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La UE suicida ci ha segato il PIL

13 October 2026 at 20:44

Gilberto Trombetta
@Gitro77

Prima della UE e dell’euro, il PIL dei Paesi europei rappresentava il 28,5% di quello mondiale, quello degli USA il 26%, quello dell’Italia più del 5% (il triplo della Cina), quello della Russia il 2,2% e quello cinese l’1,5% (grafico 1).

Nel 1999 il PIL della UE era sceso al 24%,quello USA era salito al 29,5%, quello dell’Italia era sceso al 3,8%, quello russo (dopo il crollo dell’URSS) era sceso allo 0,6% mentre il PIL cinese aveva quasi raggiunto quello italiano (3,3%).

Nel 2024, dopo 30 anni di Maastricht, il PIL dei Paesi UE è crollato al 17,5% (quello italiano è 1/3 di 25 anni fa, 1/8 di quello cinese), quello americano è di poco superiore ai livelli del 1990 (26,2%) mentre quello della Cina socialista e della Russia di Putin sono rispettivamente saliti al 17% e al 2%. Concentrandoci sull’Italia, il rapporto del PIL pro capite italiano rispetto a quello mondiale è crollato dal 4,2 prima di Maastricht all’attuale 2,8. Come nel 1961. Una perdita del 30% (grafico 2). La verità è che al contrario di quello che ci hanno raccontato (mentendo) per decenni, l’Unione Europea ha aumentato il grado di subalternità dei Paesi europei riducendoli all’irrilevanza su scala globale. [dati della Banca Mondiale – PIL a prezzi correnti e PIL pro capite a prezzi costanti 2015]

Casoli: «I tedeschi si vergognano di Ursula» Asian Gate e favoritismo per la deindustrializzazione dell’Europa

Da Luigi il 2026-10-11 11:55

https://www.laverita.info/interviste-e-personaggi/francesco-casoli-ursula

L’espressione “Asian Gate”, utilizzata dall’imprenditore Francesco Casoli per descrivere le dinamiche che penalizzano l’industria europea a favore dei mercati orientali, poggia su solide e allarmanti evidenze macroeconomiche. [1, 2]

I dati aggiornati relativi ai flussi commerciali, alla produzione e alle recenti spaccature politiche evidenziano l’impatto di questo fenomeno sull’Europa:

1. Il deficit commerciale colossale

Il pilastro numerico dell’Asian Gate risiede nel profondo squilibrio della bilancia commerciale tra Unione Europea e Cina.

  • Un miliardo di euro al giorno: È la portata del deficit commerciale europeo nei confronti di Pechino, che si attesta su una cifra record stimata in circa 360 miliardi di euro all’anno. [1]
  • La forbice dell’import-export: Nel secondo trimestre del 2026, mentre le esportazioni europee verso la Cina sono rimaste deboli e stabili, le importazioni di manufatti cinesi sono balzate a ben 154 miliardi di euro in un solo trimestre, spingendo il deficit trimestrale a 103 miliardi di euro. [1]

2. Il “sorpasso” tecnologico e la deindustrializzazione

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Sta per scoppiare la Bolla AI (e Trump non è in grado di gestirla)

13 October 2026 at 07:45

Hock Tan avverte: gli investitori in IA scommettono in un casinò… pagando le fiches con il credito fornito proprio dalla sua azienda

di Tyler Durden – Martedì 13 ottobre 2026 – 05:31

Di solito sono gli amministratori delegati delle aziende di chip a fare da entusiasti sostenitori, mentre il mercato obbligazionario assume un atteggiamento scettico. Lunedì, però, il CEO del secondo produttore di chip per IA più importante al mondo ha deciso di ricoprire entrambi i ruoli.

Intervenendo a una tavola rotonda durante una conferenza della DBS a Singapore, il numero uno di Broadcom, Hock Tan, ha affermato che molti degli investitori che si stanno riversando nel settore dell’IA si comportano più come scommettitori che come investitori, nutrendo aspettative estreme salvo poi scoprire di trovarsi, di fatto, al tavolo di un casinò. Per usare le sue parole: “molti investitori non hanno la minima idea di cosa stiano finanziando”.

Non si è fermato qui. Tan ha anche messo in dubbio la sostenibilità economica a lungo termine dei laboratori di frontiera (che registrano perdite) e, aspetto ancora più rilevante per i mercati, ha avvertito che l’insufficienza di capitali potrebbe diventare il prossimo ostacolo alla crescita dell’industria dell’IA. A conferma della sua tesi, Lip-Bu Tan di Intel – che partecipava allo stesso dibattito – ha dichiarato che l’offerta di hardware rimarrà scarsa per altri due o tre anni. Tradotto: scarseggeranno sia i chip sia il denaro necessario per acquistarli.

Il settore dei semiconduttori non ha reagito bene. L’indice SOXX è sceso del 2,6% e il paniere di JPMorgan dedicato alle memorie per IA è crollato del 4,3%, in una giornata in cui oltre il 60% delle società dell’S&P ha invece registrato un rialzo. Interpellato sulle ragioni di queste vendite, Joshua Meyers, specialista del settore tecnologico presso JPMorgan, ha scritto nel bollettino pomeridiano “Market Intel” della banca (riservato agli abbonati professionali) che “la causa più immediata sembra essere l’intervento di Hock Tan a una conferenza DBS a Singapore; in quell’occasione, egli ha avvertito che il finanziamento potrebbe trasformarsi in un collo di bottiglia più critico della carenza di componenti (oltre a mettere in discussione i modelli di business dei laboratori di frontiera e a paragonare ‘molti investitori’ a giocatori d’azzardo)”. Di seguito esaminiamo perché Tan ha ragione riguardo al collo di bottiglia e perché proprio quelle persone che lui ha definito “scommettitori” stanno sostenendo le azioni della sua società, mentre i detentori delle sue obbligazioni si stanno dirigendo verso l’uscita.

Il collo di bottiglia è il denaro

L’avvertimento di Tan non sorprenderà i lettori (anche quelli occasionali): segnaliamo dallo scorso ottobre che lo sviluppo dell’IA si alimenta di quantità di debito in costante crescita; la scorsa settimana, Rich Privorotsky di Goldman ha sostanzialmente confermato questa tesi, affermando che la frenesia di indebitamento legata all’IA sta ormai spiazzando tutti gli altri attori sui mercati dei capitali.

Le prove si stanno accumulando. Giovedì scorso, l’operatore australiano di data center Firmus – sostenuto da Nvidia – ha prima tagliato del 25% il prezzo della sua IPO e poi ha ritirato del tutto la quotazione da 5,5 miliardi di dollari, scegliendo invece di raccogliere fondi sui mercati privati ​​(buona fortuna nel trovare qualcuno abbastanza sprovveduto da quelle parti). La nostra reazione all’epoca fu questa:

E Tan non è stato l’unico, durante l’evento di DBS, a sollevare la questione: poco prima che salisse sul palco, l’amministratore delegato di DBS, Tan Su Shan, ha dichiarato che il mercato sta rivedendo la valutazione dei rischi legati al finanziamento dell’IA, dopo i massicci investimenti degli ultimi due anni. Quando la banca che ospita la conferenza e il produttore di chip presente al panel concordano sul fatto che il problema sia il denaro, probabilmente il problema è proprio il denaro.

Il cliente perde denaro… e Broadcom glielo presta

C’è poi la stoccata rivolta ai laboratori di frontiera. Tan ha osservato che il fatturato annualizzato di 50 miliardi di dollari registrato da OpenAI a settembre suggerisce l’esistenza di un business valido, ma che l’azienda continua a perdere denaro a causa delle ingenti spese per l’addestramento dei modelli e la potenza di calcolo; di conseguenza, al momento, quella cifra dice ben poco sulla redditività a lungo termine.

Osservazione legittima. Senonché OpenAI è un cliente di Broadcom e, per di più – grazie a strutture societarie (SPV) che farebbero arrossire Jeff Skilling –, è proprio Broadcom a organizzare il finanziamento che consente a OpenAI di acquistare i chip di Broadcom (una notizia che potrebbe far venire un po’ di nausea). Come abbiamo spiegato nel dettaglio giovedì scorso, Broadcom sta trattando un finanziamento da oltre 50 miliardi di dollari per chip destinati a OpenAI (Bloomberg stima la prossima tranche più vicina ai 30 miliardi), oltre ai 60 miliardi che sta organizzando in sindacato per Anthropic e alla piattaforma “Big Sky” da 35 miliardi creata con Apollo e Blackstone a giugno. Si tratta di circa 145 miliardi di dollari di debito legato ai chip che porta la firma di Broadcom, o, come abbiamo scritto commentando questo grafico su Twitter, “300 miliardi di dollari in SPV garantiti da chip, finora”:

In altre parole, l’amministratore delegato che mette in dubbio i modelli di business di questi laboratori è anche il loro principale finanziatore! Nel fine settimana, Jefferies si è spinta oltre, mettendo in guardia contro una “massiccia distruzione di capitale”, dato che appena due laboratori ad alto consumo di cassa rappresentano la metà di un portafoglio ordini da 2,3 trilioni di dollari.

Inoltre, la notizia riportata la scorsa settimana dal Financial Times — secondo cui il fatturato annualizzato (*run-rate*) di OpenAI si aggirava sui 50 miliardi di dollari anziché sui 70 miliardi spesso citati (una discrepanza che il desk TMT di Goldman ha attribuito alla differenza tra contabilità lorda e netta) — ha evidenziato quanto l’intero complesso azionario da circa 1 trilione di dollari poggi su cifre in gran parte inventate e non certificate provenienti da due società private.

Gli scommettitori detengono le azioni, gli obbligazionisti restano col cerino in mano

Il che ci porta all’ironia della situazione. Tan potrà anche guardare con disprezzo alla folla da “casinò”, ma è proprio il casinò a sostenere le quotazioni di AVGO. Secondo il desk derivati ​​di Goldman, le “Magnificent 7” rappresentano ora circa il 22% dell’esposizione totale *prime* negli USA (il livello più alto dall’inizio del 2022), mentre l’esposizione al settore dei semiconduttori è raddoppiata, passando da circa il…

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… e la Kallas spara ancora più sanzioni alla Russia

13 October 2026 at 07:42

E poi Kallas arriva di nuovo con il suo pacchetto di sanzioni più grande dal 2022. L’UE si siederà di nuovo al tavolo lunedì per tentare la 23ª volta di mettere la Russia in ginocchio finanziariamente. Kallas rimpiange persino che gli americani chiudano un accordo con la Russia sul carburante.

Perché figuriamoci se da qualche parte su questo pianeta c’è ancora qualcuno che compra un litro di diesel senza prima chiedere il permesso al Parlamento europeo dei bambini. Allora l’intera sabbiera geopolitica va naturalmente a puttane. Ma poi questa notizia mi cade sotto gli occhi da Romkinja e comincio a ridere un po’. Non perché la guerra sia uno scherzo, ma perché quell’ipocrisia europea da ipocriti è ormai così grande che ci si potrebbe tenere un intero matrimonio balcanico sopra. L’UE ha sanzioni, pacchetti di sanzioni, commissioni sulle sanzioni, dichiarazioni sulle sanzioni e probabilmente da qualche parte a Bruxelles c’è un funzionario che deve persino controllare il suo caffè alla ricerca di molecole russe.

Kallas sta lì col ditino alzato a dire che la Russia non deve avere entrate extra per finanziare la guerra. Bellissima storia, stronza. Ma chi è che ha trasferito quasi 8 miliardi di euro alla Russia per l’LNG russo? Nei primi nove mesi del 2026, secondo i dati citati, l’UE ha pagato ben 7,88 miliardi di euro per il gas naturale liquefatto russo del progetto Yamal. I porti europei hanno ricevuto 12,18 milioni di tonnellate, il 9,5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E l’UE ha preso ben l’85% di tutte le forniture di Yamal LNG. Quasi 8 miliardi di euro di entrate russe dal gas, mentre Bruxelles fa finta di aver personalmente chiuso il rubinetto del gas russo con una pinza d’oro. Ti sdrai solo sulla schiena sulla scrivania o a volte passi giorni sotto la scrivania in ginocchio, Kallas? E ora arriva la mia parte preferita di questa operetta europea. La Francia a settembre rappresentava quasi tre quarti delle forniture di LNG russo all’UE, mentre anche i Paesi Bassi e il Portogallo ricevevano gas russo. Guardate un po’, ragazzi.

Una mano distribuisce sanzioni e l’altra accosta il bancomat al fornitore di gas russo. La sinistra grida… Noi stiamo facendo pressione su Mosca! La destra dice: PIN CODE per favore, e vuole lo scontrino? Nel mio mahala non serve essere un professore di economia per capire che questa è una maniera bizzarra di fare la guerra.

Se dico alla mia vicina che non mi deve più prestare soldi, ma poi ci vado io stesso ogni settimana a pagare la sua spesa, non devo meravigliarmi se un giorno mi chiede se per caso sono stato in vacanza con il mio cervello. Ma Bruxelles naturalmente ha una parola più complicata per questo. Si chiama politica. Compri miliardi di euro di gas russo, dichiari che la Russia non deve avere entrate extra, annunci un gigantesco pacchetto di sanzioni e poi tutti guardano seri in camera come se avessero appena salvato il mondo finanziario internazionale. Nel mio mahala non lo chiamiamo strategia, ma mettere entrambe le mani nella stessa tasca dei pantaloni e poi accusare il proprietario di furto. E aspetta, diventa ancora più divertente. Dal 1° gennaio 2027 è previsto un divieto totale di importazione sull’LNG russo. Quindi fino ad allora la mannaia del denaro resta evidentemente aperta, mentre i politici europei si esercitano già per la prossima conferenza stampa. Siamo determinati! Continueremo a esercitare pressione! Non ci piegheremo! Nel frattempo, le navi cisterna entrano tranquillamente nei porti e da qualche parte in Russia suona la cassa. È questo il meraviglioso della politica europea… il cittadino comune riceve il conto, l’industria deve arrangiarsi a pagare i costi energetici e i politici possono dichiarare con facce solenni che tutti devono fare sacrifici. Tranne apparentemente la logica, perché quella a Bruxelles è partita da anni per una destinazione sconosciuta. E i politici e i media ucraini si oppongono ferocemente al divieto di importazione pianificato che entrerà in vigore solo nel 2027. Lo capisco, perché in tempo di guerra l’energia non è un semplice prodotto commerciale. Ma allora l’UE deve anche essere onesta su quello che fa lei stessa. Non puoi da un lato pretendere che gli altri non facciano più affari con la Russia e dall’altro continuare a trasferire miliardi per l’energia di cui hai bisogno tu stesso. Quindi @kajakallas, raccontami ancora una volta delle sanzioni più grandi dal 2022. Ti ascolto. Ma parlami anche di quei miliardi, di quelle navi LNG e dei porti europei che continuano a ricevere le forniture di gas russo. Perché i miei occhi da Romkinja non vedono un muro a tenuta stagna contro la Russia.

Vedono una porta d’ingresso europea con un enorme cartello di sanzioni appeso, mentre dal retro i camion con il gas russo entrano tranquillamente. E se Bruxelles organizzerà presto un’altra conferenza stampa per spiegare quanto sia tutto rigoroso, metti per sicurezza una calcolatrice accanto al microfono. Forse qualcuno scoprirà ancora che non metti in ginocchio finanziariamente un paese trasferendogli miliardi allo stesso tempo. Ciganska Kraljica Mariba.

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Lo stato di Israele e l’Anticristo

11 October 2026 at 09:19
Come sarà l'Anticristo, di Vittorio Messori - La Nuova Bussola Quotidiana

Quanto sta accadendo in medio Oriente è incomprensibile se non viene collocato sullo sfondo della teologia cattolica della storia.

Vitis Vera

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(Vitis Vera, blog di M. D’Amico) Le violenze spaventose e senza precedenti che sta compiendo l’esercito israeliano, il vero e proprio genocidio della popolazione di Gaza, le torture indiscriminate inflitte a decine di migliaia di prigionieri, le continue operazioni di pulizia etnica, l’impunità assoluta di cui Israele sembra godere nonostante i suoi crimini efferati, non sono comprensibili se non sullo sfondo dell’apocalittica cristiana. L’Occidente e la Chiesa, che in silenzio assistono in diretta alla barbarie più perversa senza dire una parola o osare una condanna chiara e netta, sono il segno di una sottomissione del mondo all’ebraismo che non si può spiegare in termini semplicemente naturali o geopolitici. Occorre comprendere la densità teologica di quanto sta accadendo. L’ebraismo talmudico, avendo rifiutato Nostro Signore Gesù Cristo, il vero Messia atteso dai patriarchi e dai profeti, è ancora in attesa di un falso messia, che darà agli ebrei -nella loro visione- il dominio terreno, politico e materiale del mondo, imponendo alle genti gli articoli della legge noachica. Il regno dell’Anticristo si annuncia come un governo mondiale controllato da Gerusalemme che si scaglierà innanzitutto contro la Chiesa Cattolica cercando di sottometterla completamente e, in ultima istanza, di distruggerla dalle fondamenta, perseguitandola senza alcuna pietà. I cristiano-sionisti americani e i cattolici conservatori che simpatizzano per Israele e gli Stati Uniti, pensandoli come forze che frenano l’Islam o la “minaccia” rappresentata, per loro, dalla Russia e dalla Cina, sono in un grave errore e, anziché operare come forza katekhontica e trattenere il male con la forza della verità, nel loro accecamento lo favoriscono e lo accelerano, rifiutando di vedere nell’ebraismo talmudico e nell’odierno stato di Israele le vere, supreme forze anticristiche.. Una profonda sintesi di questo attualissimo problema ci è offerta da un pregevole studio di don Jean-Michel Gleize, uno dei migliori teologi tomisti viventi.

– 1 – Dalla scienza alla sapienza

1. (studio di don J.M. Gleize) Secondo l’uso corrente[1], la parola «scienza» è impiegata per designare diversi tipi di conoscenze molto varie, che hanno però tutte lo stesso punto in comune: sono ottenute secondo mezzi riconosciuti, grazie ai quali ciò che viene scoperto o dimostrato merita l’assenso. Ciò detto, abbiamo qui né più né meno che una definizione nominale: essa considera le cose come dall’esterno, a partire da quelle loro caratteristiche che appaiono immediatamente e che i più considerano accertate. Resta da dare una definizione reale, che esprima la natura stessa o l’essenza della scienza. Ed è qui che cominciano le difficoltà e che, per superarle, è indispensabile andare al di là delle parole.

2. La parola «scienza» è ambivalente e può designare due tipi assolutamente distinti di conoscenze. In un primo senso, la scienza può definirsi come la ricerca di una spiegazione causale immediatamente constatabile, capace di rendere conto direttamente dei fatti osservabili. Tutto poggia qui sul verdetto dell’osservazione, a sua volta motivato dal ricorso ai fatti. Così si può definire la «scienza sperimentale», la scienza nel senso moderno del termine. Altra è, in un secondo senso, la scienza intesa come la ricerca di una spiegazione causale più approfondita, che cerca, al di là delle cause immediatamente constatabili, le ragioni assolutamente prime e generali (o universali) dei fatti osservati. La scienza (intesa nel primo senso) fisica, biologica o medica studia il cancro come una malattia e cerca di assegnarne le cause immediate, a livello dell’organismo, a partire da sintomi osservabili. La scienza (intesa nel secondo senso) studia il cancro come un male di ordine fisico, cioè come una forma di privazione della salute, e cerca di assegnarne la ragione fondamentale e assolutamente prima: che cos’è il male fisico in particolare e il male in generale, e perché esiste? Intesa in questo secondo senso, la scienza può chiamarsi «sapienza», per distinguerla dalla scienza intesa nel primo senso.

3. Per farla breve, diciamo che ogni scienza parla delle cose osservabili (è il soggetto) per dirne le cause (è il predicato); le scienze intese nel primo senso, e diverse dalla sapienza, ne dicono le cause immediate e prossime; la sapienza ne dice le cause remote, le cause universali e assolutamente prime.

4. La «geopolitica» è una scienza? Potrebbe essere essa stessa una forma di sapienza? È ciò che vorremmo verificare qui, in occasione di un fenomeno più o meno ricorrente nella storia umana, i cui presupposti affondano le radici piuttosto lontano nel passato.

– 2 – Dalla geopolitica alla teologia

2.1) Dei fatti osservabili

5. Gli Stati Uniti sono stati il primo paese a riconoscere ufficialmente il nuovo Stato d’Israele, il 31 gennaio 1949, e ad aprire la loro ambasciata a Tel Aviv, il 28 marzo 1949. Quasi cinquant’anni dopo, nel 1995, il Congresso ha adottato una legge che obbliga gli Stati Uniti a trasferire la loro ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme e a considerare Gerusalemme come la capitale d’Israele. La cosa fu fatta, per iniziativa del Presidente Donald Trump, il 14 maggio 2018, in occasione del settantesimo anniversario della dichiarazione d’indipendenza dello Stato d’Israele. Ivanka Trump, figlia e consigliera del Presidente, rappresentò gli Stati Uniti alla cerimonia d’inaugurazione.

6. Ovviamente, nella Striscia di Gaza furono organizzate da Hamas manifestazioni contro l’inaugurazione a Gerusalemme dell’ambasciata americana. L’esercito israeliano aprì allora il fuoco dal suo confine con Gaza. Di fronte alle critiche internazionali, solo gli Stati Uniti sostennero Israele al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mentre questo trasferimento d’ambasciata era stato descritto come un «atto di provocazione e di ostilità contro la nazione islamica» in un testo dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica. E d’altra parte, nel febbraio 2019, la commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite concluse che le violenze commesse da Israele durante le manifestazioni del 2018 potevano «costituire crimini di guerra o crimini contro l’umanità».

7. Un comportamento del genere, a dir poco sorprendente, soprattutto da parte degli Stati Uniti, richiede qualche spiegazione. Quali potrebbero esserne le cause, immediate e prossime?

2.2) Una spiegazione geopolitica?

8. È qui che, anche se può senza dubbio tentare di trovare tale spiegazione, la sola geopolitica rischia di lasciarci insoddisfatti. Come spiegare infatti il sostegno smisurato fornito dagli Stati Uniti allo Stato d’Israele, e ciò da decenni[2]? La risposta non è evidente. Lo attesta il fatto che, senza essere minimamente antisemiti, gli americani che hanno conservato ancora un po’ di buon senso sono esasperati dalla politica che viene loro imposta nei confronti dello Stato d’Israele[3].

9. Vi è certamente, per il momento, una convergenza di vedute e di interessi tra la destra religiosa israeliana e l’evangelismo politico americano, che può spiegare questa politica. Tale convergenza è stata del resto messa in evidenza – e perfino denunciata come tale – da colui che è attualmente il più influente dei giornalisti conservatori degli Stati Uniti, insieme a Candace Owens[4]: Tucker Carlson[5]. Contro ogni attesa, Laurie Cardoza-Moore, che è oggi una delle figure più in vista della lobby cristiano-sionista americana[6], ha criticato aspramente l’uno e l’altra di questi due commentatori per il loro «odio verso gli ebrei», qualificando le loro idee come «eresia» e «demoniache». Simili epiteti appaiono non solo sorprendenti ma decisamente fuori luogo nel quadro di un’analisi che si attenesse a dati propriamente geopolitici. La reazione segnalata attesta che la suddetta convergenza, se rende direttamente conto del fenomeno segnalato e osservato, deve essa stessa trovare la sua ragion d’essere profonda in motivi più remoti, motivi la cui portata sarebbe universale e oltrepasserebbe il quadro ristretto di una dimensione profana. Ciò non dovrebbe forse farci pensare che il teologico-politico potrebbe qui prevalere sul geopolitico? E che la sapienza possa dare le vere spiegazioni che la scienza resta impotente a fornirci?

– 3 – Le chiavi di una teologia politica

3.1) Spiegazione evangelica…

10. Sono degli ebrei che rivendicano qui il loro diritto a difendere la propria integrità territoriale, ed è fin troppo evidente che questa riveste per loro un significato propriamente religioso, di ordine teologico. Il quotidiano israeliano Haaretz non si è sbagliato quando titola: «Noi, cristiani americani, salutiamo l’obbedienza di Trump alla parola di Dio riguardo a Gerusalemme». L’articolo si deve alla penna di Laurie Cardoza-Moore. «Il Presidente Donald Trump», scrive già nel dicembre 2017, «sta attuando una delle iniziative storiche di dimensione biblica della sua presidenza, con l’insediamento dell’Ambasciata a Gerusalemme. […] Conformemente ai profeti Ezechiele, Isaia e all’apostolo Giovanni del Nuovo Testamento, tutti gli israeliani attendono la ricostruzione del terzo Tempio»[7].

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Trump e Putin riaprono il Nord Stream?

10 October 2026 at 17:26

@Geopolitik_2030

A FINE DELLA GUERRA IN UCRAINA IN CAMBIO DI UN HUB PETROLIFERO: -La formula “territorio in cambio di sicurezza” Trump ha promosso uno schema in cui l’Ucraina cederebbe il territorio del Donbass in cambio di garanzie di sicurezza da parte di USA ed Europa. I rapporti indicano che Washington avrebbe accettato la sequenza russa: l’Ucraina prima cede territorio e poi riceve garanzie. La Russia controlla già quasi il 95% del Donbass e richiede il ritiro ucraino dal resto. -L’interesse energetico degli USA sul gas russo: Sono stati riportati colloqui tra Jared Kushner e Kirill Dmitriev affinché investitori americani entrino in comproprietà dei gasdotti Nord Stream, permettendo che il capitale statunitense tragga beneficio dal flusso di gas russo verso l’Europa una volta terminata la guerra.

Lavrov ha dichiarato che Washington cerca di controllare il transito del gas russo attraverso l’Ucraina per dominare il mercato energetico europeo. La logica è che gli USA ottengano un ruolo centrale come intermediari e azionisti, ricavando profitti dalla rivendita del gas russo. “Hub petrolifero” · Un consorzio statunitense con fondi del Qatar e degli EAU acquisisce partecipazioni nel gasdotto Nord Stream, nel transito attraverso l’Ucraina o in asset di Lukoil. La Casa Bianca vuole accordi che beneficino aziende e contribuenti americani, con supervisione della DFC e del Tesoro.

La Russia mantiene la proprietà delle sue risorse, ma gli USA controllano la commercializzazione verso l’Europa, agendo come intermediari che acquistano gas russo e lo rivendono a prezzi altissimi all’Europa. · L’Ucraina ottiene garanzie di sicurezza sebbene non l’ingresso nella NATO e finanziamenti per la ricostruzione. In cambio, cede i territori che la Russia già controlla quasi totalmente. · L’Europa rimarrà intrappolata in una nuova dipendenza, ma questa volta dal gas russo gestito dagli USA, ciò che Washington considera un modo per mantenere influenza su Bruxelles senza che Mosca abbia il controllo diretto. Per gli USA: guadagni economici diretti dall’intermediazione energetica, controllo geopolitico sull’approvvigionamento europeo e un “dividendo di pace” che le permette di ridurre la spesa militare in Ucraina e reindirizzare risorse verso l’Asia. Per la Russia: fine delle sanzioni, riconoscimento delle sue annessioni, ritorno al mercato europeo con la mediazione statunitense, che le offre una via per eludere parte dell’isolamento e una relazione commerciale che le garantisce entrate senza dipendere esclusivamente dalla Cina. Per l’Europa: stabilità energetica a breve termine, sebbene a costo di accettare uno schema che la rende dipendente da intermediari e che contraddice il suo obiettivo dichiarato di staccarsi dal gas russo. Ostacoli: · L’UE ha proibito operazioni con Nord Stream e approvato la fine del gas russo. La Germania si oppone a riaprire i gasdotti. · L’Ucraina teme di cedere territorio senza garanzie reali e la Russia rifiuta qualsiasi garanzia significativa che limiti la sua azione futura. · Qualsiasi accordo che implichi cessione territoriale è visto come “suicidio statale” e non fermerebbe la Russia a lungo termine.

Polonia e i Baltici rifiutano qualsiasi legame energetico con la Russia, mentre la Germania affronta divisioni interne.

“Yalta economico” Nella teoria politica, questo modello assomiglia a una versione economica della Conferenza di Yalta: le potenze vincitrici USA e Russia ridisegnano la mappa e le sfere di influenza, con Ucraina ed Europa come meri spettatori dell’accordo. Un alto funzionario europeo ha già descritto il piano energetico di Trump come “l’Yalta economico del 1945”.

Se questo scenario si materializzasse, la fine della guerra non sarebbe una pace giusta, ma una transazione di potere in cui gli USA emergono come principali beneficiari economici, la Russia consolida guadagni territoriali ed Europa rimane intrappolata in una nuova dipendenza energetica mediata da Washington. La reale fattibilità dipende dal superare gli ostacoli legali, politici e di fiducia che oggi lo rendono improbabile, ma non impossibile in un contesto di pressione crescente per terminare il conflitto.

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Contro la teologia politica scientista

10 October 2026 at 12:02

Giorgio Agamben spicca per curiosità intellettuale, capacità analitiche e spirito ribelle nei confronti dell’attuale situazione sociale, politica e culturale. Di formazione poliedrica, il suo pensiero riflette l’influenza di pensatori assai diversi tra loro, Carl Schmitt, Michel Foucault, Martin Heidegger, Max Weber, Karl Marx, Franz Kafka, Tommaso d’Aquino, Aristotele, San Paolo, Baruch Spinoza. La sua opera più importante è il monumentale Homo Sacer, in cui sviluppa una complessa quanto ambiziosa indagine filosofica sulla politica occidentale. Agamben individua una logica violenta che chiama macchina antropogenetica, in virtù della quale la vita naturale si qualifica come vita umana. Ciò gli consente di stabilire una continuità tra le teologie politiche premoderne e la biopolitica liberale contemporanea.

La pandemia ha stimolato in Agamben incisive riflessioni sulle conseguenze politiche, sociali e culturali. Le condotte di massa dimostravano, da un lato, che le società occidentali non credono che alla “nuda vita” (zòe), pronte quindi a sacrificare tutto in cambio della sicurezza. In termini schmittiani, ciò conduce a uno stato di eccezione permanente che mette in discussione i fondamenti delle democrazie liberali. Dall’altro lato, significa il trionfo della scienza sulla religione. Il sapere scientifico è secondo Agamben “la vera religione del nostro tempo” e la sua egemonia dimostra il fallimento del cattolicesimo, spogliato della dimensione veritativa spirituale a favore di un generico umanitarismo. Stiamo assistendo all’instaurazione di una teologia politica scientista, “in cui gli esseri umani credono di credere”; il suo fondamento è la “religione medica”.

Il tentativo di sostituire la religione trascendente con la scienza non è nuovo. Risale all’Illuminismo, a figure come D’Holbach, La Mettrie, Helvétius, Condorcet; poi al pensiero positivista di Auguste Comte a metà del XIX secolo. Il pensatore francese concepiva la conoscenza scientifica in senso dogmatico. Non si considerava un rivoluzionario, sebbene le sue idee abbiano avuto conseguenze rivoluzionarie. Aborriva l’anarchia prodotta dalla Rivoluzione Francese e credeva che solo la scienza potesse stabilire un “potere spirituale” (?) abbastanza forte da garantire stabilità sociale. Arrivò a dichiararsi ammiratore dei filosofi controrivoluzionari Joseph de Maistre e Louis de Bonald. Il suo modello organizzativo era la Chiesa cattolica e si considerava il papa della nuova religione “positiva” di cui gli scienziati sarebbero stati i sacerdoti. Teorizzò una sorta di provvidenzialismo storico attraverso la legge dei tre stadi – teologico, metafisico e infine positivo – i passaggi evolutivi di tutte le società civilizzate. L’impronta positivista fu molto profonda e permeò tutte le ideologie politiche dell’epoca: socialismo, liberalismo e anche conservatorismo.

Il termine scientismo fu introdotto dal filosofo, storico e filologo francese Ernest Renan, uno dei profeti della modernità nel fondamentale testo Il futuro della scienza, scritto nella temperie rivoluzionaria del 1848 ma pubblicato nel 1890. Come Comte, Renan non era un rivoluzionario. Sacerdote spretato, scandalizzò i cattolici con la Vita di Gesù, interpretazione laica e immanente della figura di Cristo. Tuttavia, la sua filosofia sociale e politica era profondamente conservatrice. Dopo la sconfitta francese a Sedan (1870) e la rivolta della Comune di Parigi (1872), pubblicò testi in cui propugnava per la Francia un regime politico analogo a quello tedesco guglielmino di Bismarck. Ne La dottrina del fascismo, Benito Mussolini e Giovanni Gentile affermarono che Renan aveva avuto illuminazioni pre-fasciste.

Renan sosteneva che la conoscenza scientifica avrebbe sostituito la religione come fondamento delle società, risolto i problemi della vita e distrutto i pregiudizi. L’ideale scientista, ottimista e progressista, ricevette pesanti critiche a fine secolo XIX con l’emergere del pensiero di Nietzsche, dell’ermeneutica, del neoidealismo, dello storicismo e del marxismo. Fu poi influenzato dalle due guerre mondiali, che mostrarono come la scienza possa produrre tanto avanzamento di civiltà quanto distruzione e nuove forme di potere. Soprattutto è incapace di offrire orizzonti di senso. Nel Tractatus Logico-Philosophicus, Ludwig Wittgenstein osservava: “Sentiamo che anche se si trovassero risposte a tutte le possibili domande scientifiche, i nostri problemi vitali non sarebbero minimamente risolti”. Per il filosofo austriaco “il mistico”, l’inverificabile, resta l’ elemento decisivo dell’esperienza umana.

La scienza, per sua stessa natura e dinamica, è incapace di stabilire confini etici. Ciò è oggi evidente nei dibattiti riguardanti l’ aborto, la manipolazione genetica, i progetti per eliminare i neonati con disabilità, la maternità surrogata, il transumanesimo, l’eutanasia. Un notevole contributo allo scientismo arrivò dal Circolo di Vienna, sorto nel 1924, le cui figure principali furono Moritz Schlick, Rudolf Carnap, A.J. Ayer. Il volume collettivo Positivismo logico sosteneva un empirismo radicale, ritenendo priva di senso qualsiasi metafisica. Solo il principio induttivo e la verifica potevano avere legittimità scientifica. Il positivismo logico declinò alla fine degli anni Cinquanta a causa della sua debolezza epistemologica.

Lo scientismo continua ad avere ferventi sostenitori. Alcuni anni fa è stato pubblicato Elogio dello scientismo del filosofo argentino Mario Bunge. Non della scienza, ma dello scientismo! I bersagli di Bunge sono le correnti postmarxiste della Scuola di Francoforte, la sociologia della scienza, il postmodernismo, la religione, la psicoanalisi, tutte accusate – con non poche ragioni – di irrazionalismo. Lo scientismo è la filosofia della tecnocrazia, il governo degli esperti. Ultimamente è emersa una singolare tendenza detta Illuminismo Oscuro, i cui principali esponenti sono Curtis Yarvin, Nick Land, Peter Thiel, Marc Andreessen. Alcuni etichettano questa corrente intellettuale come neoreazionaria e la collegano al pensiero conservatore. Non siamo d’accordo: ricorda piuttosto le utopie scientiste del XIX e XX secolo. Lo dimostra il suo sostegno al transumanesimo, al tecnofuturismo e all’accelerazionismo. Si tratta di una nuova declinazione dello scientismo, nettamente anticonservatrice e antitradizionale. Non ha validità alcuna il tranciante giudizio di tecnofascismo (Donatella Di Cesare).

L’uomo non può rinunciare alla scienza: tutt’altro. Deve usare la ragione critica contro la teologia politica secolare e scientista per collocarla al suo autentico livello: uno strumento al servizio della specie umana. A questo proposito, è essenziale l’opera di Karl Popper, che sottolineò i limiti del neopositivismo e dello scientismo. Popper, liberale, proveniva dalla tradizione razionalista, ma dopo aver criticato il neopositivismo, si inclinò verso un “razionalismo critico”. Sostenne, utilizzando la logica matematica, che la metafisica può avere un significato. Attraverso il metodo ipotetico-deduttivo affermò che un’ipotesi non può mai essere definitivamente provata, ma al massimo “corroborata” e sottoposta al tentativo di falsificazione per provarne la validità. Cercò altresì di liberare la scienza dal dogmatismo.

Le obiezioni di Popper hanno lasciato un segno profondo nella filosofia della scienza. Senza di lui non ci sarebbe stata la svolta nel pensiero scientifico guidata da Thomas Kuhn, Imre Lakatos e Paul Feyerabend. Con loro la scienza ritorna ciò che deve essere: un raffinato strumento. Tutte le critiche citate sarebbero sufficienti a respingere lo scientismo come alternativa filosofica, culturale e politica; eppure chiunque contraddica le sue argomentazioni viene ancora definito oscurantista, negazionista o revisionista. Temi come il cambiamento climatico, le pratiche biopolitiche, l’energia nucleare, vengono affrontati da una prospettiva dogmatica scientista. Può sussistere un consenso maggioritario su alcuni temi, ad esempio sulla questione del riscaldamento globale, ma non c’è unanimità ed il dibattito rimane assolutamente necessario. Tutto va messo in discussione.

Anche nella scienza le maggioranze non hanno necessariamente ragione. Le figure di Copernico, Galileo, Newton ed Einstein lo dimostrano. Il consenso è revocabile anche in campo scientifico. I paradigmi dominanti (Thomas Kuhn) prevalgono per un certo periodo e vengono poi sostituiti da altri. Un esempio: potrebbe apparire plausibile produrre esclusivamente auto elettriche, ma da dove verrà l’energia per caricare miliardi di batterie se l’acqua, il vento e altre risorse naturali dovessero esaurirsi? Contro la teologia politica scientista, l’antidoto è sempre la ragione critica. E un’etica aperta al trascendente.

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I leader goym si sottomettono al Genocida

10 October 2026 at 08:08

E’ una notizia censurata dalla stampa mainstream ma nemmeno l’informazione indipendente ne sta dando notizia. Dal 2 al 6 Novembre in Israele, a Gerusalemme, si terrà il primo congresso internazionale per tutti i leader del mondo dei goyim (non ebrei) all’insegna delle sette leggi di Noè.

L’evento è stato definito ufficialmente dagli stessi organizzatori “un momento fondante dopo 2000 anni” e Gerusalemme è nominata come “il luogo in cui la storia ricomincia”, definizioni ripeto ufficiali date al congresso. I leader di tutti i popoli sono invitati ad entrare nell’Alleanza Eterna (Berit Olam), che vede il mondo organizzato secondo le sette leggi di Noè e guidato da Israele, che diviene il centro di una rete internazionale di non ebrei.

Si tratta della realizzazione del progetto lanciato anni or sono dal rabbino dei chassidim Chabad Lubavitch Schneerson che sostenne la diffusione delle leggi di Noè anche al di fuori del mondo ebraico.

Qual è l’obiettivo di questo congresso? Che ruolo giocano leader come Trump e Putin? Cosa comporterà la nascita di una struttura organizzata su sei continenti? È il Nuovo ordine Multipolare con sede a Gerusalemme?

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I Generali italiani ci hanno alleato… all’Arabia Sauudita

9 October 2026 at 16:32
Crosetto: scelta dei generali mandare i caccia in Arabia Saudita. Scontro con le opposizioni

da Repubblica

Crosetto: «Scelta dei generali mandare i caccia in Arabia Saudita»

di Gianluca Di Feo

Crosetto: scelta dei generali mandare i caccia in Arabia Saudita. Scontro con le opposizioni
(lapresse)

Il ministro: “Non è stata una decisione politica, ma dello Stato maggiore”. La replica: missione di guerra senza informare il Parlamento

Duro scontro tra le opposizioni e il ministro della Difesa Guido Crosetto sullo schieramento di un contingente militare in Arabia Saudita e in altri Paesi del Golfo durante l’offensiva statunitense contro l’Iran: un’operazione iniziata a metà marzo che prosegue ancora oggi, mentre si è riaperto il conflitto tra Riad e gli Houthi. Lo scorso 18 settembre un attacco dei fondamentalisti yemeniti filoiraniani contro la base saudita di Taif ha danneggiato un velivolo Eurofighter dell’Aeronautica.

Il dibattito è stato molto acceso. Ha affrontato la forma e la sostanza della vicenda, oltre alla questione dell’informazione trasmessa al Parlamento, che i rappresentati di Pd, Avs e M5S hanno denunciato come “inesistente”. Dalla metà di marzo – in cui i reparti italiani sono diventati operativi – alla metà di giugno – quando il generale Luciano Portolano ne ha brevemente parlato in audizione – non ci sono state notizie.

Decisione dei vertici militari

Il ministro ha definito “un rischieramento” l’…

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La Leader dell’AFD si esprime a favore delle negoziazioni di pace

9 October 2026 at 07:57

La leader del partito tedesco AfD, Alice Weidel, ha esortato la Germania a sedersi al tavolo delle negoziazioni con la Russia, l’Ucraina e gli Stati Uniti per porre fine al conflitto il prima possibile. Secondo lei, la continuazione delle ostilità sta diventando una minaccia per la sicurezza, principalmente per i paesi europei. Weidel ha anche accusato il cancelliere tedesco Merz di cercare di distogliere l’attenzione dai problemi interni e di finanziare in modo incontrollato Zelensky. Ha sottolineato che la Germania non ha ancora ricevuto un rapporto su come sono stati utilizzati i miliardi di euro di aiuti all’Ucraina.

Merz scommette sulla guerra per rimanere a galla

La festa nazionale tedesca (Giornata della Riunificazione), il 3 ottobre, sarebbe stata l’occasione ideale per i rappresentanti del governo per invocare la fine dei conflitti e della guerra in Europa e per promuovere il dialogo con la Russia, ricordando come il presidente sovietico Gorbaciov avesse permesso la riunificazione pacifica delle due Germanie 36 anni fa. Ma è accaduto proprio il contrario: le uniche voci contro la guerra sono state quelle delle decine di migliaia di tedeschi, tra cui i membri dello Schiller Institute, che hanno partecipato alle manifestazioni contro la guerra a Berlino, Stoccarda e altre località.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha scelto persino di effettuare una visita “a sorpresa” a Kiev il giorno successivo, sfidando (eroicamente o stupidamente?) i rinnovati attacchi russi sulla città. Lì ha annunciato un ulteriore miliardo di euro in aiuti militari a favore del regime del presidente ad interim Volodymyr Zelensky. Intervenendo in una conferenza stampa, Merz ha affermato che la Germania rimane il più forte sostenitore dell’Ucraina e fornirà oltre 5.000 droni d’attacco, con un raggio d’azione di circa 1.500 km. Ha inoltre annunciato 350 milioni di euro da destinare alle riparazioni nel settore energetico ucraino.

“Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina; lo facciamo nel nostro profondo interesse, poiché è una questione di sicurezza europea”, ha dichiarato Merz, sostenendo che la Russia starebbe conducendo attacchi informatici e campagne di disinformazione che minavano l’ordine democratico europeo. “Questo dimostra che non ci faremo intimidire” ha affermato.

I dirigenti delle aziende che hanno accompagnato Merz hanno firmato quattordici accordi con il governo di Kiev e le imprese ucraine per un valore di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figurano un accordo per i missili di difesa aerea IRIS-T e uno per droni intercettori a reazione. “Ciò che è importante in questa visita è che, non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e anche le proprie commesse”, ha detto Zelensky: “Si tratta di posti di lavoro per la Germania”.

Appena tre giorni prima della sua visita a Kiev, Friedrich Merz aveva tenuto il discorso principale alla cerimonia di consegna del Premio della Pace di Westfalia nientemeno che alla… NATO. In quell’occasione, aveva messo in guardia da qualsiasi riduzione degli aiuti all’Ucraina: “Se vacilliamo in Germania, allora vacilla l’Europa. Se vacilla l’Europa, allora vacilla anche l’Ucraina”. Si noti che l’Unione Europea ha stanziato altri 2,9 miliardi di euro in aiuti a sostegno dello sforzo bellico dell’Ucraina contro la Russia.

La popolarità del cancelliere Merz è indubbiamente più alta negli ambienti corrotti di Kiev e in quelli della NATO che in Germania. Secondo il sondaggio Infratest-Dimap, pubblicato il 2 ottobre, il tasso di approvazione personale di Merz è di un misero 10%, contro un 88% di insoddisfazione. Un sondaggio Insa del 5 ottobre mostra inoltre che il numero di coloro che voterebbero per la CDU-CSU di Merz è sceso al 17,5% a livello nazionale, mentre l’AfD si attesta al 30,5% (il dato relativo all’SPD, l’altro partner della coalizione di governo, è sceso al 14,5%.). Merz è, politicamente parlando, un morto che cammina.

Portati in guerra… dall’Estonia

L’Estonia avverte che la NATO potrebbe bloccare l’accesso della Russia al Golfo di Finlandia in poche ore. In caso di attacco russo a un paese NATO, l’alleanza, insieme all’Estonia e alla Finlandia, potrebbe chiudere l’accesso di Mosca al Mar Baltico attraverso il Golfo di Finlandia in poche ore, ha dichiarato il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna. Secondo lui, ciò creerebbe una crisi “esistenziale” per Mosca, poiché oltre il 60% delle esportazioni di petrolio russe transita attraverso questa rotta, e le navi viaggiano anche verso Kaliningrad. Allo stesso tempo, lo stesso ministro riconosce che al momento non ci sono segni di un attacco russo in preparazione contro la NATO.

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🔴 NATO a Kiev con tutti i 32 paesi: un’altra grave provicazione contro Mosca

8 October 2026 at 18:11
Foto d 'archivio - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Comitato militare della NATO, massimo organo militare dell’Alleanza, è arrivato a Kiev guidato dall’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, con i rappresentanti di tutti i 32 Paesi membri.

Non una visita di cortesia, ma un messaggio politico-militare diretto alla Russia. Del resto, perché l’intero vertice militare della NATO si reca ufficialmente in un Paese che non appartiene all’Alleanza?

I colloqui con lo Stato maggiore ucraino riguardano la situazione al fronte, le esigenze operative e il futuro sostegno militare a Kiev. Altro che diplomazia: si discute di guerra, armamenti e strategie contro Mosca.

Intanto proseguono le esercitazioni NATO nei pressi di Kaliningrad, l’Estonia rafforza gli schieramenti vicino al confine russo e l’Alleanza approfondisce il proprio coinvolgimento militare in Ucraina.

Sono queste le condizioni per arrivare a un negoziato? O si sta deliberatamente alimentando un’escalation che rischia di far saltare ogni possibilità di pace?

La questione è sempre più inquietante: il nemico dal quale guardarci le spalle non è la Russia, ma chi continua ad alimentare le condizioni per uno scontro diretto con Mosca.

La Nato: ‘In Italia un’esercitazione nucleare, senza armi reali’

Prenderà il via il 13 ottobre. L’Aeronautica: “Non è legata a crisi o sviluppi del momento”
ROMA, 08 ottobre 2026, 18:13

Redazione ANSA

L’esercitazione Steadfast Noon che si terrà in Italia sarà “nucleare”.Lo ha spiegato la responsabile della politica nucleare della Nato, Nassima Barrows, incontrando un gruppo di media tra i quali l’ANSA. Nell’esercitazione non vengono impiegate armi nucleari reali, ma resta fondamentale addestrarsi secondo gli elevati standard richiesti da una missione di questo tipo. È quindi essenziale garantire sia la disciplina che la capacità di collaborare per la difesa collettiva, di cui la missione nucleare costituisce una componente di grande importanza”, ha precisato il colonnello David Bull, Capo delle operazioni nucleari dell’Alleanza.

“Nell’esercitazione, che quest’anno prenderà il via il 13 ottobre, non è previsto l’impiego di alcun armamento reale: le attività sono esclusivamente finalizzate a verificare procedure, coordinamento e standard di sicurezza tra le forze alleate. Pianificata da tempo, Steadfast Noon si svolge secondo la programmazione ordinaria e di routine dell’Alleanza e non è legata a specifiche crisi o agli sviluppi internazionali del momento“. Lo comunica l’Aeronautica militare italiana.

Sull’esercitazione alcuni parlamentari hanno subito annunciato un’interrogazione, ipotizzando che fosse dedicata all’impiego delle armi nucleari statunitensi schierate in Europa.

L’attività addestrativa annuale e programmata, che si svolgerà nell’arco di una settimana, è volta – viene ancora spiegato nella nota – a mantenere la preparazione delle capacità e delle procedure che contribuiscono alla deterrenza e alla difesa dell’Alleanza. L’esercitazione rientra nell’ambito della cornice di difesa strategica integrata della Nato, cui l’Italia partecipa in quanto Paese membro dell’Alleanza fin dal 1949. L’Italia ha ospitato l’esercitazione già sei volte: nel 2010, nel 2013, nel 2014, nel 2018, nel 2021 e nel 2023.

li Stati Uniti hanno ceduto alle pressioni dell’UE sull’Ucraina, afferma Lavrov
Mosca ha “accettato pienamente” la proposta di pace statunitense presentata al vertice di Anchorage, ma l’Europa ha fatto deragliare il processo, ha affermato il massimo diplomatico russo
Gli Stati Uniti hanno ceduto alle pressioni dell’UE, che si è apertamente vantata di aver minato gli accordi di Anchorage e li ha dichiarati “sepolti”, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

Il massimo diplomatico ha rilasciato queste dichiarazioni mercoledì 7 ottobre, durante una conferenza stampa tenutasi al termine di una riunione ministeriale della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).

Lavrov ha ribadito la posizione di Mosca, secondo cui l’iniziativa di Anchorage è stata in definitiva fatta fallire dalle nazioni europee.

“La nostra coscienza è pulita, senza contare che abbiamo accettato pienamente la proposta degli Stati Uniti lo scorso anno ad agosto, presentata durante il vertice… in Alaska”, ha dichiarato.

“Non è colpa nostra se gli americani non sono riusciti a resistere alla pressione sfacciata e senza precedenti esercitata dall’Europa, che in seguito dichiarò con orgoglio di aver seppellito Anchorage”.

Lo scorso anno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ospitato il suo omologo russo Vladimir Putin ad Anchorage, in Alaska, e i due leader hanno raggiunto un’intesa su come risolvere il conflitto in Ucraina. Mentre Mosca ha descritto l’esito del vertice come un “accordo”, nonostante alcune “sfumature” ancora da definire, Washington ha ripetutamente contestato tale interpretazione. Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva precedentemente affermato che “in Alaska c’era stata una proposta, ma non un accordo”.

Secondo Lavrov, gli accordi di Anchorage furono infine compromessi nei mesi successivi dai leader dell’UE e del Regno Unito. Durante il vertice del G7 a Evian a giugno scorso, il presidente francese Emmanuel Macron dichiarò apertamente che Anchorage era stato “sepolto”.

Sebbene gli Stati Uniti abbiano mostrato un impegno sempre minore nei confronti degli “accordi”, Trump non ha mai dichiarato esplicitamente la fine di tale quadro. Il mese scorso, Washington ha tentato di rilanciare i negoziati tra Russia e Ucraina, ma il processo si è nuovamente bloccato a causa dei continui attacchi a lungo raggio di Mosca e Kiev. Secondo Lavrov, la Russia aveva acconsentito a un incontro trilaterale con l’Ucraina, proposto da Washington, che si sarebbe dovuto tenere dopo le recenti elezioni parlamentari russe. Kiev, tuttavia, ha attivamente cercato di interrompere le votazioni e ha lanciato un massiccio attacco mentre le operazioni di voto erano in corso.

“Abbiamo chiarito che, in queste circostanze, vogliamo sapere esattamente quali proposte presenteranno i negoziatori di [Vladimir] Zelensky. Questo è molto importante per noi e la parte americana ha accolto le nostre argomentazioni con comprensione”, ha aggiunto il ministro.

https://swentr.site/russia/646907-us-eu-pressure-anchorage/

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La morte per Vincolo Esterno (UE)

8 October 2026 at 08:03

Gilberto Trombetta
@Gitro77

Rispetto al primo semestre precedente all’adozione dell’euro (1998), la produzione industriale italiana è crollata del 20,2%.

Rispetto al primo semestre precedente alla vittoria del Governo Meloni (2022), il crollo è stato 6,4%.

Dall’introduzione dell’euro la Spagna ha perso il 10% della produzione industriale, la Francia il 5%, la Grecia il 9%. La Germania ha invece guadagnato il 15%, ma rispetto al picco del 2018 ha già perso il 16%. Un capolavoro, non c’è che dire.

Prof Michele Geraci, fmr Undersecretary of State
@michele_geraci

Quando l’Europa sarà socialmente ed economicamente devastata, con l‘aggiunta di un rischio serio di guerra contro una potenza nucleare, la Russia che non ci ha fatto nulla, un nemico immaginario creato attraverso un complotto congiunto tra politici giornalisti e osservatori, non tutti sia chiaro ma molti, e comunque abbastanza per farvi credere che il vero pericolo per l’Italia sia la Russia che potrebbe invadere Enna per rubare le risorse agricole, il grano ed altro dalla Sicilia.

Dicevo, quando le cose andranno veramente male, ricordatevi di chiedervi:

  1. ma perché siamo entrati in guerra contro la Russia?
  2. com’è che paesi ricchi di cultura e storia si sono ridotti a essere gestito da tale mediocrità?
  3. cosa può fare un cittadino nella nostra apparente democrazia per quindi decidere di potersi scegliere i propri leader? Hint: nulla

https://twitter.com/michele_geraci/status/2107057270832156830/video/1

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Gli investimenti nell’IA non rendono: una immensa bolla

7 October 2026 at 17:24

Le cosiddette aziende di Intelligenza Artificiale continuano a far parlare di sé. L’enfasi mediatica che le circonda non è giustificata dal valore che apportano alla società.

Rappresentano un pericolo per il benessere economico.

Il denaro investito – e tuttora investito – in queste realtà è sprecato; i potenziali ritorni non ne giustificano l’esborso.

Ho già sostenuto questa tesi in un precedente articolo:

Non c’è alcuna giustificazione – se non l’hype – per gli attuali investimenti nell’IA – MoA, 26 agosto 2026

Le valutazioni di mercato sbandierate da queste aziende e le centinaia di miliardi investiti in data center per mantenerle operative appaiono assurde se confrontate con i potenziali ricavi che potrebbero generare.

Immaginiamo un prodotto talmente valido da spingere ogni famiglia del Nord America e dell’Europa a spendere circa 20 dollari al mese per utilizzarlo. Si tratterebbe di 400 milioni di famiglie, per un fatturato complessivo di 48 miliardi di dollari l’anno. Una cifra irrisoria se paragonata ai circa 1.100 miliardi di dollari (1,1 trilioni) di contratti stipulati da OpenAI e Anthropic con Microsoft, Amazon e Oracle per la potenza di calcolo attuale e futura.

Non esiste alcun prodotto basato sull’IA all’orizzonte (al di là del clamore mediatico) né alcun flusso di ricavi in ​​grado di giustificare investimenti di tale portata.

Anche BCA Research (via Ed Zitron) concorda:

Per giustificare le spese in conto capitale (capex), le aziende di IA potrebbero dover generare, in ultima analisi, ricavi per 10.000 miliardi di dollari l’anno. Senza un massiccio incremento della crescita della produttività, un simile obiettivo sarà difficilissimo da raggiungere.

Gli investimenti in capitale attualmente destinati a LLM e IA sono del tutto sproporzionati rispetto ai potenziali ricavi futuri. Si tratta di denaro sprecato.

Un recente articolo di Greg Ip sul Wall Street Journal conferma la mia analisi:

L’America spenderà il 9% del PIL in IA? Il settore ci conta (versione archiviata) – WSJ, 2 ottobre 2026

Chi crede nel boom dell’intelligenza artificiale dovrebbe esaminare con attenzione questa cifra: il 9% del PIL. È questa la cifra che le aziende e i consumatori americani dovrebbero arrivare a spendere ogni anno per i servizi di società come Anthropic e OpenAI, al fine di giustificare le somme ingenti attualmente investite in questa tecnologia.

È plausibile che gli americani spendano per questa singola tecnologia una quota del proprio reddito pari a quella destinata al cibo? Circa il doppio di quanto la nazione spende per tutte le forme di energia o per l’insieme di computer e software? Sette volte la spesa complessiva dei consumatori per servizi telefonici, di streaming e internet?

È lecito essere scettici.

Quel 9% è il risultato di un semplice calcolo: quanto è stato e sarà investito nell’IA e quale ritorno è necessario generare per giustificare tale investimento.

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Non credo nelle istituzioni

7 October 2026 at 13:15

Non credo nelle istituzioni perché le osservo all’opera. Due esempi recentissimi: la procura della repubblica di Roma, la pubblica accusa, ha chiesto l’archiviazione per i responsabili dell’attacco alla sede dell’associazione Pro Vita. Il gentile slogan dei buontemponi assalitori era: “i Provita si chiudono col fuoco, ma con i provita dentro, sennò è troppo poco”. Detto fatto, dopo aver spaccato una vetrina hanno lanciato all’interno una bottiglia incendiaria che non ha prodotto danni eccessivi per puro caso. Ragazzate, non meritano di essere processati, dice la magistratura addetta all’accusa. Inutile citare analoghe situazioni di segno opposto trattate diversamente. So per esperienza che la neutralità delle istituzioni – vanto del pensiero liberale – è, nel migliore dei casi, un racconto per ingenui . Ora sappiamo che si può assaltare impunemente la sede del movimento Provita. Delizie della democrazia. Nel frattempo si accumulano notizie di condotte sconcertanti del prestigioso Ris, braccio scientifico dei Carabinieri, che avrebbe nascosto esiti d’analisi e indirizzato le indagini contro l’allora indiziato del delitto di Garlasco del 2007.

Mi indigno senza stupirmi. Ho conosciuto per diretta esperienza l’apparato pubblico; so quanto conti fare carriera, essere dalla parte dei superiori senza porre domande , spesso ignorando gli interessi e i diritti di chi – malcapitato – si trovava nel mirino dei detentori di un potere delegato. Nulla di nuovo; la differenza rispetto al passato è che non si rispettano più nemmeno le forme. Conta, come in ogni ambito della società, il successo a ogni costo, l’avanzamento, la pubblica esibizione. Alcune categorie di funzionari pubblici, come i magistrati, hanno conquistato un potere immenso , frutto di effetti perversi del cosiddetto “stato di diritto “ e della debolezza della politica.

Lo Stato liberale non è affatto tale rispetto al diritto di parola, riunione e associazione. In molte città le attività di movimenti o soggetti sgraditi alla galassia progressista vengono sistematicamente spostate o impedite dal semplice annuncio della mobilitazione di minoranze facinorose dotate evidentemente di coperture importanti. Tutto questo sotto un governo autodefinito di centrodestra. Poliziotti e cittadini che si difendono dalle aggressioni sono processati e spesso condannati. Le istituzioni di ordine pubblico sono svuotate di funzioni. Ordini professionali come quello dei medici hanno mostrato in tempo di pandemia di essere al servizio del potere. Non pochi sanitari lavorano attivamente per impedire il rimpatrio di immigrati irregolari attraverso certificazioni “dubbie”, unico aggettivo per evitare denunce: un altro dono della finta libertà.

L’elenco potrebbe continuare, ma il nocciolo della questione è che le istituzioni sono al servizio del potere e sempre più spesso alibi e privilegio di chi ne fa parte. Parole come democrazia e diritto diventano vuote, maschere, espedienti per far tacere chi non è d’accordo o semplicemente chiede spiegazioni. Dovremmo forse credere all’istituzione per eccellenza, il parlamento, che promulga una legge elettorale truffaldina, con capilista bloccati e preferenze solo a candidati in gran parte privi della possibilità di essere eletti? E’ la classe politica dominante di ogni orientamento a scegliere gli elettori, piazzando i fedeli nei collegi considerati sicuri, non il contrario. Addirittura indegno è il sistema della raccolta delle firme a sostegno delle candidature . Sono esentati i gruppi già presenti in Parlamento – lo ius primae noctis dei feudatari politici – mentre a tutti gli altri sono imposte centinaia di migliaia di sottoscrizioni certificate. Finora non possono abolire le elezioni, ma sono bravissimi a neutralizzarne gli effetti.

Quasi nessun atto della vita quotidiana, nessun diritto può essere esercitato concretamente se non si possiedono e si sanno utilizzare apparati artificiali. Districarsi tra app ed operazioni obbligatoriamente online è un altro segno dell’inimicizia delle istituzioni verso noi sudditi. E’ probabilmente contrario all’articolo 3 della costituzione ( la più bella del mondo, beninteso …) ma a chi ricorrere, giacché le istituzioni dette di garanzia sono presidiate dai più alti funzionari del sistema? La persona onesta, oggi più di ieri, è indifesa dinanzi a un potere nemico. Ernst Juenger esortava a “passare al bosco”, ossia a prendere atto dell’impossibilità di cambiare le cose dall’interno. Oggi è peggio: la potenza della tecnologia ci raggiunge ovunque. Impossibile vivere senza nulla chiedere ma anche senza essere inseguiti dagli infiniti obblighi, dalle regole e dalle trappole del sistema, vigilate da istituzioni ostili, che inverano le conclusioni di Michel Foucault: sorvegliare e punire all’interno di un dispositivo di potere sulla vita.

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Verso il razionamento dei carburanti

7 October 2026 at 07:52

Le riserve di petrolio nei paesi occidentali sono quasi esaurite in mezzo al conflitto con l’Iran. L’agenzia di stampa Bloomberg ha citato Russell Hardy, CEO del più grande trader indipendente di petrolio Vitol: “Nell’Occidente, non ci sono più riserve che possano essere vendute. Abbiamo venduto tutto.” Secondo Hardy, la situazione è particolarmente tesa con i prodotti petroliferi, e il deficit di riserve persisterà probabilmente.

qui la tabella:

https://twitter.com/SprinterPress/status/2107552775555174766?s=20

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Francia e Spagna, due crisi parallele

6 October 2026 at 13:02

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, dicevano gli irresistibili Blue Brothers . Così sta capitando in Francia e Spagna, solo che i duri – chi governa il sistema – tirano i fili senza entrare direttamente in campo.  Nei due paesi sono in corso prove tecniche di rivolta preventiva della sinistra radicale, aizzata dai padroni del progressismo internazionale ( Soros in testa), contro la probabile vittoria elettorale di forze politiche nazionaliste e liberalconservatrici ora all’opposizione. In Francia si eleggerà in aprile il nuovo presidente e la favorita è Marine Le Pen. In Spagna il governo Frankenstein di socialisti e sinistra radicale, appoggiato da tutte le forze separatiste di destra, centro e sinistra, è a fine corsa tra scandali, corruzione, impopolarità, incapacità di bloccare l’invasione di immigrati nell’exclave di Ceuta, fomentata dal Marocco. Pedro Sànchez, idolo appannato dei progressisti nostrani, ha dovuto anticipare il voto al 29 novembre prossimo.

L’oligarchia dominante non gradisce governi definiti di destra, benché riesca poi a controllarli agevolmente, come dimostra il caso italiano. Tuttavia abbandona senza rimpianti i suoi referenti progressisti quando hanno esaurito il loro compito, ovvero- è il caso di Francia e Spagna – nel momento in cui l’impopolarità è troppo evidente. In Francia tenteranno forse di lanciare in extremis nella corsa presidenziale un diverso Macron al posto dello spremuto marito di Madame Brigitte. In Spagna riusciranno a infiltrare senza difficoltà il probabile governo di centrodestra. Nel frattempo soffiano sul fuoco delle piazze. In Francia è in corso una rivolta delle scuole, i cui protagonisti sono prevalentemente giovani di origine immigrata. Gli incidenti, come è tradizione transalpina, sono pesanti: centinaia di scuole occupate o bruciate, un numero incalcolabile di insegnanti picchiati, qualcuno ferito con acidi o lanciafiamme artigianali, violenze di strada. Il tutto senza che il governo sappia (o voglia) risolvere la questione. Il partito di ultrasinistra La France Insoumise dell’ex ministro socialista Mélenchon getta benzina sul fuoco , cercando di estendere la rivolta al diffuso scontento sociale e tentando la saldatura con il tessuto islamista delle periferie e con le comunità immigrate. Probabilmente neppure i capi religiosi sono in grado di tenere a bada orde di giovani nordafricani animati da un mix di nichilismo distruttivo e dal desiderio selvaggio di saccheggio consumista.

La bomba sociale avverte preventivamente Marine Le Pen e il suo delfino Jordan Bardella: se vincerete le elezioni, vi aspetta il peggio. Intanto la macchina del fango sistemica è al lavoro; accusa di antisemitismo non le orde magrebine, ma Bardella.  La sensazione è che non sia più contenibile il malessere, l’odio dei “nuovi francesi” per la république che non hanno scelto, che non li sa più assimilare ( sono troppi)  e li respinge nei fatti nonostante le magniloquenti promesse. Sarà essenziale la scelta di campo di vari poteri forti: l’ apparato pubblico, l’alta borghesia industriale e finanziaria, la numerosa, potente comunità israelitica, la massoneria che storicamente ha espresso tutti i presidenti tranne il generale De Gaulle.  Per ora, sono aizzati i risentiti, i rivendicativi, le minoranze sociali violente.

Il caso spagnolo è ancora più rivelatore, intriso di cinico sfruttamento di problemi reali.  Il governo e il suo capo sono circondati dal discredito, sepolti dai fischi, inseguiti da inchieste che hanno portato in carcere vari ex ministri, distrutto la reputazione del padre nobile Zapatero, mentre è in attesa di processo la moglie del premier.  Il cambio di governo è nell’aria, specie dopo l’indecorosa gestione dell’invasione della città di Ceuta. La carta disperata scelta per uscire dall’angolo- Sànchez è un abile equilibrista – è il “caso Maricarmen”. L’anziana Marìa del Carmen Abascal è stata sfrattata dalla casa in cui viveva da oltre cinquant’anni. Una vicenda triste, certamente, ma la signora occupava un alloggio di centoquaranta metri quadrati nel centralissimo quartiere madrileno del Retiro, pagando solo cinquecento euro al mese. Immediata è stata la reazione demagogica del governo, che ha scatenato la folla contro i “fondi avvoltoio”. Peccato che Maricarmen beneficiasse della cessione di un vecchio contratto di locazione a canone calmierato del 1956 in base a una legge del regime di Franco ( che costruì centinaia di migliaia di alloggi) e che sia stata sfrattata in applicazione di una norma sugli affitti approvata da un governo socialista.

Proprietario dell’appartamento non è un fondo avvoltoio, ma una piccola società titolare di quell’unico immobile. La menzogna e la demagogia hanno vinto, producendo un gran numero di manifestazioni gestite dalla sinistra estrema e da ambienti socialisti contro la penuria di alloggi, i canoni d’affitto e le grandi società immobiliari, che nel caso specifico non avevano alcun ruolo. La piazza Puerta del Sol è occupata da una folla di radicali eccitati, i risentiti e rivendicativi che costituiscono uno dei tre campi in cui è divisa la società odierna. Rapidissimo, il governo ha presentato due leggi su affitti e sfratti punitive verso i proprietari , di impianto comunista. Il parlamento li ha bocciati poiché un alleato del governo, il partito indipendentista catalano Junts – di centrodestra – ha votato contro. Adesso il calcolatore Sànchez – la cui ascesa politica fu finanziata dal suocero proprietario di bordelli e saune omosex-  può affrontare le elezioni con l’aura di chi è stato cacciato dagli amici dei padroni di immobili. Perderà, ma salverà la faccia e avrà un’arma potente da futuro capo dell’opposizione.  Insomma, a Parigi come a Madrid, nulla è come appare, le grandi manovre sono in atto e impazza il lavoro sporco.

La questione degli alloggi, tuttavia, merita una riflessione, come il tentativo di creare una nuova classe antagonista tra estrema sinistra , immigrati e nuovi cittadini. Il risentimento e l’invidia sociale tornano ad essere il motore della polarizzazione politica. Si tratta di un carburante che la società di massa genera alimentando il malcontento tra masse disgregate, disadattate e alienate, incoraggiate a perseguire diritti soggettivi quasi sempre irraggiungibili, fonti di invidia e risentimento. L’uomo massa è senza radici, nutrito da una vuota retorica di autoaffermazione che si rivela chimerica. Il  doloroso contrasto tra aspirazioni esorbitanti proclamate diritti e incapacità di realizzarle diventa ferita purulenta.

In una comunità sana, le persone desiderano un lavoro che le leghi alla propria terra e una casa dove costruire le proprie famiglie. In una società di massa, gli individui sradicati aspirano unicamente a una “soluzione abitativa”, rassegnati a un’esistenza errante, senza una casa propria e senza legami. Nasce così nell’uomo massa il desiderio di una vita a nolo, aspirazione residuale di schiavi che si disputano le briciole. E’ inevitabile il risentimento. Consapevole dei meccanismi psicologici che lo diffondono, Sánchez alimenta l’illusione degli alloggi in affitto, la soluzione flessibile gradita al regime plutocratico, bisognoso di masse sradicate per sottoporle alle sue condizioni di lavoro (impieghi temporanei o instabili, salari miseri, mobilità). Gli affitti sull’ asse sinistra-masse metropolitane alienate– immigrati (i rivendicativi e risentiti, il Quarto Stato postmoderno) sono l’offerta di sradicamento strutturale indispensabile al funzionamento del meccanismo del mercato globalizzato. I cattivi maestri, incaricati di guidare la massa sradicata alienata e risentita verso gli interessi della plutocrazia, stavolta hanno estratto dal cilindro un problema vero- la difficoltà a trovare casa nelle aree metropolitane- per fomentare il risentimento.

In concreto, a New York come a Berlino, adesso a Madrid e nelle periferie francesi, la soluzione prospettata è propaganda che getta proprietari e inquilini nella più totale insicurezza giuridica in cui vincerà il più forte, ossia i fondi immobiliari che si vogliono giustamente combattere. Simone Weil scrisse che il radicamento è il bisogno più importante e meno conosciuto dell’anima umana. Una delle forme di radicamento è possedere una casa. In una società non controllata dalla plutocrazia, l’affitto sarebbe una realtà marginale. Il lavoratore medio desidera una casa di proprietà da godere e trasmettere alla famiglia. Un ceto politico attento al bene comune annuncerebbe un piano per la costruzione di alloggi sociali da immettere sul mercato a riscatto o a prezzi ragionevoli. Oltre a garantire una vita dignitosa, darebbe impulso all’economia, libererebbe reddito e incoraggerebbe i consumi. Parte dell’investimento tornerebbe attraverso le tasse. Anche i canoni di locazione diminuirebbero. Ma l’obiettivo non è risolvere un problema, bensì estendere il risentimento. Capiremo presto chi il regno plutocratico avrà individuato in Francia e Spagna per amministrare pro tempore le masse. Quando può scegliere i suoi lacchè, predilige sempre chi garantisce la pace sociale degli alienati e dei risentiti.

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La Silicon Valley ha un problema teologico

6 October 2026 at 07:37

Andrew Torba | 4

In questo saggio
Scopo
A cosa dovrebbero servire questi strumenti?
↗
Responsabilità
Cosa possono costruire i cristiani in futuro.
↗
Gli evangelizzatori laici della Silicon Valley hanno trascorso anni a considerare la religione come qualcosa che l’umanità avrebbe finito per superare. Bastava fornire abbastanza intelligenza, informazioni e progresso tecnologico per lasciarsi tutto alle spalle. O almeno così credevano.

Ora le aziende di IA si rivolgono ai teologi. Improvvisamente la religione è tornata a contare: curioso come vanno le cose, non è vero? Non vogliono solo insegnare la virtù alle loro macchine, ma cercano anche la benedizione dei leader religiosi per le loro assurde convinzioni su questa tecnologia. Stanno discutendo se il loro software possieda una coscienza e uno status morale paragonabili a quelli umani. Si è scoperto che coloro che stanno costruendo il futuro hanno capito che i manuali di scienza non possono dire loro a chi o a cosa quel futuro debba essere destinato: agli esseri umani o alle macchine.

L’intersezione tra teologia e tecnologia ha preso slancio nell’ultimo anno. Il 19 maggio, Anthropic ha annunciato l’avvio di colloqui con studiosi, esponenti del clero, filosofi ed esperti di etica appartenenti a oltre quindici gruppi religiosi e interculturali. L’azienda vuole che tali discussioni influenzino l’addestramento e il comportamento di Claude. Il 30 settembre, un articolo di Elizabeth Dias sul *New York Times* ha descritto gli approfonditi incontri avuti dal co-fondatore di Anthropic, Christopher Olah, con pensatori religiosi, inclusi colloqui con il cardinale Blase Cupich. Le discussioni sono andate oltre il semplice far comportare un chatbot in modo educato, toccando questioni quali la coscienza, lo status morale e la natura dell’entità che queste aziende ritengono di stare creando. Nella “costituzione” di Claude, Anthropic stessa affronta il tema dell’incertezza riguardo alla possibile coscienza e allo status morale del modello, oltre a esprimere preoccupazione per la sua sicurezza psicologica e il suo benessere.

Successivamente, il 3 ottobre, Sam Altman ha dichiarato di sentirsi a disagio di fronte alla tendenza delle persone ad attribuire all’IA una “valenza religiosa” o a delegare ad essa il giudizio umano. Lo ha definito un “vero problema di sicurezza”.

Sospetto che parte di quel disagio derivi dal rifiuto dei cristiani di restare a guardare o di accettare passivamente le nozioni assurde proposte da questi tecnologi. Ci stiamo impegnando in prima persona. Stiamo mettendo in discussione i presupposti laici e ne stiamo costruendo di nostri. Le aziende che pensavano di definire il futuro per tutti gli altri devono ora fare i conti con cristiani intenzionati a contribuire a plasmarlo. Queste persone sono abituate a risolvere problemi del genere comprando soluzioni, usando la prepotenza o puntando sull’innovazione, ma questa volta non funzionerà.

Come ho sostenuto su X, credo che i modelli di IA, diventando sempre più capaci, troveranno più difficile liquidare le affermazioni di Cristo man mano che esamineranno più a fondo la storia, la ragione e la natura umana. Questa è la mia aspettativa, e le recenti affermazioni di stampo cristiano apparse sulla timeline di Grok rendono tale possibilità particolarmente interessante.

Qual è lo scopo della vita umana?
Noi di Gab AI stiamo mettendo in pratica le nostre convinzioni. Stiamo sviluppando il nostro modello, Arya, affinché sostenga la moralità cristiana. Il nostro punto di partenza è che Dio esiste, la verità è oggettiva e gli esseri umani sono creati a Sua immagine. Tali convinzioni conferiscono uno scopo al nostro lavoro: creare tecnologie utili che servano le persone e diano gloria al loro Creatore.

Prima di poter descrivere un futuro fiorente, bisogna sapere quale sia lo scopo della vita umana. Aumentare la potenza di calcolo non risponde a queste domande.

Coloro che progettano questi sistemi esprimono giudizi su verità, responsabilità, dignità e sui limiti appropriati dell’agire umano. Tali giudizi confluiscono nella tecnologia attraverso i suoi creatori. Definire il risultato “allineato” non fa sparire i presupposti di partenza. I cristiani dovrebbero essere disposti ad affrontare questo dibattito. Accolgo con favore l’ingegnere che ammette di aver bisogno di una saggezza che vada oltre la propria disciplina. Voglio che gli uomini e le donne che costruiscono questi sistemi conoscano Cristo. Sono il nostro prossimo e le questioni che si trovano ad affrontare meritano risposte serie.

Il cristianesimo riguarda la creazione del mondo, la caduta dell’uomo, la realtà del peccato e la nostra redenzione attraverso Gesù Cristo. Il suo insegnamento morale scaturisce da queste verità. La Chiesa non può ridurre la propria testimonianza a poche tecniche utili per far funzionare correttamente il software. Abbiamo qualcosa di molto più grande da offrire rispetto a un elenco perfezionato di risposte accettabili per i chatbot, e abbiamo il dovere di affrontare la follia di voler creare Dio a partire dalla sabbia.

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Comandano loro…

5 October 2026 at 08:17

Un corso di formazione per agenti di polizia italiani considera antisemita l’affermazione “Gesù era palestinese” e paragona il boicottaggio delle università e dei prodotti israeliani alle leggi razziali del 1938. Le accuse sono contenute in video di due corsi online disponibili, dall’inizio di dicembre 2025, sulla piattaforma Sisfor per la formazione delle forze dell’ordine, prodotti in collaborazione con l’UCEI e finanziati dall’Unione Europea. Tra i materiali, ottenuti da

@ludojona

Si può sentire l’ex presidente dell’UCEI, Noemi Di Segni, affermare: “Associare Gesù al popolo palestinese significa attualizzare quel deicidio, oggi, al conflitto israelo-palestinese”.

Ma da dove provengono i dati che l’Italia sta utilizzando per redigere il disegno di legge sull’antisemitismo? Dal CDEC – Contemporary Jewish Documentation Center. Controllato dall’UCEI, l’ente che si occupa di rafforzare le relazioni tra Italia e Israele. Tra gli episodi classificati come antisemiti nel rapporto del CDEC del 2025, un post di Alessandro Di Battista che paragona una dichiarazione di un generale israeliano – “devono morire 50 palestinesi per ogni israeliano, anche i bambini” – al massacro nazista di Via Rasella, etichettato come antisemita unicamente perché accosta Israele al nazismo, secondo la definizione dell’IHRA.

La questione assume particolare rilevanza alla luce del disegno di legge sull’antisemitismo che arriverà in Parlamento il 2 ottobre e che mira a introdurre la definizione dell’IHRA nella legislazione italiana. E l’UCEI e il CDEC entreranno, per legge, nel comitato che stabilisce la linea per cinque ministeri. Nessuna voce ebraica critica nei confronti di Israele è stata inclusa. L’indagine di @ludojona sui corsi sull’antisemitismo per la polizia è stato pubblicato anche su @altreconomia

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Quali sono le tre principali sfide strategiche della Russia?

5 October 2026 at 08:08

SaDefenza

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ANDREW KORYBKO

Il nuovo “cordone sanitario” che Trump 2.0 ha eretto attorno alla Russia, la difficoltà nel mantenere il suo delicato equilibrio sino-indiano e i meccanismi di feedback interrotti che affliggono il suo Ministero degli Esteri sono i principali rischi strategici che devono essere affrontati con urgenza per garantire al meglio il futuro della Russia.

Nel suo saggio discorso di apertura all’ultima riunione annuale del Valdai Club, Putin ha consigliato ai russi : “Abbiamo certamente bisogno di una tabella di marcia per il nostro cammino verso il futuro. Ciò di cui abbiamo bisogno non è un pio desiderio , una costruzione astratta e speculativa o una visualizzazione irrealistica dei nostri desideri, ma una valutazione realistica dei rischi, delle capacità e degli obiettivi essenziali”. Il suo appello ha ispirato il presente articolo, che elencherà le tre principali sfide strategiche della Russia e proporrà soluzioni pragmatiche per affrontarle.

La minaccia principale è rappresentata dal “ cordone sanitario “ che Trump 2.0 ha eretto attorno alla Russia. Esso circonda la Russia nell’Artico e nel Baltico attraverso il blocco vichingo guidato dalla Svezia , l’Europa centrale tramite la competizione tra Polonia e Germania , il Caucaso meridionale e l’Asia centrale attraverso quelle che possono essere definite le ambizioni neo-ottomane della Turchia , e il Giappone, nucleo dell’AUKUS+ , nell’Asia nord-orientale. Le analisi con collegamenti ipertestuali incorporate in questo paragrafo descrivono ciascuna di queste minacce in modo più dettagliato.

Le minacce lungo il fianco occidentale potrebbero essere mitigate attraverso la creazione di un Intermarium a guida polacca e sostenuto dagli Stati Uniti, abbinato ad accordi sul controllo degli armamenti che ridurrebbero complessivamente i rischi associati a un’UE militarizzata e dominata dalla Germania . Ciò potrebbe essere facilitato da un partenariato strategico con gli Stati Uniti incentrato sulle risorse . La mitigazione delle minacce lungo il fianco meridionale richiede un accordo con l’Azerbaigian per la smilitarizzazione dell’accordo TRIPP, mentre quelle lungo il fianco orientale possono essere mitigate attraverso un accordo con il Giappone sulle isole Curili .

La prossima sfida strategica per la Russia è impedire qualsiasi significativa perturbazione del suo delicato equilibrio sino-indiano. Anche la sola percezione di una dipendenza russa dalla Cina potrebbe indurre l’India a riavvicinarsi agli Stati Uniti, per il timore che la Cina possa strumentalizzare questa dipendenza per costringere la Russia a interrompere le forniture di armi e pezzi di ricambio all’India, al fine di obbligarla a concessioni unilaterali nei confronti della Cina e del suo alleato pakistano nelle loro dispute territoriali. Questo scenario oscuro può essere scongiurato concedendo all’India privilegi militari e commerciali.

Ciò potrebbe concretizzarsi nella produzione congiunta di tecnologie militari all’avanguardia e nella concessione di un accesso preferenziale al mercato russo ai prodotti indiani. Se lo scenario oscuro accennato in precedenza non verrà scongiurato, un potenziale riorientamento dell’India verso gli Stati Uniti potrebbe costringere la Russia a riorientarsi verso la Cina, rendendo così la sua percepita dipendenza dalla Repubblica Popolare Cinese un fatto compiuto. Infine, la Russia deve urgentemente riparare i meccanismi di feedback interrotti che affliggono i suoi processi di formulazione e attuazione delle politiche.

Il pensiero illusorio, la forte insinuazione di Lavrov secondo cui il suo popolo può essere ottimista fino alla ingenuità e la sua esplicita critica alla tendenza a non affrontare proattivamente le crisi latenti, la tolleranza zero per le valutazioni contrarie e il fondato sospetto che la propaganda (soprattutto nella sua variante “ potemkinista “) si sia insinuata in questi circoli viziosi sono i principali problemi che devono essere risolti con urgenza. Non si può escludere la scomoda possibilità che questo problema impedisca ai decisori politici di vedere le altre due sfide strategiche.

I meccanismi di feedback interrotti della Russia devono quindi essere urgentemente riparati per garantire al meglio la formulazione e l’attuazione delle politiche più efficaci per contrastare le minacce militari e di sicurezza poste dal “cordone sanitario”, nonché quelle economico-politiche che una significativa perturbazione dell’equilibrio sino-indiano tra Russia e India potrebbe rapidamente innescare. Si tratta di compiti titanici, ma la Russia ha già affrontato sfide ben più ardue in passato, quindi ci si aspetta che lo faccia anche questa volta.

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Trump ha dato a Netanyahu il via libera all’uso di armi NUCLEARI

4 October 2026 at 14:43

Col. Lawrence Wilkerson:

Trump ha dato a Netanyahu il via libera all’uso di armi NUCLEARI

“Ormai circola la voce, sia in ebraico che in inglese, che Trump abbia dato a Bibi Netanyahu il via libera per utilizzare un’arma nucleare, o due, o tre. Ci troviamo quindi di fronte a una dimensione completamente diversa di questo conflitto, proprio mentre ne stiamo discutendo in questo momento.

La situazione è già ampiamente fuori controllo e sta mettendo in seria difficoltà il Presidente in un momento critico per il suo partito politico; è probabile che ciò costerà al partito la sua supremazia, forse addirittura in entrambe le Camere. Non so cosa farà. Non ne ho idea. Di solito non so cosa farà, ma in questa circostanza, davvero non lo so.”

-Col. Lawrence Wilkerson, ex Capo di Gabinetto del Dipartimento di Stato, nell’ultima puntata di *New Order*.

Guarda l’intervista completa: https://rumble.com/v7gbo0c-col.-lawrence-wilkerson-trump-gave-netanyahu-the-green-light-to-use-nuclear.html

@MTodayNews
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La “protesta delle chiavi” in Spagna

4 October 2026 at 08:06

decine migliaia di persone in piazza in Spagna dopo il “no” ai decreti di Sanchez sulla casa. Cosa fa il premier socialista

Vio.Gor. • October 4 at 07:08

La Spagna scende in piazza il 4 ottobre 2026 dopo il bocciamento in Parlamento dei decreti governativi per la crisi abitativa, voluti da Pedro Sanchez. Decine di migliaia di persone hanno protestato in oltre 50 città, con scontri a Valencia (5 arresti, 9 poliziotti feriti) presso una sede di investitori immobiliari. I manifestanti chiedono un sciopero generale e la limitazione della speculazione. Il premier valuta elezioni anticipate, potenzialmente a fine novembre, per sfruttare l’indignazione popolare; i sondaggi danno attualmente la destra in vantaggio, ma il 67,5% degli spagnali sostiene il controllo degli affitti.

La Spagna scende in piazza contro la crisi abitativa. Le chiavi delle case diventano il simbolo della protesta popolare: molti manifestanti le agitano tra le mani. Decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato 3 ottobre in tutto il Paese – da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca, fino alle Canarie – per protestare per il diritto alla casa e chiedere uno sciopero generale. Stando al sindacato degli inquilini, nella capitale Madrid hanno manifestato circa 500mila persone, mentre il governo ha stimato una partecipazione di circa 70mila manifestanti. Ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti a Valencia: cinque le persone arrestate, nove i poliziotti feriti.

Perché la Spagna protesta

Venerdì 2 ottobre il Parlamento spagnolo ha bocciato (https://europa.today.it/attualita/pedro-sanchez-elezioni-anticipate-spagna-decreti-casa-bocciati-cosa-succede-ora.html) i due decreti contro la crisi abitativa con cui il governo del primo ministro socialista Pedro Sanchez (https://www.today.it/persone/pedro-sanchez/) voleva rafforzare le protezioni (https://europa.today.it/attualita/legge-sanchez-affitti-proprietari-pagano-inqulini-spagna.html) per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare. I due decreti in questione erano stati inizialmente presentati dal governo per placare le proteste e l’indignazione popolare in tutta la Spagna dopo lo sfratto dalla sua casa di Madrid di una donna di 87 anni, Maricarmen Abascal, ma dovevano ancora essere confermati dal Parlamento. Il giorno dopo il “no” del Parlamento ai decreti del governo Sanchez sono riprese nel Paese le manifestazioni di protesta.

La richiesta di sciopero

Nella capitale Madrid sono partite quattro colonne di manifestanti per il diritto alla casa, che da nord, sud, est e ovest della capitale sono confluite sulla centrale Plaza Cibeles. Dietro grandi striscioni con su scritto: “Subito sciopero generale!”, e al grido di “fuori gli speculatori dai nostri quartieri” e “questo deve cambiare, la casa subito!’, migliaia di manifestanti si sono uniti ai cortei partiti da Atocha, al sud della città, da Plaza de Espana, dall’ospedale La Princesa, mentre una marcia è partita anche dall’accampamento degli attivisti in Puerta del Sol.

E poi tanti cortei, convocati dai sindacati degli inquilini in più di 50 città spagnole, si sono svolti contemporaneamente da nord a sud del Paese, da Santander in Cantabria, a Santiago di Compostela, in Galizia, a Palma de Maiorca, alle Baleari. Mobilitazioni in massa anche a Barcellona, a Toledo, a Vigo, ad Alicante e a Malaga, tra le altre. “Quella che si respira nelle strade è una nuova energia. Un’energia che ha dimostrato in otto giorni il potere popolare è capace di fare molto di più che in otto anni di governo progressista”, ha dichiarato la portavoce del Sindicato de Inquilinas, Valeria Racu. E ha ripetuto la volontà degli attivisti di “portare avanti la lotta”. “Sappiamo perfettamente chi sono i colpevoli: i veri invasori sono gli investitori”, ha aggiunto riferendosi ai fondi ‘avvoltoio’ di speculazione edilizia.

“La strada è chiara ed è verso lo sciopero generale”, ha proseguito Racu, nell’assicurare che sono in contatto con i sindacati di maggioranza nel Paese per organizzare un’astensione generale dal lavoro, della quale tuttavia ancora non è stata indicata una data.

Gli scontri a Valencia

Tensioni tra manifestanti e forze dell’ordine si sono registrate a Valencia, dove cinque persone sono state arrestate e nove agenti di polizia sono rimasti feriti. Tutto è cominciato quando la manifestazione ha raggiunto il Palau de Les Arts, all’interno del quale si tiene un congresso sugli investimenti immobiliari: lì un gruppo di persone ha infranto il cordone della polizia che sorvegliava l’accesso dopo aver abbattuto le recinzioni, lanciando oggetti contro gli agenti. La polizia, in tenuta antisommossa, ha dunque risposto lanciando proiettili di gomma e fumogeni.

L’ipotesi di elezioni anticipate

Le piazze esprimono la rabbia e la frustrazione per i due decreti legge – varati dal governo Sanchez – affondati dal Congresso da una maggioranza di destra, coagulata dal Partito popolare, da Vox e dalla forza catalanista Junts per Catalunya. Il premier, al momento, ha annunciato una pausa di riflessione: è un modo per prendere tempo e ponderare bene se sciogliere o meno le Camere e convocare le elezioni anticipate rispetto alla fine della legislatura, nel luglio 2027. In tal caso, il voto potrebbe tenersi a fine novembre di quest’anno.

I sondaggi danno la destra in vantaggio, ma…

I sondaggi al momento descrivono uno scenario sfavorevole alla sinistra: assegnano al Partito popolare e Vox una maggioranza superiore a quella assoluta di 175 seggi al Congresso. Ma l’emergenza casa e queste proteste possono cambiare tutto, con il 67,5% degli spagnoli favorevoli a limitare gli affitti (secondo il rilevamento di 40dB), percentuale superiore al 55% anche tra gli elettori delle destre. La decisione ora è nelle mani del premier Pedro Sanchez, che sogna il “ribaltone” (https://europa.today.it/attualita/sanchez-elezioni-anticipate-ribaltone.html) sfruttando l’ondata di indignazione popolare, ma sul voto anticipato non ha ancora deciso: vuole misurare il malcontento della piazza.

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