❌

Normal view

Received — 14 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Il creditore non perde mai: l’effetto Cantillon

14 October 2026 at 16:33

Ogni volta che scoppia una crisi finanziaria, si discute su quali sacrifici deve fare il debitore.

Aggiustamenti economici, tagli, cessioni di attività produttive, privatizzazioni: conosciamo la ricetta a memoria.

Ciò che nessuno discute è l’altra parte del problema: se ogni debito ha due lati, perché accettiamo che sia solo il debitore a pagare il conto mentre il diritto del creditore rimane intatto?

Il creditore applica interessi in quanto assume un rischio; il tasso premia l’eventualità di non essere pagato. Quando il rischio si concretizza, il sistema interviene per proteggere il creditore e scaricare la perdita su altri.

I profitti vengono privatizzati nei periodi di prosperità; in tempi di crisi, il costo è socializzato attraverso ristrutturazioni, tasse, riduzione della spesa pubblica, diminuzione dei salari. Il meccanismo agisce spietatamente in mezzo al naufragio.

Quando un privato, un’azienda, uno Stato (il debitore “sovrano”) è in difficoltà, i creditori esigono tassi d’interesse più elevati motivati dall’aumento del rischio. Il risultato è una trappola mortale: si paga di più quando si è più fragili.

La crisi fa aumentare i tassi d’interesse, i quali fanno schizzare alle stelle il debito; i costi aggiuntivi determinano una crisi ancora più grave. È un circolo vizioso da cui sembra impossibile uscire.

I governi hanno accettato questo gioco infernale perché hanno bisogno di rifinanziare il debito in scadenza, coprire le spese correnti o evitare l’insolvenza. Più profonda è la dipendenza dal credito, minore è l’autonomia dei governi, degli Stati, dei popoli.

È l’effetto perverso di avere ceduto la sovranità monetaria agli organismi finanziari privati, creatori di moneta dal nulla. Quella dipendenza porta alla sottomissione politica.

Nessuno è sovrano in balia del mercato finanziario, ma non è una legge di natura! Uno Stato può fissare un tetto ai costi finanziari, rinegoziare i termini, tagliare i tassi esorbitanti, dare priorità al capitale originario rispetto alla speculazione.

Può concentrarsi sul rafforzamento del risparmio interno e liberarsi dal giogo esterno. Soprattutto, dovrebbe riprendere in mano la leva della creazione e della gestione monetaria.

Intraprendere questa strada ha conseguenze: contenziosi, crollo delle obbligazioni, chiusure dei mercati, attacchi speculativi, possibilità di guerre. Il dilemma non è tecnico, ma politico.

Se devo cento euro e ne ho sessanta, i quaranta mancanti non svaniscono nel nulla. La questione è chi se ne farà carico: il creditore con una ragionevole riduzione del debito, o i cittadini con la recessione, l’inflazione, le pensioni tagliate, la svendita di beni pubblici?

Il dibattito non verte sulla possibilità di perdite, ma su chi dovrà pagarle, benché raramente venga ammesso.

Il gergo finanziario è una maschera: disciplina fiscale, fiducia del mercato, sostenibilità sono termini che celano spietate decisioni favorevoli al creditore. Raramente viene ammesso che il debito pubblico è aritmeticamente impagabile.

Garantire il pagamento a scapito di salari, pensioni, opere pubbliche, cessione della sovranità è una scelta ideologica. Imporre una riduzione del debito o frenare gli abusi nei tassi e nelle condizioni del credito è un’altra.

La neutralità non esiste: si sceglie sempre chi sacrificare. Il sistema dominante ha trasformato la tutela dei creditori in un imperativo sacro.

Se il creditore perde anche un solo centesimo, il credito sfuma e la fiducia si dissolve, dicono. Preservare quella fiducia può però distruggere il tessuto produttivo, mandare in bancarotta le aziende, svendere le risorse, indebolire la capacità di rimborso futuro.

Il credito cessa di essere un motore di sviluppo per diventare strumento di dominio. Attraverso gli interessi composti e le penali imposte dai creditori, si determina un effetto valanga.

Il debitore strozzato vende a prezzo stracciato, il capitale finanziario acquista a saldo; un gigantesco aspirapolvere risucchia la ricchezza verso l’alto.

Un’azienda fallita non svanisce: passa di mano. La casa pignorata cambia proprietario. La crisi non distrugge i beni materiali, li consegna agli speculatori.

L’indebitamento è un meccanismo concepito per ridisegnare la mappa del potere. Con l’indiscutibile alibi di maggiore rischio, maggiore rendimento, chi è in difficoltà viene deliberatamente soffocato.

Se la priorità fosse davvero il recupero del credito, stringere il cappio rappresenterebbe una brutale contraddizione. Il tasso esorbitante non copre un rischio: accelera per scelta il tracollo del debitore.

La storia e la cultura hanno sostenuto per secoli ciò che la modernità ha cancellato: i diritti del creditore non sono illimitati. Nell’antichità l’usura era illegale ed esistevano leggi di remissione periodica dei debiti, dal giubileo biblico ai precetti cristiani sino all’Islam.

Il capitalismo contemporaneo ha dissolto ogni vincolo etico. Spogliato il credito da criteri morali e gli Stati dal potere finanziario, resta il sangue del debitore. La risposta del sistema è esigere altro sangue.

O la società protegge i profitti speculativi, oppure il creditore si assume il rischio per il quale ha preteso alti tassi di interesse. Entrambe sono decisioni politiche.

Accettare che tutti possano perdere – il lavoratore il suo impiego, il commerciante il suo capitale, la famiglia la sua casa e lo Stato i suoi beni – tranne il creditore, mina qualsiasi principio di equità a favore di un sistema legalizzato in cui il capitale finanziario impone le sue regole in totale impunità.

La tesi di Marco Della Luna è che il sistema finanziario – apolide e nemico dei popoli – con il dominio dell’emissione monetaria in mano ai grandi banchieri, ha realizzato un perfetto “effetto Cantillon”.

I monopolisti “sono i primi percettori della moneta che creano dal nulla (fiat currency), accreditandola a se stessi e immettendola nella società in forma di prestiti a interesse o di prezzo per l’acquisto di assets”.

L’immissione crea inflazione che non li danneggia, giacché la moneta è prodotta a costo zero. L’oligarchia degli emittenti denaro – autoproclamati proprietari di un bene inesistente prima dell’artificio contabile – diventano creditori universali.

Per sostenere i profitti hanno bisogno di continua domanda di prestiti, più elevata in tempi di crisi, pandemie, guerre. Il settore produttivo deperisce a favore di bolle speculative, opportunità di rendita monopolistica per la cupola finanziaria.

L’ortodossia economica, falsamente, considera neutrale la moneta: se raddoppia la quantità di denaro in circolazione, nel tempo raddoppiano i prezzi e i rapporti restano invariati.

Più zeri, stessa economia reale. Chi si arricchisce e chi si impoverisce non dipenderebbe dalla moneta, ma dal merito e dal mercato.

L’economista Richard Cantillon nel XVII secolo scoprì che non è così: la moneta dipende dal punto di entrata. Il denaro non piove uniformemente dal cielo: entra nel sistema in punti precisi e, da lì, si propaga come un’onda. L’ordine di arrivo dellìonda decide chi vince.

In una miniera i primi a spendere l’oro estratto sono i minatori: comprano inizialmente ai prezzi di ieri. I commercianti incassano e spendono a loro volta; l’onda si allarga e i prezzi cominciano a salire.

Quando l’onda raggiunge i margini del sistema, a chi vive di salario o rendita fissa, a chi non ha relazione con la miniera, il denaro arriva nella forma di prezzi più alti. Per i primi riceventi, la moneta nuova è potere d’acquisto, per gli ultimi, inflazione.

Stesso fenomeno, effetti opposti. A decidere è la posizione nel flusso. Lungo il percorso la ricchezza si trasferisce da chi è lontano dal rubinetto a chi è vicino. Dopo la crisi del 2008, le banche centrali hanno creato moneta in misura mai vista, il cosiddetto quantitative easing.

Migliaia di miliardi entravano in circolo solo comprando titoli finanziari dalle istituzioni bancarie. Il rubinetto è la cupola finanziaria, il primo ricevente il sistema bancario. Meglio del mago Houdini.

Il risultato è stato quello che Cantillon prevedeva per la miniera. I prezzi degli asset – azioni, obbligazioni, immobili, aziende – sono andati alle stelle. I salari sono rimasti uguali, ossia, in termini reali, sono diminuiti progressivamente.

La minoranza ricca possiede beni e titoli in misura superiore a ogni periodo passato. Il commerciante, l’operaio e l’impiegato non hanno sperimentato alcun quantitative easing.

Hanno ricevuto inflazione; prima quella degli asset, che li escludevano dalla casa di proprietà e dal risparmio investito; poi l’aumento dei prezzi al consumo che svalutava il reddito.

Due volte in coda all’onda, due volte a pagare il conto di denaro che hanno toccato per ultimi. Nessun complotto: basta l’architettura del sistema, disegnata in modo che la moneta entri dal lato di chi già possiede quasi tutto.

Conta dove sei rispetto al flusso. La pratica di indebitarsi dove il denaro costa meno per investire altrove è un aspetto dello stesso principio: chi ha credito a basso costo guadagna la differenza per il solo fatto di avere accesso. Il sistema remunera la posizione.

Il tasso d’inflazione è una media che riassume l’aumento dei prezzi come se l’onda arrivasse a tutti nello stesso momento. L’effetto Cantillon dimostra il contrario: vale la sequenza, l’ordine temporale dell’onda. Il dato aggregato cancella l’ordine temporale della redistribuzione asimmetrica.

La statistica appiattisce per riassumere. Misuriamo l’altezza dell’acqua trascurando la direzione della corrente. Cantillon torna nel dibattito degli economisti eterodossi perché anni di rubinetto spalancato ai soliti noti ha reso visibile il meccanismo.

La moneta entra sempre dallo stesso lato e ogni onda allarga la distanza tra chi sta alla fonte e chi alla foce. Finché la struttura politica e finanziaria resta invariata, non c’è spazio per la tutela del bene comune: ogni governo è al servizio degli interessi dei monopolisti della moneta.

Non resta, conclude Della Luna, che “sabotare ogni azione di governo diretta contro la gente. Smascherarla, resisterle, attaccarla nei tribunali e nei giornali, versare molta sabbia nel motore. Comportarsi come gli abitanti una nazione occupata da una potenza razziatrice”.

L'articolo Il creditore non perde mai: l’effetto Cantillon proviene da Blondet & Friends.

La NATO si sta esercitando nella deterrenza nucleare in Italia

14 October 2026 at 07:58
icona più“Mezzogiorno incrollabile” inizia

ma contro chi?

In Italia, la NATO condurrà un’esercitazione di emergenza nucleare a partire da martedì 13 ottobre. Sebbene la Germania non possieda armi nucleari proprie, l’Aeronautica militare tedesca parteciperà nuovamente a questa esercitazione annuale. Questo articolo illustra ciò che si sa sulle armi nucleari occidentali e lo scopo del meccanismo di deterrenza dell’alleanza militare.

immagine principale dell'articolo

Il 20 maggio 2019, un caccia Tornado dell’aeronautica militare tedesca ha superato la barriera del suono durante un’esercitazione della Forza congiunta ad altissima prontezza operativa (VJTF) della NATO presso il poligono di addestramento di Münster, nella Germania settentrionale.

Foto: Patrik Stollarz/AFP via Getty Images

0:00

 

8:16
pollice su
immagine dell'autore

Tempo di lettura : 9 minuti.


In breve:

  • A partire dal 13 ottobre, la NATO condurrà esercitazioni di deterrenza nucleare in Italia con 17 paesi ; la Germania parteciperà con tre caccia Tornado.
  • Secondo la NATO, “Steadfast Noon” è un’esercitazione annuale di routine senza armi vere e non è diretta contro alcun Paese in particolare.
  • La Francia intende incrementare il proprio arsenale nucleare e il 6 ottobre ha effettuato un test di lancio di un missile M51.3, in grado di trasportare testate nucleari, da un sottomarino.

Dal 13 al 23 ottobre, l’Italia ospiterà l’esercitazione annuale della NATO, che addestra la deterrenza nucleare dell’Alleanza. Alla manovra partecipano le forze armate di 17 Stati membri della NATO. L’esercitazione si svolgerà, tra le altre località, nei pressi della base aerea di Ghedi in Lombardia e della base aerea di Aviano in Friuli.
L’esercitazione, denominata “Steadfast Noon”, si è svolta per la prima volta nel 2003 e da allora viene condotta annualmente. La NATO l’ha quindi descritta anche quest’anno come “una misura di routine pianificata da tempo” che contribuisce alla “deterrenza e alla difesa dell’Alleanza”. Inoltre, l’esercitazione sulle armi nucleari invia “un chiaro segnale di unità e determinazione”, ha affermato il Segretario Generale della NATO Mark Rutte, secondo una pubblicazione online della NATO dell’8 ottobre.

Rutte parla di un “segnale”

Rutte non ha specificato a chi fosse esattamente rivolto il “segnale chiaro”. Tuttavia, la dichiarazione della NATO, come ogni anno, ha menzionato tre punti: nell’esercitazione non sarebbero state utilizzate armi vere, l’esercitazione nucleare “non era in alcun modo collegata agli attuali eventi politici mondiali” e “non era diretta contro alcun Paese in particolare”.
Tuttavia, Nassima Barrows, vicedirettrice della NATO per la politica nucleare, ha espresso un punto di vista leggermente diverso in un’intervista al portale di notizie “Politico “. Interrogata sulla dichiarazione rilasciata dal presidente russo Vladimir Putin il 1° ottobre, in cui affermava che un attacco diretto al territorio russo, come l’exclave di Kaliningrad, solleverebbe “inevitabilmente e immediatamente” la questione se la Russia userebbe “tutte le armi” a sua disposizione, la Barrows ha dichiarato: “Conduciamo queste esercitazioni ogni anno e […] questo è anche un messaggio chiaro a paesi come la Russia, che non c’è motivo di preoccuparsi”. Pertanto, a suo avviso, “non c’è motivo di commettere errori di valutazione”.

Tre velivoli dell’aeronautica militare tedesca coinvolti

L’esercitazione sulle armi nucleari è principalmente rivolta alle forze aeree delle nazioni partecipanti. L’aeronautica tedesca partecipa con tre caccia Tornado. Come ha dichiarato un portavoce del Ministero federale della Difesa all’agenzia di stampa tedesca dpa, i Tornado schierati presso la base aerea di Aviano, nel nord Italia, appartengono al 33° Stormo Aereo Tattico, la cui base si trova a Büchel, nella parte meridionale della regione dell’Eifel.
Da molti anni si sospetta che a Büchel siano stoccate bombe nucleari americane B61-12, che, in base agli accordi di condivisione nucleare della NATO, potrebbero essere utilizzate da caccia tedeschi come il Tornado in caso di crisi. Nonostante numerose indagini parlamentari e pubbliche, il governo tedesco non ha mai confermato né smentito ufficialmente la presunta presenza di armi nucleari statunitensi a Büchel.
Il sito web del centro per le armi nucleari dell’aeronautica militare statunitense afferma che la bomba nucleare B61-12 in particolare è “il fulcro del programma NATO di utilizzo congiunto di armi nucleari” perché “può essere integrata e impiegata da alcuni velivoli dei paesi alleati”.

Condivisione nucleare all’interno dell’alleanza

Questo spiega perché 17 Stati membri della NATO partecipano all’esercitazione sulle armi nucleari, sebbene solo tre di essi ne possiedano di proprie: Stati Uniti, Francia e Regno Unito. La Francia, tuttavia, non partecipa al Gruppo di pianificazione nucleare della NATO e decide autonomamente in merito al proprio arsenale nucleare. L’accordo di condivisione nucleare dell’Alleanza si basa sulle armi nucleari statunitensi. In una scheda informativa , la NATO spiega che la responsabilità e i rischi della deterrenza nucleare devono essere condivisi all’interno dell’Alleanza. A tal fine, “un certo numero di Paesi NATO” forniscono velivoli e infrastrutture “per la difesa collettiva di tutti”. Gli Stati Uniti hanno “schierato un numero limitato di testate nucleari B61 in alcune località in Europa”, che tuttavia rimangono “sotto la cura e il controllo americani”.
La scheda informativa afferma inoltre che l’assunzione congiunta di responsabilità politica e rischi operativi dovrebbe dimostrare unità e coesione tra gli Alleati.
In definitiva, il punto è che gli Stati membri sprovvisti di armi nucleari proprie potrebbero, nel peggiore dei casi, sganciare bombe atomiche americane utilizzando i propri aerei designati.

Chi possiede quante armi nucleari?

Secondo le stime della Federation of American Scientists (FAS), all’inizio del 2026 si contavano circa 12.200 testate nucleari in nove paesi in tutto il mondo. La Russia possedeva un arsenale totale di circa 5.420 testate, mentre gli Stati Uniti ne possedevano circa 5.042. Queste cifre includono sia le scorte militari che le testate dismesse in attesa di smantellamento. Le scorte militari, ovvero le testate in custodia militare destinate a un potenziale utilizzo, sono stimate intorno alle 4.400 per la Russia e alle 3.700 per gli Stati Uniti. Insieme, questi due paesi rappresentano circa l’86% dell’inventario totale mondiale. La FAS stima che le scorte totali della Francia siano pari a 370 testate e quelle del Regno Unito a 225. Poiché la maggior parte dei paesi non divulga completamente i propri arsenali, queste cifre si basano in gran parte su stime indipendenti.
La rivista americana “Bulletin of the Atomic Scientists”, fondata nel 1945 , ha riportato nel 2024 che 120 delle 225 testate nucleari britanniche stimate all’epoca potevano essere lanciate anche dai sottomarini della Royal Navy. Questo numero è “in costante aumento”, scriveva il “Bulletin”. La Gran Bretagna sta costruendo una nuova classe di sottomarini e sviluppando una nuova testata nucleare. Nel complesso, gli esperti prevedono “che la Gran Bretagna amplierà ulteriormente il suo arsenale e che la base aerea di Lakenheath sarà nuovamente in grado di supportare un attacco nucleare dell’aeronautica statunitense nei prossimi anni”.
Nel luglio 2024, gli Stati Uniti hanno annunciato che il loro inventario di testate nucleari, sia attive che inattive, ammontava a 3.748 nel settembre 2023. Questa cifra non include le testate dismesse destinate allo smantellamento, il cui numero è ufficialmente stimato intorno alle 2.000.

Quanto è estesa l’esercitazione sulle armi nucleari?

Secondo la NATO , l’esercitazione nucleare della NATO dello scorso anno nei Paesi Bassi ha coinvolto circa 70 velivoli provenienti da 14 Stati membri, tra cui aerei da combattimento convenzionali e a capacità nucleare, nonché aerei da ricognizione, da rifornimento in volo e da comando . La base principale era la base aerea olandese di Volkel. Circa 2.000 persone hanno fornito supporto diretto all’esercitazione, ha dichiarato all’epoca il colonnello Daniel Bunch, responsabile delle operazioni nucleari presso il Comando Supremo delle Forze Alleate in Europa (SHAPE) della NATO. La NATO ha affermato che la portata dell’esercitazione di quest’anno è paragonabile a quella degli anni precedenti.

La Francia fa affidamento sulla propria capacità di deterrenza.

Indipendentemente dalla NATO, la Francia intende seguire una propria strada e coinvolgere più strettamente la Germania. Ad esempio, la Francia prevede di incrementare il proprio arsenale nucleare . Il presidente Emmanuel Macron lo ha annunciato in un discorso tenuto a marzo presso la base navale di Île Longue. Macron ha anche chiarito che la Francia non pubblicherà più dati ufficiali sulle dimensioni del proprio arsenale nucleare.
Come annunciato a luglio dal Ministero della Difesa tedesco , il cancelliere Friedrich Merz (CDU) e Macron hanno discusso di “cooperazione nucleare strategica”. Merz ha poi annunciato in un articolo su X il 17 luglio : “Parteciperemo a un’esercitazione nucleare con le forze armate francesi entro la fine dell’anno”.
Il 6 ottobre, la Francia ha effettuato un lancio di prova di un missile balistico M51.3 a capacità nucleare da un sottomarino. Il lancio, senza testata nucleare, è avvenuto dal sottomarino nucleare francese “Le Vigilant” al largo delle coste della Bretagna. Macron ha assistito personalmente al test e lo ha commentato in un post su X , affermando: “Per essere liberi, bisogna essere temuti. E per essere temuti, bisogna essere potenti”.

L’establishment UE-NATO sta conducendo una guerra ibrida contro l’Europa

14 October 2026 at 07:53

La (falsa) élite che attualmente è al potere in molti paesi europei, così come nell’Unione Europea a Bruxelles, è determinata a muovere guerra alla Russia.

Purtroppo per loro, le popolazioni che governano non ne hanno alcun interesse. I leader stanno conducendo un’imponente campagna di propaganda per far loro cambiare idea.

Seguono una linea tracciata da Hillary Clinton la quale, dopo aver perso le elezioni presidenziali del 2016 contro Donald Trump, accusò la Russia di avervi interferito.

Da allora, le accuse rivolte alla Russia di interferire nelle elezioni di altri paesi sono state ripetute più volte. La tesi dei “bot russi” che esercitano un'”influenza russa” viene tirata in ballo ogni volta che degli outsider populisti riescono a vincere.

Un’altra accusa è che la Russia stia conducendo una guerra “ibrida” contro l’Europa. Tale narrazione risale alla falsa affermazione del giornalista Mark Galeotti il ​​quale, nel 2014, sostenne l’esistenza di una “dottrina Gerasimov” – dal nome del più alto generale russo – che avrebbe spinto la Russia a condurre guerre “non lineari” o “ibride”.

Ci sono voluti quattro anni, durante i quali la sua tesi aveva ottenuto un enorme seguito, perché Galeotti ritrattasse le proprie affermazioni:

[C]on mio immenso rammarico, ho creato questo termine, che da allora ha assunto una vita propria e distruttiva, muovendosi goffamente nel mondo e seminando paura e odio al suo passaggio.
…
In realtà, Gerasimov stava parlando di come il Cremlino interpretasse gli eventi delle rivolte della “Primavera araba”, delle “rivoluzioni colorate” contro i regimi filo-Mosca nei paesi vicini alla Russia e, successivamente, della rivolta di “Maidan” in Ucraina. I russi credono sinceramente – sebbene a torto – che non si trattasse di proteste autentiche contro governi brutali e corrotti, bensì di cambi di regime orchestrati a Washington, o meglio, a Langley.

Non c’è mai stata, né esiste, una guerra “ibrida” russa.

Esiste tuttavia un’intensa campagna occidentale volta ad attribuire alla Russia la colpa di qualsiasi cosa:

L'articolo L’establishment UE-NATO sta conducendo una guerra ibrida contro l’Europa proviene da Blondet & Friends.

Received — 13 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

La UE suicida ci ha segato il PIL

13 October 2026 at 20:44

Gilberto Trombetta
@Gitro77

Prima della UE e dell’euro, il PIL dei Paesi europei rappresentava il 28,5% di quello mondiale, quello degli USA il 26%, quello dell’Italia più del 5% (il triplo della Cina), quello della Russia il 2,2% e quello cinese l’1,5% (grafico 1).

Nel 1999 il PIL della UE era sceso al 24%,quello USA era salito al 29,5%, quello dell’Italia era sceso al 3,8%, quello russo (dopo il crollo dell’URSS) era sceso allo 0,6% mentre il PIL cinese aveva quasi raggiunto quello italiano (3,3%).

Nel 2024, dopo 30 anni di Maastricht, il PIL dei Paesi UE è crollato al 17,5% (quello italiano è 1/3 di 25 anni fa, 1/8 di quello cinese), quello americano è di poco superiore ai livelli del 1990 (26,2%) mentre quello della Cina socialista e della Russia di Putin sono rispettivamente saliti al 17% e al 2%. Concentrandoci sull’Italia, il rapporto del PIL pro capite italiano rispetto a quello mondiale è crollato dal 4,2 prima di Maastricht all’attuale 2,8. Come nel 1961. Una perdita del 30% (grafico 2). La verità è che al contrario di quello che ci hanno raccontato (mentendo) per decenni, l’Unione Europea ha aumentato il grado di subalternità dei Paesi europei riducendoli all’irrilevanza su scala globale. [dati della Banca Mondiale – PIL a prezzi correnti e PIL pro capite a prezzi costanti 2015]

Casoli: «I tedeschi si vergognano di Ursula» Asian Gate e favoritismo per la deindustrializzazione dell’Europa

Da Luigi il 2026-10-11 11:55

https://www.laverita.info/interviste-e-personaggi/francesco-casoli-ursula

L’espressione “Asian Gate”, utilizzata dall’imprenditore Francesco Casoli per descrivere le dinamiche che penalizzano l’industria europea a favore dei mercati orientali, poggia su solide e allarmanti evidenze macroeconomiche. [1, 2]

I dati aggiornati relativi ai flussi commerciali, alla produzione e alle recenti spaccature politiche evidenziano l’impatto di questo fenomeno sull’Europa:

1. Il deficit commerciale colossale

Il pilastro numerico dell’Asian Gate risiede nel profondo squilibrio della bilancia commerciale tra Unione Europea e Cina.

  • Un miliardo di euro al giorno: È la portata del deficit commerciale europeo nei confronti di Pechino, che si attesta su una cifra record stimata in circa 360 miliardi di euro all’anno. [1]
  • La forbice dell’import-export: Nel secondo trimestre del 2026, mentre le esportazioni europee verso la Cina sono rimaste deboli e stabili, le importazioni di manufatti cinesi sono balzate a ben 154 miliardi di euro in un solo trimestre, spingendo il deficit trimestrale a 103 miliardi di euro. [1]

2. Il “sorpasso” tecnologico e la deindustrializzazione

L'articolo La UE suicida ci ha segato il PIL proviene da Blondet & Friends.

La UE non è in crisi. È la crisi 

13 October 2026 at 07:55

Trump e Putin hanno siglato un accordo per il rilascio di diesel russo pari a 5 milioni di tonnellate. Gli USA hanno sospeso le sanzioni sul gasolio fino ad aprile. I prezzi, secondo Trump, “scenderanno per noi a ritmi record”.

Gli accordi tra russi e americani non finirebbero però qui. Secondo Reuters, l’inviato e genero di Trump, Kushner, avrebbe discusso con il consigliere di Putin, Dmitriev, dell’ingresso di un investitore americano addirittura dentro Nord Stream, l’azienda che controlla i gasdotti sabotati. Precondizione di questo accordo è ovviamente la sospensione delle sanzioni USA, per cui la decisione di ieri sembra perfettamente coerente.

All’UE, mancherà invece il 7% del gas per coprire i consumi invernali. Parliamo di 14 miliardi di metri cubi. Oltre al blocco di Hormuz che ha fermato il GNL dal Qatar, da gennaio partirà il blocco totale autoimposto delle fornitire russe. È poi pronta “la più lunga lista di sanzioni europee mai presentata contro Mosca”: 1600 aziende e personalità. La Commissione ha però versato 1,24 miliardi per droni e missili all’Ucraina e restano da pagare a breve 15,4 miliardi. Ne mancano comunque almeno il triplo per tenere in piedi l’esercito per la prima parte del ’27.

L’UE non è però intenzionata a rivedere le sue regole di austerità. Secondo il vicepresidente della Commisisone Dombrovskis, “non possiamo continuare a introdurre nuove forme di flessibilità” perchè la sostenibilità fiscale “rappresenta una risorsa fondamentale”. Il ministro all’economia olandese dice che bisogna ridurre a tutti i costi il debito, “fuggire dai problemi non è la soluzione”, e che si sente “piuttosto stanco di questa discussione”. Tesi espressa anche dai ministri belga e tedesco. Non importa che, secondo proprio il commissario all’energia, Jorgensen, soltanto per la guerra nel Golfo, l’UE pagherà 90 miliardi di extracosti per l’energia. Saremo in guerra, senza energia, ma il deficit sarà sotto al 3%.

Continua intanto la deindustrializzazione dell’Europa, che procede pari passo alla sua militarizzazione. Avanza l’ipotesi di una reindustrializzazione del sito Beko di elettrodomestici di Siena a opera della Leonardo. Non si produranno più frigoriferi in Europa ma missili per distruggere la nostra economia. Una grandiosa strategia.

Ma c’è qualcuno che seriamente può pensare che questa politica possa farci uscire dalla crisi in cui ci ha portato? Che queste élite abbiano la lucidità e la buona fede per ammettere gli errori madornali e autocorreggersi?

L’UE non è in crisi. È la crisi.

Rappresenta oggi l’ostacolo interno principale all’organizzazione dei popoli europei in vista dei loro interessi e della pace.

Dobbiamo svegliarci, prima che siano le condizioni storiche a farlo per noi.

di Gabriele Guzzi

Fonte: https://www.facebook.com/gabri.guzzi/posts/pfbid0Re6qUswQjZMPQMrrbQD8zbK4h2T9eetAgnDu44vrBAsJ5oY5maUACFHgBJVdT36Nl?rdid=TkMailVJ4unvyYyp#

L'articolo La UE non è in crisi. È la crisi  proviene da Blondet & Friends.

Sta per scoppiare la Bolla AI (e Trump non è in grado di gestirla)

13 October 2026 at 07:45

Hock Tan avverte: gli investitori in IA scommettono in un casinò… pagando le fiches con il credito fornito proprio dalla sua azienda

di Tyler Durden – Martedì 13 ottobre 2026 – 05:31

Di solito sono gli amministratori delegati delle aziende di chip a fare da entusiasti sostenitori, mentre il mercato obbligazionario assume un atteggiamento scettico. Lunedì, però, il CEO del secondo produttore di chip per IA più importante al mondo ha deciso di ricoprire entrambi i ruoli.

Intervenendo a una tavola rotonda durante una conferenza della DBS a Singapore, il numero uno di Broadcom, Hock Tan, ha affermato che molti degli investitori che si stanno riversando nel settore dell’IA si comportano più come scommettitori che come investitori, nutrendo aspettative estreme salvo poi scoprire di trovarsi, di fatto, al tavolo di un casinò. Per usare le sue parole: “molti investitori non hanno la minima idea di cosa stiano finanziando”.

Non si è fermato qui. Tan ha anche messo in dubbio la sostenibilità economica a lungo termine dei laboratori di frontiera (che registrano perdite) e, aspetto ancora più rilevante per i mercati, ha avvertito che l’insufficienza di capitali potrebbe diventare il prossimo ostacolo alla crescita dell’industria dell’IA. A conferma della sua tesi, Lip-Bu Tan di Intel – che partecipava allo stesso dibattito – ha dichiarato che l’offerta di hardware rimarrà scarsa per altri due o tre anni. Tradotto: scarseggeranno sia i chip sia il denaro necessario per acquistarli.

Il settore dei semiconduttori non ha reagito bene. L’indice SOXX è sceso del 2,6% e il paniere di JPMorgan dedicato alle memorie per IA è crollato del 4,3%, in una giornata in cui oltre il 60% delle società dell’S&P ha invece registrato un rialzo. Interpellato sulle ragioni di queste vendite, Joshua Meyers, specialista del settore tecnologico presso JPMorgan, ha scritto nel bollettino pomeridiano “Market Intel” della banca (riservato agli abbonati professionali) che “la causa più immediata sembra essere l’intervento di Hock Tan a una conferenza DBS a Singapore; in quell’occasione, egli ha avvertito che il finanziamento potrebbe trasformarsi in un collo di bottiglia più critico della carenza di componenti (oltre a mettere in discussione i modelli di business dei laboratori di frontiera e a paragonare ‘molti investitori’ a giocatori d’azzardo)”. Di seguito esaminiamo perché Tan ha ragione riguardo al collo di bottiglia e perché proprio quelle persone che lui ha definito “scommettitori” stanno sostenendo le azioni della sua società, mentre i detentori delle sue obbligazioni si stanno dirigendo verso l’uscita.

Il collo di bottiglia è il denaro

L’avvertimento di Tan non sorprenderà i lettori (anche quelli occasionali): segnaliamo dallo scorso ottobre che lo sviluppo dell’IA si alimenta di quantità di debito in costante crescita; la scorsa settimana, Rich Privorotsky di Goldman ha sostanzialmente confermato questa tesi, affermando che la frenesia di indebitamento legata all’IA sta ormai spiazzando tutti gli altri attori sui mercati dei capitali.

Le prove si stanno accumulando. Giovedì scorso, l’operatore australiano di data center Firmus – sostenuto da Nvidia – ha prima tagliato del 25% il prezzo della sua IPO e poi ha ritirato del tutto la quotazione da 5,5 miliardi di dollari, scegliendo invece di raccogliere fondi sui mercati privati ​​(buona fortuna nel trovare qualcuno abbastanza sprovveduto da quelle parti). La nostra reazione all’epoca fu questa:

E Tan non è stato l’unico, durante l’evento di DBS, a sollevare la questione: poco prima che salisse sul palco, l’amministratore delegato di DBS, Tan Su Shan, ha dichiarato che il mercato sta rivedendo la valutazione dei rischi legati al finanziamento dell’IA, dopo i massicci investimenti degli ultimi due anni. Quando la banca che ospita la conferenza e il produttore di chip presente al panel concordano sul fatto che il problema sia il denaro, probabilmente il problema è proprio il denaro.

Il cliente perde denaro… e Broadcom glielo presta

C’è poi la stoccata rivolta ai laboratori di frontiera. Tan ha osservato che il fatturato annualizzato di 50 miliardi di dollari registrato da OpenAI a settembre suggerisce l’esistenza di un business valido, ma che l’azienda continua a perdere denaro a causa delle ingenti spese per l’addestramento dei modelli e la potenza di calcolo; di conseguenza, al momento, quella cifra dice ben poco sulla redditività a lungo termine.

Osservazione legittima. Senonché OpenAI è un cliente di Broadcom e, per di più – grazie a strutture societarie (SPV) che farebbero arrossire Jeff Skilling –, è proprio Broadcom a organizzare il finanziamento che consente a OpenAI di acquistare i chip di Broadcom (una notizia che potrebbe far venire un po’ di nausea). Come abbiamo spiegato nel dettaglio giovedì scorso, Broadcom sta trattando un finanziamento da oltre 50 miliardi di dollari per chip destinati a OpenAI (Bloomberg stima la prossima tranche più vicina ai 30 miliardi), oltre ai 60 miliardi che sta organizzando in sindacato per Anthropic e alla piattaforma “Big Sky” da 35 miliardi creata con Apollo e Blackstone a giugno. Si tratta di circa 145 miliardi di dollari di debito legato ai chip che porta la firma di Broadcom, o, come abbiamo scritto commentando questo grafico su Twitter, “300 miliardi di dollari in SPV garantiti da chip, finora”:

In altre parole, l’amministratore delegato che mette in dubbio i modelli di business di questi laboratori è anche il loro principale finanziatore! Nel fine settimana, Jefferies si è spinta oltre, mettendo in guardia contro una “massiccia distruzione di capitale”, dato che appena due laboratori ad alto consumo di cassa rappresentano la metà di un portafoglio ordini da 2,3 trilioni di dollari.

Inoltre, la notizia riportata la scorsa settimana dal Financial Times — secondo cui il fatturato annualizzato (*run-rate*) di OpenAI si aggirava sui 50 miliardi di dollari anziché sui 70 miliardi spesso citati (una discrepanza che il desk TMT di Goldman ha attribuito alla differenza tra contabilità lorda e netta) — ha evidenziato quanto l’intero complesso azionario da circa 1 trilione di dollari poggi su cifre in gran parte inventate e non certificate provenienti da due società private.

Gli scommettitori detengono le azioni, gli obbligazionisti restano col cerino in mano

Il che ci porta all’ironia della situazione. Tan potrà anche guardare con disprezzo alla folla da “casinò”, ma è proprio il casinò a sostenere le quotazioni di AVGO. Secondo il desk derivati ​​di Goldman, le “Magnificent 7” rappresentano ora circa il 22% dell’esposizione totale *prime* negli USA (il livello più alto dall’inizio del 2022), mentre l’esposizione al settore dei semiconduttori è raddoppiata, passando da circa il…

L'articolo Sta per scoppiare la Bolla AI (e Trump non è in grado di gestirla) proviene da Blondet & Friends.

… e la Kallas spara ancora più sanzioni alla Russia

13 October 2026 at 07:42

E poi Kallas arriva di nuovo con il suo pacchetto di sanzioni più grande dal 2022. L’UE si siederà di nuovo al tavolo lunedì per tentare la 23ª volta di mettere la Russia in ginocchio finanziariamente. Kallas rimpiange persino che gli americani chiudano un accordo con la Russia sul carburante.

Perché figuriamoci se da qualche parte su questo pianeta c’è ancora qualcuno che compra un litro di diesel senza prima chiedere il permesso al Parlamento europeo dei bambini. Allora l’intera sabbiera geopolitica va naturalmente a puttane. Ma poi questa notizia mi cade sotto gli occhi da Romkinja e comincio a ridere un po’. Non perché la guerra sia uno scherzo, ma perché quell’ipocrisia europea da ipocriti è ormai così grande che ci si potrebbe tenere un intero matrimonio balcanico sopra. L’UE ha sanzioni, pacchetti di sanzioni, commissioni sulle sanzioni, dichiarazioni sulle sanzioni e probabilmente da qualche parte a Bruxelles c’è un funzionario che deve persino controllare il suo caffè alla ricerca di molecole russe.

Kallas sta lì col ditino alzato a dire che la Russia non deve avere entrate extra per finanziare la guerra. Bellissima storia, stronza. Ma chi è che ha trasferito quasi 8 miliardi di euro alla Russia per l’LNG russo? Nei primi nove mesi del 2026, secondo i dati citati, l’UE ha pagato ben 7,88 miliardi di euro per il gas naturale liquefatto russo del progetto Yamal. I porti europei hanno ricevuto 12,18 milioni di tonnellate, il 9,5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E l’UE ha preso ben l’85% di tutte le forniture di Yamal LNG. Quasi 8 miliardi di euro di entrate russe dal gas, mentre Bruxelles fa finta di aver personalmente chiuso il rubinetto del gas russo con una pinza d’oro. Ti sdrai solo sulla schiena sulla scrivania o a volte passi giorni sotto la scrivania in ginocchio, Kallas? E ora arriva la mia parte preferita di questa operetta europea. La Francia a settembre rappresentava quasi tre quarti delle forniture di LNG russo all’UE, mentre anche i Paesi Bassi e il Portogallo ricevevano gas russo. Guardate un po’, ragazzi.

Una mano distribuisce sanzioni e l’altra accosta il bancomat al fornitore di gas russo. La sinistra grida… Noi stiamo facendo pressione su Mosca! La destra dice: PIN CODE per favore, e vuole lo scontrino? Nel mio mahala non serve essere un professore di economia per capire che questa è una maniera bizzarra di fare la guerra.

Se dico alla mia vicina che non mi deve più prestare soldi, ma poi ci vado io stesso ogni settimana a pagare la sua spesa, non devo meravigliarmi se un giorno mi chiede se per caso sono stato in vacanza con il mio cervello. Ma Bruxelles naturalmente ha una parola più complicata per questo. Si chiama politica. Compri miliardi di euro di gas russo, dichiari che la Russia non deve avere entrate extra, annunci un gigantesco pacchetto di sanzioni e poi tutti guardano seri in camera come se avessero appena salvato il mondo finanziario internazionale. Nel mio mahala non lo chiamiamo strategia, ma mettere entrambe le mani nella stessa tasca dei pantaloni e poi accusare il proprietario di furto. E aspetta, diventa ancora più divertente. Dal 1° gennaio 2027 è previsto un divieto totale di importazione sull’LNG russo. Quindi fino ad allora la mannaia del denaro resta evidentemente aperta, mentre i politici europei si esercitano già per la prossima conferenza stampa. Siamo determinati! Continueremo a esercitare pressione! Non ci piegheremo! Nel frattempo, le navi cisterna entrano tranquillamente nei porti e da qualche parte in Russia suona la cassa. È questo il meraviglioso della politica europea… il cittadino comune riceve il conto, l’industria deve arrangiarsi a pagare i costi energetici e i politici possono dichiarare con facce solenni che tutti devono fare sacrifici. Tranne apparentemente la logica, perché quella a Bruxelles è partita da anni per una destinazione sconosciuta. E i politici e i media ucraini si oppongono ferocemente al divieto di importazione pianificato che entrerà in vigore solo nel 2027. Lo capisco, perché in tempo di guerra l’energia non è un semplice prodotto commerciale. Ma allora l’UE deve anche essere onesta su quello che fa lei stessa. Non puoi da un lato pretendere che gli altri non facciano più affari con la Russia e dall’altro continuare a trasferire miliardi per l’energia di cui hai bisogno tu stesso. Quindi @kajakallas, raccontami ancora una volta delle sanzioni più grandi dal 2022. Ti ascolto. Ma parlami anche di quei miliardi, di quelle navi LNG e dei porti europei che continuano a ricevere le forniture di gas russo. Perché i miei occhi da Romkinja non vedono un muro a tenuta stagna contro la Russia.

Vedono una porta d’ingresso europea con un enorme cartello di sanzioni appeso, mentre dal retro i camion con il gas russo entrano tranquillamente. E se Bruxelles organizzerà presto un’altra conferenza stampa per spiegare quanto sia tutto rigoroso, metti per sicurezza una calcolatrice accanto al microfono. Forse qualcuno scoprirà ancora che non metti in ginocchio finanziariamente un paese trasferendogli miliardi allo stesso tempo. Ciganska Kraljica Mariba.

L'articolo … e la Kallas spara ancora più sanzioni alla Russia proviene da Blondet & Friends.

Received — 12 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Fultoin Sheen su Satana

12 October 2026 at 17:43
Ritratto ad acquerello di Fulton (immagine generata con IA di ChatGPT)

I fiori recisi fioriscono solo per poco tempo. Splendido libro di Fulton Sheen

Di Sabino Paciolla|Ottobre 12th, 2026|Categorie: Editor’s Picks, News|Tag: Cristo, diavolo, Fulton Sheen, menzogna|0 Commenti

Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto ed un approfondimento culturale, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto dal vescovo Rob Mutsaerts, pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione automatica, non ufficiale.

Ritratto ad acquerello di Fulton (immagine generata con IA di ChatGPT)

Ritratto ad acquerello di Fulton (immagine generata con IA di ChatGPT)

On the Demonic non è, a rigor di termini, un libro di padre Dave Tomaszycki, ma un libro di Fulton J. Sheen da lui curato e redatto. Tomaszycki ha setacciato per anni gli archivi, i discorsi, gli articoli e i testi inediti di Sheen e da essi ha ricostruito il libro, quasi interamente con le parole dello stesso Sheen. L’interesse di Sheen per il demoniaco è notevolmente sobrio. Il diavolo non lo interessa come curiosità, ma come realtà. Egli cerca di comprendere cosa fa il male alla verità, alla libertà, all’umanità e, in ultima analisi, al rapporto tra l’uomo e Dio. Ciò rende On the Demonic molto più interessante di un semplice libro sui demoni. In realtà è un libro sull’uomo moderno.

Caricatura del diavolo

Per Sheen il diavolo non è tanto il creatore di un mondo alternativo quanto piuttosto una caricatura del mondo di Dio. Prende ciò che è buono e lo perverte. L’amore diventa desiderio. La libertà diventa arbitrarietà. L’uguaglianza diventa uniformità. L’autorità diventa potere. La sessualità diventa consumo. La religione diventa ideologia. E persino la compassione può essere slegata dalla verità. Questa è una delle intuizioni centrali del libro: il demoniaco raramente si manifesta come male palese. Spesso si presenta come un bene pervertito. Il bene viene capovolto, pervertito.

Ecco perché Sheen dedica tanta attenzione alle tentazioni di Gesù nel deserto. Egli non vi vede solo tre episodi all’inizio della vita pubblica di Gesù. Secondo lui, esse racchiudono l’intero programma del demoniaco. Il diavolo offre ogni volta a Cristo un cristianesimo senza croce. Trasforma le pietre in pane. Gettati dal tempio e dimostra, con un miracolo spettacolare, chi sei. Adorami e riceverai i regni del mondo. In altre parole: concedi all’uomo prosperità senza conversione, miracoli senza fede e potere senza sacrificio. Il Vangelo afferma che la salvezza viene dalla verità, dalla conversione, dal sacrificio e dall’amore. La tentazione dice: si può fare anche senza.

Ogni tentativo di rendere attraente il cristianesimo eliminando la croce, secondo Sheen, porta in sé, in ultima analisi, qualcosa di quella seduzione originaria. Una Chiesa che vuole Cristo senza il Golgota, la misericordia senza la verità, la risurrezione senza il Venerdì Santo e il discepolato senza abnegazione, alla fine non ha molto più che un sentimento religioso.

Nudità, violenza e schizofrenia

Secondo Sheen, una cultura può assumere tratti demoniaci quando capovolge sistematicamente – perverte – ciò che è umano. Per questo motivo, On the Demonic tratta tre fenomeni salienti che egli considera segni di influenza demoniaca: 1. un’ossessione per la nudità, 2. la violenza e ciò che egli definisce 3. una «mentalità schizofrenica».

1- Con il primo – l’ossessione per la nudità – Sheen intende qualcosa di più della semplice immoralità. Per lui la nudità simboleggia la scomparsa del senso di vergogna. Il corpo umano non è più visto come qualcosa che partecipa alla dignità della persona, ma diventa un oggetto che può essere guardato, commercializzato e consumato. Una cultura può parlare continuamente di autonomia corporea e allo stesso tempo commercializzare sempre più il corpo. Può promettere la liberazione sessuale e allo stesso tempo separare la sessualità dalla fedeltà, dal matrimonio, dalla fertilità e dalla responsabilità. Sheen non vedrebbe in questo una liberazione, ma una frammentazione. Il corpo viene separato dalla persona. Il sesso viene separato dall’amore. L’amore viene separato dal sacrificio. E alla fine la libertà viene separata dalla verità.

2- Con il secondo concetto – la violenza – Sheen non pensa esclusivamente alla criminalità o alla guerra. Secondo lui, la violenza nasce quando l’uomo smette di vedere l’altro come persona. Quando Dio scompare dal quadro, alla fine scompare anche il fondamento più profondo della dignità umana. L’uomo viene allora più facilmente ridotto a unità economica, organismo biologico, orientamento sessuale, membro di una classe o rappresentante di una razza. Il XX secolo ha fornito a Sheen abbondante materiale per questa analisi: comunismo, nazionalsocialismo, guerre mondiali e Stati totalitari. Ma il suo pensiero va oltre. Non appena le persone iniziano a considerare le categorie più importanti delle persone, sorge la possibilità della disumanizzazione. (C.S. Lewis ne aveva già parlato in precedenza nel suo libro «The Abolition of Man»). L’altro non è più qualcuno da amare o da convincere, ma qualcuno che è d’intralcio. Per questo Sheen vede un legame intrinseco tra menzogna e violenza. Chi non riesce più a convincere la realtà, alla fine cerca di costringerla.

3- Sheen utilizza il termine «mentalità schizofrenica» non principalmente come diagnosi psichiatrica, ma come metafora culturale. Secondo Sheen, l’uomo moderno è diviso dentro di sé. Vuole la libertà senza responsabilità; la sessualità senza conseguenze; i diritti senza doveri; il benessere senza sacrifici; la moralità senza verità oggettiva e il cristianesimo senza croce. Da ciò deriva una singolare situazione spirituale. L’uomo vuole contemporaneamente due cose opposte e rifiuta di riconoscere che esse sono in conflitto tra loro. Vuole essere completamente autonomo e allo stesso tempo desidera che gli altri confermino le sue scelte. Afferma che la verità è relativa, ma esprime giudizi morali con grande certezza assoluta. Nega l’esistenza di una natura umana oggettiva, ma invoca costantemente la dignità umana. In ciò Sheen vede qualcosa di demoniaco, poiché secondo la Scrittura il diavolo è fin dall’inizio il grande divisore – diabolos. Il demoniaco, quindi, non crea solo conflitti tra le persone, ma divide anche l’uomo dentro di sé.

Cristianesimo senza Cristo

Una parte consistente del libro tratta dell’Anticristo e della fine dei tempi. L’Anticristo non apparirà come qualcuno che dichiara apertamente: «Sono contro Cristo». Sarebbe troppo semplice. Il demoniaco imita. Per questo il male si presenterà nel linguaggio del bene. Parlerà di pace, umanità, fratellanza e forse persino di religione — ma ne eliminerà Cristo. Questo è l’avvertimento principale di Sheen. La tentazione finale del mondo cristiano non sarà necessariamente l’ateismo. Potrebbe anche essere un cristianesimo senza Cristo. Una religione di fratellanza senza Padre. Una morale senza verità. Una pace senza conversione. Un Regno senza Re.

Una delle grandi qualità di Sheen come apologeta è che comprende che le persone non scelgono quasi mai il male perché è male. Scegliamo il male perché in esso si nasconde qualcosa di buono. Nessuno desidera la dipendenza per la dipendenza stessa; si desidera il piacere. Nessuno desidera la menzogna per la menzogna stessa; si desidera un vantaggio, una reputazione o una protezione. Nessuno desidera la tirannia in quanto tale; si desidera l’ordine, la sicurezza o l’uguaglianza. Secondo Sheen, Satana ha quindi sempre bisogno della verità. Non perché ami la verità, ma perché una menzogna diventa credibile solo quando contiene una dose sufficiente di verità. Una banconota viene contraffatta perché le banconote autentiche hanno valore. Nessuno contraffa una banconota da 12 euro perché non esiste una banconota autentica da 12 euro. Così funziona anche il male. Imita ciò che è veramente prezioso. Ecco perché il discernimento è così importante. La lotta cristiana non consiste solo nella scelta tra qualcosa che è chiaramente buono e qualcosa che è chiaramente orribile. La scelta è spesso tra il bene e qualcosa che sembra buono.

Le tre grandi armi

Con questo arriviamo alla parte più sorprendente del libro. Dopo aver parlato a lungo del male, Sheen non fornisce tecniche complicate per la guerra spirituale. Al contrario, ritorna al centro della fede cristiana. Le tre grandi armi che menziona sono: il nome di Gesù, il sangue di Cristo e Maria.

Seguono poi capitoli sulla croce e sull’Ora Santa, l’ora di adorazione che lo stesso Sheen ha osservato quotidianamente per decenni. È così che il libro acquista la giusta prospettiva. La figura centrale di On the Demonic, in definitiva, non è Satana. È Cristo.

Di conseguenza, On the Demonic si rivela, in definitiva, ben poco un libro su strani fenomeni soprannaturali. È un libro sul rifiuto umano di essere creature – si pensi al rifiuto di Adamo ed Eva. Satana può conservare le parole cristiane e cambiarne il significato: misericordia senza conversione; carità senza verità. Salvezza senza croce. Questi non sono semplicemente errori. Per Sheen, esse fanno parte di uno schema spirituale fondamentale: si vogliono conservare i frutti del cristianesimo dopo averne reciso le radici. Ma i fiori recisi non continuano a fiorire in eterno.

Il suo messaggio è, in definitiva, quasi classicamente benedettino: resta vicino a Cristo, vivi secondo i sacramenti, prega, venera l’Eucaristia, prendi su di te la croce, non temere i sacrifici e confida in Maria. Ecco perché il pensiero di Sheen sul demoniaco termina proprio dove in realtà termina tutto il suo pensiero: presso la croce e l’Eucaristia.

Dave Tomaszycki. Arcivescovo Fulton J. Sheen: Sul demoniaco Da non perdere!!

+Rob Mutsaerts

Vescovo ausiliare della diocesi di ’s‑Hertogenbosch (in italiano, Boscoducale / Den Bosch), nei Paesi Bassi.

Scritto da: Sabino Paciolla
Sabino Paciolla si è laureato con lode presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli studi di Bari (Italia), corso di laurea in Scienze statistiche ed economiche. Ha conseguito un Master in Corporate and Investment Banking presso la SDA Bocconi di Milano (Italia). Ha lavorato presso un istituto bancario di livello internazionale nell’ambito del corporate e restructuring, in qualità di senior relationship corporate manager. Cultore di materie economiche e finanziarie, segue con attenzione l’andamento dell’economia, dei mercati finanziari e delle politiche monetarie delle Banche centrali. Segue anche il panorama culturale e politico attuale. Sposato, con quattro figli.

L'articolo Fultoin Sheen su Satana proviene da Blondet & Friends.

Received — 11 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Lo stato di Israele e l’Anticristo

11 October 2026 at 09:19
Come sarà l'Anticristo, di Vittorio Messori - La Nuova Bussola Quotidiana

Quanto sta accadendo in medio Oriente è incomprensibile se non viene collocato sullo sfondo della teologia cattolica della storia.

Vitis Vera

https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xS4P!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6d453aa8-495b-4644-b489-e5079f98c3c5_690x504.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xS4P!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6d453aa8-495b-4644-b489-e5079f98c3c5_690x504.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xS4P!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6d453aa8-495b-4644-b489-e5079f98c3c5_690x504.png 1456w" type="image/webp" sizes="100vw" />Come sarà l'Anticristo, di Vittorio Messori - La Nuova Bussola Quotidiana

(Vitis Vera, blog di M. D’Amico) Le violenze spaventose e senza precedenti che sta compiendo l’esercito israeliano, il vero e proprio genocidio della popolazione di Gaza, le torture indiscriminate inflitte a decine di migliaia di prigionieri, le continue operazioni di pulizia etnica, l’impunità assoluta di cui Israele sembra godere nonostante i suoi crimini efferati, non sono comprensibili se non sullo sfondo dell’apocalittica cristiana. L’Occidente e la Chiesa, che in silenzio assistono in diretta alla barbarie più perversa senza dire una parola o osare una condanna chiara e netta, sono il segno di una sottomissione del mondo all’ebraismo che non si può spiegare in termini semplicemente naturali o geopolitici. Occorre comprendere la densità teologica di quanto sta accadendo. L’ebraismo talmudico, avendo rifiutato Nostro Signore Gesù Cristo, il vero Messia atteso dai patriarchi e dai profeti, è ancora in attesa di un falso messia, che darà agli ebrei -nella loro visione- il dominio terreno, politico e materiale del mondo, imponendo alle genti gli articoli della legge noachica. Il regno dell’Anticristo si annuncia come un governo mondiale controllato da Gerusalemme che si scaglierà innanzitutto contro la Chiesa Cattolica cercando di sottometterla completamente e, in ultima istanza, di distruggerla dalle fondamenta, perseguitandola senza alcuna pietà. I cristiano-sionisti americani e i cattolici conservatori che simpatizzano per Israele e gli Stati Uniti, pensandoli come forze che frenano l’Islam o la “minaccia” rappresentata, per loro, dalla Russia e dalla Cina, sono in un grave errore e, anziché operare come forza katekhontica e trattenere il male con la forza della verità, nel loro accecamento lo favoriscono e lo accelerano, rifiutando di vedere nell’ebraismo talmudico e nell’odierno stato di Israele le vere, supreme forze anticristiche.. Una profonda sintesi di questo attualissimo problema ci è offerta da un pregevole studio di don Jean-Michel Gleize, uno dei migliori teologi tomisti viventi.

– 1 – Dalla scienza alla sapienza

1. (studio di don J.M. Gleize) Secondo l’uso corrente[1], la parola «scienza» è impiegata per designare diversi tipi di conoscenze molto varie, che hanno però tutte lo stesso punto in comune: sono ottenute secondo mezzi riconosciuti, grazie ai quali ciò che viene scoperto o dimostrato merita l’assenso. Ciò detto, abbiamo qui né più né meno che una definizione nominale: essa considera le cose come dall’esterno, a partire da quelle loro caratteristiche che appaiono immediatamente e che i più considerano accertate. Resta da dare una definizione reale, che esprima la natura stessa o l’essenza della scienza. Ed è qui che cominciano le difficoltà e che, per superarle, è indispensabile andare al di là delle parole.

2. La parola «scienza» è ambivalente e può designare due tipi assolutamente distinti di conoscenze. In un primo senso, la scienza può definirsi come la ricerca di una spiegazione causale immediatamente constatabile, capace di rendere conto direttamente dei fatti osservabili. Tutto poggia qui sul verdetto dell’osservazione, a sua volta motivato dal ricorso ai fatti. Così si può definire la «scienza sperimentale», la scienza nel senso moderno del termine. Altra è, in un secondo senso, la scienza intesa come la ricerca di una spiegazione causale più approfondita, che cerca, al di là delle cause immediatamente constatabili, le ragioni assolutamente prime e generali (o universali) dei fatti osservati. La scienza (intesa nel primo senso) fisica, biologica o medica studia il cancro come una malattia e cerca di assegnarne le cause immediate, a livello dell’organismo, a partire da sintomi osservabili. La scienza (intesa nel secondo senso) studia il cancro come un male di ordine fisico, cioè come una forma di privazione della salute, e cerca di assegnarne la ragione fondamentale e assolutamente prima: che cos’è il male fisico in particolare e il male in generale, e perché esiste? Intesa in questo secondo senso, la scienza può chiamarsi «sapienza», per distinguerla dalla scienza intesa nel primo senso.

3. Per farla breve, diciamo che ogni scienza parla delle cose osservabili (è il soggetto) per dirne le cause (è il predicato); le scienze intese nel primo senso, e diverse dalla sapienza, ne dicono le cause immediate e prossime; la sapienza ne dice le cause remote, le cause universali e assolutamente prime.

4. La «geopolitica» è una scienza? Potrebbe essere essa stessa una forma di sapienza? È ciò che vorremmo verificare qui, in occasione di un fenomeno più o meno ricorrente nella storia umana, i cui presupposti affondano le radici piuttosto lontano nel passato.

– 2 – Dalla geopolitica alla teologia

2.1) Dei fatti osservabili

5. Gli Stati Uniti sono stati il primo paese a riconoscere ufficialmente il nuovo Stato d’Israele, il 31 gennaio 1949, e ad aprire la loro ambasciata a Tel Aviv, il 28 marzo 1949. Quasi cinquant’anni dopo, nel 1995, il Congresso ha adottato una legge che obbliga gli Stati Uniti a trasferire la loro ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme e a considerare Gerusalemme come la capitale d’Israele. La cosa fu fatta, per iniziativa del Presidente Donald Trump, il 14 maggio 2018, in occasione del settantesimo anniversario della dichiarazione d’indipendenza dello Stato d’Israele. Ivanka Trump, figlia e consigliera del Presidente, rappresentò gli Stati Uniti alla cerimonia d’inaugurazione.

6. Ovviamente, nella Striscia di Gaza furono organizzate da Hamas manifestazioni contro l’inaugurazione a Gerusalemme dell’ambasciata americana. L’esercito israeliano aprì allora il fuoco dal suo confine con Gaza. Di fronte alle critiche internazionali, solo gli Stati Uniti sostennero Israele al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mentre questo trasferimento d’ambasciata era stato descritto come un «atto di provocazione e di ostilità contro la nazione islamica» in un testo dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica. E d’altra parte, nel febbraio 2019, la commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite concluse che le violenze commesse da Israele durante le manifestazioni del 2018 potevano «costituire crimini di guerra o crimini contro l’umanità».

7. Un comportamento del genere, a dir poco sorprendente, soprattutto da parte degli Stati Uniti, richiede qualche spiegazione. Quali potrebbero esserne le cause, immediate e prossime?

2.2) Una spiegazione geopolitica?

8. È qui che, anche se può senza dubbio tentare di trovare tale spiegazione, la sola geopolitica rischia di lasciarci insoddisfatti. Come spiegare infatti il sostegno smisurato fornito dagli Stati Uniti allo Stato d’Israele, e ciò da decenni[2]? La risposta non è evidente. Lo attesta il fatto che, senza essere minimamente antisemiti, gli americani che hanno conservato ancora un po’ di buon senso sono esasperati dalla politica che viene loro imposta nei confronti dello Stato d’Israele[3].

9. Vi è certamente, per il momento, una convergenza di vedute e di interessi tra la destra religiosa israeliana e l’evangelismo politico americano, che può spiegare questa politica. Tale convergenza è stata del resto messa in evidenza – e perfino denunciata come tale – da colui che è attualmente il più influente dei giornalisti conservatori degli Stati Uniti, insieme a Candace Owens[4]: Tucker Carlson[5]. Contro ogni attesa, Laurie Cardoza-Moore, che è oggi una delle figure più in vista della lobby cristiano-sionista americana[6], ha criticato aspramente l’uno e l’altra di questi due commentatori per il loro «odio verso gli ebrei», qualificando le loro idee come «eresia» e «demoniache». Simili epiteti appaiono non solo sorprendenti ma decisamente fuori luogo nel quadro di un’analisi che si attenesse a dati propriamente geopolitici. La reazione segnalata attesta che la suddetta convergenza, se rende direttamente conto del fenomeno segnalato e osservato, deve essa stessa trovare la sua ragion d’essere profonda in motivi più remoti, motivi la cui portata sarebbe universale e oltrepasserebbe il quadro ristretto di una dimensione profana. Ciò non dovrebbe forse farci pensare che il teologico-politico potrebbe qui prevalere sul geopolitico? E che la sapienza possa dare le vere spiegazioni che la scienza resta impotente a fornirci?

– 3 – Le chiavi di una teologia politica

3.1) Spiegazione evangelica…

10. Sono degli ebrei che rivendicano qui il loro diritto a difendere la propria integrità territoriale, ed è fin troppo evidente che questa riveste per loro un significato propriamente religioso, di ordine teologico. Il quotidiano israeliano Haaretz non si è sbagliato quando titola: «Noi, cristiani americani, salutiamo l’obbedienza di Trump alla parola di Dio riguardo a Gerusalemme». L’articolo si deve alla penna di Laurie Cardoza-Moore. «Il Presidente Donald Trump», scrive già nel dicembre 2017, «sta attuando una delle iniziative storiche di dimensione biblica della sua presidenza, con l’insediamento dell’Ambasciata a Gerusalemme. […] Conformemente ai profeti Ezechiele, Isaia e all’apostolo Giovanni del Nuovo Testamento, tutti gli israeliani attendono la ricostruzione del terzo Tempio»[7].

L'articolo Lo stato di Israele e l’Anticristo proviene da Blondet & Friends.

Received — 10 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Trump e Putin riaprono il Nord Stream?

10 October 2026 at 17:26

@Geopolitik_2030

A FINE DELLA GUERRA IN UCRAINA IN CAMBIO DI UN HUB PETROLIFERO: -La formula “territorio in cambio di sicurezza” Trump ha promosso uno schema in cui l’Ucraina cederebbe il territorio del Donbass in cambio di garanzie di sicurezza da parte di USA ed Europa. I rapporti indicano che Washington avrebbe accettato la sequenza russa: l’Ucraina prima cede territorio e poi riceve garanzie. La Russia controlla già quasi il 95% del Donbass e richiede il ritiro ucraino dal resto. -L’interesse energetico degli USA sul gas russo: Sono stati riportati colloqui tra Jared Kushner e Kirill Dmitriev affinché investitori americani entrino in comproprietà dei gasdotti Nord Stream, permettendo che il capitale statunitense tragga beneficio dal flusso di gas russo verso l’Europa una volta terminata la guerra.

Lavrov ha dichiarato che Washington cerca di controllare il transito del gas russo attraverso l’Ucraina per dominare il mercato energetico europeo. La logica è che gli USA ottengano un ruolo centrale come intermediari e azionisti, ricavando profitti dalla rivendita del gas russo. “Hub petrolifero” · Un consorzio statunitense con fondi del Qatar e degli EAU acquisisce partecipazioni nel gasdotto Nord Stream, nel transito attraverso l’Ucraina o in asset di Lukoil. La Casa Bianca vuole accordi che beneficino aziende e contribuenti americani, con supervisione della DFC e del Tesoro.

La Russia mantiene la proprietà delle sue risorse, ma gli USA controllano la commercializzazione verso l’Europa, agendo come intermediari che acquistano gas russo e lo rivendono a prezzi altissimi all’Europa. · L’Ucraina ottiene garanzie di sicurezza sebbene non l’ingresso nella NATO e finanziamenti per la ricostruzione. In cambio, cede i territori che la Russia già controlla quasi totalmente. · L’Europa rimarrà intrappolata in una nuova dipendenza, ma questa volta dal gas russo gestito dagli USA, ciò che Washington considera un modo per mantenere influenza su Bruxelles senza che Mosca abbia il controllo diretto. Per gli USA: guadagni economici diretti dall’intermediazione energetica, controllo geopolitico sull’approvvigionamento europeo e un “dividendo di pace” che le permette di ridurre la spesa militare in Ucraina e reindirizzare risorse verso l’Asia. Per la Russia: fine delle sanzioni, riconoscimento delle sue annessioni, ritorno al mercato europeo con la mediazione statunitense, che le offre una via per eludere parte dell’isolamento e una relazione commerciale che le garantisce entrate senza dipendere esclusivamente dalla Cina. Per l’Europa: stabilità energetica a breve termine, sebbene a costo di accettare uno schema che la rende dipendente da intermediari e che contraddice il suo obiettivo dichiarato di staccarsi dal gas russo. Ostacoli: · L’UE ha proibito operazioni con Nord Stream e approvato la fine del gas russo. La Germania si oppone a riaprire i gasdotti. · L’Ucraina teme di cedere territorio senza garanzie reali e la Russia rifiuta qualsiasi garanzia significativa che limiti la sua azione futura. · Qualsiasi accordo che implichi cessione territoriale è visto come “suicidio statale” e non fermerebbe la Russia a lungo termine.

Polonia e i Baltici rifiutano qualsiasi legame energetico con la Russia, mentre la Germania affronta divisioni interne.

“Yalta economico” Nella teoria politica, questo modello assomiglia a una versione economica della Conferenza di Yalta: le potenze vincitrici USA e Russia ridisegnano la mappa e le sfere di influenza, con Ucraina ed Europa come meri spettatori dell’accordo. Un alto funzionario europeo ha già descritto il piano energetico di Trump come “l’Yalta economico del 1945”.

Se questo scenario si materializzasse, la fine della guerra non sarebbe una pace giusta, ma una transazione di potere in cui gli USA emergono come principali beneficiari economici, la Russia consolida guadagni territoriali ed Europa rimane intrappolata in una nuova dipendenza energetica mediata da Washington. La reale fattibilità dipende dal superare gli ostacoli legali, politici e di fiducia che oggi lo rendono improbabile, ma non impossibile in un contesto di pressione crescente per terminare il conflitto.

L'articolo Trump e Putin riaprono il Nord Stream? proviene da Blondet & Friends.

Braccio destro di Netanyahu in TV: poteva salvare gli ostaggi, non ha voluto. G@z@, 7 Ottobre

10 October 2026 at 12:06
banner pro vita

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato su Facebook da Francesco Agnoli, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e condivisione. Non dimentichiamo che  la maggioranza che ci governa, con l’aiuto di qualche frangia dell’opposizione, sta per far passare una legge in difesa di Netanyahu e Israele sotto la maschera della lotta all’antisemitismo. Povero Paese nostro. Buona lettura e diffusione.

§§§

BOOM! La verità viene a galla, ogni giorno di più.

  1. Finanziava Hamas;
  2. sapeva dell’ attentato;
  3. poteva salvare molti ostaggi ma ha preferito non farlo;
  4. per questi motivi vuole continuare le guerre e impedire ogni indagine sui fatti.

“L’uomo che ha ricoperto il ruolo di segretario militare di Benjamin Netanyahu il 7 ottobre 2023 ha accusato il primo ministro di aver perso chiare opportunità per riportare a casa vivi altri ostaggi da Gaza perché ciò avrebbe messo a rischio la sua carriera politica.

Parlando delle riunioni di gabinetto durante la guerra, Avi Gil ha dichiarato giovedì sera al Canale 12 che ci sono stati momenti in cui Netanyahu ha scelto di preservare il suo governo piuttosto che accettare un accordo che avrebbe riportato gli ostaggi in Israele, alcuni dei quali sono poi morti in prigionia, ma che avrebbe potuto far cadere la sua coalizione.

Gil ha riconosciuto che la leadership richiede di avere una visione d’insieme e che “anche le considerazioni politiche fanno parte della questione”.

Poi ha aggiunto: “Pensavo all’epoca che fosse un errore? Pensavo fosse giusto dare la priorità al rilascio degli ostaggi? La risposta è sì.”

Nella lunga intervista, Gil ha formulato una serie di accuse esplosive, molte delle quali toccavano questioni cruciali come cosa sapesse Netanyahu prima del 7 ottobre, come si sia comportato durante l’offensiva guidata da Hamas e come abbia preso decisioni nei mesi successivi.

L’ex collaboratore militare, che ha ricoperto tale incarico da luglio 2021 a maggio 2024, ha anche affermato che il capo di gabinetto di Netanyahu avrebbe manomesso i suoi tabulati telefonici a partire dal 7 ottobre. Ha sostenuto che la versione dei fatti fornita da Netanyahu in merito agli eventi che hanno preceduto il devastante attacco, anche in una dichiarazione formale presentata all’inchiesta del revisore dei conti statale, omette dettagli cruciali. Ha inoltre affermato che nelle settimane e nei mesi precedenti all’attacco, Netanyahu era stato ripetutamente avvertito da tutti i suoi capi della sicurezza dell’imminente scoppio di una guerra…Le affermazioni di Gil hanno suscitato anche un’indignazione di tutt’altro genere tra gli avversari politici di Netanyahu: Gadi Eisenkot, il favorito alle elezioni, ha chiesto un’inchiesta penale sulle presunte menzogne ​​del premier. Avigdor Liberman, presidente del partito falco Yisrael Beytenu, ha accusato Netanyahu di tradimento.

«Mentre i nostri fratelli e sorelle nella regione di confine venivano massacrati da Hamas, Netanyahu si è adoperato per cambiare i protocolli invece di salvarli», ha scritto Eisenkot su X. «Nulla lo salverà dalla commissione d’inchiesta statale che istituiremo dopo le elezioni».

‘Avrebbero potuto tornare prima’

Dei 251 ostaggi presi durante l’attacco del 7 ottobre, 46 furono rapiti vivi e morirono in prigionia. Quando giovedì gli è stato chiesto se alcuni di loro avrebbero potuto essere riportati indietro vivi e se alcuni dei sopravvissuti avrebbero potuto essere liberati prima, Gil ha risposto semplicemente..

Gil ha indicato che Netanyahu ha ceduto alle pressioni dei ministri di estrema destra della sua coalizione, i quali volevano intensificare la guerra contro Hamas a Gaza e si opponevano agli accordi sugli ostaggi e ai cessate il fuoco. Uno di questi ministri, Itamar Ben Gvir, si è vantato di aver bloccato gli accordi sugli ostaggi durante la guerra.

A Gil è stato chiesto se ci fossero stati momenti in cui Netanyahu aveva preso una decisione, salvo poi sentirsi dire dai ministri di estrema destra: “Non c’è accordo”, e Netanyahu era costretto a cambiare idea. “Sì”, ha risposto….

Negli ultimi tre anni, ha aggiunto, “si è creato un divario tra i fatti, la verità, tra ciò che è accaduto, tra ciò che è stato detto e ciò che viene presentato oggi al pubblico”.

Gil ha affermato che il documento di 55 pagine che Netanyahu ha consegnato al revisore dei conti statale nell’ambito dell’indagine del difensore civico a febbraio e che è stato reso pubblico “non rispecchia ciò che ho visto, ciò che ho sentito e le deliberazioni a cui ho partecipato”.

“In parte lo riflette”, ha detto Gil, quando gli è stato chiesto se il materiale fosse falso e quindi potenzialmente criminale. Ma sarebbe un eufemismo dire che il materiale è stato “estrapolato dal contesto”.

Gil ha affermato di aver riempito 16 quaderni con appunti scritti a mano su ciò che ha visto e sentito durante il suo incarico.

Netanyahu insiste sul fatto che Gil “ha scelto di non svegliare il Primo Ministro in tempo”.

In risposta all’intervista, Netanyahu ha affermato che Gil sapeva “come tutti gli altri” dell’imminente attacco “e ha scelto di non svegliare il primo ministro in tempo”.

Le dichiarazioni di Gil ai media sono state “un tentativo di oscurare la semplice e dolorosa verità sul suo fallimento”, ha aggiunto Netanyahu.

Il premier ha poi condiviso su X un segmento di due minuti del canale filogovernativo Channel 14, che pretendeva di controbattere alla lunga intervista di Channel 12.

Il servizio di Canale 14 ha riproposto notizie precedenti sulle informazioni ricevute da Gil nelle ore precedenti al risveglio di Netanyahu all’inizio dell’attacco, tra cui il fatto che decine di combattenti di Hamas avessero attivato schede SIM israeliane per comunicare durante l’attacco e che i leader del gruppo terroristico si fossero rifugiati nella loro rete di tunnel sotterranei.

Eisenkot sollecita un’inchiesta penale; Liberman: Tradimento

Il partito Yashar dell’ex capo delle Forze di Difesa Israeliane Gadi Eisenkot ha dichiarato, in risposta all’intervista, di aver chiesto al Procuratore Generale Gali Baharav-Miara di indagare se Netanyahu abbia mentito al revisore dei conti dello Stato in merito agli eventi che hanno preceduto l’attentato del 7 ottobre, sulla base delle affermazioni di Gil secondo cui il premier avrebbe fornito una versione fuorviante dei fatti.

Eisenkot ha inoltre criticato Netanyahu in merito all’accusa di Gil secondo cui Braverman avrebbe tentato di falsificare i tabulati telefonici.

«Mentre i nostri fratelli e sorelle nella regione di confine venivano massacrati da Hamas, Netanyahu si è adoperato per cambiare i protocolli invece di salvarli», afferma Eisenkot su X. «Nulla lo salverà dalla commissione d’inchiesta statale che istituiremo dopo le elezioni».

Gadi Eisenkot, 5 ottobre 2026. (DH / Times of Israel)

In una dichiarazione video, Liberman ha affermato che Baharav-Miara dovrebbe “ordinare l’immediata apertura di un’indagine contro il primo ministro e i suoi collaboratori con l’accusa di tradimento e cospirazione”.

Liberman ha inoltre esortato il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), il tenente generale Eyal Zamir, a “impedire qualsiasi tentativo di utilizzare le IDF per scopi politici al solo scopo di modificare l’agenda pubblica un attimo prima delle elezioni” del 27 ottobre.

Gil: Mi chiedo ‘ogni giorno’ come sia potuto succedere a noi

Quando incontra le famiglie degli ostaggi morti a Gaza, o gli ex ostaggi che hanno trascorso un periodo di prigionia più lungo di quanto si sarebbe potuto evitare, a Gil viene chiesto cosa dica loro.

«Hanno ragione», ha risposto. Ha detto di sedersi con «persone che sono tornate da quell’inferno, e sì, sai che alcune di loro avrebbero potuto tornare prima».

Il 7 ottobre 2026, presso il sito del festival musicale Nova, vicino al kibbutz Re’im, nel sud di Israele, si è tenuta una commemorazione per il terzo anniversario dell’attacco guidato da Hamas contro Israele, in cui centinaia di partecipanti furono uccisi e rapiti. (Foto AP/Ohad Zwigenberg)

Interrogato, a posteriori, su cosa avrebbe potuto fare diversamente, Gil ha osservato di essere stato un soldato in uniforme nello Stato di Israele per 35 anni, “per tutta la mia vita adulta”, e di aver ricoperto un ruolo di alto livello come segretario militare del primo ministro.

“Questo non me lo possono portare via. Lo porto sempre con me. Vedo le ferite. Incontro le persone che sono tornate dalla prigionia di Hamas. E questo è con me. È dentro di me”, ha detto.

Interrogato sulla “responsabilità” del primo ministro per gli eventi del 7 ottobre, Gil ha risposto “sì”, aggiungendo: “Non capisco in che mondo si possa separare il concetto di leadership da quello di responsabilità”. In qualità di comandante dell’unità d’élite sotto copertura Duvdevan delle Forze di Difesa Israeliane, ha affermato, “ero responsabile” del successo o del fallimento di un’operazione da lui ordinata, e che “non c’è leadership senza responsabilità”.

Gil non ha risposto quando gli è stato chiesto come la storia giudicherà Netanyahu. Ma riguardo a come la storia giudicherà lui, ha detto: “Non lo so. Spero di basarmi su fatti veri, e su quelli mi giudicheranno”.

A Gil è stato chiesto se a volte si domanda “come sia potuto succedere a noi, alla grande IDF?”.

«A volte?» ribatté lui, amaramente. «Ogni giorno.»

Aiutateci a fornire informazioni veritiere sui social media.

In qualità di giornalista multimediale, il mio lavoro consiste nel rendere accessibile su ogni piattaforma il giornalismo di qualità e basato sui fatti prodotto dalla redazione del Times of Israel, dai post di Instagram ai podcast, fino ai video di breve formato.

È così che molti, soprattutto i giovani, si informano oggigiorno. Ma la disinformazione dilaga sui social media. Il nostro team di ToI produce reportage brevi , accurati e responsabili su Israele e sul mondo ebraico.

Se credi nell’importanza di un giornalismo basato sui fatti e sui social media , ti invitiamo a considerare l’idea di unirti al nostro gruppo di supporto per i lettori, The Times of Israel Community. Il tuo sostegno finanziario è fondamentale per sostenere un giornalismo multimediale responsabile.

— Gabriella Jacobs, giornalista multimediale

§§§

Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:

L'articolo Braccio destro di Netanyahu in TV: poteva salvare gli ostaggi, non ha voluto. G@z@, 7 Ottobre proviene da Blondet & Friends.

Contro la teologia politica scientista

10 October 2026 at 12:02

Giorgio Agamben spicca per curiosità intellettuale, capacità analitiche e spirito ribelle nei confronti dell’attuale situazione sociale, politica e culturale. Di formazione poliedrica, il suo pensiero riflette l’influenza di pensatori assai diversi tra loro, Carl Schmitt, Michel Foucault, Martin Heidegger, Max Weber, Karl Marx, Franz Kafka, Tommaso d’Aquino, Aristotele, San Paolo, Baruch Spinoza. La sua opera più importante è il monumentale Homo Sacer, in cui sviluppa una complessa quanto ambiziosa indagine filosofica sulla politica occidentale. Agamben individua una logica violenta che chiama macchina antropogenetica, in virtù della quale la vita naturale si qualifica come vita umana. Ciò gli consente di stabilire una continuità tra le teologie politiche premoderne e la biopolitica liberale contemporanea.

La pandemia ha stimolato in Agamben incisive riflessioni sulle conseguenze politiche, sociali e culturali. Le condotte di massa dimostravano, da un lato, che le società occidentali non credono che alla “nuda vita” (zòe), pronte quindi a sacrificare tutto in cambio della sicurezza. In termini schmittiani, ciò conduce a uno stato di eccezione permanente che mette in discussione i fondamenti delle democrazie liberali. Dall’altro lato, significa il trionfo della scienza sulla religione. Il sapere scientifico è secondo Agamben “la vera religione del nostro tempo” e la sua egemonia dimostra il fallimento del cattolicesimo, spogliato della dimensione veritativa spirituale a favore di un generico umanitarismo. Stiamo assistendo all’instaurazione di una teologia politica scientista, “in cui gli esseri umani credono di credere”; il suo fondamento è la “religione medica”.

Il tentativo di sostituire la religione trascendente con la scienza non è nuovo. Risale all’Illuminismo, a figure come D’Holbach, La Mettrie, Helvétius, Condorcet; poi al pensiero positivista di Auguste Comte a metà del XIX secolo. Il pensatore francese concepiva la conoscenza scientifica in senso dogmatico. Non si considerava un rivoluzionario, sebbene le sue idee abbiano avuto conseguenze rivoluzionarie. Aborriva l’anarchia prodotta dalla Rivoluzione Francese e credeva che solo la scienza potesse stabilire un “potere spirituale” (?) abbastanza forte da garantire stabilità sociale. Arrivò a dichiararsi ammiratore dei filosofi controrivoluzionari Joseph de Maistre e Louis de Bonald. Il suo modello organizzativo era la Chiesa cattolica e si considerava il papa della nuova religione “positiva” di cui gli scienziati sarebbero stati i sacerdoti. Teorizzò una sorta di provvidenzialismo storico attraverso la legge dei tre stadi – teologico, metafisico e infine positivo – i passaggi evolutivi di tutte le società civilizzate. L’impronta positivista fu molto profonda e permeò tutte le ideologie politiche dell’epoca: socialismo, liberalismo e anche conservatorismo.

Il termine scientismo fu introdotto dal filosofo, storico e filologo francese Ernest Renan, uno dei profeti della modernità nel fondamentale testo Il futuro della scienza, scritto nella temperie rivoluzionaria del 1848 ma pubblicato nel 1890. Come Comte, Renan non era un rivoluzionario. Sacerdote spretato, scandalizzò i cattolici con la Vita di Gesù, interpretazione laica e immanente della figura di Cristo. Tuttavia, la sua filosofia sociale e politica era profondamente conservatrice. Dopo la sconfitta francese a Sedan (1870) e la rivolta della Comune di Parigi (1872), pubblicò testi in cui propugnava per la Francia un regime politico analogo a quello tedesco guglielmino di Bismarck. Ne La dottrina del fascismo, Benito Mussolini e Giovanni Gentile affermarono che Renan aveva avuto illuminazioni pre-fasciste.

Renan sosteneva che la conoscenza scientifica avrebbe sostituito la religione come fondamento delle società, risolto i problemi della vita e distrutto i pregiudizi. L’ideale scientista, ottimista e progressista, ricevette pesanti critiche a fine secolo XIX con l’emergere del pensiero di Nietzsche, dell’ermeneutica, del neoidealismo, dello storicismo e del marxismo. Fu poi influenzato dalle due guerre mondiali, che mostrarono come la scienza possa produrre tanto avanzamento di civiltà quanto distruzione e nuove forme di potere. Soprattutto è incapace di offrire orizzonti di senso. Nel Tractatus Logico-Philosophicus, Ludwig Wittgenstein osservava: “Sentiamo che anche se si trovassero risposte a tutte le possibili domande scientifiche, i nostri problemi vitali non sarebbero minimamente risolti”. Per il filosofo austriaco “il mistico”, l’inverificabile, resta l’ elemento decisivo dell’esperienza umana.

La scienza, per sua stessa natura e dinamica, è incapace di stabilire confini etici. Ciò è oggi evidente nei dibattiti riguardanti l’ aborto, la manipolazione genetica, i progetti per eliminare i neonati con disabilità, la maternità surrogata, il transumanesimo, l’eutanasia. Un notevole contributo allo scientismo arrivò dal Circolo di Vienna, sorto nel 1924, le cui figure principali furono Moritz Schlick, Rudolf Carnap, A.J. Ayer. Il volume collettivo Positivismo logico sosteneva un empirismo radicale, ritenendo priva di senso qualsiasi metafisica. Solo il principio induttivo e la verifica potevano avere legittimità scientifica. Il positivismo logico declinò alla fine degli anni Cinquanta a causa della sua debolezza epistemologica.

Lo scientismo continua ad avere ferventi sostenitori. Alcuni anni fa è stato pubblicato Elogio dello scientismo del filosofo argentino Mario Bunge. Non della scienza, ma dello scientismo! I bersagli di Bunge sono le correnti postmarxiste della Scuola di Francoforte, la sociologia della scienza, il postmodernismo, la religione, la psicoanalisi, tutte accusate – con non poche ragioni – di irrazionalismo. Lo scientismo è la filosofia della tecnocrazia, il governo degli esperti. Ultimamente è emersa una singolare tendenza detta Illuminismo Oscuro, i cui principali esponenti sono Curtis Yarvin, Nick Land, Peter Thiel, Marc Andreessen. Alcuni etichettano questa corrente intellettuale come neoreazionaria e la collegano al pensiero conservatore. Non siamo d’accordo: ricorda piuttosto le utopie scientiste del XIX e XX secolo. Lo dimostra il suo sostegno al transumanesimo, al tecnofuturismo e all’accelerazionismo. Si tratta di una nuova declinazione dello scientismo, nettamente anticonservatrice e antitradizionale. Non ha validità alcuna il tranciante giudizio di tecnofascismo (Donatella Di Cesare).

L’uomo non può rinunciare alla scienza: tutt’altro. Deve usare la ragione critica contro la teologia politica secolare e scientista per collocarla al suo autentico livello: uno strumento al servizio della specie umana. A questo proposito, è essenziale l’opera di Karl Popper, che sottolineò i limiti del neopositivismo e dello scientismo. Popper, liberale, proveniva dalla tradizione razionalista, ma dopo aver criticato il neopositivismo, si inclinò verso un “razionalismo critico”. Sostenne, utilizzando la logica matematica, che la metafisica può avere un significato. Attraverso il metodo ipotetico-deduttivo affermò che un’ipotesi non può mai essere definitivamente provata, ma al massimo “corroborata” e sottoposta al tentativo di falsificazione per provarne la validità. Cercò altresì di liberare la scienza dal dogmatismo.

Le obiezioni di Popper hanno lasciato un segno profondo nella filosofia della scienza. Senza di lui non ci sarebbe stata la svolta nel pensiero scientifico guidata da Thomas Kuhn, Imre Lakatos e Paul Feyerabend. Con loro la scienza ritorna ciò che deve essere: un raffinato strumento. Tutte le critiche citate sarebbero sufficienti a respingere lo scientismo come alternativa filosofica, culturale e politica; eppure chiunque contraddica le sue argomentazioni viene ancora definito oscurantista, negazionista o revisionista. Temi come il cambiamento climatico, le pratiche biopolitiche, l’energia nucleare, vengono affrontati da una prospettiva dogmatica scientista. Può sussistere un consenso maggioritario su alcuni temi, ad esempio sulla questione del riscaldamento globale, ma non c’è unanimità ed il dibattito rimane assolutamente necessario. Tutto va messo in discussione.

Anche nella scienza le maggioranze non hanno necessariamente ragione. Le figure di Copernico, Galileo, Newton ed Einstein lo dimostrano. Il consenso è revocabile anche in campo scientifico. I paradigmi dominanti (Thomas Kuhn) prevalgono per un certo periodo e vengono poi sostituiti da altri. Un esempio: potrebbe apparire plausibile produrre esclusivamente auto elettriche, ma da dove verrà l’energia per caricare miliardi di batterie se l’acqua, il vento e altre risorse naturali dovessero esaurirsi? Contro la teologia politica scientista, l’antidoto è sempre la ragione critica. E un’etica aperta al trascendente.

L'articolo Contro la teologia politica scientista proviene da Blondet & Friends.

I leader goym si sottomettono al Genocida

10 October 2026 at 08:08

E’ una notizia censurata dalla stampa mainstream ma nemmeno l’informazione indipendente ne sta dando notizia. Dal 2 al 6 Novembre in Israele, a Gerusalemme, si terrà il primo congresso internazionale per tutti i leader del mondo dei goyim (non ebrei) all’insegna delle sette leggi di Noè.

L’evento è stato definito ufficialmente dagli stessi organizzatori “un momento fondante dopo 2000 anni” e Gerusalemme è nominata come “il luogo in cui la storia ricomincia”, definizioni ripeto ufficiali date al congresso. I leader di tutti i popoli sono invitati ad entrare nell’Alleanza Eterna (Berit Olam), che vede il mondo organizzato secondo le sette leggi di Noè e guidato da Israele, che diviene il centro di una rete internazionale di non ebrei.

Si tratta della realizzazione del progetto lanciato anni or sono dal rabbino dei chassidim Chabad Lubavitch Schneerson che sostenne la diffusione delle leggi di Noè anche al di fuori del mondo ebraico.

Qual è l’obiettivo di questo congresso? Che ruolo giocano leader come Trump e Putin? Cosa comporterà la nascita di una struttura organizzata su sei continenti? È il Nuovo ordine Multipolare con sede a Gerusalemme?

L'articolo I leader goym si sottomettono al Genocida proviene da Blondet & Friends.

Received — 9 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

I Generali italiani ci hanno alleato… all’Arabia Sauudita

9 October 2026 at 16:32
Crosetto: scelta dei generali mandare i caccia in Arabia Saudita. Scontro con le opposizioni

da Repubblica

Crosetto: «Scelta dei generali mandare i caccia in Arabia Saudita»

di Gianluca Di Feo

Crosetto: scelta dei generali mandare i caccia in Arabia Saudita. Scontro con le opposizioni
(lapresse)

Il ministro: “Non è stata una decisione politica, ma dello Stato maggiore”. La replica: missione di guerra senza informare il Parlamento

Duro scontro tra le opposizioni e il ministro della Difesa Guido Crosetto sullo schieramento di un contingente militare in Arabia Saudita e in altri Paesi del Golfo durante l’offensiva statunitense contro l’Iran: un’operazione iniziata a metà marzo che prosegue ancora oggi, mentre si è riaperto il conflitto tra Riad e gli Houthi. Lo scorso 18 settembre un attacco dei fondamentalisti yemeniti filoiraniani contro la base saudita di Taif ha danneggiato un velivolo Eurofighter dell’Aeronautica.

Il dibattito è stato molto acceso. Ha affrontato la forma e la sostanza della vicenda, oltre alla questione dell’informazione trasmessa al Parlamento, che i rappresentati di Pd, Avs e M5S hanno denunciato come “inesistente”. Dalla metà di marzo – in cui i reparti italiani sono diventati operativi – alla metà di giugno – quando il generale Luciano Portolano ne ha brevemente parlato in audizione – non ci sono state notizie.

Decisione dei vertici militari

Il ministro ha definito “un rischieramento” l’…

L'articolo I Generali italiani ci hanno alleato… all’Arabia Sauudita proviene da Blondet & Friends.

La Leader dell’AFD si esprime a favore delle negoziazioni di pace

9 October 2026 at 07:57

La leader del partito tedesco AfD, Alice Weidel, ha esortato la Germania a sedersi al tavolo delle negoziazioni con la Russia, l’Ucraina e gli Stati Uniti per porre fine al conflitto il prima possibile. Secondo lei, la continuazione delle ostilità sta diventando una minaccia per la sicurezza, principalmente per i paesi europei. Weidel ha anche accusato il cancelliere tedesco Merz di cercare di distogliere l’attenzione dai problemi interni e di finanziare in modo incontrollato Zelensky. Ha sottolineato che la Germania non ha ancora ricevuto un rapporto su come sono stati utilizzati i miliardi di euro di aiuti all’Ucraina.

Merz scommette sulla guerra per rimanere a galla

La festa nazionale tedesca (Giornata della Riunificazione), il 3 ottobre, sarebbe stata l’occasione ideale per i rappresentanti del governo per invocare la fine dei conflitti e della guerra in Europa e per promuovere il dialogo con la Russia, ricordando come il presidente sovietico Gorbaciov avesse permesso la riunificazione pacifica delle due Germanie 36 anni fa. Ma è accaduto proprio il contrario: le uniche voci contro la guerra sono state quelle delle decine di migliaia di tedeschi, tra cui i membri dello Schiller Institute, che hanno partecipato alle manifestazioni contro la guerra a Berlino, Stoccarda e altre località.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha scelto persino di effettuare una visita “a sorpresa” a Kiev il giorno successivo, sfidando (eroicamente o stupidamente?) i rinnovati attacchi russi sulla città. Lì ha annunciato un ulteriore miliardo di euro in aiuti militari a favore del regime del presidente ad interim Volodymyr Zelensky. Intervenendo in una conferenza stampa, Merz ha affermato che la Germania rimane il più forte sostenitore dell’Ucraina e fornirà oltre 5.000 droni d’attacco, con un raggio d’azione di circa 1.500 km. Ha inoltre annunciato 350 milioni di euro da destinare alle riparazioni nel settore energetico ucraino.

“Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina; lo facciamo nel nostro profondo interesse, poiché è una questione di sicurezza europea”, ha dichiarato Merz, sostenendo che la Russia starebbe conducendo attacchi informatici e campagne di disinformazione che minavano l’ordine democratico europeo. “Questo dimostra che non ci faremo intimidire” ha affermato.

I dirigenti delle aziende che hanno accompagnato Merz hanno firmato quattordici accordi con il governo di Kiev e le imprese ucraine per un valore di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figurano un accordo per i missili di difesa aerea IRIS-T e uno per droni intercettori a reazione. “Ciò che è importante in questa visita è che, non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e anche le proprie commesse”, ha detto Zelensky: “Si tratta di posti di lavoro per la Germania”.

Appena tre giorni prima della sua visita a Kiev, Friedrich Merz aveva tenuto il discorso principale alla cerimonia di consegna del Premio della Pace di Westfalia nientemeno che alla… NATO. In quell’occasione, aveva messo in guardia da qualsiasi riduzione degli aiuti all’Ucraina: “Se vacilliamo in Germania, allora vacilla l’Europa. Se vacilla l’Europa, allora vacilla anche l’Ucraina”. Si noti che l’Unione Europea ha stanziato altri 2,9 miliardi di euro in aiuti a sostegno dello sforzo bellico dell’Ucraina contro la Russia.

La popolarità del cancelliere Merz è indubbiamente più alta negli ambienti corrotti di Kiev e in quelli della NATO che in Germania. Secondo il sondaggio Infratest-Dimap, pubblicato il 2 ottobre, il tasso di approvazione personale di Merz è di un misero 10%, contro un 88% di insoddisfazione. Un sondaggio Insa del 5 ottobre mostra inoltre che il numero di coloro che voterebbero per la CDU-CSU di Merz è sceso al 17,5% a livello nazionale, mentre l’AfD si attesta al 30,5% (il dato relativo all’SPD, l’altro partner della coalizione di governo, è sceso al 14,5%.). Merz è, politicamente parlando, un morto che cammina.

Portati in guerra… dall’Estonia

L’Estonia avverte che la NATO potrebbe bloccare l’accesso della Russia al Golfo di Finlandia in poche ore. In caso di attacco russo a un paese NATO, l’alleanza, insieme all’Estonia e alla Finlandia, potrebbe chiudere l’accesso di Mosca al Mar Baltico attraverso il Golfo di Finlandia in poche ore, ha dichiarato il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna. Secondo lui, ciò creerebbe una crisi “esistenziale” per Mosca, poiché oltre il 60% delle esportazioni di petrolio russe transita attraverso questa rotta, e le navi viaggiano anche verso Kaliningrad. Allo stesso tempo, lo stesso ministro riconosce che al momento non ci sono segni di un attacco russo in preparazione contro la NATO.

L'articolo La Leader dell’AFD si esprime a favore delle negoziazioni di pace proviene da Blondet & Friends.

Received — 8 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

🔴 NATO a Kiev con tutti i 32 paesi: un’altra grave provicazione contro Mosca

8 October 2026 at 18:11
Foto d 'archivio - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Comitato militare della NATO, massimo organo militare dell’Alleanza, è arrivato a Kiev guidato dall’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, con i rappresentanti di tutti i 32 Paesi membri.

Non una visita di cortesia, ma un messaggio politico-militare diretto alla Russia. Del resto, perché l’intero vertice militare della NATO si reca ufficialmente in un Paese che non appartiene all’Alleanza?

I colloqui con lo Stato maggiore ucraino riguardano la situazione al fronte, le esigenze operative e il futuro sostegno militare a Kiev. Altro che diplomazia: si discute di guerra, armamenti e strategie contro Mosca.

Intanto proseguono le esercitazioni NATO nei pressi di Kaliningrad, l’Estonia rafforza gli schieramenti vicino al confine russo e l’Alleanza approfondisce il proprio coinvolgimento militare in Ucraina.

Sono queste le condizioni per arrivare a un negoziato? O si sta deliberatamente alimentando un’escalation che rischia di far saltare ogni possibilità di pace?

La questione è sempre più inquietante: il nemico dal quale guardarci le spalle non è la Russia, ma chi continua ad alimentare le condizioni per uno scontro diretto con Mosca.

La Nato: ‘In Italia un’esercitazione nucleare, senza armi reali’

Prenderà il via il 13 ottobre. L’Aeronautica: “Non è legata a crisi o sviluppi del momento”
ROMA, 08 ottobre 2026, 18:13

Redazione ANSA

L’esercitazione Steadfast Noon che si terrà in Italia sarà “nucleare”.Lo ha spiegato la responsabile della politica nucleare della Nato, Nassima Barrows, incontrando un gruppo di media tra i quali l’ANSA. Nell’esercitazione non vengono impiegate armi nucleari reali, ma resta fondamentale addestrarsi secondo gli elevati standard richiesti da una missione di questo tipo. È quindi essenziale garantire sia la disciplina che la capacità di collaborare per la difesa collettiva, di cui la missione nucleare costituisce una componente di grande importanza”, ha precisato il colonnello David Bull, Capo delle operazioni nucleari dell’Alleanza.

“Nell’esercitazione, che quest’anno prenderà il via il 13 ottobre, non è previsto l’impiego di alcun armamento reale: le attività sono esclusivamente finalizzate a verificare procedure, coordinamento e standard di sicurezza tra le forze alleate. Pianificata da tempo, Steadfast Noon si svolge secondo la programmazione ordinaria e di routine dell’Alleanza e non è legata a specifiche crisi o agli sviluppi internazionali del momento“. Lo comunica l’Aeronautica militare italiana.

Sull’esercitazione alcuni parlamentari hanno subito annunciato un’interrogazione, ipotizzando che fosse dedicata all’impiego delle armi nucleari statunitensi schierate in Europa.

L’attività addestrativa annuale e programmata, che si svolgerà nell’arco di una settimana, è volta – viene ancora spiegato nella nota – a mantenere la preparazione delle capacità e delle procedure che contribuiscono alla deterrenza e alla difesa dell’Alleanza. L’esercitazione rientra nell’ambito della cornice di difesa strategica integrata della Nato, cui l’Italia partecipa in quanto Paese membro dell’Alleanza fin dal 1949. L’Italia ha ospitato l’esercitazione già sei volte: nel 2010, nel 2013, nel 2014, nel 2018, nel 2021 e nel 2023.

li Stati Uniti hanno ceduto alle pressioni dell’UE sull’Ucraina, afferma Lavrov
Mosca ha “accettato pienamente” la proposta di pace statunitense presentata al vertice di Anchorage, ma l’Europa ha fatto deragliare il processo, ha affermato il massimo diplomatico russo
Gli Stati Uniti hanno ceduto alle pressioni dell’UE, che si è apertamente vantata di aver minato gli accordi di Anchorage e li ha dichiarati “sepolti”, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

Il massimo diplomatico ha rilasciato queste dichiarazioni mercoledì 7 ottobre, durante una conferenza stampa tenutasi al termine di una riunione ministeriale della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).

Lavrov ha ribadito la posizione di Mosca, secondo cui l’iniziativa di Anchorage è stata in definitiva fatta fallire dalle nazioni europee.

“La nostra coscienza è pulita, senza contare che abbiamo accettato pienamente la proposta degli Stati Uniti lo scorso anno ad agosto, presentata durante il vertice… in Alaska”, ha dichiarato.

“Non è colpa nostra se gli americani non sono riusciti a resistere alla pressione sfacciata e senza precedenti esercitata dall’Europa, che in seguito dichiarò con orgoglio di aver seppellito Anchorage”.

Lo scorso anno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ospitato il suo omologo russo Vladimir Putin ad Anchorage, in Alaska, e i due leader hanno raggiunto un’intesa su come risolvere il conflitto in Ucraina. Mentre Mosca ha descritto l’esito del vertice come un “accordo”, nonostante alcune “sfumature” ancora da definire, Washington ha ripetutamente contestato tale interpretazione. Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva precedentemente affermato che “in Alaska c’era stata una proposta, ma non un accordo”.

Secondo Lavrov, gli accordi di Anchorage furono infine compromessi nei mesi successivi dai leader dell’UE e del Regno Unito. Durante il vertice del G7 a Evian a giugno scorso, il presidente francese Emmanuel Macron dichiarò apertamente che Anchorage era stato “sepolto”.

Sebbene gli Stati Uniti abbiano mostrato un impegno sempre minore nei confronti degli “accordi”, Trump non ha mai dichiarato esplicitamente la fine di tale quadro. Il mese scorso, Washington ha tentato di rilanciare i negoziati tra Russia e Ucraina, ma il processo si è nuovamente bloccato a causa dei continui attacchi a lungo raggio di Mosca e Kiev. Secondo Lavrov, la Russia aveva acconsentito a un incontro trilaterale con l’Ucraina, proposto da Washington, che si sarebbe dovuto tenere dopo le recenti elezioni parlamentari russe. Kiev, tuttavia, ha attivamente cercato di interrompere le votazioni e ha lanciato un massiccio attacco mentre le operazioni di voto erano in corso.

“Abbiamo chiarito che, in queste circostanze, vogliamo sapere esattamente quali proposte presenteranno i negoziatori di [Vladimir] Zelensky. Questo è molto importante per noi e la parte americana ha accolto le nostre argomentazioni con comprensione”, ha aggiunto il ministro.

https://swentr.site/russia/646907-us-eu-pressure-anchorage/

…

.

 

L'articolo 🔴 NATO a Kiev con tutti i 32 paesi: un’altra grave provicazione contro Mosca proviene da Blondet & Friends.

La morte per Vincolo Esterno (UE)

8 October 2026 at 08:03

Gilberto Trombetta
@Gitro77

Rispetto al primo semestre precedente all’adozione dell’euro (1998), la produzione industriale italiana è crollata del 20,2%.

Rispetto al primo semestre precedente alla vittoria del Governo Meloni (2022), il crollo è stato 6,4%.

Dall’introduzione dell’euro la Spagna ha perso il 10% della produzione industriale, la Francia il 5%, la Grecia il 9%. La Germania ha invece guadagnato il 15%, ma rispetto al picco del 2018 ha già perso il 16%. Un capolavoro, non c’è che dire.

Prof Michele Geraci, fmr Undersecretary of State
@michele_geraci

Quando l’Europa sarà socialmente ed economicamente devastata, con l‘aggiunta di un rischio serio di guerra contro una potenza nucleare, la Russia che non ci ha fatto nulla, un nemico immaginario creato attraverso un complotto congiunto tra politici giornalisti e osservatori, non tutti sia chiaro ma molti, e comunque abbastanza per farvi credere che il vero pericolo per l’Italia sia la Russia che potrebbe invadere Enna per rubare le risorse agricole, il grano ed altro dalla Sicilia.

Dicevo, quando le cose andranno veramente male, ricordatevi di chiedervi:

  1. ma perché siamo entrati in guerra contro la Russia?
  2. com’è che paesi ricchi di cultura e storia si sono ridotti a essere gestito da tale mediocrità?
  3. cosa può fare un cittadino nella nostra apparente democrazia per quindi decidere di potersi scegliere i propri leader? Hint: nulla

https://twitter.com/michele_geraci/status/2107057270832156830/video/1

L'articolo La morte per Vincolo Esterno (UE) proviene da Blondet & Friends.

Received — 7 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Gli investimenti nell’IA non rendono: una immensa bolla

7 October 2026 at 17:24

Le cosiddette aziende di Intelligenza Artificiale continuano a far parlare di sé. L’enfasi mediatica che le circonda non è giustificata dal valore che apportano alla società.

Rappresentano un pericolo per il benessere economico.

Il denaro investito – e tuttora investito – in queste realtà è sprecato; i potenziali ritorni non ne giustificano l’esborso.

Ho già sostenuto questa tesi in un precedente articolo:

Non c’è alcuna giustificazione – se non l’hype – per gli attuali investimenti nell’IA – MoA, 26 agosto 2026

Le valutazioni di mercato sbandierate da queste aziende e le centinaia di miliardi investiti in data center per mantenerle operative appaiono assurde se confrontate con i potenziali ricavi che potrebbero generare.

Immaginiamo un prodotto talmente valido da spingere ogni famiglia del Nord America e dell’Europa a spendere circa 20 dollari al mese per utilizzarlo. Si tratterebbe di 400 milioni di famiglie, per un fatturato complessivo di 48 miliardi di dollari l’anno. Una cifra irrisoria se paragonata ai circa 1.100 miliardi di dollari (1,1 trilioni) di contratti stipulati da OpenAI e Anthropic con Microsoft, Amazon e Oracle per la potenza di calcolo attuale e futura.

Non esiste alcun prodotto basato sull’IA all’orizzonte (al di là del clamore mediatico) né alcun flusso di ricavi in ​​grado di giustificare investimenti di tale portata.

Anche BCA Research (via Ed Zitron) concorda:

Per giustificare le spese in conto capitale (capex), le aziende di IA potrebbero dover generare, in ultima analisi, ricavi per 10.000 miliardi di dollari l’anno. Senza un massiccio incremento della crescita della produttività, un simile obiettivo sarà difficilissimo da raggiungere.

Gli investimenti in capitale attualmente destinati a LLM e IA sono del tutto sproporzionati rispetto ai potenziali ricavi futuri. Si tratta di denaro sprecato.

Un recente articolo di Greg Ip sul Wall Street Journal conferma la mia analisi:

L’America spenderà il 9% del PIL in IA? Il settore ci conta (versione archiviata) – WSJ, 2 ottobre 2026

Chi crede nel boom dell’intelligenza artificiale dovrebbe esaminare con attenzione questa cifra: il 9% del PIL. È questa la cifra che le aziende e i consumatori americani dovrebbero arrivare a spendere ogni anno per i servizi di società come Anthropic e OpenAI, al fine di giustificare le somme ingenti attualmente investite in questa tecnologia.

È plausibile che gli americani spendano per questa singola tecnologia una quota del proprio reddito pari a quella destinata al cibo? Circa il doppio di quanto la nazione spende per tutte le forme di energia o per l’insieme di computer e software? Sette volte la spesa complessiva dei consumatori per servizi telefonici, di streaming e internet?

È lecito essere scettici.

Quel 9% è il risultato di un semplice calcolo: quanto è stato e sarà investito nell’IA e quale ritorno è necessario generare per giustificare tale investimento.

L'articolo Gli investimenti nell’IA non rendono: una immensa bolla proviene da Blondet & Friends.

Non credo nelle istituzioni

7 October 2026 at 13:15

Non credo nelle istituzioni perché le osservo all’opera. Due esempi recentissimi: la procura della repubblica di Roma, la pubblica accusa, ha chiesto l’archiviazione per i responsabili dell’attacco alla sede dell’associazione Pro Vita. Il gentile slogan dei buontemponi assalitori era: “i Provita si chiudono col fuoco, ma con i provita dentro, sennò è troppo poco”. Detto fatto, dopo aver spaccato una vetrina hanno lanciato all’interno una bottiglia incendiaria che non ha prodotto danni eccessivi per puro caso. Ragazzate, non meritano di essere processati, dice la magistratura addetta all’accusa. Inutile citare analoghe situazioni di segno opposto trattate diversamente. So per esperienza che la neutralità delle istituzioni – vanto del pensiero liberale – è, nel migliore dei casi, un racconto per ingenui . Ora sappiamo che si può assaltare impunemente la sede del movimento Provita. Delizie della democrazia. Nel frattempo si accumulano notizie di condotte sconcertanti del prestigioso Ris, braccio scientifico dei Carabinieri, che avrebbe nascosto esiti d’analisi e indirizzato le indagini contro l’allora indiziato del delitto di Garlasco del 2007.

Mi indigno senza stupirmi. Ho conosciuto per diretta esperienza l’apparato pubblico; so quanto conti fare carriera, essere dalla parte dei superiori senza porre domande , spesso ignorando gli interessi e i diritti di chi – malcapitato – si trovava nel mirino dei detentori di un potere delegato. Nulla di nuovo; la differenza rispetto al passato è che non si rispettano più nemmeno le forme. Conta, come in ogni ambito della società, il successo a ogni costo, l’avanzamento, la pubblica esibizione. Alcune categorie di funzionari pubblici, come i magistrati, hanno conquistato un potere immenso , frutto di effetti perversi del cosiddetto “stato di diritto “ e della debolezza della politica.

Lo Stato liberale non è affatto tale rispetto al diritto di parola, riunione e associazione. In molte città le attività di movimenti o soggetti sgraditi alla galassia progressista vengono sistematicamente spostate o impedite dal semplice annuncio della mobilitazione di minoranze facinorose dotate evidentemente di coperture importanti. Tutto questo sotto un governo autodefinito di centrodestra. Poliziotti e cittadini che si difendono dalle aggressioni sono processati e spesso condannati. Le istituzioni di ordine pubblico sono svuotate di funzioni. Ordini professionali come quello dei medici hanno mostrato in tempo di pandemia di essere al servizio del potere. Non pochi sanitari lavorano attivamente per impedire il rimpatrio di immigrati irregolari attraverso certificazioni “dubbie”, unico aggettivo per evitare denunce: un altro dono della finta libertà.

L’elenco potrebbe continuare, ma il nocciolo della questione è che le istituzioni sono al servizio del potere e sempre più spesso alibi e privilegio di chi ne fa parte. Parole come democrazia e diritto diventano vuote, maschere, espedienti per far tacere chi non è d’accordo o semplicemente chiede spiegazioni. Dovremmo forse credere all’istituzione per eccellenza, il parlamento, che promulga una legge elettorale truffaldina, con capilista bloccati e preferenze solo a candidati in gran parte privi della possibilità di essere eletti? E’ la classe politica dominante di ogni orientamento a scegliere gli elettori, piazzando i fedeli nei collegi considerati sicuri, non il contrario. Addirittura indegno è il sistema della raccolta delle firme a sostegno delle candidature . Sono esentati i gruppi già presenti in Parlamento – lo ius primae noctis dei feudatari politici – mentre a tutti gli altri sono imposte centinaia di migliaia di sottoscrizioni certificate. Finora non possono abolire le elezioni, ma sono bravissimi a neutralizzarne gli effetti.

Quasi nessun atto della vita quotidiana, nessun diritto può essere esercitato concretamente se non si possiedono e si sanno utilizzare apparati artificiali. Districarsi tra app ed operazioni obbligatoriamente online è un altro segno dell’inimicizia delle istituzioni verso noi sudditi. E’ probabilmente contrario all’articolo 3 della costituzione ( la più bella del mondo, beninteso …) ma a chi ricorrere, giacché le istituzioni dette di garanzia sono presidiate dai più alti funzionari del sistema? La persona onesta, oggi più di ieri, è indifesa dinanzi a un potere nemico. Ernst Juenger esortava a “passare al bosco”, ossia a prendere atto dell’impossibilità di cambiare le cose dall’interno. Oggi è peggio: la potenza della tecnologia ci raggiunge ovunque. Impossibile vivere senza nulla chiedere ma anche senza essere inseguiti dagli infiniti obblighi, dalle regole e dalle trappole del sistema, vigilate da istituzioni ostili, che inverano le conclusioni di Michel Foucault: sorvegliare e punire all’interno di un dispositivo di potere sulla vita.

L'articolo Non credo nelle istituzioni proviene da Blondet & Friends.

La Guerra Illegale di I$r@ele ai Giornalisti. Cancella le Prove di Crimini di Guerra a G@z@.

7 October 2026 at 08:01
Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione di quanto si sta perpetrando a Gaza e in Cisgiordania con la complicità attivat di gran parte dell’Occidente, e in particolare del nostro governo, e di altri settori politici affiliati alla lobby israeliana. Buona lettura e condivisione.

§§§

Il promo è questa schermata ricavata da Threads:

***

Poi c’è questo post di Jewish Voice for Peace, pubblicato su Instagram. Non dimentichiamo che Israele ha finora proibito alla stampa internazionale, a dispetto di innumerevoli richieste, di accedere a Gaza. 

 

Credete ai giornalisti palestinesi.

La scorsa settimana, mentre l’esercito israeliano continuava a uccidere giornalisti a Gaza, ha affermato che 170 dei giornalisti palestinesi che aveva ucciso erano “terroristi che si facevano passare per giornalisti”. Tuttavia, per la maggior parte di quelli elencati, non esiste alcuna prova per sostenere l’affermazione – nemmeno prove fabbricate.

L’analista politico palestinese @muhammadshehada ha esaminato ogni inserzione nella lista della propaganda dell’esercito israeliano e ha scoperto che per “la stragrande maggioranza di quelli elencati, l’IDF non presenta ALCUNA prova credibile. In la maggior parte di loro, le loro pagine sono letteralmente vuote”.

Mercoledì scorsa, un attacco israeliano ha ucciso il giornalista palestinese Mohammed Abdul Aziz al-Najjar, portando il numero di giornalisti uccisi dall’esercito israeliano a 263 a Gaza e 21 in Libano.

L’esercito israeliano conosce esattamente chi sta prendendo di mira: i giornalisti che espongono i suoi crimini di guerra a Gaza. Ecco perché cerca di farli tacere.
.
JVP Action, la nostra organizzazione 501c4, ora agisce come JVP; JVP Lab, la nostra organizzazione 501c3, continua separatamente e rimane focalizzata sul nostro lavoro educativo e culturale non partigiano.

***

E poi c’è questo post su Instagram di Nouvelle Aube:

Indagine allarmante: Israele sta costruendo basi militari sulle rovine di Gaza, cancellando le prove di crimini di guerra e saccheggiando i corpi dei dispersi.

Secondo le analisi delle immagini satellitari pubblicate da CBC News e confermate da Forensic Architecture:

  • I bulldozzer e le escavatori dell’esercito israeliano stanno levigando e levigando vecchie quartiere residenziali distrutte per installare posti militari avanzati.
  • Le operazioni vengono eseguite senza rimuovere o identificare i migliaia di corpi intrappolati sotto le rovine, distruggendo la speranza delle famiglie di lamentarsi.
  • Sono stati segnalati oltre 2.000 casi simili in tutta l’incrocio palestinese.
§§§

Aiutate Stilum Curiae

IBAN: IT79N0200805319000400690898

BIC/SWIFT: UNCRITM1E35

***

Stilum Curiae lo trovate anche qui:

https://www.instagram.com/sanpietrotos/

https://vk.com/stilumcuriae

https://www.facebook.com/marco.tosatti/

https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822

https://t.me/marcotosatti

www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21

https://x.com/MarcoTosatti

***

banner pro vita

L'articolo La Guerra Illegale di I$r@ele ai Giornalisti. Cancella le Prove di Crimini di Guerra a G@z@. proviene da Blondet & Friends.

❌