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Bonus Natale 2026 per i pensionati, quando arriva e a chi spetta

14 October 2026 at 06:45

Per dicembre è previsto un assegno più alto per alcune categorie di pensionati grazie al Bonus Natale 2026. Si tratta di un importo aggiuntivo una tantum pari a 154,94 euro da non confondere con la tredicesima. Questo contributo è stato introdotto dalla Legge finanziaria 2001 e viene riconosciuto solo in presenza di determinati requisiti economici. L’accredito avviene in automatico con il cedolino di dicembre per chi rispetta le condizioni previste. Non serve quindi presentare domanda, salvo il caso in cui il pensionato risulti escluso ma ritenga di avere diritto al beneficio.

Bonus Natale 2026 per i pensionati, a chi spetta

Il bonus da 154,94 euro spetta ai titolari di pensioni dell’Assicurazione Generale Obbligatoria e di forme sostitutive o integrative gestite dall’Inps o da enti previdenziali privatizzati. Il contributo non va confuso con la quattordicesima, che segue regole diverse, né con altri bonus riconosciuti ai lavoratori dipendenti. Per stabilire chi ha diritto al beneficio, l’Inps considera il valore del trattamento minimo annuo di pensione.

Per il 2026 il trattamento minimo annuo è pari a 7.954,05 euro, corrispondente a 611,85 euro per 13 mensilità. Il bonus pieno viene riconosciuto ai pensionati che, sommando i trattamenti percepiti, non superano questa soglia. Chi riceve una pensione annua compresa tra 7.954,05 euro e 8.108,99 euro può ottenere il contributo in forma ridotta. In questo caso l’importo viene calcolato in modo da raggiungere la soglia massima prevista.

I requisiti e chi resta escluso dal Bonus Natale 2026

Oltre al valore della pensione, conta anche il reddito complessivo personale. Per il 2026 il reddito personale deve essere entro il limite di 11.931,08 euro. Per chi è sposato o unito civilmente, il reddito complessivo della coppia non deve superare 23.862,15 euro annui. Resta comunque valido anche il limite del reddito personale.

Nel caso di coniugi legalmente separati, il reddito dell’altra persona non viene considerato. Per ricevere il bonus Natale non è previsto un requisito anagrafico. Non viene considerato nemmeno l’Isee. Ai fini del riconoscimento del contributo contano soltanto i redditi soggetti a Irpef, compresa la pensione. Questo significa che un pensionato con trattamento annuo sotto la soglia può comunque non ricevere il bonus se dispone di altri redditi oltre il limite ammesso.

Non rientrano tra i beneficiari i titolari di trattamenti assistenziali, come l’assegno sociale e le prestazioni per invalidità civile. Sono escluse anche alcune categorie specifiche, tra cui le pensioni di dipendenti di enti creditizi e quelle dei dirigenti d’azienda. Il bonus viene riconosciuto solo se tutti i requisiti previsti risultano correttamente aggiornati negli archivi Inps.

Come arriva il pagamento

Il pagamento avviene in automatico con il cedolino di dicembre. Se il pensionato rispetta i requisiti, l’Inps accredita il contributo d’ufficio, senza necessità di presentare una richiesta. Chi non riceve il bonus ma ritiene di averne diritto può presentare un’istanza di ricostituzione attraverso il sito dell’Inps, chiedendo il riesame del trattamento.

L’Inps effettua controlli sui requisiti economici. Se dopo le verifiche emerge che il bonus è stato pagato senza averne diritto, l’istituto può chiedere la restituzione delle somme. In questi casi il recupero può avvenire tramite trattenute sulla pensione, distribuite in dodici rate mensili. Le soglie cambiano ogni anno perché sono collegate agli importi del trattamento minimo e ai limiti di reddito aggiornati.

Bonus ristrutturazioni per la sicurezza domestica, la lista degli interventi ammessi

14 October 2026 at 06:00

Mantenere la propria abitazione protetta non significa soltanto difendersi da tentativi di intrusione o da minacce esterne. La sicurezza residenziale passa prima di tutto dalla tutela della salute di chi vive gli spazi ogni giorno. Gli incidenti tra le mura domestiche rappresentano infatti una delle principali cause di infortunio, in particolare per le fasce di popolazione più fragili come anziani, bambini e persone con ridotta capacità motoria. In questo contesto, il quadro normativo fiscale italiano offre un supporto concreto attraverso il bonus ristrutturazioni, la detrazione Irpef destinata agli interventi edilizi e di miglioramento degli immobili.

Troppo spesso si tende ad associare l’accesso alle agevolazioni fiscali a cantieri complessi, demolizioni o grandi opere di ristrutturazione edilizia. Tuttavia, la disciplina normativa prevede una sezione specifica per gli interventi mirati a prevenire gli infortuni in casa. La peculiarità di questa misura risiede nella sua estrema flessibilità: l’agevolazione è accessibile anche per piccoli lavori isolati, per l’installazione di singoli dispositivi tecnologici o per il montaggio di elementi strutturali di protezione, senza che sia necessario avviare una ristrutturazione globale dell’intero fabbricato.

Come funziona il bonus ristrutturazioni

La base giuridica dell’agevolazione affonda le sue radici nell’articolo 16-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir). Nello specifico, la lettera l del primo comma riconosce l’accesso alla detrazione per tutte quelle opere strettamente finalizzate alla prevenzione degli infortuni domestici.

Per accedere al bonus ristrutturazioni applicato alla sicurezza e prevenzione, la legge stabilisce requisiti finanziari e percentuali di detrazione ben precisi:

  • aliquota di detrazione. Per il 2026 l’aliquota dell’agevolazione è fissata al 50% per le spese sostenute sull’abitazione principale (prima casa), mentre si attesta al 36% nel caso in cui i lavori vengano effettuati su seconde case o altre tipologie di immobili residenziali;
  • tetto massimo di spesa. Il limite massimo di spesa agevolabile è pari a 96.000 euro per singola unità immobiliare e relative pertinenze;
  • modalità di fruizione. Il beneficio fiscale viene recuperato sotto forma di detrazione dall’imposta lorda Irpef, suddiviso in dieci quote annuali di pari importo.

Un aspetto fondamentale da evidenziare riguarda l’estensione della spesa detraibile. Il beneficio non copre esclusivamente l’acquisto dei singoli materiali o dei dispositivi di sicurezza, ma si estende a tutte le spese accessorie correlate. Rientrano quindi nell’agevolazione le prestazioni professionali per sopralluoghi e perizie, l’acquisto delle apparecchiature e, soprattutto, i costi di manodopera e posa in opera necessari per completare l’installazione a regola d’arte.

Prevenzione delle cadute: l’installazione di corrimano e maniglioni

Le cadute rappresentano la percentuale più alta di infortuni che si verificano tra le mura domestiche. Scale interne prive di appoggio, corridoi bui e superfici scivolose nei locali igienici costituiscono pericoli costanti. Per questa ragione, il bonus ristrutturazioni agevola in modo diretto gli interventi volti a eliminare o ridurre drasticamente questi fattori di rischio.

Rientra a pieno titolo nell’agevolazione il montaggio di corrimano lungo le scalinate, nei corridoi o nei passaggi di collegamento interni. L’intervento comprende sia la nuova installazione sia la sostituzione di corrimano obsoleti o non più stabili. Allo stesso modo, l’agevolazione fiscale si applica all’acquisto e alla posa in opera di maniglioni e sostegni di sicurezza all’interno del bagno, in corrispondenza di docce, vasche da bagno e sanitari.

Sebbene si tratti di interventi di entità contenuta, che non richiedono pratiche edilizie complesse come Cila o Scia, la norma ha scelto di incentivare queste opere per sostenere l’autonomia e la sicurezza abitativa di anziani e persone con disabilità temporanee o permanenti.

La sicurezza delle superfici vetrate: i vetri antinfortunio

I serramenti e le ampie vetrate sono elementi architettonici di primario rilievo, ma in caso di urto accidentale o rottura improvvisa possono trasformarsi in una fonte di grave pericolo. L’impatto con un vetro tradizionale genera infatti frammenti taglienti e appuntiti estremamente pericolosi.

Il bonus ristrutturazioni incentiva la sostituzione delle vecchie lastre di vetro con soluzioni antinfortunistiche conformi alle normative europee di sicurezza, come i vetri stratificati o temperati. I vetri stratificati, grazie alla presenza di una pellicola plastica interna, riescono a trattenere i frammenti in caso di rottura, evitando che si disperdano. I vetri temperati, dal canto loro, in caso di rottura si frammentano in piccolissimi pezzi smussati e privi di spigoli vivi.

Sotto il profilo fiscale, occorre fare una distinzione operativa:

  • se il contribuente procede unicamente alla sostituzione del vetro mantenendo il vecchio telaio dell’infisso, l’opera si qualifica esattamente come intervento di prevenzione infortuni all’interno del bonus ristrutturazioni;
  • se, al contrario, viene sostituita l’intera finestra (telaio e vetro) introducendo elementi che garantiscono anche un miglioramento delle prestazioni termiche dell’immobile, l’intervento potrebbe accedere a canali alternativi di detrazione dedicati all’efficientamento energetico.

Rilevazione fughe di gas e prevenzione delle intossicazioni

Le perdite negli impianti di distribuzione del gas e l’accumulo inavvertito di monossido di carbonio sono tra i rischi più subdoli della vita domestica. Per contrastare queste minacce, la normativa fiscale inserisce tra gli interventi ammessi l’installazione di apparecchiature avanzate per la rilevazione e il blocco delle emergenze gas.

Gli interventi agevolabili includono:

  • sensori fisici e centraline per l’individuazione tempestiva di fughe di gas metano o Gpl;
  • rilevatori dedicati al monossido di carbonio, gas inodore e invisibile prodotto dalla cattiva combustione di caldaie, stufe o camini;
  • sistemi integrati che collegano i sensori di rilevazione a elettrovalvole di sicurezza. In caso di anomalia, l’elettrovalvola intercetta e interrompe automaticamente l’afflusso del gas all’origine, neutralizzando il pericolo.

Anche per questa categoria di impianti, la detrazione spetta sia sui costi sostenuti per i dispositivi che sulla manodopera specializzata impiegata dal tecnico abilitato per il montaggio e il collaudo.

Messa a norma degli impianti elettrici e bonifiche ambientali

La prevenzione degli infortuni non si limita all’aggiunta di protezioni meccaniche, ma riguarda la sicurezza strutturale e impiantistica dell’abitazione. Tra gli interventi maggiormente richiesti all’interno del bonus ristrutturazioni figura la completa messa a norma dell’impianto elettrico. Un impianto obsoleto o danneggiato è causa di cortocircuiti, incendi e folgorazioni. La detrazione copre la sostituzione dei cavi deteriorati, l’integrazione del sistema di messa a terra e il montaggio di interruttori differenziali (comunemente noti come salvavita) e magnetotermici.

Nella medesima categoria di tutela della salute rientrano anche:

  • bonifica dell’amianto, che prevede la rimozione e lo smaltimento in sicurezza di coperture, canne fumarie, lastre o tubature contenenti cemento-amianto (Eternit);
  • sistemi di protezione atmosferica, come l’installazione di parafulmini e gabbie di Faraday per la protezione dell’edificio da scariche elettriche naturali;
  • opere di contenimento del territorio, tra le quali ci sono la realizzazione di barriere parasassi o interventi di contenimento in aree pertinenziali a rischio smottamento o frana.

Procedura e adempimenti per non perdere la detrazione

Per usufruire correttamente del bonus ristrutturazioni evitando contestazioni in sede di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, è necessario seguire una precisa procedura formale.

Il requisito principale riguarda la tracciabilità finanziaria. Tutti i pagamenti devono essere effettuati tassativamente tramite bonifico parlante bancario o postale dedicato alle detrazioni edilizie. All’interno del bonifico devono essere obbligatoriamente indicati:

  • la causale di versamento con riferimento normativo (articolo 16-bis del Tuir);
  • il codice fiscale del soggetto beneficiario che detrarrà la spesa;
  • la partita Iva o il codice fiscale della ditta o del professionista che ha eseguito i lavori.

È inoltre fondamentale conservare con cura tutte le fatture e le ricevute fiscali che descrivano in modo dettagliato la natura delle prestazioni eseguite, unitamente alla dichiarazione di conformità degli impianti laddove rilasciata dalle imprese installatrici. L’insieme di questa documentazione permetterà di portare in detrazione le quote annuali nella dichiarazione dei redditi in piena sicurezza e trasparenza.

Ex bonus Renzi in busta paga, come recuperare fino a 1.200 euro con il 730

13 October 2026 at 09:51

Con i redditi italiani congelati da più di 20 anni, il Recupero del trattamento integrativo, meglio conosciuto come Bonus Renzi è una misura quantomai necessaria per tutti i lavoratori dipendenti e i percettori di Naspi.

Chi ne ha diritto ha ancora pochi giorni per recuperare fino a 1.200 euro attraverso la presentazione del 730 integrativo.

Che cos’è il Trattamento integrativo

Nato nel 2014 sotto il Governo Renzi come bonus da 80 euro e poi portato a 100 euro al mese, il beneficio è stato ufficialmente ridenominato Trattamento Integrativo (Tir). La misura garantisce un credito Irpef fino a un massimo di 1.200 euro all’anno esentasse direttamente in busta paga o nell’assegno di disoccupazione.

Il trattamento non va confuso con gli sgravi sul cuneo fiscale né con le detrazioni Irpef per i redditi medio-alti: si tratta di una misura specifica pensata per sostenere le retribuzioni più basse.

A chi spetta l’ex bonus Renzi

Il Trattamento integrativo è indirizzato ai lavoratori dipendenti, ai percettori di redditi assimilati e a chi riceve ammortizzatori sociali o Naspi. Sono esclusi i pensionati.

L’accesso al beneficio varia in base al reddito complessivo annuo:

  • il bonus spetta in misura piena, pari a 1.200 euro annui, per i redditi fino a 15.000 euro, a patto che l’imposta lorda sia superiore alle detrazioni da lavoro dipendente, mentre invece chi ricade nell’area esente dal pagamento Irpef non ne ha diritto per incapacità fiscale;
  • per redditi tra i 15.001 e i 28.000 euro il diritto scatta solo se la somma delle detrazioni riguardanti familiari a carico, il mutuo per la prima casa, le spese mediche ed eventuali ristrutturazioni superano l’imposta lorda dovuta;
  • per la fascia oltre i 28.000 euro il beneficio decade completamente.

Come recuperare le somme non ricevute

Se il datore di lavoro non ha erogato il trattamento integrativo in busta paga durante l’anno per mancanza di dati sui redditi complessivi o in presenza di più contratti, il conguaglio viene effettuato in sede di dichiarazione dei redditi a partire da maggio, con un’erogazione che avviene in genere con lo stipendio di luglio, qualora il datore di lavoro sia stato indicato come sostituto d’imposta.

Per chi ha dimenticato di integrare nel 730 altri redditi lavorativi rispetto al proprio lavoro principale, per recuperare le somme spettanti a credito dovrà inviare una dichiarazione integrativa. L’importo maturato verrà accreditato direttamente nello stipendio dal sostituto d’imposta o rimborsato dall’Agenzia delle Entrate.

Come controllare se il bonus è stato pagato

Per verificare se hai incassato il trattamento integrativo, prendi la tua Certificazione Unica riferita ai redditi dell’anno scorso (2025) e controlla questi punti:

  • se viene spuntato il “Campo 390 – Codice 1”, il datore di lavoro ti ha riconosciuto il bonus e ti ha pagato tutti i soldi spettanti direttamente in busta paga;
  • se è stata compilata la voce “Campo 390 – Codice 2” il bonus ti spettava, o è stato calcolato, ma il datore di lavoro non te l’ha pagato, e dovrai quindi recuperarlo attraverso il Modello 730;
  • nel “Campo 391” viene invece riportata la cifra esatta in euro che hai incassato nel corso dell’anno.

Tutte queste informazioni vengono poi riportate nel rigo C14 del quadro C della tua dichiarazione dei redditi.

Entro quando rettificare la dichiarazione

La scadenza principale per inviare il 730 integrativo e recuperare il credito spettante è fissata al 25 ottobre. La procedura va inoltrata tramite Caf o professionista abilitato.

Nel caso in cui il ricalcolo evidenzi invece un debito, occorre presentare il modello Redditi Pf correttivo, per cui il conguaglio negativo verrà trattenuto in busta paga fino a un massimo di 8 rate. Qualora non sia in essere nessun contratto di lavoro dipendente, si potrà comunque rateizzare l’importo attraverso F24 da trasmettere direttamente all’Agenzia delle Entrate.

Assegno unico ottobre 2026, quando arriva il pagamento: scattano i controlli ISEE

13 October 2026 at 09:30

Inps provvederà al pagamento dell’assegno unico di ottobre 2026 rispettando il consueto calendario, almeno nella maggior parte dei casi. L’accredito è atteso nelle giornate del 21 e 22 per la maggior parte degli aventi diritti.

Discorso diverso infatti per chi ha presentato una nuova domanda o ha avuto cambiamenti nel nucleo familiare o nell’ISEE. Potrebbe infatti ricevere il denaro in seguito. Al di là delle date, facciamo chiarezza su tutti gli elementi del bonus, dagli importi ai requisiti, fino alle novità in arrivo.

Assegno unico ottobre 2026, quando arriva

Chi percepisce l’assegno unico in continuità, senza aver subito modifiche, il pagamento è previsto tra il 21 e il 22 ottobre, come detto. Questa è la finestra ordinaria che l’INPS dedica alle prestazioni già in corso. Chi invece ha avuto variazioni dell’ISEE o della composizione familiare dovrà attendere la fine del mese, circa.

Generalmente le nuove domande portano a un primo pagamento nell’ultima settimana del mese successivo a quello di presentazione della richiesta. È importante ricordarlo per poter pianificare al meglio le proprie entrate.

A chi spetta

L’assegno unico è rivolto alle famiglie con figli a carico dal settimo mese di gravidanza e, in generale, fino al compimento dei 21 anni. Non esiste invece un limite d’età per i figli con disabilità. Superata la soglia dei 18 anni, però, scattano alcune condizioni.

Il figlio maggiorenne infatti deve frequentare un percorso di studio o formazione, svolgere un lavoro con reddito limitato oppure risultare iscritto come disoccupato alla ricerca di un impiego. Per i beneficiari già attivi la prestazione prosegue in automatico, ma è fondamentale comunicare tempestivamente le variazioni rilevanti, come:

  • nascita di un figlio;
  • raggiungimento di una nuova soglia d’età.

Assegno unico 2026: importi e aumenti

L’importo erogato dipende dall’ISEE del nucleo familiare. Nel 2026, per i figli minorenni, si va da un massimo di 203,80 euro al mese per figlio con ISEE fino a 17.468,51 euro a un minimo di 58,30 euro per chi supera i 46.582,71 euro o non presenta un ISEE valido.

Tra le due soglie, l’importo scende in modo progressivo. Per i figli maggiorenni a carico fino a 21 anni gli importi base sono più bassi. A queste cifre si aggiungono le maggiorazioni, che fanno salire l’assegno. Sono previste per:

  • i figli sotto l’anno di età;
  • le famiglie numerose dal terzo figlio;
  • le madri con meno di 21 anni;
  • i nuclei in cui entrambi i genitori lavorano.

Una quota aggiuntiva, infine, spetta per i figli con disabilità, differenziata in base alla gravità. Anche queste voci dipendono dall’ISEE, motivo per cui conviene avere sempre un’attestazione aggiornata e valida.

Controlli sull’ISEE e novità 2027

Il tema dell’ISEE è centrale, come detto. È su questo documento che si concentrano le attenzioni dell’INPS. L’Istituto ha infatti avviato verifiche su alcune migliaia di dichiarazioni ritenute sospette. Un controllo che mira a garantire che il beneficio vada a chi ne ha effettivamente diritto.

Un motivo in più per presentare dati corretti e aggiornati, anche perché chi rinnova l’ISEE entro il 30 giugno può ottenere gli eventuali arretrati spettanti dall’inizio dell’anno. Guardando avanti, inoltre, dal 2027 sono attese modifiche ai criteri di calcolo di questo documento, che potrebbero rivedere le soglie e gli importi.

Come controllare il pagamento e cosa fare se non arriva

Chi vuole verificare la data e l’importo del proprio accredito può farlo in autonomia sul sito dell’Inps, accedendo con Spid, Cie o Cns all’area dedicata all’assegno unico o al Fascicolo previdenziale del cittadino. In questa sezione si trovano:

  • stato della domanda;
  • importi riconosciuti;
  • pagamenti in lavorazione.

Lo stesso controllo è inoltre possibile tramite l’app Inps Mobile. Se l’accredito non arriva nelle date previste, conviene prima controllare che l’Isee sia ancora valido e aggiornato, perché un’attestazione scaduta fa scattare l’importo minimo (sarebbe il caso anche di verificare l’IBAN collegato alla domanda). In caso di anomalie, ci si può rivolgere ai servizi online, al Contact center o a un patronato, senza ripresentare una nuova domanda, che allungherebbe solo i tempi.

Bonus caldaie 2026: cosa è cambiato e quali impianti sono ancora agevolati

12 October 2026 at 09:20

Sono cambiate le regole rispetto al passato per poter cambiare la caldaia o il sistema di riscaldamento. Non esiste un “bonus caldaia” di per sé, ma non mancano le detrazioni fiscali e il Conto Termico per aiutare a sostenere le spese.

La novità più importante, chiarita dall’Agenzia delle Entrate, è che le caldaie alimentate solo a combustibili fossili non sono più agevolate. Ecco quali sono gli incentivi validi oggi e che importi e requisiti occorre considerare.

Novità bonus caldaie 2026

La caldaia a gas classica non rientra più né nell’Ecobonus né nel Bonus Casa. Questa è la prima cosa da chiarire e tenere a mente se si intende risparmiare. Sono invece ancora agevolabili gli interventi più efficienti:

sistemi ibridi costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione;

  • scaldacqua a pompa di calore;
  • generatori a biomassa;
  • pompe di calore ad alta efficienza.

Di fatto l’incentivo va a premiare la transizione verso delle tecnologie a basse emissioni.

Ecobonus e Bonus ristrutturazioni

Per quanto riguarda le detrazioni, l’Agenzia delle Entrate indica due strade. Sfruttando l’Ecobonus, le spese sostenute nel 2026 prevedono detrazione IRPEF o IRES del 36%. La percentuale sale al 50% nel caso in cui i lavori riguardino l’abitazione principale (del proprietario o del titolare di un diritto reale). Una somma che si recupera in 10 rate annuali di pari importo.

Le aliquote non cambiano per il Bonus ristrutturazioni, con 50% per l’abitazione principale e il 36% negli altri casi. Il limite di spesa è fissato a 96.000 euro per unità immobiliare, ma è importante tener conto del calendario. Dal 2027 infatti le percentuali scenderanno, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate. Si arriverà al 36% per l’abitazione principale e al 30% negli altri casi. Di fatto il 2026 è l’ultimo anno davvero vantaggioso per procedere a un rinnovo dell’impianto.

Conto Termico 3.0

L’alternativa alle detrazioni è il Conto Termico 3.0, ovvero l’incentivo pubblico promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e gestito dal Gestore dei Servizi Energetici. Si tratta di un contributo a fondo perduto, che per i privati può arrivare fino al 65% della spesa.

Un vantaggio notevole, che viene erogato in un’unica soluzione e in tempi rapidi se l’importo non supera i 15.000 euro (non è richiesta capienza fiscale). Per i privati residenziali l’incentivo è pensato soprattutto per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con sistemi a fonti rinnovabili, come le pompe di calore.

Come fare domanda

La procedura è diversa a seconda dello strumento scelto. Per le detrazioni fiscali servono, tra le altre cose:

  • l’asseverazione di un tecnico abilitato;
  • l’Attestato di Prestazione Energetica;
  • pagamento tramite bonifico “parlante”.

È inoltre necessario trasmettere all’ENEA i dati dell’intervento, in genere entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Per il Conto Termico 3.0, invece, la domanda va presentata al Gestore dei Servizi Energetici, sfruttando l’apposito portale dedicato.

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