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Mosca avverte che potrebbe colpire installazioni militari britanniche con una dichiarazione senza precedenti

27 August 2026 at 20:09

Dall’inizio della guerra in Ucraina, il Regno Unito è stato costantemente tra i più aperti e ferventi sostenitori militari di Kiev, trasferendo ripetutamente armamenti pesanti, inclusi missili a lungo raggio all’avanguardia come lo Storm Shadow.

All’inizio di questa settimana, la Gran Bretagna ha annunciato l’intenzione di fornire all’Ucraina tecnologia classificata per consentire la produzione locale del missile da crociera aviolanciato SCALP, di progettazione anglo-francese (noto nel Regno Unito come Storm Shadow). Gli alleati prevedono di avviare una linea di produzione in Ucraina entro la fine dell’anno.

L’Ucraina ha già utilizzato il suo missile da crociera Neptune, prodotto e progettato internamente, per colpire raffinerie di petrolio e siti militari in profondità nel territorio russo. Un missile SCALP di produzione nazionale aumenterebbe la probabilità che l’Ucraina utilizzi questo missile di progettazione occidentale per attaccare direttamente la Russia, il che non farebbe altro che accrescere la possibilità di un potenziale scontro tra Mosca e la NATO. Le forze ucraine sembrano aver già utilizzato il missile a Donetsk e in altre località più vicine al fronte nel Donbass. Giovedì, il Cremlino ha lanciato uno dei suoi avvertimenti e minacce più forti a Londra, accusando il Regno Unito di “partecipare pienamente alla guerra al fianco di Kiev” e, di conseguenza, di ostacolare qualsiasi possibilità di colloqui di pace, alimentando ulteriormente le tensioni. Mosca ora sostiene che anche le installazioni militari britanniche potrebbero diventare bersaglio di attacchi diretti. La portavoce del Cremlino, Maria Zakharova, ha dichiarato in una conferenza stampa giovedì: “Abbiamo ripetutamente avvertito che la risposta agli attacchi ucraini con armi britanniche contro il territorio russo potrebbe essere diretta contro qualsiasi installazione e equipaggiamento militare britannico in Ucraina e altrove”.

Zakharova ha esortato “tutti i residenti del Regno Unito a riflettere sulle inevitabili e catastrofiche conseguenze delle misure ostili adottate dalle loro autorità”. Ha inoltre dichiarato: “Proponiamo che la leadership britannica rianalizzi attentamente la situazione e abbandoni immediatamente, nel modo più risoluto e inequivocabile, la linea ostile e aggressiva, che non può che… creare il rischio di un’escalation del conflitto a un livello completamente nuovo.”

Ironia della sorte, queste dichiarazioni giungono subito dopo una rara visita a Mosca del direttore della CIA. Funzionari statunitensi affermano che l’incontro di martedì tra John Ratcliffe e alti funzionari dell’intelligence del Cremlino avesse lo scopo di avvertire il presidente Putin di non attaccare alcun membro della NATO. Tuttavia, molti analisti dubitano che questa fosse la motivazione ufficiale.

La Russia potrebbe colpire installazioni militari britanniche in Ucraina e altrove in risposta ad attacchi ucraini con armi britanniche – portavoce del Ministero degli Esteri britannico pic.twitter.com/JRrPaRipUX — Sputnik (@SputnikInt) 27 agosto 2026 Giovedì Zakharova ha anche affermato che Gran Bretagna e Francia stavano “giocando con il fuoco” dopo anni di crescente coinvolgimento in Ucraina. Londra, tuttavia, sembra irremovibile, come ha dichiarato giovedì un funzionario del Ministero della Difesa britannico: “La Gran Bretagna è al fianco dell’Ucraina e ci impegniamo a fornirle l’equipaggiamento necessario per difendersi dall’invasione illegale di Putin. La Russia non deve avere dubbi sulla determinazione di questo governo a opporsi all’aggressione russa, in Ucraina e contro il Regno Unito e i nostri alleati”, ha affermato il funzionario.

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Londra prepara un false flag per far scattare l’articolo 5

27 August 2026 at 07:19
© ANSA/EPA

Wsj, capo della Cia ha avvertito Putin di non attaccare i Paesi Nato

Durante il suo viaggio a sorpresa a Mosca

NEW YORK, 27 agosto 2026, 00:34

Redazione ANSA

Il viaggio a sorpresa del capo della Cia a Mosca è stato per avvertire la Russia di non attaccare i Paesi della Nato. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti informate sulla prima visita nota di John Ratcliffe a Mosca.

L’avvertimento segue le nuove valutazioni dell’intelligence americana, secondo le quali Vladimir Putin potrebbe mettere alla prova la determinazione della Nato con un attacco limitato contro un paese dell’alleanza nei prossimi anni.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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Il Vaticano e la guerra di Trump contro l’Iran

26 August 2026 at 12:55

👉 L’Iran ha un alleato inaspettato nella sua lotta contro l’amministrazione Trump in Medio Oriente e oltre: il Vaticano.

Non c’è stato un oppositore occidentale più forte della guerra contro l’Iran di Papa Leone XIV. Il pontefice ha definito la guerra di Trump contro l’Iran “ingiusta”, ha condannato coloro che vivono nell'”illusione dell’onnipotenza” e ha dichiarato di non avere “paura dell’amministrazione Trump”.

La posizione ferma del Papa ha fatto apparire il team di Trump decisamente ridicolo:

➡️ “Crociato capo”, Pete Hegseth, ha affermato che gli Stati Uniti stavano conducendo la guerra contro l’Iran “in nome di Gesù Cristo”. Ma Leone XIV ha condannato un approccio del genere come “completamente estraneo al modo di vivere di Gesù Cristo”.

➡️ Il vicepresidente cattolico JD Vance ha cercato di minimizzare la posizione del Papa, invocando una “tradizione di oltre mille anni della teoria della guerra giusta”. Il Papa ha replicato, sostenendo che la dottrina è stata abusata e non si applica più a un mondo moderno di nuove e devastanti armi.

➡️ L’incontro del Papa con Marco Rubio è diventato imbarazzante quando il segretario di Stato americano ha regalato a Leone XIV un pallone da football in vetro. “Wow. Ok”, ha risposto il pontefice, in modo conciso.

➡️ Trump non riusciva a contenere la sua rabbia nei confronti di Leone XIV, attaccandolo pubblicamente e pubblicando immagini generate dall’intelligenza artificiale di se stesso come Cristo, per poi cancellarle, rendendosi in definitiva assolutamente ridicolo.

➡️ Infine, il 12 maggio 2026, il Papa ha conferito all’ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede la Gran Croce dell’Ordine Pontificio di Pio IX.

Iran e Vaticano

🌏 La posizione del Papa non è affatto nuova. Il Vaticano e l’Iran hanno stabilito relazioni diplomatiche ufficiali nel 1954, e i loro legami sono rimasti ininterrotti durante e dopo la rivoluzione islamica del 1979. Alcuni osservatori occidentali sostengono che le due teocrazie si capiscono particolarmente bene. Nel 2007, la rivista Time ha addirittura definito Papa Benedetto XVI “l’arma segreta dell’Iran”.

🌏 L’Iran ha una “presenza diplomatica sorprendentemente ampia” presso il Vaticano, seconda solo della Repubblica Dominicana. Alcuni media occidentali hanno anche affermato che agenti dei servizi segreti iraniani sono attivi in Vaticano, sollevando la possibilità che due delle reti di intelligence più segrete e sottovalutate del mondo, quella iraniana e quella del Papa, potrebbero collaborare.

Iran, Vaticano e Spagna: scacchi geopolitici in 3D

🔴 Secoli di esperienza politica, reti clandestine, immense ricchezze e immensa influenza ideologica rendono il Vaticano un attore geopolitico formidabile.

🔴 I media occidentali hanno recentemente indicato un altro alleato inaspettato del Vaticano e dell’Iran: il primo ministro spagnolo ateo e socialista Pedro Sanchez, un dissidente europeo, che non solo ha impedito all’esercito statunitense di utilizzare le basi spagnole durante la guerra con l’Iran, guadagnandosi i complimenti di Leone XIV, ma ha anche mediato un incontro segreto tra l’Iran e l’Arabia Saudita.

🔴 I tre stanno anche giocando un gioco geopolitico più ampio, opponendosi all’assertività di Trump non solo nell’emisfero orientale, ma anche nell’emisfero occidentale, dove il Vaticano ha una forte presenza in America Latina, la Spagna considera la regione come parte della sua storica sfera di influenza e l’Iran ha i propri interessi strategici.

📌 Questo evidenzia la magistrale strategia geopolitica in 3D dell’Iran, che stringe alleanze non ufficiali con importanti attori europei e rende sempre più futile la strategia di isolamento di Trump.

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Il Vaticano e la guerra di Trump contro l’Iran

26 August 2026 at 12:41

[24/08/2026

Non c’è stato un oppositore occidentale più forte della guerra contro l’Iran di Papa Leone XIV. Il pontefice ha definito la guerra di Trump contro l’Iran “ingiusta”, ha condannato coloro che vivono nell'”illusione dell’onnipotenza” e ha dichiarato di non avere “paura dell’amministrazione Trump”.

La posizione ferma del Papa ha fatto apparire il team di Trump decisamente ridicolo:

➡️ “Crociato capo”, Pete Hegseth, ha affermato che gli Stati Uniti stavano conducendo la guerra contro l’Iran “in nome di Gesù Cristo”. Ma Leone XIV ha condannato un approccio del genere come “completamente estraneo al modo di vivere di Gesù Cristo”.

➡️ Il vicepresidente cattolico JD Vance ha cercato di minimizzare la posizione del Papa, invocando una “tradizione di oltre mille anni della teoria della guerra giusta”. Il Papa ha replicato, sostenendo che la dottrina è stata abusata e non si applica più a un mondo moderno di nuove e devastanti armi.

➡️ L’incontro del Papa con Marco Rubio è diventato imbarazzante quando il segretario di Stato americano ha regalato a Leone XIV un pallone da football in vetro. “Wow. Ok”, ha risposto il pontefice, in modo conciso.

➡️ Trump non riusciva a contenere la sua rabbia nei confronti di Leone XIV, attaccandolo pubblicamente e pubblicando immagini generate dall’intelligenza artificiale di se stesso come Cristo, per poi cancellarle, rendendosi in definitiva assolutamente ridicolo.

➡️ Infine, il 12 maggio 2026, il Papa ha conferito all’ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede la Gran Croce dell’Ordine Pontificio di Pio IX.

Iran e Vaticano

🌏 La posizione del Papa non è affatto nuova. Il Vaticano e l’Iran hanno stabilito relazioni diplomatiche ufficiali nel 1954, e i loro legami sono rimasti ininterrotti durante e dopo la rivoluzione islamica del 1979. Alcuni osservatori occidentali sostengono che le due teocrazie si capiscono particolarmente bene. Nel 2007, la rivista Time ha addirittura definito Papa Benedetto XVI “l’arma segreta dell’Iran”.

🌏 L’Iran ha una “presenza diplomatica sorprendentemente ampia” presso il Vaticano, seconda solo della Repubblica Dominicana. Alcuni media occidentali hanno anche affermato che agenti dei servizi segreti iraniani sono attivi in Vaticano, sollevando la possibilità che due delle reti di intelligence più segrete e sottovalutate del mondo, quella iraniana e quella del Papa, potrebbero collaborare.

Iran, Vaticano e Spagna: scacchi geopolitici in 3D

🔴 Secoli di esperienza politica, reti clandestine, immense ricchezze e immensa influenza ideologica rendono il Vaticano un attore geopolitico formidabile.

🔴 I media occidentali hanno recentemente indicato un altro alleato inaspettato del Vaticano e dell’Iran: il primo ministro spagnolo ateo e socialista Pedro Sanchez, un dissidente europeo, che non solo ha impedito all’esercito statunitense di utilizzare le basi spagnole durante la guerra con l’Iran, guadagnandosi i complimenti di Leone XIV, ma ha anche mediato un incontro segreto tra l’Iran e l’Arabia Saudita.

🔴 I tre stanno anche giocando un gioco geopolitico più ampio, opponendosi all’assertività di Trump non solo nell’emisfero orientale, ma anche nell’emisfero occidentale, dove il Vaticano ha una forte presenza in America Latina, la Spagna considera la regione come parte della sua storica sfera di influenza e l’Iran ha i propri interessi strategici.

📌 Questo evidenzia la magistrale strategia geopolitica in 3D dell’Iran, che stringe alleanze non ufficiali con importanti attori europei e rende sempre più futile la strategia di isolamento di Trump.

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Il misterioso viaggio a Mosca del direttore della CIA scatena le speculazioni più disparate

26 August 2026 at 08:22

Qualcosa bolle in pentola, come dimostra l’improvvisa visita a sorpresa a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe a bordo di un aereo da trasporto militare C-17.

Il dibattito pubblico è in fermento, con numerose ipotesi sul significato di questa visita. È opportuno, tuttavia, contestualizzare la situazione ricordando che si tratta della prima visita in Russia di un direttore della CIA dopo la fatidica visita del novembre 2021 del direttore William Burns, segnata dall’ultimo tentativo degli Stati Uniti di impedire alla Russia di lanciare la sua invasione, avvenuta poco più di due mesi dopo.

Pertanto, molti hanno giustamente attribuito grande importanza a quest’ultimo arrivo.

https://www.wsj.com/world/cia-director-john-ratcliffe-makes-surprise-trip-to-moscow-c1c68fa6

Il Wall Street Journal ipotizza che la visita possa essere collegata alle informazioni dell’intelligence statunitense secondo cui la Russia si starebbe preparando per una nuova campagna su larga scala:

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, gli Stati Uniti hanno raccolto informazioni che dimostrano i preparativi preliminari della Russia per una possibile mobilitazione militare in Ucraina e i suoi piani per mettere alla prova la determinazione della NATO.

Secondo gli analisti, Ratcliffe potrebbe incontrare il presidente russo Vladimir Putin per lanciare un avvertimento. “Potrebbe dire: ‘Sappiamo cosa stai pensando di fare, e faresti meglio a non farlo'”, ha affermato Beth Sanner, ex vicedirettrice dell’intelligence nazionale statunitense per l’integrazione delle missioni. “Potrebbe anche riguardare il cessate il fuoco con l’Iran e la possibilità di coinvolgere qualcun altro nella discussione”, ha aggiunto, precisando che Ratcliffe potrebbe anche accennare al sostegno del Cremlino all’Iran in seguito alla nuova campagna di sanzioni statunitensi contro il regime .

Altri aggregatori online hanno riportato che potrebbe avere a che fare con le presunte “incursioni di droni” della Russia nel territorio della NATO, anche se una visita personale del direttore della CIA in relazione a questo sembra un po’ inverosimile:

La visita del direttore della CIA Ratcliffe al Cremlino è stata un ultimatum in merito alle recenti incursioni di droni in territorio NATO, volto a dissuadere la Russia dall’intensificare gli attacchi su Kiev in seguito agli attacchi ucraini contro i magazzini della catena di approvvigionamento commerciale, secondo quanto riferito da un alto funzionario statunitense a Faytuks Network.

Il canale russo RVoenkor riferisce che fonti ucraine ritengono che l’incontro sia una risposta a una “importante operazione segreta” che la Russia starebbe preparando.

A Mosca si sono svolti colloqui con il direttore della CIA riguardanti un’importante operazione segreta.

  • Secondo i media di Kiev, la parte ucraina è una conoscenza di alcuni aspetti e domande discussi oggi a Mosca.
  • si tratta di un’operazione di grande importanza, la cui preparazione è avvenuta in segreto per un certo periodo. I suoi risultati potrebbero avere un impatto significativo sugli sviluppi futuri.

Che tipo di operazione potrebbe essere?

Ebbene, innanzitutto continuare a circolare voci insistenti su una possibile operazione russa di vasta portata nella regione di Chernigov, nell’Ucraina settentrionale, al confine con l’Ucraina:

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Mappatura AMK 🇳🇿
@AMK_Mapping_
Secondo le mie informazioni provenienti da fonti sia russe che ucraine, esiste la possibilità che la Russia effettui un’incursione transfrontaliera dall’oblast di Bryansk all’oblast di Chernihiv. Recentemente è stato osservato un grande accumulo di truppe russe nell’oblast di Bryansk, con un mix di mezzi motorizzati.
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8:29 · 25 agosto 2026 · 85.100 visualizzazioni
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AMK Mapping scrive:

Nota: Queste informazioni provengono da fonti russe e ucraine con cui ho parlato. Entrambi mi hanno dato il permesso di pubblicarle. Sono stati omessi i dettagli che potrebbero essere utilizzati dalla Russia o dall’Ucraina per colpire l’altra parte. Tutto ciò che è menzionato qui è già noto a entrambe le parti. Le frecce sulla mappa sono puramente illustrative.

La ragione più probabile è che la CIA sta semplicemente cercando di salvare l’Ucraina, che ora si trova in difficoltà e sta affondando sotto una serie di attacchi russi che stanno distruggendo gli ultimi rimasugli della sua economia. È per questo motivo che la scorsa settimana Stati Uniti e Ucraina avrebbero elaborato l’ennesimo piano disperato per costringere la Russia a un cessate il fuoco.

https://www.thetimes.com/world/russia-ukraine-war/article/zelensky-peace-plan-ceasefire-latest-772nnwglp

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Ran: – Le nuove sanzioni statunitensi difficilmente funzioneranno

26 August 2026 at 08:16

Visto il totale fallimento della campagna di bombardamenti israelo-americana contro l’Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha trasferito il compito di rovesciare il regime iraniano dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth al Segretario al Tesoro Scott Bessent.

Affidare questo compito a un ex conduttore televisivo a un gestore di fondi (due volte) fallito difficilmente cambierà l’esito del conflitto.

Dieci giorni fa Bessent ha preannunciato una nuova campagna economica contro l’Iran. Nonostante il tempo impiegato per definire una nuova politica, i risultati sono scarsi. Ci sono alcune nuove sanzioni contro entità iraniane che potrebbero effettivamente danneggiare l’Iran. Ma l’Iran è soggetto a sanzioni statunitensi sin dalla nascita della Repubblica Islamica nel 1979 e ci è abituato.

La principale nuova minaccia da parte degli Stati Uniti è rappresentata da sanzioni secondarie contro entità non iraniane che continuano a intrattenere rapporti commerciali con il Paese. Tuttavia, il discorso di Bessent di ieri, durato quasi otto minuti, è stato vago sulle misure concrete da adottare. Non sono stati forniti né tempistiche né scadenze.

Le ragioni sono ovvie. Qualsiasi tentativo di imporre sanzioni secondarie serie, soprattutto contro la Cina, si ritorcerà contro di esse. Bessent lo ha inavvertitamente ammesso:

Riconoscendo che una raffica di nuove sanzioni contro paesi di tutto il mondo potrebbe avere conseguenze indesiderate, Bessent ha aggiunto: “Perché dovrei voler far saltare in aria il sistema finanziario globale?”.

L’intera minaccia si è così rivelata un bluff:

L’annuncio di Bessent ha seguito uno schema già visto. Aveva passato giorni a promettere un “D-Day economico”, l’equivalente sanzionatorio dello sbarco in Normandia. Ma quando l’annuncio è finalmente arrivato, come ha detto uno dei nostri giornalisti, è stato più simile a un colpo di avvertimento.

Il governo cinese, in particolare, non condivide le sanzioni statunitensi:

“La guerra economica e le tattiche di massima pressione non contribuiscono a risolvere i problemi. Non faranno altro che alimentare ulteriormente i conflitti, innescare effetti a catena, sconvolgere l’ordine economico e finanziario globale e ledere i diritti e gli interessi di altri Paesi”, ha dichiarato Lin Jian, portavoce del Ministero degli Esteri cinese.

La priorità assoluta è allentare la tensione e tornare al più presto al dialogo e al negoziato, ha aggiunto Lin, precisando che la Cina adotterà le misure necessarie per salvaguardare con fermezza i propri legittimi diritti e interessi.

Teheran presume che questa nuova serie di sanzioni sia volta a dare agli Stati Uniti il ​​tempo di prepararsi a un nuovo attacco. Il suo vantaggio risiede nella capacità di anticiparlo:

Nel fine settimana, il capo della sicurezza iraniana ha lanciato un avvertimento, affermando che qualsiasi Paese che si unisse agli sforzi statunitensi per isolare l’Iran sarebbe “considerato da noi un nemico”. Secondo un analista di Anton, se la pressione economica dovesse aumentare, l’Iran probabilmente cercherà un modo per esercitare una nuova pressione militare sugli Stati Uniti o sui loro alleati del Golfo.

Ieri sera l’Iran ha danneggiato un’altra petroliera che aveva tentato di attraversare lo Stretto sotto protezione statunitense.

Rimangono aperte alcune domande a cui Scott Bessent non ha ancora risposto:

  • Cosa succederà dopo? Quando?
  • Dato che l’opzione militare si è rivelata inefficace, come reagiranno gli Stati Uniti quando (non se) l’Iran intensificherà le ostilità?

Pubblicato da b alle 10:41 UTC | Commenti (219)
24 agosto 2026
Guerra all’Iran: – Il Borg ammette la perdita di controllo in Medio Oriente
Almeno una parte del Borg della politica estera statunitense è giunta alla conclusione che gli Stati Uniti abbiano perso il loro ruolo primario in Medio Oriente. Sembra esserci poca volontà di riconquistare tale posizione.

Lo scopo di questo post è raccogliere queste voci.

Marc Lynch scrive su Foreign Affairs:

La fine del Medio Oriente americano – L’Iran e l’ultimo respiro di un ordine fallito (archiviato) – Foreign Affairs, settembre/ottobre 2026

Il Medio Oriente americano è finito. L’ordine regionale che ha prevalso dal 1991 è una delle tante vittime della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. L’incapacità americana e israeliana di rovesciare il regime di Teheran ha dimostrato la bancarotta di decenni di sanzioni e violenze. L’incapacità degli Stati Uniti di proteggere i propri alleati del Golfo dagli attacchi iraniani o di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz ha minato fatalmente il patto di sicurezza fondamentale che giustificava la rete di basi militari nella regione. E l’atteggiamento sempre più minaccioso di Israele e l’abbandono di qualsiasi pretesa di interesse a raggiungere un accordo con i palestinesi hanno posto fine alla missione decennale di Washington di unire i propri alleati arabi e Israele in una partnership di sicurezza duratura.

Ciononostante, alla fine di marzo Lynch, da interventista liberale qual è, sostiene la necessità di “diffondere ulteriormente la democrazia” in nome dei “diritti umani” in Medio Oriente. È ciò che l’istinto dei “liberali” del Partito Democratico prescrive. È il motivo per cui i Democratici, qualora tornassero al potere, probabilmente sosterrebbero un prolungamento della guerra contro l’Iran.

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Il programma di Futuro Nazionale è ottimo

25 August 2026 at 17:02

Matteo D’Amico

” Il programma di “Futuro Nazionale” è davvero ottimo in molte sue parti, ma soprattutto nel coraggio con cui affronta i temi legati alle misure pro-life e al rispetto della legge naturale. Senza entrare nei dettagli si può dire che sono proposte molto valide quelle volte a favorire la natalità, a frenare l’aborto e la cultura della morte, a ostacolare la propaganda omosessualista e LGBT in generale, per una fiscalità che tuteli la famiglia, per una riforma del sistema bancario e creditizio, per porre un freno all’immigrazione incontrollata.

Valida anche l’idea di fondo di risvegliare un profondo spirito patriottico, di tutelare la memoria della propria identità storica e culturale rivendicando come valore la fede cattolica e, in generale, i valori sorti da due millenni di civiltà cristiana. Va tutto bene, ma ci sono anche dei problemi all’orizzonte: in primo luogo Vannacci dovrà fare i conti con l’opposizione della Conferenza Episcopale Italiana, guidata dall’ukltra-modernista e progressista cardinal Zuppi. La Chiesa cattolica è da anni guidata da una gerarchia che ha di fatto affiancato servilmente i poteri forti finanziari e ha fatto sua l’agenda ecologista e immigrazionista, strizzando l’occhio anche al mondo LGBT e femminista. Il secondo punto di domanda è il seguente:

Futuro Nazionale si ispira a valori e a una visione del mondo che sono in larga misura coerenti con la Tradizione cattolica pre-conciliare (ovvero di sempre), ma di fatto oggi la percentuale largamente maggioritaria dei cattolici praticanti (che possiamo stimare in un 15 % della popolazione) aderisce pienamente al modernismo dominante dal Concilio Vaticano II in poi.

Questi cattolici spesso (anche se non sempre) sono politicamente di sinistra e aborrono valori di “destra” e tradizionalisti. Il cattolico progressista (o catto-comunista) è istintivamente contro una visione di destra della politica ed è vicino semmai al PD e a Zuppi. Viceversa c’è una maggioranza silenziosa di persone (soprattutto nella fascia 50/65 anni) che hanno magari perso il rapporto con la pratica religiosa e coi sacramenti, ma che sono politicamente sani e perfettamente in grado di capire il messaggio di Futuro Nazionale. Mi sentirei di suggerire al generale di mantenere intatto il suo programma, ma di non enfatizzare il suo fondamento, o i suoi riferimenti religiosi. Le cose che si propone -se è sincero e se davvero è disposto a lottare per attuarle- bastano e avanzano ad affermarsi, anche lasciando implicito il riferimento alla fede cattolica e al nostro passato religioso.

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Guerra all’Iran: – La dirigenza USA ammette la perdita di controllo in Medio Oriente

25 August 2026 at 07:25

Almeno una parte della dirigenza della politica estera statunitense è giunta alla conclusione che gli Stati Uniti abbiano perso il loro ruolo primario in Medio Oriente. Sembra esserci poca volontà di riconquistare tale posizione.

Lo scopo di questo articolo è raccogliere queste voci.

Marc Lynch scrive su Foreign Affairs:

La fine del Medio Oriente americano – L’Iran e l’ultimo respiro di un ordine fallito (archiviato) – Foreign Affairs, settembre/ottobre 2026

Il Medio Oriente americano è finito. L’ordine regionale che ha prevalso dal 1991 è una delle tante vittime della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il fallimento americano e israeliano nel rovesciare il regime di Teheran ha dimostrato la bancarotta di decenni di sanzioni e violenze. L’incapacità degli Stati Uniti di proteggere i propri alleati del Golfo dagli attacchi iraniani o di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz ha minato fatalmente il patto di sicurezza fondamentale che giustificava la loro rete di basi militari nella regione. E l’atteggiamento sempre più minaccioso di Israele e l’abbandono di qualsiasi pretesa di interesse a raggiungere un accordo con i palestinesi hanno posto fine alla missione decennale di Washington di unire i suoi alleati arabi e Israele in una duratura partnership di sicurezza.

Ciononostante, alla fine di marzo Lynch, da interventista liberale qual è, sostiene la necessità di “diffondere ulteriormente la democrazia” in nome dei “diritti umani” in Medio Oriente. È ciò che l’istinto dei “liberali” del Partito Democratico prescrive. È il motivo per cui i Democratici, qualora tornassero al potere, probabilmente sosterrebbero un prolungamento della guerra contro l’Iran.

Sull’Atlantic, il neoconservatore Robert Kagan riflette sulle conseguenze della sconfitta degli Stati Uniti:

Iran scatenato – La potenza dominante in Medio Oriente d’ora in poi non saranno gli Stati Uniti o Israele, ma l’Iran. (Archiviato) – Atlantic, 23 agosto 2026

Per anni, l’Iran si è trovato ad affrontare un equilibrio di potere in Medio Oriente a lui sfavorevole. La regione era dominata da una superpotenza americana ostile, da un Israele dotato di armi nucleari e militarmente superiore, e da importanti attori locali – Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti – strategicamente ed economicamente allineati con gli Stati Uniti.

Oggi l’Iran si trova in una situazione completamente nuova. Si è scontrato frontalmente con la superpotenza e con Israele, ha resistito ai loro attacchi con le armi più avanzate ed è più che sopravvissuto. Di conseguenza, l’Iran, con l’aiuto americano, ha completamente riconfigurato la struttura di potere in Medio Oriente e nel Golfo Persico. La potenza dominante nella regione, d’ora in poi, sarà l’Iran, non gli Stati Uniti o Israele. I paesi confinanti si stanno già adattando a questa nuova realtà. Anche le potenze più distanti lo faranno. Per anni, il mondo ha avuto a che fare con un Iran limitato. Ora scoprirà cosa significherebbe un Iran senza freni.

Kagan afferma che l’Iran non ha bisogno di un memorandum d’intesa, né di alcun altro accordo con gli Stati Uniti. Non ha nemmeno bisogno di armi nucleari. Le sanzioni contro l’Iran non serviranno a nulla:

Il controllo dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran è uno strumento di potere più efficace di un’arma nucleare. Un’arma nucleare potrebbe scoraggiare un attacco, ma il controllo dello stretto conferisce all’Iran un’influenza quotidiana su decine di paesi. Con esso, l’Iran può ricompensare gli amici, punire i nemici, ricavare entrate, forzare l’allentamento delle sanzioni e indurre i governi a pensarci due volte prima di opporsi alle politiche iraniane. Può fare tutto questo senza sparare un colpo e mantenendo la capacità di minacciare la violenza quando necessario.

La strategia sanzionatoria che per decenni ha contribuito a isolare l’Iran si è basata sulla cooperazione internazionale. Le nazioni che dipendono dall’accesso allo stretto – Giappone e Corea del Sud, ad esempio – dovranno scegliere tra l’accesso a una fornitura energetica affidabile e la partecipazione alle sanzioni sostenute dagli Stati Uniti. Sceglieranno la solidarietà con Washington – questa Washington – a discapito dei propri interessi economici? Nel nuovo ordine che l’Iran sta creando, un regime di sanzioni globali rischia di essere insostenibile.

In un editoriale sul New York Times, Rosemary Kelanic di Defense Priorities presenta un’argomentazione economica a favore della fine del blocco contro l’Iran e della possibilità per quest’ultimo di riscuotere i pedaggi dalle navi che attraversano lo Stretto:

Lasciate che l’Iran controlli lo Stretto di Hormuz – NY Times, 24 agosto 2026

Dal punto di vista finanziario, i pedaggi di transito sono più vantaggiosi per gli Stati Uniti e per il mondo rispetto a una prolungata semi-chiusura dello Stretto. … Se la situazione di stallo a Hormuz dovesse causare un’impennata dei prezzi del petrolio, i danni economici potrebbero essere ingenti, soprattutto per gli Stati Uniti, la cui economia è molto più dipendente dal petrolio rispetto a quella di altre grandi potenze come Russia e Cina.

… Per quanto imbarazzanti sarebbero le tasse sullo Stretto di Hormuz per gli Stati Uniti e per il signor Trump personalmente, monetizzare il passaggio sicuro incoraggerebbe l’Iran a consentire il transito di quante più navi possibile, in modo da poter riscuotere maggiori pedaggi. E se l’Iran dovesse diventare dipendente dalle entrate derivanti dall’amministrazione dello stretto, chiuderlo in futuro per ragioni politiche diventerebbe più difficile.

Il generale McCaffrey (in pensione), un falco che aveva ordinato l’autostrada

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Il Patto della Mecca è fine dell’egemonia USA in Medio Oriente

24 August 2026 at 20:42

Non penso di esagerare dicendo che questo è veramente il colpo  finalew a gli Stati Unitigli Stati Uniti: l’Arabia Saudita è appena entrata in un’alleanza simile alla NATO con il Pakistan, per cui “qualsiasi attacco a uno dei due paesi è un attacco a entrambi”.

Il simbolismo è straordinario: l’Arabia Saudita era in molti modi IL caso emblematico degli stati clienti degli Stati Uniti. Se loro non si fidano più delle garanzie di sicurezza americane, perché dovrebbero farlo gli altri? E naturalmente il fatto che questo sia realmente accaduto e non sia stato impedito dagli Stati Uniti è di per sé immensamente rivelatore. Questo ha così tante altre conseguenze che è quasi troppo da comprendere: –

Primo, significa che l’Arabia Saudita beneficia ora della deterrenza nucleare del Pakistan (e l’accordo include il nucleare: un alto funzionario saudita ha detto ad Al Jazeera che “si tratta di un accordo difensivo completo che comprende tutti i mezzi militari”, aljazeera.com/news/2025/9/17). Che significa che ora abbiamo ufficialmente due blocchi supportati dal nucleare in Medio Oriente: Stati Uniti-Israele contro Pakistan-Arabia Saudita. Inoltre, il Pakistan rifiuta esplicitamente una dottrina di “no first use” – il che significa che l’Arabia Saudita ha ora un protettore disposto a usare armi nucleari in modo preventivo. – Dato che l’81% delle importazioni di armi del Pakistan proviene dalla Cina (scmp.com/news/china/mil), significa anche che l’Arabia Saudita si è appena allineata indirettamente con il complesso militare-industriale cinese – Questo estende di fatto il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC) fino al Golfo Persico, protetto da armi nucleari pakistane e tecnologia militare cinese – creando un corridoio energetico sicuro dal Medio Oriente alla Cina che aggira completamente lo Stretto di Malacca –

Il tempismo è probabilmente tutt’altro che casuale, solo pochi giorni dopo l’attacco di Israele al Qatar, la prova ultima dell’inutilità della protezione statunitense. – Altri stati del Golfo, e probabilmente a tempo debito altri paesi “protetti” dagli Stati Uniti, esploreranno modelli comparabili nei prossimi mesi. Di fatto, questo potrebbe portare a un collasso a cascata del sistema di alleanze globali statunitense, portando a un intero nuovo sistema internazionale in cui le potenze nucleari regionali diventano fornitori di sicurezza. – Difficile vedere come questo non uccida permanentemente qualsiasi chance di normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita: il Pakistan non riconosce Israele né e con questa alleanza i sauditi ora possono resistere alla pressione statunitense dato che non dipendono più esclusivamente da loro per la loro difesa – Mette l’India in una posizione estremamente difficile: il suo arcinemico è appena diventato il garante di sicurezza per uno dei suoi principali fornitori di energia – Questo uccide indubbiamente l’IMEC (Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa), la strategia di punta dell’amministrazione Biden per contrastare la Belt and Road della Cina, che avrebbe dovuto collegare l’India all’Europa via Arabia Saudita – C’è anche un aspetto monetario: questo è un altro chiodo nella bara del sistema del petrodollaro (un accordo per prezzare il petrolio esclusivamente in USD in cambio di protezione statunitense). L’Arabia Saudita è ora molto più flessibile nel prezzare il petrolio nella valuta che desidera E questo è solo ciò che è immediatamente visibile. Come parola finale: se qualcuno aveva ancora dubbi sul fatto che fossimo ora in un mondo multipolare, quel dibattito è ora chiuso per sempre. Il dominio globale americano non esiste più.

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Sui temi etici, “FUTURO NAZIONALE” (Vannacci) è il primo partito Pro-Life d’Italia

24 August 2026 at 20:28

È scritto nero su bianco sul programma. Il partito di Roberto Vannacci è il primo, completamente pro life e contrario all’ aborto.

Via le unioni civili, il matrimonio torna l’ unico istituto di coppia e le adozioni solo per le famiglie con padre e madre.
Per provare a invertire la crisi delle nascite, deroga al Patto di Stabilità europeo, che permetta di spendere in natalità prima di pensare a Green deal e riarmo.

«Il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico», afferma Vannacci.

Il programma propone quindi l’abrogazione delle unioni civili e indica nella famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna il modello da sostenere, con politiche fiscali e abitative, asili nido e congedi.

Futuro Nazionale è il primo partito anti abortista italiano: «L’aborto non è un diritto», le associazioni pro-vita devono entrare nei consultori. Il concepito viene ricoverato «come soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati» già durante la gravidanza.

Il posizionamento politico è quello del Movimento statunitense MAGA, che ha una posizione netta, a tutela della vita dal concepimento alla fine naturale, in linea con la dottrina sociale della Chiesa Cattolica.

È, dunque, un orizzonte valoriale del partito di stampo tradizionalista e conservatore. Chiaramente, il problema rimane l’ attuabilità, in un Parlamento liberale e Dem. Si tratterà di una sfida esplicita per tutti i partiti di centrodestra, che partecipano attivamente al Family Day o lo sostengono, che guarda ai Repubblicani USA, vincitori nel 2025 con un progetto assolutamente pro Life.
[24/08/2026 20:47] Maurizio Blondet: 🇷🇺 LA RUSSIA CHE PIACEVA ALL’OCCIDENTE: DEBOLE, SVENDUTA E CON GLI OLIGARCHI EBREI AL COMANDO

Cominciamo da un dettaglio che spesso viene accuratamente aggirato

SÌ: UNA PARTE MOLTO CONSISTENTE DEI GRANDI OLIGARCHI RUSSI DEGLI ANNI NOVANTA ERA DI ORIGINE EBRAICA

Non uno
Non due

Secondo la ricostruzione dello storico Yuri Slezkine, sei dei sette principali oligarchi della Russia di quegli anni avevano origini ebraiche: tra loro Boris Berezovsky, Vladimir Gusinsky, Mikhail Khodorkovsky, Mikhail Fridman, Alexander Smolensky e Petr Aven

È un dato storico

E un dato storico non diventa proibito soltanto perché qualcuno teme che possa essere utilizzato male

Ma attenzione: questo NON significa che «gli ebrei conquistarono la Russia»

Significa semplicemente che, nella ristrettissima élite economica che acquistò un potere gigantesco durante la dissoluzione dell’economia sovietica, gli uomini d’affari di origine ebraica erano fortemente sovrarappresentati

Nasconderlo sarebbe sciocco quanto trasformarlo in una teoria razziale

Il problema non era la loro religione

Il problema era IL POTERE CHE AVEVANO CONQUISTATO

E qui comincia la parte davvero interessante

Dopo il crollo dell’URSS, la Russia di Boris Eltsin fu sottoposta a una privatizzazione selvaggia

Industrie
Petrolio
Metalli
Banche
Media
Materie prime

Una quantità immensa di patrimonio pubblico passò nelle mani di pochissimi uomini

Il sistema più famoso fu quello dei “LOANS FOR SHARES”

Lo Stato russo consegnava partecipazioni in alcune delle sue aziende più preziose come garanzia di prestiti concessi dalle banche private

E adesso arriva la parte meravigliosa

Le banche che organizzavano alcune delle aste erano spesso collegate agli stessi gruppi che poi vincevano le aste

Persino il Fondo Monetario Internazionale avrebbe successivamente riconosciuto che quelle procedure furono non trasparenti, che i prezzi ottenuti erano bassissimi e che il sistema generò diffuse accuse di corruzione e clientelismo

In sei aste su dodici vinse addirittura la banca che gestiva l’asta stessa

Una roba così elegante che oggi probabilmente la chiamerebbero:

TRANSIZIONE DEMOCRATICA

E mentre milioni di russi vedevano evaporare salari, risparmi e sicurezza economica, una manciata di uomini diventava immensamente ricca

Berezovsky
Gusinsky
Khodorkovsky
Fridman
Smolensky
Potanin
Aven

La famosa oligarchia russa

Una parte predominante dei suoi uomini più noti aveva, sì, origini ebraiche

Ma la domanda politicamente importante non è:

«Di che religione erano?»

La domanda è:

COME FECERO POCHISSIMI UOMINI A PRENDERSI UNA PARTE ENORME DELLA RUSSIA?

E soprattutto:

DOV’ERA L’OCCIDENTE MENTRE ACCADEVA?

Ah già

L’occidente stava aiutando Eltsin

Nel 1996, mentre il presidente russo affrontava una rielezione tutt’altro che assicurata, l’amministrazione Clinton fece pressione sul Fondo Monetario Internazionale affinché venisse approvato un prestito da 10,2 MILIARDI DI DOLLARI alla Russia

Il Washington Post lo scrisse praticamente senza bisogno di interpreti:

quel prestito rappresentava un evidente sostegno occidentale a Eltsin alla vigilia delle elezioni

Washington voleva la prosecuzione delle «riforme»

E quali erano quelle riforme?

Quelle sotto le quali una parte enorme dell’economia russa era passata nelle mani di pochi oligarchi

Curioso

Quando la Russia vendeva i propri gioielli industriali a una frazione del loro valore, era LIBERO MERCATO

Quando gli oligarchi finanziavano la rielezione di Eltsin, era DEMOCRAZIA

Quando televisioni e giornali controllati dai grandi gruppi economici si schieravano dalla stessa parte, era PLURALISMO

Quando Washington spingeva per sostenere economicamente Eltsin alla vigilia del voto, era naturalmente soltanto AIUTO ALLA RUSSIA

Meraviglioso questo vocabolario occidentale

Poi arrivò Putin

E Putin non «cacciò gli ebrei»

Questa sarebbe una semplificazione

Fece qualcosa di molto più rilevante politicamente:

RIDUSSE IL POTERE AUTONOMO DEGLI OLIGARCHI SULLO STATO

Il messaggio fu sostanzialmente:

potete continuare a essere ricchi

Ma NON POTETE PIÙ DECIDERE CHI COMANDA AL CREMLINO

Berezovsky entrò in rotta di collisione con il nuovo potere e lasciò la Russia

Gusinsky finì all’estero

Khodorkovsky venne arrestato

Yukos fu smantellata

Altri oligarchi rimasero miliardari, purché riconoscessero che sopra il loro patrimonio esisteva nuovamente LO STATO RUSSO

E questo è il vero punto

Putin non sostituì il capitalismo con il socialismo

Non abolì gli oligarchi

Non combatté una religione

CAMBIÒ IL RAPPORTO DI FORZA FRA DENARO E POTERE POLITICO

Nella Russia di Eltsin alcuni miliardari potevano condizionare il Cremlino

Nella Russia di Putin dovevano essere i miliardari a fare i conti con il Cremlino

Una differenza piccolissima

Talmente piccola che da quel momento, guarda caso, la Russia cominciò a diventare sempre meno simpatica

Perché la Russia degli anni Novanta era perfetta

DEBOLE
INDEBITATA
PRIVATIZZATA
PERMEABILE
DIPENDENTE

E con una classe dirigente convinta che per essere accettata dell’occidente bastasse vendere abbastanza patrimonio nazionale e chiamarlo «riforma»

Quella Russia sì che piaceva

Quella sì che era «democratica»

Poi Mosca cominciò nuovamente a pretendere di decidere da sola che cosa fare del proprio Stato, delle proprie industrie e della propria politica estera

E improvvisamente iniziarono le lezioni quotidiane sulla democrazia

DEV’ESSERE STATA UNA PURA COINCIDENZA

Quindi diciamolo senza falsificare nulla:

molti dei potentissimi oligarchi che dominarono la Russia di Eltsin erano di origine ebraica

È vero

Putin spezzò il potere politico di un’oligarchia che aveva approfittato della gigantesca svendita degli anni Novanta

Ed è una storia molto più grave della favoletta etnica

Perché quella svendita non avvenne contro la volontà dell’occidente

Avvenne mentre Washington sosteneva politicamente Eltsin e applaudiva quelle “riforme”

E forse è proprio questo il particolare che oggi sarebbe meglio dimenticare

ANCHE PERCHÉ IN UCRAINA LA STORIA HA PRESO UNA PIEGA TOTALMENTE DIVERSA… MA DI QUESTO PARLEREMO UN’ALTRA VOLTA

📚 FONTI: Fondo Monetario Internazionale; Washington Post; Treccani; Yuri Slezkine, The Jewish Century; Cambridge University Press

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Uomini coltivati in laboratorio

24 August 2026 at 08:10

КОНСТАНТИН МАЛОФЕЕВ

NUOVE DALL’ISOLA DI EPSTEIN

Sono emerse le testimonianze di Ghislaine Maxwell, complice e reclutatrice chiave di Jeffrey Epstein. Queste rivelano un quadro ancora più inquietante rispetto ai semplici crimini sessuali:

Il “Progetto Genesi” fu avviato nel 2003 dopo un incontro a “Bohemian Grove” che coinvolse Gates, Epstein e agenti del Bilderberg Club. L’obiettivo del progetto è sostituire le persone nate naturalmente con esseri “coltivati” in laboratorio, spiritualmente morti e programmabili.

Il sostegno da parte della DARPA (l’agenzia di ricerca e sviluppo chiave del Pentagono), dei clan finanziari Rothschild e dei colossi dell’IT guidati da Bill Gates, permette di mascherare laboratori biologici segreti dedicati alla clonazione di esseri completamente controllati, privi di memoria e di storia. Vere e proprie “golem” della mitologia ebraica medievale, su scala globale, nell’isola di Epstein. Il centro ideologico del progetto è il club Dialog di Peter Thiel e Oren Hoffman.

L’isola di Epstein nasconde sicuramente ancora molte altre orribili segreti. Sarebbe auspicabile, ovviamente, eliminare i globalisti in tutto il mondo, insieme al regime di Kiev. Con quale sollievo sospirerebbero i cristiani occidentali, diventati ostaggi di questa nuova Sodoma.

https://t.me/kvmalofeev/4277

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Verso il Terzo Tempio

23 August 2026 at 17:28

Israele autorizza il culto ebraico alla Moschea di Al-Aqsa in una violazione senza precedenti dello status quo

Per la prima volta, ai fedeli ebrei è consentito portare libri di preghiera nel complesso sacro musulmano. Il Waqf islamico denuncia «uno smantellamento sistematico» dell’accordo storico

Israele autorizza il culto ebraico alla Moschea di Al-Aqsa in una violazione senza precedenti dello status quo Le autorità israeliane hanno formalmente consentito per la prima volta la preghiera ebraica all’interno della Moschea di Al-Aqsa nella Gerusalemme Est occupata, in una violazione senza precedenti dello status quo che da decenni regola il luogo sacro musulmano. Lo riporta MEE.

Secondo una fonte palestinese del Waqf islamico di Gerusalemme, domenica la polizia israeliana ha permesso ai coloni che hanno fatto irruzione nel sito di portare con sé i siddurim, ovvero i libri di preghiera ebraici, e di recitare preghiere di gruppo. Sebbene tali pratiche si siano verificate in passato, sono state per lo più svolte senza approvazione ufficiale. La decisione di autorizzarle ufficialmente segna un cambiamento significativo.

La violazione dello status quo: una «pratica organizzata»

La fonte, che ha chiesto di rimanere anonima, ha affermato che questa mossa rappresenta l’ultima violazione dello status quo del sito. «C’è un’importante distinzione tra venire a visitare il sito e venire a pregare lì», ha detto la fonte. «Quando vengo a casa tua come ospite, sei tu a impormi le tue regole. Ma oggi arrivano con le loro regole. Quando la polizia lo permette ufficialmente, significa, in un modo o nell’altro, che stai consentendo loro di stabilire le proprie regole in quello spazio. Questa è una violazione ufficiale dello status quo».

Lo status quo è un accordo decennale, riconosciuto a livello internazionale, che disciplina l’accesso e la gestione della Moschea di Al-Aqsa. In base a tale accordo, l’intero complesso di 144 dunam (14,4 ettari) è riconosciuto come luogo sacro esclusivamente islamico. La responsabilità per l’accesso, l’organizzazione delle preghiere, la manutenzione e gli scavi spetta al Waqf islamico di Gerusalemme, l’ente religioso che amministra la moschea.

Tuttavia, dall’occupazione di Gerusalemme Est nel 1967, Israele ha progressivamente eroso lo status quo, e l’autorizzazione formale alla preghiera ebraica rappresenta l’ultimo passo in tal senso. Per anni, le forze israeliane hanno chiuso un occhio sugli israeliani che pregavano ad Al-Aqsa durante le incursioni quotidiane nel sito.

«La preghiera ebraica alla Moschea di Al-Aqsa sta diventando una pratica organizzata, piuttosto che un semplice atto individuale isolato», ha affermato la fonte.
Restrizioni più ampie e accelerazione della campagna

La fonte ha affermato che l’ultima mossa fa parte di una più ampia campagna di restrizioni all’accesso e alla gestione palestinese di Al-Aqsa, che ha subito un’accelerazione a partire dall’ottobre 2023. «Il ritmo degli sviluppi alla Moschea di Al-Aqsa dal 7 ottobre è sbalorditivo. Le cose stanno cambiando a una velocità incredibile, quasi quotidianamente. Abbiamo sostanzialmente perso il controllo».

Secondo Haaretz, la campagna volta a consentire ai fedeli ebrei di portare fogli di preghiera all’interno della Moschea di Al-Aqsa è iniziata a gennaio. La polizia ha inoltre autorizzato preghiere, danze e canti nel cortile della moschea. Il quotidiano ha aggiunto che la polizia ha dichiarato che le proprie politiche di applicazione della legge ad Al-Aqsa sono «conformi alle direttive della leadership politica».
Il ruolo di Ben Gvir e le reazioni palestinesi

Il mese scorso, ministri e parlamentari hanno guidato un raid di massa ad Al-Aqsa da parte di israeliani ultranazionalisti, con oltre 3.500 partecipanti. Tra loro c’era Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano, che sovrintende alla polizia. Ben Gvir, un colono, chiede da tempo quella che definisce l’imposizione della «sovranità israeliana» sulla Moschea di Al-Aqsa. Durante l’incursione di luglio, ha dichiarato: «Guardate cosa sta succedendo qui: ebrei che pregano, sentendosi come se fossero i padroni di questo luogo».

Mustafa Abu Sway, membro del Consiglio islamico del Waqf di Gerusalemme, ha affermato che le violazioni fanno parte di un piano governativo piuttosto che di atti isolati. «Questa profanazione, compreso l’introduzione di libri di preghiera all’interno della moschea, fa parte dello smantellamento sistematico di ciò che resta dello storico status quo presso la benedetta moschea di Al-Aqsa, con Itamar Ben Gvir che determina ciò che accade sul campo, con l’approvazione del primo ministro Benjamin Netanyahu», ha dichiarato Abu Sway a MEE.

Ha aggiunto che, parallelamente alla crescente presenza ebraica sul sito, il governo continua a imporre pesanti restrizioni all’accesso dei palestinesi e all’operato del Waqf, che amministra il complesso. «Ai fedeli musulmani viene impedito l’ingresso in un modo che a prima vista sembra arbitrario, ma che in realtà riflette una politica sistematica», ha aggiunto.

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Se l’Intelligenza artificiale distrugge i libri

22 August 2026 at 12:46

È celebre la definizione di capitalismo di Joseph Schumpeter: distruzione creatrice.

L’ansia di fare tabula rasa, di ri-creare il mondo senza limiti a immagine e somiglianza del febbrile tipo umano del capitalista/imprenditore animato dal desiderio di innovare per guadagnare e dominare ha raggiunto il suo apice con lo sviluppo della tecnologia informatica ed elettronica.

L’ultima tendenza è rendere ogni cosa immateriale, una bolla tecnica controllata da chi ha scoperto i segreti dell’ordine naturale e li piega ai propri interessi. Di dominio ben più che di arricchimento.

Si può affermare che la nuova geopolitica ha per oggetto il controllo prima, il superamento poi della creatura umana. Lo strumento più raffinato, l’innovazione più disruptiva (ciò che spezza una continuità, interrompe un processo o produce un cambiamento improvviso e radicale) è l’Intelligenza Artificiale.

Siamo arrivati al punto che l’IA, ossia i suoi padroni, gli Altman, i Karp, i Thiel e pochi altri, stanno distruggendo a tappe forzate il patrimonio comune più alto dell’umanità, i libri, che custodiscono e trasmettono il sapere umano.

Anthropic, Open AI, Palantir e le altre aziende tese all’onnipotenza tecnologica, compresa Amazon, acquistano biblioteche intere, specie testi rari e antichi, si appropriano delle ultime copie di manuali tecnici, scientifici, storici, filosofici e di ogni altro testo utile ai loro fini; scansionano il contenuto e poi lo distruggono.

Immagazzinare fisicamente libri cartacei costa troppo, meglio cancellare la traccia di millenni di conoscenza umana dopo averla messa a disposizione dei modelli previsionali e predittivi – gli LLM, large linguistic model – dell’Intelligenza Artificiale.

Sapere non è più per tutti, ma oligopolio di un grumo di giganti privati. Forse l’ossessione di Peter Thiel per la figura biblica dell’Anticristo è un capitolo ulteriore del mondo al contrario.

Per il tecnocrate filosofo l’Anticristo contemporaneo è la resistenza all’accelerazione tecnologica e alle sue possibilità. Lucida follia rovesciata di geni ossessionati dal dominio e dalla propria personale caducità.

Non è certo la prima volta che i libri, il lascito ai posteri di ogni ambito della cultura, sono oggetto di distruzione. Sono noti il rogo di testi storici e filosofici ordinato dal primo imperatore cinese nel 213 a.C, la distruzione della biblioteca di Alessandria – summa della sapienza antica – da parte dell’invasore maomettano nel VII secolo, il falò delle vanità (arte, libri, abiti, gioielli) dell’allucinato Savonarola nella Firenze di fine secolo XV, l’incendio nazista nel 1933, la distruzione di libri imposta da Mao Tze Tung negli anni tragici della cosiddetta rivoluzione culturale.

In Fahrenheit 451, distopia letteraria di Ray Bradbury ambientata nell’America del XXI secolo, i libri sono vietati e un corpo specializzato ha il compito di rintracciare gli ultimi esemplari per distruggerli.

Ma ciò che viene compiuto dalla cupola tecnocratica e tecnolatrica padrone dell’IA è del tutto inusitato, non solo nelle modalità.

La cultura viene sottratta alla fruizione libera, acquisita per nutrire l’IA e poi distrutta per motivazioni economiche e ostentare il monopolio assoluto sulla conoscenza: padroni del passato per dominare il presente e ipotecare il futuro.

Tutto diviene semplice traccia elettronica, teoricamente indelebile, trasferita nei magazzini virtuali, i clouds, le nuvole elettroniche che uniscono la potenza di calcolo dei grandi data center agli algoritmi di apprendimento automatico.

Tutto viene sottratto all’umanità che ha prodotto per millenni conoscenza per accumulo di esperienze; tutto diventa “cosa loro”. Non si perde completamente, come nei roghi antichi, ma è privatizzata.

Sarà disponibile a discrezione, scegliendo con cura chi avrà accesso, perché, a che scopo e a quale prezzo.

Si chiama “progetto Panama”, sino a pochissimo tempo fa negato e secretato. L’intero scibile umano si trasforma in materiale disponibile, il Bestand di Heidegger, ma solo per la tecno oligarchia dominatrice del tempo presente.

Non si sfugge alla prigione tecnocratica, si diventa plastilina nelle mani di chi è in grado di nascondere o rendere fruibile il sapere secondo interesse o capriccio.

A noi resta un nichilismo smemorato, spensierato, colmato a richiesta e dietro pagamento attraverso lo schermo dello smartphone e la scatola magica dell’Intelligenza Artificiale, cornucopia postmoderna della dea Atalanta.

Forse chi scrive parla pro domo sua, in quanto autore di oltre dieci libri, ma vorrebbe che l’oblio di ciò che ha scritto e pensato avvenisse per scelta e per la legge del tempo, non per sottrazione deliberata da parte di pochi potenti che si appropriano di tutto, materiale e immateriale, lo immagazzinano nella dimensione virtuale e ne fanno oggetto di allenamento intensivo per il cervellone artificiale che oltrepassa tutte le intelligenze che una volta chiamavamo umane.

Non solo la cupola tecnocratica si impadronisce delle risorse del pianeta, acqua, fonti energetiche, porzioni sempre più ampie del territorio per dedicarle ai giganteschi apparati da alimentare continuamente, raffreddare, ingrandire a scapito dell’antiquata civiltà degli uomini e della persistenza dei viventi, ma la trasforma in trust privato della conoscenza e dell’intelligenza, destinata a decadere nel residuo homo (non più) sapiens. Schiavitù assoluta per de-umanizzazione.

È obsoleto anche lo studio di Howard Gardner sull’intelligenza umana. Le sue conclusioni verranno rinchiuse nel cloud, a disposizione esclusiva della tecnostruttura e dei suoi servi più eminenti?

Gardner identificò nove tipologie differenziate di intelligenza umana, più una decima, speculativa, ciascuna deputata a differenti settori del nostro agire.

Intelligenza logico-matematica; linguistica; spaziale; musicale; cinestetica o procedurale; interpersonale; intrapersonale; naturalistica; filosofico-esistenziale.

Dopo di lui, Antonio Battro e Percival J. Dunham identificarono una nuova tipologia, l’intelligenza digitale. Successivamente Gardner fece una sintesi delle abilità necessarie nell’età contemporanea proponendo una classificazione alternativa: intelligenza disciplinare, sintetica, creativa, rispettosa ed etica, dopo aver esaminato diverse attitudini, dall’intelligenza tecnologica a quella digitale, mercantile, emotiva e perfino spirituale.

Lo psicologo americano ha lavorato per il re Prussia? Probabilmente sì, se l’IA si appresta a sostituirci nelle decisioni, nelle iniziative, perfino in certi ambiti della creatività. Dunque, l’homo sapiens è una creatura fungibile, fastidiosa, perché ancora dotata di giudizio e raziocinio.

Perciò, dopo averla ridotta a puro impulso ed esecutrice immediata dei propri istinti con la cantilena dei “diritti”, i padroni universali hanno ogni interesse a ridurne il numero. Umanità inutile è un’espressione usata apertamente da Yuval Harari e Bill Gates.

Una volta incorporata nel magazzino universale dell’Intelligenza Artificiale l’intera produzione intellettuale e scientifica dell’uomo, messo da parte per inservibilità pratica il suo pensiero etico, morale, spirituale, bruciata o resettata ogni sua traccia, il mondo di Fahrenheit 451 sarà perfettamente realizzato.

La residuale futura umanità insipiens regredirà ad animale dalla scarsa dotazione istintuale, la nostra condizione primigenia. I più abili diventeranno cyber uomini al servizio della megamacchina.

E non ci sarà un Guy Montag ribelle a salvare i libri, accaparrati dai signori dell’Intelligenza Artificiale.

Aveva ragione Martin Heidegger: solo un Dio ci può salvare. Ma lo vorrà?

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Terremoto all’OMS: 2.400 posti di lavoro tagliati, dirigenti in fuga…

22 August 2026 at 08:52

Autore: France-Soir Pubblicato il 20 agosto 2026 – 09:28

Possiamo ancora credere che si tratti di una semplice ristrutturazione? L’OMS, l’istituzione che per anni ha impartito lezioni al mondo, ora viene dissanguata.

Nei prossimi mesi sono stati eliminati 2.400 posti di lavoro, tra cui un quarto del personale, 900 dei quali solo a Ginevra. Questo rappresenta un vero fallimento: un fallimento di credibilità, un fallimento politico, un fallimento morale.

Jeremy Farrar, il direttore scientifico, lascerà l’incarico alla fine di settembre. Mentre l’OMS fa riferimento, con garbo, all’età pensionabile, il Telegraph e fonti interne raccontano una storia diversa, fatta di crescente frustrazione nei confronti della burocrazia e di lotte di potere. Nonostante abbiano cercato di etichettarlo come una “normale partenza”, non ha convinto nessuno.

Farrar non è nuovo alla scena; è la stessa persona che, insieme a Fauci, ha a lungo insistito sull’origine naturale del virus. Ma ora sappiamo ciò che alcuni stretti collaboratori di Fauci hanno finalmente ammesso: già nel gennaio 2020, il genoma “sembrava essere stato modificato geneticamente”. Farrar stesso ha esitato, ma ha comunque insistito sulla linea ufficiale. Oggi sta facendo le valigie, proprio mentre David Morens, ex consigliere senior di Fauci al NIAID, si dichiara colpevole di aver organizzato l’occultamento di documenti pubblici relativi ai finanziamenti per la ricerca, in cambio di tangenti e promesse di futuri finanziamenti. Sebbene Fauci non sia citato nell’atto d’accusa, il suo fidato consigliere ha ammesso di aver nascosto documenti all’amministrazione statunitense.

Quanto a Yukiko Nakatani, responsabile dei dati e dei sistemi sanitari, ha lasciato Ginevra il 13 agosto per il Giappone, ufficialmente per un nuovo incarico presso il Ministero della Salute giapponese. Health Policy Watch riporta che i dirigenti interni parlano di accese discussioni e dure critiche sulla gestione dei dati e sulla leadership di Tedros. Questa fuga di notizie è particolarmente rilevante, dato che i funzionari con sede a Ginevra hanno ricevuto le lettere di licenziamento con due mesi di tempo per fare le valigie e lasciare la Svizzera.

Dopo anni in cui si è ritenuta intoccabile, l’OMS è finalmente sotto accusa; il suo deficit di bilancio ha raggiunto un miliardo di dollari dal ritiro degli Stati Uniti. Tedros si riferisce a questo come a una “dolorosa riorganizzazione delle priorità”, scegliendo attentamente le parole. E Bill Gates, il grande filantropo, ma anche colui che impartisce gli ordini per GAVI, il suo altro progetto prediletto, la cui fondazione ha a lungo gestito i finanziamenti con gli Stati Uniti, starà sicuramente osservando questo spettacolo con un sorriso leggermente forzato.

L’organizzazione globale che ha esitato trasparenza e fiducia si trova ora a licenziare in massa il personale, a vedere i suoi migliori scienziati andarsene, lasciando un imbarazzante silenzio su ciò che è realmente accaduto dal 2020.

Il fetore che emana da questa vicenda, mentre Fauci è sotto pressione negli Stati Uniti, non è certo piacevole. Fonte: France Soir

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La Cina respinge fermamente la richiesta degli Stati Uniti di sostenere la loro “operazione economica più devastante” contro l’Iran

22 August 2026 at 08:46

La Cina ha respinto con fermezza l’appello di Washington ad aderire all’attuazione delle sanzioni statunitensi per “schiacciare” l’economia iraniana, opponendosi alle pressioni dell’amministrazione Trump per partecipare alle “sanzioni più dure della storia”, che hanno segnato una nuova fase del conflitto incentrata su una guerra economica prolungata, poiché una soluzione militare è considerata sempre più irrealistica e improbabile.

“Per quanto riguarda la questione iraniana, le sanzioni e le pressioni non contribuiscono a risolvere il problema”, ha dichiarato un rappresentante dell’ambasciata cinese a Washington, secondo quanto riportato da Reuters. Il nuovo piano della Casa Bianca prevede un forte ricorso alla pressione internazionale sui paesi esterni per imporre un isolamento estremo alla Repubblica islamica.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha ribadito la stessa posizione ai giornalisti venerdì durante un consueto briefing. “La Cina invita tutte le parti interessate ad adottare misure responsabili e a risolvere il problema attraverso mezzi politici e diplomatici”, ha affermato.

Interrogato specificamente sulle recenti dichiarazioni del Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent, Lin ha sottolineato la necessità che tutte le parti adottino “misure responsabili” per risolvere la guerra. “La Cina si oppone alle sanzioni unilaterali illegali che non hanno fondamento nel diritto internazionale e non sono autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, ha dichiarato Lin.

via EPA
Giovedì Bessent aveva dichiarato alla CNBC: “È un doppio colpo. Abbiamo il blocco (sull’Iran) e imporremo le sanzioni più dure della storia”. Ha poi promesso: “Funzionerà in Iran e faremo crollare questo regime”.

Ha inoltre citato alcune (famigerate) parole del Presidente George W. Bush rivolte agli alleati dopo gli attentati dell’11 settembre: “O siete con noi, o siete contro di noi”, ha detto Bessent nell’intervista. “Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo.”

Una retorica così intransigente difficilmente convincerà i cinesi, anche perché sanno benissimo cosa è successo dopo quella dichiarazione di Bush: le forze americane si sono impantanate in ben due pantagoni in Medio Oriente, Afghanistan e Iraq, in quelle che sono state cinicamente definite “guerre infinite”.

Inoltre, la reazione a Baghdad è stata pressoché immediata, poiché una delle principali conseguenze indesiderate della guerra di cambio di regime voluta dagli Stati Uniti è stata l’ascesa al potere di politici sciiti filo-iraniani in Iraq. Pechino è fin troppo consapevole del bilancio degli Stati Uniti nella regione, mentre i decisori politici di Washington continuano a ignorare le evidenti lezioni della storia recente.

Giovedì Bessent è apparso perplesso dalla reazione dei prezzi del petrolio, affermando inoltre che sarebbe stato meglio discutere con Pechino in privato:

“Credo che i mercati petroliferi stiano interpretando male il significato di questa pressione economica”, ha dichiarato Bessent giovedì. I prezzi del petrolio hanno raggiunto i massimi da oltre tre settimane.

“Abbiamo informazioni asimmetriche e non capisco perché il prezzo del petrolio sia schizzato alle stelle”, ha affermato Bessent. “Se stiamo esercitando la massima pressione economica, significa che probabilmente non ci sarà una ripresa cinetica su larga scala”.

Alla domanda se gli Stati Uniti potrebbero prendere di mira la Cina per i suoi rapporti commerciali con l’Iran, Bessent ha risposto che molte conversazioni è meglio svolgerle in privato.

“Siamo fiduciosi che tutti vogliano la riapertura dello Stretto (di Hormuz) e che i prezzi dell’energia tornino a scendere”, ha concluso. “Tenete presente che la Cina ricava il 50% della sua energia dal Golfo. Quindi, farebbe loro un grande favore adeguarsi.”

Tuttavia, Bessent si è dato da fare questa settimana per ribadire il cambio di strategia di Trump (optando per una “soluzione” di guerra d’assedio economica, dopo che la strategia militare non ha dato i risultati sperati)…

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La stretta di Trump rischia di trasformare Hormuz nel detonatore della prossima crisi energetica mondiale

21 August 2026 at 16:38
Iran, la stretta di Trump rischia di trasformare Hormuz nel detonatore della prossima crisi energetica mondiale

Giornale d’Italia

Washington punta sull’isolamento economico per piegare Teheran, ma la chiusura di Hormuz rende la partita globale. Tra petrolio, sanzioni e tensioni nel Golfo, il rischio è che la pressione produca escalation anziché resa.

di Riccardo Renzi – 21 Agosto 2026

Iran, la stretta di Trump rischia di trasformare Hormuz nel detonatore della prossima crisi energetica mondiale

Mappa dello Stretto di Hormuz postata da Trump, fonte: Truth, @DonaldTrump

La nuova guerra economica di Washington

Donald Trump ha annunciato quella che definisce una nuova fase di “guerra economica” contro l’Iran, minacciando un isolamento senza precedenti per Teheran e per gli Stati, le banche e le imprese che continueranno a commerciare con la Repubblica islamica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha parlato delle sanzioni più dure mai adottate dagli Stati Uniti. La logica è quella della massima pressione: ridurre le entrate petrolifere, strangolare i canali finanziari e rendere sempre più costoso per i Paesi terzi mantenere rapporti economici con Teheran. È una strategia già sperimentata per anni, non soltanto contro l’Iran ma anche contro la Russia. Il problema è che le sanzioni possono certamente impoverire un’economia, ma non necessariamente produrre la capitolazione politica desiderata da chi le impone. L’Iran, inoltre, vive da decenni sotto restrizioni americane e ha costruito una parte significativa della propria economia proprio attorno alla necessità di aggirarle. Ciò non significa che possa assorbire indefinitamente nuovi shock: l’inflazione, la perdita di investimenti e l’interruzione dei commerci rappresentano costi enormi. Significa però che il rapporto fra sofferenza economica e resa strategica è tutt’altro che automatico.

Hormuz, il vero punto critico

Il problema più grande, tuttavia, non riguarda soltanto l’Iran. Riguarda il mercato energetico mondiale. Lo Stretto di Hormuz è uno dei principali colli di bottiglia della circolazione globale di petrolio e gas. Prima della guerra vi transitava una quota enorme del commercio mondiale di greggio; oggi il traffico è precipitato. Secondo dati citati dall’Associated Press, nella settimana di metà agosto i passaggi confermati erano scesi drasticamente e, in una delle giornate osservate, soltanto tre navi avevano attraversato lo stretto. Trump sostiene che il blocco sia efficace e che le alternative infrastrutturali possano ridurre progressivamente l’importanza di Hormuz. Ma costruire oleodotti e aumentare la capacità di esportazione attraverso rotte alternative richiede anni, non settimane. Nel frattempo, ogni riduzione del traffico significa maggiore rischio, assicurazioni più costose, noli più elevati e soprattutto petrolio più caro. È qui che la strategia americana rischia di produrre un paradosso: per mettere in difficoltà l’Iran si finisce per trasferire una parte del costo sul resto del mondo.

L’errore delle sanzioni come soluzione universale

La tentazione di Washington è considerare la pressione economica come una leva quasi meccanica: meno petrolio, meno valuta, maggiore malcontento, quindi maggiore disponibilità del regime a trattare. La storia suggerisce maggiore prudenza. Le sanzioni possono funzionare quando accompagnano una trattativa credibile e lasciano all’avversario una via d’uscita. Quando invece vengono percepite come un tentativo di ottenere una resa incondizionata, possono rafforzare la convinzione della leadership colpita che non esista alcuna alternativa alla resistenza. Teheran, del resto, interpreta il conflitto come una questione di sopravvivenza nazionale. In questo quadro, l’inasprimento economico rischia di consolidare anziché dissolvere la volontà di combattere. È precisamente il punto sollevato da Alastair Crooke: attribuire alla pressione economica la capacità di produrre automaticamente un cambio di regime significa sottovalutare la resilienza accumulata dall’Iran dopo decenni di isolamento.

Il fronte emiratino cambia gli equilibri

A rendere ancora più difficile la situazione è arrivata la decisione degli Emirati Arabi Uniti di sospendere commercio e transazioni finanziarie con l’Iran, dopo aver accusato Teheran di avere lanciato due missili balistici verso le acque emiratine. L’Iran ha respinto l’accusa. Il provvedimento è particolarmente significativo perché Dubai rappresentava una delle principali porte economiche dell’Iran verso il mercato internazionale. Secondo Reuters, la Cina resta oggi il principale acquirente del petrolio iraniano, mentre gli Emirati costituiscono un importante canale commerciale e di riesportazione. La chiusura di questo canale non è dunque una semplice misura diplomatica. È una ferita economica concreta. Resta però una domanda che merita di essere posta senza trasformarla in una certezza: perché Teheran avrebbe dovuto deliberatamente colpire un vicino che costituisce uno dei suoi principali sbocchi commerciali? I due missili segnalati dagli Emirati sono finiti in mare e Abu Dhabi sostiene che fossero diretti contro la navigazione. L’Iran nega invece di averli lanciati. Non disponiamo di elementi pubblici sufficienti per stabilire che si sia trattato di un’operazione sotto falsa bandiera. L’ipotesi non può essere presentata come un fatto, ma le circostanze rendono legittimo chiedere un’indagine indipendente prima di trasformare l’episodio in una nuova certezza propagandistica.

Il rischio della spirale incontrollabile

È questo il punto geopolitico più delicato. Ogni attore possiede oggi una ragione per alzare la posta: Washington vuole riaprire Hormuz e imporre condizioni a Teheran; l’Iran vuole evitare una capitolazione; gli Emirati vogliono proteggere i propri traffici; Israele punta a neutralizzare definitivamente la minaccia iraniana; gli europei devono evitare una nuova crisi energetica. Ma gli obiettivi non coincidono. La guerra rischia così di trasformarsi in un conflitto “a pilota automatico”, nel quale ogni attacco produce una risposta e ogni risposta modifica gli equilibri abbastanza da rendere politicamente più difficile fermarsi. Reuters ha recentemente evidenziato proprio questo rischio, collegando la contrazione del traffico a Hormuz alle crescenti tensioni tra Iran, Stati Uniti e Paesi del Golfo.

La lezione di Mosca

Da una prospettiva strettamente geopolitica, Washington dovrebbe ricordare l’esperienza russa. Le sanzioni occidentali hanno imposto costi enormi a Mosca, ma non hanno prodotto il risultato politico inizialmente auspicato: la Russia ha riorientato parte dei propri commerci, approfondito i rapporti con Cina e India e sviluppato ulteriormente strumenti per aggirare le restrizioni. L’Iran potrebbe fare qualcosa di analogo, sebbene parta da condizioni economiche molto più fragili. Questo non significa che Teheran sia immune dalla pressione. Al contrario: il blocco dei traffici, la perdita del canale emiratino e l’inasprimento delle sanzioni possono aggravare seriamente una situazione già difficile. Ma trasformare questa sofferenza in una previsione di imminente collasso sarebbe analiticamente azzardato.

La partita è ormai globale

La questione iraniana non può più essere considerata una semplice disputa fra Washington e Teheran. Hormuz è una questione mondiale, perché attraverso quel corridoio passa una parte essenziale dell’energia destinata ai mercati asiatici ed europei. La domanda decisiva, quindi, non è soltanto se Trump riuscirà a mettere l’Iran in ginocchio. È se la pressione economica riuscirà a ottenere un accordo prima che il costo della guerra diventi superiore ai vantaggi che Washington spera di conseguire. Perché una cosa è certa: un Iran impoverito può essere un Iran più debole; un Iran messo alle strette può anche diventare un Iran più pericoloso. E se Hormuz resterà chiuso, il conto non arriverà soltanto a Teheran. Arriverà alle pompe di benzina, alle industrie e ai bilanci pubblici di mezzo mondo. È questo il paradosso della nuova escalation: nel tentativo di isolare l’Iran, si rischia di internazionalizzare ancora di più il costo della guerra.

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Il vescovo Schneider paragona la Fraternità Sacerdotale San Pio X al rifiuto di Sant’Atanasio di avallare l’eresia

20 August 2026 at 08:50

Il vescovo Schneider ha difeso le consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X come atti necessari per continuare la loro opera di preservazione della fede cattolica perenne in modo chiaro e completo, nella sua dottrina e nei suoi sacramenti.

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Il vescovo Atanasio Schneider, durante una conferenza a Roma, ottobre 2023
Michael Haynes

Emily
Mangiaracina
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(LifeSiteNews) — Il vescovo Atanasio Schneider ha paragonato la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ai vigili del fuoco che un capo dei pompieri punisce per aver utilizzato metodi “collaudati” per spegnere le fiamme che minacciavano una casa.

In una dichiarazione condivisa dalla giornalista Diane Montagna, Schneider ha ricordato la scomunica di Sant’Atanasio per fare luce sull’attuale censura della Fraternità Sacerdotale San Pio X da parte del Vaticano. Ha raccontato che Papa Liberio pronunciò questa scomunica contro Sant’Atanasio per essersi rifiutato di “entrare in comunione con i vescovi ariani e semi-ariani” che appoggiavano l’eresia o erano complici di essa.

“Oggi, Sant’Atanasio sarebbe considerato uno scismatico secondo la definizione di ‘scisma’ nell’attuale Codice di Diritto Canonico, poiché si rifiutò di essere in comunione con membri della Chiesa (vescovi eretici e semi-eretici) che erano canonicamente riconosciuti e quindi soggetti al Papa”, ha osservato Schneider.

— L’articolo continua sotto la Petizione —
Chiedete a Papa Leone XIV di abbandonare la Traditionis Custodes e di revocare tutte le soppressioni della Messa in latino
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Ha descritto le consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X come un esempio di un “raro dilemma” che si trova a dover scegliere tra preservare la fede cattolica perenne in modo chiaro e inequivocabile “o essere canonicamente riconosciuti dal Papa”. Ciò è dimostrato, ha osservato, dal fatto che una delle condizioni per il riconoscimento della Fraternità Sacerdotale San Pio X da parte del Vaticano è che essa accetti pienamente il Concilio Vaticano II, che contiene “ambiguità dottrinali”, e che “accetti non solo la validità ma anche la legittimità” della Nuova Messa “nonostante la sua vaghezza dottrinale e rituale, che segna una netta rottura con il Rito Romano tradizionale”.

Il vescovo ha puntato il dito contro “sviluppi malsani all’interno della Chiesa” che hanno contribuito a un atteggiamento di condanna nei confronti della Fraternità Sacerdotale San Pio X: il legalismo, che considera il diritto creato dall’uomo come assoluto, e il papalismo, che considera il papa come assoluto. Secondo questa “visione ristretta della realtà”, i cattolici sono giunti a dare priorità al legalismo e al papalismo rispetto alla chiara dottrina, ha affermato.

“Eppure, durante ogni grande crisi dottrinale nella storia della Chiesa, la regola ferrea è stata quella di evitare qualsiasi ambiguità dottrinale”, ha sottolineato Schneider. Ha evidenziato l’esempio di Papa Onorio I, che emanò lettere “dottrinalmente ambigue” che furono poi “fermamente condannate” da papi e tre concili ecumenici, nonostante il tentativo del suo successore di stabilire un’“ermeneutica della continuità”.

Ignorando questo esempio storico, oggi si “afferma diffusamente all’interno della Chiesa che non può sorgere alcun conflitto di coscienza tra l’obbedienza al Papa e la preservazione della purezza inequivocabile della fede”, ha osservato Schneider. «Questo significa, in definitiva, che l’obbedienza al Papa è così apprezzata che si ritiene preferibile accettare ambiguità in materia di fede e riti liturgici piuttosto che agire contro un comando papale, anche se tale comando è solo umano e può essere imperfetto», ha continuato Schneider.

Ha sottolineato che oggigiorno le persone hanno una comprensione errata e «ristretta» di cosa significhi essere in comunione con la Chiesa cattolica, riducendola alla sola «obbedienza al Papa».

«Questo rischia di elevare l’obbedienza al Papa allo stesso livello dell’obbedienza alla rivelazione divina di Dio», ha osservato Schneider.

Secondo San Roberto Bellarmino, l’unità con la Chiesa richiede la professione della stessa fede e la comunione dei sacramenti, nonché il rimanere «sotto la guida di pastori legittimi, e in particolare del Romano Pontefice». San Bellarmino ha anche sostenuto che è «lecito» «resistere» a un papa che «attacca il corpo», «opprime le anime» e soprattutto «cerca di distruggere la Chiesa». Schneider ha sottolineato analogamente che in circostanze “straordinarie” un cattolico “potrebbe essere tenuto in coscienza ad agire contro il diritto positivo (leggi disciplinari emanate dall’autorità umana della Chiesa) proprio per rimanere fedele senza compromessi alla Legge divina”.

Ha evidenziato che il requisito che le ordinazioni episcopali siano effettuate con l’approvazione del papa è un esempio di diritto positivo – e peraltro piuttosto recente. Inoltre, “anche dopo tale sviluppo, il diritto canonico non ha considerato le ordinazioni episcopali illecite… come offese all’unità della Chiesa, come atti intrinsecamente scismatici o come intrinsecamente malvagi”.

La Fraternità San Pio X ha un incentivo particolarmente forte a proseguire il suo lavoro.

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Cosa succede quando reciti il Rosario?

20 August 2026 at 08:38

Quando preghi, Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori ora…., la Beata Madre viene istantaneamente al tuo fianco per pregare con te. E non viene da sola. Porta con sé gli Angeli. E non uno o due soltanto, poiché ella è la Regina degli Angeli, quindi cori di angeli vengono con lei.

E lei e Gesù sono uniti nel cuore e non possono essere separati, quindi ella porta Gesù con sé. E Gesù non può essere separato dalla Trinità, quindi Egli porta il Padre e lo Spirito Santo con Sé. E dove è la Santissima Trinità, lì è tutta la creazione, e tu sei circondato da una tale bellezza e luce che non puoi immaginare in questa vita.

Tua Madre viene come Nostra Signora delle Grazie con le mani distese. Raggi di luce emanano dalle sue mani, trafiggendo il tuo corpo, guarendoti e colmandoti di grazie. Questa è la tua eredità, che fu versata dal cuore di Gesù sulla Croce, quando il centurione trafisse il Suo Cuore con la lancia, nel solo vaso puro pronto a ricevere tali grazie in quel momento, tua Madre. Ora, mentre reciti il Rosario, o anche solo un’Ave Maria, ricevi la tua porzione di queste grazie. Egli disse anche in quel momento: «Chiunque si rivolge a Maria e recita il Rosario non può essere toccato da Satana». È un mistero che chiunque reciti il Rosario con il cuore sia così benedetto, protetto e potente nelle sue preghiere per gli altri?

Padre Gabriele Amorth, Capo Esorcista del Vaticano

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Il denaro contante è libertà

19 August 2026 at 07:45

È indispensabile difendere il denaro contante, quello che sta nel nostro portafogli. Chi ama pagare con carta di credito ha un’idea di libertà declinata come comodità.

È comodo non avere contante: non si rischia il furto o lo smarrimento; non ci si sente limitati nelle spese. Una libertà negativa, consumistica, tipicamente moderna, finta, da mondo al contrario.

L’individualismo spinto, unito all’indifferenza per le motivazioni reali dei comportamenti diretti dall’alto, rovescia le prospettive.

Parliamo di libertà ma accettiamo senza battere ciglio che il potere finanziario sia il vero padrone del “nostro” denaro, che ci consegna in piccole quantità, non prima di avere estratto uno strano plusvalore, la commissione, il pizzo del grassatore.

I signori del denaro ci controllano, sanno tutto delle nostre propensioni, spese, preferenze, in nome della maledetta “trasparenza”, ovvero della fine della privatezza, dell’intimità e della riservatezza; trattengono il nostro denaro e decidono insindacabilmente se e in quale misura restituircelo.

Per questa operazione estrattiva – trasferimento di risorse dal basso all’alto – hanno bisogno della complicità dello Stato, le cui leggi rendono sempre più complicato usufruire liberamente del nostro peculio e utilizzare il contante come mezzo di pagamento.

Il potere pubblico condivide con gli emittenti di denaro la capacità di conoscere tutto di noi, quindi anche di estrarre alla fonte parti del reddito. Una rapina legale della quale siamo vittime impotenti.

La maggiore libertà dei pagamenti elettronici riguarda solo chi gestisce il rubinetto – emittenti di moneta, banche, società finanziarie – chi orienta le norme a favore di quei poteri fortissimi, oltreché i padroni delle complesse tecnologie alla base del gesto di appoggiare una carta elettronica al POS, digitare il codice relativo e attendere il buon fine, accompagnato dalla dicitura “transazione approvata”.

Qui dovrebbe sorgere la prima reazione e, invece, no. L’omuncolo postmoderno, superbo cultore delle sue (apparenti) libertà, per quale motivo dovrebbe vedere approvate da qualcuno – l’entità sovraordinata, impersonale, la Matrix finanziaria – le sue spese, scelte di consumo, preferenze?

Non sono forse suoi i quattrini?

Perché Stato, tecnostruttura e banche dovrebbero sapere per filo e per segno dove, quando e per quali spese abbiamo usato i nostri (!) soldi?

Il potere fonda la sua presa ferrea sulla maggioranza sulla reiterazione ossessiva di messaggi, in gran parte falsi o fuorvianti.

Ripetiamolo a nostra volta: l’uso del contante è la pietra angolare della sovranità personale, che è innanzitutto padronanza di se stessi.

Il denaro contante, misura del valore ma anche valore della misura (Giacinto Auriti) è un sistema efficiente, semplice e immediato per condurre transazioni finanziarie da oltre quattromila anni.

L’uso della moneta il cui valore nominale corrispondeva al contenuto in metallo, risale a Babilonia prima del 2000 a.C..

L’introduzione della cartamoneta deriva dalle cambiali dell’antica Cina, dai titoli di credito ebraici e da Cartagine. La banconota nella forma odierna nacque nel VII secolo in Cina.

Oggi siamo esposti a un rischio mortale per la libertà con la diffusione obbligata della valuta digitale emessa da una banca centrale (privata, sottratta per legge al controllo pubblico dei governi e dei parlamenti), destinata a fungere da unica unità di pagamento, vietando di fatto l’uso del contante.

L’acronimo a cui dovremo abituarci – e sottometterci – è CBDC (Central Bank Digital Currency, valuta digitale della banca centrale). Sono stati lungimiranti gli svizzeri, che hanno imposto con referendum l’inserimento nella costituzione elvetica del diritto all’uso del denaro contante.

Sotto forma di legge di iniziativa popolare, il movimento Italia del Domani di Marco Rizzo sta cercando di offrire agli italiani la medesima possibilità.

La valuta digitale ha gravi conseguenze per la libertà dei cittadini. Le tutele previste per l’uso del contante negli USA possono essere un punto di riferimento per resistere alle catastrofiche conseguenze dell’instaurazione del tecnofeudalesimo monetario.

La prima linea di difesa della costituzione americana è avere stabilito l’autorità del parlamento federale sul denaro.

L’articolo 1, sezione 8, conferisce al Congresso il ​​potere esclusivo di “coniare moneta, regolarne il valore e quello della valuta, e fissare gli standard di pesi e misure”.

La Corte Suprema – massimo organo giurisdizionale Usa –  non si è ancora pronunciata direttamente sulla questione delle CBDC.

Le principali decisioni in merito sono state le sentenze Knox contro Lee (1871), che sancì la costituzionalità dell’autorizzazione federale della stampa di moneta legale e McCulloch contro il Maryland (1819), che stabilì il diritto e il potere governativo di creare una banca federale.

I principi della Costituzione statunitense proteggono dunque il diritto di utilizzare il contante nelle transazioni finanziarie.

L’istituzione delle CBDC come unità monetaria obbligatoria rappresenterebbe una novità assoluta negli USA e un precedente di capitale importanza.

Il Quarto Emendamento (clausola I) garantisce i cittadini rispetto a perquisizioni, sequestri e confische, con l’esplicito divieto di entrare nella proprietà privata, nonché l’opposizione alla confisca illegale e arbitraria di beni; protegge la sicurezza di persone, abitazioni, documenti ed effetti personali.

Sancisce, cioè, il diritto fondamentale alla privatezza contro le intrusioni governative, a cui oggi si affianca il potere della tecnostruttura privata.

Eliminare il contante come mezzo di pagamento legale annullerebbe il diritto alla privacy sancito dal Quarto Emendamento. Le persone non avrebbero più riservatezza nelle transazioni quotidiane e sarebbero assoggettate a un’inaccettabile intrusione da parte del governo, degli emittenti di moneta, delle entità finanziarie e dei possessori delle tecnologie applicate alla monetazione elettronica.

Chi detiene moneta a corso legale, ovvero contanti, possiede il valore di tale valuta senza intermediari. L’utilizzo delle valute digitali delle banche centrali annullerebbe la proprietà effettiva di un bene o di una somma di denaro, poiché le CBDC sono diverse dai contanti soprattutto perché rappresentano una promessa di pagamento che le banche possono interpretare, ritardare, sospendere, disattendere.

Esiste una differenza fondamentale tra una promessa di pagamento e il pagamento effettivo, ossia i contanti, proprietà incondizionata e assoluta.

Il più sinistro esempio di coercizione digitale è stato l’atteggiamento del governo liberale canadese contro il cosiddetto Canadian Freedom Convoy (convoglio canadese della libertà) nel 2022, con cui gli autisti di camion si opposero alla vaccinazione contro il COVID-19.

Il governo bloccò settantasei conti bancari dei dirigenti della protesta. A chi manifestava pacificamente contro l’obbligo di sottoporsi a una terapia genica sperimentale fu impedito di accedere al suo denaro.

Il congelamento dei conti bancari fu una palese coercizione politica per costringerli a fare ciò che non volevano bloccando il mezzo della loro sopravvivenza.

Non esiste un modo più semplice per bloccare l’accesso ai conti bancari che utilizzare la valuta digitale al posto del contante, ben più difficile da confiscare. Non esiste un metodo più perfetto per sovvertire la libertà che costringere a utilizzarle.

La stabilità di un sistema politico si fonda sulla proprietà diffusa, che garantisce sicurezza poiché consente ai singoli di controllare i mezzi di produzione, protezione e sopravvivenza.

Il denaro, in quanto mezzo di scambio, assicura la stabilità economica, incoraggia gli investimenti e la crescita nazionale.

Il dollaro statunitense è stato la valuta di riserva mondiale per decenni anche perché non ha mai confiscato denaro ai cittadini. Nessuna nazione responsabile investirebbe in una valuta di riserva gravata dall’abolizione o dal difficile uso del contante come mezzo di pagamento legale.

I CBDC aumentano il rischio di furto e criminalità informatica e possono, in casi estremi, mettere in pericolo la vita delle persone. Esiste una vasta letteratura sui furti informatici ai danni dei conti bancari, così come sulle fughe di informazioni personali.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la CBDC crea un ecosistema vasto e complesso, che amplifica i rischi esistenti e ne genera di nuovi.

Pensiamo a situazioni come guerre, interruzioni o crisi energetiche, malfunzionamenti, disastri naturali che causano guasti alle reti energetiche o bancarie, rendendo impossibile l’accesso ai fondi.

Già questo giustifica l’imperativa necessità di conservare il contante. Non esiste migliore garanzia indipendente da qualsiasi ente o potere che preservi l’accesso alle risorse finanziarie per famiglie e individui in ogni momento.

Le valute digitali (CBDC) istituiscono e legittimano un sistema di credito sociale sul modello cinese, ponendo il potere politico, dirigenti ed azionisti della banca centrale, l’élite tecnologica e i banchieri nella posizione di signori tecno feudali.

Il sistema di credito sociale cinese valuta l’affidabilità di individui e imprese, monitora il comportamento e assegna un punteggio,  con tutto ciò che comporta in termini di diritti politici, opportunità sociali e sanzioni.

Un punteggio negativo può comportare restrizioni di viaggio, impedire l’accesso a posizioni professionali, difficoltà nell’ottenere prestiti, umiliazione pubblica.

Le valute digitali delle banche centrali facilitano l’imposizione di controllo sociale e politico per promuovere, colpire o vietare mandati politici, culturali, legali e religiosi, cancellando la privacy e la libertà di espressione.

Il governo indiano ha ritirato improvvisamente due banconote che rappresentavano l’86 per cento del circolante, ufficialmente per  combattere la corruzione. La scomparsa del contante ha causato un’ondata di suicidi tra chi non sa orientarsi nella complessità dei sistemi digitali o ne è escluso.

Adottare le valute digitali rappresenta il compimento della transizione a una drammatica forma di feudalesimo, l’arma assoluta della tecno tirannia. Difendere e sancire legalmente l’uso del contante è la chiave per preservare le concrete libertà individuali.

Laddove il governo non rispetta i diritti civili, il contante aiuta a proteggere la società dall’uso illegittimo del potere pubblico, dalla sorveglianza e dall’intimidazione, ha dichiarato Heike Mai, dirigente di Deutsche Bank. È tanto difficile da capire?

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Conseguenze del,la Psicologia

18 August 2026 at 16:13

Parliamo delle conseguenze della moda dello psicologo, perché sì, è una moda.

Come sappiamo, la psicologia moderna è una delle tante pseudo-scienze nate dal regno della quantità, un sapere che riduce lo spirito, realtà qualitativa e non misurabile, al livello del semplice psichico, catalogabile, analizzabile, curabile come un organo malato. Abbiamo dei “tecnici” che amministrano il disagio senza mai chiedersi da dove venga né verso cosa dovrebbe orientarsi chi lo prova.
Ora però, senza entrare nello specifico, facciamo notare l’ennesimo fattore che crea distanza tra le persone.

Le persone hanno smesso di confidarsi con chi le sta accanto e hanno iniziato a farlo solo a pagamento, con un estraneo dietro una scrivania. Non si fidano più di nessuno, lo psicologo è diventato l’unico luogo in cui aprirsi, perché considerato neutro, sterile, professionale. Non è casomai un amico o un partner che potrebbe usare le tue debolezze contro di te. È lo psicologo.

Parliamo, senza mezzi termini, di un fallimento sociale.
Tutti parlano con lo “specialista” e nessuno più con il vicino, ecco che quest’ultimo diventa sempre più uno sconosciuto, e la diffidenza diventa strutturale. Una società sospettosa dei rapporti umani, in cui l’unico interlocutore accettabile è un “professionista” che si riempie le tasche.

La psicologizzazione di massa ha prodotto persone che si guardano l’un l’altra in cagnesco, attraverso una grammatica clinica. “Hai tratti narcisistici”, “questa è una relazione tossica” ecc.
Il linguaggio della terapia è entrato nel linguaggio comune, ha fornito un vocabolario tecnico per giustificare la distanza. Ogni conflitto, quello che un tempo si affrontava litigando, chiarendo, a volte perdonando, oggi viene riletto come sintomo di una patologia altrui da cui proteggersi. Il prossimo non è più un simile con cui misurarsi, è un potenziale rischio da diagnosticare a distanza.

Osservate la deriva, vi sono pubblicità su pubblicità in cui si sponsorizzano psicologi, anche online, lo Stato che elargisce bonus per andarci…

Una società che manda tutti dallo psicologo è l’ennesimo segno dei tempi. Una società convinta di star curando il proprio benessere, ma che in realtà è solamente una società di monadi tristi, diffidenti e smarrite.

WI

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