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Rottamazione quinquies enti locali al via: come fare domanda per bollo auto, Imu e multe

16 October 2026 at 07:59

Si aprono il 16 ottobre 2026 le domande per aderire alla rottamazione quinquies delle cartelle esattoriali relative a tributi e altre entrate di Comuni, Regioni ed enti locali.

La domanda per aderire alla definizione agevolata degli enti territoriali va inviata online entro e non oltre il 15 dicembre 2026, a condizione che l’ente creditore abbia aderito e che il debito rispetti i requisiti di legge.

Quali cartelle rientrano nella rottamazione quinquies

La misura riguarda le cartelle affidate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 e riguarda una serie di debiti, tra cui bollo auto, Imu, Tari e multe stradali.

La nuova rottamazione consente di pagare il debito residuo a titolo di capitale e le eventuali spese per le procedure esecutive e i diritti di notifica, senza corrispondere determinate componenti accessorie, tra cui interessi e sanzioni per i tributi. Per le multe stradali, invece, il beneficio riguarda gli interessi, comprese le maggiorazioni, e l’aggio di riscossione, mentre resta dovuta la sanzione originaria.

L’Agenzia comunicherà l’importo da versare entro il 28 febbraio 2027. Il pagamento potrà avvenire in un’unica soluzione entro il 31 marzo 2027 oppure attraverso un piano fino a 54 rate bimestrali, con un importo minimo di 100 euro per ciascuna rata.

Elenco dei Comuni aderenti alla rottamazione quinquies

Sono circa 1.500 gli enti che hanno comunicato l’applicazione della procedura alle proprie entrate. L’elenco completo è consultabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (la riportiamo qui per comodità).

Altre rottamazioni

La rottamazione quinquies, si diceva, riguarda esclusivamente i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Sono quindi esclusi i tributi locali gestiti direttamente dai Comuni o dalle Regioni e quelli affidati a concessionari privati.

Per queste posizioni, la Legge di Bilancio 2026 attribuisce agli enti territoriali la possibilità di introdurre una definizione agevolata autonoma attraverso apposite delibere. Le modalità, in questo caso, dipendono dalle singole amministrazioni. Per esempio, la Regione Siciliana ha varato una propria rottamazione che consente di sanare bollo auto, tasse sulle concessioni regionali ed entrate patrimoniali della Regione.

Come fare domanda per la rottamazione quinquies

Il primo passo consiste nel richiedere, direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, il prospetto informativo, cioè il documento che contiene l’elenco dei carichi potenzialmente definibili con i relativi importi.

Si accede con Spid, Cie o Cns. Per professionisti e imprese sono previste anche le credenziali dell’Agenzia delle Entrate.

Una volta entrati nell’area riservata, bisogna selezionare la sezione “Definizione agevolata (Rottamazione-quinquies enti territoriali)”.

Dopo avere richiesto il prospetto, il sistema invia entro 12 ore un’e-mail all’indirizzo indicato, contenente il link per scaricare il documento entro cinque giorni.

Il prospetto può essere richiesto anche senza autenticazione, compilando il modulo disponibile nella stessa sezione del sito e allegando la documentazione richiesta.

Ottenuto il documento, è possibile controllare quali cartelle possono essere incluse nella definizione agevolata, con relativi importi.

La domanda deve essere presentata online entro il 15 dicembre 2026. L’area riservata propone l’elenco dei carichi rottamabili. Il contribuente può selezionare le cartelle che intende inserire nella richiesta. Nell’area pubblica, invece, occorre compilare il modulo indicando i numeri identificativi delle cartelle da includere, la modalità di pagamento scelta e un indirizzo e-mail al quale ricevere la ricevuta di presentazione. E bisogna specificare se si intende pagare in un’unica soluzione oppure a rate.

Che succede se non si paga

Vediamo ora cosa succede se non si rispettano i termini. In caso di pagamento in unica soluzione, la definizione agevolata diventa inefficace se il contribuente non versa, o versa in misura insufficiente, la somma dovuta.

In caso di pagamento a rate, la definizione agevolata diventa inefficace in presenza del mancato o insufficiente pagamento di due rate, anche non consecutive, oppure dell’ultima rata del piano.

Ravvedimento operoso Imu, in caso di ritardo come calcolare le sanzioni e compilare l’F24

12 October 2026 at 06:00

Il mancato o insufficiente versamento dell’Imu (Imposta Municipale Propria) entro le scadenze ordinarie rappresenta una delle contestazioni più frequenti in ambito tributario locale. Tuttavia, l’ordinamento fiscale italiano mette a disposizione del contribuente uno strumento fondamentale per sanare spontaneamente l’irregolarità a costi contenuti: il ravvedimento operoso.

Attraverso questo istituto, chi non ha versato l’acconto o il saldo dell’Imu può regolarizzare la propria posizione prima che il Comune notifichi dei formali atti di accertamento, beneficiando di una consistente riduzione delle sanzioni amministrative e applicando gli interessi legali calcolati sugli effettivi giorni di ritardo. Per applicare correttamente la procedura, è indispensabile conoscere la complessa stratificazione di norme che la disciplina, con particolare attenzione alle riforme più recenti che ne hanno ridefinito percentuali, condizioni e limiti.

Imu e ravvedimento operoso, il quadro normativo di riferimento

La disciplina del ravvedimento operoso applicabile all’Imu non risiede in un’unica legge, ma nasce dalla combinazione di diversi testi normativi e decreti di riforma approvati nel corso degli anni.

La norma istitutiva

La pietra angolare del ravvedimento operoso è rappresentata dall’articolo 13 del Decreto Legislativo n. 472 del 18 dicembre 1997. Questo articolo stabilisce il principio generale secondo cui la sanzione base viene ridotta in misura proporzionale al tempo intercorso tra la scadenza originaria dell’obbligo fiscale e la data in cui il contribuente effettua spontaneamente il pagamento correttivo. La norma definisce gli scaglioni temporali associando a ciascuno una specifica frazione di abbattimento della sanzione.

L’estensione ai tributi locali

Storicamente, le forme di ravvedimento esteso oltre l’anno dalla violazione erano riservate ai soli tributi erariali gestiti dall’Agenzia delle Entrate. Con la Legge n. 160 del 27 dicembre 2019 (articolo 1, commi 738 e seguenti), che ha ridisegnato la disciplina della nuova Imu, è stata definitivamente confermata la piena estensione di tutte le tipologie di ravvedimento operoso anche ai tributi degli enti locali. I contribuenti possono quindi sanare l’Imu omessa anche a distanza di anni, purché il Comune non abbia ancora notificato un avviso di accertamento esecutivo.

La riforma delle sanzioni tributarie

Il quadro sanzionatorio ha subito una fondamentale revisione con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 87 del 14 giugno 2024, attuativo della delega per la riforma fiscale. Per tutte le violazioni commesse a partire dal 1° settembre 2024, il decreto ha ridotto la sanzione edittale base per l’omesso o tardivo versamento dei tributi dal 30% al 25%. Parallelamente, per i ritardi contenuti entro i primi 90 giorni, la sanzione ordinaria è stata abbassata dal 15% al 12,5%. Questa riduzione della sanzione edittale si riflette direttamente sul calcolo delle quote ridotte dovute con il ravvedimento operoso.

Controlli comunali e fattispecie ostative

Il Decreto Legislativo n. 147/2026 (articolo 12, comma 3) è intervenuto per chiarire e armonizzare gli effetti delle attività di verifica svolte dagli enti locali. La norma stabilisce che l’invio da parte del Comune di meri questionari, inviti a comparire o richieste di chiarimenti non preclude, di per sé, l’accesso al ravvedimento operoso per l’Imu. La possibilità di avvalersi della regolarizzazione spontanea viene meno in modo definitivo soltanto con la notifica formale dell’atto di accertamento impositivo o dell’atto di contestazione delle sanzioni.

Le aliquote delle sanzioni ridotte

A seguito dell’entrata in vigore della riforma sanzionatoria (D.Lgs. 87/2024), il calcolo della sanzione ridotta per l’Imu varia in base al momento in cui viene eseguito il versamento:

  • con il ravvedimento sprint (da 1 a 14 giorni di ritardo) la sanzione è pari allo 0,0833% per ogni singolo giorno di ritardo, risultato della riduzione a un decimo della sanzione giornaliera ridotta dello 0,833%;
  • con il ravvedimento breve (dal 15° al 30° giorno) la sanzione fissa è pari all’1,25% dell’imposta non versata, ossia un decimo della sanzione base del 12,5%;
  • con il ravvedimento medio o intermedio (dal 31° al 90° giorno) la sanzione fissa è pari all’1,39% dell’importo dovuto, pari a un nono della sanzione base del 12,5%;
  • con il ravvedimento lungo o ordinario (dal 91° giorno ed entro 1 anno) la sanzione fissa sale al 3,125% dell’imposta, corrispondente a un ottavo della sanzione base ordinaria del 25%;
  • con il ravvedimento ultrannuale (oltre 1 anno ed entro 2 anni) la sanzione fissa è pari al 3,57%, cioè un settimo della sanzione del 25%.

Nell’ipotesi di versamento parziale, la percentuale di sanzione si applica esclusivamente sulla quota di Imu residua e non sull’intero ammontare originariamente dovuto.

Il calcolo degli interessi legali

Oltre alla sanzione ridotta, il ravvedimento operoso impone il pagamento degli interessi legali per ogni giorno di ritardo. La maturazione degli interessi è disciplinata dall’articolo 1284 del Codice Civile: gli interessi decorrono a partire dal giorno immediatamente successivo alla scadenza naturale del versamento Imu e si calcolano fino al giorno in cui viene effettuato il saldo effettivo.

Dal punto di vista pratico, il conteggio degli interessi si basa sul principio dell’interesse semplice rapportato ai giorni dell’anno solare. L’operazione consiste nel moltiplicare l’importo dell’Imu non versata per il tasso di interesse legale vigente e per il numero esatto di giorni di ritardo, dividendo poi il risultato per 36.500 (valore che deriva dal prodotto tra i 365 giorni dell’anno e il parametro 100 necessario per trasformare il tasso percentuale in numero decimale). Negli anni bisestili, come il 2024, il divisore teorico diventa 36.600 in ragione dei 366 giorni annuali.

Poiché il saggio di interesse legale viene aggiornato annualmente con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, qualora il ritardo si protragga a cavallo di più anni solari, occorre frazionare il calcolo in più quote, applicando a ciascun periodo il relativo tasso:

  • anno 2024, tasso legale del 2,50%;
  • anno 2025, tasso legale del 2,00%;
  • anno 2026, tasso legale del 1,60%.

Modalità operative di compilazione del Modello F24

La gestione pratica del ravvedimento operoso per l’Imu presenta una caratteristica operativa fondamentale che la differenzia dalle imposte statali come Irpef o Iva. Mentre per i tributi erariali si utilizzano codici tributo distinti per versare la quota capitale, la sanzione e gli interessi, nel caso dell’Imu la sanzione ridotta e gli interessi maturati non vanno separati, ma si sommano direttamente all’imposta dovuta, andando a formare un unico importo totale per ciascun rigo dell’F24.

All’interno della Sezione Imu e altri tributi locali del modello F24, la compilazione deve seguire queste precise regole:

  • casella Ravv. Deve essere obbligatoriamente barrata per segnalare al Comune che il versamento costituisce una regolarizzazione spontanea tramite ravvedimento operoso;
  • Codice Ente/Codice Comune. Occorre inserire il codice catastale di quattro caratteri del Comune in cui si trovano gli immobili oggetto del versamento (ad esempio H501 per Roma o F205 per Milano);
  • numero immobili. Si indica la quantità di fabbricati, terreni o aree fabbricabili a cui si riferisce il ravvedimento;
  • caselle Acc o Saldo. Si barra la casella Acc se si regolarizza l’acconto di giugno, oppure Saldo se si sanano le somme dovute a dicembre. Qualora si debbano sanare entrambe le rate, occorrerà compilare due righi distinti;
  • codice tributo Imu. Si utilizza il codice idoneo alla tipologia di immobile, tra cui il codice 3912 per l’abitazione principale e pertinenze (laddove soggette a imposta, come le categorie di lusso A/1, A/8 e A/9), il codice 3918 per gli altri fabbricati comprese le seconde case e i negozi, il codice 3914 per i terreni agricoli, il codice 3916 per le aree fabbricabili e il codice 3930 per gli immobili ad uso produttivo del gruppo catastale D;
  • anno di riferimento. È un elemento essenziale e indica l’anno d’imposta in cui si è verificata la violazione originaria, e mai l’anno solare in cui si sta eseguendo il pagamento correttivo;
  • importo a debito versato. Si inserisce la somma complessiva risultante dalla somma dell’Imu omessa, della sanzione ridotta calcolata in base ai giorni di ritardo e degli interessi legali maturati.

Conclusioni

Il ravvedimento operoso si conferma un meccanismo indispensabile di pacificazione fiscale tra il contribuente e l’amministrazione comunale. La possibilità di regolarizzare l’Imu in modo spontaneo garantisce un risparmio notevole rispetto alle sanzioni piene applicate in sede di accertamento d’ufficio.

Tuttavia, data la complessità determinata dalle modifiche apportate dal D.Lgs. 87/2024 e dal D.Lgs. 147/2026, si raccomanda di prestare la massima attenzione all’individuazione dei giorni di ritardo, all’applicazione dei tassi di interesse legali corretti e alla corretta somma finale da riportare all’interno del modello F24.

Perché l’Italia non riesce a tassare bene gli immobili

24 July 2026 at 11:03

Mentre si discute di patrimoniale, i dati rivelano un paradosso sull’Imu. La casa è il bene immobile per eccellenza, ma l’imposta non sempre viene riscossa. Anzi, è più evasa dell’Iva. Un semplice cambiamento potrebbe spingere i contribuenti a pagarla.

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