❌

Normal view

Un nuovo bonus per i lavoratori dipendenti under 35, come funzionerebbe la flat tax giovani

15 October 2026 at 06:00

Tra le misure allo studio del governo guidato da Giorgia Meloni, già al lavoro sulla manovra 2027, c’è un nuovo bonus per i lavoratori dipendenti, una flat tax sugli aumenti di stipendio riconosciuti agli under 35. L’agevolazione è stata pensata per alleggerire il peso delle imposte sui redditi e rendere più conveniente la crescita professionale delle nuove generazioni, favorendo al tempo stesso il potere d’acquisto delle famiglie.

Come funzionerebbe il bonus per i lavoratori dipendenti under 35

La flat tax giovani si inserisce in un quadro più ampio di interventi fiscali che l’esecutivo sta valutando per il 2027. L’intervento prevede un’aliquota ridotta al 5% applicata esclusivamente agli aumenti di stipendio, permettendo così al lavoratore di trattenere una quota di retribuzione netta più alta rispetto a quella che otterrebbe applicando l’Irpef ordinaria.

La proposta è stata anticipata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha indicato un possibile costo di circa 350 milioni di euro. Trattandosi di misura ancora allo studio, dovrà essere definita nei dettagli per trovare spazio nella prossima manovra finanziaria. Quello che sappiamo ad oggi, però, è che il meccanismo si differenzierebbe da un bonus erogato direttamente in busta paga o da un contributo economico riconosciuto una tantum.

Esempio di calcolo

Per comprendere il meccanismo, ipotizziamo un incremento di stipendio pari a 1.000 euro lordi annui interamente ammesso alla tassazione agevolata. Applicando un’imposta sostitutiva del 5%, a prescindere dal reddito del lavoratore, il prelievo sarebbe pari a 50 euro e resterebbero 950 euro dopo l’applicazione dell’imposta, prima di considerare eventuali contributi previdenziali e gli altri elementi che incidono sul netto.

Al contrario, considerando che l’Irpef si basa su un sistema progressivo, l’imposta da pagare sugli aumenti aumenterebbe con l’aumentare del reddito del lavoratore e, di conseguenza, anche il netto spettante varierebbe. Nel dettaglio, considerando le varie fasce reddituali:

  • per i redditi fino a 28.000 euro, soggetti all’aliquota del 23%, la tassazione ordinaria sull’aumento è pari a 230 euro, per un netto di 770 euro. Con la flat tax, che prevede un’imposta di 50 euro, il risparmio è di 180 euro;
  • per i redditi compresi tra 28.001 e 50.000 euro, soggetti all’aliquota del 33%, l’imposta ordinaria sull’aumento sale a 330 euro, lasciando un netto di 670 euro. In questo caso il vantaggio della flat tax raggiunge i 280 euro;
  • per i redditi superiori a 50.000 euro, soggetti all’aliquota del 43%, il prelievo ordinario è di 430 euro e il netto scende a 570 euro. Qui il risparmio garantito dalla flat tax è il più alto, pari a 380 euro.

In ogni caso, una riduzione dell’imposta sul reddito – qualora dovesse ottenere l’approvazione del Parlamento ed essere inserita nella legge di bilancio 2027 – comunque non comporterebbe automaticamente una riduzione dei contributi previdenziali dovuti. Se la disciplina non prevedesse deroghe specifiche, infatti, questi continueranno a essere calcolati secondo le regole ordinarie.

Quali aumenti di stipendio potrebbero beneficiare della nuova agevolazione

Uno dei principali nodi da sciogliere riguarda la tipologia di aumento retributivo che potrebbe beneficiare della flat tax giovani. L’ipotesi annunciata dal ministro dell’Economia si riferisce agli aumenti di stipendio in generale, ma non è ancora disponibile una disciplina definitiva che individui tutte le voci interessate.

Resta da chiarire se la misura riguarderà esclusivamente gli incrementi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi, gli aumenti individuali concordati con il datore di lavoro (per esempio in seguito a una promozione, all’assunzione di nuove responsabilità o a una progressione professionale) oppure anche altre forme di incremento della retribuzione.

Queste forme di retribuzione hanno caratteristiche differenti e potrebbero essere disciplinate da regole specifiche. Non è quindi possibile presumere che tutte siano automaticamente comprese nella flat tax giovani o che le diverse agevolazioni siano cumulabili.

Bonus caldaie 2026: cosa è cambiato e quali impianti sono ancora agevolati

12 October 2026 at 09:20

Sono cambiate le regole rispetto al passato per poter cambiare la caldaia o il sistema di riscaldamento. Non esiste un “bonus caldaia” di per sé, ma non mancano le detrazioni fiscali e il Conto Termico per aiutare a sostenere le spese.

La novità più importante, chiarita dall’Agenzia delle Entrate, è che le caldaie alimentate solo a combustibili fossili non sono più agevolate. Ecco quali sono gli incentivi validi oggi e che importi e requisiti occorre considerare.

Novità bonus caldaie 2026

La caldaia a gas classica non rientra più né nell’Ecobonus né nel Bonus Casa. Questa è la prima cosa da chiarire e tenere a mente se si intende risparmiare. Sono invece ancora agevolabili gli interventi più efficienti:

sistemi ibridi costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione;

  • scaldacqua a pompa di calore;
  • generatori a biomassa;
  • pompe di calore ad alta efficienza.

Di fatto l’incentivo va a premiare la transizione verso delle tecnologie a basse emissioni.

Ecobonus e Bonus ristrutturazioni

Per quanto riguarda le detrazioni, l’Agenzia delle Entrate indica due strade. Sfruttando l’Ecobonus, le spese sostenute nel 2026 prevedono detrazione IRPEF o IRES del 36%. La percentuale sale al 50% nel caso in cui i lavori riguardino l’abitazione principale (del proprietario o del titolare di un diritto reale). Una somma che si recupera in 10 rate annuali di pari importo.

Le aliquote non cambiano per il Bonus ristrutturazioni, con 50% per l’abitazione principale e il 36% negli altri casi. Il limite di spesa è fissato a 96.000 euro per unità immobiliare, ma è importante tener conto del calendario. Dal 2027 infatti le percentuali scenderanno, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate. Si arriverà al 36% per l’abitazione principale e al 30% negli altri casi. Di fatto il 2026 è l’ultimo anno davvero vantaggioso per procedere a un rinnovo dell’impianto.

Conto Termico 3.0

L’alternativa alle detrazioni è il Conto Termico 3.0, ovvero l’incentivo pubblico promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e gestito dal Gestore dei Servizi Energetici. Si tratta di un contributo a fondo perduto, che per i privati può arrivare fino al 65% della spesa.

Un vantaggio notevole, che viene erogato in un’unica soluzione e in tempi rapidi se l’importo non supera i 15.000 euro (non è richiesta capienza fiscale). Per i privati residenziali l’incentivo è pensato soprattutto per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con sistemi a fonti rinnovabili, come le pompe di calore.

Come fare domanda

La procedura è diversa a seconda dello strumento scelto. Per le detrazioni fiscali servono, tra le altre cose:

  • l’asseverazione di un tecnico abilitato;
  • l’Attestato di Prestazione Energetica;
  • pagamento tramite bonifico “parlante”.

È inoltre necessario trasmettere all’ENEA i dati dell’intervento, in genere entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Per il Conto Termico 3.0, invece, la domanda va presentata al Gestore dei Servizi Energetici, sfruttando l’apposito portale dedicato.

Iva non dichiarata, partono 1.400 lettere del Fisco: 60 giorni per pagare

12 October 2026 at 08:58

Entra nel vivo la nuova stretta sul recupero dell’Iva non dichiarata. L’Agenzia delle Entrate sta inviando le prime 1.400 comunicazioni ai contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione annuale Iva pur avendo emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici. La procedura nasce dalle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e consente al Fisco di calcolare l’imposta dovuta utilizzando i dati già presenti nei propri archivi. Una volta ricevuta la comunicazione, il contribuente ha 60 giorni per pagare le somme indicate o presentare chiarimenti all’ufficio competente.

Iva non dichiarata, come funziona il recupero

La novità riguarda l’utilizzo diretto delle informazioni già disponibili nei database dell’amministrazione finanziaria. L’Agenzia delle Entrate può incrociare fatture elettroniche, corrispettivi telematici, comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva e versamenti già effettuati. In questo modo può ricostruire l’imposta dovuta anche in assenza della dichiarazione annuale e avviare una procedura più rapida rispetto ai tradizionali accertamenti. Il meccanismo è stato introdotto con la modifica dell’articolo 54-bis.1 del decreto Iva, il Dpr 633/1972.

Prime lettere per l’Iva 2022

Le prime comunicazioni riguardano i contribuenti che nel 2022 hanno emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici, ma non hanno presentato la dichiarazione annuale tramite il modello Iva 2023.

Nel messaggio, l’Agenzia informa il contribuente della mancata dichiarazione e indica l’importo calcolato come dovuto. Non si tratta di semplici lettere di compliance. L’avviso ha infatti effetti più stringenti, perché in caso di mancata risposta o mancato pagamento può portare all’iscrizione diretta a ruolo.

Cosa deve fare il contribuente

Dopo aver ricevuto la comunicazione, il contribuente ha due possibilità. Se ritiene corretti i dati indicati, può sanare la propria posizione pagando l’importo dovuto entro 60 giorni. Il versamento deve essere effettuato con il modello F24 allegato alla comunicazione.

Se invece ritiene che ci siano errori o elementi mancanti, può chiedere chiarimenti all’ufficio indicato nella lettera. La richiesta può essere inviata tramite il servizio “Consegna documenti e istanze” disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. La somma richiesta comprende l’Iva dovuta, gli interessi e la sanzione per omessa presentazione della dichiarazione.

La sanzione viene ridotta di un terzo. Tutte le voci sono riportate nel Prospetto delle somme dovute allegato alla comunicazione. Il pagamento deve essere effettuato in un’unica soluzione. Non sono previste agevolazioni come la compensazione o la rateizzazione.

Se il contribuente non paga e non presenta chiarimenti entro 60 giorni, scatta l’iscrizione diretta a ruolo. A quel punto entra in campo la riscossione vera e propria, con l’attivazione degli strumenti ordinari di recupero dei crediti fiscali. Tra questi possono rientrare fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti.

Quanto può recuperare il Fisco

La nuova procedura potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 646 milioni di euro sia per l’anno in corso sia per il prossimo. Entro il 2030, il recupero legato alla mancata presentazione della dichiarazione Iva potrebbe avvicinarsi al miliardo di euro l’anno. La misura punta quindi a rafforzare il contrasto all’evasione usando i dati digitali già trasmessi al Fisco da imprese, professionisti e operatori economici.

❌