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Vita e pensiero di Meredith Whittaker, la donna più scomoda dell’IA

16 October 2026 at 10:39

Meredith Whittaker è una delle persone più influenti nel mondo dell’intelligenza artificiale, consacrata recentemente dal Time. Dal Vaticano al famoso summit di Davos, questa giovane donna parla del futuro del settore digitale perché lo conosce da dentro. Da sempre critica dei sistemi di sorveglianza e controllo tecnologico, non è così catastrofista sull’intelligenza artificiale e la minaccia contro l’umanità.

“Il rischio c’è ed è reale – afferma Whittaker – ma non è la storia di fantasmi di cui ci parlano giovani esaltati”. Secondo lei, il pericolo risiede nell’uso negligente della tecnologia. “Siamo stati quasi per entrare in guerra con la Cina”, ha detto all’emittente Bbc in riferimento ad un caso nel quale una chatbot usata dall’intelligence americana inventò un’informazione su una nave cinese che trasportava materiale nucleare. Gli Usa erano pronti ad una risposta militare ma nulla era vero.

Laureata in Letteratura e Retorica all’Università della California, Berkeley. Prima aveva lavorato solo dando una mano nei jazz club di Los Angeles dove suo padre suonava il trombone. “Non avevo ambizioni di carriera; è stato tutto molto casuale”, racconta al Financial Times. Nel 2006 Whittaker è entrata a lavorare a Google senza avere ancora formazione nell’area informatica. Whittaker ha fondato Google Open Research, che ha collaborato con diverse realtà sulla questione della sicurezza e le conseguenze dell’uso dell’intelligenza artificiale. “Oggi vedo ragazzi le cui vite sono pianificate fin nei minimi dettagli, minuto per minuto. Deve essere davvero difficile, quando si è giovani e si sta cercando di capire chi si è e quale sia il proprio posto nel mondo”, prosegue.

Nel 2014, un ingegnere in visita da Harvard parlò a Whittaker di un’idea: utilizzare un software di IA per prevedere i genocidi. Lei ricorda che in quel momento ha iniziato ad avere dubbi di natura etica su questa tecnologia: “Mi chiedevo: come si può avere la certezza che sia davvero accurato? E come ci si assume la responsabilità del fatto che una previsione, di per sé, possa far pendere l’ago della bilancia? Che ruolo può avere uno strumento del genere?”.

Tre anni dopo ha saputo del Progetto Maven, un contratto segreto di Google con il Dipartimento di Difesa americano per lo sviluppo di intelligenza artificiale per la localizzazione di obiettivi grazie ai droni. Nel 2018, ha perso il lavoro – ma è stata subito assunta dall’azienda americana Palantir – dopo avere organizzato uno sciopero con 20.000 lavoratori per protestare sulla gestione di molte questioni sensibili, tra cui l’ingerenza della tecnologia in ambiti della quotidianità.

Ora Whittaker è presidente della Fondazione Signal, che gestisce l’omonima app di messaggi cifrati. Signal ha circa 70 milioni di utenti – molto meno rispetto a WhatsApp – ma si vanta di offrire protezione dei dati agli utenti. L’informazione che “viaggia” nei messaggi resta nei propri server, per cui è improbabile che possa arrivare a terzi.

La Fondazione Signal “è finanziata principalmente tramite donazioni e l’applicazione è stata scaricata centinaia di milioni di volte in tutto il mondo”, scrive il Financial Times. Per il giornale, Whittaker è “una figura rara nel panorama tecnologico: denuncia gli eccessi del potere aziendale, si scaglia contro quello che definisce un ‘modello di business basato sulla sorveglianza di massa’ e si batte per la tutela della privacy”. “È probabilmente la voce più critica e scomoda della Silicon Valley. Negli ultimi anni è diventata l’antitesi delle Big Tech”, scrive il Financial Times.

Whittaker vive molti mesi all’anno in viaggio. Per mantenere il proprio equilibrio, segue routine ovunque si trovi: prepararsi un caffè aromatizzato con il cardamomo e con una miscela di cicoria e funghi, lezione di yoga (che pratica da 20 anni) e cucinare la cena quando torna a casa, per ritrovare il contatto con la realtà. Legge continuamente libri di storia politica della tecnologia.

Stop alle sanzioni sul fratello di Delcy Rodríguez. Gli Usa si ammorbidiscono con il Venezuela?

15 October 2026 at 11:17

Nuova linea del presidente americano Donald Trump sul Venezuela. Dopo una campagna rigida contro la dittatura chavista, il Dipartimento del Tesoro ha sorpreso l’opposizione venezuelana e la comunità internazionale con una decisione senza precedenti. Ieri è stato notificato il ritiro di Jorge Rodriguez, presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela e fratello della nuova leader del regime, Delcy Rodriguez, dalla lista di persone sanzionate, per cui l’uomo forte della dittatura potrà accedere di nuovo al sistema finanziario americano.

La misura è stata pubblicata dall’Office of Foreign Assets Control, che gestisce i beni stranieri, ma non sono stati spiegati i motivi di questa importante decisione. La scelta di alleggerire la posizione contro alcuni rappresentanti della dittatura venezuelana farebbe parte del riconoscimento del governo americano della gestione di Delcy Rodriguez e del piano di tre fasi per la stabilizzazione e transizione democratica del Venezuela.

Fino a ieri, il fratello di Delcy aveva beni e conti bloccati e non poteva fare business con cittadini americani. Le sanzioni per i Rodriguez sono cominciate nel 2018. Ad aprile sono state ritirate per Delcy e ieri per Jorge.

Rodríguez è uno dei personaggi più conosciuti del regime socialista, già dai tempi di Hugo Chavez, di cui era amico personale, ed è uno dei leader della delegazione chavista nei dialoghi con l’opposizione guidati dall’amministrazione americana. È stato rappresentante del presidente Nicolas Maduro nei negoziati (fallimentari) del 2017, 2019, 2021 e 2022, e anche nel dialogo con gli Usa nel 2024 e nel 2025.

Negli ultimi mesi ha promosso riforme per favorire la relazione con gli Stati Uniti, tra cui la Legge Energetica, anche se in passato lo aveva accusato di ingerenza e violenza contro il popolo venezuelano.

L’opposizione venezuelana lo considera il padre di molte normative che hanno eroso il sistema democratico del Paese sudamericano. Ed è d’accordo anche un report della Missione Internazionale Indipendente delle Nazioni Unite che lo identifica come l’artefice dell’approvazione “nuove leggi restrittive dello spazio civico e democratico senza alcun dibattito genuino e democratico”.

Chi è Nathanaël Combary, il giovane (di destra) che guida le protesta in Francia

14 October 2026 at 14:52

Nathanaël Combary è un ragazzo di 18 anni impegnato in politica. È presidente del consiglio di amministrazione del Liceo Renouveau èd è diventato uno dei principali volti della mobilitazione che ha acceso le piazze della Francia.

Dall’inizio delle manifestazioni, Combary si è impegnato a portare avanti la sua visione di trasformazione del sistema scolastico francese. Un’idea simile a quella di giovani esponenti della sinistra, come il giovanissimo Elwan B. (qui l’articolo di Formiche.net), anche se con origini e tendenza diverse.

Come riferisce il quotidiano Le Figaro, Combary da poche settimane non frequenta più le scuole superiori, ma continua a rappresentare gli studenti. È ospite fisso in programma televisioni, dove sostiene le rivendicazioni degli studenti e la prosecuzione del movimento. Si è recato al Ministero dell’Istruzione Nazionale con altri leader di organizzazioni studentesche per chiedere spiegazioni al ministro Édouard Geffray. Ha una posizione più moderata, rispetto ad altri, sulla piattaforma Parcoursup, sistema di ammissione all’istruzione superiore in Francia, e ha preso le distanze dagli episodi di violenza nelle proteste.

Ma la notorietà è arrivata davvero quando sulla piattaforma X, il leader di sinistra Jean-Luc Mélenchon ha definito Combary come un “finto studente liceale orchestrato da BFM (emittente televisivo, ndr) e di essere “pagato senza dirlo dalla Renaissance”. Il leader di La France Insoumise lo ha accusato di denunciare la cooptazione politica del movimento.

Combary aveva iniziato uno stage a fine agosto presso Minerva, un’agenzia diretta da Louis Jublin, ex consigliere del premier Gabriel Attal. Tuttavia, il ragazzo sostiene di aver lasciato questa azienda prima della sua prima apparizione sui media e afferma di non aver “mai nascosto i suoi impegni politici”.

Ces dernières heures, j’ai reçu des centaines de messages d’insultes et de menaces. Je vois ce qui est écrit sur moi, jamais je n’aurais imaginé un tel déferlement au sujet de mon engagement en faveur de la jeunesse.

Je souhaiterais y réagir.

Je suis en effet adhérent au parti Renaissance, je ne l’ai jamais caché.

Renouveau lycéen a été fondé en 2021 par des jeunes venus de tous les horizons politiques : LFI, NPA, LR, PS, Renaissance, mais aussi des jeunes sans parti ou simplement peu intéressés par la politique. Nous partageons une charte de valeurs commune et, malgré nos différences, nous travaillons ensemble. Nous nous sommes réunis parce que nous refusons l’idée qu’il faille choisir un camp pour avoir le droit de défendre les lycéens. Notre seul combat, c’est la réussite des élèves, partout en France.

Je ne suis effectivement plus lycéen : je suis étudiant depuis la rentrée 2026. J’ai continué à porter la voix des lycéens, c’est parce que les nouveaux représentants lycéens ne sont toujours pas élus. Comme chaque année, il est d’usage d’attendre que les élections des Conseils de Vie Lycéenne se soient déroulées pour renouveler les dirigeants des organisations lycéennes. C’est le cas pour le président de l’Union Syndicale Lycéenne comme pour le président de l’association Les Lycéens!.

Enfin, je ne suis pas communicant pour Minerva. J’y ai commencé un stage le 31 août 2026 et, avant ma première prise de parole, j’ai cessé mon activité de stagiaire au sein de cette entreprise.

Je n’ai jamais caché mes engagements.

Je continuerai à défendre mes convictions et la cause lycéenne avec la liberté que Renouveau Lycéen me permet d’avoir, ce qui n’est pas le cas partout.

— Nathanaël Combary (@NDAcombary) October 3, 2026

Cos’è (e come) funziona Yandex, il Google russo sotto attacco

13 October 2026 at 11:06

Tutte le tappe del tour romano di Delcy Rodriguez

12 October 2026 at 14:25

“Portiamo l’esperienza del Venezuela. Lavoriamo con la convinzione che l’accesso agli alimenti sia un diritto fondamentale”. Nessun riferimento alla transizione politica del Paese sudamericano, nessun accenno alla crisi umanitaria che continuano a patire i venezuelani. Atterrata a Roma, la leader del regime chavista, Delcy Rodriguez, si è concentrata sul principale motivo del suo viaggio: la partecipazione, insieme ad un’ampia delegazione, al World Food Forum della Fao in programma dall’8 al 16 ottobre. A ricevere Rodriguez c’era Máximo Torero, economista capo della Fao e coordinatore del forum; il ministro degli Affari esteri venezuelano, Félix Plasencia e l’ambasciatrice del Venezuela in Italia, Maria Elena Uzzo. Non ci sono stati rappresentanti del governo italiano.

Nonostante gli scandali di corruzione del regime di cui da anni fa parte, Rodriguez farà parte dell’evento ed è stata designata per pronunciare un discorso. Negli Stati Uniti continuano i processi e le indagini su come la rivoluzione bolivariana ha usato il programma di sussidi di alimenti e medicine per arricchimenti e malversazioni di fondi, con il prestanome di Nicolas Maduro, Alex Saab, a capo di questo sistema.

Le sanzioni internazionali contro funzionari del regime continuano a essere in vigore, ma Rodriguez può entrare in territorio italiano per l’immunità diplomatica che le permette di partecipare a questi eventi (come alle Nazioni Unite a New York). Il governo di Pedro Sánchez l’ha anche invitata al Summit Iberoamericano a Madrid il 4 e il 5 novembre.

Non è da escludere qualche incontro con la direzione dell’Eni, con cui il Venezuela ha firmato di recenti nuovi accordi.

Intanto, un gruppo di venezuelani ha organizzato una protesta contro la presenza della leader del regime a Roma.

Llegamos a Roma, Italia, para participar en el Foro Mundial de la Alimentación de la FAO. 🇻🇪🇮🇹 https://t.co/h8MyTm1JSe

— Delcy Rodríguez (@delcyrodriguezv) October 11, 2026

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