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16 October 2026 at 18:16
Un 16 de octubre de 2004, un joven delantero argentino pisó por primera vez el césped en un partido oficial con la camiseta azulgrana, iniciando una trayectoria única.

David Rossi, le ombre nel vicolo già segnalate nel 2014: la Procura parlava di passanti, il RIS smentisce. I documenti integrali

16 October 2026 at 17:00

Le luci e le possibili presenze all’imbocco di vicolo Monte Pio erano state segnalate alla magistratura già nel marzo 2014. È quanto emerge dai documenti consultati da Affaritaliani, tra cui un esposto depositato dal consulente della famiglia di David Rossi e la successiva risposta della Procura di Siena, che ipotizzava la presenza di passanti attratti dall’accaduto. Dodici anni dopo, il RIS dei Carabinieri ha individuato nei filmati dodici sequenze di ombre compatibili con la presenza di una o più persone nella stessa zona.

Le ombre segnalate dal consulente della famiglia nel 2014 e la risposta della Procura di Siena

Dodici anni prima dei nuovi accertamenti del RIS, luci, ombre e possibili presenze nel vicolo dove morì David Rossi erano già state segnalate agli investigatori. A documentarlo sono una tabella cronologica, una ricevuta di deposito del 25 marzo 2014 e una risposta della Procura di Siena del 23 giugno dello stesso anno, tutti documenti visionati da Affaritaliani.

Al centro della ricostruzione c’è vicolo Monte Pio, a Siena, dove il 6 marzo 2013 David Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, rimase a terra dopo essere precipitato dalla finestra del proprio ufficio a Rocca Salimbeni. L’esposto del 2014 era stato presentato dall’ingegner Luca Scarselli, consulente tecnico della famiglia Rossi. Il deposito risulta dalla ricevuta dei Carabinieri del 25 marzo. Tra le carte consultate da Affaritaliani figura anche una tabella cronologica riconducibile agli accertamenti tecnici svolti per la famiglia in quel periodo, nella quale vengono elencati numerosi eventi osservati nelle registrazioni della videosorveglianza.

Le annotazioni sono particolarmente interessanti alla luce delle nuove analisi. Alle 20:05:12 viene indicata una possibile persona in via dei Rossi, sul lato destro del vicolo. Alle 20:05:44 la tabella segnala un’altra presenza all’imboccatura, mentre alle 20:06:44 compare un’ombra. Alle 20:07:33 è annotata una sagoma che sembrerebbe affacciarsi e alle 20:13:11 un’ulteriore possibile presenza all’ingresso del vicolo.

Si tratta delle interpretazioni contenute nel documento del 2014, non di persone identificate. Gli orari riportati sono quelli associati alle registrazioni della telecamera e devono essere distinti dall’orario effettivo della precipitazione.

La risposta della Procura del 2014: “Passanti, attratti probabilmente dall’accaduto”

Il particolare più significativo emerge dalla risposta della Procura di Siena del 23 giugno 2014, indirizzata al giudice per le indagini preliminari.

L’atto ricorda espressamente l’esposto di Scarselli, nel quale venivano rappresentate la presenza di luci all’ingresso del vicolo, quella di persone, la possibile caduta di un piccolo oggetto e alcune discrepanze temporali tra il contatore del video e l’orario della telecamera. La Procura, tuttavia, considerava questi elementi insufficienti per giustificare nuove indagini, richiamando anche la precedente archiviazione.

“Altresì che non possono peraltro essere ritenuti elementi nuovi o comunque influenti quelli evidenziati dall’Ing. SCARSELLI nella integrazione di C.T., posto che si evidenzia la presenza di alcune persone e di luci che nessuna relazione causale hanno con l’evento mortale verificatosi, ben spiegabile con la circostanza che, pur trattandosi di un vicolo, era pur sempre una via pubblica e, quindi, frequentata da passanti, attratti probabilmente dall’accaduto. Lo stesso è a dirsi sia per quanto riguarda le luci che per un momento hanno illuminato il vicolo, sia per la traccia lasciata dalla caduta di un piccolo oggetto non meglio definito, mentre sugli scostamenti temporali già si è pronunciato codesto Giudice”.

La posizione espressa allora dai magistrati era dunque precisa: le presenze e le luci segnalate non venivano considerate elementi nuovi o influenti sull’accertamento della morte di Rossi, perché ritenute prive di relazione causale con l’evento. La frequentazione del vicolo da parte di possibili passanti incuriositi veniva indicata come spiegazione plausibile. Ma proprio questa interpretazione solleva un ulteriore interrogativo. Se si fosse davvero trattato di passanti incuriositi dall’accaduto e questi avessero visto Rossi a terra, ancora vivo e in pericolo, senza prestargli assistenza né avvisare immediatamente le autorità, non sarebbe stato necessario valutare anche un’eventuale omissione di soccorso? L’articolo 593 del Codice penale prevede infatti l’obbligo di prestare l’assistenza occorrente o dare immediato avviso all’autorità quando ci si imbatte in una persona ferita o altrimenti in pericolo.

Naturalmente, per ipotizzare concretamente tale responsabilità occorrerebbe stabilire chi fosse eventualmente presente nel vicolo, cosa avesse visto e come si fosse comportato. La sola rilevazione delle ombre non consente di accertarlo. Nel 2014 la Procura riteneva che quelle segnalazioni non giustificassero ulteriori attività investigative e trasmetteva gli atti integrati al giudice per le indagini preliminari per conoscenza ed eventuali valutazioni.

Le nuove analisi del RIS: dodici sequenze e le corrispondenze con il 2014

Il 12 ottobre 2026, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, sono stati illustrati i nuovi accertamenti del RIS dei Carabinieri di Roma sulle registrazioni di vicolo Monte Pio. La presentazione tecnica di 75 pagine, consultata da Affaritaliani, ricostruisce l’analisi dei filmati e gli esperimenti condotti il 22 giugno 2026, attraverso rilievi tridimensionali, simulazioni dei transiti automobilistici e verifiche sulle ombre proiettate dai fari sulla parete di Palazzo Salimbeni.

I Carabinieri hanno individuato dodici macro-eventi tra le 20:04:01 e le 20:14:28, con variazioni luminose compatibili con la presenza di uno o più corpi umani nella zona non direttamente inquadrata dalla telecamera.

Ed è proprio confrontando gli orari che emerge l’aspetto più interessante.

La tabella attribuita a Scarselli indicava un possibile soggetto alle 20:05:12. Il RIS individua il terzo macro-evento tra le 20:05:12 e le 20:05:18. L’annotazione del 2014 delle 20:05:44 coincide con l’inizio del quarto macro-evento; quella delle 20:06:44 con la conclusione del quinto. Lo stesso accade alle 20:07:33, orario finale del sesto evento, e alle 20:13:11, conclusione dell’undicesimo. Cinque riferimenti temporali presenti nella tabella del 2014 coincidono dunque con l’inizio o la fine di sequenze individuate dal RIS nel 2026. È un riscontro documentale rilevante, anche se non dimostra che ogni interpretazione formulata dodici anni prima fosse corretta o che le ombre appartenessero a persone diverse.

Il nuovo lavoro tecnico ha inoltre individuato cinque possibili posizioni all’imbocco del vicolo, contrassegnate dalle lettere A, B, C, D ed E. Dalle prime due sarebbe stato possibile vedere direttamente parti del corpo di Rossi a terra; dalla posizione E la visuale sarebbe stata limitata ai piedi. Dalle posizioni C e D, invece, gli edifici avrebbero impedito di vedere la vittima.

Secondo la presentazione RIS, dall’esame dei filmati emergerebbero inoltre movimenti degli arti superiori e della testa di Rossi fino alle 20:17:36, mentre l’ultimo movimento respiratorio percepibile viene collocato alle 20:20:13.

Su questi elementi si è espresso anche Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, che dopo la presentazione dei nuovi accertamenti ha dichiarato: “La novità più dirompente di oggi è che non era un passante”. Secondo Vinci, una o più persone avrebbero avuto un ruolo attivo nel presidiare il vicolo e nell’ostacolare i soccorsi mentre Rossi si trovava ancora a terra. Il presidente della Commissione ha inoltre prospettato una ricostruzione che coinvolgerebbe almeno quattro o cinque persone, con verosimilmente due soggetti incaricati di bloccare l’accesso al vicolo e altri presenti nell’ufficio di Rossi prima della precipitazione. Vinci ha indicato anche una possibile pista legata alla criminalità organizzata, facendo riferimento ad ambienti della Bassa Mantovana e della Bassa Reggiana e a possibili collegamenti con la ‘ndrangheta. Il presidente ha descritto l’ipotesi di un’azione compiuta da un’organizzazione strutturata, anziché da singoli individui mossi da un impulso improvviso.

Questi accertamenti pongono ulteriori interrogativi sulla possibilità che qualcuno si trovasse nei pressi del vicolo mentre Rossi era ancora vivo. Lo stesso Vinci aveva già illustrato ad Affaritaliani l’ipotesi di un’aggressione inizialmente finalizzata a intimidire Rossi e successivamente degenerata.

I documenti del 2014 e le nuove verifiche: che cosa cambia dopo dodici anni

Il confronto tra gli atti consultati da Affaritaliani e gli ultimi accertamenti evidenzia una differenza fondamentale.

Nel 2014 la Procura di Siena era già stata informata delle osservazioni su luci e possibili presenze nel vicolo, ma le aveva considerate non influenti ai fini dell’indagine, prospettando la presenza di passanti attratti dall’accaduto. Nel 2026 il RIS ha invece svolto una nuova verifica tecnico-scientifica, individuando dodici sequenze di ombre antropomorfe, studiandone la possibile origine e ricostruendo le posizioni dalle quali sarebbe stato possibile vedere Rossi a terra.

La conclusione del RIS riguarda la compatibilità delle ombre con presenze umane, non l’identificazione dei soggetti né l’attribuzione di responsabilità. Il nuovo esame, tuttavia, consente oggi di tornare su alcune delle segnalazioni che erano state sottoposte alla magistratura oltre dodici anni prima.

La documentazione del RIS si aggiunge inoltre alla relazione di 217 pagine di Edoardo Genovese e Robbi Manghi, pubblicata integralmente da Affaritaliani, nella quale i consulenti hanno giudicato l’ipotesi suicidaria tecnicamente e scientificamente insostenibile.

Spetterà all’autorità giudiziaria valutare quale rilievo attribuire alle nuove risultanze e se siano necessari ulteriori accertamenti.

David Rossi, i documenti sulle ombre nel vicolo

Affaritaliani mette a disposizione dei lettori la presentazione tecnica RIS illustrata alla Commissione parlamentare d’inchiesta, insieme alla documentazione del 2014 nelle versioni predisposte per la pubblicazione.

Presentazione RIS sulle ombre nel vicolo Monte Pio – 75 pagine

Tabella cronologica attribuita a Luca Scarselli – 2014

Ricevuta di deposito dell’esposto – 25 marzo 2014

Risposta della Procura di Siena – 23 giugno 2014

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”Mi dispiace per la decisione di Diego di lasciare questa avventura cominciata insieme più di 40 anni fa. Cos’è successo? Lui non ve lo dirà, lo faccio io”: il post di Vasco Rossi sull’addio del suo storico manager del palco

16 October 2026 at 15:31

Si chiude un sodalizio musicale lungo più di quarant’anni. Diego Spagnoli, storico manager di palco di Vasco Rossi, ha deciso di lasciare il team del rocker di Zocca alla vigilia di uno degli appuntamenti più attesi della sua carriera: i dieci concerti di giugno 2027 a Roma, per i cinquant’anni di musica del cantautore, presentati come la più grande residency mai realizzata in Italia. Il Giubileo di Vasco.

A rendere pubblica la separazione è stato lo stesso Rossi, con un messaggio in cui si dice dispiaciuto per la scelta. Ha ringraziato Spagnoli per “la gioia, la professionalità” e gli anni condivisi, definendolo “il mio complice sul palco” e ricordando di averlo voluto al suo fianco dal primo giorno: “Guido si occupò dell’assunzione, io della scelta”.

Sulle ragioni dell’addio, Vasco ha parlato apertamente: durante le prove ci sarebbe stata una discussione sul palco, davanti a due persone: “Ero nervoso e teso, ma non è una giustificazione. Gli ho detto quello che pensavo e lui si è sentito offeso. Mi dispiace“. Spagnoli, ha aggiunto, ha comunque portato a termine il tour con grande professionalità e, dopo l’ultima data, gli ha inviato un video per spiegare le proprie ragioni. “Diego non è sostituibile. Diego è Diego”, ha concluso Rossi, assicurando però che si troverà una soluzione per proseguire: “La rotta continua… E ci vediamo a Roma!”.

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“Sono arrabbiato, triste e spaventato. Mi fa malissimo pensare che tutto possa essere cambiato in un istante”: lo sfogo di Luca Duffrè dopo l’incidente

16 October 2026 at 14:42

“Psicologicamente sono a terra”. A rivelarlo è Luca Duffrè, che si mostra su Instragram direttamente dal letto di ospedale in cui si trova in seguito a un incidente fatto in motorino. A raccontare cosa gli è successo e come sta affrontando ora questa situazione è proprio l’ex corteggiatore di “Uomini e Donne”, che nel 2022 partecipò anche a “L’Isola dei Famosi”.

“Una macchina mi ha urtato improvvisamente mentre ero in motorino. Un attimo. È bastato un attimo perché tutto quello che stavo vivendo, costruendo e sognando si fermasse” ha spiegato nel suo post Duffrè.

L’incidente, che ha comportato la rottura del tendine rotuleo e la necessità di ricucire la gamba, costringe ora l’ex protagonista di “Uomini e Donne” a prendere una pausa dagli allenamenti di Hyrox, la disciplina che combina corsa e prove funzionali, che stava conducendo negli ultimi tempi.

Duffrè sente di aver perso non solo una serie di allenamenti che lo tenevano in forma fisicamente, ma anche un punto di equilibrio importante nella sua vita: “Stavo imparando a conoscermi in un modo diverso. A mettermi alla prova, a superare i miei limiti, a essere costante anche quando era difficile. Avevo iniziato a sognare in grande, a pormi obiettivi che fino a poco tempo prima mi sarebbero sembrati impossibili”.

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Comuni da manicomio: si sfilano e rinunciano ad assumere i vincitori del “loro” concorso. “Pensavamo gli stipendi li coprisse il Pnrr”

16 October 2026 at 10:50

La scena è difficile da immaginare, tanto è fantozziana. Partecipi a un concorso pubblico da funzionario, sostieni la prova a fine luglio, nel pieno della calura estiva, magari facendo centinaia di chilometri per arrivare alla sede indicata. Lo vinci e procedi a indicare il Comune che dovrebbe assumerti, solo che, a un metro dal traguardo, o anche poco prima, il Comune si sfila e sostiene che si era sbagliato, in realtà non ha le risorse per pagarti e quindi non se ne fa nulla. Sembra una barzelletta ma è quello che sta accadendo al concorso Ripam per funzionari nei piccoli comuni, quelli cioè sotto i 5mila abitanti.

Parliamo di personale da inquadrare tra quelli “a elevata qualificazione”, con quattro profili: giuridico, economico, digitale e tecnico. E’ ovviamente richiesta la laurea. Al bando, che è nazionale, rispondono un certo numero di Comuni e i posti a disposizione arrivano a poco meno di 180. Il procedimento parte ma a quel punto inizia una corsa al contrario, alcuni Comuni si sfilano perché , anche se avrebbero estremo bisogno di personale, non hanno i soldi per assumere. La fuga riguarda quasi un terzo del totale, alcuni peraltro lo fanno a pochi giorni dalle prove selettive di fine luglio. I posti a bando quindi calano a 124. Alle prove si presentano migliaia di persone, con un’età media, pare, tra i 30 e i 35 anni con punte minime e massime che vanno dai 25 a gli oltre 50 anni. Alla fine gli “idonei” saranno oltre 1700. A metà settembre finiscono anche le prove asincrone, cioè quelle per chi aveva ottenuto un rinvio per motivi di salute. Si può quindi procedere con le chiamate e le assunzioni, e invece inizia la tragicommedia.

Diversi Comuni, infatti, scrivono al ministero della Pubblica amministrazione per dire che non possono procedere alle assunzioni perché non hanno i soldi. Il Comune di Alimena (Palermo), per dire, scrive di aver prima “manifestato il proprio fabbisogno di personale e richiesto l’inserimento dei relativi profili professionali. Successivamente, tuttavia, sono intervenute condizioni di natura finanziaria e contabile che non consentono allo Stato attuale all’Ente di procedere alle conseguenti assunzioni”.Un altro comune dell’area, Trappeto, parla di “sopravvenute e mutate esigenze organizzative, nonché delle valtuazioni interne relative alla sostenibilità economico-finanziaria”. Le assunzioni sono pochissime. Nei giorni scorsi la Fp Cgil – che aveva già segnalato il problema a settembre – ha inviato una nuova lettera allarmata al ministero guidato da Paolo Zangrillo (FI) chiedendo di verificare subito la situazione, garantire che nessun vincitore perda l’assegnazione e “assumere le iniziative conseguenti nei confronti degli enti inadempienti”, visto che si erano formalmente impegnati ad assumere e “una rinuncia può trovare giustificazione in un impedimento concreto, sopravvenuto e documentato”. Il sindacato segnala almeno quattro amministrazioni comunali (una delle quali addirittura commissariata) che avrebbero formalizzato la rinuncia a procedere con le assunzioni, altre due che avrebbero l’avrebbero comunicata direttamente al vincitore e altrettante che l’avrebbero fatto “informalmente”.

Com’è possibile che un Comune si impegni per mettere a bando dei posti da funzionario e poi scopra di non avere i soldi per poagarlo? Nessuno si azzarda a metterlo per iscritto, ma da quanto filtra buona parte delle amministrazioni avrebbe, per così dire, mal interpretato i termini del bando, nella convinzione che i fondi stanziati dal Pnrr non coprissero solo i costi delle procedure ma pure gli stipendi, magari a vita, qualcosa che non si è mai visto con nessuna risorsa proveniente da fondi europei. E infatti una situazione del genere non si era mai verificata.

Dal ministero fanno sapere che nel bando era scritto chiaramente che il costo degli stipendi era a carico del Comune e assicurano di star cercando una soluzione, magari dirottando altrove le assunzioni. Al momento risultano 14 comuni rinunciatari su 57 aderenti al bando, sparsi tra Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna e Marche, per un totale di 36 posti saltati, ma i numeri sembrano destinati a crescere visto che le assunzioni procedono a lumicino. “E’ incredibile quello che sta accadendo – spiega Danilo Colacino, del comitato dei partecipanti al concorso – il bando era chiaro e i Comuni non possono tirarsi indietro come se nulla forse. Molti dovranno sostenere spese legali e attendere chissà quanto per versi riconosciute le proprie ragioni. E questo senza considerare migliaia di idonei”. “La vicenda è surreale, parliamo di piccole amministrazioni che hanno un bisogno disperato di personale, posti dove magari non c’è più la Posta, la banca e i presidi territoriali dello Stato. Comuni con una manciata di funzionali che senza nuove assunzioni farebbero fatica a operare – spiega Tatiana Cazzaniga, responsabile Funzioni locali della Fp Cgil – Il ministero deve intervenire, dirottare altrove le graduatorie non può bastare se vìola i diritti diei vincitori”.

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Spread del 16 ottobre in calo a 107 punti, Btp sotto il 4,50% di rendimento

By: matrun
16 October 2026 at 08:15

Torna a diminuire in apertura del 16 ottobre lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. Il differenziale si è ridotto arrivando a 107 punti. Segnali positivi dai rendimenti, che sono scesi sotto la soglia del 4,50% arrivando al 4,47% e determinando l’avvicinamento dei Buoni del Tesoro ai titoli di Berlino.

Il mercato obbligazionario continua a oscillare, ma nella giornata di ieri l’ex presidente della Bce Mario Draghi sembra aver escluso un intervento di Francoforte per ridurre i tassi di interesse sul debito di diversi Paesi, in particolare della Francia, come invece era avvenuto in passato.

Lo spread torna a scendere

Continua il periodo di volatilità dello spread. Il differenziale non sembra riuscire a impostarsi su una traiettoria prevedibile, continuando ad alternare aumenti improvvisi a cali altrettanto repentini. Il ritorno sotto i 110 punti base, dopo l’apertura difficile di ieri, rimane positivo, così come il calo dei rendimenti sotto la soglia del 4,50%.

La Bce non ha intenzione di intervenire

L’apertura dello spread italiano è ancora più significativa alla luce delle parole di Mario Draghi di ieri. L’ex presidente della Bce ha infatti spiegato che la situazione dei titoli di stato europei, pur critica, non richiede un intervento dell’Eurotower.

In passato, la Bce aveva fatto infatti ampio utilizzo dello strumento del quantitative easing per ridurre l’esposizione ai mercati di alcuni titoli, tra cui quelli italiani. Il contesto economico è però cambiato e un intervento simile sarebbe molto più complesso ora.

La Bce sta infatti attuando una politica monetaria restrittiva, aumentando i tassi di interesse per contrastare l’inflazione. Acquistare titoli di Stato significherebbe immettere euro sul mercato, diluendo in parte l’effetto dell’aumento dei tassi di interesse e rischiando di far accelerare l’aumento dei prezzi.

Lo spread cala in tutta Europa

Anche i titoli di Stato degli altri Paesi europei hanno reagito bene alle parole di Draghi, che hanno ridimensionato la pressione sui debiti continentali. In Spagna i Bonos si sono mantenuti a 60 punti di distanza dai Bund, con un rendimento del 4,00%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 16 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,40% –
Btp italiani 4,47% 107
Oat francesi 4,78% 1138
Bonos spagnoli 4,00% 60

La Francia continua a essere il Paese in maggiore difficoltà. Lo spread degli Oat è pari a 138 punti base, anche se i rendimenti si stanno progressivamente allontanando dai picchi delle scorse settimane.

Le prossime aste dei titoli di Stato

A partire dall’ultima settimana di ottobre torneranno le aste dei titoli di Stato italiani. Le date da segnarsi sono:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Tra il 19 e il 23 ottobre si terrà anche l’emissione dei Btp Valore e dei Btp Valore Insieme, titoli di Stato riservati agli investitori retail, cioè ai privati.

Che cos’è il comunitarismo e perché è l’alternativa al liberalismo

16 October 2026 at 08:12

AP

Da Aristotele a Fabrizio Fratus: l’idea che l’uomo nasca dentro un legame e non da solo. E che famiglia, lavoro e Patria vengano prima del mercato.

Che cos’è il comunitarismo e perché è l’alternativa al liberalismo

Riassunto dell’articolo

Il comunitarismo è la corrente di pensiero secondo cui la persona si forma dentro legami che non ha scelto: famiglia, lingua, territorio, lavoro, Nazione. Nasce dalla filosofia di Aristotele, passa per la distinzione di Tönnies tra comunità e società e per la critica di Sandel, MacIntyre e Taylor al liberalismo di Rawls. In Italia ha radici in Adriano Olivetti, nella dottrina sociale cattolica e in Costanzo Preve, e trova oggi il suo interprete più coerente nel sociologo Fabrizio Fratus, autore di “Patria” e “La riscoperta comunitaria”. Sul piano politico si traduce in primato della politica sull’economia, partecipazione dei lavoratori, Stato sociale, tutela della famiglia e sovranità. Al liberalismo contesta l’idea di un individuo senza radici e di una società ridotta a mercato.

Punti chiave
  • Treccani – Comunitarismo (Enciclopedia delle scienze sociali)
  • Passaggio al Bosco – Patria. Di padre in figlio, per il comunitarismo
  • Passaggio al Bosco – La riscoperta comunitaria
  • Fabrizio Fratus – Il Comunitarista

Per capire cos’è il comunitarismo bisogna partire da una domanda semplice: l’uomo viene prima della comunità, o la comunità viene prima dell’uomo? Il pensiero liberale risponde che esiste anzitutto l’individuo, con i suoi diritti e i suoi interessi. Il comunitarismo risponde il contrario: nessuno nasce da solo.

Si nasce in una famiglia, dentro una lingua, su una terra, in una storia già cominciata. Questi legami non sono una gabbia da cui liberarsi. Sono ciò che fa di un individuo una persona.

Da questa differenza discendono due idee opposte di economia, di Stato, di lavoro e di libertà. In Italia c’è un autore che su questa differenza ha costruito un progetto intero: il sociologo Fabrizio Fratus.

Cos’è il comunitarismo: una definizione

Il comunitarismo è la corrente di pensiero che afferma il primato dei legami sull’individuo isolato. Sostiene che l’identità di ciascuno si formi dentro appartenenze concrete: famiglia, vicinato, mestiere, fede, Nazione.

Non è una nostalgia e non è un collettivismo. Il collettivismo scioglie la persona nella massa. Il comunitarismo la colloca in una rete di rapporti che le danno un nome, un compito e un posto.

La comunità, in questa visione, non si sceglie come si sceglie un abbonamento. Si riceve e si trasmette. È un patto tra i morti, i vivi e i non ancora nati.

Le radici antiche: l’uomo come animale politico

La prima formulazione è di Aristotele. Nella Politica l’uomo è definito animale politico: un essere che realizza la propria natura solo nella città. Chi vive fuori dalla comunità, scrive il filosofo, o è una bestia o è un dio.

Per il mondo classico la città viene logicamente prima del singolo, come il corpo viene prima della mano. Roma tradusse lo stesso principio in istituzioni: la gens, la familia, il mos maiorum, la pietas verso i padri e verso la Patria.

Il cristianesimo aggiunse l’idea di persona, unica e irripetibile, ma sempre in relazione. La civiltà europea è cresciuta su questo doppio fondamento. Lo abbiamo raccontato parlando del rapporto tra l’eroe e la comunità nella storia d’Europa.

Comunità e società: la lezione di Tönnies

Nel 1887 il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies fissò la distinzione che regge ancora oggi tutto il dibattito. Da una parte la comunità, Gemeinschaft. Dall’altra la società, Gesellschaft.

Nella comunità gli uomini restano uniti nonostante ciò che li separa. Nella società restano separati nonostante ciò che li unisce. La prima vive di consuetudine, memoria e fiducia. La seconda vive di contratto, calcolo e scambio.

La modernità industriale ha spostato l’Europa dalla prima alla seconda. Il comunitarismo nasce come coscienza di questa perdita, e come volontà di porvi rimedio.

Il liberalismo e l’individuo senza radici

Il pensiero liberale muove da un’immagine precisa: individui liberi ed eguali che stipulano un contratto. Lo Stato nasce dopo, come garante di diritti che ciascuno possiede già per conto proprio. È lo schema di Locke.

Nel Novecento John Rawls lo ha portato al massimo rigore. In Una teoria della giustizia, del 1971, chiede di immaginare uomini che scelgono le regole comuni dietro un velo d’ignoranza: senza sapere chi sono, da dove vengono, in che cosa credono.

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