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Caro carburanti e scioperi, le Regioni in cui si paga ancora meno di 2 euro: dove risparmiare

17 October 2026 at 14:22

Nonostante il mancato rinnovo dello sconto sulle accise, le difficoltà di approvvigionamento e i blocchi dovuti agli scioperi, trovare distributori di carburante con prezzi inferiori alla media è ancora possibile.

Facile.it ha elaborato i dati del Mimit offrendo una fotografia dettagliata del panorama nazionale. In ogni caso, le medie generali restano ormai stabilmente sopra la soglia dei 2 euro al litro.

In quali Regioni la benzina costa meno di 2 euro

In tutta Italia, oltre la metà dei distributori analizzati — circa 10.223 impianti — vende la benzina al self-service a un prezzo inferiore alla soglia dei 2 euro al litro.

Regione Impianti sotto i 2 euro al litro
Valle d’Aosta 62%
Sicilia 60%
Marche 60%
Lazio 58%
Lombardia 56%
Piemonte 55%
Toscana 54%
Abruzzo 52%
Liguria 52%
Emilia-Romagna 51%
Veneto 51%
Friuli-Venezia Giulia 50%
Puglia 49%
Sardegna 49%
Umbria 49%
Trentino-Alto Adige 45%
Molise 44%
Calabria 42%
Campania 37%
Basilicata 36%

In quali Regioni il gasolio costa di più

Sul fronte del gasolio la situazione è decisamente più grave. A livello nazionale, soltanto il 26% dei distributori (circa 5.030 impianti su oltre 19.500 monitorati) vende il diesel a meno di 2,20 euro al litro.

Regione Impianti sotto i 2,20 euro al litro
Marche 38%
Abruzzo 36%
Lazio 31%
Umbria 31%
Friuli-Venezia Giulia 30%
Liguria 30%
Valle d’Aosta 30%
Piemonte 27%
Toscana 27%
Trentino-Alto Adige 27%
Emilia-Romagna 26%
Molise 26%
Sardegna 26%
Sicilia 26%
Veneto 25%
Lombardia 24%
Puglia 24%
Calabria 19%
Basilicata 16%
Campania 14%

Medie nazionali e l’azione del Governo

Nonostante la presenza di stazioni virtuose, le rilevazioni mostrano che le medie nazionali restano molto elevate. Sulla rete ordinaria si spendono in media 2,034 euro al litro per la benzina e 2,256 euro per il diesel, mentre in autostrada i listini salgono rispettivamente a 2,048 e 2,278 euro al litro.

Sulla questione è intervenuto il ministro Adolfo Urso, confermando l’attenzione del Mimit e il costante monitoraggio della rete in stretta sintesi con il Ministero dei Trasporti, che ha già avviato i tavoli di confronto con le categorie dell’autotrasporto per arginare l’impatto dei rincari sull’economia reale.

Scioperi al Sud: perché i prezzi si sono alzati prima

Il mancato adeguamento dei prezzi alle pompe da parte dei distributori del Mezzogiorno non è riconducibile solo a manovre speculative, ma è la conseguenza diretta di una grave paralisi logistica e dell’effetto corsa al pieno.

Già nelle ore precedenti l’inizio effettivo dello sciopero, l’annuncio delle mobilitazioni degli autotrasportatori e i blocchi delle forniture presso i cancelli dell’area industriale di Taranto e delle raffinerie Eni hanno scatenato la psicosi del rifornimento.

La corsa anticipata delle famiglie per riempire i serbatoi ha prosciugato le cisterne degli impianti in Campania, Calabria e Basilicata prima ancora che i conducenti dei camion incrociassero le braccia. Molti gestori hanno così ritoccato per eccesso i listini già prima del blocco, in modo da razionare le ultime giacenze e coprire l’incertezza sui tempi di riapprovvigionamento con un profitto preventivo.

Carburante esaurito e scaffali vuoti, l’Ilva blocca il Sud: rischio stop nazionale

16 October 2026 at 07:04

I blocchi degli operai dell’Ilva di Taranto, degli autotrasportatori e degli agricoltori stanno mostrando i loro effetti: le pompe di benzina appendono cartelli con la scritta “carburante esaurito” e nei supermercati gli scaffali sono vuoti.

La disponibilità ridotta di carburanti si fa sentire in ampie zone di Puglia e Calabria, dove per tutto il giorno (e anche la notte) sono state registrate lunghe code alle stazioni di servizio. Situazione critica segnalata nella provincia salentina, a Foggia, in Basilicata, nel Cosentino e nel Catanzarese.

Carburante esaurito: in quali regioni

Dal 12 ottobre, da quando gli operai dell’Ilva di Taranto hanno bloccato la raffineria Eni, le scorte di carburante hanno iniziato a scarseggiare. Per chi si muove in aereo e, peggio ancora, per chi si muove su strada, iniziano a diffondersi bollettini e cartelli con la scritta “carburanti esauriti”.

Così all’aeroporto di Bari si parte ancora, ma senza bagaglio per alleggerire il peso; mentre gli automobilisti cercano benzina e diesel anche di notte, alle volte senza successo.

È quello che sta avvenendo in diverse regioni d’Italia:

  • Puglia;
  • Basilicata;
  • Calabria.

Si tratta delle regioni che si riforniscono alla raffineria Eni di Taranto. A dare i numeri della carenza sono i sindacati di categoria: in Puglia sono rimasti a secco 7 distributori su 10. A Matera la polizia è dovuta intervenire per regolare il traffico nei pressi di alcune stazioni di servizio, mentre in Calabria aumentano i controlli in vista delle manifestazioni contro il caro carburanti promosse da agricoltori e autotrasportatori.

Verso il blocco nazionale

Le proteste a Taranto, quelle degli agricoltori e quelle degli autotrasportatori si stanno intrecciando in una non volontaria maxi manifestazione contro il caro carburanti. Nei prossimi giorni i blocchi all’Ilva potrebbero esaurirsi perché i sindacati hanno ottenuto la convocazione a Palazzo Chigi il 27 ottobre, mentre la protesta degli altri due settori potrebbe decollare.

Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, spiega:

La situazione è molto preoccupante perché l’eccesso di prezzo che sta subendo l’autotrasporto ha generato una situazione di alta tensione fra le imprese del settore che è sfociata in proteste spontanee in alcune aree del Paese.

Proteste che si stanno allargando soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, dove si stanno organizzando blocchi stradali spontanei, non proclamati da associazioni di categoria. Per Russo “si stanno muovendo nell’ambito della disperazione degli imprenditori”.

Cosa chiedono al Governo

Anche se si tratta di proteste spontanee, il rappresentante di Conftrasporto ricorda al Governo la promessa fatta: le risorse stanziate e non ancora arrivate per il caro carburante. Che comunque non basterebbero, fanno notare: servirebbero tariffe fisse e il riconoscimento dei ristori anche a veicoli Euro 4 e di classe inferiore. Secondo Russo si dovrebbe mantenere l’impegno di prevedere ulteriori stanziamenti di risorse qualora il caro gasolio dovesse continuare ad avere queste dinamiche di prezzo.

Il rischio, prosegue, è che i focolai di protesta si compattino in un unico grande fronte. Anche per questo è stata chiesta una convocazione urgente delle associazioni, che il Ministero delle Infrastrutture ha accolto sempre per il 27 ottobre.

Scaffali vuoti: l’appello del settore agroalimentare

Anche dal settore degli agricoltori arriva il malcontento. In queste ore, con i serbatoi dei camion vuoti, si stanno registrando difficoltà di approvvigionamento nei supermercati. Iniziano infatti a scarseggiare i prodotti freschi come frutta e verdura.

Raffaella Altamura, presidente di Confesercenti Puglia, fotografa la situazione:

Se nei prossimi giorni non arriveranno segnali concreti o provvedimenti da parte del governo, le ripercussioni finiranno per incidere direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini.

Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Agroalimentare, sottolinea la necessità di evitare che la protesta finisca per penalizzare produzioni che per loro natura non possono attendere.

Chiede agli autotrasportatori di pensare agli agricoltori come alleati, garantendo la circolazione di prodotti ortofrutticoli freschi e deperibili “che non possono attendere ai margini delle strade”.

Niente accise mobili, il Governo frena sugli sconti dopo il ritorno del price cap

By: matrun
11 October 2026 at 10:35

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa il Governo avrebbe deciso di rimandare l’attivazione delle accise mobili sui carburanti, dopo che le compagnie petrolifere hanno deciso, venerdì 9 ottobre, di reintrodurre il price cap a 2,19 euro al litro per il diesel.

Una scelta che permette all’esecutivo di accumulare ancora più extragettito dall’Iva che si applica in percentuale sul costo, molto alto, dei carburanti. In questo modo il Governo dovrebbe avere circa 170 milioni di euro da utilizzare per interventi straordinari dopo il 31 ottobre, quando il price cap dovrebbe terminare.

Niente accise mobili, per ora

Il Governo aveva ipotizzato di attivare le cosiddette accise mobili dopo che, lo scorso 5 ottobre, erano tornate in vigore tutte le tasse sui carburanti. Le accise mobili sono un sistema di sconto che si basa su un meccanismo della tassazione dei carburanti:

  • le accise sono fisse, calcolate in un certo numero di euro al litro;
  • l’Iva, l’altra tassa che grava sui carburanti, è percentuale, quindi aumenta all’aumentare del prezzo.

Questo significa che, quando i prezzi dei carburanti crescono, cresce anche il gettito di tasse che viene pagato allo Stato dai distributori. Le accise mobili sono l’idea di utilizzare questo gettito in eccesso per abbassare le accise.

Perché il price cap era aumentato

Negli scorsi giorni le aziende petrolifere che avevano aderito all’iniziativa del price cap, limitando i prezzi massimi del diesel a 2,19 euro al litro e della benzina a 1,99 euro al litro, avevano aumentato i prezzi di circa 7 centesimi.

Questo era accaduto perché lo scorso 5 ottobre era scaduto anche l’ultimo sconto sulle accise previsto nei mesi scorsi per contrastare l’aumento dei prezzi del diesel. Le società del settore, visto l’aumento delle tasse, avevano scaricato questo costo extra sui clienti. Il 9 ottobre, però, è stato annunciato che i prezzi del price cap torneranno quelli precedenti.

L’extragettito per novembre

La scelta di non attivare le accise mobili ha due conseguenze:

  • i prezzi dei carburanti rimarranno alti, per il momento;
  • lo Stato potrà accantonare l’extragettito dell’Iva sui carburanti.

Questo potrebbe permettere al Governo di intervenire in futuro in maniera più decisa sulle accise, in particolare a partire dal 31 ottobre, la data in cui l’iniziativa del price cap dovrebbe scadere. A quel punto lo Stato dovrebbe aver accumulato tra i 160 e i 170 milioni di euro, che potrebbe utilizzare nel caso in cui i prezzi siano ancora troppo alti.

Quanto costano i carburanti in Italia

Il prezzo dei carburanti in Italia sta calando negli ultimi giorni. Il costo medio attuale è di:

  • 2,038 euro al litro per la benzina;
  • 2,260 euro al litro per il diesel;
  • 0,790 euro al litro per il gpl;
  • 1,926 euro al litro per il metano.

Il calo è dovuto principalmente al fatto che il traffico nello Stretto di Hormuz sta tornando ai livelli precedenti alla guerra. Hanno avuto poco effetto invece sia l’annuncio del rilascio delle riserve strategiche dei Paesi del G7, sia l’accordo tra Trump e Putin sulle esportazioni russe. Quest’ultimo è particolarmente insignificante, visto che la Russia sarà autorizzata a esportare in totale nei prossimi 4 mesi una quantità di diesel che il mondo consuma in meno di 12 ore.

Perché è difficile tassare gli extraprofitti

27 August 2026 at 10:14

Al di là dei proclami, tassare gli extraprofitti non è un compito semplice. Già è difficile definire esattamente cosa siano e altrettanto è stabilire come attuare la loro tassazione. Forse sarebbe meglio pensare a un contributo di solidarietà.

L'articolo Perché è difficile tassare gli extraprofitti proviene da Lavoce.info.

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