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Smascherata la bufala del drone “Russo” all’Aeroporto di Lipsia. La confessione di un dipendente

16 September 2026 at 17:43

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione un breve post che riguarda l’incidente, tanto esaltato dai media del drone “russo” all’aeroporto di Lipsia. Una balla, ovviamente, una delle tante provocazioni per convincere il popolo bue ad andare in guerra. Non possiamo che toglierci il cappello davanti al giornalista (ucraino!) che ha smascherato con la sua intervista al dipendente dell’aeroporto di Lipsia questa ennesima bufala guerrafondaia. Vediamo adesso se la ServoStampa nostrana per non parlare dei FascioTG daranno il giusto risalto a questa notizia. Si accettano scommmesse. Buona lettura e diffusione.

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Questo di Michael è il primo post:

Per favore, per favore, ascoltate assolutamente questo La dichiarazione di un dipendente dell’aeroporto di Lipsia riguardo alla questione del drone: vuole rimanere anonimo e la sua voce è stata distorta. In sostanza, ciò che dice è che tutto era pianificato e inscenato – da chiunque, ma non dai russi. E descrive anche chiaramente cosa è realmente successo. Posso immaginarlo anch’io, chi c’è dietro. Con tali dannate bugie ci trascineranno prima o poi in una guerra contro la Russia. Non mi viene in mente nessun motivo per cui quest’uomo dovrebbe mentire. Vi chiedo quasi mai di condividere, ripostare, mettere like o qualunque altra cosa, ma qui lo faccio esplicitamente perché è semplicemente così enormemente importante che venga diffuso Un grande ringraziamento a

@anatoliisharii, un giornalista ucraino

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Questo il video dell’intervista

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E poi c’è questo post, che fornisce ulteriori elementi, di George:

@Bluefidel47

La bomba è scoppiata! Ora un dipendente dell’aeroporto di Lipsia ha vuotato il sacco sull’incidente del drone! Il drone era un normale drone hobbistico di Media Markt, che NON PUÒ TRASPORTARE PESO. L’esplosivo nelle foto dei giornali è stato piazzato lì in un secondo momento solo per le foto! Subito dopo l’incidente, è arrivata una squadra di disinnescatori INSIEME a rappresentanti della stampa, che evidentemente erano già stati informati prima dell’evento! In breve: tutto inscenato, per scaricare la colpa sulla Russia. Un grande grazie al giornalista

@anatoliisharii, un giornalista ucraino, che ha trascritto la conversazione e l’ha distorta per proteggere l’uomo.

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Il sistema liberalburocratico

16 September 2026 at 17:36

Un conoscente, animatore della Pro Loco di un borgo dell’entroterra, lamenta infastidito quanto sia difficile organizzare l’annuale sagra paesana.

Non per mancanza di fondi, di volontari o di interesse, ma per lo schiacciante, devastante potere della burocrazia.

Settimane di lavoro per ottenere permessi, compilare moduli, soddisfare le richieste di innumerevoli uffici e istituzioni, organizzare ogni evento secondo una quantità esorbitante di norme, circolari, regolamenti.

Tutto per qualche giornata di festa nella società che si vanta di essere la più libera della storia. Non è vero, come chiunque sa per esperienza diretta. Viviamo nel sistema liberalburocratico, un dispotismo a norma di legge.

Non è una contraddizione o un’eterogenesi dei fini, bensì la logica conseguenza del liberalismo reale.

Ne colse i prodromi Aléxis Tocqueville in un celebre brano de La democrazia in America.

“Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte.

È assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all’autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmente nell’infanzia, ama che i cittadini si divertano, purché non pensino che a divertirsi.

Lavora volentieri al loro benessere, ma vuole esserne l’unico agente e regolatore; provvede alla loro sicurezza e ad assicurare i loro bisogni, facilita i loro piaceri, tratta i loro principali affari, dirige le loro industrie, regola le loro successioni, divide le loro eredità; non potrebbe esso togliere interamente loro la fatica di pensare e la pena di vivere?”

Un pessimo maestro, Michel Foucault, parlò di società organizzata come “dispositivo”.

Anche l’organizzazione delle grandi corporazioni private è caratterizzata da burocratismo, rigidità, adesione acritica a regole minuziose, spesso incomprensibili.

Liberismo e statalismo sono fratelli che si attaccano solo a parole: marciano divisi per colpire uniti.

Perfino le professioni dette libere sono prigioniere di protocolli, linee guida, gabbie in cui il sacro Mercato (pseudonimo dell’interesse privato) e la bulimia normativa svolgono ciascuna un compito, le cui conseguenze sono l’assenza di libertà concreta, la sanzione, il controllo.

Lo smantellamento liberale (con il fondamentale apporto marxista) delle norme culturali e delle consuetudini hanno generato un potere diffuso tanto liberal liberista quanto statalista burocratico. Viviamo in un singolare ircocervo, lo statalismo individualista.

Il liberalismo fallisce nel momento in cui è pienamente realizzato. Diventata padrona dagli anni Novanta del secolo XX, la filosofia politica nata per realizzare l’arazzo pluralista – diventato patchwork astrattista – ha prodotto squilibrio economico intollerabile, imposto uniformità (il globalismo, l’economia di scala, il consumo livellatore del McMondo e dei mall commerciali uguali dappertutto), promosso degradazione materiale e spirituale.

Deve difenderle ed estenderle attraverso l’alleanza con il fratello/coltello statalista: il mezzo privilegiato è il mostro burocratico, la progressione algebrica delle norme, dei controlli e ovviamente dei controllori.

Il suo progetto ha bisogno della megamacchina in cui si uniscono l’azione congiunta dello Stato, dell’economia, del sistema educativo, della scienza e della tecnologia.

Il prodotto è una società di solitari diversamente uguali, non relazionali, riempiti di diritti, definiti da libertà astratte se non dissolventi, impotenti, impauriti, soli.

Prede perfette per il sistema del consumo e delle burocrazie, materne, avvolgenti quanto implacabili, onnivore, punitive. Alimentate non solo dalla proliferazione di normative, ma anche dal consenso interessato di affollate classi burocratiche di cosiddetti esperti – e occhiuti controllori – che Costanzo Preve chiamava ceti dominati all’interno della classe dominante.

L’azione coordinata del dogma liberale e della prassi burocratica riduce le scelte a meccanismi depersonalizzati, corsie prefissate, capricci ribattezzati diritti all’interno di un sistema gigantesco di dipendenza e dipendenze.

Tra la richiesta di protezione della libertà individuale e l’espansione statale si cela la relazione di interdipendenza tra Stato, burocrazie e mercato. Crescono insieme necessariamente e costantemente.

Lo statalismo permette l’individualismo, che a sua volta richiede la cornice statalista. Diventiamo ogni dì più individualisti e più statalisti. Il ruolo delle forze politiche è complementare.

Alternanza senza alternativa (Jean Paul Michéa) in cui gli uni si concentrano sull’individualismo (e l’egoismo sociale) senza intaccare il quadro statalista, mentre gli altri fanno l’operazione uguale e contraria.

Entrambi si muovono nel medesimo orizzonte in sintonia con le premesse filosofiche e i risultati pratici del liberalismo. Omologando nel consumo e nell’interesse l’individuo, separato da identità, comunità, appartenenze naturali, professionali, territoriali, spirituali, il liberalismo ha bisogno di organizzare il conflitto generato dallo spezzettamento della società attraverso nuove normatività, leggi, dispositivi, proibizioni e obblighi che solo le burocrazie sanno amministrare, animate dal pregiudizio ideologico del progresso, della tolleranza, dell’inclusione.

Il sistema si chiama significativamente governance, amministrazione dell’esistente sul terreno liberal liberista, con produzione continua di nuovi diritti, nuovi significati, nuove regole da garantire attraverso la burocrazia.

I dominanti si dividono nei rispettivi ambiti, ma restano uniti ed alleati nella gestione. Sotto, vegeta la massa di tutti gli altri.

Il potere predilige i cosiddetti “ultimi”, immigrati, minoranze sessuali e simili, dipendenti per sopravvivere o rivendicare diritti, al resto della popolazione, l’esercito disarmato dei penultimi, su cui grava il peso dell’ingiustizia liberista e la prigione dell’esercito impersonale degli esperti, dei funzionari, l’apparato della burocrazia, i caporali di un memorabile film di Totò.

Il liberalismo cancella la concezione della libertà come capacità di dominare il perseguimento immediato di istinti o desideri. Si trattava della capacità di autogovernarsi differendo istinti, bisogni e pulsioni, rinunciando a ciò che era giudicato negativo perché contrario alla virtù e al bene.

Se l’esito comune di tutte le correnti liberali di destra e di sinistra è la prevalenza dell’azione soggettiva, la sua sfera giuridica è il diritto positivo. Ovvero un impianto basato sulle semplici procedure – non su principi o sul bene comune- e su mutevoli maggioranze.

Le assemblee politiche legiferano secondo il pensiero dominante in un determinato momento storico, che è il pensiero, ossia l’interesse, della classe dominante.

La formulazione delle norme è generalmente complessa, oscura e contraddittoria, fatta per richiedere il giudizio dirimente di legioni di specialisti, nonché una pletora di regolamenti, la cui elaborazione prima, attuazione poi, produce ulteriori burocrazie dai poteri sempre più ampi, autoreferenziali, debordanti nel vuoto della decisione politica voluta dal liberalismo reale.

Un esempio italiano è la vicenda dell’Ilva, il gigante siderurgico i cui impianti, strategici per il futuro industriale, sono stati spenti da una sentenza della magistratura, l’ordine di burocrati pubblici fattosi potere autonomo.

La sostanza del sistema è quella di un (dis)ordine che amplifica qualsiasi individualismo, ma lo fa garantire da un ampio impianto legale, politico e sociale di cui varie burocrazie sono guardiane e beneficiarie.

Così l’autonomia tendente all’anarchia del soggettivismo liberale è controllata, plasmata, amministrata dall’imposizione di innumerevoli leggi, con l’ovvio aumento della sfera di influenza dello Stato e di burocrazie onnivore trasformate in polizia del comportamento. Paradossalmente, più grande è l’autonomia liberale, più si fa onnipresente lo Stato.

La libertà di ieri, fatta di relazioni, legami comunitari, associativi, morali, familiari, si restringe nell’emancipazione che necessita, per evitare la guerra di tutti contro tutti, il Leviatano burocratico.

Il liberalismo raggiunge la sua compiutezza grazie all’individuo liberato e lo Stato controllore.

Il Leviatano privato padrone di tutto ha un’interfaccia statalista-burocratica con il compito di contenere – così afferma – gli eccessi del soggettivismo totale dell’homo homini lupus di Thomas Hobbes.

Non è un caso che il pensatore inglese del XVII secolo sia stato segretario di Francis Bacon, lo scienziato filosofo che voleva dominare le forze della natura per sfruttarle economicamente, e sia poi diventato il modello di riferimento di John Locke, primo teorico del liberalismo nel secolo XVIII.

Dello stesso periodo è l’idea di vizi privati rovesciati in virtù se determinano profitto della Favola delle Api di Mandeville. L’orizzonte è lo scatenamento individualista di quelli che Joseph Schumpeter chiamerà spiriti animali del liberalcapitalismo, insostenibili senza una forte impalcatura burocratica in cui lo Stato diventa il poliziotto.

In ultima analisi, il progetto liberal liberista (ora nella fase libertario/libertina), poiché esaurisce le risorse morali e naturali su cui si è inizialmente fondato, sopravvive con l’aiuto determinante della tecnologia, l’inquietante esito fintech, oscillando tra la crescente anarchia soggettiva e il controllo pervasivo, coercitivo, di un impianto burocratico di servizio.

Il futuro prossimo – e in parte già il presente – prospetta una libertà estrema nell’ambito pulsionale dentro un’oppressione estrema.

Uno dei drammi di questa contraddizione- una forma di anomia/aporia che avrebbe sorpreso Emile Durkheim, il primo che la studiò- è la tendenza dell’homo non più tanto sapiens contemporaneo a circoscrivere questa condizione fatta a imbuto a semplice problema “tecnico” da risolvere con dosi più massicce di liberismo-libertarismo o di controllo politico burocratico, a seconda del pendolo tra le due maggiori tendenze dell’arcobaleno liberale.

Soluzioni entrambe distruttive, alle quali opporre con pazienza, tenacia, apertura culturale, fantasia, ma anche radicalità, la fuoriuscita dalla ragnatela liberalburocratica.

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La AI ci farà mancare la luce…

16 September 2026 at 07:50

LA GRANDE CRISI DEI CARBURANTI È ARRIVATA

Le scorte globali si stanno esaurendo, Hormuz resta bloccato e le ultime riserve di sicurezza non bastano più: i vertici dell’industria petrolifera avvertono che la fase di contenimento dello shock è ormai terminata. (Fonte: The Wall Street Journal – Tramite Giubbe Rosse)

I dirigenti delle principali compagnie petrolifere statunitensi ritengono che la crisi energetica temuta da mesi sia ormai entrata nella sua fase più grave. Le scorte commerciali di carburanti si stanno riducendo da oltre sei mesi e anche le riserve strategiche di greggio hanno ormai margini limitati.   Il problema principale è la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transitava una quota enorme dei flussi petroliferi mondiali. Finora il mercato aveva potuto assorbire lo shock grazie alle scorte accumulate, alle riserve strategiche e alla capacità di utilizzare percorsi alternativi. Secondo Mike Wirth, CEO di Chevron, questi “cuscinetti” sono però ormai in gran parte esauriti.

A peggiorare ulteriormente la situazione, gli attacchi della scorsa settimana hanno messo fuori uso una importante pipeline saudita che aggirava Hormuz, sottraendo al mercato circa 2,5 milioni di barili al giorno. Contemporaneamente, gli attacchi alle infrastrutture energetiche e le interruzioni delle raffinerie in Medio Oriente e Russia stanno provocando una particolare scarsità di prodotti raffinati.   La situazione è particolarmente grave per il diesel, indispensabile per trasporti, agricoltura e industria. Negli Stati Uniti il prezzo medio ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone, arrivando a circa 6,23 dollari, mentre la benzina è risalita a circa 4,32 dollari. Il problema rischia di aggravarsi ulteriormente con l’inizio della stagione del raccolto agricolo, quando la domanda di diesel aumenta.

Un altro elemento importante è il comportamento della Cina. Pechino aveva utilizzato per mesi le proprie scorte strategiche anziché acquistare grandi quantità di greggio sul mercato internazionale, contribuendo involontariamente ad attenuare lo shock. Ora ha ricominciato ad aumentare gli acquisti internazionali, proprio mentre l’offerta mondiale è più scarsa.   Il mercato non dispone più dei margini di sicurezza che hanno permesso finora di contenere la crisi. Non si tratta soltanto di un prezzo del petrolio elevato: il rischio è ormai quello di una carenza fisica di carburanti raffinati, soprattutto diesel. Foto copertina: gli attuali prezzi alla pompa. E siamo solo all’inizio. Stanno allestendo la “tempesta perfetta”, un grande classico, già visto agli inizi del secolo scorso. Non è finita bene.

La AI ci farà mancare la luce elettrica

L’esplosione dell’intelligenza artificiale consumerà enormi quantità di gas negli Stati Uniti, e le famiglie ne pagheranno le conseguenze.

La quantità extra di gas che i centri dati statunitensi dovrebbero consumare entro il 2035, stimata a 15 miliardi di piedi cubi al giorno, supererebbe i 13,3 miliardi di piedi cubi al giorno consumati da tutte le famiglie americane combinate nel 2025. Lo sviluppo guidato dall’intelligenza artificiale sta per creare un consumatore di gas più grande dell’intero settore residenziale statunitense.Il problema inizia con la rete elettrica. BloombergNEF ha rivisto al rialzo la sua previsione per la capacità dei centri dati negli Stati Uniti nel 2035, portandola a 194 GW, con un aumento dell’83% rispetto a dicembre. La quantità massima di domanda di centri dati mai collegata alla rete in un solo anno è di 10 GW. A meno che questo ritmo non acceleri, almeno 48 GW di produzione di gas in loco dovranno essere costruiti entro il 2035. Lo scenario di base di BNEF già esclude molti progetti annunciati che è improbabile vengano completati.I centri dati non possono aspettare anni per essere collegati a una rete sovraccarica, quindi le grandi aziende tecnologiche stanno costruendo un sistema di alimentazione privato accanto ai loro campus di server. Le centrali a gas dedicate forniscono alle aziende elettricità 24 ore su 24 e consentono loro di aggirare il collo di bottiglia. Non creano ulteriore combustibile.Quel combustibile deve comunque riscaldare le case, alimentare le fabbriche, rifornire le centrali elettriche esistenti e sostenere le crescenti esportazioni di gas naturale liquefatto. Si prevede che il consumo di gas nel settore elettrico aumenterà di 18 miliardi di piedi cubi al giorno entro il 2035 rispetto al 2025, mentre le esportazioni di GNL aggiungono altri 21 miliardi. I produttori dovrebbero aumentare la produzione di 35 miliardi, lasciando altri 11 miliardi di piedi cubi al giorno che devono essere reperiti.Le grandi aziende tecnologiche possono garantire forniture a lungo termine e finanziare impianti privati. Le famiglie e le aziende ordinarie si troveranno ad affrontare ciò che rimane: una minore disponibilità, prezzi più alti del gas e dell’elettricità, e bollette che includono i costi di espansione della rete. Wood Mackenzie prevede che il prezzo del gas al Henry Hub raggiungerà i 5 dollari per milione di unità termiche britanniche entro il 2035, avvertendo che le aree più produttive sono già in funzione e che i prezzi devono aumentare per sfruttare le risorse più costose.

A questo si aggiunge l’impatto ambientale: 99 centrali a gas proposte, collegate ai centri dati, potrebbero emettere 318 milioni di tonnellate metriche di anidride carbonica all’anno, circa un quinto delle emissioni del settore energetico statunitense nel 2025.

Gli Stati Uniti stanno costruendo un sistema energetico a due livelli. Le grandi aziende tecnologiche ottengono combustibile dedicato e centrali elettriche private; le famiglie e i produttori devono affrontare una minore disponibilità, prezzi più alti e costi della rete. La corsa all’intelligenza artificiale di Washington è garantita per le aziende, a spese del resto del paese.

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GNL russo: aumentano le importazioni in Europa nonostante il divieto previsto dall’UE.

L’Europa prevede di porre fine alle importazioni energetiche russe a partire dal 2027. Tuttavia, le importazioni di GNL dal progetto russo Yamal aumenteranno significativamente nel 2026, mentre la guerra e l’incertezza degli approvvigionamenti stanno facendo salire i prezzi del gas.

immagine principale dell'articolo

Impianti di stoccaggio di gas naturale nel porto di Sabetta nel 2015 nella penisola di Yamal, nel Circolo Polare Artico, a 2.450 km da Mosca. Il progetto Yamal LNG ha lo scopo di estrarre e liquefare il gas dal giacimento di Yuzhno-Tambeyskoye.

Foto: Kirill Kudryavtsev /AFP via Getty Images

Tempo di lettura : 4 minuti.


In breve:

  • Le forniture di GNL provenienti dal progetto Yamal raggiungeranno un nuovo massimo nel 2026.
  • A quanto pare, gli acquirenti si stanno rifornendo di GNL russo in vista del previsto divieto di importazione nell’UE.
  • I prezzi sul mercato mondiale raggiungono i livelli di fine 2022.

L’UE intende interrompere le importazioni di energia dalla Russia a partire da gennaio 2027. Allo stesso tempo, il conflitto in corso in Medio Oriente sta creando incertezza riguardo all’approvvigionamento di petrolio e GNL, facendo aumentare i prezzi sul mercato globale e ripercuotendosi su imprese e consumatori. In questa situazione, le forniture russe rimangono significative per i clienti dell’UE.
Uno studio dell’organizzazione ambientalista Urgewald, ottenuto da Euronews , rivela che il volume delle importazioni di GNL verso i clienti europei dal progetto Yamal russo è aumentato nuovamente in modo significativo nel 2026. Nei soli primi otto mesi dell’anno, sono arrivate nei porti europei 156 spedizioni di GNL per un totale di 11,39 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto.

La maggior parte delle esportazioni di GNL di Yamal è destinata all’Europa.

Nello stesso periodo del 2025, si registrarono 142 spedizioni per un totale di 10,34 milioni di tonnellate. L’aumento previsto per quest’anno è quindi di almeno il 10%, anche se non dovessero arrivare ulteriori consegne per il resto dell’anno. Secondo i calcoli, i destinatari hanno pagato circa 7,28 miliardi di euro per queste spedizioni.
Complessivamente, l’88,9% di tutte le esportazioni globali di GNL da Yamal è stato destinato all’Europa. L’anno precedente, questa percentuale era del 78,2%. Queste consegne si basano su contratti a lungo termine. Le consegne nell’ambito di contratti a breve termine sono state vietate dall’aprile 2026. Una possibile ragione dell’aumento delle importazioni potrebbe essere la volontà dei clienti europei di ricostituire le proprie scorte prima del gennaio 2027.
Mentre Bruxelles sta portando avanti a livello politico l’eliminazione graduale dell’energia russa, i consumatori non sembrano del tutto convinti che saranno disponibili alternative economiche in quantità sufficienti. Di conseguenza, stanno nuovamente aumentando i loro acquisti.

Aumento della concorrenza per il GNL prima dell’inizio della stagione di riscaldamento.

Solo due compagnie di navigazione gestiscono il 72% delle esportazioni di GNL da Yamal. La compagnia canadese Seapeak ha trasportato circa 4,73 milioni di tonnellate in 65 spedizioni tra gennaio e agosto 2026 utilizzando sei navi cisterna rompighiaccio Arc7. Il gruppo greco Dynagas ha gestito 4,5 milioni di tonnellate in 62 spedizioni.
È improbabile che l’interesse a onorare i contratti esistenti diminuisca a breve. La situazione nello Stretto di Hormuz e i recenti attacchi degli Houthi nello Stretto di Bab el-Mandab, sul Mar Rosso, alimentano i timori di un nuovo shock dell’offerta. Lunedì 14 settembre, il prezzo di riferimento europeo TTF è temporaneamente salito a 83,75 euro per megawattora, il livello più alto dalla fine del 2022.
Nel solo 2026 il prezzo del gas in Europa è quasi triplicato. Allo stesso tempo, i depositi di gas europei sono significativamente meno pieni rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti e il rifornimento procede a un ritmo piuttosto lento. La Germania, in particolare, è sotto pressione per accumulare riserve sufficienti prima dell’inizio della stagione del riscaldamento.
La Germania sotto pressione per via del tempo

GNL russo: aumentano le importazioni in Europa nonostante il divieto previsto dall’UE.

L’Europa prevede di porre fine alle importazioni energetiche russe a partire dal 2027. Tuttavia, le importazioni di GNL dal progetto russo Yamal aumenteranno significativamente nel 2026, mentre la guerra e l’incertezza degli approvvigionamenti stanno facendo salire i prezzi del gas.

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Impianti di stoccaggio di gas naturale nel porto di Sabetta nel 2015 nella penisola di Yamal, nel Circolo Polare Artico, a 2.450 km da Mosca. Il progetto Yamal LNG ha lo scopo di estrarre e liquefare il gas dal giacimento di Yuzhno-Tambeyskoye.

Foto: Kirill Kudryavtsev /AFP via Getty Images

Tempo di lettura : 4 minuti.


In breve:

  • Le forniture di GNL provenienti dal progetto Yamal raggiungeranno un nuovo massimo nel 2026.
  • A quanto pare, gli acquirenti si stanno rifornendo di GNL russo in vista del previsto divieto di importazione nell’UE.
  • I prezzi sul mercato mondiale raggiungono i livelli di fine 2022.

L’UE intende interrompere le importazioni di energia dalla Russia a partire da gennaio 2027. Allo stesso tempo, il conflitto in corso in Medio Oriente sta creando incertezza riguardo all’approvvigionamento di petrolio e GNL, facendo aumentare i prezzi sul mercato globale e ripercuotendosi su imprese e consumatori. In questa situazione, le forniture russe rimangono significative per i clienti dell’UE.
Uno studio dell’organizzazione ambientalista Urgewald, ottenuto da Euronews , rivela che il volume delle importazioni di GNL verso i clienti europei dal progetto Yamal russo è aumentato nuovamente in modo significativo nel 2026. Nei soli primi otto mesi dell’anno, sono arrivate nei porti europei 156 spedizioni di GNL per un totale di 11,39 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto.

La maggior parte delle esportazioni di GNL di Yamal è destinata all’Europa.

Nello stesso periodo del 2025, si registrarono 142 spedizioni per un totale di 10,34 milioni di tonnellate. L’aumento previsto per quest’anno è quindi di almeno il 10%, anche se non dovessero arrivare ulteriori consegne per il resto dell’anno. Secondo i calcoli, i destinatari hanno pagato circa 7,28 miliardi di euro per queste spedizioni.

Il ministro dell’energia dell’Oman considera i problemi di Hormuz “a breve termine”.

In questo contesto, e dato il progressivo restringimento dei flussi globali di GNL, la concorrenza per le forniture disponibili durante la stagione del riscaldamento rischia di intensificarsi. Ciò spingerebbe i prezzi sui mercati mondiali ancora più in alto. L’imminente divieto dell’UE sull’importazione di forniture energetiche russe giunge quindi in un momento in cui il mercato europeo del gas è già sottoposto a una forte pressione sull’offerta.
Nel frattempo, il Ministro dell’Energia dell’Oman, Salim Al Aufi, sta cercando di calmare la situazione. Secondo Arab News, ha affermato che le attuali interruzioni alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz sono “una questione di breve durata”. Sono in corso sforzi per stabilizzare la situazione nel medio termine. L’Oman sta attualmente negoziando con l’Iran e gli Stati Uniti una possibile soluzione che garantirebbe la piena ripresa dei trasporti attraverso questa vitale via navigabile.

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