❌

Normal view

Proteste Francia, prof. Desogus da Parigi: le ragioni degli studenti, ma non chiamatelo Sessantotto

Il professor Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université. I suoi studi riguardano principalmente la produzione letteraria italiana del secondo dopoguerra e il rapporto tra cinema e letteratura. Si occupa di diversi autori tra cui Pier Paolo Pasolini e Antonio Gramsci. Lo abbiamo intervistato per avere una sua testimonianza da Parigi. La città è da giorni a ferro e fuoco contro il caro vita, le inefficienze del sistema scolastico, il warfare e riarmo europeo a scapito del welfare, ma anche per ottenere la rottura della complicità con Israele nel genocidio palestinese.

La capitale francese si è ritrovata in un clima da guerriglia urbana con roghi, negozi vandalizzati e saccheggi…o “espropri proletari” in base a chi racconta gli eventi. A quanto sappiamo sarebbero ben 1800 i fermi, un morto per un malore e una donna avrebbe perso una mano. Macron nel suo discorso alla nazione ha affermato che condanna le violenze ma che non aggiungerà ulteriori misure di sicurezza.

Abbiamo domandato al professor Desogus le sue impressioni sul montare dello scontento nell’ambiente universitario, quindi se ci si si aspettava questo sussulto popolare. Anche a Milano si sono verificate proteste molto accese, bombe carta e vetrine sfondate, ma anche giovanissimi totalmente inermi che sono stati picchiati dalle forze dell’ordine. Come interpretiamo dal punto di vista sociale e politico questa ventata incendiaria in Italia? Queste micce di contestazione porteranno verso un cambiamento reale nell’assetto politico e istituzionale italiano oppure si afflosceranno su se stesse o verranno spente e represse?

“La borghesia di tutto il mondo che assiste con compiacimento al massacro rabbrividisce d'orrore a veder profanati calce e mattoni”. Questa frase, che sta spopolando sui social, è stata scritta da Karl Marx nel suo opuscolo storico “La guerra civile in Francia” del 1871. Si riferiva alla reazione della borghesia internazionale di fronte alla sanguinosa repressione della Comune di Parigi del 1871, evidenziando l'ipocrisia delle classi dominanti. Oggi il sistema cerca di salvarsi trasformando il conflitto politico in responsabilità giudiziarie, spiega Desogus, polarizzando mediaticamente il dibattito sulla legittimità dell'uso della violenza, così da liquidare i contenuti e le istanze dei cittadini europei.

Assistiamo quindi, per certi versi, alle stesse dinamiche denunciate da Marx; più ci "proletarizziamo" e più siamo noi stessi a scandalizzarci come "borghesi"? Abbiamo interiorizzato l’obbedienza neoliberista fino a credere che sia più giusto sottomettersi a un dominio ferocemente iniquo e aggressivo che non combatterlo anche a danno di alcune vetrine?

Sembrano tutti aver ingoiato un libro di Thomas Hobbes, secondo il quale la ribellione non è mai lecita, poiché viola il patto sociale irreversibile che fonda lo Stato. A suo avviso c’è solo un'unica eccezione: il diritto individuale alla legittima difesa e alla salvaguardia della propria vita. Il filosofo inglese insomma, considera la ribellione legittima solo quando il patto con il sovrano è rotto e il paese torna allo stato di natura. Per lui il patto sociale ha la funzione di conservare la "nuda vita" (come direbbe Giorgio Agamben), perciò se questa è in pericolo a causa del potere stesso, allora il patto può venire meno. Ma tra Hobbes e noi ci sono secoli di storia e conquiste sociali, che ci hanno resi da sudditi, cittadini.

Nel saggio "Sulla rivoluzione" (1963), Hannah Arendt analizza il concetto di rivoluzione distinguendolo dalla mera ribellione e confrontando il fallimento della Rivoluzione francese con il successo della Rivoluzione americana. Parafrasandola, solo la rivoluzione pacifica ha successo. Quindi una domanda socio-politica e filosofica sul rapporto tra violenza e potere. La protesta pacifica può davvero essere efficace? Il potere si fa strappare il dominio con metodi e pratiche che non implichino la forza e la minaccia del suo rovesciamento?

Proteste Parigi, Desogus: il sistema cerca di salvarsi trasformando il conflitto politico in responsabilità giudiziarie

Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. I suoi studi riguardano principalmente la produzione letteraria italiana del secondo dopoguerra e il rapporto tra cinema e letteratura. Si occupa di diversi autori tra cui Pier Paolo Pasolini e Antonio Gramsci. Lo abbiamo intervistato per avere una sua testimonianza. Parigi è ferro e fuoco contro il caro vita, le inefficienze del sistema scolastico, il warfare e riarmo europeo a scapito del welfare, ma anche per la rottura della complicità con Israele nel genocidio palestinese.

La città si è ritrovata in un clima da guerriglia urbana con roghi, negozi vandalizzati e saccheggi…o “espropri proletari” in base a chi racconta gli eventi. A quanto sappiamo sarebbero ben 1800 i fermi, un morto per un malore e una donna avrebbe perso una mano. Macron nel suo discorso alla nazione ha affermato che condanna le violenze ma che non aggiungerà ulteriori misure di sicurezza.

Abbiamo domandato al professor Desogus le sue impressioni sul montare dello scontento  nell’ambiente universitario, quindi se ci si si aspettava questo sussulto popolare e questi moti insurrezionali. Anche a Milano si sono verificate proteste molto accese, bombe carta e vetrine sfondate anche qui, ma anche giovanissimi totalmente inermi che sono stati picchiati dalle forze dell’ordine. Come interpretiamo dal punto di vista sociale e politico questa ventata incendiaria in Italia? Queste micce di contestazione porteranno verso un cambiamento reale nell’assetto politico e istituzionale italiano oppure si afflosceranno su se stesse o verranno spente e represse?


“La borghesia di tutto il mondo che assiste con compiacimento al massacro rabbrividisce d'orrore a veder profanati calce e mattoni”. Questa frase, che sta spopolando sui social, è stata scritta da Karl Marx nel suo opuscolo storico “La guerra civile in Francia” del 1871. Si riferiva alla reazione della borghesia internazionale di fronte alla sanguinosa repressione della Comune di Parigi del 1871, evidenziando l'ipocrisia delle classi dominanti.

Oggi vediamo per certi versi stesse dinamiche; dunque più siamo proletari e più ci scandalizziamo come borghesi? Abbiamo interiorizzato l’obbedienza fino a credere che sia più giusto sottomettersi a un dominio ferocemente iniquo e aggressivo che non combatterlo anche a danno di alcune vetrine? Sembrano tutti aver ingoiato un libro di Thomas Hobbes, secondo il quale la ribellione non è mai lecita, poiché viola il patto sociale irreversibile che fonda lo Stato. A suo avviso c’è solo un'unica eccezione: il diritto individuale alla legittima difesa e alla salvaguardia della propria vita. Il filosofo inglese insomma, considera la ribellione legittima solo quando il patto con il sovrano è rotto e il paese torna allo stato di natura. Per lui il patto sociale ha la funzione di conservare la nuda vita direbbe Giorgio Agamben, se questa è in pericolo a causa del potere stesso allora il patto può venire meno. Ma tra Hobbes e noi ci sono secoli di storia e conquiste sociali, che ci hanno resi da sudditi cittadini.

Nel saggio "Sulla rivoluzione" (1963), Hannah Arendt analizza il concetto di rivoluzione distinguendolo dalla mera ribellione e confrontando il fallimento della Rivoluzione francese con il successo della Rivoluzione americana. Parafrasandola, solo la rivoluzione pacifica ha successo. Quindi una domanda socio-politica e filosofica sul rapporto tra violenza e potere. La protesta pacifica può davvero essere efficace? Il potere si fa strappare il dominio con metodi e pratiche che non implichino la forza e la minaccia del suo rovesciamento?

Giovani Palestinesi d'Italia: "Vi raccontiamo come resiste la diaspora palestinese in Italia"

Sidanah è una delle portavoce dei Giovani Palestinesi d'Italia, (GPI) un’organizzazione politica in diaspora nata intorno al 2017 e attiva in diverse città italiane come Milano, Torino e Roma.  Si tratta di un dialogo prezioso perché raramente questo collettivo rilascia interviste ai media. 
I palestinesi in diaspora ci spiegano come le loro attività di formazione, informazione, attivismo, sensibilizzazione e protesta siano parte di una rete di sostegno alla resistenza palestinese, sotto occupazione militare da almeno ottant'anni.

Abbiamo chiesto a Sidanah di raccontarci di più sul suo movimento, di spiegare cosa significa "resistenza", una delle parole più strumentalizzate dal sistema mediatico filosionista o comunque condizionato da un approccio orientalista. 
Oltre alla popolazione palestinese massacrata quotidianamente a Gaza, quella che vive in stato di apartheid perseguitata in Cisgiordania e sfollata nei campi profughi, c’è anche un’intera popolazione dietro le sbarre, si tratta dei prigioni politici in quello status giuridico che l'entità sionista chiama "Detenzione amministrativa", e che innumerevoli associazioni legali ritengono contrario ai diritti umani fondamentali. Insomma, la prigionia come altra forma genocidaria. 

E ancora, abbiamo chiesto un commento a proposito del fatto che Mahmoud Abbas ha di nuovo rimandato le elezioni nei territori palestinesi; avrebbero dovuto tenersi il 28 novembre ma sono state rimandate all’11 settembre del 2027. In chiusura abbiamo chiesto ai GPI la loro posizione rispetto all’ “Asse della Resistenza” antimperialista in Asia Occidentale quindi la resistenza di Ansarallah nello Yemen, della cittadinanza iraniana e libanese con Hezbollah.

GUARDA L'INTERVISTA COMPLETA QUI:

 

Il filosofo Ercolani: "Siamo una società nicciana, in una lotta di classe col monopolio dell'IA"


Il Professor Paolo Ercolani insegna Filosofia all'Università di Urbino, cura editoriali su diverse testate, ha scritto saggi dedicati all'analisi sociale, alla critica politica, alla "questione" femminile, al nostro rapporto con il Divino. Ma soprattutto ha dedicato anni allo studio di Nietzsche, un filosofo molto controverso, spesso banalizzato, pericoloso quanto incompreso. Il suo ultimo saggio su questa figura si intitola "Nietzsche l'iperboreo. Dal Superuomo a Elon Musk". 
Siamo quindi partiti da un commento al "Melonellum" e siamo arrivati alla Volontà di Potenza. 

Abbiamo chiesto al professor Ercolani un commento circa la legge elettorale più discussa e discutibile di sempre - e ce ne vuole!- per i suoi elementi di anticostituzionalità denunciati da diversi giuristi ed esperti di Diritto.
Ercolani ci ha spiegato come siamo arrivati a questo stato di cose sul piano socio-politico e perché a suo avviso il 1975 è l'anno cruciale del passaggio dalla nostra democrazia (sempre mediata e imperfetta) e quella che lui chiama "dementocrazia". E ancora Intelligenza Artificiale e lotta di classe nella dimensione virtuale...tutto nella video intervista di "Preferivo Scrivere".

 

Il filosofo Ercolani: "Siamo una società nicciana, in una lotta di classe col monopolio dell'IA"



Il Professor Paolo Ercolani insegna Filosofia all'Università di Urbino, cura editoriali su diverse testate, ha scritto saggi dedicati all'analisi sociale, alla critica politica, alla "questione" femminile, al nostro rapporto con il Divino. Ma soprattutto ha dedicato anni allo studio di Nietzsche, un filosofo molto controverso, spesso banalizzato, pericoloso quanto incompreso. Il suo ultimo saggio su questa figura si intitola "Nietzsche l'iperboreo. Dal Superuomo a Elon Musk". 
Siamo quindi partiti da un commento al "Melonellum" e siamo arrivati alla Volontà di Potenza. 

Abbiamo chiesto al professor Ercolani un commento circa la legge elettorale più discussa e discutibile di sempre - e ce ne vuole!- per i suoi elementi di anticostituzionalità denunciati da diversi giuristi ed esperti di Diritto.
Ercolani ci ha spiegato come siamo arrivati a questo stato di cose sul piano socio-politico e perché a suo avviso il 1975 è l'anno cruciale del passaggio dalla nostra democrazia (sempre mediata e imperfetta) e quella che lui chiama "dementocrazia". E ancora Intelligenza Artificiale e lotta di classe nella dimensione virtuale...tutto nella video intervista di "Preferivo Scrivere".

Ambasciatore iraniano scrive al Papa: "Usa e Israele bombardano sinagoghe, chiese e moschee"

Roma, 12 ottobre, l'ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran presso la Santa Sede ha indetto un incontro con la stampa per parlare di una lettera scritta a Papa leone XIV. 

La fiducia nei rapporti politici e nella diplomazia senza spiritualità è finita, spiega Sua Eccellenza, che si rivolge ad un'autorità religiosa mondiale affinché Israele e Stati Uniti rispettino il diritto internazionale.

L'ambasciatore Mohammad Hossein Mokhtari ha mostrato alcune foto di luoghi di culto islamici, moschee, ma anche sinagoghe e chiese cattoliche e ortodesse bombardate propri da coloro che si professano difensori dei diritti umani e delle libertà civili. 

Mokhtari si è espresso anche circa le proteste in Francia, affermando che a molti governi europei non interessano le rivendicazioni degli studenti, anche se si presentano ai media e all'opinione pubblica internazionale come baluardi democratici e attenti alle richieste dei loro cittadini. Il video con alcuni estratti dalla conferenza stampa.



Il colpo di stato silenzioso: la nuova legge elettorale per trascinare l'Italia in guerra (VIDEO)

 

di Giulia Bertotto

 

 

Il "Melonellum" è legge: siete pronti alla guerra? 

Pomeriggio del 12 ottobre, mobilitazione in Piazza Capranica, nei pressi di Montecitorio, indetta da Agorà contro la Legge Elettorale approvata pochi giorni fa alla Camera. 

Una presa d'assalto del Parlamento, dicono i manifestanti, fortemente anticostituzionale, che rende i luoghi che appartengono alla volontà popolare fortezze di un bipolarismo posticcio che ha un unico obiettivo: la guerra Nato e quella di Israele al resto del mondo.

Aderiscono Democrazia Sovrana Popolare, sindacato Fisi, Potere al popolo, Sanitari per Gaza, Assopace Palestina, molte altre sigle, giornalisti e cittadini che denunciano come il "Melonellum" sia non solo sia finalizzato ad erodere la democrazia del nostro paese, quello che resta almeno, ma soprattutto l'obiettivo finale sia la militarizzazione della società allo scopo di non trovare alcun dissenso alle logiche belliche e di sterminio.

Tra gli intervistati il professor Angelo D'Orsi, i giornalisti Fulvio Grimaldi e Andrea Lucidi.

Falessi, Coordinamento Solidarietà con la Palestina: "Solidali col popolo che resiste non solo che soccombe"

                 

7 ottobre, tre anni dopo. Il genocidio in diretta social del popolo palestinese prosegue indisturbato e impunito. Nessuna sanzione, anzi Netanyahu minaccia il mondo nella sede delle Nazioni Unite. 

L'Antidiplomatico intervista Silvano Falessi, portavoce del Coordinamento di Solidarietà con il Popolo Palestinese. Parliamo di quella fatidica data che ha segnato la storia contemporanea, una data che è diventata un tabù, un dogma, una categoria morale, un evento intoccabile. Proprio in questi giorni nel nostro paese passa alla Camera la Proposta di Legge contro "l'antisemitismo", un bavaglio anticostituzionale che dovrebbe allarmare tutti gli italiani, e non solo coloro che si battono per la causa palestinese. Il Coordinamento di Solidarietà con il Popolo Palestinese porta in piazza le bandiere dell' "Asse della Resistenza", non senza dibattiti anche all'interno della galassia filo-palestinese italiana. Ci facciamo spiegare le ragioni di questa scelta e ve le facciamo ascoltare. 

7 ottobre. "A Gaza c'erano le fragole: vi racconto la Palestina che ho vissuto"

 
di Giulia Bertotto 
 

7 ottobre. Patrizia Cecconi è sociologa, docente, ha presieduto per due mandati l'associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, di cui ora è Presidente Onoraria. La prof. Cecconi ha vissuto per diversi mesi l'anno in Cisgiordania dal 2008 al 2019 e a Gaza dal 2012 al 2019. Cecconi è una delle testimonianze dirette e viventi diciamo "occidentali" di quello che era la Striscia di Gaza prima che il sionismo scatenasse l'apocalisse, dal 7 ottobre 2023. Le abbiamo domandato come si presentava la Striscia quando lei frequentava quella zona, sia sul piano sociale, "umanitario" e della vita quotidiana, sia dal punto di vista politico-ideologico. Le abbiamo anche domandato come possiamo fare pressione sul nostro Governo affinché interrompa le complicità nel genocidio e in questa maniacale ossessione per la guerra.

Buona visione. 

❌