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Zakharova accusa BMW: «Non voltò le spalle al Terzo Reich e oggi serve gli eredi ideologici del nazismo»

BMW finisce nel mirino di Maria Zakharova. La portavoce del ministero degli Esteri russo ha accusato il colosso automobilistico tedesco di applicare criteri ideologici nei propri rapporti commerciali, denunciando quello che considera un doppio standard nei confronti della destra tedesca e dell’Ucraina. La polemica nasce dalla decisione dell’azienda di ritirare un’offerta di leasing destinata a Tobias Rausch, esponente di Alternative fur Deutschland (AfD) e nuovo presidente del Parlamento della Sassonia-Anhalt. Secondo Zakharova, la scelta sarebbe stata dettata da «considerazioni ideologiche».

La diplomatica russa ha quindi richiamato il ruolo svolto da BMW durante il Terzo Reich, ricordando che l’azienda produsse veicoli e motori aeronautici per le forze armate tedesche, compresa la Luftwaffe, impiegata nei bombardamenti contro l’Unione Sovietica e altri Paesi europei. Zakharova ha inoltre sottolineato il ricorso al lavoro forzato durante la guerra. Secondo i dati da lei citati, circa 35.000 persone furono costrette a lavorare negli stabilimenti dell’azienda, arrivando a rappresentare fino a due terzi della forza lavoro complessiva.

Nel suo intervento, la portavoce ha chiamato in causa anche la famiglia Quandt, che detiene una quota rilevante del capitale di BMW, ricordandone i legami con il sistema industriale tedesco durante il nazismo e i profitti ricavati dalla produzione bellica e dallo sfruttamento dei lavoratori forzati. Da qui l’affondo politico contro l’attuale direzione del gruppo. Zakharova sostiene che BMW, mentre nega un servizio a un rappresentante eletto in Germania, continui a intrattenere rapporti commerciali con l’Ucraina che glorifica e riabilita ambienti legati al collaborazionismo nazista.

La diplomatica critica inoltre il sostegno militare tedesco al regime di Kiev, inserendolo nel quadro di una politica che denuncia come ostile alla Russia.


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Yemen, Sana’a risponde ai raid sauditi: colpiti aeroporti e impianti energetici

Le Forze armate yemenite hanno rivendicato quattro operazioni militari contro due aeroporti sauditi, a Riad e Dammam, e due impianti energetici di Aramco, utilizzando missili balistici e da crociera e droni. Secondo il portavoce Yahya Saree, gli attacchi hanno provocato incendi e interruzioni del traffico aereo e rappresentano una risposta alla prosecuzione dell’aggressione saudita contro lo Yemen.

Saree ha inoltre riferito di un attacco contro concentrazioni di truppe saudite con sei missili balistici e due droni, annunciando nuove operazioni finché non cesseranno gli attacchi e sarà revocato il blocco dello Yemen. Il portavoce ha denunciato anche 124 raid aerei sauditi nelle precedenti 24 ore, portando a 2.058 il totale dall’inizio dell’escalation.

Separatamente, la coalizione a guida saudita ha confermato un incendio al terminal 4 dell’aeroporto internazionale di Riad, attribuito all’impatto di un proiettile non identificato.



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Provocazioni e retorica separatista: la Cina stronca il discorso di Lai Ching-te sul "Double Ten"

La Cina torna a lanciare un chiaro monito ai secessionisti di Taiwan: il portavoce del Ministero della Difesa Nazionale cinese ha duramente criticato il discorso del leader regionale di Taiwan, Lai Ching-te, in occasione della ricorrenza del "Doppio Dieci" ('Festa Nazionale' di Taiwan), accusandolo di esasperare la "minaccia militare della terraferma" e di promuovere un aumento della spesa per la difesa; secondo il portavoce, le dichiarazioni di Lai - come riporta il quotidiano Global Times - rivelano il suo tentativo di perseguire l'"indipendenza di Taiwan" attraverso il potenziamento militare e la ricerca di sostegno esterno da parte dei soliti noti destabilizzatori imperialisti.

Secondo quanto riferito, Lai Ching-te ha recentemente tenuto il suo discorso per il "Doppio Dieci", nel quale ha enfatizzato le affermazioni secondo cui la terraferma cinese continuerebbe a utilizzare azioni militari per esercitare pressioni sulla regione di Taiwan e modificare lo status quo nello Stretto, invocando al contempo un aumento della spesa per la difesa e una maggiore "resilienza difensiva dell'intera società".

In risposta, il portavoce Chen Xi ha dichiarato che esiste una sola Cina al mondo e che Taiwan ne è parte integrante; questo è il vero status quo nello Stretto di Taiwan. Lai si aggrappa ostinatamente alla posizione dell'"indipendenza di Taiwan", stravolge la realtà dei fatti, esaspera la cosiddetta "minaccia militare della terraferma" e fomenta lo scontro nello Stretto. I suoi tentativi di perseguire l'"indipendenza di Taiwan" attraverso il potenziamento militare e la ricerca di sostegno esterno rivelano ancora una volta la sua natura di fonte di problemi per Taiwan e di minaccia alla pace, ha affermato Chen.

Negli ultimi anni, per i propri interessi di parte, le autorità del DPP (Democratic Progressive Party) hanno perseguito l'"indipendenza" e ostacolato la riunificazione, corteggiato forze esterne, promosso la cosiddetta "mobilitazione dell'intera società" e tentato di trasformare l'intera isola in un campo di battaglia sulla stregua dell'Ucraina contro  la Russia. Così facendo, stanno legando i residenti di Taiwan al carro dell'"indipendenza di Taiwan", minando la stabilità nello Stretto e sacrificando il futuro della regione di Taiwan, ha detto Chen.

Il portavoce ha osservato che le esercitazioni e l'addestramento regolari dell'Esercito Popolare di Liberazione (EPL) attorno all'isola di Taiwan mirano a scoraggiare le mosse separatiste per l'"indipendenza di Taiwan" e le interferenze di forze esterne, nonché a salvaguardare la sicurezza e il benessere dei residenti di Taiwan. Tali azioni sono pienamente giustificate e ineccepibili.

Chen ha affermato che l'"indipendenza di Taiwan" è fondamentalmente incompatibile con la pace nello Stretto. La riunificazione nazionale è una tendenza storica irresistibile, una causa giusta e un'aspirazione del popolo. "Ci auguriamo che i compatrioti di Taiwan comprendano appieno l'estremo pericolo e i danni derivanti dal perseguimento ostinato dell'«indipendenza di Taiwan» da parte delle autorità di Lai, e che si uniscano a noi nell'opporsi risolutamente alle forze separatiste favorevoli all'«indipendenza di Taiwan» e alle interferenze esterne, salvaguardando congiuntamente una patria pacifica e serena e condividendo i benefici e la gloria del ringiovanimento nazionale", ha affermato Chen.

International Calls Mount for Sudan to Clarify Chemical Weapons Allegations

11 October 2026 at 10:25

 

The Sudanese army is once again facing mounting international pressure over allegations that it used chlorine-based chemical weapons in its war against the Rapid Support Forces (RSF).

The United States, Germany, Australia, Finland and Belgium pressed Sudan over the allegations at the 113th session of the Executive Council of the Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW), held in The Hague from 6 to 9 October 2026.

The United Kingdom and the European Union also raised Sudan at the session. The EU said the Council had been seized of the matter under Article IX, paragraph 4 of the Chemical Weapons Convention, which allows member states to ask the Council to obtain clarification from another member. 

The statements came a month after The New York Times and The Washington Post published separate investigations on 5 September reporting that the Sudanese army ran a secret programme to develop, test and store chlorine-based munitions. 

The material included around 150 documents, photographs, video clips and voice messages, as well as several thousand text messages taken from the phones of senior Sudanese officers, according to The New York Times. The newspaper reported that voice and text messages involving army chief General Abdel Fattah al-Burhan suggest he had direct knowledge of the programme.

A Sudanese military spokesperson rejected the findings as “baseless and without material foundation” and threatened to sue The New York Times in a US court, according to Semafor. Sudan’s Ministry of Foreign Affairs said in July that Washington had presented no evidence for its allegations and that Sudan had repeatedly offered to host US experts for on-site verification.

Belgium Voices Concern

Belgium told the Council that Sudan’s answers so far did not match the seriousness of the allegations. Ambassador Wouter Detavernier, speaking in French on 7 October, said Belgium was concerned by allegations that the army had used chlorine bombs during the civil war, and he asked Sudan’s authorities for more information, according to the Belgian statement.

US Warning

The United States has gone further than the other four countries and imposed two rounds of sanctions on Sudan.

The State Department determined on 24 April 2025 that Sudan’s government had used chemical weapons in 2024, and it announced the finding on 22 May 2025. Washington imposed the first sanctions, restricting US exports and Sudan’s access to US government credit, on 27 June 2025. A second round, which took effect on 20 July 2026, added US opposition to multilateral development bank loans to Sudan, further export restrictions and the suspension of air carrier authority linked to Sudan, according to the Federal Register.

At the Council’s 112th session in July, US Ambassador Nicole Shampaine said Sudan should give the OPCW Technical Secretariat “unhindered, transparent access” and that its national investigative committee could not replace independent verification, according to the Arms Control Association.

This week Shampaine told the Council it must confront Sudan’s continued non-compliance tied to its 2024 use of chemical weapons. She asked regional groups and States Parties to “reject as candidates for this Council those States Parties that remain in noncompliance,” according to the US statement.

Sudan currently holds a seat on the 41-member Council, according to The Standard. In March, the United States warned it would revisit its approach to Sudan’s seat if the matter was not resolved swiftly. Council members are elected by the Conference of the States Parties, which next meets from 23 to 27 November 2026, according to the OPCW calendar.

Germany Points to an Undeclared Programme

Germany’s ambassador, Gudrun Lingner, said new media reporting suggested the 2024 use might have been more than a single incident. “Indications pointing at an undeclared chemical weapons programme have been published,” Lingner said, according to the German statement.

Germany called on Sudan’s government to finish a thorough national investigation, publish it swiftly and cooperate fully and transparently with the OPCW.

Australia Focuses on Storage and Use

Australian Ambassador Gregory French said Australia had noted with alarm media reports that the Sudanese Armed Forces had stockpiled and used chemical weapons. He said Sudan had shared an interim report from its national investigation, and he called on Sudan to give “a genuine and transparent account of any non-compliance with the Convention,” according to the Australian statement.

Finland Seeks Prompt Answers

Finland repeated its serious concern about the allegations and said Sudan’s authorities must address them “in a prompt, objective, and transparent manner,” according to its statement. Finland welcomed the Technical Secretariat’s confirmation that it will monitor the situation.

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