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Modelli AI replicanti, ci siamo vicini. L’avvertimento di Anthropic

14 October 2026 at 14:46

L’ultimo avvertimento di Anthropic potrebbe non piacere a Donald Trump. Tra pochi mesi, alcuni modelli di intelligenza artificiale della startup potrebbero autoreplicarsi su altri dispositivi IoT. L’azienda lo scrive nel suo ultimo post pubblicato sul proprio blog, spiegando le conseguenze di un worm, un programma che si replica altrove senza bisogno dell’intervento umano. “Un replicatore di questo tipo sarebbe difficile da fermare, poiché non esiste un punto di arresto centralizzato, sebbene il processo potrebbe essere lento. A differenza dei malware non basati sull’AI, potrebbe anche identificare autonomamente dispositivi sconosciuti”. Va da sé che la perdita di controllo comporterebbe conseguenze drammatiche.

Gli obiettivi a cui un worm potrebbe puntare sono svariati. Target principali sono soprattutto case e piccole aziende, dove le misure di protezione non sono così elevate. I worm possono infatti eludere i rilevamenti, aggregandosi per attaccare l’hardware dei computer. Questi malware particolari possono infiltrarsi all’interno di qualsiasi dispositivo connesso a Internet, compresi gli elettrodomestici meno sospetti, come frigoriferi e aspirapolveri. Anche le smart tv sono una preda ghiotta. Per Anthropic potrebbe essere già troppo tardi: “Dovremmo puntare a rafforzare i nostri sistemi per rendere difficile la diffusione di tali replicatori, ma anche a prepararci ad affrontare un mondo in cui essi rimarranno”.

La considerazione di Anthropic, come anticipato, potrebbe non essere grata alla Casa Bianca. Il governo americano sta cercando di allontanare l’aura negativa che circonda l’AI, arrivando persino a definirla “superintelligenza” pur di dargli un’accezione positiva. Qualsiasi sia il nome con cui la si chiama, però, la tecnologia ha un lato oscuro da dover gestire.

Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico si ragiona in modo differente. L’Unione europea spinge per una regolamentazione rigorosa dell’AI, sebbene possa legiferare solamente per i modelli altrui non avendone sviluppati in casa. Ad ogni modo, Emmanuel Macron si mette alla guida di questa iniziativa. Il presidente francese ha convocato mercoledì un Consiglio di difesa per concentrarsi specificamente sulle implicazioni dell’AI. Seduti attorno al tavolo ci sono Sébastien Lecornu, la ministra delle Forze armate Catherine Vautrin e il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Fabien Mandon. Una conferma di come l’intelligenza artificiale deve essere affrontata politicamente e a livello securitario in modo uguale.

Governare l’incertezza nel mondo che cambia. Le sfide del Festival della Diplomazia

14 October 2026 at 09:07

Come si costruisce una strategia quando gli equilibri su cui dovrebbe poggiare continuano a cambiare? I conflitti, la competizione sulle tecnologie e la ridefinizione delle relazioni economiche rendono sempre più difficile distinguere le crisi temporanee dalle trasformazioni destinate a durare. Per la diplomazia, la sfida è comprendere questa evoluzione e trovare gli strumenti per orientarla.

Che cosa ci attende? Come tenere insieme sicurezza e cooperazione? Quale ruolo possono svolgere l’Italia e l’Unione europea mentre le istituzioni multilaterali faticano a rispondere alle crisi? Sono alcune delle domande che guideranno la XVII edizione del Festival della Diplomazia, in programma a Roma dal 22 al 30 ottobre 2026, dal titolo “What’s next – Running on the Edge”.

Correre sul crinale non è soltanto un sottotitolo, ma la descrizione di una condizione geopolitica permanente che invita ad assumere decisioni mentre cambiano i punti di riferimento. Investire senza poter contare sulla stabilità delle catene del valore, affrontare le transizioni energetiche e tecnologiche, costruire alleanze capaci di reggere alla pressione delle rivalità geopolitiche. Governare l’incertezza diventa così una parte essenziale della politica internazionale.

Le regole e i meccanismi che hanno sostenuto l’ordine globale nel secondo dopoguerra appaiono sempre meno adeguati a rispondere alle sfide contemporanee. Il progressivo arretramento dell’impegno americano in diversi ambiti della cooperazione internazionale pone interrogativi sulle responsabilità degli altri attori e sulla loro capacità di costruire risposte comuni. Dallo sviluppo sostenibile alla governance climatica, dalla sicurezza collettiva alla regolazione tecnologica, si moltiplicano i terreni sui quali cercare nuovi accordi.

Blocchi, sfere d’influenza e alleanze flessibili delineano un mondo nel quale competizione e cooperazione convivono in modo instabile. Le relazioni economiche possono offrire opportunità di sviluppo e, allo stesso tempo, creare dipendenze. L’innovazione può rafforzare la competitività di un Paese, ma anche esporlo a nuove vulnerabilità. È lungo questi confini che si misura la capacità della diplomazia di prevenire le fratture e mantenere aperto il confronto.

Energia, infrastrutture, industria e tecnologia occupano per questo un posto centrale nel programma. Le reti elettriche hanno un valore geopolitico, le rinnovabili incidono sull’autonomia strategica, le scelte industriali modificano i rapporti tra continenti. La sicurezza passa anche dalla capacità di proteggere le infrastrutture e di governare le trasformazioni dei sistemi produttivi.

Per l’Europa, questi temi pongono una questione di peso internazionale. Come rafforzare la propria autonomia strategica e la competitività industriale? Come dare concretezza alla difesa comune? E come sostenere il diritto internazionale e la cooperazione multilaterale in un contesto che ne mette alla prova l’efficacia?

L’Italia entra in questo confronto attraverso la sua tradizione diplomatica, l’appartenenza europea e i rapporti con il Mediterraneo, l’Africa e le altre aree di cooperazione. La sua posizione tra nord e sud del mondo, mercati maturi e Paesi emergenti, le assegna una responsabilità nella costruzione del dialogo. La sfida è tradurre questo patrimonio di relazioni in iniziative capaci di contribuire alla gestione delle crisi, allo sviluppo e alla stabilità degli scambi.

Il Festival riunirà istituzioni, ambasciate, think tank, imprese, organizzazioni internazionali, università e società civile. Tra gli assi del confronto figurano l’energia come fattore di stabilità geopolitica, la sicurezza delle infrastrutture, la difesa comune europea e l’intelligenza artificiale applicata ai sistemi globali, insieme alle prospettive di cooperazione con America Latina, Africa e Mediterraneo.

L’anteprima del 14 ottobre al Centro Studi Americani presenterà il programma con Giorgio Bartolomucci, fondatore e segretario generale del Festival, e l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del Comitato scientifico. Seguirà un confronto sul rapporto tra conflitti e sicurezza alimentare, uno dei terreni sui quali emerge con maggiore evidenza il legame tra crisi geopolitiche e condizioni di vita delle popolazioni.

Per scoprire il programma, QUI

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