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L’Ue stringe la presa sull’industria militare russa. Nel mirino la filiera di missili e droni

12 October 2026 at 13:19

Bruxelles prova a mettere sotto pressione la catena industriale che sostiene lo sforzo bellico russo. Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato lunedì 12 ottobre nuove misure restrittive nei confronti di 1.569 persone ed entità riconducibili al complesso militare-industriale della Federazione Russa: 826 aziende e 743 persone fisiche, in gran parte amministratori delegati delle società interessate. È, secondo il Consiglio, il più ampio insieme di nuove designazioni approvato dall’Ue dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. Il totale dei soggetti colpiti dal regime europeo legato alla tutela dell’integrità territoriale ucraina sale così a quasi 4.600.

Il criterio seguito dall’Ue punta soprattutto sui fornitori di livello intermedio, cioè su quella fascia di imprese che collega la disponibilità delle tecnologie e dei componenti alla produzione finale dei sistemi d’arma. Secondo Bruxelles, le società interessate costituiscono una parte centrale dell’apparato industriale militare russo, con almeno 20 miliardi di euro di fatturato annuo complessivo e più di 250 mila dipendenti.

È qui che si trova l’elemento più significativo del nuovo pacchetto. Le imprese individuate dal Consiglio forniscono componenti destinati ad alcuni dei sistemi più avanzati utilizzati dalle Forze armate russe: missili, velivoli senza pilota e aerei. La lista comprende aziende attive nell’elettronica e nella produzione di semiconduttori, microcircuiti e computer, ma anche fornitori di radar, antenne e ricetrasmettitori, sistemi aeronautici e satellitari, tecnologie missilistiche, esplosivi, munizioni, apparati ottici e strumenti di navigazione. Più della metà delle nuove designazioni, sottolinea il Consiglio, interessa direttamente la catena produttiva dei missili balistici russi.

La logica è quella di intervenire sui nodi industriali meno visibili, ma difficilmente sostituibili nel breve periodo. Dopo oltre quattro anni di guerra, l’apparato militare russo dipende infatti non soltanto dalla capacità produttiva dei grandi conglomerati della difesa, ma da una rete molto più estesa di imprese specializzate che garantiscono elettronica, comunicazioni, navigazione, sensoristica e componentistica. Colpire questi passaggi significa provare ad aumentare i costi di produzione, complicare l’approvvigionamento e restringere ulteriormente gli spazi per l’accesso a tecnologie e capitali europei.

“Questo non è il momento di allentare la pressione su Mosca, ma di aumentarla”, ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas. Nelle parole di Kallas, la decisione è direttamente collegata anche alla prosecuzione degli attacchi russi contro le infrastrutture e gli obiettivi civili ucraini. Il Consiglio richiama, in particolare, gli attacchi contro Kiev e contro le infrastrutture legate al trasporto del grano per motivare la necessità di mantenere la pressione economica sul Cremlino.

Dal punto di vista giuridico, le nuove designazioni rientrano nel regime di misure restrittive europee contro le azioni che minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina. Per le aziende e le persone inserite nell’elenco scatta il congelamento dei beni nell’Ue e il divieto, per operatori europei, di mettere direttamente o indirettamente a loro disposizione fondi o altre risorse economiche. Alle persone fisiche si applica inoltre il divieto di ingresso e transito nel territorio dell’Unione. Gli atti sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale europea.

Il nuovo intervento conferma un’evoluzione della strategia sanzionatoria europea. Bruxelles tenta di ricostruire sempre più nel dettaglio l’architettura industriale che rende possibile la produzione bellica, individuandone i fornitori, i dirigenti e gli snodi tecnologici. La questione decisiva sarà ora l’effettiva capacità di impedire che semiconduttori, apparati elettronici e altre tecnologie controllate continuino a raggiungere la Russia attraverso società intermediarie e Paesi terzi.

Gcap, inaugurata a Torino la prima sede della joint venture Edgewing

9 October 2026 at 12:22

Edgewing, la joint venture partecipata da Leonardo, Bae Systems e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co., ha inaugurato a Torino la propria sede italiana. La struttura entra così a far parte dell’organizzazione incaricata della progettazione e dello sviluppo del sistema aereo del Global combat air programme (Gcap), che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone nella realizzazione della futura capacità aerea da combattimento di sesta generazione.

Il primo hub nazionale della joint venture

Quella di Torino è la prima sede nazionale aperta da Edgewing dopo l’avvio delle attività del quartier generale nel Regno Unito. Nei prossimi mesi la società aprirà strutture analoghe negli altri due Paesi partner, con l’obiettivo di creare una rete di centri ingegneristici collegati alla gestione del programma. Il sito italiano è stato realizzato a ridosso delle attività aeronautiche già presenti nel capoluogo piemontese e costituirà il punto di riferimento nazionale per le attività di progettazione e sviluppo affidate a Edgewing. 

Intervenendo in occasione dell’inaugurazione, l’amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, Lorenzo Mariani, ha richiamato il contributo atteso dall’industria italiana: “Il Gcap garantirà la sovranità tecnologica per le generazioni future; per me è motivo di orgoglio sapere che centinaia di ingegneri qui a Torino, e migliaia di altri in tutto il Paese, contribuiranno al suo successo”.

Per l’amministratore delegato della società, Marco Zoff, l’apertura della sede rappresenta una tappa nel percorso di consolidamento dell’organizzazione. “La nostra nuova sede in Italia rappresenta l’ultimo passo nella rapida crescita di Edgewing come organizzazione, mentre espandiamo l’azienda nei tre Paesi partner”.

Ingegneri da Italia, Regno Unito e Giappone

La struttura ospiterà personale proveniente dai tre Paesi coinvolti nel Gcap. In una prima fase saranno impiegati professionisti distaccati dalle aziende partner della joint venture, chiamati a lavorare in team integrati sulle attività di sviluppo del programma.

Le competenze presenti nel centro riguarderanno diversi settori dell’ingegneria aeronautica, dalla progettazione digitale all’integrazione dei sistemi, fino alle attività legate all’aeronavigabilità e alla certificazione.

“Il Gcap rappresenta la prossima generazione tecnologica e questa nuova sede offre a molti l’opportunità di unirsi a Edgewing e lavorare a progetti di ingegneria digitale tra i più avanzati al mondo”, ha affermato il direttore generale di Edgewing Italia, Giuseppe Lupoli. “Sono entusiasta di accogliere a Torino i colleghi provenienti dalle tre nazioni partner, mentre intraprendiamo insieme questo percorso”.

Il ruolo di Edgewing 

Costituita nel 2025, Edgewing è la società incaricata della progettazione e dello sviluppo del sistema aereo del Gcap. La joint venture è controllata in quote paritetiche da Leonardo, BAE Systems e Jaiec e opera come autorità di progettazione per il velivolo sviluppato congiuntamente dai tre Paesi.

Il programma punta alla realizzazione di una piattaforma aerea di nuova generazione destinata a operare in connessione con assetti distribuiti nei domini aria, terra, mare, spazio e cyber. Il progetto comprende inoltre l’integrazione di sensori avanzati, sistemi basati sull’intelligenza artificiale e capacità di cooperazione tra piattaforme con equipaggio e senza equipaggio. Nel corso della cerimonia inaugurale, Zoff ha sottolineato anche l’approccio adottato dalla società per lo sviluppo del programma: “Pronti a rivoluzionare il settore della difesa realizzando il progetto con tempistiche significativamente più ridotte rispetto ai programmi delle generazioni precedenti, puntiamo sull’innovazione e sull’energia che troviamo qui a Torino per sostenere la nostra accelerazione”.

Le attività previste in Italia

Edgewing Italia fungerà da riferimento nazionale della joint venture e contribuirà alle attività della design authority condivisa tra i partner del programma. A regime, la società prevede di raggiungere circa mille addetti nel nostro Paese. A questi si aggiungeranno ulteriori risorse di Leonardo impegnate nelle attività collegate al Gcap.

WSense porta le comunicazioni subacquee nel polo di Fincantieri

8 October 2026 at 15:26

A luglio Fincantieri aveva annunciato accordi per acquisire la maggioranza di Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm, con un esborso iniziale di circa 600 milioni di euro. Il progetto punta a riunire otto società e circa 1.500 professionisti in un polo integrato della subacquea, con ricavi pro-forma attesi oltre 1,1 miliardi nel 2026.

A tre mesi di distanza, WSense dà per avvenuto l’ingresso di Fincantieri come azionista di maggioranza. La scale-up, nata dalla ricerca della Sapienza Università di Roma, mantiene autonomia e continuità manageriale e porta nel gruppo tecnologie proprietarie per le comunicazioni wireless subacquee e l’Internet of Underwater Things.

Il ruolo di WSense nel polo underwater

La società utilizza onde acustiche multifrequenza e tecnologie ottiche wireless per collegare sensori e mezzi robotici sott’acqua. Conta oltre 80 ingegneri e ricercatori e ha uffici in Italia, Norvegia e Regno Unito.

Chiara Petrioli, ceo e co-founder di WSense, lega l’operazione alla costruzione del nuovo perimetro industriale. “L’ingresso di Fincantieri apre per WSense una nuova fase, ma soprattutto rende concreto un modello di polo industriale underwater basato sull’integrazione verticale e sulla collaborazione tra realtà che mantengono autonomia, competenze e identità imprenditoriale”.

Per Fincantieri, WSense aggiunge le comunicazioni subacquee a un’offerta che il piano di luglio vuole estendere dai mezzi unmanned ai servizi offshore. Pierroberto Folgiero, amministratore delegato del gruppo, ha collegato l’operazione all’obiettivo di “favorire l’incontro tra tecnologia e mercato e contribuire alla costruzione di una filiera underwater d’eccellenza”.

Dalla Sapienza alla scala industriale

Prima dell’ingresso di Fincantieri, WSense era cresciuta con investitori italiani e internazionali, con CDP Venture Capital tra i soggetti che ne hanno sostenuto lo sviluppo.

Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza, ha richiamato il percorso della società. “Sei anni fa parlavamo del potenziale dell’università e della possibilità di trasformare la ricerca in innovazione e impresa. Oggi la storia di WSense dimostra concretamente che questo può accadere: quando l’ecosistema universitario viene correttamente stimolato e sostenuto, la ricerca può trasformarsi in un’impresa capace di crescere e competere a livello internazionale”.

Con Fincantieri azionista di maggioranza, WSense dovrà ora integrare le proprie tecnologie nel polo underwater del gruppo mantenendo l’autonomia operativa prevista dall’operazione.

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