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Una giornata particolare per una fragilità che unisce alla Festa del Cinema di Roma

24 October 2026 at 15:27

Immaginiamo la giornata particolare di una casalinga, Antonietta (Sophia Loren), madre di sei figli che, nella miseria della casa di un comprensorio popolare, prepara di prima mattina la colazione per la famiglia e stira gli abiti per la parata del 6 maggio del 1938, giorno della visita di Adolf Hitler a Roma. Moglie di un usciere fascista burbero e prepotente, prigioniera di stereotipi, è chiusa dal “destino” in una gabbia di solitudine estranea ad ogni aspirazione. Non partecipa all’atteso evento. Ma è un merlo a indicarle la strada per la libertà, fuggendo dalla gabbietta da lei distrattamente lasciata aperta mentre si prende cura anche di lui. Dalla necessità di riprendere l’uccello sul davanzale dell’appartamento di fronte, nasce, infatti, l’incontro con l’inquilino Gabriele (Marcello Mastroianni), uomo gentile e sensibile, conduttore radiofonico in attesa di andare al confino perché omosessuale. Sullo sfondo dell’immediata sintonia che irrompe tra i protagonisti, la roboante radiocronaca dell’intesa tra Hitler e Mussolini.

Parte dal film Una giornata particolare del 1977 di Ettore Scola, ambientato a Palazzo Federici, complesso residenziale di 650 appartamenti degli anni Trenta, il dibattito organizzato dal Censis il 22 ottobre scorso, dal titolo Leggere, interpretare e raccontare la società italiana, presso l’Accademia nazionale di San Luca, nell’ambito della ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Obiettivo, una riflessione congiunta di ricerca sociale, giornalismo, cinema e architettura per interpretare l’attuale periodo attraverso una pellicola che ha saputo fissare una drammatica memoria storica. Nella sede quattrocentesca della fondazione dell’accademia di belle arti, Giorgio De Rita, Segretario generale Censis, Aldo Cazzullo, giornalista, saggista e conduttore televisivo, e Francesca Serafini, sceneggiatrice e scrittrice, accompagnano la proiezione spiegando l’importanza di raccontare la storia di tutti, con il dovere di guardare la realtà anche con gli occhi degli altri, per condividere valori.

Un dialogo tra passato e futuro per decifrare la complessità del presente, in un periodo storico di incertezza di prospettive politiche e instabilità sociale, nel quale sembra essersi perso il senso della memoria. Individualismo, narcisismo e abbandono di luoghi di aggregazione, compiacimento dell’ignoranza e uso di linguaggi inaccessibili, sono la triste fotografia di un paese che, oggi, sembra dimenticare la propria storia. La sfida è creare spazi condivisi per un ’”Io” che diventi “Noi”, con l’orgoglio di essere italiani. Nelle radici della nostra identità, è la speranza per il futuro, evidenzia Aldo Cazzullo che, con il programma di successo “Una giornata particolare”, racconta la storia dell’Italia. Bellezza, arte e cultura, figure artistiche e storiche chiedono una responsabilità storica per un patrimonio unico al mondo.

“Piangere si può fare anche da soli, ma ridere bisogna farlo in due”, recita il personaggio Gabriele. In una società di individui smarriti e disorientati dalla mancanza di riferimenti, in un’iperconnessione digitale che genera maggiore isolamento amplificando rancori e violenze e che crea sempre nuove solitudini e diversità, i sentimenti sono in grado di accogliere e offrire risposte? “Una giornata particolare” non è una romantica storia d’amore, è la magia di due anime che si riconoscono in una fragilità che diventa forza, unisce, trasforma l’emarginazione in ascolto reciproco e umanità senza tempo. Per entrambi i protagonisti, lei emarginata in quanto donna che vive nel culto del duce, lui discriminato dal regime in quanto omosessuale, è “solo” una giornata ma è di quelle che cambiano la vita. In grado di risvegliare la coscienza e comprendere che non esiste una normalità accettabile, se imposta. Nella quotidianità inaridita da modelli e stereotipi, dalla dimensione più intima nasce la bellezza di un inatteso sentimento.

L’opera cinematografica del 1977 che, grazie a un lavoro di restauro, continua a rappresentare una pietra miliare di risonanza internazionale e, con i filmati d’epoca, un mirabile ritratto dell’Italia fascista, è, dunque, un invito a riflettere sulla Storia, sui sentimenti, sulle discriminazioni, sull’identità. Rappresentazione, come per numerosi ritratti femminili della Festa del Cinema di Roma 2026, anche del tormentato percorso della condizione femminile e, al contempo, di un modello maschile in crisi. Lo scatto di Sergio Strizzi di Monica Vitti sul set de “L’eclisse” del regista Antonioni, scelta come immagine per il festival, evoca alienazione individuale e crisi di sentimenti, ma non scomparsa definitiva della luce, lasciando al temporaneo oscuramento uno spazio di speranza.

Quale sarà la nostra “giornata particolare” tenera e potente, leggera e profonda, per un orizzonte di futuro? Ogni giorno è “una giornata particolare” che ci pone di fronte a scelte di indifferenza o, invece, di autenticità e vicinanza, guardando a un possibile cambiamento con il cuore aperto. Nelle relazioni, in famiglia, nelle comunità e, soprattutto, con noi stessi, lontani da inutile retorica e alla ricerca di emozioni e valori, sogni e desideri. Nella speranza che, alla fine della “giornata”, non ritorni tutto come prima, come nel film di Scola, lasciando un senso di profonda malinconia e rassegnazione. Senza futuro.

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