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Bonus mamme 2026 fino a 720 euro, come fare domanda e requisiti Inps

18 October 2026 at 11:53

Il bonus mamme 2026 sale a 60 euro al mese, per un massimo di 720 euro annui. L’Inps ha pubblicato la circolare n. 106 del 16 ottobre 2026, con le istruzioni per accedere al contributo destinato alle lavoratrici con almeno due figli. Il documento chiarisce i requisiti, gli importi, le modalità di presentazione della domanda e le tempistiche dei pagamenti. Per quest’anno c’è l’aumento del beneficio mensile che passa dai precedenti 40 euro a 60 euro. Il pagamento è previsto in un’unica soluzione a dicembre 2026, mentre l’apertura della procedura per presentare le richieste sarà comunicata successivamente dall’Istituto. La misura viene confermata in attesa dell’introduzione dell’esonero contributivo parziale per le lavoratrici madri, rinviato al 2027.

Bonus mamme 2026, a chi spetta e i requisiti Inps

Il Bonus mamme 2026 è rivolto alle lavoratrici dipendenti e autonome con almeno due figli, purché rispettino specifiche condizioni anagrafiche, lavorative ed economiche. In particolare, possono accedere al bonus:

  • le madri con due figli, se il più piccolo ha meno di 10 anni;
  • le madri con almeno tre figli, se il più piccolo ha meno di 18 anni.

Nel conteggio rientrano anche i figli adottati o in affidamento preadottivo. Il requisito relativo al numero dei figli deve essere presente al 1° gennaio 2026 oppure maturare entro il 31 dicembre dello stesso anno. Se, ad esempio, il secondo figlio nasce ad aprile, il contributo può essere riconosciuto a partire da quel mese.

Possono beneficiarne le lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato, comprese quelle con contratti a tempo determinato, indeterminato, intermittenti o in somministrazione. Sono ammesse anche le lavoratrici autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, alle casse professionali e alla Gestione separata. Restano escluse le lavoratrici domestiche. È inoltre previsto un limite economico: il reddito annuo da lavoro dipendente o autonomo non deve superare 40mila euro nel 2026.

Bonus mamme con tre figli, cosa cambia per i contratti a tempo indeterminato

Una distinzione importante riguarda le lavoratrici con almeno tre figli che hanno un contratto a tempo indeterminato. Per queste madri il nuovo bonus da 60 euro mensili non viene riconosciuto nei mesi in cui è presente, anche parzialmente, un rapporto di lavoro stabile.

Le lavoratrici interessate possono invece beneficiare, se rispettano i requisiti, dell’esonero del 100% dei contributi previdenziali IVS a proprio carico, previsto fino al 31 dicembre 2026. L’Inps precisa che anche i contratti di apprendistato rientrano tra quelli a tempo indeterminato.

Se una lavoratrice con tre figli passa da un contratto a termine a uno stabile, perde il diritto al nuovo bonus dal mese della trasformazione. Può tuttavia accedere all’esonero contributivo, se ne possiede i requisiti.

Il beneficio ammonta a 60 euro per ogni mese o frazione di mese di attività lavorativa, fino a un massimo di dodici mensilità. Chi possiede tutti i requisiti per l’intero anno può quindi ricevere 720 euro. Per periodi più brevi, l’importo viene calcolato in proporzione ai mesi per i quali spetta il contributo. L’Inps ha chiarito che le somme maturate tra gennaio e dicembre 2026 saranno versate in un’unica soluzione nel mese di dicembre 2026, insieme alla mensilità relativa allo stesso mese.

Come fare domanda all’Inps per il bonus mamme 2026

Per ottenere il Bonus mamme 2026 è necessario presentare una specifica domanda all’Inps. Il riconoscimento della prestazione non è quindi automatico. La procedura di presentazione delle domande non risulta ancora aperta. L’Inps ha precisato che la data di attivazione sarà comunicata attraverso un successivo messaggio ufficiale. Nella richiesta, la lavoratrice dovrà dichiarare il possesso dei requisiti, indicare i dati dei figli e fornire la documentazione necessaria, oltre a scegliere la modalità di pagamento prevista

Bonus assunzione detenuti, come richiedere 520 euro entro 31 ottobre 2026

18 October 2026 at 06:00

Entro il 31 ottobre 2026 è possibile richiedere il bonus per l’assunzione di persone detenute o internate. Si tratta del credito d’imposta previsto dalla legge Smuraglia, cui importo varia dai 300 ai 520 euro per ogni contratto di lavoro stipulato, a cui si aggiungono gli sgravi contributivi, che possono ridurre fino al 95% i contributi previdenziali e assistenziali dovuti, rispettando però condizioni e requisiti previsti dalla normativa.

Chi può richiedere il bonus assunzione detenuti nel 2026

Possono richiedere il bonus le imprese e le cooperative convenzionate con gli istituti penitenziari. In particolare, sono interessate:

  • le imprese private che impiegano lavoratori all’interno degli istituti penitenziari;
  • le persone ammesse al lavoro all’esterno del carcere ai sensi dell’articolo 21 della legge n. 354 del 1975;
  • i soggetti che si trovano in regime di semilibertà.

Come fare domanda entro il 31 ottobre

Entro la fine del mese di ottobre le imprese possono presentare domanda per ottenere il credito di imposta nel 2027. La procedura prevede l’invio di una richiesta preventiva all’Istituto penitenziario, così che questo possa:

  • programmare e assegnare le risorse disponibili per l’anno successivo;
  • inoltrare la domanda ai provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria e, successivamente, al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

In questa fase viene indicato l’ammontare complessivo del credito d’imposta che si intende utilizzare, ma è il Dipartimento a definire, entro il 15 dicembre 2026, l’importo massimo del credito d’imposta riconoscibile a ciascun beneficiario. L’elenco delle imprese ammesse viene poi trasmesso all’Agenzia delle Entrate e pubblicato sul sito del ministero della Giustizia.

Quanto spetta

Il valore del beneficio fiscale varia in base alla posizione del lavoratore e alle caratteristiche del rapporto di lavoro. Nel dettaglio:

  • per i detenuti e gli internati assunti e impiegati nelle attività lavorative previste dalla normativa, il credito d’imposta può arrivare a 520 euro mensili per ciascun lavoratore;
  • per le persone ammesse al regime di semilibertà, invece, l’importo è pari a 300 euro al mese.

Nel caso di contratti part-time, il credito viene riproporzionato in relazione alle ore effettivamente lavorate. Di conseguenza, l’importo riconoscibile può essere inferiore a quello previsto per un rapporto a tempo pieno.

Per esempio, un’impresa che ha il titolo a beneficiare del credito nella misura massima di 520 euro mensili per un lavoratore assunto a tempo pieno, su dodici mesi, riceverà un bonus pari a 6.240 euro per ciascun lavoratore. In caso di assunzione part time al 50%(20 ore settimanali), l’importo del credito spettante è pari a 260 euro mensili, per un totale annuo di 3.120 euro annui per ciascun lavoratore. Se il lavoratore è in semilibertà, con un credito di 300 euro mensili per dodici mesi, il totale teorico è invece di 3.600 euro per un full time. Mentre si ricalcola in proporzione per un part time, tenendo conto dell’orario di lavoro settimanale.

Cosa succede se il detenuto torna in libertà

Il bonus per l’assunzione di detenuti e internati può continuare anche dopo la scarcerazione. La legge Smuraglia e i relativi decreti attuativi prevedono infatti che i benefici fiscali e contributivi continuino ad applicarsi nei successivi:

  • 18 mesi, se il lavoratore, al momento della liberazione, si trovava in regime di semilibertà o era ammesso al lavoro esterno;
  • 24 mesi, se il lavoratore era assunto all’interno dell’istituto penitenziario senza aver fruito del lavoro esterno o della semilibertà.

Decorsi questi termini temporali post-detenzione, l’impresa cessa di maturare il credito d’imposta e gli sgravi contributivi dedicati, pur potendo proseguire il normale rapporto di lavoro ordinario con il dipendente.

Nuove imprese a tasso zero, rifinanziato il bando On-Oltre del Mimit: come partecipare

17 October 2026 at 06:56

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha disposto il rifinanziamento del bando On-Oltre, la misura gestita da Invitalia che con finanziamenti a tasso zero sostiene la nascita e lo sviluppo di micro e piccole imprese prevalentemente costituite da giovani e donne. Lo stanziamento aggiuntivo ammonta a 59 milioni di euro e punta a rispondere alla crescita delle richieste registrata nel corso del 2026.

Il provvedimento, annunciato il 12 ottobre 2026, rappresenta un’opportunità sia per chi vuole avviare un’attività imprenditoriale sia per consolidare un’impresa costituita da pochi anni.

Cosa prevede il bando On-Oltre del Mimit

Il bando riguarda diversi comparti dell’economia, dalla produzione di beni ai servizi, dal commercio al turismo. Per accedere al sostegno occorre però rispettare specifici requisiti societari, predisporre un piano d’impresa credibile e presentare la domanda attraverso la piattaforma telematica di Invitalia.

Il finanziamento agevolato ha una durata massima di dieci anni e mira a rafforzare la capacità della misura di sostenere nuove iniziative imprenditoriali, favorendo l’ingresso dei giovani e delle donne nel tessuto produttivo nazionale.

Le domande invece vengono esaminate attraverso una procedura valutativa a sportello. Questo significa che la presentazione dell’istanza non determina automaticamente il diritto al finanziamento, perché il progetto deve essere valutato e deve rispettare le condizioni richieste.

La misura riconosce in alcuni casi anche contributi a fondo perduto. Tuttavia, il 30 giugno 2026 il Mimit ha comunicato l’esaurimento delle risorse destinate a questi aiuti. Di conseguenza, per le domande presentate successivamente alla pubblicazione di quell’avviso, le agevolazioni sono concesse esclusivamente sotto forma di finanziamento a tasso zero.

Chi può richiedere il finanziamento a tasso zero

L’agevolazione si rivolge alle micro e piccole imprese dove sia i soci che le quote di partecipazione, alla data di presentazione della domanda, risultino appartenere a giovani di età compresa tra 18 e 35 anni oppure a donne. Tale condizione riguarda contemporaneamente la componente numerica dei soci e la distribuzione delle quote societarie. Non è sufficiente, per esempio, che una donna detenga una partecipazione minoritaria se non sono rispettate anche le altre condizioni previste.

Possono fare richiesta sia le attività nate da poco sia quelle già avviate. Tuttavia, il bando distingue le imprese costituite da non più di 36 mesi da quelle costituite da oltre 36 mesi e fino a un massimo di 60 mesi. La categoria alla quale si appartiene determina l’importo massimo delle spese finanziabili.

L’incentivo è accessibile anche alle persone fisiche che intendono costituire una nuova impresa. In questo caso, però, i promotori devono impegnarsi a completare la costituzione della società e a trasmettere la documentazione richiesta entro i termini indicati nella comunicazione di ammissione alle agevolazioni. Se la domanda viene accolta favorevolmente, chi ha presentato il progetto riceve una comunicazione ufficiale. Da quel momento scatta un termine di tempo definito (solitamente qualche mese).

Quali attività e progetti possono essere finanziati

On-Oltre sostiene iniziative imprenditoriali realizzabili su tutto il territorio nazionale. I progetti devono però appartenere a uno dei settori ammessi dalla misura. Rientrano:

  • la produzione di beni nell’industria e nell’artigianato;
  • la trasformazione dei prodotti agricoli;
  • la fornitura di servizi alle imprese e alle persone;
  • il commercio;
  • il turismo, compresi i servizi legati all’innovazione sociale e le attività turistico-culturali orientate alla valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico. Possono rientrare nell’ambito dell’incentivo anche iniziative finalizzate a migliorare la ricettività e l’accoglienza turistica.

Il progetto deve inoltre essere coerente con il piano d’impresa presentato e con le spese che la normativa considera finanziabili.

Quanto spetta

I programmi devono essere realizzati entro 24 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento, che può arrivare a:

  • 1,5 milioni di euro per le società costituite da non più di 36 mesi;
  • 3 milioni di euro per le imprese costituite da oltre 36 mesi e fino a 60 mesi.

Per le imprese più giovani, entro il limite complessivo previsto, può essere riconosciuta anche una quota destinata al capitale circolante. Questa componente deve essere adeguatamente motivata nel piano d’impresa e può essere utilizzata per sostenere spese come:

  • l’acquisto di materie prime;
  • i servizi necessari allo svolgimento dell’attività;
  • il godimento di beni di terzi.

L’importo destinato a tali esigenze non può comunque superare il 20% delle spese di investimento ammissibili.

Come presentare la domanda

Le domande per accedere a On-Oltre devono essere presentate esclusivamente attraverso la procedura informatica disponibile sul sito di Invitalia. Le istanze vengono esaminate fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

L’erogazione delle agevolazioni avviene normalmente per stati di avanzamento lavori (Sal), in un massimo di cinque quote, compresa quella finale a saldo. Per questo motivo, la disciplina prevede anche la possibilità di presentare, entro determinati limiti, titoli di spesa non ancora quietanzati, cioè fatture che non risultano ancora pagate:

  • per il primo stato di avanzamento, questa possibilità è ammessa entro il limite del 20% delle agevolazioni concesse;
  • per gli stati di avanzamento successivi al primo, il limite è del 30%.

Resta fermo l’obbligo di dimostrare, per le erogazioni successive alla prima, l’effettivo pagamento dei titoli di spesa presentati per ottenere la quota precedente, attraverso le relative quietanze.

È prevista anche la possibilità di richiedere un’anticipazione, previa presentazione di una fideiussione bancaria, ma l’importo anticipato non può superare il 40% del totale delle agevolazioni concesse.

Bonus assunzione donne al Sud, quanto si può risparmiare col cumulo degli incentivi

16 October 2026 at 09:32

Assumere una donna a tempo indeterminato nel Mezzogiorno può consentire alle imprese di ridurre il costo del personale grazie ai bonus previsti per le nuove assunzioni. Si tratta di diverse misure, cumulabili tra loro, nel rispetto dei requisiti previsti e delle condizioni imposte dalla normativa.

Non è possibile sommare automaticamente più esoneri contributivi sulla stessa assunzione, mentre un incentivo sui contributi a carico dell’azienda può affiancarsi a un’agevolazione fiscale. Il risparmio, però, dipende dalla combinazione scelta e dai requisiti della lavoratrice.

Quali bonus si possono richiedere per l’assunzione di donne al Sud

Le imprese che intendono assumere una lavoratrice nel Mezzogiorno possono ricorrere a:

  • gli incentivi contributivi Inps che riducono, entro determinati limiti, i contributi previdenziali che il datore di lavoro deve versare. Rientrano in questa categoria il bonus donne e le agevolazioni previste per l’assunzione di giovani o per determinate imprese che operano nella Zes Unica. Questi tuttavia non sono cumulabili, pertanto l’azienda deve individuare quello applicabile e valutare quale garantisca il beneficio economico più conveniente;
  • la superdeduzione fiscale del costo del lavoro, che opera sul reddito imponibile dell’impresa, consentendo di dedurre un importo maggiorato rispetto al costo del personale ammesso al beneficio. Non riduce direttamente i contributi previdenziali, ma può determinare un risparmio sulle imposte sui redditi ed è cumulabile con gli sgravi contributivi.

Di conseguenza, le imprese possono valutare due combinazioni principali, ovvero:

  • bonus donne Mezzogiorno e superdeduzione fiscale, per le assunzioni che rispettano i requisiti di entrambe le misure;
  • bonus giovani Zes e superdeduzione fiscale, quando la lavoratrice rientra nelle condizioni previste per l’incentivo destinato ai giovani.

Ovviamente, queste opzioni non sono alternative equivalenti per tutte le imprese. La scelta dipende dall’età della lavoratrice, dalla sua storia occupazionale, dalla sede di lavoro, dalle dimensioni dell’azienda e dalla normativa applicabile al momento dell’assunzione.

Bonus donne Mezzogiorno e superdeduzione al 130%: quanto si risparmia

Possono ricorrere al bonus donne e alla superdeduzione fiscale le imprese che intendono assumere a tempo indeterminato una lavoratrice in possesso dei seguenti requisiti:

  • residente nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia);
  • priva di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi.

In questi casi:

  • l’esonero contributivo è pari al 100% dei contributi previdenziali datoriali (esclusi i premi e contributi INAIL) fino a un massimo di 800 euro mensili (pari a 9.600 euro annui) per una durata massima di 24 mesi, nel rispetto della normativa sugli aiuti di Stato;
  • la superdeduzione Ires/Irpef del costo del lavoro è pari al 120%, che sale al 130% in caso di assunzione di lavoratrici meritevoli di maggiore tutela (quali donne svantaggiate o molto svantaggiate, donne con due o più figli minori, o donne vittime di violenza).

Tuttavia, l’impresa (o datore di lavoro autonomo) che intende beneficiare di entrambe le agevolazioni deve soddisfare le seguenti condizioni operative e normative:

  • per ottenere il bonus donne Inps, l’assunzione deve determinare un effettivo incremento della forza lavoro in termini di U.L.A. (Unità di Lavoro Annuo) rispetto alla media dei 12 mesi precedenti;
  • per ottenere il superbonus fino al 130%, il numero totale di dipendenti a tempo indeterminato e il totale complessivo della forza lavoro al termine del periodo d’imposta devono risultare superiori alla media dell’anno precedente.

Inoltre:

  • le agevolazioni spettano se risulta un’assunzione effettuata con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (full-time o part-time) o una trasformazione di un contratto da tempo determinato a indeterminato;
  • l’impresa deve essere in possesso di un Durc (Documento unico di regolarità contributiva) in corso di validità, rispettare i contratti collettivi nazionali (territoriali e aziendali) e la normativa in materia di sicurezza sul lavoro e diritti fondamentali dei lavoratori.

Sono esclusi:

  • il lavoro domestico;
  • l’apprendistato;
  • il lavoro intermittente a chiamata;
  • le prestazioni occasionali.

Bonus giovani Zes e superdeduzione per assumere donne under 35

Un’altra possibilità riguarda le imprese che intendono assumere una donna under 35 che non sia mai stata occupata a tempo indeterminato. Se si verifica questa eventualità, è possibile verificare l’accesso al bonus giovani. L’incentivo consiste in un esonero contributivo totale (100% dei contributi a carico del datore di lavoro) fino a un massimo di 650 euro mensili per una durata massima di 24 mesi se l’assunzione avviene in sedi di lavoro ubicate nelle regioni del Mezzogiorno rientranti nella Zes Unica.

Se una giovane candidata ha lavorato di recente con un contratto a tempo determinato o una collaborazione conclusa, ad esempio, 2 o 3 mesi prima, non possiede il requisito per il bonus donne. Di conseguenza il datore di lavoro può ricorrere al bonus giovani, per il quale non è richiesta la disoccupazione da 6 mesi. L’unico requisito legato alla carriera è non essere mai stato occupato con un contratto a tempo indeterminato.

Inoltre, anche in questo caso può aggiungersi la superdeduzione fiscale del costo del lavoro. Se l’assunzione dà diritto all’agevolazione e sono rispettati i requisiti fiscali, l’impresa può beneficiare della deduzione maggiorata al 120% o al 130%, secondo la categoria di appartenenza della lavoratrice e le regole applicabili.

Quanto si può risparmiare assumendo una donna al Sud

Per comprendere il possibile vantaggio economico, si può considerare un’assunzione a tempo indeterminato per la quale l’impresa abbia diritto al bonus donne Mezzogiorno, ottenendo l’esonero contributivo totale massimo di 800 euro al mese. Ipotizzando che l’azienda possa utilizzare l’intero massimale per 24 mesi, il risparmio contributivo teorico sarebbe di 19.200 euro in due anni.

Inoltre, se a questa agevolazione si affianca l’impatto della superdeduzione fiscale al 130%, considerando ipoteticamente un costo annuo del lavoro riconosciuto pari a 30.000 euro, l’importo deducibile dal reddito d’impresa ai fini delle imposte sale a 39.000 euro all’anno, riducendo in modo significativo la base imponibile e, di conseguenza, l’Ires o l’Irpef dovuta.

Per chi invece ricorre al bonus giovani, per l’assunzione di una lavoratrice under 35 mai occupata, per il datore di lavoro al quale spetta l’esonero contributivo totale massimo (650 euro per 24 mesi), il risparmio genera un abbattimento sui contributi datoriali pari a 15.600 euro complessivi.

Considerando però che le assunzioni giovanili standard non rientrano automaticamente tra le categorie potenziate si applica, per la superdeduzione, la maggiorazione ordinaria del 120%. Quindi, sulla stessa base di costo annuo del lavoro pari a 30.000 euro, l’importo deducibile dal reddito d’impresa ai fini delle imposte sale a 36.000 euro all’anno. Solo se la lavoratrice è una madre di due o più figli minori o rientra nelle cosiddette categorie svantaggiate lo sconto Irpef/Ires sale al 130%, traducendosi in una deduzione pari a 39.000 euro all’anno come nell’esempio precedente.

Un nuovo bonus per i lavoratori dipendenti under 35, come funzionerebbe la flat tax giovani

15 October 2026 at 06:00

Tra le misure allo studio del governo guidato da Giorgia Meloni, già al lavoro sulla manovra 2027, c’è un nuovo bonus per i lavoratori dipendenti, una flat tax sugli aumenti di stipendio riconosciuti agli under 35. L’agevolazione è stata pensata per alleggerire il peso delle imposte sui redditi e rendere più conveniente la crescita professionale delle nuove generazioni, favorendo al tempo stesso il potere d’acquisto delle famiglie.

Come funzionerebbe il bonus per i lavoratori dipendenti under 35

La flat tax giovani si inserisce in un quadro più ampio di interventi fiscali che l’esecutivo sta valutando per il 2027. L’intervento prevede un’aliquota ridotta al 5% applicata esclusivamente agli aumenti di stipendio, permettendo così al lavoratore di trattenere una quota di retribuzione netta più alta rispetto a quella che otterrebbe applicando l’Irpef ordinaria.

La proposta è stata anticipata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha indicato un possibile costo di circa 350 milioni di euro. Trattandosi di misura ancora allo studio, dovrà essere definita nei dettagli per trovare spazio nella prossima manovra finanziaria. Quello che sappiamo ad oggi, però, è che il meccanismo si differenzierebbe da un bonus erogato direttamente in busta paga o da un contributo economico riconosciuto una tantum.

Esempio di calcolo

Per comprendere il meccanismo, ipotizziamo un incremento di stipendio pari a 1.000 euro lordi annui interamente ammesso alla tassazione agevolata. Applicando un’imposta sostitutiva del 5%, a prescindere dal reddito del lavoratore, il prelievo sarebbe pari a 50 euro e resterebbero 950 euro dopo l’applicazione dell’imposta, prima di considerare eventuali contributi previdenziali e gli altri elementi che incidono sul netto.

Al contrario, considerando che l’Irpef si basa su un sistema progressivo, l’imposta da pagare sugli aumenti aumenterebbe con l’aumentare del reddito del lavoratore e, di conseguenza, anche il netto spettante varierebbe. Nel dettaglio, considerando le varie fasce reddituali:

  • per i redditi fino a 28.000 euro, soggetti all’aliquota del 23%, la tassazione ordinaria sull’aumento è pari a 230 euro, per un netto di 770 euro. Con la flat tax, che prevede un’imposta di 50 euro, il risparmio è di 180 euro;
  • per i redditi compresi tra 28.001 e 50.000 euro, soggetti all’aliquota del 33%, l’imposta ordinaria sull’aumento sale a 330 euro, lasciando un netto di 670 euro. In questo caso il vantaggio della flat tax raggiunge i 280 euro;
  • per i redditi superiori a 50.000 euro, soggetti all’aliquota del 43%, il prelievo ordinario è di 430 euro e il netto scende a 570 euro. Qui il risparmio garantito dalla flat tax è il più alto, pari a 380 euro.

In ogni caso, una riduzione dell’imposta sul reddito – qualora dovesse ottenere l’approvazione del Parlamento ed essere inserita nella legge di bilancio 2027 – comunque non comporterebbe automaticamente una riduzione dei contributi previdenziali dovuti. Se la disciplina non prevedesse deroghe specifiche, infatti, questi continueranno a essere calcolati secondo le regole ordinarie.

Quali aumenti di stipendio potrebbero beneficiare della nuova agevolazione

Uno dei principali nodi da sciogliere riguarda la tipologia di aumento retributivo che potrebbe beneficiare della flat tax giovani. L’ipotesi annunciata dal ministro dell’Economia si riferisce agli aumenti di stipendio in generale, ma non è ancora disponibile una disciplina definitiva che individui tutte le voci interessate.

Resta da chiarire se la misura riguarderà esclusivamente gli incrementi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi, gli aumenti individuali concordati con il datore di lavoro (per esempio in seguito a una promozione, all’assunzione di nuove responsabilità o a una progressione professionale) oppure anche altre forme di incremento della retribuzione.

Queste forme di retribuzione hanno caratteristiche differenti e potrebbero essere disciplinate da regole specifiche. Non è quindi possibile presumere che tutte siano automaticamente comprese nella flat tax giovani o che le diverse agevolazioni siano cumulabili.

Bonus Natale 2026 per i pensionati, quando arriva e a chi spetta

14 October 2026 at 06:45

Per dicembre è previsto un assegno più alto per alcune categorie di pensionati grazie al Bonus Natale 2026. Si tratta di un importo aggiuntivo una tantum pari a 154,94 euro da non confondere con la tredicesima. Questo contributo è stato introdotto dalla Legge finanziaria 2001 e viene riconosciuto solo in presenza di determinati requisiti economici. L’accredito avviene in automatico con il cedolino di dicembre per chi rispetta le condizioni previste. Non serve quindi presentare domanda, salvo il caso in cui il pensionato risulti escluso ma ritenga di avere diritto al beneficio.

Bonus Natale 2026 per i pensionati, a chi spetta

Il bonus da 154,94 euro spetta ai titolari di pensioni dell’Assicurazione Generale Obbligatoria e di forme sostitutive o integrative gestite dall’Inps o da enti previdenziali privatizzati. Il contributo non va confuso con la quattordicesima, che segue regole diverse, né con altri bonus riconosciuti ai lavoratori dipendenti. Per stabilire chi ha diritto al beneficio, l’Inps considera il valore del trattamento minimo annuo di pensione.

Per il 2026 il trattamento minimo annuo è pari a 7.954,05 euro, corrispondente a 611,85 euro per 13 mensilità. Il bonus pieno viene riconosciuto ai pensionati che, sommando i trattamenti percepiti, non superano questa soglia. Chi riceve una pensione annua compresa tra 7.954,05 euro e 8.108,99 euro può ottenere il contributo in forma ridotta. In questo caso l’importo viene calcolato in modo da raggiungere la soglia massima prevista.

I requisiti e chi resta escluso dal Bonus Natale 2026

Oltre al valore della pensione, conta anche il reddito complessivo personale. Per il 2026 il reddito personale deve essere entro il limite di 11.931,08 euro. Per chi è sposato o unito civilmente, il reddito complessivo della coppia non deve superare 23.862,15 euro annui. Resta comunque valido anche il limite del reddito personale.

Nel caso di coniugi legalmente separati, il reddito dell’altra persona non viene considerato. Per ricevere il bonus Natale non è previsto un requisito anagrafico. Non viene considerato nemmeno l’Isee. Ai fini del riconoscimento del contributo contano soltanto i redditi soggetti a Irpef, compresa la pensione. Questo significa che un pensionato con trattamento annuo sotto la soglia può comunque non ricevere il bonus se dispone di altri redditi oltre il limite ammesso.

Non rientrano tra i beneficiari i titolari di trattamenti assistenziali, come l’assegno sociale e le prestazioni per invalidità civile. Sono escluse anche alcune categorie specifiche, tra cui le pensioni di dipendenti di enti creditizi e quelle dei dirigenti d’azienda. Il bonus viene riconosciuto solo se tutti i requisiti previsti risultano correttamente aggiornati negli archivi Inps.

Come arriva il pagamento

Il pagamento avviene in automatico con il cedolino di dicembre. Se il pensionato rispetta i requisiti, l’Inps accredita il contributo d’ufficio, senza necessità di presentare una richiesta. Chi non riceve il bonus ma ritiene di averne diritto può presentare un’istanza di ricostituzione attraverso il sito dell’Inps, chiedendo il riesame del trattamento.

L’Inps effettua controlli sui requisiti economici. Se dopo le verifiche emerge che il bonus è stato pagato senza averne diritto, l’istituto può chiedere la restituzione delle somme. In questi casi il recupero può avvenire tramite trattenute sulla pensione, distribuite in dodici rate mensili. Le soglie cambiano ogni anno perché sono collegate agli importi del trattamento minimo e ai limiti di reddito aggiornati.

Bonus ristrutturazioni per la sicurezza domestica, la lista degli interventi ammessi

14 October 2026 at 06:00

Mantenere la propria abitazione protetta non significa soltanto difendersi da tentativi di intrusione o da minacce esterne. La sicurezza residenziale passa prima di tutto dalla tutela della salute di chi vive gli spazi ogni giorno. Gli incidenti tra le mura domestiche rappresentano infatti una delle principali cause di infortunio, in particolare per le fasce di popolazione più fragili come anziani, bambini e persone con ridotta capacità motoria. In questo contesto, il quadro normativo fiscale italiano offre un supporto concreto attraverso il bonus ristrutturazioni, la detrazione Irpef destinata agli interventi edilizi e di miglioramento degli immobili.

Troppo spesso si tende ad associare l’accesso alle agevolazioni fiscali a cantieri complessi, demolizioni o grandi opere di ristrutturazione edilizia. Tuttavia, la disciplina normativa prevede una sezione specifica per gli interventi mirati a prevenire gli infortuni in casa. La peculiarità di questa misura risiede nella sua estrema flessibilità: l’agevolazione è accessibile anche per piccoli lavori isolati, per l’installazione di singoli dispositivi tecnologici o per il montaggio di elementi strutturali di protezione, senza che sia necessario avviare una ristrutturazione globale dell’intero fabbricato.

Come funziona il bonus ristrutturazioni

La base giuridica dell’agevolazione affonda le sue radici nell’articolo 16-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir). Nello specifico, la lettera l del primo comma riconosce l’accesso alla detrazione per tutte quelle opere strettamente finalizzate alla prevenzione degli infortuni domestici.

Per accedere al bonus ristrutturazioni applicato alla sicurezza e prevenzione, la legge stabilisce requisiti finanziari e percentuali di detrazione ben precisi:

  • aliquota di detrazione. Per il 2026 l’aliquota dell’agevolazione è fissata al 50% per le spese sostenute sull’abitazione principale (prima casa), mentre si attesta al 36% nel caso in cui i lavori vengano effettuati su seconde case o altre tipologie di immobili residenziali;
  • tetto massimo di spesa. Il limite massimo di spesa agevolabile è pari a 96.000 euro per singola unità immobiliare e relative pertinenze;
  • modalità di fruizione. Il beneficio fiscale viene recuperato sotto forma di detrazione dall’imposta lorda Irpef, suddiviso in dieci quote annuali di pari importo.

Un aspetto fondamentale da evidenziare riguarda l’estensione della spesa detraibile. Il beneficio non copre esclusivamente l’acquisto dei singoli materiali o dei dispositivi di sicurezza, ma si estende a tutte le spese accessorie correlate. Rientrano quindi nell’agevolazione le prestazioni professionali per sopralluoghi e perizie, l’acquisto delle apparecchiature e, soprattutto, i costi di manodopera e posa in opera necessari per completare l’installazione a regola d’arte.

Prevenzione delle cadute: l’installazione di corrimano e maniglioni

Le cadute rappresentano la percentuale più alta di infortuni che si verificano tra le mura domestiche. Scale interne prive di appoggio, corridoi bui e superfici scivolose nei locali igienici costituiscono pericoli costanti. Per questa ragione, il bonus ristrutturazioni agevola in modo diretto gli interventi volti a eliminare o ridurre drasticamente questi fattori di rischio.

Rientra a pieno titolo nell’agevolazione il montaggio di corrimano lungo le scalinate, nei corridoi o nei passaggi di collegamento interni. L’intervento comprende sia la nuova installazione sia la sostituzione di corrimano obsoleti o non più stabili. Allo stesso modo, l’agevolazione fiscale si applica all’acquisto e alla posa in opera di maniglioni e sostegni di sicurezza all’interno del bagno, in corrispondenza di docce, vasche da bagno e sanitari.

Sebbene si tratti di interventi di entità contenuta, che non richiedono pratiche edilizie complesse come Cila o Scia, la norma ha scelto di incentivare queste opere per sostenere l’autonomia e la sicurezza abitativa di anziani e persone con disabilità temporanee o permanenti.

La sicurezza delle superfici vetrate: i vetri antinfortunio

I serramenti e le ampie vetrate sono elementi architettonici di primario rilievo, ma in caso di urto accidentale o rottura improvvisa possono trasformarsi in una fonte di grave pericolo. L’impatto con un vetro tradizionale genera infatti frammenti taglienti e appuntiti estremamente pericolosi.

Il bonus ristrutturazioni incentiva la sostituzione delle vecchie lastre di vetro con soluzioni antinfortunistiche conformi alle normative europee di sicurezza, come i vetri stratificati o temperati. I vetri stratificati, grazie alla presenza di una pellicola plastica interna, riescono a trattenere i frammenti in caso di rottura, evitando che si disperdano. I vetri temperati, dal canto loro, in caso di rottura si frammentano in piccolissimi pezzi smussati e privi di spigoli vivi.

Sotto il profilo fiscale, occorre fare una distinzione operativa:

  • se il contribuente procede unicamente alla sostituzione del vetro mantenendo il vecchio telaio dell’infisso, l’opera si qualifica esattamente come intervento di prevenzione infortuni all’interno del bonus ristrutturazioni;
  • se, al contrario, viene sostituita l’intera finestra (telaio e vetro) introducendo elementi che garantiscono anche un miglioramento delle prestazioni termiche dell’immobile, l’intervento potrebbe accedere a canali alternativi di detrazione dedicati all’efficientamento energetico.

Rilevazione fughe di gas e prevenzione delle intossicazioni

Le perdite negli impianti di distribuzione del gas e l’accumulo inavvertito di monossido di carbonio sono tra i rischi più subdoli della vita domestica. Per contrastare queste minacce, la normativa fiscale inserisce tra gli interventi ammessi l’installazione di apparecchiature avanzate per la rilevazione e il blocco delle emergenze gas.

Gli interventi agevolabili includono:

  • sensori fisici e centraline per l’individuazione tempestiva di fughe di gas metano o Gpl;
  • rilevatori dedicati al monossido di carbonio, gas inodore e invisibile prodotto dalla cattiva combustione di caldaie, stufe o camini;
  • sistemi integrati che collegano i sensori di rilevazione a elettrovalvole di sicurezza. In caso di anomalia, l’elettrovalvola intercetta e interrompe automaticamente l’afflusso del gas all’origine, neutralizzando il pericolo.

Anche per questa categoria di impianti, la detrazione spetta sia sui costi sostenuti per i dispositivi che sulla manodopera specializzata impiegata dal tecnico abilitato per il montaggio e il collaudo.

Messa a norma degli impianti elettrici e bonifiche ambientali

La prevenzione degli infortuni non si limita all’aggiunta di protezioni meccaniche, ma riguarda la sicurezza strutturale e impiantistica dell’abitazione. Tra gli interventi maggiormente richiesti all’interno del bonus ristrutturazioni figura la completa messa a norma dell’impianto elettrico. Un impianto obsoleto o danneggiato è causa di cortocircuiti, incendi e folgorazioni. La detrazione copre la sostituzione dei cavi deteriorati, l’integrazione del sistema di messa a terra e il montaggio di interruttori differenziali (comunemente noti come salvavita) e magnetotermici.

Nella medesima categoria di tutela della salute rientrano anche:

  • bonifica dell’amianto, che prevede la rimozione e lo smaltimento in sicurezza di coperture, canne fumarie, lastre o tubature contenenti cemento-amianto (Eternit);
  • sistemi di protezione atmosferica, come l’installazione di parafulmini e gabbie di Faraday per la protezione dell’edificio da scariche elettriche naturali;
  • opere di contenimento del territorio, tra le quali ci sono la realizzazione di barriere parasassi o interventi di contenimento in aree pertinenziali a rischio smottamento o frana.

Procedura e adempimenti per non perdere la detrazione

Per usufruire correttamente del bonus ristrutturazioni evitando contestazioni in sede di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, è necessario seguire una precisa procedura formale.

Il requisito principale riguarda la tracciabilità finanziaria. Tutti i pagamenti devono essere effettuati tassativamente tramite bonifico parlante bancario o postale dedicato alle detrazioni edilizie. All’interno del bonifico devono essere obbligatoriamente indicati:

  • la causale di versamento con riferimento normativo (articolo 16-bis del Tuir);
  • il codice fiscale del soggetto beneficiario che detrarrà la spesa;
  • la partita Iva o il codice fiscale della ditta o del professionista che ha eseguito i lavori.

È inoltre fondamentale conservare con cura tutte le fatture e le ricevute fiscali che descrivano in modo dettagliato la natura delle prestazioni eseguite, unitamente alla dichiarazione di conformità degli impianti laddove rilasciata dalle imprese installatrici. L’insieme di questa documentazione permetterà di portare in detrazione le quote annuali nella dichiarazione dei redditi in piena sicurezza e trasparenza.

Ex bonus Renzi in busta paga, come recuperare fino a 1.200 euro con il 730

13 October 2026 at 09:51

Con i redditi italiani congelati da più di 20 anni, il Recupero del trattamento integrativo, meglio conosciuto come Bonus Renzi è una misura quantomai necessaria per tutti i lavoratori dipendenti e i percettori di Naspi.

Chi ne ha diritto ha ancora pochi giorni per recuperare fino a 1.200 euro attraverso la presentazione del 730 integrativo.

Che cos’è il Trattamento integrativo

Nato nel 2014 sotto il Governo Renzi come bonus da 80 euro e poi portato a 100 euro al mese, il beneficio è stato ufficialmente ridenominato Trattamento Integrativo (Tir). La misura garantisce un credito Irpef fino a un massimo di 1.200 euro all’anno esentasse direttamente in busta paga o nell’assegno di disoccupazione.

Il trattamento non va confuso con gli sgravi sul cuneo fiscale né con le detrazioni Irpef per i redditi medio-alti: si tratta di una misura specifica pensata per sostenere le retribuzioni più basse.

A chi spetta l’ex bonus Renzi

Il Trattamento integrativo è indirizzato ai lavoratori dipendenti, ai percettori di redditi assimilati e a chi riceve ammortizzatori sociali o Naspi. Sono esclusi i pensionati.

L’accesso al beneficio varia in base al reddito complessivo annuo:

  • il bonus spetta in misura piena, pari a 1.200 euro annui, per i redditi fino a 15.000 euro, a patto che l’imposta lorda sia superiore alle detrazioni da lavoro dipendente, mentre invece chi ricade nell’area esente dal pagamento Irpef non ne ha diritto per incapacità fiscale;
  • per redditi tra i 15.001 e i 28.000 euro il diritto scatta solo se la somma delle detrazioni riguardanti familiari a carico, il mutuo per la prima casa, le spese mediche ed eventuali ristrutturazioni superano l’imposta lorda dovuta;
  • per la fascia oltre i 28.000 euro il beneficio decade completamente.

Come recuperare le somme non ricevute

Se il datore di lavoro non ha erogato il trattamento integrativo in busta paga durante l’anno per mancanza di dati sui redditi complessivi o in presenza di più contratti, il conguaglio viene effettuato in sede di dichiarazione dei redditi a partire da maggio, con un’erogazione che avviene in genere con lo stipendio di luglio, qualora il datore di lavoro sia stato indicato come sostituto d’imposta.

Per chi ha dimenticato di integrare nel 730 altri redditi lavorativi rispetto al proprio lavoro principale, per recuperare le somme spettanti a credito dovrà inviare una dichiarazione integrativa. L’importo maturato verrà accreditato direttamente nello stipendio dal sostituto d’imposta o rimborsato dall’Agenzia delle Entrate.

Come controllare se il bonus è stato pagato

Per verificare se hai incassato il trattamento integrativo, prendi la tua Certificazione Unica riferita ai redditi dell’anno scorso (2025) e controlla questi punti:

  • se viene spuntato il “Campo 390 – Codice 1”, il datore di lavoro ti ha riconosciuto il bonus e ti ha pagato tutti i soldi spettanti direttamente in busta paga;
  • se è stata compilata la voce “Campo 390 – Codice 2” il bonus ti spettava, o è stato calcolato, ma il datore di lavoro non te l’ha pagato, e dovrai quindi recuperarlo attraverso il Modello 730;
  • nel “Campo 391” viene invece riportata la cifra esatta in euro che hai incassato nel corso dell’anno.

Tutte queste informazioni vengono poi riportate nel rigo C14 del quadro C della tua dichiarazione dei redditi.

Entro quando rettificare la dichiarazione

La scadenza principale per inviare il 730 integrativo e recuperare il credito spettante è fissata al 25 ottobre. La procedura va inoltrata tramite Caf o professionista abilitato.

Nel caso in cui il ricalcolo evidenzi invece un debito, occorre presentare il modello Redditi Pf correttivo, per cui il conguaglio negativo verrà trattenuto in busta paga fino a un massimo di 8 rate. Qualora non sia in essere nessun contratto di lavoro dipendente, si potrà comunque rateizzare l’importo attraverso F24 da trasmettere direttamente all’Agenzia delle Entrate.

Assegno unico ottobre 2026, quando arriva il pagamento: scattano i controlli ISEE

13 October 2026 at 09:30

Inps provvederà al pagamento dell’assegno unico di ottobre 2026 rispettando il consueto calendario, almeno nella maggior parte dei casi. L’accredito è atteso nelle giornate del 21 e 22 per la maggior parte degli aventi diritti.

Discorso diverso infatti per chi ha presentato una nuova domanda o ha avuto cambiamenti nel nucleo familiare o nell’ISEE. Potrebbe infatti ricevere il denaro in seguito. Al di là delle date, facciamo chiarezza su tutti gli elementi del bonus, dagli importi ai requisiti, fino alle novità in arrivo.

Assegno unico ottobre 2026, quando arriva

Chi percepisce l’assegno unico in continuità, senza aver subito modifiche, il pagamento è previsto tra il 21 e il 22 ottobre, come detto. Questa è la finestra ordinaria che l’INPS dedica alle prestazioni già in corso. Chi invece ha avuto variazioni dell’ISEE o della composizione familiare dovrà attendere la fine del mese, circa.

Generalmente le nuove domande portano a un primo pagamento nell’ultima settimana del mese successivo a quello di presentazione della richiesta. È importante ricordarlo per poter pianificare al meglio le proprie entrate.

A chi spetta

L’assegno unico è rivolto alle famiglie con figli a carico dal settimo mese di gravidanza e, in generale, fino al compimento dei 21 anni. Non esiste invece un limite d’età per i figli con disabilità. Superata la soglia dei 18 anni, però, scattano alcune condizioni.

Il figlio maggiorenne infatti deve frequentare un percorso di studio o formazione, svolgere un lavoro con reddito limitato oppure risultare iscritto come disoccupato alla ricerca di un impiego. Per i beneficiari già attivi la prestazione prosegue in automatico, ma è fondamentale comunicare tempestivamente le variazioni rilevanti, come:

  • nascita di un figlio;
  • raggiungimento di una nuova soglia d’età.

Assegno unico 2026: importi e aumenti

L’importo erogato dipende dall’ISEE del nucleo familiare. Nel 2026, per i figli minorenni, si va da un massimo di 203,80 euro al mese per figlio con ISEE fino a 17.468,51 euro a un minimo di 58,30 euro per chi supera i 46.582,71 euro o non presenta un ISEE valido.

Tra le due soglie, l’importo scende in modo progressivo. Per i figli maggiorenni a carico fino a 21 anni gli importi base sono più bassi. A queste cifre si aggiungono le maggiorazioni, che fanno salire l’assegno. Sono previste per:

  • i figli sotto l’anno di età;
  • le famiglie numerose dal terzo figlio;
  • le madri con meno di 21 anni;
  • i nuclei in cui entrambi i genitori lavorano.

Una quota aggiuntiva, infine, spetta per i figli con disabilità, differenziata in base alla gravità. Anche queste voci dipendono dall’ISEE, motivo per cui conviene avere sempre un’attestazione aggiornata e valida.

Controlli sull’ISEE e novità 2027

Il tema dell’ISEE è centrale, come detto. È su questo documento che si concentrano le attenzioni dell’INPS. L’Istituto ha infatti avviato verifiche su alcune migliaia di dichiarazioni ritenute sospette. Un controllo che mira a garantire che il beneficio vada a chi ne ha effettivamente diritto.

Un motivo in più per presentare dati corretti e aggiornati, anche perché chi rinnova l’ISEE entro il 30 giugno può ottenere gli eventuali arretrati spettanti dall’inizio dell’anno. Guardando avanti, inoltre, dal 2027 sono attese modifiche ai criteri di calcolo di questo documento, che potrebbero rivedere le soglie e gli importi.

Come controllare il pagamento e cosa fare se non arriva

Chi vuole verificare la data e l’importo del proprio accredito può farlo in autonomia sul sito dell’Inps, accedendo con Spid, Cie o Cns all’area dedicata all’assegno unico o al Fascicolo previdenziale del cittadino. In questa sezione si trovano:

  • stato della domanda;
  • importi riconosciuti;
  • pagamenti in lavorazione.

Lo stesso controllo è inoltre possibile tramite l’app Inps Mobile. Se l’accredito non arriva nelle date previste, conviene prima controllare che l’Isee sia ancora valido e aggiornato, perché un’attestazione scaduta fa scattare l’importo minimo (sarebbe il caso anche di verificare l’IBAN collegato alla domanda). In caso di anomalie, ci si può rivolgere ai servizi online, al Contact center o a un patronato, senza ripresentare una nuova domanda, che allungherebbe solo i tempi.

Bonus caldaie 2026: cosa è cambiato e quali impianti sono ancora agevolati

12 October 2026 at 09:20

Sono cambiate le regole rispetto al passato per poter cambiare la caldaia o il sistema di riscaldamento. Non esiste un “bonus caldaia” di per sé, ma non mancano le detrazioni fiscali e il Conto Termico per aiutare a sostenere le spese.

La novità più importante, chiarita dall’Agenzia delle Entrate, è che le caldaie alimentate solo a combustibili fossili non sono più agevolate. Ecco quali sono gli incentivi validi oggi e che importi e requisiti occorre considerare.

Novità bonus caldaie 2026

La caldaia a gas classica non rientra più né nell’Ecobonus né nel Bonus Casa. Questa è la prima cosa da chiarire e tenere a mente se si intende risparmiare. Sono invece ancora agevolabili gli interventi più efficienti:

sistemi ibridi costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione;

  • scaldacqua a pompa di calore;
  • generatori a biomassa;
  • pompe di calore ad alta efficienza.

Di fatto l’incentivo va a premiare la transizione verso delle tecnologie a basse emissioni.

Ecobonus e Bonus ristrutturazioni

Per quanto riguarda le detrazioni, l’Agenzia delle Entrate indica due strade. Sfruttando l’Ecobonus, le spese sostenute nel 2026 prevedono detrazione IRPEF o IRES del 36%. La percentuale sale al 50% nel caso in cui i lavori riguardino l’abitazione principale (del proprietario o del titolare di un diritto reale). Una somma che si recupera in 10 rate annuali di pari importo.

Le aliquote non cambiano per il Bonus ristrutturazioni, con 50% per l’abitazione principale e il 36% negli altri casi. Il limite di spesa è fissato a 96.000 euro per unità immobiliare, ma è importante tener conto del calendario. Dal 2027 infatti le percentuali scenderanno, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate. Si arriverà al 36% per l’abitazione principale e al 30% negli altri casi. Di fatto il 2026 è l’ultimo anno davvero vantaggioso per procedere a un rinnovo dell’impianto.

Conto Termico 3.0

L’alternativa alle detrazioni è il Conto Termico 3.0, ovvero l’incentivo pubblico promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e gestito dal Gestore dei Servizi Energetici. Si tratta di un contributo a fondo perduto, che per i privati può arrivare fino al 65% della spesa.

Un vantaggio notevole, che viene erogato in un’unica soluzione e in tempi rapidi se l’importo non supera i 15.000 euro (non è richiesta capienza fiscale). Per i privati residenziali l’incentivo è pensato soprattutto per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con sistemi a fonti rinnovabili, come le pompe di calore.

Come fare domanda

La procedura è diversa a seconda dello strumento scelto. Per le detrazioni fiscali servono, tra le altre cose:

  • l’asseverazione di un tecnico abilitato;
  • l’Attestato di Prestazione Energetica;
  • pagamento tramite bonifico “parlante”.

È inoltre necessario trasmettere all’ENEA i dati dell’intervento, in genere entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Per il Conto Termico 3.0, invece, la domanda va presentata al Gestore dei Servizi Energetici, sfruttando l’apposito portale dedicato.

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