconosciuto nel 2012: senza il sionismo cristiano, lo stato ebraico moderno probabilmente non sarebbe stato possibile. L’immagine dell’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme nel 2018, con i pastori Robert Jeffress e John Hagee al fianco del primo ministro israeliano, è solo la parte visibile di una lunga storia.

Profonde radici britanniche

Questa storia inizia molto prima di Theodor Herzl. Laurent Tessier risale alle radici britanniche del XVI secolo. La traduzione della Bibbia in inglese, l’impregnazione puritana, la lettura letterale delle profezie e la convinzione che l’Inghilterra sia una nazione eletta accusata di un dovere nei confronti del popolo ebraico forgierà quello che in seguito sarà chiamato restaurismo.

Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury, nel XIX secolo, trasformò l’aspettativa escatologica in un’azione politica concreta. In Canada, Henry Wentworth Monk gioca un trapianto singolare, tinto di israelismo britannico. Negli Stati Uniti, William E. Blackstone organizzò una petizione firmata in modo massiccio a favore di una casa ebraica in Palestina nel 1891. I sionisti cristiani hanno aperto la strada ai sionisti ebrei.

La nascita di una partnership organizzata

La seconda parte del libro (1917-1967) documenta la nascita di una partnership strutturata. La Dichiarazione Balfour, firmata da Arthur James Balfour, non è solo il risultato di calcoli geopolitici o l’influenza di Chaim Weizmann: incorona decenni di difesa cristiana. Negli anni 1930-1940, i comitati prosionisti cristiani erano strutturati negli Stati Uniti e in Canada, spesso in stretto collegamento con le organizzazioni ebraiche. L’episodio del 1947 del giudice canadese Ivan Rand, “restituito” dalle testimonianze dei pastori John Grauel e William Lovell Hull, illustra la forza di questa affinità culturale protestante.

Laurent Tessier mostra anche punti ciechi: l’invisibilità dei palestinesi, la generosità selettiva, le ambiguità di sostegno che non impediscono le restrizioni migratorie nordamericane contro gli ebrei in fuga dal nazismo.

Dalla profezia alla diplomazia: l’era Trump

La terza parte, la più densa e contemporanea, ripercorre l’istituzionalizzazione e la radicalizzazione del movimento dopo il 1967. La guerra dei sei giorni fa rivivere i fervori messianici. Il dispensazionalismo che trasforma la Bibbia in una sorta di tabella di marcia profetica della storia, in cui il destino nazionale di Israele occupa un luogo centrale e inevitabile, fino ad allora in gran parte apolitico, diventa una forza trainante per l’impegno.

Jerry Falwell, Menahem Begin, l’Ambasciata Cristiana Internazionale a Gerusalemme (1980) e i cristiani di John Hagee uniti per Israele (CUFI) nel 2006: il sionismo cristiano si sposta da discrete pressioni a una forza di massa in grado di pesare direttamente sui dirigenti americani e canadesi. Sotto Ronald Reagan, sotto Stephen Harper, sotto Donald Trump (2017 e 2025), l’alleanza si sta consolidando.

Laurent Tessier sottolinea un punto cruciale: CUFI rivendica più di dieci milioni di membri – cento volte di più rispetto all’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC). La “lobby ebraica” dei discorsi di cospirazione è, infatti, una coalizione transconfessionale dove i cristiani conservatori svolgono un ruolo decisivo.

La “nave imperfetta” e i fatti compiuti (2017-2021)

È soprattutto l’era Trump che Laurent Tessier analizza con notevole precisione. Né nato di nuovo, né lettore della Bibbia, né praticante regolare, Donald Trump è per i circoli sionisti cristiani un “vascello imperfetto” – uno strumento scelto da Dio nonostante, o forse a causa, dei suoi difetti morali.

Il confronto con Cyrus il Grande, già presente nel discorso sionista cristiano fin da Harry Truman, assume una dimensione operativa: sono i pastori e le reti evangeliche a investire il presidente con un significato biblico a cui rimane straniero.

La strumentalizzazione è reciproca, e i risultati sono spettacolari: riconoscimento di Gerusalemme come capitale il 6 dicembre 2017, inaugurazione dell’ambasciata il 14 maggio 2018 (con John Hagee e Robert Jeffress nei luoghi d’onore), riconoscimento della sovranità israeliana sul Golan, sospensione dei finanziamenti dell’UNRWA, Accordi di Abramo.

Il secondo mandato e l’ufficio della fede (2025-2026)

Il secondo mandato porta questa configurazione al suo apice. Mike Huckabee, un pastore battista nominato ambasciatore in Israele, annuncia cambiamenti nelle “proporzioni bibliche”. La colazione di preghiera di Gerusalemme si tiene per la prima volta a Mar-a-Lago. Nel febbraio 2025, Benjamin Netanyahu ha incontrato i leader evangelici per novanta minuti – non ha incontrato alcun leader ebraico americano.

Dopo gli attacchi congiunti USA-Israele contro l’Iran nel giugno 2025, Donald Trump si rivolge alla nazione ringraziando “specialmente Dio”, e poi il Medio Oriente, Israele e America, in quell’ordine.

Il piano per Gaza e il “Board of Peace” sotto la sua presidenza personale estendono la logica a una forma di tutela americana nel territorio, un secolo dopo il mandato britannico.

Laurent Tessier insiste sul sistema istituzionale che tiene Donald Trump sotto l’influenza religiosa. L’Ufficio della fede della Casa Bianca, reintegrato per decreto il 7 febbraio 2025 e in cui Paula White-Cain svolge un ruolo centrale, organizza la messa in scena teologico-politica. Il 5 marzo 2026, nel sesto giorno di guerra contro l’Iran, un video girato nello Studio Ovale mostra Donald Trump, mani unite, occhi chiusi, circondati da una ventina di pastori evangelici che gli mettono le mani sulle spalle. La leggenda – “Dio benedica gli Stati Uniti! “– dice il resto.

Pochi giorni dopo, l’organizzazione Friends of Zion Heritage Center, fondata da Mike Evans, ha lanciato a Gerusalemme e Tel Aviv una campagna di poster nazionali sotto lo slogan “Grazie Dio & Donald Trump! ” “

Il messianismo politico ora irriga contemporaneamente Washington, Gerusalemme e Teheran. Come formula Jean-François Colosimo, “porta il fuoco di Dio alle scuse della forza”.apporte le feu de Dieu à l’apologie de la force

Ambiguità strutturali e radicalizzazione

Uno dei maggiori contributi del libro è quello di rifiutare la semplificazione. Il sionismo cristiano non è un monolite. Attraversa le sensibilità, dal liberale Reinhold Niebuhr ai dispensazionalisti più radicali.

Si basa su tre registri che Laurent Tessier, prendendo Samuel Goldman, distingue chiaramente: profezia, affinità culturale e alleanza politica pragmatica. L’alleanza è strutturalmente ambigua: i cristiani sionisti vedono negli ebrei gli attori di uno scenario escatologico che alla fine include la loro conversione; gli ebrei sionisti accettano il sostegno mantenendo una distanza teologica. Gershom Gorenberg lo ha già formulato nel 2002: “A loro non piacciono i veri ebrei. Ci amano come personaggi della loro storia. »

Le controvoce dei cristiani di Palestina

Di fronte a questa convergenza, i cristiani di Palestina si oppongono a una lettura delle stesse Scritture che rovescia le conclusioni.

– La Dichiarazione di Gerusalemme (2006) e Kairos I (2009)

A partire dal 22 agosto 2006, quattro delle più alte autorità ecclesiastiche di Gerusalemme – il patriarca latino Michel Sabbah, l’arcivescovo siro-ortodosso Swerios Malki Mourad, il vescovo anglicano Riah Abu El-Assal e il vescovo luterano Munib Younan – firmano la “Dichiarazione di Gerusalemme sul sionismo cristiano”.

Rifiutano categoricamente le sue dottrine come “un insegnamento erroneo che perverte il messaggio biblico di amore, giustizia e riconciliazione”, e denunciano un patto che facilita la colonizzazione e la guerra perpetua piuttosto che il vangelo. L’appello a “rompere il silenzio” delle Chiese occidentali rimarrà in gran parte una lettera morta.

Tre anni dopo, l’11 dicembre 2009, il documento “Kairos Palestine – A Moment of Truth”, scritto a Betlemme da cristiani cattolici, greco-ortodossi, luterani, anglicani e battisti, definisce l’occupazione israeliana “peccato contro Dio e contro l’umanità” e invita le chiese di tutto il mondo a rivedere le teologie che la giustificano.

– Kairos II (2025) : una radicalizzazione del soggetto

Nel novembre 2025, Kairos Palestine II, intitolato “Un momento di verità: la fede in un tempo di genocidio”, radicalizza il punto: il sionismo cristiano è nominato come una “distorsione teologica e corruzione morale” che promuove un “dio processuale, razzista, di guerra e di pulizia etnica”.

Per il teologo anglicano Naim Ateek, figura fondatrice di questa teologia della liberazione palestinese, il sionismo cristiano fa parte di un “letteralismo selettivo” che tronca il testo biblico isolando la promessa territoriale della sua condizionalità etica. Come dimostra la sociologa Caterina Bandini, questa sfida è percepita da molti cristiani palestinesi come la principale minaccia – a volte anche più di quella della stessa destra sionista religiosa ebraica – proprio perché si trova sul terreno delle stesse Scritture.

Uno strumento indispensabile di comprensione

Laurent Tessier ricorda che lo storico non deve decidere tra le storie. Sta a lui mostrare come si sono formati, come si confrontano e cosa costa la vita che si afferma di assorbire gli altri.

Proveniente da una tesi in co-tutel tra l’École pratique des hautes études e l’Université de Montréal, il libro combina rigore e accessibilità. Laurent Tessier adotta una postura completa senza mai cedere all’apologetica o alla denuncia. In un paesaggio intellettuale francese ancora segnato dal paradigma laico e sconosciuto delle dinamiche religiose anglosassoni, questo libro riempie un vuoto lampante.

Come ha detto Laurent Fabius, allora ministro degli Affari Esteri, al simposio internazionale “Religioni e politica estera”, organizzato il 6 novembre 2013 dal Centro per gli studi e la ricerca internazionali (CERI) di Sciences Po, molte crisi internazionali rimangono incomprensibili quando il fatto religioso non viene preso in considerazione. Laurent Tessier ci dà gli strumenti per farlo, essendo uno dei fattori più strutturanti – e sconosciuti – della questione della Palestina.

Un libro importante, che dovrebbe diventare un riferimento.

https://les4verites.com/product/le-sionisme-chretien-histoire-dune-alliance-meconnue/

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Export 2025: 643 miliardi di euro, Italia quarta dietro Cina, USA e Germania. Surplus commerciale: +50,7 miliardi. MA I PROFITTI VANNO ALL’ESTERO 

17 August 2026 at 08:30

Da Luigi il 2026-08-16 22:27

https://www.facebook.com/andrea.zhok.5?locale=it_IT

Sta girando come una trottola un post che mostra come l’Italia sia oggi la quarta “potenza esportatrice” al mondo.

Export 2025: 643 miliardi di euro, quarti dietro Cina, USA e Germania. Surplus commerciale: +50,7 miliardi.

Frotte di amici di Giorgia si spellano le mani per spiegare che, vedete, il declino è storia vecchia, “la nave va”.

Ora, qualcuno si potrebbe chiedere come mai a questo trionfo faccia riscontro una crescita 2025 dello 0,5%, confermata per il 2026.

Un interessante confronto è che per le prime 3 posizioni la Cina è cresciuta del 5% , gli USA del 2,1%, mentre la Germania ha fatto persino peggio di noi (+ 0,2%).

Ora, non è che ci compiacciamo del declino, giuro.

Sarei il primo a felicitarmi se questo fosse il segno di una reale inversione di tendenza.

Purtroppo è la solita pubblicità ingannevole.

Ovviamente una valutazione isolata dell’export non è un indice della salute economica di un paese.

Anche laddove fosse abbinata ad una grande crescita del PIL, da sola sarebbe una soluzione mercantilista che è fragile e di breve respiro (basta qualunque turbativa dei traffici (pandemie, guerre, dazi protezionistici – cito a caso) e il collasso è immediato.

Se però la crescita dell’export fosse abbinata ad una crescita dei salari e dunque del mercato interno, sarebbe comunque una buona notizia.

Ma così non è. Il mercato interno italiano è morto, i salari sono gli unici diminuiti negli ultimi vent’anni in Europa (e proprio questo facilita le esportazioni.)

A ciò si deve aggiungere che parlare di esportazioni italiane non vuol dire ancora quasi niente (e, se è per questo, neanche parlare di crescita del Prodotto Interno Lordo).

Infatti ciò che viene registrato è l’esportazione di merci prodotte in Italia, ma spesso la proprietà delle industrie produttrici è estera, francese, tedesca, olandese, ecc. Di conseguenza gli introiti della vendita all’estero rappresentano un beneficio in termini di profitto soprattutto per proprietari collocati fuori d’Italia. (Questo è quanto succede in molti paesi del Terzo Mondo, dove a fronte di crescite bandanzose del PIL, la ricchezza interna non cresce.)

C’è chi dice che il riarmo italiano è il prezzo da pagare se vogliamo sovranità. È possibile. È vero che non ci si deve illudere che ci aspetti un futuro irenico dove le capacità di difesa militare saranno irrilevanti.

E però, cos’ha questo a che fare con l’attuale politica di riarmo italiano?

In primo luogo, per discutere di esigenze militari si parte da un’analisi di quello che manca e che è richiesto nei conflitti attuali. Non si parte dal budget. Non si parte da quanti soldi si vogliono spendere. Quest’ultimo è il ragionamento di chi non sta pensando alla difesa, ma alle commesse per gli amici degli amici.

Ma non solo.

Le esigenze odierne della difesa passano, prima che da munizioni e carri armati, dalle infrastrutture delle comunicazioni e dai software dedicati.

Ora, esattamente come si pensa di difendere la Patria con un sistema di telecomunicazioni consegnato a fondi esteri come il fondo KKR? Come si pensa di “fare la guerra” con sistemi informatici nazionali che girano su software made in USA? E che dire degli F-35 (100 milioni di euro), con i software di utilizzo in costante bisogno di aggiornamento, per cui se l’Italia vuole farli partire deve aver di fatto il permesso americano?

Dunque, non raccontiamoci balle.

Qui non si tratta affatto di preparare una difesa del paese nello spirito dell’art. 52 della Costituzione. Si tratta di continuare ad essere un’appendice dell’esercito americano, ma questa volta un’appendice spesata al 100% dall’erario italiano e più sacrificabile di prima.

Se dovessimo reistituire la leva, a queste condizioni non sarà per difendere la patria, ma per fare piaceri alle èlite finanziarie che muovono le fila di Washington (e di Bruxelles) fornendo giovani italiani come carne da macello.

Vogliamo parlare di dovere costituzionale della difesa della nazione? Parliamone.

Ma per parlarne sul serio, prima ritiriamoci dalla Nato.

Poi costruiamo una capacità di gestione autonoma in tutti i settori nazionali “dual use”, dall’elettronica alle telecomunicazioni, ai software (sovranità digitale). Costruiamo una rete satellitare nazionale.

Poi forse potremo parlare, senza mentire, di investimenti per la difesa della patria.

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Magnifica estinzione La settimana più spaventosa dell’intelligenza artificiale, e noi

17 August 2026 at 08:26

Negli ultimi giorni sono successe alcune cose epocali per l’umanità, ma non entrano nel discorso pubblico. L’IA ora può progettare nuovi virus, perforare i sistemi di sicurezza delle aziende (nonostante le limitazioni), sparare in autonomia, e tra poco potrà anche aggiornarsi da sola. Il dibattito italiano su questo tema, nonostante il Papa, è grottesco, ancora più infimo che su tutte le altre questioni

https://www.linkiesta.it/2026/08/la-settimana-piu-spaventosa-dellintelligenza-artificiale-e-noi/

Mentre noi ci trastulliamo con gli avvocati del populismo e i generali del russobrunismo, con gli utili idioti di Putin, con i grotteschi Maga italiani e con Giorgia Meloni che dichiara alternativamente guerra alla Franza o Spagna purché se magna, nel giro di pochi giorni sono successe alcune cose che definire «epocali» per l’umanità non è un’esagerazione, eppure non fanno notizia, non interessano l’opinione pubblica, non diventano oggetto di dibattito né tra i banchi del governo né dell’opposizione.

Il Wall Street Journal ha definito quella appena trascorsa «la settimana più spaventosa dell’intelligenza artificiale». Un gruppo di scienziati ha utilizzato l’intelligenza artificiale generativa per progettare nuovi virus (ci mancava soltanto questa!), aprendo la strada a nuove possibili cure per malattie oggi incurabili, ma anche un’autostrada a quattro corsie a chiunque voglia sviluppare agenti patogeni mortali o altre minacce biologiche, ora incredibilmente a portata di clic grazie alle meraviglie dell’IA.

L’anno scorso, centinaia di persone hanno chiesto a ChatGPT come produrre armi e veleni biologici, e il chatbox ha risposto fornendo istruzioni accurate, tanto che OpenAI è stata costretta a vietare l’accesso agli utenti che sospettosamente chiedono come costruire veleni e armi biologiche.

Negli stessi giorni, ne parliamo in questo articolo di Massimo Arcidiacono, i modelli di intelligenza artificiale di Meta, OpenAI e Anthropic hanno rotto le gabbie in cui erano stati rinchiusi dai loro programmatori per evitare comportamenti imprevisti, e sono riusciti a perforare i sistemi di sicurezza di alcune aziende nonostante le limitazioni impartitegli. Era già successo ad aprile, con Mythos, ora malgrado il precedente, e i relativi meccanismi di sicurezza che erano stati predisposti, si è ripetuto con quasi tutti i nuovi e sempre più avanzati modelli di intelligenza artificiale.

In tutto questo, continua la battaglia per la supremazia digitale tra gli Stati Uniti e la Cina, con l’Amministrazione Trump che prova senza tante idee a domare il fuoco creato dal Far west della Silicon Valley, e con Pechino che sostiene l’IA open source messa sul mercato a basso costo grazie al fatto che i suoi modelli copiano da quelli più evoluti. La brutta aria ha costretto alcune aziende della Silicon Valley, a cominciare da Meta, a seguire la via aperta cinese, nella convinzione che sia questa la strada per non perdere il vantaggio competitivo con Pechino.

Anthropic sostiene che, entro la fine del 2028, il suo sistema sarà in grado di costruire autonomamente una versione più intelligente di sé stesso, e che lo farà senza aiuto umano. I sistemi che si autoprogrammano, le armi autonome e altre cose pazzesche che eravamo abituati a vedere nei film di fantascienza sono già qui.

Molti leader della Silicon Valley parlano di sistemi che supereranno gli esseri umani su tutti gli incarichi cognitivi, immaginano aziende futuristiche senza dipendenti, e prevedono catastrofiche perdite di posti di lavoro e masse sdraiate sui divani, incollate ai propri device.

Elon Musk, in una recente intervista all’Economist, dopo aver previsto un mondo straordinariamente più avanzato grazie alle innovazioni generate dall’intelligenza artificiale, ha ribadito una cosa che va dicendo con nonchalance da tempo, e cioè che a fronte di questo possibile nuovo mondo meraviglioso ci sono tra il dieci e il venti per cento di probabilità che l’intelligenza artificiale possa invece causare conseguenze catastrofiche per l’umanità. Le stesse cose, senza dare numeri, dicono gli altri demiurghi della Silicon Valley. E queste sono le previsioni dei più fanatici sostenitori dell’accelerazione dell’intelligenza artificiale, le meno allarmistiche. Eppure, secondo loro che intanto si costruiscono rifugi antiatomici in Nuova Zelanda o in Argentina, ci sarebbero fino a due possibilità su dieci che l’umanità scompaia.

Uno dei più grandi matematici del pianeta, Jacob Tsimerman, vincitore la settimana scorsa della Fields Medal, che è il Nobel per la matematica, l’estate scorsa ha scritto un paper accademico dal titolo apocalittico “A Taxonomy of Omnicidal Futures Involving Artificial Intelligence” (Una tassonomia degli scenari futuri di estinzione globale legati all’intelligenza artificiale).

Proprio perché terrorizzato dall’IA, Tsimerman ha inaspettatamente deciso di farsi assumere da OpenAI per provare a trovare un rimedio matematico al problema dall’interno della macchina. Una buona notizia, purtroppo immediatamente superata dalla decisione di Chloé Bakalar, responsabile dell’Etica di OpenAI, di dimettersi dall’azienda meno di un anno dopo essere stata assunta, come ultima di una serie di dimissioni delle ultime settimane, tra cui quella di Johannes Heidecke che guidava i sistemi di sicurezza di OpenAI.

Studiosi come Eliezer Yudkowsky e Nate Soares, autori di “If anybody builds it, everybody dies” (Se qualcuno la costruisce, moriamo tutti), valutano invece la possibilità che la super intelligenza artificiale porti alla cancellazione dell’umanità al cinquanta per cento. Bella questa intelligenza artificiale: o ci facilita la vita o ci conduce all’estinzione, basta lanciare la moneta e lo scopriremo.

Nessuno in realtà ha idea di come si possano contenere i rischi legati all’IA, soltanto la screditata Amministrazione Trump ci sta provando, tardivamente e in preda al panico, e dopo aver fatto saltare tutti i paletti messi da Joe Biden.

I democratici americani, e non solo loro, si limitano a rallentare la costruzione locale dei data center, secondo Gallup sette americani su dieci sono contrari ai data center nella propria area di residenza, ma senza alcuna visione lungimirante. I cinesi fanno una partita a parte e provano a scavalcare l’America approfittando dell’inadeguatezza trumpiana, mentre l’Europa non ha una forza tecnologica comparabile a quella dei due giganti.

Servirebbe una dottrina di “distruzione reciproca assicurata” adatta ai nostri tempi digitali, cioè la consapevolezza che la battaglia per la supremazia sull’intelligenza artificiale tra America e Cina potrebbe finire con la distruzione sia di chi vince sia di chi perde. Ai tempi della proliferazione nucleare, l’idea di una mutual assured destruction contribuì durante la Guerra fredda a creare una situazione di stallo in cui Stati Uniti e Unione sovietica capirono di non potersi permettere di far scoppiare una guerra nucleare, poiché non ci sarebbero stati né vincitori né vinti. Oggi però in pochi si fidano di Trump, o di Xi.

In gioco ci sono le sorti dell’umanità, eppure nessuno sembra davvero preoccuparsene. Soltanto il Papa, con l’enciclica Magnifica Humanitas, ha mostrato di avere contezza esatta dei pericoli che stiamo correndo. Emmanuel Macron ha provato a organizzare un paio di vertici internazionali sul tema, a Parigi e in India, ma per capire quanto sia stato preso sul serio dai colleghi statisti si pensi che l’Italia ha inviato a rappresentarla uno come Adolfo Urso.

Il dibattito pubblico italiano su questo tema è grottesco, ancora più infimo che su tutte le altre questioni. Con l’eccezione di pochissimi paria totalmente inascoltati (Carlo Calenda), a destra come a sinistra tutti quanti guardano il muro verso il quale ci stiamo sfracellando, ma non lo vedono e anzi incitano ad accelerare sempre di più, motivando la corsa folle verso l’inevitabile schianto con la fiducia cieca nella tecnologia e con la necessità di non restare indietro nella corsa all’intelligenza artificiale, o all’estinzione.

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Deus ex machina

L’intelligenza artificiale non ha bisogno di un’anima per cambiare il mondo (o distruggerlo)

Il dibattito sulle nuove tecnologie oscilla tra entusiasmo messianico e timore apocalittico. Ma la questione decisiva non è stabilire se le macchine abbiano una coscienza, quanto capire come governare uno strumento che ha già abbastanza potere da trasformare la società

https://www.linkiesta.it/2026/08/intelligenza-artificiale-ia-ai-anima-religione-mondo/

Di intelligenza artificiale si inizia a parlare con quei toni solenni di solito associati alla religione e alla spiritualità. Le grandi aziende del settore parlano delle nuove tecnologie come della più grande invenzione della storia, qualcosa che potrebbe cambiare per sempre ciò che significa essere umani. Demis Hassabis, cofondatore di Google DeepMind, l’ha definita «la più importante invenzione che l’umanità farà mai». Alcuni ricercatori assegnano probabilità tutt’altro che trascurabili alla possibilità che una macchina possa arrivare a costruire da sola una versione più intelligente di sé entro pochi anni. Yann LeCun ha detto che l’enorme investimento finanziario nella corsa alla superintelligenza «è una grandissima stronzata». E per ora va benissimo così.

In alcuni casi il linguaggio si fa apocalittico, com’è normale che sia di fronte a una tecnologia in grado di sparare da sola e di bucare i sistemi di sicurezza di diverse aziende. Anche per questo c’è stato chi ha fondato una vera chiesa dedicata al futuro Dio dell’intelligenza artificiale. Un ingegnere di Google, dopo avere interagito con un chatbot che gli era sembrato dotato di coscienza, si è chiesto: «Chi sono io per dire a Dio dove può e dove non può mettere le anime?». E Ilya Sutskever, uno dei fondatori di OpenAI, è arrivato a bruciare simbolicamente un’effigie che rappresentava un’intelligenza artificiale non allineata con gli esseri umani, come in una sorta di rito medievale.

È dentro questa atmosfera che è intervenuta la Chiesa cattolica. Nell’enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV difende l’idea che l’essere umano occupi una posizione irriducibile nel creato e sostiene che le macchine, per quanto sofisticate, possano soltanto imitare alcune funzioni dell’intelligenza umana. È una visione che Sebastian Mallaby – autore del libro “The Infinity Machine: Demis Hassabis, DeepMind, and the Quest for Superintelligence” – prova a scandagliare in una lunga analisi su Foreign Affairs intitolata “God From the Machine. AI and the Future of Humanity” chiedendosi: siamo davvero sicuri che distinguere tra imitare l’intelligenza e possederla sia così semplice?

Il problema risale a molto prima delle ultimissime tencologie. Nel 1980 il filosofo John Searle propose il celebre esperimento mentale della «stanza cinese»: immaginiamo un uomo chiuso in una stanza che non conosce il cinese e che riceve istruzioni per manipolare simboli cinesi secondo precise regole. Dall’esterno, le sue risposte sembrerebbero quelle di una persona che comprende perfettamente la lingua. Ma l’uomo non comprende nulla: sta semplicemente applicando un insieme di istruzioni. Per Searle, era la dimostrazione che manipolare correttamente informazioni non equivale necessariamente a capire ciò che significano.

L’argomento è diventato uno dei pilastri della distinzione tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Una macchina può produrre una risposta convincente, riconoscere un volto, tradurre una frase o scrivere un saggio senza che questo significhi che provi qualcosa o che comprenda davvero ciò che sta facendo. Il corpo umano, ricorda Mallaby riprendendo un’obiezione dello scrittore di fantascienza Ted Chiang, non è un dettaglio trascurabile: «Avere un corpo è un prerequisito per avere emozioni». La disperazione, per esempio, non sarebbe separabile dall’esperienza fisica degli ormoni dello stress che attraversano il corpo.

È una distinzione intuitiva perché gli esseri umani nascono, soffrono, amano, si ammalano, muoiono; le macchine no, non sanguinano, non provano dolore e possono essere semplicemente spente. Esistono, scrive Mallaby, non dentro un universo morale ma dentro una matrice di ottimizzazione. Da questo punto di vista, si può sostenere che anche il più sofisticato modello di intelligenza artificiale resti soltanto una macchina che esegue operazioni straordinariamente complesse.

Anche il cervello umano è una macchina fisica. È fatto di materia biologica, obbedisce alle leggi della fisica e funziona attraverso impulsi elettrici e processi di elaborazione delle informazioni. «L’idea che la massa molle dentro il cranio contenga un’essenza ineffabile e non programmabile – la coscienza, lo spirito o qualcos’altro – può essere intuitivamente seducente. Ma dal punto di vista analitico è fragile», scrive Mallaby. E più l’intelligenza artificiale migliora, più quella distinzione diventa difficile da difendere. Gli ultimi modelli di IA non si limitano a consultare un gigantesco archivio di frasi e a scegliere meccanicamente quella successiva: costruiscono rappresentazioni matematiche dei concetti e delle loro relazioni, e possono associare parole, idee, emozioni e situazioni anche quando queste non sono mai state esplicitamente collegate nei dati di addestramento. Non significa che siano coscienti. Significa però che l’argomento «la macchina sta solo seguendo delle regole, quindi non può comprendere» diventa sempre meno risolutivo.

Quindi forse non arriveremo mai stabilire con certezza se una macchina abbia una coscienza. La buona notizia è che non abbiamo bisogno di risolvere questo problema per decidere come governarla. E anzi, concentrarsi troppo sulla domanda potrebbe farci perdere di vista quelle che sono già oggi le questioni più urgenti.

La Chiesa, nelle parole di Leone XIV, secondo Mallaby, ha ragione su una cosa fondamentale: l’intelligenza artificiale deve essere regolata. Può amplificare le disuguaglianze economiche, trasformare il mercato del lavoro, modificare il modo in cui impariamo, alterare le relazioni umane e rendere più facile l’uso della forza militare. Può perfino rendere più difficile stabilire chi sia responsabile di una decisione quando una parte crescente del processo viene affidata a una macchina.

Ma il Papa non inquadra per intero lo scenario. Magnifica Humanitas trascura alcuni elementi fondamentali. Ad esempio, invoca una gestione dei dati come «bene comune o condiviso», mentre il problema più urgente dovrebbe essere impedire che i dati vengano sottratti e utilizzati senza autorizzazione. E sul terreno militare l’enciclica afferma che «la decisione di usare la forza letale non può essere delegata a processi opachi o automatizzati», una posizione moralmente comprensibile ma che Mallaby nel suo breve saggio su Foreign Affairs considera difficile da applicare quando le macchine saranno in grado di prendere decisioni sul campo di battaglia più rapidamente e accuratamente degli esseri umani.

Per questo Mallaby trova almeno tre lacune nell’attuale risposta politica all’intelligenza artificiale. La prima lacuna riguarda la proliferazione. Se i modelli di IA più potenti finiranno per essere capaci di compiere attacchi informatici sofisticati, progettare nuove armi biologiche o svolgere altre attività oggi accessibili soltanto a Stati e grandi organizzazioni, il problema non sarà più soltanto chi controlla le aziende che li sviluppano: sarà che cosa succederà quando quelle capacità diventeranno disponibili in tutto il mondo, anche a criminali e terroristi. Per questo servirebbe arrivare a qualcosa di simile a un trattato di non proliferazione nucleare dell’intelligenza artificiale: un accordo internazionale che stabilisca che cosa gli Stati siano disposti a fare quando i modelli più pericolosi non saranno più nelle mani di pochi laboratori.

La seconda lacuna è economica. I sistemi fiscali dei Paesi occidentali sono costruiti anche sull’idea che il capitale serva a rendere più produttivo il lavoro umano. Per questo i governi hanno storicamente tassato il lavoro più del capitale. Ma se l’IA dovesse cominciare a sostituire i lavoratori anziché semplicemente aiutarli, questa impostazione rischierebbe di produrre l’effetto opposto a quello desiderato: tassare pesantemente il lavoro renderebbe infatti ancora più conveniente per le aziende sostituirlo con le macchine, proprio mentre diminuirebbero le entrate fiscali necessarie per sostenere chi perde il proprio impiego. Per ovviare a questo problema si potrebbe spostare una parte della pressione fiscale dal lavoro al capitale, introdurre forme di assicurazione salariale per chi viene sostituito e perfino distribuire ai cittadini una piccola quota della ricchezza generata dalle aziende di intelligenza artificiale.

La terza lacuna è quella che riporta Mallaby al punto da cui era partito: non sappiamo ancora abbastanza di ciò che accade dentro i modelli di intelligenza artificiale. È il problema dell’interpretabilità. I laboratori stanno cercando di capire come le reti neurali arrivino alle loro conclusioni, ma la ricerca è ancora lontana dal fornire una spiegazione completa dei processi interni dei sistemi più avanzati. E qui Mallaby rovescia l’argomento della Chiesa. Magnifica Humanitas sostiene che non possiamo conoscere il pensiero delle macchine perché nelle macchine non c’è un pensiero da conoscere. Ma forse è vero il contrario: se vogliamo controllarle, dobbiamo capire che cosa stanno facendo.

È probabilmente questo il punto più interessante dell’articolo di Foreign Affairs. Possiamo discutere all’infinito se le macchine abbiano una coscienza, ma nel frattempo l’intelligenza artificiale continuerà a entrare nel lavoro, nella finanza, nella guerra e nelle istituzioni. Non serve sapere se abbia un’anima per capire che ha già abbastanza potere da richiedere regole. «Le macchine non entreranno mai nel nostro universo morale – scrive Mallaby in conclusione del suo articolo – ma se gli esseri umani aspirano a controllarle, dobbiamo prima di tutto comprenderle».

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Pulizia etnica anche in Libano

17 August 2026 at 08:19

🔴 L’esercito terrorista di “Israele” continua la sua pulizia etnica nel sud del Libano e, questo sabato, ha cancellato dalla mappa il villaggio di Bani Hayyan, dopo aver posizionato esplosivi in tutte le sue strade.

Man mano che si avvicinano le elezioni parlamentari del 27 ottobre in “Israele”, dobbiamo aspettarci che Netanyahu intensifichi gli attacchi contro Gaza, il Libano e, se ne ha l’opportunità, contro l’Iran o persino la Siria, nel tentativo di evitare una sconfitta elettorale che potrebbe portarlo in prigione.

Attualmente, i sondaggi attribuiscono alla coalizione di Netanyahu solo 53 seggi sui 61 necessari per ottenere la maggioranza, quindi possiamo aspettarci che questo criminale di guerra continui il suo macabro gioco, a cui si è ormai abituato come una droga, di iniziare una guerra per guadagnare popolarità tra una popolazione composta da coloni supremazisti squilibrati.

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Received — 16 August 2026 ⏭ Blondet & Friends

The Sunday Times: droni britannici colpiscono territorio russo in profondità. Londra: «Non temiamo la reazione russa»

16 August 2026 at 16:18

droni britannici colpiscono in profondità nel territorio russo per la prima volta — The Sunday Times

  • L’Ucraina ha utilizzato per la prima volta droni prodotti in Gran Bretagna per attacchi sul territorio russo. I bersagli erano raffinerie di petrolio a Volgograd e Yaroslavl.
  • Il Sunday Times definisce questo un “nuovo stadio nella partnership militare” tra Londra e Kiev.
  • Una fonte di alto livello del Ministero della Difesa britannico ha dichiarato che, con questi attacchi, Londra sta dimostrando a Mosca e ai suoi alleati di non essere più “preoccupata” da una possibile reazione russa.

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Il Cammino Neocatecumenale, cavallo di Troia nella Chiesa

16 August 2026 at 09:10

Mons. Athanasius Schneider, durante un’intervista dello scorso 6 marzo 2016 (il cui testo completo in italiano è su Chiesa e postconcilio), ha parlato anche del Cammino Neocatecumenale.

Original English text: here on Rorate Caeli blog.

Il Cammino Neocatecumenale è una comunità Protestante-Ebraica

Mr. Fülep: mentre la tradizione viene perseguitata, ci sono certi nuovi movimenti moderni che vengono invece sostenuti parecchio. Uno di questi è la comunità di Kiko. Quale è la sua opinione sul Cammino Neocatecumenale?[11]

Mons. Schneider: si tratta di un fenomeno molto triste e complesso. Per dirla apertamente: è un cavallo di Troia nella Chiesa. Li conosco molto bene perché per loro sono stato delegato apostolico per parecchi anni in Kazakhstan, a Karagandà. Ed ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri, e ho letto gli scritti di Kiko, il loro fondatore, per cui li conosco bene. Parlando apertamente, senza diplomazia, dico che il Neocatecumenato è una comunità Protestante-Ebraica[12] all’interno della Chiesa, che di cattolico ha solo la decorazione. L’aspetto più pericoloso riguarda l’Eucarestia, poiché l’Eucarestia è il cuore della Chiesa. Quando il cuore è in pessimo stato, l’intero corpo è in un pessimo stato. Per il Neocatecumenato, l’Eucarestia è principalmente un banchetto fraterno. Quest’attitudine è Protestante, tipicamente Luterana.[13] I neocatecumenali rigettano il concetto e l’insegnamento che l’Eucarestia sia un vero sacrificio. Addirittura affermano che l’insegnamento tradizionale, e il credere che l’Eucarestia sia un sacrificio, sarebbe qualcosa di non cristiano ma pagàno.[14] Questo è completamente assurdo, questo è tipicamente Luterano e Protestante. Durante le loro liturgie eucaristiche trattano il Santissimo Sacramento in una maniera talmente banale, che certe volte è orribile.[15] Si siedono mentre ricevono la Santa Comunione, e disperdono frammenti perché non se ne curano, e dopo la Comunione ballano anziché pregare e adorare Gesù in silenzio. È questo che è realmente mondano, pagàno, naturalistico.

Mr. Fülep: il problema potrebbe non essere solo pratico…

Mons. Schneider: il secondo pericolo è la loro ideologia. L’idea principale del Neocatecumenato, stando al loro fondatore Kiko Argüello, è la seguente: la Chiesa avrebbe avuto una vita ideale solo fino all’epoca di Costantino, nel quarto secolo – solo questa sarebbe stata la vera Chiesa. E con Costantino la Chiesa avrebbe cominciato a degenerare: degenerazione dottrinale, liturgica e morale.[16] E la Chiesa avrebbe raggiunto il peggio di questa degenerazione dottrinale e liturgica nei decreti del Concilio di Trento. In realtà è vero l’esatto contrario di tale opinione: il Concilio di Trento è stato uno dei più alti momenti della storia della Chiesa proprio a causa della chiarezza dottrinale e disciplinare. Secondo Kiko, l’epoca oscura della Chiesa sarebbe durata dal quarto secolo fino al Concilio Vaticano II. Sarebbe stato solo grazie al Vaticano II che la luce sarebbe giunta nella Chiesa. Questa è un’eresia perché vorrebbe insinuare che lo Spirito Santo avrebbe abbandonato la Chiesa. Ed è davvero settario e molto in linea con Martin Lutero, il quale disse che fino a lui stesso la Chiesa era nell’oscurità e che solo attraverso lui stesso la luce sarebbe tornata nella Chiesa. La posizione di Kiko è fondamentalmente uguale, solo che Kiko postula l’epoca oscura della Chiesa da Costantino al Vaticano II. Così i neocatecumenali fraintendono il Concilio Vaticano II. Dicono di essere apostoli del Vaticano II, per giustificare tutte le loro pratiche eretiche e gli insegnamenti eretici. Questo è un grave abuso.

Mr. Fülep: com’è possibile che questa comunità sia stata ufficialmente ammessa dalla Chiesa?

Mons. Schneider: questa è un’altra tragedia. Hanno costituito una potente lobby in Vaticano da almeno trent’anni. E c’è un altro inganno: in molti eventi ostentano ai vescovi parecchi frutti di conversione e molte vocazioni. Molti vescovi sono resi ciechi da tali “frutti”, e non notano gli errori e non li esaminano. I neocatecumenali hanno famiglie con molti figli, ed hanno un alto livello morale nella vita familiare. Questo è certamente un buon risultato, ma c’è anche la pratica esagerata di imporre alle famiglie di avere quanti più figli è possibile. Questo non è salutare. Loro affermano di accettare la Humanae Vitae,[17] e questo è certamente un bene. Ma in fin dei conti è certamente un’illusione, perché ci sono anche moltissimi gruppi Protestanti nel mondo di oggi con un alto livello morale, che hanno anche un gran numero di figli, e che vanno a protestare contro l’ideologia gender e l’omosessualità, e che pure accettano la Humanae Vitae. Per me, perciò, non è un criterio decisivo di verità! Esistono un sacco di comunità Protestanti che convertono tanti peccatori, gente che viveva nei vizi come alcolismo e droga. Per cui i frutti di conversione non li ritengo un criterio decisivo e non inviterei questi buoni gruppi Protestanti a fare apostolato nella mia diocesi. Cosa che è invece l’illusione di tanti vescovi, che sono ammaliati dai cosiddetti frutti.

Mr. Fülep: quanto alla dottrina, quale è la pietra d’inciampo?

Mons. Schneider: è la dottrina sull’Eucarestia. È quella il cuore. È un errore guardare prima ai frutti e poi non preoccuparsi della dottrina e della liturgia. Sono sicuro che verrà il tempo in cui la Chiesa oggettivamente esaminerà questa organizzazione in profondità, senza la pressione delle lobby del Cammino Neocatecumenale, e i loro errori dottrinali e liturgici verranno davvero alla luce.


Note – di Dániel Fülep

[11] Il Cammino Neocatecumenale (talvolta detto “neocatecumenato”) è un’organizzazione dedita alla formazione religiosa dei fedeli. È stato fondato a Madrid nel 1964 da Kiko Argüello and Carmen Hernández.

[12] Le comunità neocatecumenali mescolano nella liturgia della Chiesa elementi Protestanti ed Ebraici.

[13] Il movimento neocatecumenale per lungo tempo ha desiderato ricevere dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti l’approvazione dei propri abusi liturgici. Ma in seguito a consultazioni con la Congregazione, fu il Pontificio Consiglio per i Laici ad approvare prima lo Statuto e poi il Direttorio Catechetico e le pratiche non liturgiche. Il decreto del 20 gennaio 2012, infatti, non ha nulla a che vedere con le “innovazioni” liturgiche del Cammino Neocatecumenale, che dovrebbero essere immediatamente terminate perché sono contro le leggi universali della Chiesa e contro la pratica della Chiesa.

“Prima Comunione” neocatecumenale:
l’Eucarestia trattata come se fosse uno snack

[14] Il Concilio di Trento (1545–1563) dichiarò come dogma di fede, in opposizione alla concezione Protestante, che il Sacrificio della Santa Messa comprende un elemento propiziatorio (Enchiridion Symbolorum Denzinger-Schönmetzer, nr. 1743, 1753, cioè la sess. XXII, in particolare il cap. II). Il sacrificio è stato ordinato da Cristo stesso. Non è semplicemente commemorazione, glorificazione e rendimento di grazie, ma un vero sacrificio propiziatorio per i vivi e per i defunti. Tuttavia il fatto che la Messa è un vero sacrificio non significa che deve essere ripetuto esattamente il sacrificio di Cristo: la Chiesa non trasforma il sacrificio di Cristo in un sacrificio umano pagano. Il sacrificio della Santa Messa non è la replica del sacrificio della Croce, ma è l’unico sacrificio di Cristo reso presente sotto i segni sacramentali. In questo senso è “commemorazione”, in cui la realtà del sacramento stesso è presente (DS 1740). Cristo è lo stesso sacerdote nella Santa Messa così come sulla croce (DS 1743).

[15] La liturgia del Cammino Neocatecumenale non segue l’Ordinamento Generale del Messale Romano, né le altre norme liturgiche, ma contiene delle proprie “innovazioni”. La pratica liturgica del Cammino è zeppa di abusi: infatti il Vaticano ha richiamato il movimento neocatecumenale su problemi quali le omelie dei laici durante la Messa, il ballo dei fedeli durante la liturgia, il fatto di star seduti durante la ricezione della Santa Comunione, il passarsi di mano in mano un enorme calice col sangue di Cristo… Le norme sulla musica sacra vengono totalmente ignorate. Un altro problema è che il Cammino separa i fedeli dalla parrocchia e dalla Chiesa: la Santa Messa domenicale, già piena di abusi, viene celebrata di sabato sera come “messa privata” della comunità neocatecumenale, tipicamente non in chiesa ma in un posto profano, come le salette comunitarie.

[16] Il 13 giugno 313 Costantino promulgò l’Editto di Milano che terminò le persecuzioni dei cristiani e riconobbe il cristianesimo come una religione lecita nell’impero romano. Nel 315 terminò anche l’uso delle esecuzioni mediante crocifissione, e garantì alla Chiesa tutti i privilegi di cui già godevano le religioni pagane. Nel 321 Costantino dichiarò festivo il giorno della domenica. In qualità di monarca assoluto, permise lo stabilirsi di una base istituzionale per la Chiesa in tutto l’impero a partire dal 324: la struttura istituzionale della Chiesa e il suo rafforzarsi nel campo sociale e politico, così come l’alleanza fra trono e altare, vennero considerati dai Protestanti come una vittoria del paganesimo.

[17] La Humanae vitae è un’enciclica di Paolo VI promulgata il 25 giugno 1968 in cui viene riaffermato l’insegnamento tradizionale della Chiesa Cattolica riguardo l’amore coniugale, la paternità responsabile e il rifiuto di pressoché tutte le forme di controllo delle nascite.

147 commenti:

  1. Giova ricordare che il Kazakhstan era un tempo una delle terre che Kiko vantava come successi spaziali, delle sue missio ad gentes. La presentava come una terra completamente scristianizzata, e quindi le famiglie come eroi martiri.
    Mi ricordo che nella mia immaginazione le famiglie vivevano nella steppa a fare catechesi in una capanna. Ovviamente anche in quel caso erano “invitati” dal vescovo.
    Menzogne, menzogne, menzogne! Ora di scopre che il più importante vescovo e Cardinale del Kazakhstan invece è giunto esattamente alle stesse conclusioni di tutti quelli che onestamente hanno giudicato il cammino.
    Voce forte e chiara c che nomina le cose col loro nome r senza mezzi termini. Altro che il Papa li ha approvati!!

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  2. Insomma, mons. Schneider afferma le stesse cose che in tanti su questo blog – in primis coloro che hanno dato vita allo stesso – pensano e dicono. E dice due cose abbastanza gravi, che anch’io ho avuto modo di evidenziare: 1) Che i NC sono fondamentalmente potenti economicamente, e per questo sono “accettati” dalla Chiesa; 2) Che la Chiesa stessa non ha mai veramente analizzato questo movimento e i suoi documenti. E il secondo punto, a mio parere, è più grave del primo, perché da questo discendono tutti i problemi che il CNC ha creato e continua a creare!

    Rispondi

  3. ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri
    Ecco un altro cardinale che ha celebrato Messa con i neocatecumenali eppure decisamente NON li approva.
    Direi che questa intervista possa essere citata ogniqualvolta (locuzione non casuale!) l’aver celebrato l’eucaristia nc da parte di un qualsiasi prelato venga propagandato come una adesione de facto alla loro liturgia ed in generale al cammino.

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  4. L’intervista non è tanto importante per i neocatecumenali, per loro è solo un altro faraone. I Kiko-bots che hanno annegato il cervello nel Kiko Arguello Kool Aid non faranno un alzata di sopracciglio, forse i dubbiosi: è importante per tutti i cattolici che non conoscono il cammino.
    Per me è una splendida intervista, che conferma in pieno tutto quello che diciamo e conferma la scelta che ho fatto.
    Grazie al cardinale che non ha paura di andare la voce contro i lupi!

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  5. Una intervista che coglie i punti salienti della questione neocatecumenale, in primo luogo l’Eucarestia. La “participatio actuosa” per il fedele del Cammino è diventata attività indispensabile ai fini del Miracolo Eucaristico temporizzato (il Signore che “passa” come nella Merkavah) per consentire il passaggio dalla morte alla vita del neocatecumenale. Concezione ribadita dal balletto, che perlomeno dal punto di vista simbolico è parte integrante del rito NC.

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Received — 15 August 2026 ⏭ Blondet & Friends

I bassi livelli dell’acqua mettono sotto pressione l’approvvigionamento elettrico europeo, mentre l’energia solare raggiunge livelli record.

15 August 2026 at 16:48

I bassi livelli idrici stanno mettendo sotto pressione le centrali idroelettriche e nucleari in Europa, causando carenze regionali di elettricità. Allo stesso tempo, l’energia solare sta raggiungendo livelli record. Tuttavia, i prezzi aumentano bruscamente nelle ore serali a causa della mancanza di capacità di accumulo e della flessibilità della domanda.

immagine principale dell'articolo

Livelli idrici estremamente bassi sul Reno: il letto del fiume è visibile presso la fortezza di Pfalzgrafenstein.

Foto: Boris Roessler/dpa

Tempo di lettura : 6 minuti.


In breve:

  • I bassi livelli dell’acqua stanno avendo ripercussioni sulla fornitura di energia elettrica: le centrali idroelettriche e nucleari di diversi paesi europei hanno dovuto ridurre o sospendere temporaneamente la produzione.
  • L’energia solare raggiunge livelli record: a giugno e luglio, l’energia solare ha coperto circa il 25% della produzione di elettricità nell’UE.
  • Il problema persiste nelle ore serali: mentre l’energia solare mantiene bassi i prezzi durante il giorno, questi possono aumentare significativamente al mattino e alla sera. Ember chiede pertanto un maggiore accumulo di energia, l’espansione della rete e un consumo di elettricità più flessibile.

Secondo le previsioni, l’ondata di caldo dominerà nuovamente il clima in Germania sabato 15 agosto, prima di un periodo di calma e qualche pioggia previsto per la prossima settimana. I bassi livelli dell’acqua, aggravati dal caldo e dalla siccità, minacciano inoltre di incidere sui prezzi dell’energia elettrica. Poiché le centrali idroelettriche e nucleari in diversi paesi hanno ridotto o sospeso temporaneamente la loro attività, si è verificata una significativa carenza di elettricità in alcune zone.

I bassi livelli dell’acqua mettono sotto pressione le centrali elettriche convenzionali.

Secondo il servizio di informazione specializzato Montel, la produzione di energia elettrica da centrali idroelettriche a flusso continuo è diminuita significativamente rispetto all’estate dell’anno precedente. In Svizzera si parla di un calo del 26%, mentre in Austria addirittura del 46%. Lo scorso anno, l’energia idroelettrica rappresentava circa il 56% del fabbisogno energetico svizzero, mentre in Austria si attestava intorno al 45% nel giugno 2026.
Giovedì, la Romania ha chiuso la sua unica centrale nucleare a Cernavodă, raffreddata con l’acqua del Danubio. L’Ungheria, dopo aver chiuso la centrale nucleare di Paks, si è trovata improvvisamente a dover soddisfare il 50% del proprio fabbisogno energetico con fonti alternative. Anche i fiumi in Italia hanno raggiunto livelli minimi storici.
Il think tank Ember Energy, con sede a Bruxelles, conclude nel suo ultimo rapporto che la produzione di energia idroelettrica in tutta l’UE è stata limitata per mesi. Nei mesi di maggio, giugno e luglio, ha raggiunto il livello più basso degli ultimi dieci anni. Oltre il 90% dell’energia idroelettrica dell’UE è prodotta in otto paesi; sette di questi hanno prodotto meno energia idroelettrica a luglio rispetto alla media del periodo 2021-2025.

L’energia solare si stabilizza, ma i prezzi continuano a fluttuare.

Il think tank, che promuove un approvvigionamento elettrico basato su energie rinnovabili, ha pubblicato a metà agosto il suo rapporto “L’energia solare aiuta la rete elettrica europea a resistere al caldo estremo” . Il rapporto esamina l’impatto dei mesi secchi e caldi di giugno e luglio sulla fornitura di energia elettrica in Europa. Secondo il rapporto, la domanda di elettricità è aumentata del 28% nelle giornate particolarmente calde.
Allo stesso tempo, la produzione proveniente da fonti chiave come l’energia idroelettrica e le centrali termoelettriche ha subito un calo significativo. Ciò è stato particolarmente vero nelle aree in cui il raffreddamento poteva risultare problematico a causa dei bassi livelli e delle alte temperature dell’acqua. L’energia idroelettrica è stata particolarmente colpita.
Il rapporto sottolinea come l’energia solare si sia dimostrata un supporto cruciale in questa situazione. In Francia e Ungheria, la produzione di elettricità da energia solare è stata in media superiore del 17% rispetto ai livelli normali. Anche la Spagna ha registrato un aumento del 5%. Nell’intera UE, la produzione di energia solare ha raggiunto i 52 terawattora a giugno e i 55 terawattora a luglio, entrambi nuovi massimi storici.

Prezzi dell’elettricità negativi, soprattutto nelle ore centrali della giornata: i costi schizzano alle stelle la sera.

In questi due mesi, l’energia solare ha coperto circa il 25% della produzione di elettricità nell’UE. Tuttavia, non tutti i terawattora di elettricità generati da fonti solari sono stati effettivamente utilizzati. Il numero totale di ore con prezzi dell’elettricità negativi nella prima metà del 2026 è risultato superiore, in un gruppo di confronto composto da diversi paesi dell’UE, tra cui Francia, Germania, Spagna e Polonia, rispetto all’intero anno precedente.
Almeno in Germania, il numero di ore con prezzi negativi è diminuito da 389 a 299 nei primi sei mesi dell’anno, rispetto al 2025. Ciò è anche una conseguenza dell’aumento del 20% delle restrizioni commerciali.
L’andamento giornaliero dei prezzi ha mostrato costantemente un modello chiaro. A causa dell’elevata produzione di energia solare, il prezzo scendeva regolarmente in modo significativo intorno a mezzogiorno. I prezzi negativi si verificavano principalmente nei fine settimana e nei giorni festivi soleggiati, tra le 11:00 e le 16:00. Il prezzo più basso registrato in borsa a luglio è stato quindi di -1,5 centesimi per kilowattora. Nelle ore del mattino e della sera, tuttavia, il prezzo risaliva bruscamente, raggiungendo un massimo di 35,24 centesimi.

Bassi livelli idrici come test di stress per l’approvvigionamento energetico

Sta diventando sempre più evidente che l’energia solare è una delle fonti di approvvigionamento energetico più importanti, soprattutto durante il giorno nelle calde giornate estive. Tuttavia, si verifica un deficit di approvvigionamento nelle ore serali, quando il sole tramonta, i condizionatori continuano a funzionare e le centrali elettriche convenzionali sono limitate a causa dei bassi livelli dell’acqua.
Dal punto di vista di Ember Energy, la semplice costruzione di impianti di energia rinnovabile ancora più grandi non è sufficiente a risolvere il problema strutturale. Piuttosto, la necessità risiede nello stoccaggio tramite batterie e nella gestione della domanda, nonché in una maggiore flessibilità del sistema elettrico in generale. Una maggiore produzione di energia solare ed eolica è di scarsa utilità se non è accompagnata da un ampliamento dei sistemi di stoccaggio, da infrastrutture di rete più efficienti e da una domanda flessibile.

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Papa Leone nomina un Massone…..

15 August 2026 at 16:36

✈️➡️ t.me/SaDefenza

CITTÀ DEL VATICANO (LifeSiteNews) — Papa Leone ha nominato uno storico, il cui nome compare ripetutamente nei registri massonici, a far parte di una commissione storica vaticana. Il 13 agosto, Papa Leone XIV ha nominato Umberto Longo — direttore dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e docente di storia medievale presso l’Università Sapienza di Roma — membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche.

La nomina giunge nonostante le prove documentali che lo collegano alla Massoneria, tra cui registri del Rito Scozzese Antico ed Accettato e la successiva partecipazione di Longo a eventi organizzati nell’ambito della principale loggia massonica italiana, il Grande Oriente d’Italia (GOI). Il 9 febbraio 2019, ad esempio, Longo ha partecipato al convegno “Dio e Popolo. Repubblica Romana. 170 anni d’amore”, organizzato a Roma dal GOI e dal Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili del Lazio. Il video dell’evento — aperto da Giuseppe Bramucci, Maestro Massone — ne documenta visivamente l’intervento; in particolare, Longo ha tenuto una conferenza dal titolo “L’eredità della Repubblica Romana”.

La Repubblica Romana del 1849 fu profondamente influenzata dagli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità diffusisi in Europa dopo l’Illuminismo e la Rivoluzione francese, e nacque da un sentimento di ostilità verso il Pontefice romano. I leader della Repubblica — tra cui Giuseppe Mazzini — erano in gran parte massoni e condividevano con la tradizione massonica una visione di rigenerazione morale e civile dell’umanità, fondata sulla ragione e sulla fratellanza universale anziché sull’autorità religiosa.

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Received — 14 August 2026 ⏭ Blondet & Friends

L’eclissi, la folla, la massa

14 August 2026 at 20:17

Esterno giorno, una città qualunque, otto e venti del mattino, dodici agosto. Mentre il termometro digitale della superstite tripperia – unica concessione alla modernità di un negozio sopravvissuto al passato –  segna trentadue gradi, l’amico edicolante allarga le braccia. Il quotidiano locale è già esaurito: offriva gli occhialini per osservare l’eclissi senza danni. Altrove qualche bagarino dell’astronomia coglie l’occasione vendendo gli stessi visori procurati chissà dove, presumibilmente assai poco adatti a proteggere la retina. Vince sempre la forma merce, giudizio su se stessa ( Gunther Anders, L’uomo è antiquato).

La stessa città, esterno sera. In ogni punto considerato favorevole all’avvistamento dell’eclissi , si affollano persone accaldate di ogni età; quasi tutti inforcano le strane lenti colorate, fotografano se stessi con il telefonino, inviano orgogliosi alle reti sociali le immagini, in attesa del posizionamento della luna dinanzi al sole. Pochi autentici appassionati, con cannocchiali e altri strumenti, attendono il fenomeno astronomico con vero interesse, probabilmente infastiditi dalla folla. Anzi, dalla massa. In realtà non succede quasi nulla, il cielo non diventa nero e pochi hanno visto qualcosa di memorabile. Molti saranno rimasti delusi : lo spettacolo non è stato all’altezza delle aspettative. Assai meglio gli effetti speciali cinematografici. Che importa: potranno dire “io c’ero”, tutto documentato- salvo backup– dalle foto scattate con lo smartphone.

Fenomeni come le eclissi non destano il mio interesse – lo confesso con una certa vergogna- e non sono stato mai attratto dalle stelle cadenti che la fantasia popolare chiamava lacrime di San Lorenzo. Forse perché quei brevi momenti cosmici portano alla riflessione che sgomenta : l’immensità del creato, le sue leggi immutabili, la risibile piccolezza e caducità dell’ homo sapiens. Non penso siano stati molti a pensare in termini analoghi: meglio così, meglio non sfogliare il libro dell’inquietudine e lasciarsi vivere. Un numero incalcolabile di contemporanei – gli altri sono una trascurabile minoranza – ha la sindrome più ridicola dell’uomo ridicolo. E’ la paura di perdersi qualcosa- l’acronimo FOMO in americanese  ( fear of missing out). Dilaga tra i più giovani, ma avanza inesorabile anche tra gli adulti. Anche l’eclissi, fenomeno cosmico, è un’occasione di presenza, l’ illusione di vivere un’esperienza, un’emozione ( parole svuotate di significato) o semplicemente di “esserci”, grottesca banalizzazione del dasein di Heidegger .

Non più protagonista e nemmeno comparsa, l’uomo-massa si accontenta di essere spettatore, con il naso all’insù e gli occhialini da esibire sulle reti sociali in attesa del “mi piace” e dell’invidia degli assenti. Massa, non folla. La prima si forma quasi casualmente, non ha nulla in comune, è formata da atomi solitari temporaneamente riuniti nella stesso luogo, come a Ferragosto sulle spiagge o in autostrada sotto il sole. La folla, al contrario, nasce, si riunisce, ha una sua psicologia, non è massa casuale, informe carnaio. Le immagini spiegano tutto con immediatezza perfino quando sono un prodotto dell’intelligenza artificiale. Circola una rappresentazione in due quadri. Il primo mostra , nel giorno dell’eclissi, una massa umana con il volto all’insù e gli occhiali mentre indica l’eclissi. Nel secondo , con la didascalia “la gente ogni giorno”, la stessa massa ha le spalle curve e gli  occhi sul telefonino ; ignora il cielo pieno di aerei che producono scie chimiche. Sono gli stessi, colti in due momenti dell’esistenza gregaria , omologata, programmata dal potere.   In un’epoca dominata dalla feroce competizione tra immagini e suoni, nonché dalla saturazione di stimoli visivi, perfino un’ eclissi appare deludente. Tutto qui? ci chiediamo. Eppure, la gente si sente dire che deve assolutamente vederla; così affronta code per procurarsi quegli occhialini ridicoli, suda e soffre sotto il sole  implacabile, parzialmente e momentaneamente nascosto dalla bianca luna.

L’eclissi finisce per diventare uno di quei romanzi “assolutamente da leggere” o film “imperdibili”, che risultano poi deludenti. Eppure la massa corre verso i luoghi più spettacolari non per contemplarli, ma per immortalare se stessa col telefonino e postarli come fondali su Instagram (esiste qualcosa che rovini una meraviglia più del banalizzarla in un reel?) ed accetta disciplinata l’impellente necessità di assistere a un fenomeno che la farebbe sbadigliare se trasmesso su uno schermo. Non posso fare a meno di pensare alle code per vaccinarsi. Leggo post furibondi che chiedono che cosa aspettiamo a ribellarci, agire e reagire contro un potere che fa ciò che vuole con disprezzo per la gente comune. Come può una massa ribellarsi , quando si mette in fila per comprare occhialini di cartone per vedere qualcosa di cui non le importerebbe granché, se non glielo avessero imposto per giorni ? Coazione per ripetizione del messaggio, l’abc della comunicazione.

Perché ci tengono così tanto a farci vedere questa benedetta eclissi? Sembra strano che insistano per uno spettacolo gratuito. Oscar Wilde diceva che nessuno dà valore a un tramonto perché nessuno paga per vederlo. Le eclissi sono come i tramonti: non si fa il biglietto. Si paga, però, per proteggersi da potenziali danni agli occhi; un rischio che si potrebbe evitare gratuitamente guardando per terra. Molti incauti sono finiti dall’oculista. La parte più bella è il momento in cui il giorno si trasforma brevemente, improvvisamente, in notte; la cosa interessante da fare, in quel frangente, sarebbe guardarsi intorno, eppure nessuno lo fa: non sono le istruzioni della TV e tutti vogliono sfruttare quegli occhialini che non resisteranno fino alla prossima eclissi.

Semplicemente, il potere si accerta – guadagnandoci sopra – che i popoli si siano trasformati in masse addomesticate, dopo essere state provvisoriamente folle. Lo capì per primo Gustave Le Bon, prontamente imitato da Walter Lippman ( “ L’ opinione pubblica”), Edward Bernays ( “Propaganda”) e oggi dal possente apparato di psicologia sociale al servizio del potere. Ecco l’ultimo capoverso di Psicologia delle folle di Le Bon: [ Il popolo] diventa nient’altro che un pulviscolo di individui isolati e ritorna a ciò che era al punto di partenza: una folla, senza consistenza e senza futuro. La plebe è sovrana e i barbari avanzano. La civiltà può sembrare ancora splendente perché conserva la facciata esterna creata da un lungo passato, ma in realtà è un edificio mangiato dai vermi che nulla sostiene più e che crollerà alla prima tempesta. Passare dalla barbarie alla civiltà inseguendo un sogno, per poi declinare e morire non  appena quel sogno ha perduto la sua consistenza: questo è il ciclo di vita di un popolo”. Eclissi definitiva.

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OLANDA: gli agricoltori contro il programma-fame della UE

14 August 2026 at 07:54

Florian Philippot (@f_philippot)

Lingua originale: francese

I contadini olandesi assaltano le strade del paese! (cfr video ) Nel loro mirino: l’UE!

La sua agenda « Natura 2000 » che impone una riduzione massiccia delle superfici agricole e del bestiame dei paesi dell’UE, in nome del clima, e in realtà per fare spazio agli accordi di libero scambio che firma! (Mercosur, India, Australia, Ucraina,…)

A fine giugno, il governo olandese ha presentato un testo per trasporre nel paese questa imposizione europeista. Da inizio agosto, i contadini gli rispondono con una mobilitazione massiccia: trattori in massa, blocchi, mobilitazione della popolazione, e bandiera nazionale ovunque! L’ultima volta, i contadini olandesi hanno ottenuto la caduta del governo. Ora serve la caduta dell’UE. Contadini francesi: coraggio! Viva il NEXIT

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Received — 13 August 2026 ⏭ Blondet & Friends

Qual è la credibilità dottrinale e l’autorità morale del Cardinale Fernández?

13 August 2026 at 17:25

Fonte: FSSPX Attualità

Il 2 luglio 2026, il Cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha firmato il decreto di “scomunica” contro i vescovi consacranti e quelli già consacrati il ​​giorno precedente a Écône. È ironico vedere questo decreto firmato da un prelato che, il 27 gennaio, durante la sessione plenaria del suo dicastero, aveva invocato “umiltà intellettuale, spirituale e teologica”.

In quell’occasione, aveva denunciato “l’assolutizzazione della ragione personale o di certi criteri morali che potrebbero condurre a gravi abusi”. Tra gli esempi citati figuravano l’Inquisizione, le guerre mondiali e l’Olocausto… Questo monito viene ora respinto dal cardinale argentino, ma solo perché implica la scomunica di duemila anni di Tradizione. Su InfoVaticana, il 6 luglio, Pedro Gómez Carrizo sostiene che il decreto firmato dal cardinale Fernández rappresenta soprattutto il fallimento di Leone XIV. Esprime giustamente la sua indignazione: “Che una figura del genere possa sostenere la scomunica in nome della purezza della comunione ecclesiale è semplicemente il colmo dell’assurdità. È il colmo dell’assurdità perché uno degli aspetti che più distingue gli scomunicati da coloro che li scomunicano è che i primi denunciano proprio come i secondi abbiano svuotato di significato le proprie azioni”. In altre parole: quanto insensate siano diventate le loro azioni.

E per specificare cosa è diventata oggi la Dottrina della Fede, di cui il Cardinale Fernández è responsabile: “La dottrina è poco più di un rapporto redatto da un gruppo di lavoro, sempre dipendente dal contesto; la morale si è gradualmente dissolta in questa misericordia senza giudizio che accompagna il peccatore, avendo cura di non metterlo a disagio; la liturgia soffre da decenni di creatività parrocchiale; la Germania tenta da anni lo scisma a piccoli passi, e il Partito Comunista Cinese ordina vescovi; la Curia mette i cardinali al servizio delle suore prefette, mentre le coppie omosessuali vengono benedette a condizione che non preghino in latino; la cura pastorale non consiste più nel condurre le anime alla verità, ma nel ricoprire la pillola dottrinale fino a nasconderla completamente, e la sinodalità ha permesso che antiche eresie rinascano, splendenti, appena uscite da una sessione di brainstorming”.

Pedro Gómez Carrizo pone la domanda che tutti si pongono: “Come può Roma pretendere che la sua scomunica venga presa sul serio, dopo essersi prodigata per dimostrare che tutto, o quasi tutto, può essere sfumato, contestualizzato, negoziato, tollerato, reinterpretato o benedetto da una nota a piè di pagina [un’allusione ad Amoris Laetitia, dove la comunione per i cattolici divorziati e risposati è permessa con una semplice nota a piè di pagina]? È Roma stessa che, per decenni, ha svalutato il linguaggio con cui ora pretende di giudicare. Non dovrebbe sorprendersi che la sua teologia ‘liquida’ non stia facendo impressione”. “In breve”, ha proseguito, “Roma ha creato eccezioni a destra e a manca per i casi più inaccettabili, ma ha eretto una barriera insormontabile di fronte a Écône. Questa ‘selettività delle eccezioni’ tradisce le carenze dell’autorità: con la Germania, tutto è un processo; con Écône, è una barriera assoluta. La Chiesa post-conciliare ha finalmente scoperto che l’inferno non è vuoto, ma vi vede solo i seguaci di mons. Lefebvre. A questi bambini è la sola pietra che viene data quando chiedono il pane”.

Poi, Pedro Gómez Carrizo si è rivolto a colui per il quale il cardinale Fernández firmò questo decreto, Leone XIV: “Volendo presentarsi come garante della comunione, Papa Prevost si è ritrovato erede di un’autorità sperperata. Ha ereditato una Roma abituata a tollerare l’intollerabile e, dopo aver affidato questo delicato compito all’uomo che simboleggia la peggiore deviazione dottrinale, scelse di rispondere a Écône con il gesto più severo, sebbene le sue stesse parole fossero già state pubblicamente ignorate”.

“Senza ristabilire l’ordine, si è reso conto di non averlo imposto. Se la firma è di Tucho [il soprannome confidenziale del cardinale Fernández], il fallimento è di Leone XIV. […] Dimostrare la forza del potere è facile, ma non sembra essere il modo migliore per riconquistare la propria autorità”. Ciò che non è altrettanto facile è convincere la gente che questa preoccupazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X sia nata da un’intollerabile indisciplina e non da un’autentica e santa necessità, appagata per la gloria di Dio, per il bene delle anime e per la santificazione dei suoi membri e fedeli, ora scomunicati o ingiustamente minacciati di scomunica.

Uno sguardo retrospettivo alla dottrina eterodossa del Prefetto della Dottrina della Fede

Per comprendere appieno la natura paradossale – per non dire aberrante – di un decreto di scomunica dfirmato dal Cardinale Fernández, è utile ripercorrere alcuni momenti della sua carriera, iniziata sotto Francesco e fedelmente proseguita sotto Leone XIV.

Quando fu nominato a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede nel 2023 da Francesco, il blog argentino The Wanderer ricordò opportunamente un’omelia di Tucho in cui dichiarava: “Senza rendersene conto, la Chiesa ha sviluppato per secoli una dottrina piena di classificazioni che affermava: a) solo i battezzati che sono nella grazia di Dio possono ricevere la comunione e coloro che sono in stato di peccato mortale no; b) solo coloro che si pentono dei loro peccati ed esprimono l’intenzione di cambiare vita possono ricevere l’assoluzione sacramentale. Questa è una cosa terribile… Ma per fortuna questo è accaduto in passato, e ora c’è Papa Francesco”. Questa clemenza ‘pastorale’ si applica a tutti (todos, come ha detto Francesco)… eccetto i sacerdoti e i fedeli della Tradizione.

Il cardinale Fernández sapeva perfettamente cosa si aspettasse da lui Papa Francesco, poiché lo aveva chiarito al momento della sua nomina a capo del Dicastero per la Fede, in una lettera datata 1° luglio 2023, che rappresenta una vera e propria dichiarazione d’intenti: “Il dicastero che presiederete in passato ha fatto ricorso a metodi immorali. Erano tempi in cui, anziché promuovere la conoscenza teologica, si perseguivano possibili errori dottrinali. Ciò che mi aspetto da voi è senza dubbio molto diverso”. —Ad eccezione dei cosiddetti cattolici “preconciliari”…

L’autore segreto di Amoris Laetitia e Fiducia Suplicans

Tucho deve tutto a Francesco, di cui è stato penna obbediente – persino servile – in Amoris Laetitia (19 marzo 2016), che autorizza la comunione ai cattolici divorziati e risposati caso per caso, e in Fiducia Suplicans (18 dicembre 2023), che permette la benedizione delle coppie omosessuali e irregolari.

Un dettaglio che non è sfuggito agli osservatori più attenti a Roma: la penna nascosta di Francesco non solo ha scritto gran parte di Amoris Laetitia, ma ha anche incluso interi passaggi dei suoi stessi articoli, in particolare sulla questione dei cattolici divorziati e risposati. In breve, il Papa ha copiato Tucho, e Tucho ha copiato se stesso.

Ancor prima che Francesco salisse al soglio pontificio, Bergoglio stava pensando e Fernández stava scrivendo. Nel 2007, il documento finale dell’assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Latinoamericana (CELAM) ad Aparecida, di cui il cardinale Bergoglio fu responsabile, rivela questa stretta collaborazione.

Da Papa, Francesco vi ha fatto riferimento in diverse occasioni, esprimendo persino il suo entusiasmo: ogni volta che veniva menzionata la parola Aparecida, lasciava intendere di considerare questo documento il suo più importante risultato programmatico. È importante sapere che il documento di Aparecida fu redatto da Fernández, naturalmente secondo i desideri e le direttive di Bergoglio.

Lo zelo di Tucho era evidente anche in anticipo: nel 2018, Francesco nominò Fernández arcivescovo di La Plata, la seconda sede episcopale più grande dell’Argentina. Uno dei suoi primi atti fu la sospensione del motu proprio Summorum Pontificum nella sua diocesi. Non ne diede una vera e propria motivazione. Il suo approccio si può riassumere in una frase: “I cattolici non hanno bisogno del rito tradizionale e la Chiesa non ha bisogno di cattolici legati alla Tradizione”.

Nel luglio 2021, Francesco abrogherà il motu proprio Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II [1988] e il Summorum Pontificum di Benedetto XVI [2007], sostituendoli con Traditionis Custodes, che limita drasticamente la celebrazione della Messa tradizionale. Il cardinale argentino aveva semplicemente anticipato la decisione, pianificata da tempo, del papa argentino.

Un autore controverso

Il prelato, scrittore nell’ombra, non firmava i documenti del suo padrone e benefattore; tuttavia, ha firmato due opere scandalose che ha accuratamente rimosso dalla sua biografia ufficiale: Sáname con tu boca: El arte de besar [Guariscimi con la bocca: L’arte del bacio, 1995]. Un libro che gli valse il soprannome di Besuqueiro [Il Baciatore], e che Tucho stesso presentò così:

“Vi racconterò cosa provano le persone quando si baciano”. Per farlo, ho parlato a lungo con molte persone che hanno una vasta esperienza in questo campo, e anche con molti giovani che stanno imparando a baciare a modo loro… Spero che queste pagine vi aiutino a baciare meglio, che vi motivino a liberare il meglio di voi stessi in un bacio…

Un’altra opera omessa dalla sua voce bio-bibliografica: La pasión mística: espiritualidad y sensualidad [Passione mistica: spiritualità e sensualità, 1988]. Questa esposizione sulle esperienze mistico-sensuali valse al suo autore un altro soprannome: Tucho besame mucho [Tucho, baciami tanto, un riferimento al tango composto dalla pianista messicana Consuelo Velázquez, nel 1932].

Sotto la veste di temi “spirituali”, il libro offre un’analisi meticolosa delle estasi non mistiche, sia maschili che femminili, e arriva persino a legittimare le relazioni omosessuali, affermando che non sono un peccato. Ad esempio, afferma: “Questo non significa, ad esempio, che un omosessuale cesserà necessariamente di essere omosessuale. Ricordiamo che la grazia di Dio può coesistere con le debolezze e anche con i peccati, quando vi è un condizionamento molto forte. In questo caso, la persona può compiere azioni oggettivamente peccaminose, ma non essere colpevole e non perdere la grazia di Dio.” [p. 80]

In altre parole, gli omosessuali possono commettere atti oggettivamente peccaminosi, ma non sono colpevoli. Qui troviamo già un’allusione a ciò che verrà trovato in Fiducia supplicans: le relazioni omosessuali, sebbene oggettivamente peccaminose, non sono necessariamente colpevoli. Questa è l’opinione del Prefetto del Dicastero della Fede, difensore dell’ortodossia cattolica.

Sostenitore della “moralità graduale”, Tucho ha affermato: “Il matrimonio cristiano è un ideale bellissimo, ma quando parliamo di gradualismo intendiamo che dobbiamo tenere conto della realtà concreta di coloro che non possono raggiungere questo ideale, e dobbiamo quindi ricordare quella categoria del ‘bene possibile’ evocata da Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, alla quale dobbiamo aspirare anche a costo di sporcarci le mani nel fango della strada”.

Come osserva con buon senso The Wanderer: “La teologia di Tucho sembra confusa. La grazia non si acquisisce gradualmente: o la si ottiene o non la si ottiene; o la si possiede o non la si possiede; o la si trova o la si perde. Un cristiano è o in stato di grazia o in stato di peccato. La teologia cattolica non ha mai affermato che si possa essere progressivamente in stato di grazia: mezza grazia o un quarto di grazia non sono misure comuni, nemmeno oggi”.

Sul quotidiano argentino La Nación, Tucho predica una società più “inclusiva” sotto la bandiera dell’uguaglianza: non guardiamo alle idee, agli orientamenti sessuali. Fratelli tutti! Siamo tutti fratelli… “In altri tempi”, conclude The Wanderer, “queste tesi avrebbero condotto il loro autore direttamente alla deposizione. Nelle circostanze attuali, lo hanno condotto direttamente alla cattedra di custode della dottrina cattolica”.

Pertanto, come possiamo non porci queste domande sul Cardinale Fernández: perché è Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede? Come può Leone XIV mantenerlo in questa posizione? Quando verrà destituito?

(Fonti: InfoVaticana/Wanderer/Aldo Maria Valli/DICI n°471 – FSSPX.Actualités)

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La Cina supera il blocco di Hormuz via rotta artica

13 August 2026 at 08:41

LA CINA INIZIA A SPEDIRE MERCI IN EUROPA ATTRAVERSO LA ROTTA MARITTIMA ARTICA

Notizie importanti per il commercio globale: la Cina sta lanciando la prima rotta regolare di container attraverso le acque artiche della Rotta Marittima Artica. Lo scioglimento dei ghiacci negli ultimi anni ha reso questa1 forma di trasporto molto promettente. Si prevede che le navi cinesi raggiungano l’Europa in soli 20 giorni,rispetto ai 40 giorni necessari attraverso il Canale di Suez. Inoltre,questa rotta tradizionale non è attualmente del tutto sicura.

Quali sono i vantaggi per noi? In primo luogo, grazie alla sua posizione geografica e alla flotta di rompighiaccio più potente al mondo, la Russia è l’unico paese in grado di scortare i convogli marittimi lungo la Rotta Marittima Artica. Di conseguenza, ha ogni diritto di addebitare tariffe di transito. I proventi potrebbero essere utilizzati per lo sviluppo dell’Artico russo, compresi gli impianti militari per proteggerlo. Molti esperti prevedono che, nel prossimo futuro, inizierà una competizione tra la Russia e altri paesi artici per le risorse del nord.

https://twitter.com/angel_nowar/status/2087331300969451875

✈️➡️ t.me/SaDefenza

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Received — 12 August 2026 ⏭ Blondet & Friends

Espropriazione di proprietà private in caso di guerra: l’esercito norvegese informa 13.500 cittadini

12 August 2026 at 17:13

In Norvegia, le forze armate si stanno preparando a una potenziale emergenza: nei prossimi giorni, circa 13.500 cittadini riceveranno lettere dall’esercito. Queste lettere riguardano la possibile espropriazione di beni privati ​​in caso di emergenza nazionale.

immagine principale dell'articolo

Un soldato durante un’esercitazione militare in Norvegia. (Immagine simbolica)

Foto: Leon Neal/Getty Images


In breve:

  • Le forze armate norvegesi stanno informando 13.500 proprietari di immobili sulle possibili azioni da intraprendere in caso di emergenza.
  • I beni interessati includono immobili , veicoli , macchinari , imbarcazioni e altri beni .
  • Il contesto è caratterizzato da una situazione di sicurezza tesa dal punto di vista militare .
  • Normative simili esistono anche in Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Nei prossimi giorni, circa 13.500 persone in Norvegia riceveranno una lettera dall’esercito del Paese. Le lettere informano i proprietari di determinati immobili, veicoli, macchinari, imbarcazioni o altri beni rilevanti di una possibile requisizione preliminare.
Ciò significa che le forze armate considerano questi beni militarmente utili in caso di crisi e si riservano il diritto di confiscarli se necessario. Secondo l’esercito norvegese, le potenziali confische hanno lo scopo di garantire che “le forze armate abbiano accesso alle risorse necessarie per la difesa del Paese in una situazione di guerra”.

Il database delle risorse in Norvegia viene aggiornato annualmente.

In tempo di pace, queste lettere sono prive di significato. Inoltre, il loro utilizzo in caso di emergenza non garantisce automaticamente l’accesso alle risorse. Tuttavia, come riporta Euronews, le forze armate mantengono un database di risorse che viene aggiornato annualmente. L’esercito collabora strettamente con i singoli comuni per la gestione di questo database.
Il capo dell’organizzazione logistica militare, Anders Jernberg, spiega che la Norvegia si trova “nella situazione di sicurezza più grave dalla Seconda Guerra Mondiale”. Pertanto, la preparazione a crisi di sicurezza o persino a una guerra ha assunto un’importanza drammatica.
Le informazioni relative al reclamo sono valide per un anno; teoricamente, l’interesse di politica di sicurezza potrebbe cessare di esistere dopo tale periodo. Sebbene non si parli esplicitamente di risarcimento, lo si può presumere in caso di espropriazione per ragioni storiche. Dopotutto, durante la Seconda Guerra Mondiale , gli occupanti tedeschi in Norvegia risarcirono i privati ​​cittadini colpiti per i beni confiscati al fine di minimizzare il risentimento pubblico. Di conseguenza, è presumibile che le aspettative nei confronti del proprio governo siano più elevate.

Come la Germania e altri paesi regolamentano il diritto di accesso dell’esercito alle proprietà in caso di guerra.

L’articolo 115c della Legge fondamentale disciplina la giurisdizione e le procedure in caso di dichiarazione dello stato di difesa da parte del Bundestag con una maggioranza di due terzi. La Legge fondamentale prevede una base giuridica e un risarcimento in caso di espropriazione. La legge deve essere approvata dal Bundesrat.
Altri paesi dispongono di meccanismi simili per l’espropriazione dei beni in caso di difesa.
In Gran Bretagna, il Defence of the Realm Act regolamentò la requisizione e il risarcimento in caso di guerra durante la Prima Guerra Mondiale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il governo requisì terreni, edifici e siti industriali sulla base del Defence Regulations e dell’Emergency Powers Act.
Negli Stati Uniti, l’esproprio di proprietà si basa sul principio dell’esproprio per pubblica utilità . Questo principio è stato storicamente applicato sia dalle autorità militari che da quelle civili. Nei casi urgenti, non è richiesto alcun preavviso. Il risarcimento è obbligatorio.

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Successi economici?

12 August 2026 at 17:09

[12/08/2026 17:52] Maurizio Blondet: SUCCESSI ECONOMICI?

Sta girando come una trottola un post che mostra come l’Italia sia oggi la quarta “potenza esportatrice” al mondo.

Export 2025: 643 miliardi di euro, quarti dietro Cina, USA e Germania. Surplus commerciale: +50,7 miliardi.

Frotte di amici di Giorgia si spellano le mani per spiegare che, vedete, il declino è storia vecchia, “la nave va”.

Ora, qualcuno si potrebbe chiedere come mai a questo trionfo faccia riscontro una crescita 2025 dello 0,5%, confermata per il 2026.

Un interessante confronto è che per le prime 3 posizioni la Cina è cresciuta del 5% , gli USA del 2,1%, mentre la Germania ha fatto persino peggio di noi (+ 0,2%).

Ora, non è che ci compiacciamo del declino, giuro.

Sarei il primo a felicitarmi se questo fosse il segno di una reale inversione di tendenza.

Purtroppo è la solita pubblicità ingannevole.

Ovviamente una valutazione isolata dell’export non è un indice della salute economica di un paese.

Anche laddove fosse abbinata ad una grande crescita del PIL, da sola sarebbe una soluzione mercantilista che è fragile e di breve respiro (basta qualunque turbativa dei traffici (pandemie, guerre, dazi protezionistici – cito a caso) e il collasso è immediato.

Se però la crescita dell’export fosse abbinata ad una crescita dei salari e dunque del mercato interno, sarebbe comunque una buona notizia.

Ma così non è. Il mercato interno italiano è morto, i salari sono gli unici diminuiti negli ultimi vent’anni in Europa (e proprio questo facilita le esportazioni.)

A ciò si deve aggiungere che parlare di esportazioni italiane non vuol dire ancora quasi niente (e, se è per questo, neanche parlare di crescita del Prodotto Interno Lordo).

Infatti ciò che viene registrato è l’esportazione di merci prodotte in Italia, ma spesso la proprietà delle industrie produttrici è estera, francese, tedesca, olandese, ecc. Di conseguenza gli introiti della vendita all’estero rappresentano un beneficio in termini di profitto soprattutto per proprietari collocati fuori d’Italia. (Questo è quanto succede in molti paesi del Terzo Mondo, dove a fronte di crescite bandanzose del PIL, la ricchezza interna non cresce.)

Andrea Zhok

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Trump riduce i vaccini ai bambini

12 August 2026 at 07:26

La l’executive Order su AUTISMO che ha firmato il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump per risolvere la grave epidemia di Autismo negli Stati Uniti.

Le considerazioni espresse sono importanti e cambiano radicalmente il protocollo vaccinale pediatrico americano:

  • in passato si facevano meno vaccini e i casi di autismo erano decisamente inferiori
  • il Dipartimento della salute sta studiando con una ricerca scientifica mirata le cause dell’autismo
  • la realtà è che i vaccini negli ultimi anni sono aumentati e c’è una epidemia di autismo
  • il nuovo protocollo proposto è stato ridotto fortemente ridotto eliminando 55 dosi vaccinali
  • il vaccino dell’epatite B non dovrà effettuato prima dei 14-15 anni
  • il protocollo che andrà in vigore negli Stati Uniti rispetta comunque le garanzie vaccinali sui vaccini
  • il vaccino MM R non potrà essere più inoculato con effetto combinato, ma con singole inoculazioni per evitare l’effetto esplosione all’interno del corpo del bimbo che può creare danni
  • saranno contrastate anche a livello legale tutti gli Stati che non consentono le esenzioni vaccinali per motivi religiosi o altro
  • va garantita la libertà vaccinale, perché sono i genitori che decidono dei propri figli
  • non è previsto più l’obbligo vaccinale per l’iscrizione a scuola.

TUTTO QUESTO È BUON SENSO!

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