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A Miami si tratta, su Kyiv piovono droni. Il doppio binario della guerra raccontato da Niglia

9 October 2026 at 16:33

Washington torna a spingere sul tavolo negoziale. Venerdì 9 ottobre gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner incontrano a Miami i rappresentanti ucraini per discutere una nuova proposta congiunta che, secondo la Casa Bianca, abbraccia tutti gli aspetti del conflitto con l’obiettivo di porvi fine. La base di discussione sono le proposte elaborate dai negoziatori americani con interlocutori russi e ucraini durante le visite di inizio settembre, quando avevano incontrato prima Vladimir Putin a Mosca e poi Volodymyr Zelensky a Kyiv.

La delegazione ucraina sarà guidata da Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio presidenziale, insieme a Rustem Umerov, oggi alla guida dell’intelligence esterna, al capogruppo di Servitore del Popolo David Arakhamia e a Serhiy Kyslytsya, primo vice capo dell’ufficio presidenziale. Al bilaterale seguirà una sessione allargata con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito, Francia e Germania e con rappresentanti di Nato, Ue e del Comando europeo statunitense, oltre al Consiglio per la sicurezza nazionale e al Tesoro americano. In agenda anche un piano di ricostruzione e prosperità postbellica.

“Questo è uno dei molti incontri che si vanno susseguendo, per cui sulla carta non ci sarebbe nulla di nuovo, però si tratta di un format diplomatico particolarmente interessante”, nota per Formiche.net Federico Niglia, professore di storia internazionale presso l’Università per stranieri di Perugia. “A Miami avremo una delegazione ucraina accompagnata da una delegazione dell’Unione Europea alle prese con i negoziatori di Washington. E quello che si configura sulla base di questo fattore è un modello asimmetrico di negoziato diplomatico: alla fine la grande tessitura viene affidata al negoziatore americano, ma è molto rilevante il fatto che gli ucraini confidano molto nella presenza degli europei, anche per evitare compromessi troppo a ribasso. E in questo senso il ruolo di Ursula von der Leyen, e più in generale della Commissione, è proprio quello di delineare un accordo potenziale per ora assolutamente in mente dei, che possa però tenere in piena considerazione gli interessi ucraini e non concedere a svendite troppo rilevanti sugli interessi degli europei”.

Niglia sottolinea poi un altro aspetto particolarmente interessante, quello del collegamento che inizia a profilarsi tra l’accordo e l’allentamento del regime sanzionatorio, per cui iniziano a porsi sul tavolo elementi più concreti per un negoziato, cioè che cosa dare in cambio di che cosa. “Infine”, chiosa il professore, “il fattore urgenza legato al tema energetico, che può essere visto naturalmente in un’ottica stagionale di arrivo dell’inverno, che secondo me si inserisce all’interno di un discorso più vasto, vede sempre più l’energia come fattore critico e come acceleratore del negoziato diplomatico”.

E proprio sul tema energetico si inserisce un calcolo militare. Come ricostruisce la Jamestown Foundation, grazie alla stampa 3D di componenti per turbine, Mosca ha ridotto drasticamente i costi dei Geran a reazione, (che oggi si collocherebbero tra i 50 e i 70 mila dollari), avviandone la produzione di massa e moltiplicandone esponenzialmente l’impiego a partire dalla scorsa estate. Più simili a missili da crociera che ai vecchi Shahed, volano tra 400 e 1.000 chilometri orari, a quote molto più alte, con guida assistita dall’IA e antenne anti-jamming, caratteristiche che le permettono di aggirare le difese ucraine contro distributori di carburante, ferrovie, data center e rete energetica. Kyiv ha toccato il record di 20 ore sotto allarme il 30 settembre, e ogni ora di allerta costa all’economia 45 milioni di dollari. In questa situazione, la pressione sulla popolazione è tornata ad essere a livelli altissimi. Questo Mosca lo sa, e di sicuro la cosa non facilita il compromesso.

Il drone gregario di Shield AI si avvicina al primo volo. Il calendario di X-Bat

9 October 2026 at 11:45

Il progetto di Collaborative Combat Aircraft di Shield AI sembra essere sempre più concreto. L’azienda mira infatti a presentare entro fine ottobre il primo prototipo a grandezza reale di X-Bat, il loyal wingman a reazione progettato per decollare e atterrare in verticale partendo da una posizione “seduta” sulla coda, con i voli di prova che dovrebbero prendere il via prima della fine dell’anno. Un ritmo rapido, dunque, che pare essere condiviso anche dalla Marina statunitense, la quale ha addirittura prefigurato una capacità operativa iniziale già nel 2029, nell’ambito del programma Runway Independent Maritime Expeditionary Strike (Rimes). La  tempistica di queste dichiarazioni non è affatto casuale, poiché arrivano alla vigilia dell’annuncio di un nuovo finanziamento del Pentagono da 150 milioni di dollari, erogato tramite la Marina, verso Shield AI. La cifra si aggiunge ai 50 milioni stanziati quest’anno con la Defense Innovation Unit, e ai 200 milioni investiti nel progetto dall’azienda stessa, portando il totale di fondi disponibili a 400 milioni.

Il drone, spinto dallo stesso motore F110 che equipaggia F-15 e F-16, dovrebbe costare circa 27 milioni di dollari a esemplare. È meno di un caccia con pilota, ma più degli altri Cca sul mercato. Ed è proprio in questa fascia intermedia che si colloca la scommessa della Marina.

I test si svolgeranno in Kansas e procederanno per gradi. Prima il motore verrà acceso in orizzontale e poi in verticale sul veicolo di lancio e recupero. Seguiranno le prove con il drone sospeso a una gru e infine i voli liberi. Il veicolo di lancio, ora semovente, è il cuore del concetto operativo. Il drone non se ne separa mai, nemmeno durante la manutenzione, e ne eredita la mobilità, sul modello dei lanciatori missilistici mobili. A terra questo consente di disperdere i velivoli lontano dalle piste, che sono il bersaglio privilegiato di missili e droni.

In mare la logica è altrettanto dirompente. Secondo Armor Harris, responsabile della divisione velivoli di Shield AI, i droni Cca imbarcati sulle portaerei sono vincolati allo spazio del ponte. Ogni posto sottratto a un caccia con pilota deve quindi garantire un valore superiore. X-Bat punta invece a operare da navi d’assalto anfibio e basi marittime di spedizione. In questo modo moltiplicherebbe gli stormi imbarcati senza intaccare quelli delle portaerei. Sulla futura flotta Harris parla di numeri “dalle centinaia alle poche migliaia”. Il posizionamento del drone resta però fluido. J.J. Cummings, responsabile delle soluzioni dell’azienda per la Marina, ha infatti insistito sull’integrazione con lo stormo delle portaerei. L’obiettivo, ha spiegato, è aggiungere potenza di combattimento “senza compromettere le operazioni esistenti”.

Le incognite però restano molte. Il decollo verticale in posizione di coda è stato tentato più volte in passato senza successo, e la sua validità è ancora da dimostrare. E l’obiettivo di arrivare ad avere un velivolo completo nel 2028, e di avviarne poi la produzione in serie nel 2029 appare estremamente ambizioso.

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