L’Ue si sta preparando a un attacco russo che farà delle vittime
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C’è uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava troppo estremo per essere discusso apertamente nelle stanze delle istituzioni europee: un attacco russo sul territorio dell’Unione con più vittime. Ora, invece, i governi dei Ventisette stanno iniziando a prepararsi proprio a questo.
Lo racconta Politico, secondo cui nelle ultime settimane gli ambasciatori dei Paesi Ue hanno discusso in formato riservato – senza telefoni né assistenti – di come dovrebbe reagire l’Unione a un attacco sotto soglia del conflitto aperto ma capace di provocare diverse vittime. Sul tavolo ci sono l’invio di squadre di emergenza, l’utilizzo di fondi europei per aiutare il Paese colpito e soprattutto il coordinamento politico e della comunicazione.
Non è uno scenario astratto. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli episodi attribuiti a Mosca o a soggetti legati alla Russia: sabotaggi, incendi, attacchi informatici, violazioni dello spazio aereo e operazioni contro infrastrutture strategiche. A luglio un missile russo è caduto sul territorio polacco. Ad agosto, all’aeroporto di Lipsia, è stato trovato un drone con esplosivi vicino a un aereo cargo ucraino. In Romania sono stati intercettati droni russi e, in altri Paesi europei, sono state scoperte operazioni di sabotaggio e incendi dolosi.
Proprio il caso di Lipsia aveva mostrato quanto sottile sia ormai il confine tra una provocazione e un incidente potenzialmente letale. Lo avevamo raccontato su Linkiesta a settembre, quando l’episodio tedesco era ancora soprattutto un campanello d’allarme: un drone con esplosivi che arriva fino a un aeroporto europeo non è più soltanto una questione di spionaggio o di disinformazione. È un’operazione che avrebbe potuto provocare vittime.
Ora a Bruxelles si discute del passo successivo: che cosa succede se le vittime arrivano davvero?
Il problema è anche istituzionale. L’Unione europea dispone già di meccanismi per coordinare la risposta alle crisi, a partire dall’Integrated Political Crisis Response, ma diversi governi temono che nuovi protocolli possano sovrapporsi alle strutture della Nato. In caso di attacco grave, infatti, la domanda diventerebbe immediatamente politica: quale delle due organizzazioni deve guidare la risposta?
Il rischio è che la Russia possa sfruttare proprio questa zona grigia. Come ha scritto su Foreign Affairs Julianne Smith, ex rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la Nato, Mosca ha progressivamente aumentato frequenza e intensità delle proprie operazioni in Europa, contando sul fatto che gli alleati continuino a considerarle una serie di episodi separati. Un sabotaggio, un drone, un attacco informatico, un incendio. Ogni volta una risposta limitata. Il problema, sostiene Smith, è che questo approccio non produce deterrenza e lascia a Mosca spazio per alzare ulteriormente il livello.
Finora è andata bene. Ma è difficile costruire una strategia di sicurezza contando indefinitamente sulla fortuna.
E mentre l’Ue cerca di capire come reagire al primo grande attacco che provocherà vittime, la Nato si prepara a uno scenario ancora più grave: una guerra aperta sul fianco orientale.
Lunedì prossimo a Varsavia il comandante supremo alleato in Europa, il generale Alexus Grynkewich, presenterà la «Teoria della vittoria», una nuova concezione di come l’Alleanza dovrebbe combattere un eventuale attacco russo. Il piano punta a fermare una possibile incursione con le forze già presenti sul fianco orientale e poi a utilizzare droni, sistemi autonomi e intelligenza artificiale per colpire rapidamente le capacità russe di comando, controllo e targeting, prima di ricorrere, se necessario, alla potenza di fuoco convenzionale.
Sono due preparativi diversi, ma raccontano la stessa trasformazione. Bruxelles si chiede come reagire quando un’operazione russa sotto la soglia della guerra provocherà morti. La Nato si prepara invece a cosa fare se quella soglia verrà superata apertamente.
La domanda, ormai, non è più soltanto quanto sia «ibrida» la guerra russa contro l’Europa. È quanto a lungo potrà rimanere sotto la soglia prima che qualcuno venga ucciso.
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