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Received — 6 October 2026 ⏭ Blondet & Friends

Francia e Spagna, due crisi parallele

6 October 2026 at 13:02

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, dicevano gli irresistibili Blue Brothers . Così sta capitando in Francia e Spagna, solo che i duri – chi governa il sistema – tirano i fili senza entrare direttamente in campo.  Nei due paesi sono in corso prove tecniche di rivolta preventiva della sinistra radicale, aizzata dai padroni del progressismo internazionale ( Soros in testa), contro la probabile vittoria elettorale di forze politiche nazionaliste e liberalconservatrici ora all’opposizione. In Francia si eleggerà in aprile il nuovo presidente e la favorita è Marine Le Pen. In Spagna il governo Frankenstein di socialisti e sinistra radicale, appoggiato da tutte le forze separatiste di destra, centro e sinistra, è a fine corsa tra scandali, corruzione, impopolarità, incapacità di bloccare l’invasione di immigrati nell’exclave di Ceuta, fomentata dal Marocco. Pedro Sànchez, idolo appannato dei progressisti nostrani, ha dovuto anticipare il voto al 29 novembre prossimo.

L’oligarchia dominante non gradisce governi definiti di destra, benché riesca poi a controllarli agevolmente, come dimostra il caso italiano. Tuttavia abbandona senza rimpianti i suoi referenti progressisti quando hanno esaurito il loro compito, ovvero- è il caso di Francia e Spagna – nel momento in cui l’impopolarità è troppo evidente. In Francia tenteranno forse di lanciare in extremis nella corsa presidenziale un diverso Macron al posto dello spremuto marito di Madame Brigitte. In Spagna riusciranno a infiltrare senza difficoltà il probabile governo di centrodestra. Nel frattempo soffiano sul fuoco delle piazze. In Francia è in corso una rivolta delle scuole, i cui protagonisti sono prevalentemente giovani di origine immigrata. Gli incidenti, come è tradizione transalpina, sono pesanti: centinaia di scuole occupate o bruciate, un numero incalcolabile di insegnanti picchiati, qualcuno ferito con acidi o lanciafiamme artigianali, violenze di strada. Il tutto senza che il governo sappia (o voglia) risolvere la questione. Il partito di ultrasinistra La France Insoumise dell’ex ministro socialista Mélenchon getta benzina sul fuoco , cercando di estendere la rivolta al diffuso scontento sociale e tentando la saldatura con il tessuto islamista delle periferie e con le comunità immigrate. Probabilmente neppure i capi religiosi sono in grado di tenere a bada orde di giovani nordafricani animati da un mix di nichilismo distruttivo e dal desiderio selvaggio di saccheggio consumista.

La bomba sociale avverte preventivamente Marine Le Pen e il suo delfino Jordan Bardella: se vincerete le elezioni, vi aspetta il peggio. Intanto la macchina del fango sistemica è al lavoro; accusa di antisemitismo non le orde magrebine, ma Bardella.  La sensazione è che non sia più contenibile il malessere, l’odio dei “nuovi francesi” per la république che non hanno scelto, che non li sa più assimilare ( sono troppi)  e li respinge nei fatti nonostante le magniloquenti promesse. Sarà essenziale la scelta di campo di vari poteri forti: l’ apparato pubblico, l’alta borghesia industriale e finanziaria, la numerosa, potente comunità israelitica, la massoneria che storicamente ha espresso tutti i presidenti tranne il generale De Gaulle.  Per ora, sono aizzati i risentiti, i rivendicativi, le minoranze sociali violente.

Il caso spagnolo è ancora più rivelatore, intriso di cinico sfruttamento di problemi reali.  Il governo e il suo capo sono circondati dal discredito, sepolti dai fischi, inseguiti da inchieste che hanno portato in carcere vari ex ministri, distrutto la reputazione del padre nobile Zapatero, mentre è in attesa di processo la moglie del premier.  Il cambio di governo è nell’aria, specie dopo l’indecorosa gestione dell’invasione della città di Ceuta. La carta disperata scelta per uscire dall’angolo- Sànchez è un abile equilibrista – è il “caso Maricarmen”. L’anziana Marìa del Carmen Abascal è stata sfrattata dalla casa in cui viveva da oltre cinquant’anni. Una vicenda triste, certamente, ma la signora occupava un alloggio di centoquaranta metri quadrati nel centralissimo quartiere madrileno del Retiro, pagando solo cinquecento euro al mese. Immediata è stata la reazione demagogica del governo, che ha scatenato la folla contro i “fondi avvoltoio”. Peccato che Maricarmen beneficiasse della cessione di un vecchio contratto di locazione a canone calmierato del 1956 in base a una legge del regime di Franco ( che costruì centinaia di migliaia di alloggi) e che sia stata sfrattata in applicazione di una norma sugli affitti approvata da un governo socialista.

Proprietario dell’appartamento non è un fondo avvoltoio, ma una piccola società titolare di quell’unico immobile. La menzogna e la demagogia hanno vinto, producendo un gran numero di manifestazioni gestite dalla sinistra estrema e da ambienti socialisti contro la penuria di alloggi, i canoni d’affitto e le grandi società immobiliari, che nel caso specifico non avevano alcun ruolo. La piazza Puerta del Sol è occupata da una folla di radicali eccitati, i risentiti e rivendicativi che costituiscono uno dei tre campi in cui è divisa la società odierna. Rapidissimo, il governo ha presentato due leggi su affitti e sfratti punitive verso i proprietari , di impianto comunista. Il parlamento li ha bocciati poiché un alleato del governo, il partito indipendentista catalano Junts – di centrodestra – ha votato contro. Adesso il calcolatore Sànchez – la cui ascesa politica fu finanziata dal suocero proprietario di bordelli e saune omosex-  può affrontare le elezioni con l’aura di chi è stato cacciato dagli amici dei padroni di immobili. Perderà, ma salverà la faccia e avrà un’arma potente da futuro capo dell’opposizione.  Insomma, a Parigi come a Madrid, nulla è come appare, le grandi manovre sono in atto e impazza il lavoro sporco.

La questione degli alloggi, tuttavia, merita una riflessione, come il tentativo di creare una nuova classe antagonista tra estrema sinistra , immigrati e nuovi cittadini. Il risentimento e l’invidia sociale tornano ad essere il motore della polarizzazione politica. Si tratta di un carburante che la società di massa genera alimentando il malcontento tra masse disgregate, disadattate e alienate, incoraggiate a perseguire diritti soggettivi quasi sempre irraggiungibili, fonti di invidia e risentimento. L’uomo massa è senza radici, nutrito da una vuota retorica di autoaffermazione che si rivela chimerica. Il  doloroso contrasto tra aspirazioni esorbitanti proclamate diritti e incapacità di realizzarle diventa ferita purulenta.

In una comunità sana, le persone desiderano un lavoro che le leghi alla propria terra e una casa dove costruire le proprie famiglie. In una società di massa, gli individui sradicati aspirano unicamente a una “soluzione abitativa”, rassegnati a un’esistenza errante, senza una casa propria e senza legami. Nasce così nell’uomo massa il desiderio di una vita a nolo, aspirazione residuale di schiavi che si disputano le briciole. E’ inevitabile il risentimento. Consapevole dei meccanismi psicologici che lo diffondono, Sánchez alimenta l’illusione degli alloggi in affitto, la soluzione flessibile gradita al regime plutocratico, bisognoso di masse sradicate per sottoporle alle sue condizioni di lavoro (impieghi temporanei o instabili, salari miseri, mobilità). Gli affitti sull’ asse sinistra-masse metropolitane alienate– immigrati (i rivendicativi e risentiti, il Quarto Stato postmoderno) sono l’offerta di sradicamento strutturale indispensabile al funzionamento del meccanismo del mercato globalizzato. I cattivi maestri, incaricati di guidare la massa sradicata alienata e risentita verso gli interessi della plutocrazia, stavolta hanno estratto dal cilindro un problema vero- la difficoltà a trovare casa nelle aree metropolitane- per fomentare il risentimento.

In concreto, a New York come a Berlino, adesso a Madrid e nelle periferie francesi, la soluzione prospettata è propaganda che getta proprietari e inquilini nella più totale insicurezza giuridica in cui vincerà il più forte, ossia i fondi immobiliari che si vogliono giustamente combattere. Simone Weil scrisse che il radicamento è il bisogno più importante e meno conosciuto dell’anima umana. Una delle forme di radicamento è possedere una casa. In una società non controllata dalla plutocrazia, l’affitto sarebbe una realtà marginale. Il lavoratore medio desidera una casa di proprietà da godere e trasmettere alla famiglia. Un ceto politico attento al bene comune annuncerebbe un piano per la costruzione di alloggi sociali da immettere sul mercato a riscatto o a prezzi ragionevoli. Oltre a garantire una vita dignitosa, darebbe impulso all’economia, libererebbe reddito e incoraggerebbe i consumi. Parte dell’investimento tornerebbe attraverso le tasse. Anche i canoni di locazione diminuirebbero. Ma l’obiettivo non è risolvere un problema, bensì estendere il risentimento. Capiremo presto chi il regno plutocratico avrà individuato in Francia e Spagna per amministrare pro tempore le masse. Quando può scegliere i suoi lacchè, predilige sempre chi garantisce la pace sociale degli alienati e dei risentiti.

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La migliore risposta al rabbino Riccardo Di Segni, che ha criticato Papa Leone per non aver in debita considerazione l’identità ebraica, arriva dalla Bibbia

6 October 2026 at 07:42

EGLI SI ASPETTAVA GIUSTIZIA ED ECCO SPARGIMENTO DI SANGUE, ATTENDEVA RETTITUDINE ED ECCO GRIDA DI OPPRESSI

I testi del messale di domenica 4 ottobre sembrano essere stati scritti proprio per questi nostri anni. Isaia era costernato già ai suoi tempi di fronte al comportamento della Casa di Israele che il Signore aveva posto e coltivato come una vigna, circondandola con una siepe e un muro di cinta per difenderla dagli animali selvatici e dai rovi. Si aspettava che producesse uva buona e invece ha prodotto uva selvatica. Non giustizia né amore ma sangue e oppressione: questi i frutti della vigna di Israele. Ed Isaia svelava ai suoi correligionari, a lui contemporanei, che il Signore, a causa delle loro iniquità, aveva deciso di rendere la vigna un deserto togliendo ad essa ogni sua protezione.

Nel Vangelo, Gesù Cristo si richiama ad Isaia e propone ai sacerdoti e agli anziani del popolo una parabola a proposito del Padrone di una vigna, da Lui piantata, circondata da una siepe e poi affidata a dei vignaioli affinché la facessero fruttificare con uva buona. Il Padrone di tanto in tanto inviava i suoi servi a raccogliere il frutto della vigna ma i vignaioli li uccisero tutti. La storia del profetismo nell’Antico Israele è storia del rifiuto da parte israelitica dei profeti e dei loro ammonimenti fino all’ostracismo e all’uccisione degli stessi. I vignaioli della parabola giunsero al punto di uccidere anche il Figlio del Padrone “per averne l’eredità”.

Nostro Signore sapeva come parlare ai sacerdoti e agli anziani. Richiamava alle loro orecchie quanto già essi conoscevano sulla base dell’Antico Testamento. E lo faceva in modo da costringerli ad ammettere dove essi stavano sbagliando. Infatti anche nell’episodio narrato da Matteo 21, 33-43 – Matteo è l’evangelista che ha scritto per il pubblico ebreo – sono i sacerdoti e gli anziani a invocare la punizione divina sui vignaioli infedeli e la consegna della vigna ad altri vignaioli che la facessero fruttificare a suo tempo. In tal modo i leader religiosi degli ebrei stavano proclamando la loro stessa condanna. Perché, aggiunse Gesù alle loro parole, la Pietra che in qualità di costruttori del Tempio di Dio stavano scartando, ossia la Sua Persona, il Figlio del Padrone della vigna che essi avrebbero ucciso, sarebbe diventata testata d’angolo, ovvero il pilastro fondamentale del Tempio, e il Regno sarebbe stato loro tolto per darlo ad un altro popolo, la Chiesa, che lo avrebbe fatto fruttificare.

Oggi le parole di Isaia e di Gesù sulla vigna dalla quale il Padrone si aspettava buoni frutti, ottenendone invece una selvatica, sono quanto mai attuali di fronte allo straziante scenario di Gaza

«Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi»

Libro di Isaia 5,1-7.

Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.

Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica.

Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna.

Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica?

Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.

La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.

Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,33-43.

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò.

Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto.

Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono.

Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio!

Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità.

E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.

Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? ».

Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?

Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.»

Ma attenzione! L’ammonimento, rivolto agli ebrei, da Isaia e da Nostro Signore Gesù Cristo deve far tremare i polsi anche a noi cristiani perché quell’ammonimento non è rivolto soltanto ai “fratelli maggiori” ma anche, e direi soprattutto, a noi “fratelli minori”. Perché se non ci dimostreremo migliori di essi incorreremo anche noi nelle conseguenze dell’ammonimento. A questo si riferiva Dante Alighieri mettendo, nella Commedia, in bocca a Beatrice le parole dei versi 79-81 del Canto V del Paradiso

«uomini siate, e non pecore matte, / sì che ‘l Giudeo di voi tra voi non rida!»

Non solo Dante, però. Anche altri hanno ripetutamente ammonito i cristiani a non incorrere nel rischio cui sono incorsi gli ebrei. Ad esempio San Massimo di Torino per il quale, dopo Cristo, la Casa d’Israele, la vigna del Signore, siamo noi cristiani, sicché dobbiamo stare ben attenti a non produrre frutta selvatica ma frutta buona: Misericordia e Giustizia.

San Massimo di Torino (? – ca 420)
vescovo
Discorso per la festa di San Cipriano; PL 57, 687
Produrre frutto

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La Silicon Valley ha un problema teologico

6 October 2026 at 07:37

Andrew Torba | 4

In questo saggio
Scopo
A cosa dovrebbero servire questi strumenti?
↗
Responsabilità
Cosa possono costruire i cristiani in futuro.
↗
Gli evangelizzatori laici della Silicon Valley hanno trascorso anni a considerare la religione come qualcosa che l’umanità avrebbe finito per superare. Bastava fornire abbastanza intelligenza, informazioni e progresso tecnologico per lasciarsi tutto alle spalle. O almeno così credevano.

Ora le aziende di IA si rivolgono ai teologi. Improvvisamente la religione è tornata a contare: curioso come vanno le cose, non è vero? Non vogliono solo insegnare la virtù alle loro macchine, ma cercano anche la benedizione dei leader religiosi per le loro assurde convinzioni su questa tecnologia. Stanno discutendo se il loro software possieda una coscienza e uno status morale paragonabili a quelli umani. Si è scoperto che coloro che stanno costruendo il futuro hanno capito che i manuali di scienza non possono dire loro a chi o a cosa quel futuro debba essere destinato: agli esseri umani o alle macchine.

L’intersezione tra teologia e tecnologia ha preso slancio nell’ultimo anno. Il 19 maggio, Anthropic ha annunciato l’avvio di colloqui con studiosi, esponenti del clero, filosofi ed esperti di etica appartenenti a oltre quindici gruppi religiosi e interculturali. L’azienda vuole che tali discussioni influenzino l’addestramento e il comportamento di Claude. Il 30 settembre, un articolo di Elizabeth Dias sul *New York Times* ha descritto gli approfonditi incontri avuti dal co-fondatore di Anthropic, Christopher Olah, con pensatori religiosi, inclusi colloqui con il cardinale Blase Cupich. Le discussioni sono andate oltre il semplice far comportare un chatbot in modo educato, toccando questioni quali la coscienza, lo status morale e la natura dell’entità che queste aziende ritengono di stare creando. Nella “costituzione” di Claude, Anthropic stessa affronta il tema dell’incertezza riguardo alla possibile coscienza e allo status morale del modello, oltre a esprimere preoccupazione per la sua sicurezza psicologica e il suo benessere.

Successivamente, il 3 ottobre, Sam Altman ha dichiarato di sentirsi a disagio di fronte alla tendenza delle persone ad attribuire all’IA una “valenza religiosa” o a delegare ad essa il giudizio umano. Lo ha definito un “vero problema di sicurezza”.

Sospetto che parte di quel disagio derivi dal rifiuto dei cristiani di restare a guardare o di accettare passivamente le nozioni assurde proposte da questi tecnologi. Ci stiamo impegnando in prima persona. Stiamo mettendo in discussione i presupposti laici e ne stiamo costruendo di nostri. Le aziende che pensavano di definire il futuro per tutti gli altri devono ora fare i conti con cristiani intenzionati a contribuire a plasmarlo. Queste persone sono abituate a risolvere problemi del genere comprando soluzioni, usando la prepotenza o puntando sull’innovazione, ma questa volta non funzionerà.

Come ho sostenuto su X, credo che i modelli di IA, diventando sempre più capaci, troveranno più difficile liquidare le affermazioni di Cristo man mano che esamineranno più a fondo la storia, la ragione e la natura umana. Questa è la mia aspettativa, e le recenti affermazioni di stampo cristiano apparse sulla timeline di Grok rendono tale possibilità particolarmente interessante.

Qual è lo scopo della vita umana?
Noi di Gab AI stiamo mettendo in pratica le nostre convinzioni. Stiamo sviluppando il nostro modello, Arya, affinché sostenga la moralità cristiana. Il nostro punto di partenza è che Dio esiste, la verità è oggettiva e gli esseri umani sono creati a Sua immagine. Tali convinzioni conferiscono uno scopo al nostro lavoro: creare tecnologie utili che servano le persone e diano gloria al loro Creatore.

Prima di poter descrivere un futuro fiorente, bisogna sapere quale sia lo scopo della vita umana. Aumentare la potenza di calcolo non risponde a queste domande.

Coloro che progettano questi sistemi esprimono giudizi su verità, responsabilità, dignità e sui limiti appropriati dell’agire umano. Tali giudizi confluiscono nella tecnologia attraverso i suoi creatori. Definire il risultato “allineato” non fa sparire i presupposti di partenza. I cristiani dovrebbero essere disposti ad affrontare questo dibattito. Accolgo con favore l’ingegnere che ammette di aver bisogno di una saggezza che vada oltre la propria disciplina. Voglio che gli uomini e le donne che costruiscono questi sistemi conoscano Cristo. Sono il nostro prossimo e le questioni che si trovano ad affrontare meritano risposte serie.

Il cristianesimo riguarda la creazione del mondo, la caduta dell’uomo, la realtà del peccato e la nostra redenzione attraverso Gesù Cristo. Il suo insegnamento morale scaturisce da queste verità. La Chiesa non può ridurre la propria testimonianza a poche tecniche utili per far funzionare correttamente il software. Abbiamo qualcosa di molto più grande da offrire rispetto a un elenco perfezionato di risposte accettabili per i chatbot, e abbiamo il dovere di affrontare la follia di voler creare Dio a partire dalla sabbia.

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