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Metano, caro energia e bilancio Ue, Meloni avvisa: “Firmeremo solo quando sarà giusto per l’Italia”

14 October 2026 at 11:11

Il caro energia torna al centro dell’agenda economica del Governo. Giorgia Meloni ha infatti indicato nel costo dell’energia “la questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia e sulla competitività delle imprese”.

Lo ha fatto nel corso delle comunicazioni rese al Senato, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Ha spiegato la necessità di “una risposta coordinata e rapida” su scala continentale, perché “nessuno può rispondere efficacemente da solo”.

Accanto al dossier energia, la premier ha toccato altri due nodi economici molto delicati:

  • trattativa sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea;
  • calendario dei rimborsi del debito legato al Next Generation Eu (strumento da cui dipende anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza).

Stretta sul metano: rinvio di un anno

Parlando di regole energetiche, la premier ha voluto rivendicate esplicitamente un traguardo raggiunto in campo europeo:

Ci sono sviluppi anche sul regolamento Ue sul metano. (…) Le nuove prescrizioni previste per gli importatori rischierebbero di restringere ulteriormente l’offerta disponibile e re nuove pressioni sui prezzi. Per questo abbiamo chiesto una sospensione temporanea di alcuni obblighi.

Meloni ha rivendicato il risultato come un successo italiano, ricordando quanto sembrasse difficile far avanzare la proposta. Ora però gli scenari sono diversi e “la Commissione europea ha deciso di rinviare di un anno l’entrata in vigore del regolamento”.

Di fatto da Bruxelles hanno annunciato la volontà di far slittare dal 2027 al 2028 gli obblighi legati alle importazioni di gas, petrolio e carbone, così da “evitare ulteriori pressioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento”. Il provvedimento, però, non è ancora definitivo. La proposta dovrà essere approvata formalmente dal Parlamento europeo e dagli Stati membri.

Caro energia, le richieste dell’Italia

C’è una chiara necessità di rivedere delle regole europee, ha spiegato Meloni. Sono state infatti pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale, ha ribadito. Se mantenute così come sono, rischiano “di aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando”.

Sul fronte economico il discorso è stato molto chiaro:

Le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti.

La richiesta portata al tavolo del Consiglio è quindi duplice:

  • intervento comune sui prezzi dell’energia;
  • semplificazione normativa che non penalizzi il sistema produttivo europeo.

Bilancio europeo, l’Italia non firma

Il passaggio più netto del suo intervento riguarda però il bilancio europeo, ovvero il prossimo Quadro finanziario pluriennale:

La presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Noi non siamo contrari per principio. (…) Non firmeremo però un accordo non vantaggioso per rispettare una data.

Di fatto l’intesa ci sarà, ma solo “quando sarà giusto per l’Italia”. Tracciati due confini ben chiari. Da un lato l’Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione. Dall’altro, invece, sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione il Governo ha “diverse riserve”. Si punta ad “alleggerire per quanto possibile il peso sui bilanci nazionali, senza nuove tasse”.

Pnrr e Next Generation Eu: rimborsi più graduali

Sul fronte debito comune, la premier ha chiesto di “ragionare anche su un rimborso più graduale” del Next Generation Eu (lo strumento che ha finanziato il Pnrr). È fondamentale evitare che i rimborso “comprimano le altre politiche” europee, “proprio quando serve investire di più”.

Di fatto la proposta italiana è quella di diluire nel tempo la restituzione per non sottrarre spazio agli investimenti nazionali. Meloni si è inoltre detta aperta alle discussioni in merito, senza chiudere le porte a nuove forme di finanziamento comune, purché non si traducano in un peso ulteriore sui conti italiani.

Extra gettito Iva

Sul fronte meramente interno, Meloni ha indicato nell’extra gettito Iva una leva da destinare a famiglie e imprese. Un passaggio ponte che collega il suo lungo discorso europeo alla legge di Bilancio in lavorazione.

Di fatto le risorse disponibili per misure come il taglio dell’Irpef dipenderanno anche dai margini negoziati a Bruxelles, oltre che dall’andamento delle entrate. Tutto ciò viene sottolineato in una fase cruciale, con l’esecutivo alle prese con coperture limitate e un quadro macroeconomico che resta sotto osservazione.

Rinnovabili, cosa cambia con il decreto carburanti: impianti anche vicino ai siti Unesco

14 October 2026 at 10:05

La strada per installare nuovi impianti da fonti rinnovabili potrebbe diventare meno complicata in alcune aree oggi sottoposte a vincoli.

Gli emendamenti al decreto carburanti approvati dalla Commissione Ambiente del Senato cambiano infatti il quadro.

Rinnovabili, quali sono le novità

Il cambiamento più immediato riguarda la possibilità di realizzare impianti anche nelle cosiddette buffer zone, le fasce cuscinetto che circondano i siti riconosciuti dall’Unesco, purché siano rispettate precise condizioni.

Gli interventi normativi arrivano mentre le previsioni di Terna e Snam per il sistema energetico e le stime dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) mettono in evidenza come aumentare la capacità di produzione da fonti pulite non basta se le reti, i sistemi di accumulo e le procedure per collegare gli impianti non riescono a tenere il passo.

La principale modifica al Testo unico delle rinnovabili riguarda le aree di protezione dei siti Unesco. Attualmente in queste zone è previsto un divieto di carattere generale per gli impianti interessati dalla disposizione. Con il nuovo emendamento potranno essere ammessi anche progetti soggetti a procedura abilitativa semplificata e ad autorizzazione unica.

Per realizzare gli impianti dovranno essere rispettate due condizioni:

  • il progetto dovrà ricadere interamente nella fascia di protezione del sito Unesco;
  • il terreno dovrà possedere le caratteristiche di idoneità previste dalla normativa statale o regionale.

Anche quando il progetto rispetterà i requisiti richiesti, non potrà beneficiare della disciplina semplificata prevista per le aree idonee. L’iter autorizzativo resterà quello ordinario.

Aree idonee e Regioni

Un secondo emendamento riguarda l’individuazione delle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili. Le Regioni sono chiamate a individuare con legge ulteriori aree nelle quali favorire la realizzazione degli impianti.

Biogas, via libera a nuovi sottoprodotti

Un’altra disposizione riguarda il biogas: gli emendamenti consentono di utilizzare nella digestione anaerobica, come sottoprodotti, anche i residui delle filiere dei biocombustibili, delle biomolecole e dei biomateriali.

Le condizioni sono le stesse già previste per gli scarti dell’industria agroalimentare. In particolare, occorre che:

  • i residui non contengano sostanze pericolose ai sensi del regolamento europeo Reach;
  • il produttore consegni al gestore dell’impianto la documentazione necessaria;
  • il materiale residuo rispetti i limiti stabiliti dalla legge.

Italia, gli scenari di Terna e Snam fino al 2040

Il Documento di Descrizione degli Scenari 2026 elaborato da Terna e Snam sotto la regia di Arera traccia le possibili traiettorie del sistema energetico al 2030, 2035 e 2040.

Secondo lo scenario al 2030, si stima che le energie rinnovabili arrivino a coprire il 63% della generazione elettrica, in linea con il target indicato dal Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima). Il raggiungimento di questa quota si accompagnerebbe però a una domanda complessiva inferiore alle attese delle istituzioni, anche per il rallentamento nell’adozione di veicoli elettrici e pompe di calore. La capacità rinnovabile crescerebbe senza il contributo dell’eolico offshore, mentre il gas naturale continuerebbe a mantenere volumi considerevoli. Gli scenari indicano inoltre che i data center potrebbero diventare un fattore importante per la crescita della domanda elettrica, con richieste di connessione concentrate in specifiche aree del Paese. In questo quadro, gli accumuli sarebbero necessari per limitare i tagli alla produzione solare ed eolica.

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