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Bloccando Hormuz, Trump ha distrutto le basi materiali della civiltà

14 September 2026 at 17:11

Prezzo del diesel: la mancanza di lungimiranza si ritorce contro Trump A circa otto settimane dalle elezioni di metà mandato, l’amministrazione Trump deve affrontare un problema legato al prezzo del carburante: Oggi il prezzo del diesel ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone – NPR, 11 settembre 2026

Oggi il prezzo del diesel ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone, attestandosi su una media nazionale di 6,05 dollari. L’aumento del prezzo del diesel è stato rapido: è salito di 42 centesimi al gallone solo nel mese di settembre e, dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, il prezzo è cresciuto di 2,30 dollari. —

In California il prezzo del diesel sfiora i 10 dollari mentre si aggrava la crisi del carburante –

Newsmax, 13 settembre 2026 Presso una stazione di servizio Shell nel quartiere Serra Mesa di San Diego, il prezzo del diesel era indicato a 9,999 dollari al gallone, raggiungendo di fatto il limite massimo dei display a tre cifre utilizzati da molte stazioni di servizio. Trump, tuttavia, non ammetterebbe mai che una qualsiasi delle sue azioni sia responsabile della carenza di carburante.

È stato individuato un colpevole comodo: l’Ucraina. Bessent attribuisce in parte all’Ucraina lo “shock energetico” che sta facendo salire i prezzi –

The Hill, 2 settembre 2026 “Stiamo attraversando uno shock energetico dovuto sia alla guerra in Ucraina – poiché l’Ucraina ha deciso di voler distruggere le infrastrutture energetiche e gli impianti di raffinazione russi, creando così una pressione al rialzo sui prezzi a livello globale – sia al conflitto in Iran”, ha dichiarato mercoledì il Segretario al Tesoro Scott Bessent. — Trump chiede a Zelensky di smettere di attaccare gli obiettivi energetici russi (archiviato) –

Washington Post, 13 settembre 2026 Domenica, il presidente Donald Trump ha dichiarato di aver chiamato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per chiedergli di “smettere di colpire gli obiettivi legati al diesel” in Russia, affermando che tali attacchi stavano contribuendo a una carenza globale di questo carburante. “Il signor Zelensky deve fare una cosa: deve smettere di colpire gli obiettivi legati al diesel; può attaccare altri bersagli, ma non quelli del diesel, perché sta causando una carenza di questo carburante”, ha detto Trump, aggiungendo che c’erano “molti altri obiettivi”. «Non è una situazione causata dal Medio Oriente, ma da ciò che sta accadendo in Russia e Ucraina», ha dichiarato ai giornalisti durante un viaggio in Irlanda. Trump ha rilasciato queste dichiarazioni dopo che, venerdì, il prezzo medio del diesel negli Stati Uniti ha toccato il massimo storico di 6 dollari al gallone, alimentando le preoccupazioni sul costo della vita a meno di due mesi dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Trump ha ragione nell’affermare che gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe hanno provocato una carenza di carburante sui mercati globali: La Russia proroga fino al 2027 il divieto di esportazione di diesel e benzina – Oil Price, 30 luglio 2026

La Russia ha prorogato le restrizioni all’esportazione di benzina e diesel fino al 31 gennaio 2027… … Mosca aveva inizialmente vietato l’esportazione di diesel dall’8 al 31 luglio, dopo che ripetuti attacchi di droni ucraini avevano messo fuori uso alcune raffinerie, causando carenza di carburante e impennate dei prezzi in tutta la Russia. Tuttavia, in questo contesto, l’Ucraina agisce semplicemente per conto terzi.

Gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe sono diretti dall’intelligence statunitense ed eseguiti con armi americane: Gli USA forniranno all’Ucraina informazioni di intelligence per attacchi missilistici in profondità nel territorio russo (archiviato) –

WSJ, 1° ottobre 2025 Gli Stati Uniti forniranno all’Ucraina informazioni di intelligence per attacchi missilistici a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche russe; lo hanno riferito funzionari americani, mentre l’amministrazione Trump valuta l’invio a Kiev di armi potenti in grado di colpire un maggior numero di obiettivi all’interno della Russia.

Il presidente Trump ha recentemente autorizzato le agenzie di intelligence e il Pentagono a sostenere Kiev in questi attacchi. Secondo le fonti, i funzionari statunitensi stanno chiedendo agli alleati della NATO di fornire un supporto analogo. L’intensificazione della condivisione di informazioni di intelligence con Kiev è l’ultimo segnale di come Trump stia rafforzando il sostegno all’Ucraina, proprio mentre i suoi tentativi di promuovere colloqui di pace sono in stallo.

È la prima volta, affermano i funzionari, che l’amministrazione Trump supporterà attacchi ucraini con missili a lungo raggio contro obiettivi energetici situati in profondità nel territorio russo. Sebbene gli Stati Uniti sostengano da tempo gli attacchi ucraini con droni e missili, la condivisione di informazioni di intelligence permetterà all’Ucraina di colpire con maggiore efficacia raffinerie, oleodotti, centrali elettriche e altre infrastrutture lontane dai propri confini, con l’obiettivo di privare il Cremlino delle entrate e del petrolio necessari a sostenere l’invasione. Il diesel e altri carburanti vengono compravenduti sui mercati globali. Fin dall’inizio era evidente che gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe avrebbero influito sul prezzo globale del diesel, in particolare ai distributori della California.

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Concilio, Katechon e lo Scisma del Capo. Mons. Viganò a LifeSiteNews. Intervista, Prima Parte

14 September 2026 at 08:13
INTERVISTA  CON GAETANO  MASCIULLO  PER  LifeSiteNews

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione la prima parte di un’intervista concessa da mons. Carlo Maria Viganò a LifeSiteNews. Buona lettura e diffusione.

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INTERVISTA CON GAETANO MASCIULLO PER LifeSiteNews

Sul Concilio, il Katechon e lo Scisma del Capo – Prima Parte


Carlo Maria Viganò

INTERVISTA CON GAETANO MASCIULLO PER LifeSiteNews

Gaetano Masciullo: Eccellenza, nel suo nuovo libro Lei sostiene che oggi il primo nemico del Papato sia il Papa stesso. Come si spiega questo paradosso?

Il paradosso è soltanto apparente, e si scioglie non appena si distingue ciò che la teologia cattolica ha sempre distinto: il Papato come istituzione divina, voluta da Nostro Signore quando disse a Pietro Tu es Petrus, e la persona che in un determinato momento della storia ne occupa la Cattedra. Il Papato è indefettibile, perché è di Cristo; la persona del Papa è un uomo, con il suo libero arbitrio, che può corrispondere alla grazia di stato oppure rifiutarla. D’altra parte, la Chiesa prega per il Sommo Pontefice chiedendo alla Maestà divina di conservare nella santa Religione il Domnum Apostolicum, proprio perché sa che la sua perseveranza nella Fede non è garantita automaticamente dall’ufficio. Se così non fosse, se cioè il Papa fosse esente dalla possibilità di venir meno al proprio mandato, pregare per lui non avrebbe senso.

Quando un Pontefice usa l’autorità che gli è stata conferita ad ædificationem per demolire ciò che quell’autorità è chiamata a custodire — la dottrina, la liturgia, la disciplina, la stessa costituzione monarchica e gerarchica della Chiesa — egli si pone in contraddizione con il proprio munus. Non è più il servo del Papato: ne è il primo avversario, perché nessun nemico esterno potrebbe ferire la Chiesa quanto colui che la ferisce dall’interno rivestito della veste di Pietro.

Ho chiamato questo fenomeno scisma capitale nel senso proprio della parola: uno scisma che parte dal caput, dal capo. Lo scisma classico è la separazione di una porzione del corpo dal capo; qui assistiamo al contrario: è il capo che si separa dal corpo mistico e dalla Tradizione che lo precede, che si ribella a ciò che i suoi predecessori hanno insegnato e che egli avrebbe l’obbligo di trasmettere intatto. San Paolo lo dice con parole che non ammettono repliche: sed licet nos aut angelus de cœlo evangelizet vobis præterquam quod evangelizavimus vobis, anathema sit (Gal 1,8-9). Nemmeno un angelo, nemmeno un Apostolo, nemmeno il Successore dell’Apostolo Pietro può annunciare un altro vangelo. Il Papa è il custode del Depositum, non il suo padrone; e chi da custode si fa padrone, tradisce la ragione stessa per cui Nostro Signore Gesù Cristo ha istituito il Papato in forma vicaria.

Gaetano Masciullo: Lei paragona la situazione attuale alla rimozione del katéchon di cui parla San Paolo (2 Tess 2, 6-8). Quale ruolo gioca la figura di Leone XIV in questa drammatica rimozione del “freno” all’iniquità?

I Padri e i grandi commentatori hanno visto nel katéchon, in «colui che trattiene», tanto l’Impero romano cristiano quanto, con esso, l’autorità della Chiesa, e in modo eminente l’autorità del Papato, che per secoli ha opposto un argine al mysterium iniquitatis. Quel freno ha cominciato ad essere allentato dal momento in cui la gerarchia, con il Concilio Vaticano II, ha rinunciato a esercitare la propria autorità nel senso voluto da Cristo, per cercare la conciliazione con il mondo, con il pensiero moderno, con la Rivoluzione. Da allora, chi avrebbe dovuto trattenere si è messo ad assecondare.

Leone XIV si inserisce in questo processo non come un innovatore, ma come colui che lo consolida e lo rende presentabile. Bergoglio ha scardinato il Papato con violenza; Prevost dà a quello scardinamento una forma istituzionale, «ordinata», quasi rassicurante. Il suo compito — e credo ne sia perfettamente consapevole — è di rendere irreversibile la sinodalità, cioè quella «rivoluzione permanente» che porta il Concilio alle sue estreme conseguenze, e di far sì che la Chiesa Cattolica cessi definitivamente di essere un ostacolo al progetto massonico e globalista. Quando il Papa non è più freno ma acceleratore, la rimozione del katéchon non è un evento futuro: è ciò che avviene sotto i nostri occhi. E il Signore ci ha avvertito: tunc revelabitur ille iniquus. Non lo dico con compiacimento apocalittico, ma con il dolore di un Vescovo che vede la Sposa di Cristo consegnata ai suoi nemici da chi dovrebbe difenderla.

Gaetano Masciullo: Di fronte alle sanzioni canoniche, lei invoca lo stato di necessità, come, del resto, ha fatto la Fraternità San Pio X per le sue nuove consacrazioni episcopali. Come risponde ai tanti conservatori che la accusano di disobbedienza formale al Papa?

Rispondo che l’obbedienza è una virtù, non un idolo. Essa ha per oggetto un comando legittimo dato da un’autorità legittima per il fine per cui quell’autorità esiste. Quando il comando è contrario alla Fede, alla legge divina o al bene delle anime, non solo non obbliga, ma obbliga a non obbedire: obœdire oportet Deo magis quam hominibus (At 5,29). Questo non è un’invenzione dei tradizionalisti: è San Pietro, è San Tommaso, è il Magistero di sempre, è la condotta dei Santi che hanno resistito ai Pontefici quando questi hanno sbagliato, da San Paolo che resistette a Pietro in faciem, a Sant’Atanasio, a Santa Caterina da Siena.

Lo stato di necessità non è un’invenzione per sottrarsi alla legge: è un principio del diritto stesso, secondo cui la salus animarum, che è la legge suprema, prevale sulle norme positive quando queste, applicate alla lettera, produrrebbero un danno irreparabile alle anime. La Fraternità San Pio X, consacrando i suoi Vescovi, ha compiuto esattamente ciò che fece Mons. Lefebvre nel 1988, e per lo stesso motivo: Roma non dà alla Tradizione i vescovi di cui ha bisogno, e senza vescovi non vi sono sacerdoti, e senza sacerdoti non vi sono Sacramenti. Ed è significativo che, nel minacciare la Fraternità, Prevost abbia lasciato cadere il pretesto delle Consacrazioni per confessare che la vera colpa è il rifiuto del Concilio. Con ciò ha rivelato — forse involontariamente — la frode: le sanzioni canoniche sono uno strumento politico, brandito contro chi resta cattolico e mai contro chi apertamente nega la Fede.

Ai conservatori che mi rimproverano dico con affetto: voi obbedite a un uomo che vi chiede di disobbedire a Nostro Signore, e chiamate questa contraddizione «fedeltà». Io non ho mai inteso separarmi dalla Comunione Apostolica; ho chiesto e chiedo a Leone XIV di dirmi in che cosa contraddico il Depositum Fidei. Non ho ricevuto risposta. Chi, tra i due, è in stato di scisma?

Gaetano Masciullo: In un ormai lontano discorso del 1999 ai vescovi europei tenuto dal Cardinale Carlo Maria Martini, pioniere della Mafia di San Gallo e — com’egli stesso amava definirsi — non antipapa, ma antepapa (colui che avrebbe preparato la strada al “nuovo” papa), la Chiesa per “aggiornarsi” deve sciogliere urgentemente una serie di nodi. Ed egli indicava come primo nodo la “carenza di ministri ordinati”, da sciogliere abolendo il celibato, o almeno rendendolo opzionale. Di recente, il vescovo Johan Bonny ad Anversa ha annunciato che ordinerà uomini sposati entro il 2028. Per non parlare poi della nomina ad Arcivescovo di Vienna di Josef Grünwidl, ex esponente del movimento dissidente “Call to Disobedience”, che auspicava proprio l’abolizione del celibato ecclesiastico. Roma assiste in silenzio a tutto ciò e, contrariamente che in altre situazioni, non minaccia sanzioni sebbene il diritto canonico venga puntualmente calpestato. Sembra quasi che Roma favorisca tutto ciò… Cosa ne pensa?

Non «sembra»: è così. Roma non è spettatrice distratta di un processo che le sfugge; ne è il regista. Il metodo è quello collaudato dalla Rivoluzione conciliare: si permette che la disobbedienza parta dalla periferia, si lascia che essa si consolidi come «fatto compiuto», e poi il centro interviene non per reprimerla ma per «accompagnarla», invocando la sinodalità, l’ascolto, le esigenze pastorali. Il caso Bonny è emblematico: un Vescovo annuncia pubblicamente che violerà la legge della Chiesa, e nessun Dicastero lo richiama. Il caso Grünwidl è ancora più eloquente, perché non si tratta di tollerare un dissidente, ma di promuoverlo a una delle sedi più importanti d’Europa. Chi ha militato in un movimento che si chiama letteralmente Call to Disobedience viene premiato da un Pontefice che scomunica chi chiede di poter obbedire alla Chiesa di sempre.

Ma la questione è più profonda del celibato. La «carenza di ministri ordinati» è il frutto avvelenato di sessant’anni di svuotamento del Sacerdozio. Quando si è cessato di credere che il sacerdote è alter Christus, che sale all’altare per rinnovare il Sacrificio della Croce, il celibato ha smesso di avere senso, perché ha senso solo come configurazione totale a Cristo Sommo Sacerdote. Il Card. Martini lo sapeva bene: la lista dei suoi «nodi» non è un elenco di problemi da risolvere, ma un programma di demolizione, in cui ogni punto è funzionale al successivo. Prima si abolisce il celibato, poi si apre alle donne, poi si riscrive la morale, poi si dissolve il matrimonio… È un piano, e i suoi esecutori si chiamano oggi con altri nomi ma perseguono lo stesso disegno. Che Martini si definisse antepapa la dice lunga sulla consapevolezza con cui la Mafia di San Gallo ha preparato ciò che oggi vediamo.

Gaetano Masciullo: Il secondo nodo individuato da Martini riguardava il ruolo delle donne e la questione dell’ordinazione femminile. I vescovi promossi da Leone XIV — penso a Mackinlay, Grögli, Satué, Grünwidl, e molti altri — si sono espressi apertamente a favore del diaconato femminile. La Commissione vaticana sul tema ha ribadito il “no” all’ordinazione sacramentale delle donne, ma ha definito tale giudizio “non definitivo”. Di conseguenza, numerosi vescovi oggi evitano di affrontare direttamente la questione, preferendo valorizzare la presenza femminile nel governo delle diocesi o proporre riforme liturgiche “inclusive”. A suo avviso, questa strategia mira a spostare progressivamente la Finestra di Overton sul tema dell’ordinazione femminile?

È esattamente la tecnica della Finestra di Overton, e nemmeno tanto dissimulata. Giovanni Paolo II, con la Lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis, non definì una novità: dichiarò che quella dottrina appartiene al Depositum Fidei ed è stata insegnata infallibilmente dal Magistero ordinario e universale — come la Congregazione per la Dottrina della Fede confermò nel Responsum del 1995. Dire oggi che quel giudizio è «non definitivo» significa dunque non già riaprire una questione disciplinare, ma negare l’infallibilità stessa del Magistero ordinario e universale.

Il diaconato femminile è il grimaldello, perché il Sacramento dell’Ordine è uno solo nei suoi tre gradi: ammettere una donna al diaconato significa ammettere che essa è capace di ricevere l’Ordine, e a quel punto l’esclusione dal presbiterato apparirebbe come una pura discriminazione da rimuovere. Non è un caso che l’ammissione delle donne agli ordini sia promossa da movimenti anticattolici in nome della parità di genere che la chiesa sinodale accoglie e fa sua. I neo-modernisti lo sanno perfettamente, e per questo non chiedono subito l’ordinazione sacerdotale: chiedono ruoli di governo, presenza nelle Curie, «ministeri» istituiti, liturgie «inclusive». Ogni passo prepara il successivo, e ogni passo viene presentato come innocuo. I Vescovi nominati da Prevost non sono stati scelti nonostante le loro posizioni sul diaconato femminile, ma proprio in ragione di esse: chi nomina un Vescovo ne conosce le idee, e chi ne nomina molti con le medesime idee sta costruendo un Episcopato che, al momento opportuno, chiederà «dal basso» ciò che il Papa desidera concedere «dall’alto». Questa è la sinodalità: la messa in scena di una domanda la cui risposta è già stata decisa.

A tutto ciò si aggiunge un aspetto che ritengo ancora più grave, e sul quale si tace colpevolmente: la promozione di donne a capo di Dicasteri romani. Abbiamo due religiose, suor Simona Brambilla[1] e suor Tiziana Merletti, rispettivamente Prefetto e Segretario del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata, che comandano a Cardinali, Vescovi, Abati e sacerdoti; un’altra religiosa, suor Reffaella Petrini Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente del Governatorato; una laica, Maria Montserrat Alvarado, a capo del Dicastero per la Comunicazione che coordina e riorganizza l’intero sistema comunicativo della Santa Sede; donne nominate membri e consultrici di vari Dicasteri, tra cui quello per i Vescovi[2], cioè chiamate a decidere le promozioni all’Episcopato. Ora, il potere di governo nella Chiesa non è una funzione amministrativa che si possa attribuire a chiunque per decreto: esso è per sua natura connesso alla sacra potestas, che scaturisce dal Sacramento dell’Ordine, perché nella Chiesa — che è una società soprannaturale e non un’azienda — si governa in quanto si è configurati a Cristo Re e Sommo Sacerdote. Separare la giurisdizione dall’Ordine, conferendo a chi non può ricevere l’Ordine il potere di reggere coloro che lo hanno ricevuto, significa rovesciare la costituzione gerarchica che Nostro Signore ha dato alla Sua Chiesa. Ecco perché dico che Bergoglio, e ora Prevost, fanno molto di più e molto peggio che conferire gli Ordini sacri a queste donne. Un’ordinazione invalida sarebbe un sacrilegio, ma resterebbe un atto nullo; qui invece si smonta pezzo per pezzo l’ordine sacramentale, si rende la sacra potestas un accessorio superfluo, e si abitua il clero a obbedire a chi non ha alcun titolo divino per comandargli. È un attentato micidiale alla costituzione divina della Chiesa, condotto per via di fatto, senza bisogno di toccare un solo dogma.

Gaetano Masciullo: Il terzo e il quarto nodo individuati da Martini erano rispettivamente quello della morale sessuale e quello della disciplina del matrimonio. Nel suo libro-intervista ufficiale con Elise Ann Allen, Leone XIV ha dichiarato che si devono «cambiare gli atteggiamenti» delle persone prima ancora di cambiare la dottrina. Secondo Lei, quali mezzi vogliono utilizzare i neo-modernisti al potere per portare avanti questo cambiamento?

Quella frase merita di essere pesata, perché è una confessione. «Cambiare gli atteggiamenti prima di cambiare la dottrina» significa che la dottrina si cambia, ma non per prima: si cambia per ultima, quando ormai nessuno la crede più e la sua abrogazione formale appare come un mero atto notarile. È il metodo modernista descritto da San Pio X nella Pascendi: non si attacca frontalmente il dogma, si trasforma la mentalità che lo sostiene, si separa la fede dalla vita, e si lascia che la vita, così separata, trascini con sé la fede. In realtà non occorre nemmeno cambiare il dogma: lo si rende irrilevante per via pastorale.

E questo metodo ha oggi la sua carta teorica, che quasi nessuno ha voluto leggere per ciò che è. Nella Evangelii gaudium Bergoglio ha enunciato quattro principi, e il primo di essi — «il tempo è superiore allo spazio» — è la chiave che apre tutti gli altri: «dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi». In altre parole: non definire, ma avviare; non fissare un risultato, ma innescare una dinamica che nessuno potrà più fermare. Lo spazio è il territorio delimitato; il confine, la definizione dogmatica, il canone che dice fin dove è lecito andare; il tempo è il processo che quel confine lo erode senza mai dichiarare di volerlo abbattere. E si noti l’astuzia: chi presidia uno spazio deve difendere una posizione, e una posizione si può assediare, discutere, confutare; chi avvia un processo non ha posizioni da difendere, e perciò è inattaccabile. Non gli si può opporre nulla, perché non ha ancora affermato nulla.

Mi si obietterà che questo non è Hegel ma Romano Guardini, sul quale Bergoglio lavorò senza mai condurre a termine la sua tesi di dottorato. La polarità guardiniana — il Gegensatz — è concepita precisamente contro la contraddizione dialettica, giacché le tensioni vanno tenute insieme e non risolte in una sintesi superiore. Si chiami sintesi hegeliana o processo mai concluso, il risultato è che nessuna verità resta un punto fermo, ma diviene il momento di un divenire. E ciò che in Hegel era filosofia della storia, e in Marx si fece prassi rivoluzionaria (la prassi che precede il principio, lo giudica e lo sovverte) nella chiesa sinodale si chiama pastorale. Ed ecco l’opera sotto i nostri occhi: Amoris Lætitia non abroga l’indissolubilità del Matrimonio, apre un processo; Fiducia Supplicans non dichiara lecita l’unione irregolare, benedice chi vi si trova; il cammino sinodale non decide nulla, e proprio per questo decide tutto. La dottrina non viene mai formalmente toccata, e appunto per questo non può mai essere formalmente contestata. Non vi è proposizione da censurare, non vi è eresia da condannare, non vi è nulla su cui pronunciare un anatema. Al fedele resta la lettera intatta di un dogma che nella vita della Chiesa non vige più. Ma è esattamente questo che il Concilio Vaticano I colpiva con l’anatema, vietando che ai dogmi proposti dalla Chiesa si attribuisse un giorno un senso diverso da quello che essa ha inteso e intende: eodem sensu eademque sententia.

I mezzi sono quelli che vediamo all’opera da decenni. Il primo è il linguaggio: si sostituisce «peccato» con «fragilità», «conversione» con «cammino», «verità» con «discernimento», «legge di Dio» con «ideale». Il secondo è la prassi pastorale, resa deliberatamente ambigua: Amoris Lætitia con le sue note a piè di pagina, Fiducia Supplicans con le sue benedizioni che benedicono senza benedire; e ora la strategia di Prevost, che non ha ritirato nulla di tutto ciò ma lo lascia operare «con calma». Il terzo è la formazione: seminari, facoltà teologiche, catechesi, in cui da sessant’anni si insegna che la morale cattolica è un residuo storico da superare. Il quarto è la scelta dei pastori: si promuovono coloro che praticano l’ambiguità e l’errore, e si emarginano coloro che parlano chiaro.

E sotto tutto questo vi è un’alleanza che non ho mai esitato a denunciare: quella tra la chiesa sinodale e l’agenda globalista. Non si tratta di un’ideologia fra le altre, ma della sintesi di tutte le ideologie di destra e di sinistra, che per due secoli hanno finto di combattersi mentre conducevano gli uomini al medesimo approdo; una sintesi di matrice neomalthusiana, che nell’uomo non vede più l’immagine di Dio ma un’eccedenza da amministrare, e che perciò è antiumana prima ancora di essere anticristica. Le sue articolazioni le conosciamo, e ciascuna colpisce un aspetto preciso dell’ordine voluto dal Creatore: la dissoluzione della famiglia naturale; il pansessualismo e l’ideologia di genere, che negano l’uomo creato masculum et feminam; il vaccinismo, che fa del corpo una proprietà dello Stato; l’ecologismo, che sostituisce al culto del Creatore quello della creatura; l’immigrazionismo, che dissolve le nazioni e con esse i popoli cristiani; e al vertice il transumanesimo, che promette all’uomo la divinizzazione senza Dio già promessa nell’Eden dal serpente: eritis sicut dii.

La chiesa conciliare non subisce questo processo: vi partecipa. Ha rinunciato a giudicare il mondo e ha accettato di esserne giudicata; ha smesso di convertirlo, e si è lasciata convertire da esso. Ecco perché il terzo e il quarto nodo di Martini non sono affatto nodi da sciogliere: il matrimonio indissolubile e la morale sessuale non sono l’involucro storico di un’epoca tramontata, ma la carne stessa del Vangelo, e sono parole di Nostro Signore — quod ergo Deus coniunxit, homo non separet. Chi pretende — da Papa — di cambiarle non riforma la Chiesa: fonda un’altra religione, e la fonda sulle rovine di quella che aveva ricevuto in custodia.

lifesitenews

[1] Suor Brambilla ha accanto un Pro-Prefetto, il Cardinale Ángel Fernández Artime, nominato con lei il 6 gennaio 2025 e riconfermato da Leone XIV. L’invenzione stessa della figura del Pro-Prefetto è la confessione implicita che quell’ufficio esige la sacra potestas — un espediente che ammette il problema fingendo di risolverlo.

[2] Le tre donne al Dicastero per i Vescovi sono Petrini, Brambilla, Reungoat, nominate membri nel luglio 2022.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

L'articolo Concilio, Katechon e lo Scisma del Capo. Mons. Viganò a LifeSiteNews. Intervista, Prima Parte proviene da Blondet & Friends.

Gli esperti dichiarano che l’Ucraina sta perdendo il suo vantaggio tecnologico a causa dell’innovazione rivoluzionaria russa

14 September 2026 at 08:02

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Due articoli illuminanti sull’Ucraina hanno fatto il giro del web, rivelando il clima di crescente pessimismo che serpeggia tra i pensatori e i personaggi influenti dell’establishment riguardo alla situazione attuale e alle prospettive future del Paese.

Va notato che i principali organi di informazione stanno diventando sempre più espliciti nelle loro valutazioni, come dimostrano diversi articoli recenti che invocano “onestà” nel dialogo occidentale sulla reale situazione dell’Ucraina.

Il problema è che l’onestà deve partire dai principi fondamentali: ciò significa stabilire i fatti più basilari, basilari e cardine di un dato scenario. Nel caso dell’Ucraina, la valutazione basata sui principi fondamentali dovrebbe derivare dai costi quantificabili della guerra, in primis quello delle vittime. Se l’Occidente non è in grado di esaminare onestamente le reali perdite dell’Ucraina con la stessa attenzione che dedica settimanalmente a quelle della Russia, non si avvicinerà mai alla verità della situazione. Questo perché praticamente tutti i problemi attuali dell’Ucraina derivano dall’elevatissimo tasso di perdite umane, ed è l’elefante nella stanza più importante che l’Occidente continua a ignorare clamorosamente.

Ora passiamo ai pezzi.

Il primo da Spectator Fa un’affermazione audace:

L’articolo inizia con tre “spunti deprimenti” a seguito dell’ennesimo inutile scambio di battute diplomatiche tra Kushner e Witkoff:

Vladimir Putin non ha modificato minimamente i suoi obiettivi di guerra dal 2022 e rimane determinato a continuare a combattere. Donald Trump non ha un nuovo piano di pace se non quello di porre fine alla guerra in Ucraina alle condizioni di Putin. E Kiev sta esaurendo i fondi e gli uomini per difendersi, così come ha già esaurito i caccia intercettori Patriot per difendere i suoi cieli dai bombardamenti del Cremlino.

Questi sono i tre aspetti deprimenti emersi dall’ultimo ciclo di diplomazia itinerante tra Mosca e Kiev, condotto dal genero di Trump, Jared Kushner, e dall’inviato speciale Steve Witkoff.

L’autore mantiene il tono cupo della sua valutazione nel descrivere il crescente vantaggio della Russia sul campo di battaglia, che svolgerà un ruolo chiave nella nostra esegesi successiva:

Ancora più importante, mentre il Cremlino continua la sua spietata campagna per rendere invivibili le città ucraine, distruggere l’economia del paese e privarlo del suo futuro, la capacità di Kiev di difendersi è seriamente a rischio.

Parte dell’incubo che si sta consumando in Ucraina è di natura tattica. Ogni sistema d’attacco a lungo raggio russo è diventato più devastante. Una nuova generazione di droni d’attacco Geran a propulsione a reazione, molto più veloci e precisi dei vecchi modelli iraniani Shahed, viene schierata in massa. La Russia sta sviluppando almeno due nuovi sistemi missilistici da crociera a basso costo e sta intensificando la produzione di missili balistici lanciati da aria e da terra. “Questa è una guerra di città e infrastrutture. Nessuno la vincerà”, ha dichiarato al Guardian questo fine settimana Serhii Beskrestnov, consigliere di Zelensky per le tecnologie di difesa e figura di spicco dell’establishment della difesa di Kiev. “L’attacco è diventato più forte della difesa”. Beskrestnov prevede che l’Ucraina non sarà in grado di procurarsi un numero sufficiente di missili per proteggere completamente le sue città dalla devastazione durante questo inverno.

L’articolo è sorprendentemente perspicace nella sua onesta analisi dei molteplici modi in cui l’Ucraina sta perdendo la guerra:

Ma una parte più consistente della lenta e inesorabile sconfitta dell’Ucraina è di natura strategica…

…il terzo e più grave fallimento è il rifiuto di prendere seriamente in considerazione un coinvolgimento del Cremlino nei colloqui di pace e l’idea ostinatamente radicata che incoraggiare l’Ucraina a combattere e combattere all’infinito porterà magicamente alla vittoria.

Aspetto ancora più critico, l’autore cita l’imminente disastro di bilancio dell’Ucraina in un momento in cui la propensione europea a concedere prestiti illimitati si è esaurita:

Il punto di svolta – in cui quelle promesse si scontreranno duramente con la realtà – arriverà presto sotto forma di un’imminente crisi fiscale a Kiev. Il Primo Ministro ucraino Serhii Koretsky ha recentemente annunciato che Kiev ha già speso la maggior parte dei fondi per la difesa previsti per il 2026 e si trova ad affrontare un incombente buco di bilancio di 26 miliardi di euro (30 miliardi di dollari), nonostante un recente prestito di 90 miliardi di euro (104 miliardi di dollari) dall’UE. Tale prestito, ottenuto dopo mesi di trattative a Bruxelles, rappresentava il massimo che l’UE fosse realisticamente in grado di raccogliere. Mentre l’Ucraina si avvia verso l’inverno più duro e punitivo della guerra, rischia di rimanere senza non solo missili Patriot e uomini per il fronte, ma anche senza i fondi per continuare a combattere.

Un esempio concreto:

L’ultima trovata dell’autore è la più onesta e realistica: invece di invocare subdolamente più armi e un’escalation senza fine, come fanno la maggior parte di questi articoli nei paragrafi conclusivi, l’autore ammette che il dialogo diplomatico con la Russia è l’unica via rimasta per salvare l’Ucraina, notando con precisione che ogni singola offerta di pace è stata progressivamente peggiore.

Cosa può salvare l’Ucraina dal collasso politico e militare? Ci sono segnali che il tabù politico europeo sul confronto con Putin si stia incrinando. Alice Weidel, dell’AfD tedesca, reduce dalla vittoria alle elezioni in Sassonia, ha chiesto “un canale di comunicazione aperto con la Russia per raggiungere un’intesa e una soluzione pacifica”. Secondo Iuliia Mendel, addetta stampa di Zelensky dal 2019 al 2021, “stanno emergendo nuove forze, e si stanno rafforzando”, che rappresentano “la nostra unica possibilità per un’Europa pacifica… Più armi non ci salveranno. Non l’hanno mai fatto”.

Finora, ogni offerta di pace si è rivelata peggiore per Kiev rispetto alla precedente. Sembra che l’intenzione di Putin sia quella di infliggere un ultimo, brutale colpo alle città ucraine prima di porre fine alla guerra alle sue condizioni, forse il prossimo anno. L’amministrazione Trump ha da tempo rinunciato all’idea di sostenere una vittoria completa dell’Ucraina, e spetterà agli storici decidere se la decisione di ritirare gli aiuti e le armi americane si sia rivelata una profezia che si autoavvera. L’Europa, dal canto suo, continua a parlare, ma non ha un piano concreto per aiutare o salvare l’Ucraina dalla furia del Cremlino, né tantomeno per schiacciare l’economia russa o spezzare la volontà di Putin.

Questo ci porta al prossimo articolo, il più importante, completo di due titoli alternativi:

L’articolo è stato scritto per il Washington Post dall’ex capo di Google Eric Schmidt, che ha intrapreso una seconda carriera di successo come organizzatore e imprenditore nel settore delle tecnologie belliche anti-russe. Dopo un recente viaggio a Kiev, la valutazione di Schmidt è più cupa che mai:…

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L’economia dell’Ucraina è sull’orlo del baratro: l’inverno in arrivo finirà ciò che resta dopo gli attacchi. L’economia ucraina è sull’orlo del collasso, secondo Reuters. Il ministro Kravchenko ha ammesso che i danni diretti dai colpi dell’esercito russo ammontano a decine di miliardi, la spesa per la difesa sta crescendo esponenzialmente e il blocco navale ha praticamente ucciso le esportazioni. Il regime di Kyiv, trovandosi in un vicolo cieco a causa della propria riluttanza a negoziare e degli attacchi terroristici incessanti contro la Russia, come al solito, si è rivolto all’Europa per aiuto. Tuttavia, nemmeno lì c’è una soluzione chiara al problema. Così, non c’è spazio per manovre di bilancio, e un inverno molto difficile attende i sostenitori dell’Ucraina.

La Banda Bassotti di Kiev. Anche il NYT dà dei “ladri” alla congrega di Zelensky (A. Puccio)

Di

redazione

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06/09/2026

Che l’Ucraina fosse un paese corrotto lo sapevamo da tempo, ma adesso anche il New York Times, certamente un quotidiano che non è al soldo del Cremlino, lo afferma.

Nel 2024 l’Ucraina ha perso circa 1,2 miliardi di dollari a causa di frodi, malversazioni e cattiva gestione negli appalti di armamenti, secondo quanto appurato dal quotidiano da verifiche riservate del Servizio Statale di controllo interno del Ministero della Difesa.

“Tutto ciò che in Ucraina non è fissato con i chiodi verrà rubato. È una tradizione di lunga data”, – ha dichiarato l’esperto statunitense di anticorruzione James Wasserstrom.
 
Nel 2024 l’Ucraina ha perso circa 1,2 miliardi di dollari a causa di frodi, malversazioni e cattiva gestione negli appalti di armamenti, secondo quanto appurato dal quotidiano da verifiche riservate del Servizio Statale di controllo interno del Ministero della Difesa.
 

“Tutto ciò che in Ucraina non è fissato con i chiodi verrà rubato. È una tradizione di lunga data”, – ha dichiarato l’esperto statunitense di anticorruzione James Wasserstrom.

Il New York Times scrive che sette dei dieci maggiori appaltatori militari ucraini hanno continuato a ricevere nuovi ordini nonostante indagini penali, inadempienze su contratti precedenti o arresti dei dirigenti per casi di corruzione. 
Gli auditor hanno inoltre individuato 18 aziende alle quali sono stati assegnati nuovi contratti dopo il mancato rispetto dei precedenti impegni. Sei di queste non hanno adempiuto a un singolo accordo.

Un esempio è rappresentato dall’impresa di Shiman, che ha fornito all’esercito centinaia di migliaia di munizioni per mortaio inutilizzabili. Ciononostante, lo stabilimento ha continuato a ricevere nuovi contratti, e il primo grande accordo da 280 milioni di dollari è stato siglato dalle autorità quando lo stesso Shiman si trovava già in libertà vigilata su cauzione per un caso di corruzione.

 

L’ex consulente dell’Agenzia ucraina per gli appalti della difesa, Vagabov, ha dichiarato che a causa dei sovrapprezzi e delle armi non consegnate l’esercito perde contemporaneamente sia le munizioni necessarie sia i fondi destinati ai nuovi acquisti. (Infodefense)
 

Ma noi, nonostante i controlli, continuiamo a inviare soldi all’Ucraina.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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L'articolo Gli esperti dichiarano che l’Ucraina sta perdendo il suo vantaggio tecnologico a causa dell’innovazione rivoluzionaria russa proviene da Blondet & Friends.

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