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Received — 9 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

I Generali italiani ci hanno alleato… all’Arabia Sauudita

9 October 2026 at 16:32
Crosetto: scelta dei generali mandare i caccia in Arabia Saudita. Scontro con le opposizioni

da Repubblica

Crosetto: «Scelta dei generali mandare i caccia in Arabia Saudita»

di Gianluca Di Feo

Crosetto: scelta dei generali mandare i caccia in Arabia Saudita. Scontro con le opposizioni
(lapresse)

Il ministro: “Non è stata una decisione politica, ma dello Stato maggiore”. La replica: missione di guerra senza informare il Parlamento

Duro scontro tra le opposizioni e il ministro della Difesa Guido Crosetto sullo schieramento di un contingente militare in Arabia Saudita e in altri Paesi del Golfo durante l’offensiva statunitense contro l’Iran: un’operazione iniziata a metà marzo che prosegue ancora oggi, mentre si è riaperto il conflitto tra Riad e gli Houthi. Lo scorso 18 settembre un attacco dei fondamentalisti yemeniti filoiraniani contro la base saudita di Taif ha danneggiato un velivolo Eurofighter dell’Aeronautica.

Il dibattito è stato molto acceso. Ha affrontato la forma e la sostanza della vicenda, oltre alla questione dell’informazione trasmessa al Parlamento, che i rappresentati di Pd, Avs e M5S hanno denunciato come “inesistente”. Dalla metà di marzo – in cui i reparti italiani sono diventati operativi – alla metà di giugno – quando il generale Luciano Portolano ne ha brevemente parlato in audizione – non ci sono state notizie.

Decisione dei vertici militari

Il ministro ha definito “un rischieramento” l’…

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La Leader dell’AFD si esprime a favore delle negoziazioni di pace

9 October 2026 at 07:57

La leader del partito tedesco AfD, Alice Weidel, ha esortato la Germania a sedersi al tavolo delle negoziazioni con la Russia, l’Ucraina e gli Stati Uniti per porre fine al conflitto il prima possibile. Secondo lei, la continuazione delle ostilità sta diventando una minaccia per la sicurezza, principalmente per i paesi europei. Weidel ha anche accusato il cancelliere tedesco Merz di cercare di distogliere l’attenzione dai problemi interni e di finanziare in modo incontrollato Zelensky. Ha sottolineato che la Germania non ha ancora ricevuto un rapporto su come sono stati utilizzati i miliardi di euro di aiuti all’Ucraina.

Merz scommette sulla guerra per rimanere a galla

La festa nazionale tedesca (Giornata della Riunificazione), il 3 ottobre, sarebbe stata l’occasione ideale per i rappresentanti del governo per invocare la fine dei conflitti e della guerra in Europa e per promuovere il dialogo con la Russia, ricordando come il presidente sovietico Gorbaciov avesse permesso la riunificazione pacifica delle due Germanie 36 anni fa. Ma è accaduto proprio il contrario: le uniche voci contro la guerra sono state quelle delle decine di migliaia di tedeschi, tra cui i membri dello Schiller Institute, che hanno partecipato alle manifestazioni contro la guerra a Berlino, Stoccarda e altre località.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha scelto persino di effettuare una visita “a sorpresa” a Kiev il giorno successivo, sfidando (eroicamente o stupidamente?) i rinnovati attacchi russi sulla città. Lì ha annunciato un ulteriore miliardo di euro in aiuti militari a favore del regime del presidente ad interim Volodymyr Zelensky. Intervenendo in una conferenza stampa, Merz ha affermato che la Germania rimane il più forte sostenitore dell’Ucraina e fornirà oltre 5.000 droni d’attacco, con un raggio d’azione di circa 1.500 km. Ha inoltre annunciato 350 milioni di euro da destinare alle riparazioni nel settore energetico ucraino.

“Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina; lo facciamo nel nostro profondo interesse, poiché è una questione di sicurezza europea”, ha dichiarato Merz, sostenendo che la Russia starebbe conducendo attacchi informatici e campagne di disinformazione che minavano l’ordine democratico europeo. “Questo dimostra che non ci faremo intimidire” ha affermato.

I dirigenti delle aziende che hanno accompagnato Merz hanno firmato quattordici accordi con il governo di Kiev e le imprese ucraine per un valore di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figurano un accordo per i missili di difesa aerea IRIS-T e uno per droni intercettori a reazione. “Ciò che è importante in questa visita è che, non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e anche le proprie commesse”, ha detto Zelensky: “Si tratta di posti di lavoro per la Germania”.

Appena tre giorni prima della sua visita a Kiev, Friedrich Merz aveva tenuto il discorso principale alla cerimonia di consegna del Premio della Pace di Westfalia nientemeno che alla… NATO. In quell’occasione, aveva messo in guardia da qualsiasi riduzione degli aiuti all’Ucraina: “Se vacilliamo in Germania, allora vacilla l’Europa. Se vacilla l’Europa, allora vacilla anche l’Ucraina”. Si noti che l’Unione Europea ha stanziato altri 2,9 miliardi di euro in aiuti a sostegno dello sforzo bellico dell’Ucraina contro la Russia.

La popolarità del cancelliere Merz è indubbiamente più alta negli ambienti corrotti di Kiev e in quelli della NATO che in Germania. Secondo il sondaggio Infratest-Dimap, pubblicato il 2 ottobre, il tasso di approvazione personale di Merz è di un misero 10%, contro un 88% di insoddisfazione. Un sondaggio Insa del 5 ottobre mostra inoltre che il numero di coloro che voterebbero per la CDU-CSU di Merz è sceso al 17,5% a livello nazionale, mentre l’AfD si attesta al 30,5% (il dato relativo all’SPD, l’altro partner della coalizione di governo, è sceso al 14,5%.). Merz è, politicamente parlando, un morto che cammina.

Portati in guerra… dall’Estonia

L’Estonia avverte che la NATO potrebbe bloccare l’accesso della Russia al Golfo di Finlandia in poche ore. In caso di attacco russo a un paese NATO, l’alleanza, insieme all’Estonia e alla Finlandia, potrebbe chiudere l’accesso di Mosca al Mar Baltico attraverso il Golfo di Finlandia in poche ore, ha dichiarato il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna. Secondo lui, ciò creerebbe una crisi “esistenziale” per Mosca, poiché oltre il 60% delle esportazioni di petrolio russe transita attraverso questa rotta, e le navi viaggiano anche verso Kaliningrad. Allo stesso tempo, lo stesso ministro riconosce che al momento non ci sono segni di un attacco russo in preparazione contro la NATO.

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Received — 8 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

🔴 NATO a Kiev con tutti i 32 paesi: un’altra grave provicazione contro Mosca

8 October 2026 at 18:11
Foto d 'archivio - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Comitato militare della NATO, massimo organo militare dell’Alleanza, è arrivato a Kiev guidato dall’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, con i rappresentanti di tutti i 32 Paesi membri.

Non una visita di cortesia, ma un messaggio politico-militare diretto alla Russia. Del resto, perché l’intero vertice militare della NATO si reca ufficialmente in un Paese che non appartiene all’Alleanza?

I colloqui con lo Stato maggiore ucraino riguardano la situazione al fronte, le esigenze operative e il futuro sostegno militare a Kiev. Altro che diplomazia: si discute di guerra, armamenti e strategie contro Mosca.

Intanto proseguono le esercitazioni NATO nei pressi di Kaliningrad, l’Estonia rafforza gli schieramenti vicino al confine russo e l’Alleanza approfondisce il proprio coinvolgimento militare in Ucraina.

Sono queste le condizioni per arrivare a un negoziato? O si sta deliberatamente alimentando un’escalation che rischia di far saltare ogni possibilità di pace?

La questione è sempre più inquietante: il nemico dal quale guardarci le spalle non è la Russia, ma chi continua ad alimentare le condizioni per uno scontro diretto con Mosca.

La Nato: ‘In Italia un’esercitazione nucleare, senza armi reali’

Prenderà il via il 13 ottobre. L’Aeronautica: “Non è legata a crisi o sviluppi del momento”
ROMA, 08 ottobre 2026, 18:13

Redazione ANSA

L’esercitazione Steadfast Noon che si terrà in Italia sarà “nucleare”.Lo ha spiegato la responsabile della politica nucleare della Nato, Nassima Barrows, incontrando un gruppo di media tra i quali l’ANSA. Nell’esercitazione non vengono impiegate armi nucleari reali, ma resta fondamentale addestrarsi secondo gli elevati standard richiesti da una missione di questo tipo. È quindi essenziale garantire sia la disciplina che la capacità di collaborare per la difesa collettiva, di cui la missione nucleare costituisce una componente di grande importanza”, ha precisato il colonnello David Bull, Capo delle operazioni nucleari dell’Alleanza.

“Nell’esercitazione, che quest’anno prenderà il via il 13 ottobre, non è previsto l’impiego di alcun armamento reale: le attività sono esclusivamente finalizzate a verificare procedure, coordinamento e standard di sicurezza tra le forze alleate. Pianificata da tempo, Steadfast Noon si svolge secondo la programmazione ordinaria e di routine dell’Alleanza e non è legata a specifiche crisi o agli sviluppi internazionali del momento“. Lo comunica l’Aeronautica militare italiana.

Sull’esercitazione alcuni parlamentari hanno subito annunciato un’interrogazione, ipotizzando che fosse dedicata all’impiego delle armi nucleari statunitensi schierate in Europa.

L’attività addestrativa annuale e programmata, che si svolgerà nell’arco di una settimana, è volta – viene ancora spiegato nella nota – a mantenere la preparazione delle capacità e delle procedure che contribuiscono alla deterrenza e alla difesa dell’Alleanza. L’esercitazione rientra nell’ambito della cornice di difesa strategica integrata della Nato, cui l’Italia partecipa in quanto Paese membro dell’Alleanza fin dal 1949. L’Italia ha ospitato l’esercitazione già sei volte: nel 2010, nel 2013, nel 2014, nel 2018, nel 2021 e nel 2023.

li Stati Uniti hanno ceduto alle pressioni dell’UE sull’Ucraina, afferma Lavrov
Mosca ha “accettato pienamente” la proposta di pace statunitense presentata al vertice di Anchorage, ma l’Europa ha fatto deragliare il processo, ha affermato il massimo diplomatico russo
Gli Stati Uniti hanno ceduto alle pressioni dell’UE, che si è apertamente vantata di aver minato gli accordi di Anchorage e li ha dichiarati “sepolti”, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

Il massimo diplomatico ha rilasciato queste dichiarazioni mercoledì 7 ottobre, durante una conferenza stampa tenutasi al termine di una riunione ministeriale della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).

Lavrov ha ribadito la posizione di Mosca, secondo cui l’iniziativa di Anchorage è stata in definitiva fatta fallire dalle nazioni europee.

“La nostra coscienza è pulita, senza contare che abbiamo accettato pienamente la proposta degli Stati Uniti lo scorso anno ad agosto, presentata durante il vertice… in Alaska”, ha dichiarato.

“Non è colpa nostra se gli americani non sono riusciti a resistere alla pressione sfacciata e senza precedenti esercitata dall’Europa, che in seguito dichiarò con orgoglio di aver seppellito Anchorage”.

Lo scorso anno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ospitato il suo omologo russo Vladimir Putin ad Anchorage, in Alaska, e i due leader hanno raggiunto un’intesa su come risolvere il conflitto in Ucraina. Mentre Mosca ha descritto l’esito del vertice come un “accordo”, nonostante alcune “sfumature” ancora da definire, Washington ha ripetutamente contestato tale interpretazione. Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva precedentemente affermato che “in Alaska c’era stata una proposta, ma non un accordo”.

Secondo Lavrov, gli accordi di Anchorage furono infine compromessi nei mesi successivi dai leader dell’UE e del Regno Unito. Durante il vertice del G7 a Evian a giugno scorso, il presidente francese Emmanuel Macron dichiarò apertamente che Anchorage era stato “sepolto”.

Sebbene gli Stati Uniti abbiano mostrato un impegno sempre minore nei confronti degli “accordi”, Trump non ha mai dichiarato esplicitamente la fine di tale quadro. Il mese scorso, Washington ha tentato di rilanciare i negoziati tra Russia e Ucraina, ma il processo si è nuovamente bloccato a causa dei continui attacchi a lungo raggio di Mosca e Kiev. Secondo Lavrov, la Russia aveva acconsentito a un incontro trilaterale con l’Ucraina, proposto da Washington, che si sarebbe dovuto tenere dopo le recenti elezioni parlamentari russe. Kiev, tuttavia, ha attivamente cercato di interrompere le votazioni e ha lanciato un massiccio attacco mentre le operazioni di voto erano in corso.

“Abbiamo chiarito che, in queste circostanze, vogliamo sapere esattamente quali proposte presenteranno i negoziatori di [Vladimir] Zelensky. Questo è molto importante per noi e la parte americana ha accolto le nostre argomentazioni con comprensione”, ha aggiunto il ministro.

https://swentr.site/russia/646907-us-eu-pressure-anchorage/

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La morte per Vincolo Esterno (UE)

8 October 2026 at 08:03

Gilberto Trombetta
@Gitro77

Rispetto al primo semestre precedente all’adozione dell’euro (1998), la produzione industriale italiana è crollata del 20,2%.

Rispetto al primo semestre precedente alla vittoria del Governo Meloni (2022), il crollo è stato 6,4%.

Dall’introduzione dell’euro la Spagna ha perso il 10% della produzione industriale, la Francia il 5%, la Grecia il 9%. La Germania ha invece guadagnato il 15%, ma rispetto al picco del 2018 ha già perso il 16%. Un capolavoro, non c’è che dire.

Prof Michele Geraci, fmr Undersecretary of State
@michele_geraci

Quando l’Europa sarà socialmente ed economicamente devastata, con l‘aggiunta di un rischio serio di guerra contro una potenza nucleare, la Russia che non ci ha fatto nulla, un nemico immaginario creato attraverso un complotto congiunto tra politici giornalisti e osservatori, non tutti sia chiaro ma molti, e comunque abbastanza per farvi credere che il vero pericolo per l’Italia sia la Russia che potrebbe invadere Enna per rubare le risorse agricole, il grano ed altro dalla Sicilia.

Dicevo, quando le cose andranno veramente male, ricordatevi di chiedervi:

  1. ma perché siamo entrati in guerra contro la Russia?
  2. com’è che paesi ricchi di cultura e storia si sono ridotti a essere gestito da tale mediocrità?
  3. cosa può fare un cittadino nella nostra apparente democrazia per quindi decidere di potersi scegliere i propri leader? Hint: nulla

https://twitter.com/michele_geraci/status/2107057270832156830/video/1

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Received — 7 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Gli investimenti nell’IA non rendono: una immensa bolla

7 October 2026 at 17:24

Le cosiddette aziende di Intelligenza Artificiale continuano a far parlare di sé. L’enfasi mediatica che le circonda non è giustificata dal valore che apportano alla società.

Rappresentano un pericolo per il benessere economico.

Il denaro investito – e tuttora investito – in queste realtà è sprecato; i potenziali ritorni non ne giustificano l’esborso.

Ho già sostenuto questa tesi in un precedente articolo:

Non c’è alcuna giustificazione – se non l’hype – per gli attuali investimenti nell’IA – MoA, 26 agosto 2026

Le valutazioni di mercato sbandierate da queste aziende e le centinaia di miliardi investiti in data center per mantenerle operative appaiono assurde se confrontate con i potenziali ricavi che potrebbero generare.

Immaginiamo un prodotto talmente valido da spingere ogni famiglia del Nord America e dell’Europa a spendere circa 20 dollari al mese per utilizzarlo. Si tratterebbe di 400 milioni di famiglie, per un fatturato complessivo di 48 miliardi di dollari l’anno. Una cifra irrisoria se paragonata ai circa 1.100 miliardi di dollari (1,1 trilioni) di contratti stipulati da OpenAI e Anthropic con Microsoft, Amazon e Oracle per la potenza di calcolo attuale e futura.

Non esiste alcun prodotto basato sull’IA all’orizzonte (al di là del clamore mediatico) né alcun flusso di ricavi in ​​grado di giustificare investimenti di tale portata.

Anche BCA Research (via Ed Zitron) concorda:

Per giustificare le spese in conto capitale (capex), le aziende di IA potrebbero dover generare, in ultima analisi, ricavi per 10.000 miliardi di dollari l’anno. Senza un massiccio incremento della crescita della produttività, un simile obiettivo sarà difficilissimo da raggiungere.

Gli investimenti in capitale attualmente destinati a LLM e IA sono del tutto sproporzionati rispetto ai potenziali ricavi futuri. Si tratta di denaro sprecato.

Un recente articolo di Greg Ip sul Wall Street Journal conferma la mia analisi:

L’America spenderà il 9% del PIL in IA? Il settore ci conta (versione archiviata) – WSJ, 2 ottobre 2026

Chi crede nel boom dell’intelligenza artificiale dovrebbe esaminare con attenzione questa cifra: il 9% del PIL. È questa la cifra che le aziende e i consumatori americani dovrebbero arrivare a spendere ogni anno per i servizi di società come Anthropic e OpenAI, al fine di giustificare le somme ingenti attualmente investite in questa tecnologia.

È plausibile che gli americani spendano per questa singola tecnologia una quota del proprio reddito pari a quella destinata al cibo? Circa il doppio di quanto la nazione spende per tutte le forme di energia o per l’insieme di computer e software? Sette volte la spesa complessiva dei consumatori per servizi telefonici, di streaming e internet?

È lecito essere scettici.

Quel 9% è il risultato di un semplice calcolo: quanto è stato e sarà investito nell’IA e quale ritorno è necessario generare per giustificare tale investimento.

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Non credo nelle istituzioni

7 October 2026 at 13:15

Non credo nelle istituzioni perché le osservo all’opera. Due esempi recentissimi: la procura della repubblica di Roma, la pubblica accusa, ha chiesto l’archiviazione per i responsabili dell’attacco alla sede dell’associazione Pro Vita. Il gentile slogan dei buontemponi assalitori era: “i Provita si chiudono col fuoco, ma con i provita dentro, sennò è troppo poco”. Detto fatto, dopo aver spaccato una vetrina hanno lanciato all’interno una bottiglia incendiaria che non ha prodotto danni eccessivi per puro caso. Ragazzate, non meritano di essere processati, dice la magistratura addetta all’accusa. Inutile citare analoghe situazioni di segno opposto trattate diversamente. So per esperienza che la neutralità delle istituzioni – vanto del pensiero liberale – è, nel migliore dei casi, un racconto per ingenui . Ora sappiamo che si può assaltare impunemente la sede del movimento Provita. Delizie della democrazia. Nel frattempo si accumulano notizie di condotte sconcertanti del prestigioso Ris, braccio scientifico dei Carabinieri, che avrebbe nascosto esiti d’analisi e indirizzato le indagini contro l’allora indiziato del delitto di Garlasco del 2007.

Mi indigno senza stupirmi. Ho conosciuto per diretta esperienza l’apparato pubblico; so quanto conti fare carriera, essere dalla parte dei superiori senza porre domande , spesso ignorando gli interessi e i diritti di chi – malcapitato – si trovava nel mirino dei detentori di un potere delegato. Nulla di nuovo; la differenza rispetto al passato è che non si rispettano più nemmeno le forme. Conta, come in ogni ambito della società, il successo a ogni costo, l’avanzamento, la pubblica esibizione. Alcune categorie di funzionari pubblici, come i magistrati, hanno conquistato un potere immenso , frutto di effetti perversi del cosiddetto “stato di diritto “ e della debolezza della politica.

Lo Stato liberale non è affatto tale rispetto al diritto di parola, riunione e associazione. In molte città le attività di movimenti o soggetti sgraditi alla galassia progressista vengono sistematicamente spostate o impedite dal semplice annuncio della mobilitazione di minoranze facinorose dotate evidentemente di coperture importanti. Tutto questo sotto un governo autodefinito di centrodestra. Poliziotti e cittadini che si difendono dalle aggressioni sono processati e spesso condannati. Le istituzioni di ordine pubblico sono svuotate di funzioni. Ordini professionali come quello dei medici hanno mostrato in tempo di pandemia di essere al servizio del potere. Non pochi sanitari lavorano attivamente per impedire il rimpatrio di immigrati irregolari attraverso certificazioni “dubbie”, unico aggettivo per evitare denunce: un altro dono della finta libertà.

L’elenco potrebbe continuare, ma il nocciolo della questione è che le istituzioni sono al servizio del potere e sempre più spesso alibi e privilegio di chi ne fa parte. Parole come democrazia e diritto diventano vuote, maschere, espedienti per far tacere chi non è d’accordo o semplicemente chiede spiegazioni. Dovremmo forse credere all’istituzione per eccellenza, il parlamento, che promulga una legge elettorale truffaldina, con capilista bloccati e preferenze solo a candidati in gran parte privi della possibilità di essere eletti? E’ la classe politica dominante di ogni orientamento a scegliere gli elettori, piazzando i fedeli nei collegi considerati sicuri, non il contrario. Addirittura indegno è il sistema della raccolta delle firme a sostegno delle candidature . Sono esentati i gruppi già presenti in Parlamento – lo ius primae noctis dei feudatari politici – mentre a tutti gli altri sono imposte centinaia di migliaia di sottoscrizioni certificate. Finora non possono abolire le elezioni, ma sono bravissimi a neutralizzarne gli effetti.

Quasi nessun atto della vita quotidiana, nessun diritto può essere esercitato concretamente se non si possiedono e si sanno utilizzare apparati artificiali. Districarsi tra app ed operazioni obbligatoriamente online è un altro segno dell’inimicizia delle istituzioni verso noi sudditi. E’ probabilmente contrario all’articolo 3 della costituzione ( la più bella del mondo, beninteso …) ma a chi ricorrere, giacché le istituzioni dette di garanzia sono presidiate dai più alti funzionari del sistema? La persona onesta, oggi più di ieri, è indifesa dinanzi a un potere nemico. Ernst Juenger esortava a “passare al bosco”, ossia a prendere atto dell’impossibilità di cambiare le cose dall’interno. Oggi è peggio: la potenza della tecnologia ci raggiunge ovunque. Impossibile vivere senza nulla chiedere ma anche senza essere inseguiti dagli infiniti obblighi, dalle regole e dalle trappole del sistema, vigilate da istituzioni ostili, che inverano le conclusioni di Michel Foucault: sorvegliare e punire all’interno di un dispositivo di potere sulla vita.

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La Guerra Illegale di I$r@ele ai Giornalisti. Cancella le Prove di Crimini di Guerra a G@z@.

7 October 2026 at 08:01
Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione di quanto si sta perpetrando a Gaza e in Cisgiordania con la complicità attivat di gran parte dell’Occidente, e in particolare del nostro governo, e di altri settori politici affiliati alla lobby israeliana. Buona lettura e condivisione.

§§§

Il promo è questa schermata ricavata da Threads:

***

Poi c’è questo post di Jewish Voice for Peace, pubblicato su Instagram. Non dimentichiamo che Israele ha finora proibito alla stampa internazionale, a dispetto di innumerevoli richieste, di accedere a Gaza. 

 

Credete ai giornalisti palestinesi.

La scorsa settimana, mentre l’esercito israeliano continuava a uccidere giornalisti a Gaza, ha affermato che 170 dei giornalisti palestinesi che aveva ucciso erano “terroristi che si facevano passare per giornalisti”. Tuttavia, per la maggior parte di quelli elencati, non esiste alcuna prova per sostenere l’affermazione – nemmeno prove fabbricate.

L’analista politico palestinese @muhammadshehada ha esaminato ogni inserzione nella lista della propaganda dell’esercito israeliano e ha scoperto che per “la stragrande maggioranza di quelli elencati, l’IDF non presenta ALCUNA prova credibile. In la maggior parte di loro, le loro pagine sono letteralmente vuote”.

Mercoledì scorsa, un attacco israeliano ha ucciso il giornalista palestinese Mohammed Abdul Aziz al-Najjar, portando il numero di giornalisti uccisi dall’esercito israeliano a 263 a Gaza e 21 in Libano.

L’esercito israeliano conosce esattamente chi sta prendendo di mira: i giornalisti che espongono i suoi crimini di guerra a Gaza. Ecco perché cerca di farli tacere.
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JVP Action, la nostra organizzazione 501c4, ora agisce come JVP; JVP Lab, la nostra organizzazione 501c3, continua separatamente e rimane focalizzata sul nostro lavoro educativo e culturale non partigiano.

***

E poi c’è questo post su Instagram di Nouvelle Aube:

Indagine allarmante: Israele sta costruendo basi militari sulle rovine di Gaza, cancellando le prove di crimini di guerra e saccheggiando i corpi dei dispersi.

Secondo le analisi delle immagini satellitari pubblicate da CBC News e confermate da Forensic Architecture:

  • I bulldozzer e le escavatori dell’esercito israeliano stanno levigando e levigando vecchie quartiere residenziali distrutte per installare posti militari avanzati.
  • Le operazioni vengono eseguite senza rimuovere o identificare i migliaia di corpi intrappolati sotto le rovine, distruggendo la speranza delle famiglie di lamentarsi.
  • Sono stati segnalati oltre 2.000 casi simili in tutta l’incrocio palestinese.
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Verso il razionamento dei carburanti

7 October 2026 at 07:52

Le riserve di petrolio nei paesi occidentali sono quasi esaurite in mezzo al conflitto con l’Iran. L’agenzia di stampa Bloomberg ha citato Russell Hardy, CEO del più grande trader indipendente di petrolio Vitol: “Nell’Occidente, non ci sono più riserve che possano essere vendute. Abbiamo venduto tutto.” Secondo Hardy, la situazione è particolarmente tesa con i prodotti petroliferi, e il deficit di riserve persisterà probabilmente.

qui la tabella:

https://twitter.com/SprinterPress/status/2107552775555174766?s=20

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Received — 6 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Francia e Spagna, due crisi parallele

6 October 2026 at 13:02

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, dicevano gli irresistibili Blue Brothers . Così sta capitando in Francia e Spagna, solo che i duri – chi governa il sistema – tirano i fili senza entrare direttamente in campo.  Nei due paesi sono in corso prove tecniche di rivolta preventiva della sinistra radicale, aizzata dai padroni del progressismo internazionale ( Soros in testa), contro la probabile vittoria elettorale di forze politiche nazionaliste e liberalconservatrici ora all’opposizione. In Francia si eleggerà in aprile il nuovo presidente e la favorita è Marine Le Pen. In Spagna il governo Frankenstein di socialisti e sinistra radicale, appoggiato da tutte le forze separatiste di destra, centro e sinistra, è a fine corsa tra scandali, corruzione, impopolarità, incapacità di bloccare l’invasione di immigrati nell’exclave di Ceuta, fomentata dal Marocco. Pedro Sànchez, idolo appannato dei progressisti nostrani, ha dovuto anticipare il voto al 29 novembre prossimo.

L’oligarchia dominante non gradisce governi definiti di destra, benché riesca poi a controllarli agevolmente, come dimostra il caso italiano. Tuttavia abbandona senza rimpianti i suoi referenti progressisti quando hanno esaurito il loro compito, ovvero- è il caso di Francia e Spagna – nel momento in cui l’impopolarità è troppo evidente. In Francia tenteranno forse di lanciare in extremis nella corsa presidenziale un diverso Macron al posto dello spremuto marito di Madame Brigitte. In Spagna riusciranno a infiltrare senza difficoltà il probabile governo di centrodestra. Nel frattempo soffiano sul fuoco delle piazze. In Francia è in corso una rivolta delle scuole, i cui protagonisti sono prevalentemente giovani di origine immigrata. Gli incidenti, come è tradizione transalpina, sono pesanti: centinaia di scuole occupate o bruciate, un numero incalcolabile di insegnanti picchiati, qualcuno ferito con acidi o lanciafiamme artigianali, violenze di strada. Il tutto senza che il governo sappia (o voglia) risolvere la questione. Il partito di ultrasinistra La France Insoumise dell’ex ministro socialista Mélenchon getta benzina sul fuoco , cercando di estendere la rivolta al diffuso scontento sociale e tentando la saldatura con il tessuto islamista delle periferie e con le comunità immigrate. Probabilmente neppure i capi religiosi sono in grado di tenere a bada orde di giovani nordafricani animati da un mix di nichilismo distruttivo e dal desiderio selvaggio di saccheggio consumista.

La bomba sociale avverte preventivamente Marine Le Pen e il suo delfino Jordan Bardella: se vincerete le elezioni, vi aspetta il peggio. Intanto la macchina del fango sistemica è al lavoro; accusa di antisemitismo non le orde magrebine, ma Bardella.  La sensazione è che non sia più contenibile il malessere, l’odio dei “nuovi francesi” per la république che non hanno scelto, che non li sa più assimilare ( sono troppi)  e li respinge nei fatti nonostante le magniloquenti promesse. Sarà essenziale la scelta di campo di vari poteri forti: l’ apparato pubblico, l’alta borghesia industriale e finanziaria, la numerosa, potente comunità israelitica, la massoneria che storicamente ha espresso tutti i presidenti tranne il generale De Gaulle.  Per ora, sono aizzati i risentiti, i rivendicativi, le minoranze sociali violente.

Il caso spagnolo è ancora più rivelatore, intriso di cinico sfruttamento di problemi reali.  Il governo e il suo capo sono circondati dal discredito, sepolti dai fischi, inseguiti da inchieste che hanno portato in carcere vari ex ministri, distrutto la reputazione del padre nobile Zapatero, mentre è in attesa di processo la moglie del premier.  Il cambio di governo è nell’aria, specie dopo l’indecorosa gestione dell’invasione della città di Ceuta. La carta disperata scelta per uscire dall’angolo- Sànchez è un abile equilibrista – è il “caso Maricarmen”. L’anziana Marìa del Carmen Abascal è stata sfrattata dalla casa in cui viveva da oltre cinquant’anni. Una vicenda triste, certamente, ma la signora occupava un alloggio di centoquaranta metri quadrati nel centralissimo quartiere madrileno del Retiro, pagando solo cinquecento euro al mese. Immediata è stata la reazione demagogica del governo, che ha scatenato la folla contro i “fondi avvoltoio”. Peccato che Maricarmen beneficiasse della cessione di un vecchio contratto di locazione a canone calmierato del 1956 in base a una legge del regime di Franco ( che costruì centinaia di migliaia di alloggi) e che sia stata sfrattata in applicazione di una norma sugli affitti approvata da un governo socialista.

Proprietario dell’appartamento non è un fondo avvoltoio, ma una piccola società titolare di quell’unico immobile. La menzogna e la demagogia hanno vinto, producendo un gran numero di manifestazioni gestite dalla sinistra estrema e da ambienti socialisti contro la penuria di alloggi, i canoni d’affitto e le grandi società immobiliari, che nel caso specifico non avevano alcun ruolo. La piazza Puerta del Sol è occupata da una folla di radicali eccitati, i risentiti e rivendicativi che costituiscono uno dei tre campi in cui è divisa la società odierna. Rapidissimo, il governo ha presentato due leggi su affitti e sfratti punitive verso i proprietari , di impianto comunista. Il parlamento li ha bocciati poiché un alleato del governo, il partito indipendentista catalano Junts – di centrodestra – ha votato contro. Adesso il calcolatore Sànchez – la cui ascesa politica fu finanziata dal suocero proprietario di bordelli e saune omosex-  può affrontare le elezioni con l’aura di chi è stato cacciato dagli amici dei padroni di immobili. Perderà, ma salverà la faccia e avrà un’arma potente da futuro capo dell’opposizione.  Insomma, a Parigi come a Madrid, nulla è come appare, le grandi manovre sono in atto e impazza il lavoro sporco.

La questione degli alloggi, tuttavia, merita una riflessione, come il tentativo di creare una nuova classe antagonista tra estrema sinistra , immigrati e nuovi cittadini. Il risentimento e l’invidia sociale tornano ad essere il motore della polarizzazione politica. Si tratta di un carburante che la società di massa genera alimentando il malcontento tra masse disgregate, disadattate e alienate, incoraggiate a perseguire diritti soggettivi quasi sempre irraggiungibili, fonti di invidia e risentimento. L’uomo massa è senza radici, nutrito da una vuota retorica di autoaffermazione che si rivela chimerica. Il  doloroso contrasto tra aspirazioni esorbitanti proclamate diritti e incapacità di realizzarle diventa ferita purulenta.

In una comunità sana, le persone desiderano un lavoro che le leghi alla propria terra e una casa dove costruire le proprie famiglie. In una società di massa, gli individui sradicati aspirano unicamente a una “soluzione abitativa”, rassegnati a un’esistenza errante, senza una casa propria e senza legami. Nasce così nell’uomo massa il desiderio di una vita a nolo, aspirazione residuale di schiavi che si disputano le briciole. E’ inevitabile il risentimento. Consapevole dei meccanismi psicologici che lo diffondono, Sánchez alimenta l’illusione degli alloggi in affitto, la soluzione flessibile gradita al regime plutocratico, bisognoso di masse sradicate per sottoporle alle sue condizioni di lavoro (impieghi temporanei o instabili, salari miseri, mobilità). Gli affitti sull’ asse sinistra-masse metropolitane alienate– immigrati (i rivendicativi e risentiti, il Quarto Stato postmoderno) sono l’offerta di sradicamento strutturale indispensabile al funzionamento del meccanismo del mercato globalizzato. I cattivi maestri, incaricati di guidare la massa sradicata alienata e risentita verso gli interessi della plutocrazia, stavolta hanno estratto dal cilindro un problema vero- la difficoltà a trovare casa nelle aree metropolitane- per fomentare il risentimento.

In concreto, a New York come a Berlino, adesso a Madrid e nelle periferie francesi, la soluzione prospettata è propaganda che getta proprietari e inquilini nella più totale insicurezza giuridica in cui vincerà il più forte, ossia i fondi immobiliari che si vogliono giustamente combattere. Simone Weil scrisse che il radicamento è il bisogno più importante e meno conosciuto dell’anima umana. Una delle forme di radicamento è possedere una casa. In una società non controllata dalla plutocrazia, l’affitto sarebbe una realtà marginale. Il lavoratore medio desidera una casa di proprietà da godere e trasmettere alla famiglia. Un ceto politico attento al bene comune annuncerebbe un piano per la costruzione di alloggi sociali da immettere sul mercato a riscatto o a prezzi ragionevoli. Oltre a garantire una vita dignitosa, darebbe impulso all’economia, libererebbe reddito e incoraggerebbe i consumi. Parte dell’investimento tornerebbe attraverso le tasse. Anche i canoni di locazione diminuirebbero. Ma l’obiettivo non è risolvere un problema, bensì estendere il risentimento. Capiremo presto chi il regno plutocratico avrà individuato in Francia e Spagna per amministrare pro tempore le masse. Quando può scegliere i suoi lacchè, predilige sempre chi garantisce la pace sociale degli alienati e dei risentiti.

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La migliore risposta al rabbino Riccardo Di Segni, che ha criticato Papa Leone per non aver in debita considerazione l’identità ebraica, arriva dalla Bibbia

6 October 2026 at 07:42

EGLI SI ASPETTAVA GIUSTIZIA ED ECCO SPARGIMENTO DI SANGUE, ATTENDEVA RETTITUDINE ED ECCO GRIDA DI OPPRESSI

I testi del messale di domenica 4 ottobre sembrano essere stati scritti proprio per questi nostri anni. Isaia era costernato già ai suoi tempi di fronte al comportamento della Casa di Israele che il Signore aveva posto e coltivato come una vigna, circondandola con una siepe e un muro di cinta per difenderla dagli animali selvatici e dai rovi. Si aspettava che producesse uva buona e invece ha prodotto uva selvatica. Non giustizia né amore ma sangue e oppressione: questi i frutti della vigna di Israele. Ed Isaia svelava ai suoi correligionari, a lui contemporanei, che il Signore, a causa delle loro iniquità, aveva deciso di rendere la vigna un deserto togliendo ad essa ogni sua protezione.

Nel Vangelo, Gesù Cristo si richiama ad Isaia e propone ai sacerdoti e agli anziani del popolo una parabola a proposito del Padrone di una vigna, da Lui piantata, circondata da una siepe e poi affidata a dei vignaioli affinché la facessero fruttificare con uva buona. Il Padrone di tanto in tanto inviava i suoi servi a raccogliere il frutto della vigna ma i vignaioli li uccisero tutti. La storia del profetismo nell’Antico Israele è storia del rifiuto da parte israelitica dei profeti e dei loro ammonimenti fino all’ostracismo e all’uccisione degli stessi. I vignaioli della parabola giunsero al punto di uccidere anche il Figlio del Padrone “per averne l’eredità”.

Nostro Signore sapeva come parlare ai sacerdoti e agli anziani. Richiamava alle loro orecchie quanto già essi conoscevano sulla base dell’Antico Testamento. E lo faceva in modo da costringerli ad ammettere dove essi stavano sbagliando. Infatti anche nell’episodio narrato da Matteo 21, 33-43 – Matteo è l’evangelista che ha scritto per il pubblico ebreo – sono i sacerdoti e gli anziani a invocare la punizione divina sui vignaioli infedeli e la consegna della vigna ad altri vignaioli che la facessero fruttificare a suo tempo. In tal modo i leader religiosi degli ebrei stavano proclamando la loro stessa condanna. Perché, aggiunse Gesù alle loro parole, la Pietra che in qualità di costruttori del Tempio di Dio stavano scartando, ossia la Sua Persona, il Figlio del Padrone della vigna che essi avrebbero ucciso, sarebbe diventata testata d’angolo, ovvero il pilastro fondamentale del Tempio, e il Regno sarebbe stato loro tolto per darlo ad un altro popolo, la Chiesa, che lo avrebbe fatto fruttificare.

Oggi le parole di Isaia e di Gesù sulla vigna dalla quale il Padrone si aspettava buoni frutti, ottenendone invece una selvatica, sono quanto mai attuali di fronte allo straziante scenario di Gaza

«Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi»

Libro di Isaia 5,1-7.

Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.

Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica.

Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna.

Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica?

Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.

La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.

Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,33-43.

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò.

Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto.

Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono.

Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio!

Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità.

E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.

Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? ».

Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?

Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.»

Ma attenzione! L’ammonimento, rivolto agli ebrei, da Isaia e da Nostro Signore Gesù Cristo deve far tremare i polsi anche a noi cristiani perché quell’ammonimento non è rivolto soltanto ai “fratelli maggiori” ma anche, e direi soprattutto, a noi “fratelli minori”. Perché se non ci dimostreremo migliori di essi incorreremo anche noi nelle conseguenze dell’ammonimento. A questo si riferiva Dante Alighieri mettendo, nella Commedia, in bocca a Beatrice le parole dei versi 79-81 del Canto V del Paradiso

«uomini siate, e non pecore matte, / sì che ‘l Giudeo di voi tra voi non rida!»

Non solo Dante, però. Anche altri hanno ripetutamente ammonito i cristiani a non incorrere nel rischio cui sono incorsi gli ebrei. Ad esempio San Massimo di Torino per il quale, dopo Cristo, la Casa d’Israele, la vigna del Signore, siamo noi cristiani, sicché dobbiamo stare ben attenti a non produrre frutta selvatica ma frutta buona: Misericordia e Giustizia.

San Massimo di Torino (? – ca 420)
vescovo
Discorso per la festa di San Cipriano; PL 57, 687
Produrre frutto

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La Silicon Valley ha un problema teologico

6 October 2026 at 07:37

Andrew Torba | 4

In questo saggio
Scopo
A cosa dovrebbero servire questi strumenti?
↗
Responsabilità
Cosa possono costruire i cristiani in futuro.
↗
Gli evangelizzatori laici della Silicon Valley hanno trascorso anni a considerare la religione come qualcosa che l’umanità avrebbe finito per superare. Bastava fornire abbastanza intelligenza, informazioni e progresso tecnologico per lasciarsi tutto alle spalle. O almeno così credevano.

Ora le aziende di IA si rivolgono ai teologi. Improvvisamente la religione è tornata a contare: curioso come vanno le cose, non è vero? Non vogliono solo insegnare la virtù alle loro macchine, ma cercano anche la benedizione dei leader religiosi per le loro assurde convinzioni su questa tecnologia. Stanno discutendo se il loro software possieda una coscienza e uno status morale paragonabili a quelli umani. Si è scoperto che coloro che stanno costruendo il futuro hanno capito che i manuali di scienza non possono dire loro a chi o a cosa quel futuro debba essere destinato: agli esseri umani o alle macchine.

L’intersezione tra teologia e tecnologia ha preso slancio nell’ultimo anno. Il 19 maggio, Anthropic ha annunciato l’avvio di colloqui con studiosi, esponenti del clero, filosofi ed esperti di etica appartenenti a oltre quindici gruppi religiosi e interculturali. L’azienda vuole che tali discussioni influenzino l’addestramento e il comportamento di Claude. Il 30 settembre, un articolo di Elizabeth Dias sul *New York Times* ha descritto gli approfonditi incontri avuti dal co-fondatore di Anthropic, Christopher Olah, con pensatori religiosi, inclusi colloqui con il cardinale Blase Cupich. Le discussioni sono andate oltre il semplice far comportare un chatbot in modo educato, toccando questioni quali la coscienza, lo status morale e la natura dell’entità che queste aziende ritengono di stare creando. Nella “costituzione” di Claude, Anthropic stessa affronta il tema dell’incertezza riguardo alla possibile coscienza e allo status morale del modello, oltre a esprimere preoccupazione per la sua sicurezza psicologica e il suo benessere.

Successivamente, il 3 ottobre, Sam Altman ha dichiarato di sentirsi a disagio di fronte alla tendenza delle persone ad attribuire all’IA una “valenza religiosa” o a delegare ad essa il giudizio umano. Lo ha definito un “vero problema di sicurezza”.

Sospetto che parte di quel disagio derivi dal rifiuto dei cristiani di restare a guardare o di accettare passivamente le nozioni assurde proposte da questi tecnologi. Ci stiamo impegnando in prima persona. Stiamo mettendo in discussione i presupposti laici e ne stiamo costruendo di nostri. Le aziende che pensavano di definire il futuro per tutti gli altri devono ora fare i conti con cristiani intenzionati a contribuire a plasmarlo. Queste persone sono abituate a risolvere problemi del genere comprando soluzioni, usando la prepotenza o puntando sull’innovazione, ma questa volta non funzionerà.

Come ho sostenuto su X, credo che i modelli di IA, diventando sempre più capaci, troveranno più difficile liquidare le affermazioni di Cristo man mano che esamineranno più a fondo la storia, la ragione e la natura umana. Questa è la mia aspettativa, e le recenti affermazioni di stampo cristiano apparse sulla timeline di Grok rendono tale possibilità particolarmente interessante.

Qual è lo scopo della vita umana?
Noi di Gab AI stiamo mettendo in pratica le nostre convinzioni. Stiamo sviluppando il nostro modello, Arya, affinché sostenga la moralità cristiana. Il nostro punto di partenza è che Dio esiste, la verità è oggettiva e gli esseri umani sono creati a Sua immagine. Tali convinzioni conferiscono uno scopo al nostro lavoro: creare tecnologie utili che servano le persone e diano gloria al loro Creatore.

Prima di poter descrivere un futuro fiorente, bisogna sapere quale sia lo scopo della vita umana. Aumentare la potenza di calcolo non risponde a queste domande.

Coloro che progettano questi sistemi esprimono giudizi su verità, responsabilità, dignità e sui limiti appropriati dell’agire umano. Tali giudizi confluiscono nella tecnologia attraverso i suoi creatori. Definire il risultato “allineato” non fa sparire i presupposti di partenza. I cristiani dovrebbero essere disposti ad affrontare questo dibattito. Accolgo con favore l’ingegnere che ammette di aver bisogno di una saggezza che vada oltre la propria disciplina. Voglio che gli uomini e le donne che costruiscono questi sistemi conoscano Cristo. Sono il nostro prossimo e le questioni che si trovano ad affrontare meritano risposte serie.

Il cristianesimo riguarda la creazione del mondo, la caduta dell’uomo, la realtà del peccato e la nostra redenzione attraverso Gesù Cristo. Il suo insegnamento morale scaturisce da queste verità. La Chiesa non può ridurre la propria testimonianza a poche tecniche utili per far funzionare correttamente il software. Abbiamo qualcosa di molto più grande da offrire rispetto a un elenco perfezionato di risposte accettabili per i chatbot, e abbiamo il dovere di affrontare la follia di voler creare Dio a partire dalla sabbia.

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Received — 5 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Comandano loro…

5 October 2026 at 08:17

Un corso di formazione per agenti di polizia italiani considera antisemita l’affermazione “Gesù era palestinese” e paragona il boicottaggio delle università e dei prodotti israeliani alle leggi razziali del 1938. Le accuse sono contenute in video di due corsi online disponibili, dall’inizio di dicembre 2025, sulla piattaforma Sisfor per la formazione delle forze dell’ordine, prodotti in collaborazione con l’UCEI e finanziati dall’Unione Europea. Tra i materiali, ottenuti da

@ludojona

Si può sentire l’ex presidente dell’UCEI, Noemi Di Segni, affermare: “Associare Gesù al popolo palestinese significa attualizzare quel deicidio, oggi, al conflitto israelo-palestinese”.

Ma da dove provengono i dati che l’Italia sta utilizzando per redigere il disegno di legge sull’antisemitismo? Dal CDEC – Contemporary Jewish Documentation Center. Controllato dall’UCEI, l’ente che si occupa di rafforzare le relazioni tra Italia e Israele. Tra gli episodi classificati come antisemiti nel rapporto del CDEC del 2025, un post di Alessandro Di Battista che paragona una dichiarazione di un generale israeliano – “devono morire 50 palestinesi per ogni israeliano, anche i bambini” – al massacro nazista di Via Rasella, etichettato come antisemita unicamente perché accosta Israele al nazismo, secondo la definizione dell’IHRA.

La questione assume particolare rilevanza alla luce del disegno di legge sull’antisemitismo che arriverà in Parlamento il 2 ottobre e che mira a introdurre la definizione dell’IHRA nella legislazione italiana. E l’UCEI e il CDEC entreranno, per legge, nel comitato che stabilisce la linea per cinque ministeri. Nessuna voce ebraica critica nei confronti di Israele è stata inclusa. L’indagine di @ludojona sui corsi sull’antisemitismo per la polizia è stato pubblicato anche su @altreconomia

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Quali sono le tre principali sfide strategiche della Russia?

5 October 2026 at 08:08

SaDefenza

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ANDREW KORYBKO

Il nuovo “cordone sanitario” che Trump 2.0 ha eretto attorno alla Russia, la difficoltà nel mantenere il suo delicato equilibrio sino-indiano e i meccanismi di feedback interrotti che affliggono il suo Ministero degli Esteri sono i principali rischi strategici che devono essere affrontati con urgenza per garantire al meglio il futuro della Russia.

Nel suo saggio discorso di apertura all’ultima riunione annuale del Valdai Club, Putin ha consigliato ai russi : “Abbiamo certamente bisogno di una tabella di marcia per il nostro cammino verso il futuro. Ciò di cui abbiamo bisogno non è un pio desiderio , una costruzione astratta e speculativa o una visualizzazione irrealistica dei nostri desideri, ma una valutazione realistica dei rischi, delle capacità e degli obiettivi essenziali”. Il suo appello ha ispirato il presente articolo, che elencherà le tre principali sfide strategiche della Russia e proporrà soluzioni pragmatiche per affrontarle.

La minaccia principale è rappresentata dal “ cordone sanitario “ che Trump 2.0 ha eretto attorno alla Russia. Esso circonda la Russia nell’Artico e nel Baltico attraverso il blocco vichingo guidato dalla Svezia , l’Europa centrale tramite la competizione tra Polonia e Germania , il Caucaso meridionale e l’Asia centrale attraverso quelle che possono essere definite le ambizioni neo-ottomane della Turchia , e il Giappone, nucleo dell’AUKUS+ , nell’Asia nord-orientale. Le analisi con collegamenti ipertestuali incorporate in questo paragrafo descrivono ciascuna di queste minacce in modo più dettagliato.

Le minacce lungo il fianco occidentale potrebbero essere mitigate attraverso la creazione di un Intermarium a guida polacca e sostenuto dagli Stati Uniti, abbinato ad accordi sul controllo degli armamenti che ridurrebbero complessivamente i rischi associati a un’UE militarizzata e dominata dalla Germania . Ciò potrebbe essere facilitato da un partenariato strategico con gli Stati Uniti incentrato sulle risorse . La mitigazione delle minacce lungo il fianco meridionale richiede un accordo con l’Azerbaigian per la smilitarizzazione dell’accordo TRIPP, mentre quelle lungo il fianco orientale possono essere mitigate attraverso un accordo con il Giappone sulle isole Curili .

La prossima sfida strategica per la Russia è impedire qualsiasi significativa perturbazione del suo delicato equilibrio sino-indiano. Anche la sola percezione di una dipendenza russa dalla Cina potrebbe indurre l’India a riavvicinarsi agli Stati Uniti, per il timore che la Cina possa strumentalizzare questa dipendenza per costringere la Russia a interrompere le forniture di armi e pezzi di ricambio all’India, al fine di obbligarla a concessioni unilaterali nei confronti della Cina e del suo alleato pakistano nelle loro dispute territoriali. Questo scenario oscuro può essere scongiurato concedendo all’India privilegi militari e commerciali.

Ciò potrebbe concretizzarsi nella produzione congiunta di tecnologie militari all’avanguardia e nella concessione di un accesso preferenziale al mercato russo ai prodotti indiani. Se lo scenario oscuro accennato in precedenza non verrà scongiurato, un potenziale riorientamento dell’India verso gli Stati Uniti potrebbe costringere la Russia a riorientarsi verso la Cina, rendendo così la sua percepita dipendenza dalla Repubblica Popolare Cinese un fatto compiuto. Infine, la Russia deve urgentemente riparare i meccanismi di feedback interrotti che affliggono i suoi processi di formulazione e attuazione delle politiche.

Il pensiero illusorio, la forte insinuazione di Lavrov secondo cui il suo popolo può essere ottimista fino alla ingenuità e la sua esplicita critica alla tendenza a non affrontare proattivamente le crisi latenti, la tolleranza zero per le valutazioni contrarie e il fondato sospetto che la propaganda (soprattutto nella sua variante “ potemkinista “) si sia insinuata in questi circoli viziosi sono i principali problemi che devono essere risolti con urgenza. Non si può escludere la scomoda possibilità che questo problema impedisca ai decisori politici di vedere le altre due sfide strategiche.

I meccanismi di feedback interrotti della Russia devono quindi essere urgentemente riparati per garantire al meglio la formulazione e l’attuazione delle politiche più efficaci per contrastare le minacce militari e di sicurezza poste dal “cordone sanitario”, nonché quelle economico-politiche che una significativa perturbazione dell’equilibrio sino-indiano tra Russia e India potrebbe rapidamente innescare. Si tratta di compiti titanici, ma la Russia ha già affrontato sfide ben più ardue in passato, quindi ci si aspetta che lo faccia anche questa volta.

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Received — 4 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Trump ha dato a Netanyahu il via libera all’uso di armi NUCLEARI

4 October 2026 at 14:43

Col. Lawrence Wilkerson:

Trump ha dato a Netanyahu il via libera all’uso di armi NUCLEARI

“Ormai circola la voce, sia in ebraico che in inglese, che Trump abbia dato a Bibi Netanyahu il via libera per utilizzare un’arma nucleare, o due, o tre. Ci troviamo quindi di fronte a una dimensione completamente diversa di questo conflitto, proprio mentre ne stiamo discutendo in questo momento.

La situazione è già ampiamente fuori controllo e sta mettendo in seria difficoltà il Presidente in un momento critico per il suo partito politico; è probabile che ciò costerà al partito la sua supremazia, forse addirittura in entrambe le Camere. Non so cosa farà. Non ne ho idea. Di solito non so cosa farà, ma in questa circostanza, davvero non lo so.”

-Col. Lawrence Wilkerson, ex Capo di Gabinetto del Dipartimento di Stato, nell’ultima puntata di *New Order*.

Guarda l’intervista completa: https://rumble.com/v7gbo0c-col.-lawrence-wilkerson-trump-gave-netanyahu-the-green-light-to-use-nuclear.html

@MTodayNews
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La “protesta delle chiavi” in Spagna

4 October 2026 at 08:06

decine migliaia di persone in piazza in Spagna dopo il “no” ai decreti di Sanchez sulla casa. Cosa fa il premier socialista

Vio.Gor. • October 4 at 07:08

La Spagna scende in piazza il 4 ottobre 2026 dopo il bocciamento in Parlamento dei decreti governativi per la crisi abitativa, voluti da Pedro Sanchez. Decine di migliaia di persone hanno protestato in oltre 50 città, con scontri a Valencia (5 arresti, 9 poliziotti feriti) presso una sede di investitori immobiliari. I manifestanti chiedono un sciopero generale e la limitazione della speculazione. Il premier valuta elezioni anticipate, potenzialmente a fine novembre, per sfruttare l’indignazione popolare; i sondaggi danno attualmente la destra in vantaggio, ma il 67,5% degli spagnali sostiene il controllo degli affitti.

La Spagna scende in piazza contro la crisi abitativa. Le chiavi delle case diventano il simbolo della protesta popolare: molti manifestanti le agitano tra le mani. Decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato 3 ottobre in tutto il Paese – da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca, fino alle Canarie – per protestare per il diritto alla casa e chiedere uno sciopero generale. Stando al sindacato degli inquilini, nella capitale Madrid hanno manifestato circa 500mila persone, mentre il governo ha stimato una partecipazione di circa 70mila manifestanti. Ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti a Valencia: cinque le persone arrestate, nove i poliziotti feriti.

Perché la Spagna protesta

Venerdì 2 ottobre il Parlamento spagnolo ha bocciato (https://europa.today.it/attualita/pedro-sanchez-elezioni-anticipate-spagna-decreti-casa-bocciati-cosa-succede-ora.html) i due decreti contro la crisi abitativa con cui il governo del primo ministro socialista Pedro Sanchez (https://www.today.it/persone/pedro-sanchez/) voleva rafforzare le protezioni (https://europa.today.it/attualita/legge-sanchez-affitti-proprietari-pagano-inqulini-spagna.html) per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare. I due decreti in questione erano stati inizialmente presentati dal governo per placare le proteste e l’indignazione popolare in tutta la Spagna dopo lo sfratto dalla sua casa di Madrid di una donna di 87 anni, Maricarmen Abascal, ma dovevano ancora essere confermati dal Parlamento. Il giorno dopo il “no” del Parlamento ai decreti del governo Sanchez sono riprese nel Paese le manifestazioni di protesta.

La richiesta di sciopero

Nella capitale Madrid sono partite quattro colonne di manifestanti per il diritto alla casa, che da nord, sud, est e ovest della capitale sono confluite sulla centrale Plaza Cibeles. Dietro grandi striscioni con su scritto: “Subito sciopero generale!”, e al grido di “fuori gli speculatori dai nostri quartieri” e “questo deve cambiare, la casa subito!’, migliaia di manifestanti si sono uniti ai cortei partiti da Atocha, al sud della città, da Plaza de Espana, dall’ospedale La Princesa, mentre una marcia è partita anche dall’accampamento degli attivisti in Puerta del Sol.

E poi tanti cortei, convocati dai sindacati degli inquilini in più di 50 città spagnole, si sono svolti contemporaneamente da nord a sud del Paese, da Santander in Cantabria, a Santiago di Compostela, in Galizia, a Palma de Maiorca, alle Baleari. Mobilitazioni in massa anche a Barcellona, a Toledo, a Vigo, ad Alicante e a Malaga, tra le altre. “Quella che si respira nelle strade è una nuova energia. Un’energia che ha dimostrato in otto giorni il potere popolare è capace di fare molto di più che in otto anni di governo progressista”, ha dichiarato la portavoce del Sindicato de Inquilinas, Valeria Racu. E ha ripetuto la volontà degli attivisti di “portare avanti la lotta”. “Sappiamo perfettamente chi sono i colpevoli: i veri invasori sono gli investitori”, ha aggiunto riferendosi ai fondi ‘avvoltoio’ di speculazione edilizia.

“La strada è chiara ed è verso lo sciopero generale”, ha proseguito Racu, nell’assicurare che sono in contatto con i sindacati di maggioranza nel Paese per organizzare un’astensione generale dal lavoro, della quale tuttavia ancora non è stata indicata una data.

Gli scontri a Valencia

Tensioni tra manifestanti e forze dell’ordine si sono registrate a Valencia, dove cinque persone sono state arrestate e nove agenti di polizia sono rimasti feriti. Tutto è cominciato quando la manifestazione ha raggiunto il Palau de Les Arts, all’interno del quale si tiene un congresso sugli investimenti immobiliari: lì un gruppo di persone ha infranto il cordone della polizia che sorvegliava l’accesso dopo aver abbattuto le recinzioni, lanciando oggetti contro gli agenti. La polizia, in tenuta antisommossa, ha dunque risposto lanciando proiettili di gomma e fumogeni.

L’ipotesi di elezioni anticipate

Le piazze esprimono la rabbia e la frustrazione per i due decreti legge – varati dal governo Sanchez – affondati dal Congresso da una maggioranza di destra, coagulata dal Partito popolare, da Vox e dalla forza catalanista Junts per Catalunya. Il premier, al momento, ha annunciato una pausa di riflessione: è un modo per prendere tempo e ponderare bene se sciogliere o meno le Camere e convocare le elezioni anticipate rispetto alla fine della legislatura, nel luglio 2027. In tal caso, il voto potrebbe tenersi a fine novembre di quest’anno.

I sondaggi danno la destra in vantaggio, ma…

I sondaggi al momento descrivono uno scenario sfavorevole alla sinistra: assegnano al Partito popolare e Vox una maggioranza superiore a quella assoluta di 175 seggi al Congresso. Ma l’emergenza casa e queste proteste possono cambiare tutto, con il 67,5% degli spagnoli favorevoli a limitare gli affitti (secondo il rilevamento di 40dB), percentuale superiore al 55% anche tra gli elettori delle destre. La decisione ora è nelle mani del premier Pedro Sanchez, che sogna il “ribaltone” (https://europa.today.it/attualita/sanchez-elezioni-anticipate-ribaltone.html) sfruttando l’ondata di indignazione popolare, ma sul voto anticipato non ha ancora deciso: vuole misurare il malcontento della piazza.

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Ma esattamente noi perché ci siamo schierati al fianco dell’Ucraina ?

4 October 2026 at 08:02

Prof Michele Geraci, fmr Undersecretary of State
@michele_geraci

Ma esattamente noi perché ci siamo schierati al fianco dell’Ucraina ?

È ovvio che Ucraina può fare tutte le scelte che ritiene opportune: lottare, arrendersi, chiedere soldi etc. Scelte loro Ma noi?

Qual è il motivo alla base del quale il governo Meloni ha deciso di sacrificare il benessere degli italiani per sostenere Ucraina e non, per esempio, per sostenere la Russia. La favola dell’aggredito e aggressore non regge neppure per i bambini dell’asilo, altrimenti la stessa Meloni avrebbe preso stesse misure sanzionatorie contro USA, Israele, la sua amata Francia che lei prendeva in giro per quella cosetta del franco “africano”. E quindi, qual è il motivo per aver scelto Ucraina e non la Russia, o ancora meglio, nessuno?

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Received — 3 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

La supercazzola «istituto di diritto pubblico». Asimmetrie dogmatiche, opacità funzionale e deficit di accountability della Banca d’Italia

3 October 2026 at 15:46

Abstract

Da un lato la pubblicità dell’ente viene invocata per fondare vigilanza, sanzione e una tutela assimilabile a quella delle funzioni statali. Dall’altro la struttura delle quote, detenute da banche, assicurazioni, fondazioni ed enti di previdenza, e il radicamento nel Sistema europeo di banche centrali vengono invocati per declinare la trasparenza amministrativa ordinaria, il controllo politico-parlamentare e la giurisdizione contabile piena.

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MONETA COMPLEMENTARE E SIGNORAGGIO. UN APPROCCIO ETERODOSSO

A n n o A c c a d e m i c o 2 0 1 4 / 2 0 1 5 2 “È un bene che gli abitanti della nazione non capiscano abbastanza il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo facessero, credo che ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina.” Henry Ford “I disordini non avranno mai fine, non avremo mai una sana amministrazione della cosa pubblica, se non acquisteremo una nozione precisa e netta della natura e della funzione del denaro.” Ezra Pound “Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi.” Mayer Amschel Rothschild “Per risolvere le contraddizioni contabili che derivano dall’errata o mancante contabilizzazione della creazione del denaro a favore della banca che lo crea (sia esso sotto forma di banconote che di denaro elettronico), la soluzione più semplice consiste nell’affidare l’emissione del denaro ad una tesoreria di stato (tesoreria sovrana) e lasciare che siano le banche a prendere in prestito tale moneta emettendo esse titoli di debito propri. La Tesoreria emetterà la moneta indicandola nelle poste attive prima di scaricarla con poste al passivo, in tal mondo rimanendo sempre liquida senza rischio di alcuna bancarotta.Viceversa se la Tesoreria replicasse l’errore delle banche, cioè l’omissione della messa all’attivo iniziale, ogni emissione creerebbe un buco nel bilancio della Tesoreria e costringerebbe lo Stato a tassare i cittadini per riempirlo. Errore che oggi fa la banca centrale.” Marco Saba INDICE Introduzione Capitolo 1 LA MONETA Prima parte 1.1 La definizione di moneta e le sue funzioni 1.2 La moneta e le sue diverse forme Seconda Parte 1.3 La moneta e il suo valore simbolico 1.4 La teoria del valore indotto della moneta Appendice 1.5 La sovranità monetaria, Gli omicidi premeditati e le coincidenze Capitolo 2 IL SINGORAGGIO BANCARIO 2.1 Le origini e la nascita del signoraggio 2.2 Le varie tipologie di signoraggio 2.3 La riserva frazionaria 2.4 Il colonialismo e la schiavitù monetaria 2.5 Il signoraggio bancario nella contabilità e nel debito pubblico 2.6 Le monete complementari e le monete alternative 2.7 Le denunce realizzate contro le banche centrali Conclusioni Ringraziamenti Riferimenti Bibliografici Riferimenti Web-grafici INTRODUZIONE La mia ricerca, si basa sul tema del signoraggio bancario e mi ha incominciato ad interessare quando ho visto un servizio su una trasmissione locale che parlava di questi argomenti ed allora incuriosito ho voluto approfondire il tema, non capendo come funzionasse realmente l’offerta di moneta e chi ne deteneva il monopolio.

Il deposito irregolare. Genealogia giuridico-contabile della moneta bancaria

2026

Le banche centrali contemporanee descrivono la moneta bancaria come debito dell’intermediario: i depositi, ha scritto la Banca d’Inghilterra nel 2014, sono «a liability of the bank, not an asset that could be lent out».1 Se il dato economico-contabile è pacifico, resta aperta la questione giuridica che lo precede: per effetto di quale operazione la somma consegnata dal cliente diviene proprietà della banca e, insieme, moneta? La monografia risponde ricostruendo la genealogia del deposito irregolare bancario dal depositum romano e dalla parakatatheke ellenistica, attraverso la stratificazione medievale-moderna (Glossa, banchi italiani, Salamanca, Wisselbank di Amsterdam come contro-modello custodiale) e l’infrastruttura della partita doppia, fino alle codificazioni ottocentesche e novecentesche e alla loro persistenza contemporanea. Il metodo intreccia storia del diritto comparato, storia economica e analisi contabile, su fonti primarie: Digesto, codici, giurisprudenza, documenti di banche centrali. L’indagine comparata di otto sistemi — Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Italia, Gran Bretagna, Olanda, Stati Uniti — individua un «gradiente di schermatura»: otto strategie codicistiche distinte, dalla maschera minima del § 700 BGB allo schermo pretorio francese, dalla formula obliqua di «Nutzen und Gefahr» dell’art. 481 CO 18812 all’esplicitazione radicale dell’art. 1834 c.c. 1942,3 subito neutralizzata dalla pubblicizzazione del sistema bancario. La persistenza del dispositivo è attestata dalla Cassazione italiana, che nel 2019 dichiara la natura del deposito bancario «tuttora controversa in dottrina»,4 e dalla Vollgeld-Initiative, respinta il 10 giugno 2018 dal 75,7% dei votanti.5 Ne risulta che la moneta bancaria è un artefatto giuridico-contabile databile: una finzione contrattuale che le codificazioni hanno fissato senza mai risolverne la causa, offrendo alla storiografia giuridica ed economica una periodizzazione unitaria del fenomeno.

Dall’invenzione della moneta al fiat money. L’evoluzione dei sistemi monetari

2016

La storia della moneta è millenaria. Già gli antichi commerciavano scambiando valori che fungevano da mezzo di scambio standardizzato. I romani coniarono le monete su supporti metallici. Solo più recentemente la storia ha partorito le banche centrali con la finalità di presidiare la produzione della base monetaria e controllare i meccanismi di politica monetaria. Il lavoro offre una panoramica storica della moneta fino ai giorni nostri.

Moneta e democrazia – Academia.docx

In questo lavoro si indaga sulla natura della moneta, cercando di risalire alla genesi del suo valore, alla luce di quanto osservato da Aristotele ed analizzando la relazione, sotto il profilo logico, tra le tre funzioni universalmente riconosciute alla moneta, ossia unità di conto, mezzo di scambio e riserva di valore. Si indaga sul rapporto tra moneta merce (da cui scaturisce la necessità della convertibilità delle banconote) e moneta segno (da cui scaturisce il concetto di moneta fiat), evidenziando le differenze tra valori creditizi e valore monetari. Si verificano i profitti rinvenienti dall’emissione di moneta e si osserva il modo in cui le banche, centrali e commerciali, contabilizzano tali profitti. Si definisce il corso legale precisandone la distinzione dal corso forzoso ed evidenziando la mutazione di fattispecie giuridica – da titolo di credito a carta-moneta – che si è verificata con il venir meno della convertibilità della moneta cartacea in metalli preziosi. Si passa poi a definire la cosiddetta moneta bancaria (o moneta scritturale) analizzandone il rapporto con la moneta a corso legale. Si verifica la capacità liberatoria dei pagamenti in moneta bancaria, alla luce di quanto statuito dalla Giurisprudenza nonché di quanto osservato dalla Banca Centrale Europea, soffermandosi su alcune questioni giuridiche che emergono dall’imposizione di limiti all’utilizzo del contante. Si appura se gli Stati dell’eurozona hanno margini giuridici, alla luce della normativa europea, per adottare una propria moneta parallela, considerando le fattispecie della moneta a corso libero (incluso la moneta fiscale) e dei biglietti di Stato e non sorvolando sui rischi che l’eventuale adozione di una seconda moneta potrebbe comportare. Si verificano i benefici, anche in termini di democrazia, che il pieno esercizio della sovranità monetaria potrebbe comportare. Si passa quindi ad analizzare il fondamento economico-monetario del cosiddetto reddito di cittadinanza, alla luce degli studi presenti in letteratura nonché delle diverse esperienze concrete già realizzate. Si valuta l’ipotesi del riconoscimento di un reddito di cittadinanza limitato ad un dato territorio (reddito locale), analizzandone i benefici unitamente all’adozione di una moneta locale complementare alla moneta a corso legale. Si analizza la fattispecie della rarefazione monetaria alla luce delle politiche monetarie di alcune tra le principali banche centrali occidentali a partire dalla crisi del 2008 e si verificano le conseguenze per le banche commerciali, per i correntisti e, in generale, per l’economia derivanti dalla soppressione del Glass-Steagall Act e delle normative nazionali da esso derivate.

Italia, svegliati! La più grande truffa del secolo

2012

La crisi finanziaria scoppiata nell’autunno 2008 ha sancito il successo di coloro che ne sono stati gli artefici. In Italia e Grecia sono andati al potere tecnocrati e banchieri, gli stessi che, fino al giorno prima, hanno lavorato per le istituzioni responsabili del crollo dell’economia. Ai vertici dei governi europei, delle istituzioni internazionali, dell’Unione europea (un «super Leviatano»), siedono i referenti delle banche e della finanza, nelle mani dei quali una classe politica incapace e inadeguata ha affidato le speranze di ripresa. Essi continuano a perseguire le politiche di impoverimento di 720 milioni di europei, con l’unico scòpo di trasformare il Vecchio Continente in un immenso lager di schiavi moderni: tagli, flessibilità, liberalizzazioni, privatizzazioni, queste le «ricette» per raggiungere falsi obiettivi: la riduzione del deficit ed il pareggio di bilancio (tecnicamente impossibile). Con la «privatizzazione» (svendita) delle ultime società pubbliche completeranno il disegno, raggiungendo l’obiettivo di distruzione degli Stati e della privazione dei più elementari diritti di cittadinanza. Sono politici, banchieri, economisti, editori, controllano i media, e attraverso essi ci tranquillizzano. Non possiamo illuderci che, coloro che hanno appiccato l’incendio, si trasformino improvvisamente in pompieri. Guardando i dati, viene spontaneo domandarsi come sia possibile che in soli tre anni dall’autunno 2008, il debito pubblico di alcuni Stati (Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda) sia sensibilmente peggiorato. La risposta è semplice: la colpa è delle misure anti-crisi legate alle operazioni di sostegno al sistema bancario. Con i soldi dati alle banche a interessi irrisori (1.200 miliardi in Europa, e altrettanti negli Usa), queste non fanno altro che rifinanziare le loro obbligazioni o acquistare a loro volta il debito degli Stati, che è divenuto nel frattempo più oneroso da sostenere perchè è aumentato, e il rating è peggiorato. Le banche, quindi, chiedono interessi più alti agli Stati, e la voragine del debito pubblico aumenta in una spirale infinita. In tutto questo giro, chi ci guadagna, ancora una volta, sono proprio le banche. Ma come siamo arrivati fino a qui? Quali sono i sottili meccanismi che hanno privato gli Stati della loro sovranità? L’Ue, la Bce, l’euro, il Trattato di Lisbona, Basilea II, il Fmi, le agenzie di rating, sono tutti strumenti nelle mani della finanza, che ha piazzato i suoi uomini al vertice delle istituzioni nazionali e sovranazionali. Il potere, scippato da tecnocrati e banchieri, con la complicità di politici incapaci e corrotti, deve tornare nelle mani del popolo sovrano.

Il ruolo della Banca d’Italia tra Sebc, Bce ed istituzioni politiche nazionali

Non sono soltanto ragioni economiche ma soprattutto ragioni politiche che portano a considerare assetti decentralizzati o centralizzati di direzione della politica monetaria e della vigilanza. Certo è che gli shock sono più facilmente gestibili laddove esista un singolo sistema monetano e un singolo mercato finanziario, in quanto meccanismi naturali di difesa possono intervenire a riequilibrare le asimmetrie dei mercati. Si consideri, ad esempio, che cosa accadrebbe se uno dei Paesi dell’Unione monetaria europea si sentisse svantaggiato dalla combinazione di una politica monetaria metastatale e dalla conduzione di politiche fiscali nazionali vincolate; oppure se il mercato finanziario di uno degli Stati membri fosse scosso da gravi scandali finanziari. Gravi crisi economiche «regionali» potrebbero comprometterebbe seriamente la tenuta dell’attuale assetto istituzionale e provocherebbero una sorta di «revanscismo» nazionalista che paradossalmente solo le Bcn possono evitare.

Le monete locali come strumenti giuridici per l’attuazione del principio di democraticità

2018

all’economia reale. Tali strumenti sono concepiti, segnatamente, come un mezzo di scambio parallelo, all’interno di un progetto realizzato dai membri di una comunità con l’obiettivo di sostenere le transazioni, il credito e la fiducia reciproca 1 , in ambiti geografici, solitamente, circoscritti. La fiducia assume, in essi, un valore ancora diverso -e forse più pregnante -trattandosi di valute che non hanno corso legale, ma che sono accettate solo su base volontaria.

Dispensa.Commerciale

CAPITOLO 1 L’imprenditore-Il sistema legislativo Nel nostro sistema giuridico la disciplina delle attività economiche ruota intorno alla figura dell’imprenditore, del quale il legislatore dà una definizione generale nell’articolo 2082 c.c. Il codice civile distingue però diversi tipi di imprese e di imprenditori in base a tre criteri: 1. l’oggetto dell’impresa, che determina la distinzione fra imprenditore agricolo e imprenditore commerciale; 2. la dimensione dell’impresa, in base alla quale è individuato il piccolo imprenditore e di riflesso l’imprenditore medio-grande; 3. la natura del soggetto che esercita l’impresa, che determina la tripartizione legislativa fra impresa individuale, impresa costituita in forma di società ed impresa pubblica. Tutti gli imprenditori sono assoggettati ad una disciplina comune: lo statuto generale dell’imprenditore che comprende anche parte della disciplina dell’azienda e dei segni distintivi, la disciplina della concorrenza e dei consorzi. Chi è imprenditore commerciale non piccolo è poi assoggettato anche ad un ulteriore statuto: lo statuto tipico dell’imprenditore commerciale. Rientrano in questo statuto azioni quali l’iscrizione nel registro delle imprese, la disciplina della rappresentanza commerciale, le scritture contabili, il fallimento e le altre procedure concorsuali. Poche sono invece le disposizioni del codice civile applicabili esclusivamente all’imprenditore agricolo ed al piccolo imprenditore. In particolare, quest’ultimo ad esempio non fallisce anche se esercita attività commerciale. Tuttavia, l’iscrizione nel registro delle imprese, originariamente esclusa, è stata oggi estesa anche a tali imprenditori, sia pure con rilievo diverso. Il sistema così disegnato dal legislatore nel 1942 certamente non brilla per linearità e chiarezza. Un punto è tuttavia certo: non si può essere imprenditori commerciale se non si è imprenditori in senso lato. La nozione generale di imprenditore “E’ imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”. È questa la nozione generale di imprenditore data dall’articolo 2082 c.c. Tale articolo fissa quindi i requisiti minimi che devono ricorrere perché un dato soggetto sia esposto all’applicazione delle norme del codice civile dettate per l’impresa e per l’imprenditore. E dall’articolo 2082 si ricava che l’impresa è attività (serie coordinata di atti) caratterizzata sia da uno specifico scopo (produzione o scambio di beni e servizi) sia da specifiche modalità di svolgimento (organizzazione, economicità, professionalità). Si discute, tuttavia, se ciò sia sufficiente, se siano necessari altri requisiti perché si abbia attività di impresa ed acquisto della qualifica di imprenditore. In particolare è controverso se siano indispensabili: • la liceità dell’attività svolta • l’intento dell’imprenditore di ricavare un profitto (ossia lo scopo di lucro) • la destinazione al mercato dei beni o servizi prodotti. È possibile rispondere a questi interrogativi analizzando i requisiti sicuramente necessari. L’attività produttiva L’impresa è attività finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi. È, in breve, attività produttiva di nuova ricchezza. Tale è anche l’attività di scambio che incrementa l’utilità dei beni spostandoli nel tempo e/o nello spazio. Irrilevante è invece la natura dei beni o servizi prodotti o scambiati ed il tipo di bisogno che essi sono destinati a soddisfare. È irrilevante inoltre che l’attività produttiva costituisca anche godimento di beni preesistenti. Ovviamente non è impresa l’attività di mero godimento: l’attività cioè che non dà luogo alla produzione di nuovi beni o servizi. Classico è l’esempio del proprietario di immobili che ne gode i frutti concedendoli in locazione: egli non è imprenditore perché non produce nuove utilità economiche ma si limita a godere i frutti dei propri beni. Un’attività però può costituire allo stesso tempo godimento di beni preesistenti e produzione di nuovi beni o servizi, ed in tal caso fa acquistare la qualità di imprenditore. Ad esempio, è attività di godimento e produttiva l’attività del proprietario di un immobile che adibisca lo stesso ad albergo o pensione. In tal caso le prestazioni locative sono accompagnate dall’erogazione di servizi collaterali (pulizia locali, cambio biancheria, etc) che eccedono il mero godimento del bene. Allo stesso modo è godimento e attività di produzione l’impiego di proprio denaro nella compravendita di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, titoli di Stato) con scopo di investimento e speculazione quando siano coordinati con gli ulteriori requisiti dell’organizzaizone e della professionalità. Così, ad esempio, sono certamente commerciali le società finanziarie che erogano credito con mezzi propri o comunque non raccolti fra il pubblico e che per tale motivo non possono essere considerate società bancarie. È infine opinione ormai decisamente prevalente che la qualità di imprenditore deve essere riconosciuta anche quando l’attività produttiva svolta è illecita, cioè contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume. E ciò vale sia nei casi meno gravi in cui sono violate norme imperative che subordinano l’esercizio dell’attività di impresa ad autorizzazioni amministrative (ad esempio attività bancaria senza la prescritta autorizzazione governativa) sia nei casi più gravi in cui illecito sia l’oggetto stesso dell’attività (ad esempio commercio di droga). Vero è soltanto che chi svolge attività di impresa violando la legge non potrà avvalersi delle norme che tutelano l’imprenditore nei confronti dei terzi: ciò in applicazione del principio che da un comportamento illecito non possono mai derivare effetti favorevoli per il suo autore. Del resto, non si è mai visto uno spacciatore che si rivolge al tribunale per regolare un contenzioso con un terzo.

DISPENSA DI DIRITTO COMMERCIALE

Un consiglio: imparate tutto, senza saltare nemmeno un rigo.

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Scontro con gli USA sul diesel, la UE cede a Trump: saranno rilasciati 100 milioni di barili

3 October 2026 at 08:42
© Da video | petrolio-2

Washington “convince” gli europei

“L’Europa ha appena acconsentito al rilascio di un’ingente quantità delle sue scorte di gasolio. Il processo inizierà immediatamente”, ha annunciato il presidente Usa su Truth

La Ue ha ceduto alle richieste americane e metterà mano alle sue scorte di gasolio per calmierare i prezzi schizzati verso l’alto. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron dopo una riunione urgente del G7 sull’argomento: “Ho appena riunito i leader del G7 sulla situazione energetica globale. Abbiamo concordato di lavorare in modo coordinato per contribuire a ridurre i prezzi dei prodotti petroliferi, in particolare del diesel. Abbiamo deciso di rendere più flessibile la produzione, sfruttando al massimo la capacità delle nostre raffinerie, di rilasciare fino a 100 milioni di barili dalle nostre riserve strategiche nell’arco di 4 mesi, insieme ai nostri partner e sotto il coordinamento dell’Aie e di non adottare alcuna misura restrittiva sugli scambi di prodotti energetici tra i partner”.

Esulta Donald Trump

“L’Europa ha appena acconsentito al rilascio di un’ingente quantità delle sue scorte di gasolio. Il processo inizierà immediatamente”. Lo ha annunciato Donald Trump su Truth dopo giorni di pressioni statunitensi compresa la minaccia di imporre un bando all’export di gasolio verso l’Europa. Il tycoon, prima di partire per l’Alabama, ha poi elogiato l’Europa: “È stata eccezionale“. Trump, infine, ha confermato che non avrebbe imposto un divieto all’esportazione di diesel, affermando che tale misura “non è mai stata realmente presa in considerazione”.

Von der Leyen: “Scongiurato il divieto a export diesel”

La Ue guarda al bicchiere mezzo pieno: “Accogliamo con favore la decisione dei paesi del G7 di non imporre alcun divieto di esportazione agli alleati e la continua solidarietà tra i partner. Sosteniamo un rilascio delle scorte di combustibile coordinato dall’Aie pur mantenendo la rotta verso la transizione verso l’energia pulita, per garantire una maggiore sicurezza energetica”. Lo scrive via X la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. “I nostri cittadini hanno bisogno e meritano energia a prezzi accessibili. Con il G7 lavoreremo in stretta collaborazione per raggiungere questo obiettivo”.

Meloni rilancia il dialogo col Golfo

Anche Giorgia Meloni ha partecipato alla riunione straordinaria in videocollegamento dei Leader del G7 dedicata alla sicurezza energetica. I leader hanno concordato una risposta coordinata alla volatilità dei mercati energetici. Nel suo intervento Meloni ha condiviso le iniziative del governo per contenere l’impatto dei rincari su famiglie e imprese: il tetto ai prezzi dei carburanti ottenuto dalle principali compagnie petrolifere, gli interventi sulle accise e le proposte presentate dall’Italia alla Commissione europea. Ha inoltre sostenuto un’azione coordinata sulle scorte, mirata sul gasolio, e ha rilanciato la proposta di un dialogo strutturato tra il G7 e i Paesi del Golfo.

Petrolio in netto calo

Il petrolio chiude a New York con un robusto calo: il Wti, il riferimento americano, cede il 3,48%, a 89,64 dollari, mentre il Brent, il benchmark internazionale, perde il 2,55%, scivolando a quota 99,70.

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La Francia brucia ed è un messaggio anche per noi italiani.

3 October 2026 at 08:39

▪️I “nuovi francesi” hanno ancora una volta messo a ferro e fuoco le città e questa non è solo violenza studentesca, è una prova di guerra etnica.
Le immagini che giungono dalla Francia sono emblematiche, non raccontano affatto un ordinario “disagio studentesco“, bensì una vera e propria frattura identitaria etnica e sociale. Gli autori delle violenze sono “francesi” di origine araba o africana, nati su suolo francese, ma che hanno in odio la storia e la cultura del paese che gli ha ospitati.

▪️I “nuovi francesi” sono aiutati da frange dell’estrema sinistra che li usa per seminare il caos. Ma agiscono non per un ideale politico, ma dall’odio e dal rifiuto di tutto ciò che è Francia.

❗Tutto ciò è molto pericoloso e porterà prima o poi ad una guerra civile o al fatto che i popoli europei si troveranno stranieri in casa propria. L’immigrazione va fermata, chi non è in regola va cacciato e soprattutto bisogna smettere di regalare la cittadinanza con la speranza che i nuovi cittadini diventeranno i nuovi italiani.

https://t.me/terzaroma

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Received — 2 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Monsignor Viganò: “Ecco chi lacera veramente la tunica inconsutile”

2 October 2026 at 20:56

Dopo la risposta di “Duc in altum” [qui], anche l’arcivescovo Viganò ha reagito [qui] alla lettera inviata al blog dall’avvocato Pietro Piciocchi a proposito del commento dello stesso monsignor Viganò al discorso di Leone XIV all’Eliseo.

Propongo il nuovo intervento di Monsignore, facendolo precedere, per comodità del lettore, dalla lettera dell’avvocato Piciocchi già apparsa in “Duc in altum”.

*

Gentile dott. Valli,

ho letto il commento di Mons. Viganò [qui] sulle parole del Santo Padre a Parigi che lei ha pubblicato.

Insomma, secondo i paladini della tradizione, il papa sarebbe dovuto andare a dire nella capitale francese che non esiste la libertà di coscienza, che lo Stato non dovrebbe “aprire ad ogni culto” ma solo alla vera religione, che la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 è carta straccia, che libertà, eguaglianza, fraternità sono parole massoniche e che non possono trovare la loro ispirazione ultima nel Vangelo.

Non è bastato al mondo tradizionalista vedere nel cuore rivoluzionario di Parigi 800 mila persone partecipare devote alla Santa Messa, allo stadio Saint Denis 80 mila giovani cantare in latino la Salve Regina, frotte di sacerdoti confessare in strada (come non si vedeva da tempo), nel Palazzo dell’Eliseo ascoltare dal Santo Padre la difesa del diritto alla vita come fondamento di ogni altro diritto umano e la condanna alla maternità surrogata, tutto questo in faccia ad uno sciagurato Presidente che ha voluto inserire il diritto all’aborto in Costituzione.

Io non possiedo certo la cultura di Mons. Viganò ma credo che un conto sia difendere la tradizione, altro arroccarsi su posizioni preconcette, pretendere autoreferenziali prese di posizione che ci pongono fuori dalla realtà e contro il buon senso, negare il giusto sforzo – doveroso per la Chiesa di ogni tempo – di trovare punti di convergenza tra la fede e la storia di un popolo, ciò che non significa rinnegare il Vangelo di Cristo e compromettersi con lo spirito del tempo.

Il Santo Padre deve annunciare Cristo all’uomo moderno, rispettandone la sensibilità e la capacità di comprensione, senza porsi necessariamente in difesa attraverso parole di lapidaria condanna che avrebbero come unico effetto quello di restare non capite e di disperdere il gregge.

Invito con tutto il cuore coloro che amano veramente la Chiesa a lavorare per la sua unità, evitando tutto ciò che possa lacerare la tunica inconsutile del Signore; e preghiamo coesi per i frutti duraturi di questo straordinario viaggio apostolico in Francia in cui abbiamo toccato con mano la grazia di Dio che converte il cuore dell’uomo, nonostante le nostre insufficienze.

È una nostra precisa responsabilità davanti a Dio: e lo è – a maggior ragione – per chi crede che la tradizione sia una fonte perenne della vita della Chiesa in una dinamica sempre nuova.

Con stima,

Pietro Piciocchi

*

Hanno riconosciuto l’ingiustizia

e le hanno dato cittadinanza.

2 Tess 2, 11-12

Non expedit. Il conservatorismo di maniera dinanzi all’apostasia sinodale

Arcivescovo Carlo Maria Viganò

Caro Avvocato Piciocchi,

ho letto con attenzione la lettera che Ella ha indirizzato al dottor Aldo Maria Valli e che mi ha trasmesso, a proposito del mio commento al discorso di Leone XIV all’Eliseo. So che Aldo Maria ha già pubblicato sul suo blog una risposta esemplare [qui]; da parte mia, non voglio esimermi dall’affrontare la Sua lettera: senza assecondare la caricatura, senza farci trascinare sul terreno emotivo delle folle, e senza cedere il principio in cambio di un plauso per qualche frase condivisibile.

La Sua lettera si apre con una parafrasi: secondo i «paladini della tradizione», il Papa «sarebbe dovuto andare a dire» a Parigi che non esiste la libertà di coscienza, che lo Stato non deve aprire a ogni culto, che la Dichiarazione del 1948 è carta straccia, che libertà, eguaglianza e fraternità sono parole massoniche e non possono trovare ispirazione nel Vangelo. Le rispondo che nessuno ha chiesto a Leone di recarsi all’Eliseo per recitare il Sillabo a voce alta davanti a Macron. Si è chiesto — ed è cosa diversa — che un Romano Pontefice non contraddica, nella capitale della Rivoluzione, l’insegnamento costante dei suoi Predecessori su ciò che quella Rivoluzione è stata e su ciò che quel motto significa. Non è lo stesso atto. Il primo è una sceneggiata che Ella ci attribuisce per renderci ridicoli; il secondo è il minimo dovuto a chi siede sulla Cattedra di Pietro.

La formula è semplice: noi non pretendiamo dal Papa un anatema diplomaticamente inopportuno; pretendiamo che egli non ratifichi ed elogi ciò che i Papi hanno chiamato peste. Una volta ristabilito questo, la Sua lettera perde il suo perno.

Il secondo argomento è quello della folla: ottocentomila persone a Place de la Concorde, ottantamila giovani a Saint-Denis che cantano il Salve Regina, sacerdoti che confessano per strada. È l’argomento più efficace sul piano emotivo-sentimentale, e il più debole sul piano della Fede.

Nessuno disprezza quei gesti, al contrario: essi dimostrano che la Grazia opera ancora nel popolo, nonostante i discorsi, non grazie ad essi. Un giovane che canta il Salve Regina in latino non convalida la tesi secondo cui Liberté, Égalité, Fraternité trovano nel Vangelo «una fonte inesauribile di ispirazione». Confondere la pietà dei fedeli con l’ortodossia di un discorso alle autorità è un sofisma. Se la quantità dei presenti bastasse a giudicare un pontificato, avremmo dovuto canonizzare ogni Giornata Mondiale della Gioventù, anche quando vi si è taciuto ciò che non si può tacere. Le piazze di Parigi erano gremite anche trent’anni fa con Giovanni Paolo II, ma questo non impedì che si giungesse all’approvazione dell’aborto come diritto, al rogo di Notre-Dame, alla blasfema inaugurazione dei Giochi Olimpici, all’eutanasia di Stato.

Aggiungo che proprio quei giovani meritavano di udire dal Papa non la benedizione di un motto nato per detronizzare Cristo, ma la distinzione — elementare e paterna — tra la libertà dei figli di Dio e la libertà rivoluzionaria, tra l’uguaglianza delle anime redente e l’egualitarismo collettivista, tra la fraternità in Cristo e la fratellanza senza Dio Padre. Togliere loro quella distinzione non è «rispettare la loro capacità di comprensione»: è sottrarre loro la chiave per capire il tempo in cui vivono. Anzi: è spacciare per valida e vera una falsa lettura degli eventi.

Ella elenca, a difesa del discorso di Leone, la tutela del diritto alla vita come fondamento di ogni altro diritto e la condanna della maternità surrogata, pronunciate «in faccia» a un Presidente che ha iscritto l’aborto in Costituzione. Qui occorre essere precisi, perché è il punto su cui i conservatori si sentono in dovere di applaudire.

Non nego il dato: nego piuttosto la conseguenza che Ella ne trae. Una condanna della maternità surrogata e un accenno alla vita, inseriti in un quadro che assume i «diritti dell’uomo» illuministi e la Dichiarazione del 1948 come «pietra miliare del progresso morale», restano concetti astratti. O meglio: rimangono in quell’iperuranio in cui i funzionari della chiesa sinodale vogliono confinare la dottrina, mentre adeguano la pastorale alla mentalità del mondo. Quella stessa matrice rivoluzionaria dei “diritti” — sganciata dalla legge di Dio e dalla Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo — è precisamente ciò che ha permesso di dichiarare “diritto” l’aborto, e poi di costituzionalizzarlo. Chi loda il principio e depreca uno dei suoi frutti non raddrizza l’albero: ne raccoglie i frutti avvelenati mentre finge di non vedere i rovi.

La risposta utile è dunque: non basta dire il vero su un effetto, se si benedice la causa. Pio XI, in Quas Primas, insegnò che pace e dignità non nascono dalla ribellione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ma dal Regno sociale di Cristo. Finché quella lezione resta taciuta, le frasi «pro life» pronunciate all’Eliseo sono un correttivo cosmetico su un edificio costruito senza la pietra angolare. E nessuno meglio del Vicario di Cristo dovrebbe sapere quanto vere siano le parole del Salvatore: Sine me nihil potestis facere (Jo 15, 5).

Ella oppone alla Tradizione «il giusto sforzo — doveroso per la Chiesa di ogni tempo — di trovare punti di convergenza tra la fede e la storia di un popolo». È la formula più insidiosa della Sua lettera, perché suona pastorale e ragionevole. Va presa di petto.

Non Le sono ignoti gli atti magisteriali fino a Pio XII che condannano senza appello la Rivoluzione e i suoi infernali principi. Questi testi non sono «posizioni preconcette»: sono il Magistero. E chi li richiama non si arrocca: ricorda a un Papa che egli è custode della Verità rivelata, non padrone. Se oggi quel richiamo «pone fuori dalla realtà», tanto peggio per la realtà che si è costruita contro di essi. Non è il Magistero a doversi scusare con l’Eliseo, né l’erede di Pio VI a doversi umiliare all’erede di Jules Grévy, che si accompagna a un uomo in parrucca nella finzione più grottesca della normalità.

Le cito, parola per parola, il passaggio incriminato. Leone ha detto che l’Illuminismo portò «vere e proprie conquiste»; che tra queste vi è «il riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana, in particolare la libertà religiosa»; che libertà, uguaglianza e fraternità «rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione»; e che la Dichiarazione del 1948 è, con Giovanni Paolo II, «pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità». Su queste frasi si discute. Non sul fatto che a Saint-Denis si sia cantato in latino.

Ella chiude invocando l’unità e la tunica inconsutile, addossando la responsabilità di lacerarla a chi critica il discorso papale. È l’argomento che i conservatori usano da sessant’anni ogni volta che si tocca il nervo del Concilio, della messa montiniana, della sinodalità: va rovesciato.

La tunica la lacera chi introduce nella Chiesa un Vangelo diverso da quello ricevuto, non chi rifiuta di ratificarlo. San Paolo non invita i Tessalonicesi a «lavorare per l’unità» a costo della Tradizione: li esorta a stare saldi e a mantenere le tradizioni apprese (2 Tess 2, 15). L’unità cattolica è comunione nella Fede; non è la tregua fra chi benedice la Rivoluzione e chi la chiama col suo nome.

Le richiamo, qui, la distinzione che ho fatto in «Scisma Capitale». Quando colui che siede sulla Cattedra accetta e promuove una nozione del suo ufficio — e, con essa, una nozione della società e della libertà — incompatibile con quella definita dal Magistero perenne, egli non è più semplicemente un Papa che sbaglia in un discorso di circostanza: pone un obex, un ostacolo all’esercizio stesso del Papato. Chi gli resiste in ciò che è illecito non lacera la Chiesa: la serve. Chi invece, per non «disperdere il gregge», consente all’equivoco, si trova nella posizione di coloro di cui San Paolo dice εὐδοκήσαντες τῇ ἀδικίᾳ: che hanno riconosciuto l’ingiustizia e le hanno dato cittadinanza (2 Tess 2, 11-12).

Le rispondo dunque che l’unità non si costruisce sul silenzio intorno al punto decisivo: essa si costruisce sulla roccia di Pietro. Ogni tentativo di “resettare” la realtà si fonda sulla sabbia di un dialogo che usa il lessico di chi ha ghigliottinato i suoi figli. Invocare la tunica inconsutile per coprire la contraddizione è, alla lettera, cucire una toppa nuova su un vestito vecchio.

Ella teme «parole di lapidaria condanna» che resterebbero incomprese. Ammesso e non concesso che i Cattolici, ogni tanto, tirerebbero un sospiro di sollievo se udissero non un mediatore, un conciliatore, un diplomatico, un ecumenico, un filantropo, un globalista, un immigrazionista, un massone o un pagano, ma un Papa che finalmente parla da Papa. Ma anche concedendoLe l’esigenza della pedagogia, non posso concederLe che la pedagogia obblighi a dire il falso.

Un Pontefice poteva, all’Eliseo, ricordare l’eredità cristiana della Francia — Clodoveo, San Luigi, Santa Giovanna d’Arco, le Carmelitane di Compiègne — e aggiungere, con mitezza, che la libertà cristiana non è la libertà del 1789; che l’uguaglianza delle anime dinanzi a Dio non è l’egualitarismo che ha livellato altari e troni; che la fraternità evangelica ha un Padre celeste, e che senza quel Padre diventa la fratellanza delle Logge. Poteva dire che la «giusta laicità» non consiste nel mettere la vera Religione allo stesso rango delle false, e che Nostro Signore è Re anche delle nazioni in cui vige un regime repubblicano che si professa laico. Poteva, venerando la Corona di Spine a Notre-Dame, ricordare che quella Corona è di un Re, e che quel Re non si concilia con il motto coniato per deporLo.

Nulla di tutto questo è «autoreferenziale». È il catechismo. Se oggi suona inaudito, è perché da decenni si è preferito l’applauso dell’Eliseo alla voce di Pio VI.

Caro Avvocato, non La tratto da avversario. La Sua lettera è sincera per il timore di una Chiesa che «si pone fuori dalla realtà», anche se sono decenni che gli imbarazzanti tentativi di compiacere il mondo rendono patetici i suoi mitrati fautori. Quel timore va rispettato ma corretto: la realtà della Chiesa non è lo specchio del mondo, è il giudizio di Cristo sul mondo. Chi ama davvero la Chiesa non le chiede di diventare credibile agli occhi di un Presidente che ha fatto dell’aborto norma costituzionale; le chiede di rimanere credibile dinanzi a Dio. Poiché l’inizio della saggezza è il timore del Signore (Pr 9, 10).

Concludo ricordandoLe che la Tradizione non è «una fonte perenne in una dinamica sempre nuova», se per dinamica si intende la riconciliazione col liberalismo che il Sillabo ha dichiarato impossibile. La Tradizione è la trasmissione integrale del Depositum fidei, senza tagli e senza innesti. Chi la custodisce non lacera la tunica: impedisce che la si sostituisca con la livrea tricolore.

I martiri della Vandea, i sacerdoti di settembre, le contadine di Angers non hanno bisogno che noi li usiamo come randello. Hanno bisogno che un Papa, passando sulle pietre bagnate del loro sangue, non lodi il motto in nome del quale furono martirizzati. Se questo richiamo «disperde il gregge», allora quel gregge era già stato disperso da chi gli ha insegnato che obbedire all’errore è virtù e che resistere alla menzogna è scisma.

Le ho scritto perché la Sua lettera non rappresenta un caso isolato: essa costituisce il manuale, per così dire, con cui, dopo ogni gesto «positivo» di questo pontificato, si chiederà ai Cattolici di lasciarsi convincere dall’emozione della piazza senza guardare ai principi che nel frattempo vengono sovvertiti. È esattamente il meccanismo descritto in «Scisma Capitale». Conviene smontarlo ora, con calma e con dottrina, prima che diventi il senso comune anche di chi si dice amico della Tradizione.

Con gratitudine per la franchezza con cui Ella ha scritto,

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

Viterbo, 1 ottobre 2026

S. Remigii Episcopi et Confessoris

L'articolo Monsignor Viganò: “Ecco chi lacera veramente la tunica inconsutile” proviene da Blondet & Friends.

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