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Avanza l’analfabetismo funzionale

3 September 2026 at 17:27

La polemica tra Stefano Bonaccini e Giorgia Meloni in merito all’asserita ignoranza dell’elettore medio di destra mi ha fatto perdere qualche amico permaloso, perché ho riconosciuto la verità della riflessione dell’esponente ex comunista.

L’elettore di destra è oggi “maggioritariamente chi ha poco studiato, vive nelle aree interne, nelle periferie delle città e chi sta peggio economicamente”.

Lo conferma ogni analisi sociologica.

Bonaccini avrebbe dovuto aggiungere, per completare l’identikit, che la destra prevale tra gli uomini ed è minoritaria tra le donne.

Lungi dal suscitare un serio dibattito sui motivi di tale cambiamento antropologico – impensabile venti o trent’anni fa – la reazione a destra è stata iraconda.

Nulla di strano: a nessuno piace ascoltare l’elenco dei propri limiti sulla bocca degli avversari. Tanto più se la boria, la presunzione intellettuale, il sarcasmo, il disprezzo per l’altro, il neo classismo sono l’immagine insopportabile della sinistra 2.0 lontana dal popolo.

Il punto, tuttavia, è che non solo non si valuta seriamente la mole di cambiamenti intervenuta nella composizione della popolazione, nella diversità degli interessi rispetto al passato, nelle dinamiche di consenso e dissenso, ma ci si attarda in baruffe simili a quella tra i capponi di Renzo, che si beccavano a vicenda ma erano destinati tutti a finire nella pentola dell’avvocato Azzeccagarbugli.

Non possiamo aspirare a un popolo di dotti, ma la realtà, aggravata dall’affidamento cieco alla Rete, all’Intelligenza Artificiale, in generale alla tecnologia, cioè ai suoi padroni, è che il potere sta plasmando generazioni di ignoranti, analfabeti di ritorno indipendentemente da diplomi, lauree e master.

È in atto una lotta per impadronirsi della mente umana, un’ampia operazione volta al controllo della coscienza. Controllando ciò che pensano, si gestiscono i popoli e si organizza il futuro.

Geopolitica della mente: è la formula di Fabrizio Fratus, sociologo e intellettuale comunitarista.

Si estende l’analfabetismo funzionale, la condizione di chi è incapace di comprendere, valutare, utilizzare testi scritti.

Un risultato della società dell’immagine e dell’immediato?

Certamente, ma vi è di più.

L’analfabeta di ritorno ha difficoltà a comprendere testi semplici, eseguire calcoli matematici, non ha conoscenza dei fenomeni storici e il suo pensiero non sa essere critico. Il tutto anche se il soggetto ha ricevuto un’educazione scolastica e un titolo di studio.

L’analfabeta funzionale non sa di esserlo.

Il numero è altissimo in Italia: un’indagine dell’OCSE stima che si tratti del 27 per cento della popolazione adulta, la più elevata in Europa.

Il 5,5% comprende solo informazioni elementari in testi molto brevi, mentre il 22,2% capisce testi digitali o cartacei solo se brevi: oltre quindici milioni persone.

Il fenomeno colpisce diverse fasce demografiche, di cui tre milioni sono giovani. Quasi tutti hanno un lavoro, spesso manuale o ripetitivo.

Un connazionale su cinque si informa unicamente attraverso la televisione: non legge libri e giornali, non va a teatro, al cinema, non ascolta musica. Non ha particolari interessi, non riceve stimoli cognitivi.

È, tuttavia ,assai attivo sulle reti sociali, analizza le situazioni prendendo in considerazione unicamente la propria vita e il proprio microcosmo, sola realtà a cui ha accesso. È l’uomo della moderna caverna di Platone.

Secondo Fratus “oltre il settanta per cento delle persone non sono in grado di comprendere quanto dicono e ripetono come pappagalli”.

Leggono, ascoltano, guardano ma non capiscono.

Ogni giorno parliamo di politica, lavoro, sport, religione e di qualsiasi altro argomento ripetendo quanto il cervello ha immagazzinato senza avere elaborato i concetti.

In uno scambio di battute spesso non siamo capaci di spiegare quanto appena ascoltato e ricostruire il ragionamento sottostante.

Non siamo coscienti della complessità della realtà oggettiva; percepiamo esclusivamente i passaggi più semplici, elaborati senza capacità logica, razionale e riflessiva.

Da civiltà della ragione siamo divenuti una società delle emozioni, dell’immediato, come teorizzò Zygmunt Bauman.

L’evoluzione tecnologica, niente affatto neutra, guidata dai suoi padroni, ha semplificato al massimo azioni e pensieri, diminuendo le nostre capacità logiche.

L’analfabetismo funzionale non è una condizione prodotta solo dalla scarsa istruzione.

Un esempio proposto da Fratus è illuminante: cento persone accendono la TV per guardare I Promessi Sposi. Nella sala a fianco, altrettante leggono il libro. La differenza è immensa. La visione porta via meno tempo, ma nel nostro cervello avvengono fenomeni del tutto diversi.

Chi ha guardato il film, lo racconterà più o meno allo stesso modo: colori, figure, percezioni. Chi si è immerso nella lettura, farà commenti così diversi da credere che abbiano letto libri differenti.

Dinanzi allo schermo il cervello non lavora. Guardiamo, ascoltiamo, ma restiamo passivi, non creiamo connessioni, ossia sinapsi. Leggere un libro rende attivi: il cervello si accende, produce immagini e personaggi diversi configurati in base alle nostre esperienze.

Passiamo ore dinanzi agli schermi televisivi e allo smartphone. Non ascoltiamo – tanto meno seguiamo – argomentazioni complesse, per cui ci abituiamo a ragionamenti semplici che spengono progressivamente il cervello.

Diminuiscono intuizione, analisi, collegamento tra conoscenze, testi, temi diversi: la cultura, alla fine.

Uguale è il risultato dell’uso del navigatore GPS. Come facevamo senza? Eppure era normale consultare una cartina o chiedere informazioni. Il resto riguardava la memoria, l’orientamento, il buon senso.

Con il navigatore seguiamo la voce elettronica e l’immagine, obbedienti, senza ragionare, senza capire. Anche i cartelli di divieto vengono ignorati se la voce del tecnopadrone ordina di proseguire.

Il titolo di un vecchio film prendeva di mira il turismo organizzato di masse inconsapevoli: Se è giovedì, deve essere il Belgio. E non avevamo ancora il magico smartphone, la propaggine del padrone insinuata dentro di noi.

Portiamo in tasca un apparecchio che riduce progressivamente la nostra capacità intellettiva in quanto immagine: una piccola televisione che illude mentre guida e agisce nel nostro cervello rendendoci schiavi delle immagini, assuefatti ad una realtà che ci rilassa mentre ci spegne.

Il cervello si plasma su frammenti che scorrono veloci, predefinite; gli algoritmi propongono i contenuti che ci piacciono e ci trattengono sull’applicazione.

Google stima la durata della concentrazione media in otto secondi. Inevitabilmente sfuma la capacità di comprensione del mondo esterno. Lenti, passivi, ottusi, ci abituiamo a ripetere quanto riceviamo da altri senza rielaborarlo, senza argomentare.

Ci accapigliamo sui flussi elettorali legati ai titoli accademici, intanto l’ignoranza avanza, il pensiero svanisce – decrescita felice, per molti – il conformismo dilaga e si alimenta della reiterazione degli stessi messaggi.

Diventiamo incapaci di fare autonomi collegamenti. Prediligiamo la banalità, il facile accesso. Perfino fatti indiscutibili per migliaia di anni vengono revocati in dubbio e gettati nel baule del vecchiume perché non in linea con oggi.

E domani?

Chi ci dirige facendoci credere nella libertà delle nostre scelte sa che il cervello è un organo plastico che può essere modellato. La neuroplasticità può determinare cambiamenti nella sua struttura fisica.

Ciò include “la formazione di nuove sinapsi, la crescita di dendriti (le estensioni dei neuroni) e la creazione di nuovi neuroni attraverso un processo chiamato neurogenesi”. (F. Fratus).

Tutto induce a pensare (il verbo verrà presto abbandonato?) che l’Intelligenza Artificiale moltiplicherà l’analfabetismo funzionale, con effetti enormi su chi già non è capace di comprendere.

Esempi di Intelligenza Artificiale semplice sono gli assistenti digitali che rispondono alle domande, forniscono suggerimenti, organizzano la giornata. Grazie alla plasticità del cervello diventano insostituibili.

È solo l’inizio: le grandi potenze e l’apparato tecnologico lavorano a trasformare tutti gli aspetti della vita.

Quattro milioni di italiani rischiano il lavoro nei prossimi anni, nella vaga speranza che possano riconvertirsi nei servizi. Metà degli impieghi sono automatizzabili. Non è questione di ignoranza o cultura.

Riusciamo a comprendere che il gatto si morde la coda, ossia che sostituire gli esseri umani richiederà la diminuzione drastica della popolazione e, intanto, produce povertà?

Silvia Ciucciovino, docente di diritto del lavoro, scrive: “l’adozione dell’IA impatta sull’esercizio delle libertà economiche e sul ruolo gerarchico dell’imprenditore. È suscettibile di accrescere l’intensità dei tipici poteri datoriali e del committente e, più in generale, le prerogative manageriali e organizzative e, con esse, anche l’asimmetria informativa che connota il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro. Si tratta di libertà, poteri, prerogative che non possono essere annullati o compressi oltremisura, ma devono trovare un giusto bilanciamento con la protezione dei diritti delle persone che lavorano“.

Nessuno ce lo sta dicendo, perché l’informazione è proprietà privata dei soliti noti e anche le scelte elettorali sono orientate – anzi, direttamente determinate – dal vertice della piramide.

L’uso di algoritmi di IA è sfruttato per la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso la diffusione mirata di informazione o disinformazione.

La dipendenza da sistemi automatizzati riduce la capacità di svolgere compiti manuali e prendere decisioni indipendenti.

Le libere scelte non esistono più; se aggiungiamo l’analfabetismo funzionale, si comprende che siamo manovrati in ogni momento.

Cancellare la capacità di elaborazione, di memoria, l’analisi di quanto avviene attorno a noi, consente di controllare le persone. In una società individualista e materialista, creare soggetti non in grado di pensare e capire rende facilissimo soggiogarli.

Tra popolazioni rese incapaci di riflessione, regredite all’ignoranza, l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale rende immenso il potere di chi la possiede, orienta, programma, controlla.

Tecnototalitarismo in cui saremo incapaci di valutare e distinguere la realtà, inconsapevoli strumenti di chi detiene la tecnologia.

Queste le sono le poste in gioco, non le futili schermaglie a uso delle opposte tifoserie della politica, il più debole dei poteri, fungibile, intercambiabile, eterodiretto.

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Venezuela: la nostra ENI si accaparra il giacimento

3 September 2026 at 17:19

Dopo l’operazione lampo americana in Venezuela, volta a rimuovere l’uomo della City Maduro, il petrolio è sotto controllo sovranista. Con gli accordi in essere, adesso a guadagnarci è anche il popolo venezuelano che può finalmente avere un futuro di benessere e prosperità. Italia sempre più Hub energetico mediterraneo

L’ad di ENI Descalzi:

«Il Venezuela può così imboccare un percorso di sviluppo energetico e crescita economica che potrà portare grande beneficio alla popolazione locale e alla disponibilità energetica globale»

Dopo 16 anni e un furioso calcio nel deretano della City di Londra da parte di Trump, il Venezuela firma l’accordo storico con la nostra ENI. La mitica azienda che fu guidata dall’indimenticabile patriota Enrico Mattei.

  • 35 miliardi di barili di riserve certificate nel sottosuolo;
  • dai 12 mila barili/giorno attuali si arriverà fino a 400 mila entro il 2030

Per l’Italia è un salto quantico sempre volto nel piano Mattei.

L’obiettivo dichiarato è fare dell’Italia il punto di snodo energetico tra Africa, Medio Oriente ed Europa, sfruttando la posizione geografica del Paese nel Mediterraneo.

Altro che Finto Green.
Fateci largo: stiamo tornando.

ilgiornale.it

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Caso della bambina morta per difterite.La bambina sarebbe deceduta – scrive il Corriere – per un errore medico. Causa la somministrazione del vaccino in corso di malattia da parte dei medici 

3 September 2026 at 08:45
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Da Luigi il 2026-09-01 23:41
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Quindi ecco le novità.
1) La famiglia della bambina morta a Palermo NON era “novax” (gli altri quattro figli sono stati tutti vaccinati).
2) La bambina sarebbe deceduta – scrive il Corriere – per un errore medico.
La causa o concausa del decesso sarebbe la somministrazione del vaccino in corso di malattia da parte dei medici che per sbaglio (gravissimo) o per un azzardo (non era disponibile l’antitossina in quel momento, mi chiedo io) hanno somministrato invece dell’antitossina l’anatossina.
Qui va spiegato un passaggio: la vaccinazione con l’infezione in corso è un errore “da manuale”.
 È altamente probabile una reazione da immunocomplessi. L’anatossina è un antigene. Se viene somministrata durante una fase in cui l’organismo ha già anticorpi contro quell’antigene, e si somma al già presente antigene batterico, il numero di immunocomplessi circolante può aumentare drammaticamente, precipitando e causando varie complicazioni locali, incluso danno d’organo ai reni e in altre sedi. Non il massimo per un soggetto già malato.
Aggiungo che, anche in assenza di reazione avversa la pratica non avrebbe senso per contrastare l’infezione in corso perché l’immunizzazione richiede un tempo tecnico per svilupparsi.
Se quanto riporta il Corriere è vero, la bambina potrebbe essere morta a causa di una vaccinazione, somministrata peraltro in condizioni in cui ogni medico dovrebbe sapere che non si deve praticare.
Insomma un caso in cui si sono mescolate le carte, vi è stata una comunicazione assai poco trasparente e si è montata una campagna moralistica contro i novax scambiando completamente il focus del problema.
Faccio anche notare che l’articolo, uscito con ampio ritardo, si guarda bene dal chiamare vaccino l’anatossina difterica, usando il più vago (per il popolo) termine “anatossina” appunto, perché sappiamo che esiste un movimento no vax ma certamente non un movimento no anatox, ed è meglio non dire che la figlia dei genitori novax (che molto probabilmente non erano nemmeno tali) è morta in conseguenza o per causa di una vaccinazione.
Atteso che anche questa ricostruzione potrà essere corroborata o smentita dalle future indagini (che speriamo si svolgano senza interferenze o pressioni), le istituzioni sanitarie ne escono ancora una volta coperte di merda e da ogni altro genere di escrementi.
La richiesta poi di correre a fare una vaccinazione di massa antidifterica in extremis per genitori renitenti o smemorati, atteso che ci sia mai stata negli ultimi giorni a Palermo questa corsa a mettersi in regola, è la ciliegina sulla torta da parte delle autorità sanitarie e del giornalismo locale.
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Salta fuori la verità su Anna Rosa, la bambina morta di difterite. Altro che no-vax: il decesso è stato causato dai suoi “medici” incompetenti
Da quel momento i medici tentano di tutto
Prima non avevano saputo diagnosticare la curabile malattia, poi quando ci sono arrivati, sono entrati in modalità panico.
Anziché curare la piccola con antibiotici e antitossina, l’hanno vaccinata con infiammazione in corso, intensificando i sintomi (ADE).
Il tutto confermato anche dall’autopsia successiva: “sottoposta a cure particolarmente invasive”.
A quel punto scattano i relativi protocolli, con isolamento e richiamo del vaccino per il personale sanitario. Anna Rosa, invece, viene intubata e trasferita all’Ospedale dei Bambini Di Cristina. Da quel momento i medici tentano di tutto: dalla somministrazione del vaccino, all’emodialisi per ripulire il sangue. Viene anche attaccata all’Ecmo, la macchina per la circolazione extracorporea. Poi il trasferimento in terapia intensiva all’Ospedale Civico, dove muore alle 2.30 del 20 agosto per collasso multiorgano dovuto al batterio della difterite.
Come già scritto, questi signori non solo non devono più lavorare.
Devono pagare per i drammatici errori causati dalla loro ignoranza e scontare la giusta pena in carcere.
Un abbraccio fortissimo ai genitori di Anna Rosa.
corriere.it
L’ANTITOSSINA DI WIKIPEDIA 🌺🌺🌺
Nella tragica vicenda della bimba palermitana morta per difterite, l’aspetto di maggiore criticità riguarda la mancata somministrazione del siero antidfterico, ovvero dell’antidoto a base di immunoglobuline neutralizzanti, che con ottima probabilità le avrebbe salvato la vita.
E’ dunque alquanto curioso scoprire oggi che Wikipedia nella pagina in lingua italiana dedicata alla difterite incredibilmente non fa alcun cenno al siero come terapia, menzionando invece ampiamente il vaccino, che non c’entra nulla. Al contrario la medesima pagina ad esempio in lingua inglese divide opportunamente la prevenzione dalla terapia e in quest’ultima sezione tratta come primo presidio il siero, sottolineando come la sua somministrazione debba essere tempestiva.
“Italians not always do it better”
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Batterie agli ioni di sodio: l’opportunità per l’Europa di una maggiore indipendenza dalle materie prime.

3 September 2026 at 08:37

La transizione verde richiede grandi quantità di minerali importati per la produzione di batterie. Attualmente si stanno sviluppando batterie a base di sale da cucina, che potrebbero ridurre la dipendenza dalle materie prime e rendere l’Europa più indipendente.

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Presto le auto elettriche saranno alimentate da batterie agli ioni di sodio ad alte prestazioni.

Foto: Hendrik Schmidt/dpa

Tempo di lettura : 8 minuti.

In breve:

  • Le batterie agli ioni di sodio, basate sul sale da cucina, sono sul punto di entrare in produzione di massa.
  • Il sodio si trova in grandi quantità anche in Germania e in altri paesi dell’UE.
  • L’estrazione del sale è considerata meno dannosa per l’ambiente .
  • La Cina prevede di lanciare sul mercato un’auto con batteria agli ioni di sodio entro la fine dell’anno.

Per diversi anni, lo sviluppo delle auto elettriche si è concentrato sulla disponibilità di litio per la produzione di batterie efficienti. Tuttavia, è attualmente in corso uno sviluppo tecnologico che potrebbe cambiare sia il mercato sia le tese dinamiche di potere che si sono create nella corsa a questo minerale.

Un’opportunità per l’Europa nella competizione globale

Secondo uno studio del Fraunhofer Institute for Battery Cell Research and Production (FFB), le batterie agli ioni di sodio basate sul sale da cucina sono prossime alla produzione industriale di massa. Questa potrebbe essere un’opportunità per l’Europa di migliorare la propria posizione nella competizione globale per le batterie e le materie prime chiave.
“Le batterie agli ioni di sodio sono già in produzione e offrono prestazioni discrete”, afferma Rickard Arvidsson, docente di analisi dei sistemi ambientali presso l’Università di Tecnologia Chalmers di Göteborg, in Svezia.
Sono attualmente in corso diversi progetti di ricerca che potrebbero contribuire a rendere l’Europa meno dipendente dai minerali necessari per le batterie del futuro. Ciò sarebbe possibile grazie alla presenza di grandi quantità di sodio in diverse località del continente. Tra i siti minerari si annoverano Zechstein (Germania), Kłodawa (Polonia), Twente (Paesi Bassi) e Cheshire nel Regno Unito.
“In generale, ha senso basare la produzione di massa su risorse abbondanti nelle immediate vicinanze, in modo da poter raggiungere, nella migliore delle ipotesi, l’autosufficienza, cosa che potrebbe essere possibile anche in questo caso”, ha affermato Arvidsson.
Il vantaggio strategico decisivo della tecnologia agli ioni di sodio non risiede nella maggiore densità energetica – in questo ambito la tecnologia è ancora indietro – bensì nella semplificazione della materia prima. Il sodio è il settimo elemento più abbondante nella crosta terrestre ed è presente quasi ovunque sulla Terra in quantità praticamente illimitate, principalmente come componente del comune sale da cucina. La materia prima è ampiamente diffusa e può essere estratta con relativa facilità.

Burocrazia e inerzia: le aziende europee sono in ritardo.

Nelle batterie agli ioni di sodio, gli ioni di sodio svolgono la stessa funzione degli ioni di litio nelle batterie agli ioni di litio. Tuttavia, il materiale dell’anodo, il carbonio duro, può essere prodotto anche all’interno dell’UE. Secondo Arvidsson, queste batterie sono più economiche da produrre e offrono una migliore resistenza al freddo. Inoltre, l’alluminio può essere utilizzato come collettore di corrente. Ciò comporta ulteriori vantaggi in termini di costi, poiché le celle al litio richiedono rame, un materiale più costoso.
I ricercatori dell’Università RWTH di Aquisgrana hanno confrontato le batterie agli ioni di sodio con le batterie agli ioni di litio di Tesla. I risultati hanno suscitato interesse nel settore, poiché molti sono convinti che le prestazioni e la qualità produttiva delle batterie agli ioni di sodio siano già piuttosto competitive rispetto alle consolidate batterie agli ioni di litio.
Uwe Sauer, uno dei principali ricercatori tedeschi nel campo della tecnologia delle batterie e dell’accumulo elettrochimico di energia, lavora presso l’Università RWTH di Aquisgrana. Spiega che la Cina occupa una posizione di rilievo in questo settore, essendosi affermata precocemente nella catena del valore delle batterie agli ioni di litio. Al contrario, le aziende europee sono rimaste indietro a causa della burocrazia, dell’inerzia e di una strategia errata. “La Cina è stata abbastanza astuta da concludere rapidamente accordi in tutto il mondo per ottenere il controllo delle catene del valore”, ha dichiarato Sauer all’Epoch Times.
La produzione di litio è concentrata in pochi paesi: Australia, Cile e Cina. Quasi tutta la produzione australiana viene spedita in Cina per ulteriori lavorazioni. Ciò conferisce alla Cina un’influenza strutturale sulla catena del valore globale delle batterie.

Il mercato globale delle batterie è cresciuto del 20%.

La Commissione europea considera il predominio della Cina su alcune parti della filiera delle materie prime e delle batterie un problema strategico. La Cina produce attualmente circa l’85% delle batterie agli ioni di litio a livello mondiale, una tecnologia chiave per l’elettrificazione del settore dei trasporti in Europa. Il mercato globale delle batterie è cresciuto del 20% lo scorso anno, raggiungendo i 150 miliardi di dollari, aumentando ulteriormente l’importanza della Cina per la transizione ecologica.
Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del 2022, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha affermato che la Cina controlla l’industria globale della lavorazione dei metalli. “Quasi il 90% delle terre rare e il 60% del litio vengono lavorati in Cina”, ha dichiarato all’epoca.
Nel suo discorso, ha anche annunciato un regolamento UE sulle materie prime critiche (European Critical Raw Materials Act). L’obiettivo è quello di creare una catena del valore europea che vada dall’estrazione e lavorazione al riciclo. La Commissione europea e l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) sottolineano l’importanza del riciclo e del riutilizzo delle soluzioni per batterie e minerali come mezzo per ridurre la dipendenza dell’Europa e rafforzarne la competitività. L’obiettivo è che almeno il 25% del fabbisogno annuo dell’UE di materie prime critiche sia soddisfatto tramite il riciclo entro il 2030.
Come ulteriore possibilità per ridurre la dipendenza, la Commissione indica anche le risorse minerarie della Svezia. La Svezia è uno dei paesi minerari più importanti dell’UE e possiede cobalto, grafite e vari elementi delle terre rare. Un aumento dell’attività mineraria potrebbe generare sia entrate che posti di lavoro, soprattutto nelle aree scarsamente popolate.

I Verdi svedesi sono favorevoli all’espansione dell’attività mineraria.

Anche il Partito dei Verdi ora sostiene l’espansione dell’attività mineraria in Svezia. La loro argomentazione principale è che ciò sia necessario non solo per ridurre la dipendenza dalle materie prime, ma anche per la transizione climatica. In un’intervista ad “Affärsvärlden”, la portavoce per le politiche economiche del Partito dei Verdi, Janine Alm Ericson, ha affermato che “probabilmente” sarà necessario aprire più miniere. Tuttavia, queste dovranno sempre essere sottoposte a una valutazione di impatto ambientale.
L’estrazione del sale è considerata meno dannosa per l’ambiente rispetto all’estrazione di rame, litio o carbone. Nella cosiddetta estrazione per dissoluzione, l’acqua viene pompata nel giacimento di sale, dove il minerale si dissolve. La salamoia concentrata viene quindi pompata in superficie. Se la salamoia fuoriesce, i livelli di cloruro nelle acque sotterranee, superficiali e nei terreni agricoli possono aumentare bruscamente.
Rickard Arvidsson intravede un grande potenziale nella tecnologia agli ioni di sodio. Ritiene che i responsabili politici e l’industria debbano ora prendere decisioni rapide per sfruttare i vantaggi sopra menzionati, soprattutto considerando che anche la Cina ha iniziato a investire in questa tecnologia. Lo sviluppo è guidato principalmente da produttori come CATL e BYD. Lo scorso febbraio, CATL e Changan Automobile hanno presentato un’autovettura descritta come il primo veicolo elettrico prodotto in serie al mondo con una batteria agli ioni di sodio. La batteria ha una capacità di circa 45 kilowattora e, secondo i test cinesi del CLTC, dovrebbe offrire un’autonomia fino a 400 chilometri.
Le batterie raggiungono una densità di 175 wattora per chilogrammo (Wh/kg). Questo valore si colloca nella fascia inferiore delle prestazioni delle moderne batterie agli ioni di litio di tipo LFP. Si dice che il modello Changan Nevo A06 sia basato sulla batteria Naxtra di CATL e che verrà lanciato sul mercato entro la fine dell’anno.
Questo articolo è apparso originariamente su epochtimes.se con il titolo “ Nya batterier kan minska Europas beroende av råvaror ” (adattamento tedesco: os)

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