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Mnsignor Viganò: «Prevost è come Bergoglio»

22 September 2026 at 08:04

Arcivescovo Carlo Maria Viganò
@CarloMVigano

“Bergoglio ha scardinato il Papato con violenza; Prevost dà a quello scardinamento una forma istituzionale, «ordinata», quasi rassicurante. Il suo compito — e credo ne sia perfettamente consapevole — è di rendere irreversibile la sinodalità, cioè quella «rivoluzione permanente» che porta il Concilio alle sue estreme conseguenze, e di far sì che la Chiesa Cattolica cessi definitivamente di essere un ostacolo al progetto massonico e globalista. Quando il Papa non è più freno ma acceleratore, la rimozione del katéchon non è un evento futuro: è ciò che avviene sotto i nostri occhi. E il Signore ci ha avvertito: “tunc revelabitur ille iniquus”. Non lo dico con compiacimento apocalittico, ma con il dolore di un Vescovo che vede la Sposa di Cristo consegnata ai suoi nemici da chi dovrebbe difenderla.”

aldomariavalli.it/2026/09/21/lin

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… Meloni ci ha alleato con… l’Arabia Saudita e contro l’Iran

22 September 2026 at 07:59

Vertice a Palazzo Chigi. Escalation in Arabia, il contingente si sposta

Riunione tra Crosetto, Mantovano e i vertici militari “Uomini e mezzi via dai luoghi meno sicuri”.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante il question time in Senato

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante il question time in Senato

L’escalation della minaccia Houthi spinge il Governo a ridefinire la mappa della presenza militare nel Golfo Persico. È il dossier finito al centro di un vertice ad altissimo livello convocato ieri a Palazzo Chigi, alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto, del sottosegretario alla presidenza con delega ai servizi di sicurezza Alfredo Mantovano e dei vertici di Forze armate e intelligence. Un incontro decisivo per fare il punto sui principali scenari di crisi, ma soprattutto per analizzare l’ultimo report stilato dalla Difesa e richiesto dallo stesso Crosetto a seguito dell’attacco subito dalla base saudita di Ta’if, in cui è andato distrutto un caccia italiano.

La priorità assoluta resta la sicurezza dei nostri militari sul campo. Le verifiche sui rischi reali stanno portando a una rimodulazione dei contingenti italiani nel Golfo: tra le opzioni al vaglio, la decisione più probabile indicherebbe una “movimentazione di militari” verso territori più sicuri – senza escludere riposizionamenti all’interno dello stesso territorio saudita –, ipotesi ritenuta preferibile rispetto a una riduzione tout court del contingente.

Del resto, le norme consentono il ridislocamento delle truppe in qualsiasi momento. L’Italia mantiene una struttura operativa articolata nell’area: oltre alla Task Force Arabia di stanza nell’hub di King Fahd – finito nel mirino dei miliziani yemeniti –, il nostro Paese è impegnato in Kuwait, Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti. In queste ore si valuta lo spostamento dei tre caccia Eurofighter rimasti operativi dopo l’ultimo raid, del velivolo radar Gulfstream Caew (tra i più costosi della flotta aerea), del sistema missilistico di difesa terra-aria Samp-T di nuova generazione abbinato al radar Kronos Grand Mobile High Power dislocato a King Fahd, fino al sistema d’arma Skynex nel Golfo.

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