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Influenza, un virus vivo iniettato sotto la pelle protegge i polmoni: la scoperta che apre nuove prospettive per i vaccini

21 October 2026 at 07:05

Iniettare un virus vivo dell’influenza sotto la pelle, senza provocare alcun danno ai polmoni. È questa la straordinaria novità emersa da uno studio guidato dal Guangzhou National Laboratory e pubblicato sulla rivista Virologica Sinica. I ricercatori hanno dimostrato che una singola somministrazione sottocutanea di un virus non attenuato garantisce una protezione potente e duratura, risolvendo uno dei più grandi dilemmi della vaccinologia moderna: il compromesso storico tra la sicurezza dei vaccini inattivati e la forza immunitaria di quelli a virus vivo.

Da decenni, la profilassi antinfluenzale deve bilanciare due esigenze contrapposte. I classici vaccini con virus “uccisi” o ricombinanti sono estremamente sicuri, ma richiedono spesso più dosi o coadiuvanti per stimolare una risposta efficace. Al contrario, i vaccini a virus vivo attenuato garantiscono uno scudo formidabile, ma portano con sé un margine di rischio, specialmente per i soggetti fragili, legato al possibile sviluppo di patologie respiratorie.

I ricercatori sono riusciti a spezzare questo binomio somministrando un ceppo di H1N1 ad alta dose sotto la pelle di modelli murini. “Una singola dose ha scatenato una forte produzione di anticorpi neutralizzanti e ha protetto completamente le cavie da una dose letale del virus, con una sopravvivenza del 100% a 277 giorni dall’immunizzazione”, spiega Rong Zhou, autore principale dello studio. “Questo approccio ha superato sia la somministrazione intramuscolare sia i vaccini inattivati o ricombinanti”, aggiunge.

Il vero elemento di svolta risiede nella localizzazione dell’infezione. Il virus somministrato sottopelle rimane strettamente confinato nella sede dell’iniezione e nei linfonodi adiacenti, senza lasciare alcuna traccia infettiva rilevabile nei polmoni o in altri organi. “Isolando la replicazione virale nel sito di iniezione, abbiamo separato l’immunogenicità dalla patogenicità”, sottolinea Zhou. “Questo significa che possiamo sfruttare tutta la potenza di un vaccino a virus vivo senza correre alcun rischio di malattie respiratorie”, aggiunge.

A spiegare l’efficacia straordinaria di questo meccanismo è l’analisi genetica avanzata a singola cellula. “La somministrazione sottocutanea innesca un “firewall” locale di interferone di tipo I che successivamente si trasforma in una solida reazione del centro germinativo, guidando un’estesa differenziazione delle plasmacellule e la formazione di cellule B di memoria”, chiarisce Zhou. Al contrario, la classica via intramuscolare ha mostrato risposte cellulari decisamente più lente e deboli.

Questa strategia potrebbe riscrivere le regole con cui si progettano i vaccini per far fronte alle future minacce pandemiche. “I vaccini antinfluenzali attuali devono sempre bilanciare sicurezza ed efficacia”, riassume Zhou. “La nostra nuova strategia offre una strada per ottenere un’immunità di livello pari a quella del virus vivo, ma con un profilo di sicurezza nettamente migliore”, aggiunge.

La prospettiva di una protezione così solida apre scenari entusiasmanti per la salute pubblica, ma la strada verso la clinica richiede ancora cautela e rigore. Trattandosi di risultati ottenuti in laboratorio sui topi, il team di ricerca precisa che saranno necessari ulteriori test tossicologici su animali di taglia superiore, valutando la risposta anche contro ceppi ad altissima patogenicità come l’H5N1, il virus dell’aviaria.

Valentina Arcovio

Lo studio

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Influenza, il cardiologo avverte: “Rischi per il cuore, soprattutto negli anziani”

20 October 2026 at 13:33

Il cardiologo della Cattolica richiama l’attenzione sulle possibili complicanze delle infezioni e sugli sbalzi di pressione legati al freddo

L’influenza può rappresentare un rischio importante per le persone che soffrono di malattie cardiovascolari, soprattutto per gli anziani. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è Antonio Rebuzzi, cardiologo e docente di Cardiologia all’Università Cattolica di Roma.

“Le persone con problemi cardiaci sono più fragili e hanno bisogno di controlli regolari”, sottolinea lo specialista. L’influenza, infatti, può favorire la comparsa di alcune complicazioni, tra cui le infiammazioni del pericardio, la membrana che avvolge il cuore. Anche il Covid, evidenzia Rebuzzi, può contribuire a questo tipo di problemi.

Un altro elemento da tenere sotto controllo è la pressione arteriosa. I cambiamenti di temperatura, in particolare il passaggio dal caldo al freddo, possono provocare improvvisi aumenti della pressione. Durante un’infezione possono inoltre verificarsi alterazioni dei sali minerali presenti nell’organismo, importanti per il corretto funzionamento del cuore.

Il rischio, precisa il cardiologo, è maggiore nelle persone anziane, perché con l’avanzare dell’età le arterie tendono a diventare meno elastiche, rendendo più probabili gli sbalzi della pressione. Per questo, chi soffre di ipertensione dovrebbe rivolgersi al proprio medico per verificare che la terapia sia adeguata, senza modificarla autonomamente.

Per ridurre i rischi, Rebuzzi raccomanda di confrontarsi con il proprio medico di famiglia e di non trascurare le vaccinazioni.“Consiglierei la vaccinazione antinfluenzale e, quando indicato, anche quelle contro il Covid e le infezioni da pneumococco, che possono causare polmoniti”, evidenzia il cardiologo. Secondo l’esperto è importante intervenire per tempo, soprattutto con l’arrivo della stagione fredda, quando aumentano le occasioni di diffusione delle infezioni respiratorie.“Prevenire è meglio che curare”, è il messaggio di Rebuzzi, che invita a valutare le vaccinazioni già in autunno, senza rimandare troppo. Chi soffre di problemi cardiaci, in particolare se anziano, dovrebbe quindi proteggersi dalle infezioni, sottoporsi a controlli regolari e confrontarsi con il proprio medico per individuare le misure preventive più adatte.

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Influenza e virus respiratori, Pregliasco: “Vaccini fondamentali per proteggere i più fragili”

15 October 2026 at 17:07

Influenza, Covid e prevenzione: l’intervista a Fabrizio Pregliasco sui rischi della stagione invernale, sull’importanza delle vaccinazioni e sulle nuove sfide sanitarie

Con l’arrivo della stagione autunnale e invernale torna alta l’attenzione sulle infezioni respiratorie, dalla influenza stagionale al Covid-19, fino ai virus che possono provocare complicanze soprattutto nei soggetti più fragili. Quali rischi dobbiamo aspettarci, quanto conta la prevenzione vaccinale e come affrontare il crescente problema dell’antibiotico-resistenza?

A questi interrogativi risponde il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano. Un approfondimento che, partendo dalle prospettive della stagione influenzale, affronta anche il tema della preparazione alle future pandemie e dell’importanza di una corretta informazione sanitaria.

L’intervista del Prof. Placido Bramanti (Affaritaliani) al Prof. Fabrizio Pregliasco

Influenza stagionale, rischi e prevenzione

Professor Pregliasco, con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, quali virus dobbiamo aspettarci e come possiamo proteggerci?

Come spiega il professor Fabrizio Pregliasco, durante la stagione invernale circolano diversi virus respiratori, tra cui quello influenzale, il virus respiratorio sinciziale e il metapneumovirus. “Nelle persone giovani e in buona salute queste infezioni provocano generalmente sintomi lievi. Negli anziani e nei soggetti fragili, invece, possono causare complicanze importanti, aggravando patologie preesistenti“. Le previsioni indicano una stagione di media intensità, con circa 12-14 milioni di italiani colpiti dalle infezioni respiratorie, anche se molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche. Pregliasco ricorda inoltre che la vera influenza si distingue per febbre elevata a esordio brusco, sintomi respiratori e dolori muscolari o articolari, mentre le forme più lievi sono spesso provocate da altri virus.

Qual è l’impatto di queste infezioni e quali sono le categorie maggiormente a rischio?

I bambini sono tra i più colpiti, anche per la minore esperienza immunologica. Nei più piccoli, il virus respiratorio sinciziale può provocare la bronchiolite, contro la quale oggi sono disponibili anticorpi monoclonali a scopo preventivo. I rischi maggiori riguardano però anziani e pazienti con patologie croniche. “Si stimano tra i 10 e i 15 mila decessi legati alle complicanze dell’influenza, soprattutto per sovrainfezioni e aggravamento di malattie cardiovascolari e respiratorie“. Nei periodi più critici dell’inverno, inoltre, i ricoveri ospedalieri tra gli anziani possono aumentare del 15-20%, contribuendo alla pressione sui pronto soccorso.

Quanto è importante la prevenzione e quale ruolo svolgono i vaccini?

La vaccinazione è fondamentale per ridurre il rischio delle forme gravi, soprattutto nelle persone vulnerabili. “Non disponiamo di vaccini contro tutti i virus respiratori, ma abbiamo strumenti efficaci per prevenire molte complicanze“. Pregliasco richiama l’attenzione anche sul Covid-19, ancora pericoloso per i soggetti fragili, raccomandando di valutare sia il vaccino antinfluenzale sia quello contro il Covid, somministrabili nella stessa seduta. “Nei pazienti fragili è importante effettuare il test Covid in presenza di sintomi respiratori: una diagnosi tempestiva consente, quando indicato, di intervenire con antivirali come il Paxlovid, riducendo il rischio di complicanze“.

Vaccini ed esitazione vaccinale

Quanto sono utili i test per distinguere influenza e Covid-19 e quali vaccini sono più indicati?

Secondo Pregliasco, i test diagnostici sono particolarmente importanti per i soggetti fragili e per chi li assiste, così da limitare la trasmissione del Covid-19. Per le comuni infezioni virali, il trattamento è generalmente sintomatico. “È importante evitare l’uso improprio degli antibiotici, che non sono efficaci contro i virus“. Il professore evidenzia inoltre la scarsa adesione vaccinale: “Tra gli ultrasettantacinquenni la copertura antinfluenzale è intorno al 50%, mentre i richiami contro il Covid-19 nelle persone a rischio sono sotto il 10%“. Per anziani e soggetti fragili sono disponibili vaccini antinfluenzali potenziati, con adiuvante MF59 o ad alto dosaggio, capaci di stimolare una risposta immunitaria più efficace. La scelta va effettuata con il medico in base alle caratteristiche del paziente.

Da cosa dipende la diffidenza verso i vaccini e come si può migliorare la sensibilizzazione?

Pregliasco osserva che, dopo la pandemia, è aumentata la sfiducia verso le vaccinazioni, anche a causa delle fake news diffuse sui social. Un fenomeno che coinvolge anche vaccini consolidati, contribuendo alla ricomparsa di malattie come il morbillo. “Accanto a una minoranza di no-vax ideologici, esiste una fascia più ampia di persone esitanti, che sottovaluta i rischi dell’influenza perché in passato l’ha superata senza conseguenze“. Il problema riguarda soprattutto chi, dopo i 60-65 anni, sviluppa patologie croniche senza percepire l’aumento della propria vulnerabilità. Per il professore, è fondamentale una comunicazione scientifica trasparente, che illustri benefici e possibili effetti avversi dei vaccini: “Occorre distinguere i rischi reali dalle fake news, aiutando le persone a compiere scelte consapevoli“.

Vaccinazioni complementari e antibiotico-resistenza

Esistono ulteriori vaccini per proteggere i polmoni? Possono essere somministrati insieme all’antinfluenzale?

Pregliasco sottolinea l’importanza del vaccino antipneumococcico, che protegge dalle infezioni causate dallo Streptococcus pneumoniae, tra i principali responsabili delle polmoniti batteriche. “L’influenza può indebolire le difese dell’organismo e favorire sovrainfezioni batteriche. Vaccinarsi contro lo pneumococco offre quindi un’ulteriore protezione, soprattutto ai soggetti fragili“. La vaccinazione antinfluenzale può essere l’occasione per programmare anche quelle contro Covid-19, pneumococco ed herpes zoster, nell’ambito di un piano vaccinale personalizzato.

È possibile effettuare più vaccini nella stessa seduta oppure è necessario attendere tra una somministrazione e l’altra?

Secondo Pregliasco, due o tre vaccini possono essere somministrati contemporaneamente, in sedi differenti, senza necessariamente aumentare gli effetti indesiderati. “Esistono alcune precauzioni per determinati vaccini vivi attenuati, ma generalmente non riguardano le vaccinazioni raccomandate agli anziani“. Quando opportuno, le somministrazioni possono essere distribuite in appuntamenti successivi, senza intervalli obbligatori per i vaccini considerati.

Quali rischi comporta l’uso eccessivo degli antibiotici e come possiamo contrastare l’antibiotico-resistenza?

Pregliasco richiama l’attenzione sull’abuso di antibiotici, spesso prescritti anche per infezioni virali o assunti autonomamente dai pazienti. “Gli antibiotici non agiscono contro i virus e non devono essere utilizzati preventivamente per evitare eventuali sovrainfezioni batteriche“. Una complicanza batterica può manifestarsi dopo un apparente miglioramento dell’infezione, con un nuovo peggioramento dei sintomi. In questi casi, il medico può ricorrere, quando indicato, a esami microbiologici e all’antibiogramma per individuare la terapia appropriata. È fondamentale, inoltre, rispettare dosi e durata della prescrizione, senza interrompere o prolungare autonomamente il trattamento. “L’antibiotico è come la lama di un coltello: ogni utilizzo improprio rischia di comprometterne l’efficacia. Ma mentre un coltello può essere affilato, un antibiotico contro il quale i batteri hanno sviluppato resistenza può diventare inutilizzabile“.

Contagio e rischio di nuove pandemie

Quando una persona con l’influenza può considerarsi non più contagiosa e tornare alla normale vita sociale?

Pregliasco spiega che la contagiosità può iniziare già uno o due giorni prima della comparsa dei sintomi e proseguire durante la malattia. “Finché persistono sintomi respiratori, soprattutto tosse e starnuti, può esserci ancora un rischio di contagio. I farmaci antinfiammatori e sintomatici alleviano i disturbi, ma non eliminano l’infezione né riducono la contagiosità“. Il professore raccomanda quindi il riposo, quando possibile, per favorire il recupero ed evitare di esporre altre persone al contagio.

Qual è la sua valutazione sul piano pandemico italiano e sulla capacità di affrontare nuove emergenze sanitarie?

Pregliasco esprime preoccupazione per alcune posizioni politiche che rischiano, a suo giudizio, di indebolire la cooperazione sanitaria internazionale e la preparazione alle future pandemie. “Il Covid-19 ci ha insegnato l’importanza dello scambio tempestivo di informazioni tra Paesi. La collaborazione internazionale è indispensabile per affrontare emergenze che non conoscono confini“. Pur riconoscendo una maggiore capacità di risposta del sistema sanitario italiano dopo la pandemia, il professore sottolinea la necessità di rafforzare prevenzione e coordinamento.

“Prima del Covid-19 temevamo soprattutto virus influenzali come H5N1. Oggi parliamo di patogeno X, cioè della possibilità che una nuova pandemia sia provocata da un agente infettivo ancora sconosciuto“. La densità della popolazione mondiale, la rapidità degli spostamenti internazionali e i conflitti possono favorire la diffusione delle infezioni, rendendo necessaria una pianificazione preventiva. “Le pandemie hanno attraversato tutta la storia dell’umanità. Dobbiamo prepararci prima dell’emergenza, investendo nella ricerca, nella prevenzione e nella collaborazione internazionale“.

Il confronto con il professor Fabrizio Pregliasco ha permesso di approfondire temi di grande rilevanza per la salute pubblica, dalla prevenzione delle infezioni respiratorie all’importanza delle vaccinazioni, fino ai rischi legati all’antibiotico-resistenza e alla necessità di prepararci alle future emergenze sanitarie. Ne emerge un messaggio chiaro: la prevenzione, un’informazione scientifica corretta e una maggiore consapevolezza dei cittadini rappresentano strumenti fondamentali per tutelare la salute, soprattutto delle persone più fragili.

L'articolo Influenza e virus respiratori, Pregliasco: “Vaccini fondamentali per proteggere i più fragili” proviene da Affaritaliani.it.

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