Sta per chiudersi il 2026, ma nel corso dell’anno tante cose possono essere cambiate nel reddito. Lo stipendio potrebbe essere calato, si potrebbe perdere il lavoro o chiudere la partita Iva. In ogni caso l’ISEE potrebbe non essere aggiornato. L’indicatore fatto a inizio anno racconta la situazione economica di due anni fa e questo può penalizzare il beneficiario di un bonus, la riduzione delle rette universitarie per un figlio o portare a un importo più basso di un assegno.
Per far fronte a questo, esiste uno strumento che corregge durante l’anno la propria situazione. Si chiama ISEE corrente. Vediamo come si può chiedere e quando conviene.
Differenza tra Isee ordinario e Isee corrente
All’inizio del 2026 gli italiani hanno ottenuto l’ISEE calcolato sui propri redditi, che fa riferimento a due anni prima, ovvero al 2024. Se nel corso del 2025 o durante il 2026 è cambiata la propria situazione, per esempio una delle persone del nucleo familiare perde il lavoro o chiude la partita Iva o per qualche motivo vede il proprio stipendio ridursi, l’ISEE non è più “veritiero”.
Questo è il paradosso dell’ISEE ordinario, che fotografa una situazione passata che potrebbe non esistere più nel presente. Infatti, l’ISEE ordinario si basa sui redditi del secondo anno precedente alla presentazione della DSU. Nel 2026 significa i redditi del 2024 e il patrimonio al 31 dicembre 2024.
Cos’è l’ISEE corrente e a chi serve
L’ISEE corrente è, quindi, l’aggiornamento sulla base dei redditi e dei trattamenti degli ultimi 12 mesi. Possono richiederlo solo i nuclei familiari che sono già in possesso di un ISEE ordinario valido.
L’ISEE corrente è utile quando redditi e patrimonio peggiorano e quindi si ha la necessità di chiedere prestazioni assistenziali, bonus, sussidi eccetera. Con l’ISEE ordinario questo non accade, perché fa riferimento alla situazione economica migliore.
Chi può richiedere l’ISEE corrente?
Dal 2021 l’ISEE corrente può essere richiesto quando c’è:
una variazione dell’attività di lavoro autonomo o dipendente (o di trattamenti assistenziali, previdenziali o indennitari, anche esenti IRPEF);
una variazione del reddito complessivo del nucleo familiare superiore al 25%;
una diminuzione del patrimonio (mobiliare e/o immobiliare) del nucleo familiare di oltre il 20% rispetto a quello indicato nell’Isee ordinario (di 2 anni prima).
Come si richiede
Per richiedere l’ISEE corrente serve la Dichiarazione Sostitutiva Unica. Il dichiarante infatti può integrare la DSU con una domanda di ISEE corrente. Per farlo va compilato il modulo MS:
quadro S1, indicare il codice fiscale (deve essere lo stesso del dichiarante dell’Isee ordinario);
quadro S2, indicare i componenti del nucleo familiare per i quali si è registrata una variazione della situazione lavorativa o reddituale;
quadro S3, indicare tutti i redditi; solo nel caso di interruzioni di lavoro o riduzione dell’attività lavorativa si possono indicare i redditi percepiti negli ultimi 2 mesi, che saranno moltiplicati per 6;
quadro S4, indicare la certificazione della variazione (es: lettera di licenziamento);
quadro S5, indicare una variazione di tipo patrimoniale.
Come ha specificato l’Inps nel messaggio 3155 del 21 settembre 2021, l’ISEE corrente aggiornato ha validità fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione del modulo sostitutivo della DSU.
Attenzione: se viene presentata una nuova DSU per modificare i redditi o i patrimoni, dopo un precedente aggiornamento di una sola componente, non sarà più possibile considerarle separatamente e vanno aggiornate entrambe.
Il calendario degli adempimenti fiscali, nella settimana che va dal 12 al 18 ottobre, concentra nella giornata di venerdì 16 ottobre una serie di versamenti che interessano categorie diverse di contribuenti. Si tratta di una serie di appuntamenti che riguardano il pagamento di imposte, ritenute, rateizzazioni e altri tributi che coinvolgono titolari di partita Iva, sostituti d’imposta, enti pubblici e intermediari finanziari.
Imposte da dichiarazione e versamenti: chi deve pagare il 16 ottobre
Il 16 ottobre scade il termine per il versamento della quinta rata delle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi 2026. La scadenza riguarda chi ha scelto il pagamento rateale e ha effettuato il primo versamento entro il 1° luglio 2026, ovvero le persone fisiche, le società di persone e le attività equiparate.
La scadenza di ottobre rappresenta dunque una tappa intermedia di un percorso iniziato nei mesi estivi. Infatti, i contribuenti coinvolti dovranno versare l’importo della rata, ma anche gli eventuali interessi collegati alla rateizzazione.
Partite Iva e Isa: il 16 ottobre la terza rata per chi si è adeguato
Sempre il 16 ottobre è prevista una scadenza specifica per i soggetti che si sono adeguati alle risultanze degli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa). In particolare, devono provvedere al versamento della terza rata dell’Iva relativa ai maggiori ricavi o compensi derivanti dall’adeguamento alle risultanze degli Isa nella dichiarazione dei redditi, nella dichiarazione Irap e nella dichiarazione Iva.
La scadenza va però distinta da quella dell’Iva annuale ordinaria, che invece segue le tempistiche e le regole standard di saldo o rateizzazione stabilite per la dichiarazione annuale (con saldo entro il 16 marzo o rateizzato a partire da quella data).
Il 16 ottobre 2026 in pagamento l’ottava rata Iva 2025
Il 16 ottobre è previsto anche il versamento della ottava rata dell’Iva relativa al 2025, risultante dalla dichiarazione annuale presentata dai contribuenti soggetti all’imposta. Il pagamento deve essere effettuato con la maggiorazione prevista a titolo di interesse corrispettivo, indicata nello scadenzario dell’Agenzia delle Entrate nella misura del +2,31% mensile.
Il mancato pagamento di una rata può trasformare questo ordinario appuntamento fiscale in una posizione da regolarizzare.
Sostituti d’imposta, ritenute e conguagli il 16 ottobre
Il 16 ottobre 2026:
i sostituti d’imposta sono tenuti a versare le ritenute operate nel mese di settembre sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, sui redditi di lavoro autonomo, sulle provvigioni, sui redditi di capitale e sui redditi diversi. In questa categoria rientrano i datori di lavoro o i committenti che hanno operato trattenute sui compensi e sugli stipendi pagati a dipendenti, collaboratori, professionisti o risparmiatori nel mese di settembre (es. la classica Irpef sullo stipendio mensile o la ritenuta d’acconto sulla fattura di un lavoratore autonomo);
i datori di lavoro ed enti pensionistici che hanno gestito i risultati del modello 730 per dipendenti e pensionati devono versare le somme trattenute nel mese di settembre. Si tratta dei conguagli (a saldo o in acconto) dovuti all’Irpef emersa dalle dichiarazioni dei redditi, recuperati direttamente dalla busta paga o dal cedolino della pensione.
Il pagamento avviene tramite modello F24 con modalità telematiche.
Premi di produttività, entro il 16 ottobre l’imposta sostitutiva sulle somme pagate a settembre
I sostituti d’imposta, entro il 16 ottobre 2026, sono tenuti a versare anche l’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali sulle somme corrisposte:
nel mese di settembre ai dipendenti del settore privato;
in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione.
Enti pubblici e amministrazioni: ritenute, Irap e altri versamenti del 16 ottobre
Il calendario del 16 ottobre coinvolge poi il settore pubblico. Infatti, le amministrazioni centrali dello Stato, gli enti e gli organismi pubblici devono effettuare diversi versamenti, tra cui:
le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati e sui redditi di lavoro autonomo, oltre a quelle relative ai pignoramenti presso terzi;
l’acconto mensile Irap e le addizionali, secondo quanto previsto per questa categoria di soggetti.
Sempre gli enti e gli organismi pubblici, insieme alle amministrazioni centrali dello Stato che effettuano le operazioni di conguaglio dell’assistenza fiscale, devono versare le somme dovute tramite modello F24EP, con modalità telematiche.
Split payment il 16 ottobre 2026
Tra gli appuntamenti del 16 ottobre 2026 rientra anche il versamento legato allo split payment, la scissione dei pagamenti dell’Iva. L’obbligo riguarda le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici che acquistano beni o servizi.
Con questo sistema, quando un fornitore emette fattura alla pubblica amministrazione, l’Iva non viene pagata al fornitore stesso, ma viene trattenuta dall’ente e versata direttamente allo Stato. La data del 16 ottobre rappresenta quindi la scadenza entro cui trasferire all’Erario l’imposta incassata.
Entro il 16 ottobre il versamento per le locazioni brevi
Nella giornata del 16 ottobre devono versare allo Stato le ritenute operate sui canoni per le locazioni brevi, incassati per conto dei proprietari degli immobili i soggetti che mettono in contatto chi offre e chi cerca case, ovvero:
gli intermediari immobiliari;
i portali online.
Le piattaforme (come Airbnb o Booking) e le agenzie immobiliari applicano e versano una ritenuta a titolo di cedolare secca sull’importo dell’affitto incassato per conto del proprietario, che poi sono tenuti a trasferire all’Erario.
Tobin tax il 16 ottobre
Tra le scadenze del 16 ottobre c’è inoltre quella relativa all’imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax.
Il versamento interessa:
banche;
società fiduciarie;
imprese di investimento abilitate all’esercizio professionale nei confronti degli utenti dei servizi e delle attività di investimento;
altri soggetti che intervengono nell’esecuzione di transazioni finanziarie, compresi gli intermediari non residenti nel territorio dello Stato.
Attività di intrattenimento svolte a settembre, il 16 ottobre si paga
Il 16 ottobre devono versare l’imposta relativa alle attività di intrattenimento svolte con carattere di continuità nel mese di settembre i soggetti che esercitano attività di intrattenimento. Il pagamento deve essere effettuato tramite modello F24 con modalità telematiche, direttamente oppure attraverso un intermediario abilitato.
L’imposta dovuta viene determinata in relazione alle attività realizzate nel mese precedente.
Versamento delle imposte per conto dei pensionati
Infine, il calendario del 16 ottobre comprende un appuntamento specifico per gli enti pensionistici. In particolare, devono versare la rata delle imposte dovute in sede di assistenza fiscale i soggetti che corrispondono redditi di pensione di importo non superiore a 18.000 euro annui, compresi gli enti e gli organismi pubblici e le Amministrazioni centrali dello Stato.
Anche in questo caso, si tratta di un ulteriore passaggio con cui l’ente pensionistico trasferisce allo Stato le somme già recuperate sui cedolini, completando la gestione delle imposte per questa fascia di reddito.