❌

Normal view

Tecnologie, industria e nuove minacce. Come preparare la difesa del futuro

12 October 2026 at 16:13

La necessità di rafforzare le capacità militari europee, l’evoluzione della difesa aerea e missilistica e il ruolo dell’industria nello sviluppo dei sistemi di nuova generazione. Sono i temi affrontati nel primo panel della sessione dedicata al futuro del potere aerospaziale, nell’ambito del convegno “Facciamo Sistema”, promosso dall’Aeronautica militare a Palazzo Aeronautica, in cui sono intervenuti anche il ministro della Difesa Guido Crosetto e del capo di Stato maggiore Antonio Conserva. A moderare il confronto Alessandro Marrone, responsabile del programma Difesa, sicurezza e spazio dello Iai.

Una deterrenza europea più autonoma

Il possibile ridimensionamento del contributo americano alla Nato richiede agli alleati europei maggiori capacità e una pianificazione più coerente. Per Andrea Gilli, docente alla University of St Andrews, “se vengono meno gli enablers dobbiamo avere più massa”, ma costruire nuove capacità richiede risorse e tempo. Una difficoltà aggravata dalla lentezza dei processi decisionali e di acquisizione, che rischiano di vanificare gli sforzi dell’industria per accelerare lo sviluppo tecnologico.

Il tema delle capacità riguarda anche il rapporto tra difesa e offesa. Il generale Mauro Lunardi ha richiamato la necessità di costruire una difesa multilivello, capace di contrastare tanto i missili ipersonici quanto i droni a basso costo. “Oltre alla qualità è fondamentale la quantità”, soprattutto in termini di scorte e disponibilità operativa. Alla protezione dello spazio aereo devono però affiancarsi capacità offensive, proiezione logistica e strumenti per operare nei domini cyber e spaziale.

Dall’integrazione alla cooperazione industriale

Per rispondere a minacce differenti occorre collegare efficacemente piattaforme, sensori e sistemi decisionali. Una “superiorità sistemica”, secondo Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, che trova applicazione anche nel progetto Michelangelo Dome. Centrale il rapporto tra cooperazione e autonomia tecnologica. “Non possiamo pensare di avere uno scudo senza avere un minimo di sovranità sulla parte che riguarda la fusione dati, l’elaborazione e il decision making”, ha precisato.

Una prospettiva condivisa da Enzo Tosini, direttore generale di MBDA Italia, secondo cui la cooperazione industriale sarà “non solo auspicabile, ma probabilmente indispensabile”. L’azienda punta a rafforzare la produzione missilistica, sviluppare soluzioni economicamente sostenibili e contribuire alle architetture di difesa aerea integrata, combinando sistemi avanzati e nuove tecnologie.

Droni e tecnologie di nuova generazione

La rapidità con cui evolvono i droni impone di ripensare gli strumenti di contrasto, anche sul piano della sostenibilità economica. Alessandro Ercolani, ceo di Rheinmetall Italia, ha portato l’esempio ucraino, dove alcuni modelli hanno triplicato la velocità in poco più di un anno, riducendo i tempi di reazione delle difese. La risposta richiede sistemi mobili e l’integrazione di sensori radar, ottici e acustici con informazioni satellitari, capaci di individuare minacce sempre più difficili da intercettare.

Un’evoluzione che coinvolge anche lo spettro elettromagnetico, sempre più rilevante per la protezione delle piattaforme e la superiorità informativa. Domitilla Benigni, ceo di ELT Group, ha sottolineato la necessità di integrare guerra elettronica, cyber e intelligenza artificiale, superando una concezione della superiorità militare basata esclusivamente sulle prestazioni delle singole piattaforme. La capacità di raccogliere, proteggere ed elaborare le informazioni diventa così parte integrante della risposta alle minacce, comprese quelle asimmetriche e a basso costo.

L’innovazione riguarda anche i sistemi più avanzati, a partire dalla propulsione dei caccia di sesta generazione. Riccardo Procacci, ceo di Avio Aero, ha spiegato come i nuovi motori dovranno conciliare esigenze spesso contrastanti. Maggiore efficienza e autonomia richiedono temperature elevate e dimensioni più grandi, mentre la bassa osservabilità impone soluzioni compatte e una ridotta impronta termica. A questo si aggiunge la crescente richiesta di energia elettrica per i sistemi di bordo, che rende indispensabile progettare motore e velivolo come un unico sistema. Un percorso che richiede investimenti nella ricerca, coinvolgimento della filiera nazionale e partnership internazionali. Per Procacci, infatti, “la collaborazione internazionale non è in nessun modo antitesi alla sovranità”, purché ciascun partner contribuisca con tecnologie e competenze proprie.

Orizzonte 2040, l’Aeronautica militare chiama a raccolta il Sistema Paese

12 October 2026 at 14:09

L’Aeronautica militare chiama a raccolta i protagonisti dell’industria e della ricerca nazionale con l’obiettivo di fare sistema nel Paese tra istituzioni, Forze armate e industria, per essere pronti ad affrontare le sfide di oggi e di domani. Al centro del convegno “Facciamo Sistema”, organizzato presso Palazzo Aeronautica, un orizzonte temporale che guarda al 2040 e la necessità di programmare oggi le capacità che serviranno alle Forze armate in uno scenario internazionale sempre più caratterizzato da crisi, competizione tecnologica e minacce in rapida evoluzione. I temi oggetto del confronto hanno spaziato dalla formazione del personale alla disponibilità dei sistemi d’arma, dalla deterrenza convenzionale allo spazio, fino al dominio cyber, all’intelligenza artificiale e alla resilienza energetica.

Autonomia strategica, ma senza isolamento

Il tema dell’autonomia tecnologica attraversa il confronto. Per Crosetto, la possibilità di disporre di capacità industriali e tecnologiche nazionali è una componente della sicurezza, soprattutto quando le dipendenze esterne riguardano sistemi essenziali per la difesa. Questo non significa, tuttavia, puntare all’autosufficienza in ogni settore. “L’autonomia non significa solitudine, significa avere la possibilità di scegliere”, ha affermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, indicando nelle alleanze e nelle partnership europee e internazionali la via da seguire. La stessa impostazione riguarda il rapporto tra Forze armate e imprese. Per Crosetto, la sicurezza nazionale non può essere ricondotta alle responsabilità di una singola amministrazione o di un solo comparto. “La sicurezza nazionale non appartiene a una sola amministrazione, a una sola Forza armata, a un solo ministero, a una sola industria”. Fare sistema, in questa prospettiva, significa dunque costruire una capacità nazionale che non si esaurisca nelle singole iniziative, ma che consenta di coordinare le scelte pubbliche, le esigenze operative e le competenze industriali con un orizzonte definito e una visione ampia. 

La programmazione di lungo periodo

Per il generale Antonio Conserva, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare e primo promotore dell’iniziativa, il convegno nasce come un’occasione per consolidare il dialogo con il mondo industriale, militare e accademico, individuando le tecnologie sulle quali investire e valutando i tempi necessari per portarle a maturità. Il punto, ha sottolineato il generale, non è soltanto sviluppare nuove soluzioni, ma farlo quando possono ancora produrre un vantaggio operativo. L’alternativa, avverte, è rischiare di trovarsi impreparati.

In questo contesto, fenomeni come l’evoluzione dei droni e la prospettiva di sistemi sempre più autonomi stanno dimostrando quanto rapidamente possano cambiare le esigenze militari. Per questo, spiega Conserva, “il dialogo continuo con il mondo accademico, con il mondo industriale serve ad adeguare i nostri programmi, valutando le prospettive di sviluppo tecnologico e cercando di cogliere ciò che si propone in maniera emergente e devastante”.

Anche per Gian Piero Cutillo, condirettore generale di Leonardo, il rapporto tra industria e Difesa deve cominciare dalle fasi iniziali dello sviluppo dei sistemi. La possibilità di intervenire sulla progettazione, anziché limitarsi a gestire successivamente i problemi, è parte di un cambiamento strutturale che richiede investimenti e programmazione. “Se vogliamo avere un cambiamento strutturale dobbiamo cominciare anche a disegnare i nostri sistemi”, ha spiegato. Il riferimento è sia alle tecnologie da sviluppare sia alle competenze critiche da preservare, per poter modificare e adattare i sistemi quando cambiano le condizioni operative. “La nostra ricetta è quella di avere delle alleanze, non delle dipendenze ma se possibile delle interdipendenze positive e costruttive dove si mettono insieme delle competenze con altre aziende, anche tra le istituzioni, tra le Forze armate e l’industria”. Un modello che, nelle parole di Cutillo, richiede una programmazione di medio e lungo termine e una capacità di investimento capace di sostenere la collaborazione tra i diversi attori.

Dalla disponibilità dei sistemi alla deterrenza

La capacità operativa non dipende soltanto dal numero di sistemi d’arma disponibili, ma anche dalla possibilità di mantenerli efficienti e pronti all’impiego. “Bisogna parlare di disponibilità, di gestione della capacità operativa”, ha evidenziato Cutillo, indicando la necessità di trasformare le informazioni raccolte attraverso le tecnologie in strumenti utili per la gestione e il sostegno dei sistemi. Il rapporto con l’industria, in questo senso, non può limitarsi alla fornitura, ma dovrà contribuire a garantire nel tempo la funzionalità delle capacità acquisite.

Il tema è strettamente legato anche al tema della deterrenza, per lo meno convenzionale. Lo stesso Conserva ha richiamato le difficoltà di un contesto internazionale nel quale le crisi possono evolvere rapidamente e nel quale la disponibilità di strumenti militari credibili deve accompagnarsi alla capacità di impiegarli. La deterrenza convenzionale, segnala il generale, rimane un elemento fondamentale per impedire che un avversario possa sfruttare un vantaggio tecnologico o militare per imporre uno scenario fait accomplì. 

Spazio, cyber e capitale umano

L’orizzonte del 2040 comprende ambiti che incidono direttamente sulla capacità operativa delle Forze armate. Il dominio spaziale, in particolare, non è più soltanto un settore della ricerca scientifica, ma un ambiente nel quale si sta sviluppando una competizione strategica sempre più serrata. La disponibilità dei servizi satellitari, delle comunicazioni e delle capacità di accesso allo spazio può influire sulla continuità delle operazioni. Di conseguenza, la possibilità di compensare rapidamente la perdita o l’indisponibilità di servizi essenziali si configura essa stessa come parte della resilienza nazionale.

Un ragionamento analogo riguarda il cyber e lo spettro elettromagnetico, insieme alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, dei sensori quantistici e del supercalcolo. Sono ambiti nei quali la capacità di elaborare dati, proteggere le proprie reti e limitare la libertà d’azione dell’avversario assume un peso crescente.

Da ultimo, accanto agli investimenti e alle capacità industriali, resta centrale anche la formazione. Lo stesso Crosetto ha richiamato il ruolo del capitale umano nella costruzione di una forza armata moderna, mentre il generale Conserva ha individuato nella formazione specialistica uno dei temi sui quali confrontarsi con il mondo accademico e industriale. La tecnologia, infatti, amplierà anche le possibilità operative, ma richiede competenze in grado di svilupparla, gestirla e adattarla alle esigenze della Difesa. Il percorso verso il 2040 comprenderà quindi anche la capacità di formare professionisti preparati a operare in un ambiente ormai dominato da sistemi autonomi, grandi masse di dati e nuove tecnologie.

La Russia porta la guerra ibrida fin dentro l’industria europea della difesa

12 October 2026 at 03:45

Recruits attend an oath-taking ceremony of the German army at the Defence Ministry in Berlin, Germany, Monday, July 20, 2026. (AP Photo/Ebrahim Noroozi) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

La Russia sta intensificando i tentativi di colpire i vertici delle aziende europee della difesa, fino a pianificare attentati contro la loro vita. È l’allarme lanciato da cinque agenzie d’intelligence europee al Financial Times, secondo cui il Cremlino sta ampliando le operazioni di sabotaggio e di guerra ibrida in Europa per indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina. Tra i bersagli ci sono soprattutto gli amministratori delegati e i dirigenti delle società che producono armamenti, ma anche le aziende più piccole impegnate nella fabbricazione di droni e componenti.

La nuova fase arriva mentre il conflitto in Ucraina resta bloccato sul campo di battaglia e l’economia russa attraversa difficoltà. Secondo le fonti dell’intelligence citate dal quotidiano britannico, gli omicidi di obiettivi civili europei, considerati in passato un limite anche per i servizi segreti russi, stanno assumendo un peso crescente nei piani di Mosca. «Il livello di minaccia in Europa è aumentato. Nei confronti delle proprietà, ma anche delle persone», ha dichiarato un alto funzionario dell’intelligence europea.

In Germania, il servizio di intelligence interno (BfV) ha intensificato i contatti con i dipendenti e i dirigenti delle aziende della difesa, raccomandando anche di ricorrere a squadre di protezione personale private. «La Russia sta pianificando deliberatamente atti di violenza contro individui attraverso soggetti statali o controllati dallo Stato», ha avvertito lunedì il capo del BfV, Sinan Selen. Secondo il funzionario, si sta ampliando anche il ricorso a strutture della criminalità organizzata.

La responsabilità di queste operazioni, definite nel gergo dei servizi russi «lavori sporchi», ricadrebbe soprattutto sul Gru, l’intelligence militare di Mosca. Le modalità operative starebbero cambiando: gli ufficiali russi collaborano sempre più con gruppi criminali, utilizzano reti di agenti che attraversano le frontiere e distribuiscono le diverse fasi dei complotti – dalla sorveglianza alla logistica, fino all’esecuzione – tra cellule e individui distinti. Non più soltanto singoli esecutori reclutati online in cambio di denaro.

Alcuni piani sono già stati scoperti e sventati. In altri casi gli investigatori hanno rilevato attività sospette di sorveglianza sistematica delle potenziali vittime, nelle loro abitazioni e nei luoghi di lavoro. Ma, secondo le fonti citate dal Financial Times, l’obiettivo russo non è necessariamente portare a termine gli attentati: basta alimentare la percezione di essere nel mirino per ottenere un effetto sulle scelte delle aziende. «L’obiettivo principale, dal punto di vista russo, resta psicologico», ha spiegato un funzionario. «Facendo semplicemente credere alle persone di poter diventare un bersaglio, ottengono già il loro effetto. Vogliono che gli individui ci pensino due volte prima di fare affari con l’Ucraina».

Le conseguenze sono già visibili nelle misure di sicurezza. Diversi dirigenti della difesa hanno rafforzato la propria protezione negli ultimi sei mesi su indicazione delle autorità, mentre alcune imprese stanno valutando anche il trasferimento degli stabilimenti. Ad agosto, in Svezia, due giovani turisti russi erano stati arrestati dopo aver piantato una tenda nei pressi della proprietà di Micael Johansson, amministratore delegato del gruppo della difesa Saab. Sono stati rilasciati poco dopo, senza che questo episodio dimostri di per sé l’esistenza di un complotto.

L’allerta è alta almeno dall’inizio del 2024, quando i servizi segreti statunitensi e tedeschi scoprirono un piano russo contro Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall, uno dei principali produttori europei di armi e sostenitore della fornitura di armamenti a Kiev. Papperger ha dichiarato di essere ora protetto ventiquattr’ore su ventiquattro da guardie private e polizia. Il costo di queste misure, insieme a quello della protezione degli impianti, rischia di diventare un onere significativo soprattutto per le imprese più piccole, proprio mentre l’industria europea della difesa è chiamata ad aumentare la produzione per sostenere l’Ucraina.

L'articolo La Russia porta la guerra ibrida fin dentro l’industria europea della difesa proviene da Linkiesta.it.

❌