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Europa e Cina faccia a faccia. Parte la trattativa sul deficit

8 October 2026 at 16:00

L’aereo è atterrato, il portellone si è aperto e Maros Sefcovic, commissario europea al commercio, è sceso. Da quel momento è iniziata la delicata, anzi delicatissima, missione che potrebbe portare Cina ed Europa a una tregua commerciale che, nei fatti, converrebbe a tutti e due. Per il Dragone, per esempio, rinunciare al più grande e variopinto spazio economico del mondo, mezzo miliardo di individui, sarebbe un gran bel problema. Specialmente dopo la chiusura semi-ermetica del mercato americano. L’Europa, da parte sua, ne ha abbastanza della concorrenza sleale cinese, tutta sussidi e steroidi. Bruxelles è pronta ad alzare nuovi muri, aumentando l’ansia di Pechino. Per tutte queste due ragioni, un’intesa che freni la prepotenza commerciale e la forza muscolare della Cina da una parte e salvaguardi l’export made in China dall’altra, conviene ad ambo le parti.

“Primo giorno in Cina, con un obiettivo: iniziare a riequilibrare il nostro deficit commerciale insostenibile con la Cina”, ha scritto sui social media Sefcovic, prima di sbarcare nella Repubblica popolare. Riferendo di aver incontrato nell’immediato i rappresentanti delle imprese europee presenti in loco, le quali, a suo dire, chiedono di migliorare l’accesso al mercato cinese. Certo, le discussioni debbono ancora entrate nel vivo e con ogni probabilità i primi verdetti arriveranno nelle prossime ore, quando Segovic parteciperà alla riunione sul commercio con il ministro cinese Wang Wentao.

E di sicuro sul tavolo c’è l’ipotesi anticipata da Bloomberg di limitare le vetture ibride in arrivo dalla Cina, un test generale che la Commissione potrebbe estendere ad altri settori strategici. La missione segue la lettera congiunta inviata a Bruxelles da Emmanuel Macron e Friedrich Merz, nella quale Parigi e Berlino chiedono poteri speciali per escludere d’urgenza le imprese cinesi dal mercato unico in presenza di distorsioni competitive. Le misure di salvaguardia consentiranno così all’Ue di limitare l’ingresso di prodotti di un determinato settore qualora si registri un’impennata delle importazioni nel blocco. Uno degli strumenti a disposizione della Commissione è l’applicazione di contingenti tariffari, che prevedono un prelievo sulle importazioni eccedenti un certo volume.

Naturalmente, la Commissione intende utilizzare il caso delle auto ibride come banco di prova: se l’iniziativa dovesse avere successo, potrebbe essere replicata in altri settori in cui il blocco rileva squilibri commerciali. Un obiettivo chiave dell’Ue sarebbe quello di mantenere il tetto alle importazioni di vetture ibride a un livello tale da evitare ritorsioni da parte di Pechino, hanno affermato le fonti. Una mossa a cui sta lavorando la Commissione europea va nel tentativo di ridurre il deficit commerciale europeo. Per parte cinese, la parola d’ordine è comunque dialogo. Pechino “ha sempre ritenuto che mantenere una cooperazione aperta e risolvere le divergenze economiche e commerciali attraverso il dialogo e consultazioni su un piano di parità sia nell’interesse comune della Cina e dell’Unione europea”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning durante la conferenza stampa quotidiana. Ma la verità è che la palla ce l’hanno Sefcovic e Wentao.

La Russia non vola più. Più tasse su gli aerei e velivoli in affitto

8 October 2026 at 11:25

Dalle auto agli aerei il passo è breve. E molto. Sono immagini ancora vive degli occhi quelle che raccontano le lunghe code di veicoli in fila ai distributori di carburante in Russia, prima che anche l’ultimo gallone di benzina o gasolio venga esaurito. Un quadro, se non ci fosse di mezzo la guerra scatenata da Mosca contro l’Ucraina, che avrebbe del grottesco: uno dei più grandi Paesi produttori al mondo di petrolio, rimasto a secco di carburante. Eppure è la verità, la raffinazione russa è pressoché totalmente fuori uso, a causa degli attacchi da parte dei droni ucraini. Gli aerei, invece, ancora volano perché di cherosene ancora un po’ ne è rimasto. Ma costa.

Ecco perché al Cremlino qualcuno ha pensato di valutare l’introduzione di una nuova tassa speciale per i passeggeri aerei al fine di compensare i costi di leasing e gestione dei nuovi velivoli russi, oltre a coprire i costi del carburante. Se ne sono accorti i servizi segreti ucraini, i cui calcoli raccontano di una tassa aggiuntiva per i voli nazionali che sarà compresa tra 500 e 700 rubli, mentre per i voli internazionali tra mille e 2 mila rubli a biglietto. Complessivamente, il governo prevede di raccogliere fino a 250 miliardi di rubli dai cittadini nei prossimi anni per coprire l’enorme differenza tra il costo reale degli aerei di linea nazionali e i prezzi agevolati concessi fin qui alle compagnie aeree. Come noto, infatti, fin qui Mosca per non paralizzare il Paese ha concesso alcuni sconti sui biglietti aerei. Una situazione tuttavia non più sostenibile.

Ora, questa iniziativa è l’ennesima prova di come il regime di Vladimir Putin stia scaricando tutti i problemi finanziari dell’economia russa direttamente sulle spalle dei cittadini comuni. A causa della guerra di aggressione su vasta scala contro l’Ucraina e delle colossali spese militari, il bilancio statale russo, ricordano gli stessi 007 ucraini nel documento relativo all’extra tassa sul trasporto aereo, è esaurito, quindi le autorità stanno ricorrendo a soluzioni d’emergenza a spese della popolazione. I russi sono già costretti a pagare tasse più alte (in particolare l’Iva) e tariffe insostenibili per le utenze, che aumenteranno per la seconda volta questo autunno. E ora a questa lista si aggiungono i costi per il sostegno all’aviazione civile, che si trova in crisi a causa delle sanzioni e della mancanza di pezzi di ricambio importati.

Gli esperti affermano che tali tariffe porteranno inevitabilmente a una diminuzione della domanda di trasporti e a un calo del traffico passeggeri complessivo, dato che i redditi della maggior parte dei russi rimangono bassi perché mangiati dall’inflazione. Di più. A ennesima riprova di una crisi ormai strutturale dell’economia russa, in grado di intaccare la vita quotidiana nella Federazione, c’è il fatto che, proprio in queste ore, Mosca abbia chiesto al Vietnam di affittarle i suoi aerei passeggeri, compresi equipaggi e servizi di manutenzione. Il ministro dei Trasporti Andrei Nikitin ha dichiarato che Mosca ha proposto alle compagnie vietnamite di trasferire aerei alle compagnie russe con contratti di wet lease, una formula che include velivolo, equipaggio, manutenzione e assicurazione, e che Hanoi sta esaminando la proposta. Motivo? In Russia di velivoli non se ne costruiscono più.

Tecnologia e startup, dopo il Kuwait l’Italia fa tappa negli Emirati

7 October 2026 at 15:16

Ancora accordi, ancora sponde, ancora made in Italy. Prosegue il viaggio nel Golfo di Adolfo Urso, che ieri ha portato a casa le prime, importanti, intese con uno dei Paesi più ricchi del mondo, il Kuwait. In queste ore il ministro delle Imprese e del Made in Italy, spostatosi nel frattempo negli Emirati, ha incontrato ad Abu Dhabi una rappresentanza della comunità imprenditoriale italiana, la cui presenza testimonia la solidità dei legami tra i nostri due Paesi, ancor più significativi nell’attuale situazione nel Golfo. Domattina, poi, Urso interverrà, insieme al ministro dell’Economia e del Turismo degli Emirati Arabi Uniti, Abdulla bin Touq Al Marri, nel panel New Economic Narrative di Investopia Bridge, il forum internazionale dedicato agli investimenti e alla cooperazione economica internazionale.

Tornando a oggi, il responsabile per le Imprese ha firmato ad Abu Dhabi con il ministro degli Investimenti emiratino, Mohamed Hassan Al Suwaidi, un memorandum d’intesa per promuovere investimenti reciproci nell’industria e nella manifattura e nuove partnership tra le imprese dei due Paesi. “L’amicizia tra Italia ed Emirati Arabi Uniti trova in questa intesa una nuova prospettiva industriale. Lavoriamo insieme per dare sicurezza e prospettive alle nostre industrie, promuovendo investimenti reciproci e collaborando su nuove tecnologie e competenze. Un impegno che contribuirà all’autonomia strategica italiana ed europea, attraverso una cooperazione più stretta con chi condivide i nostri obiettivi di sviluppo e innovazione”, ha specificato lo stesso Urso.

Nel dettaglio, l’intesa punta a rafforzare la cooperazione economica bilaterale attraverso joint venture, alleanze strategiche e co-investimenti. Al centro, lo sviluppo e la modernizzazione degli impianti industriali, il trasferimento tecnologico, la ricerca e l’adozione di tecnologie produttive avanzate. Il memorandum incoraggia inoltre gli investimenti congiunti in startup e imprese innovative nei settori dell’intelligenza artificiale, della robotica, delle biotecnologie, delle scienze della vita e del fintech. La collaborazione si estenderà anche al rafforzamento delle catene di approvvigionamento, all’efficienza energetica, all’economia circolare e alla formazione delle competenze industriali e tecniche, con l’obiettivo di accrescere la competitività delle produzioni e il loro potenziale di esportazione.

Ancora, l’intesa avrà durata quinquennale, con rinnovo automatico per ulteriori cinque anni. Per la sua attuazione, i due ministeri designeranno entro trenta giorni i rispettivi referenti, che potranno concordare un piano di lavoro congiunto. Il memorandum si aggiunge agli accordi già sottoscritti dal ministro Urso nei settori farmaceutico, minerario e delle infrastrutture digitali. Nel corso dell’evento, alla presenza di Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, è stata inoltre annunciata la prossima edizione di Investopia Italia che si terrà a Milano il prossimo 9 aprile 2027.

Guardando alla tabella di marcia, la missione di Urso nel Golfo proseguirà in Qatar dopo, come detto, la visita negli Emirati Arabi Uniti e dopo gli incontri avuti ieri in Kuwait con il primo ministro Ahmad Al-Abdullah Al-Ahmad Al-Sabah e i principali rappresentanti del mondo finanziario e degli investimenti. E proprio a Doha, capitale del Qatar, con il ministro delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione, Mohammed bin Ali bin Mohammed Al Mannai, Urso ha avuto un primo confronto per rafforzare la cooperazione tra Italia e Qatar nei settori tecnologici più avanzati. Intelligenza artificiale, data center e infrastrutture digitali, robotica e digitalizzazione del sistema produttivo, priorità della Digital Agenda 2030 del Qatar e settori nei quali le imprese italiane esprimono competenze di eccellenza: vogliamo mettere in relazione i nostri ecosistemi dell’innovazione, favorendo nuove collaborazioni e opportunità di investimento.

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