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Normal view

Armies, healthcare systems and intelligence services: 11 European countries already have multimillion-dollar contracts with Palantir

16 October 2026 at 17:31
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“The growth sucks.” That’s how Alex Karp, the CEO and co-founder of Palantir Technologies, described the company’s performance in Europe. He said this on August 3 to shareholders, while his colleagues defended an “incredible” quarter in the United States.

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Palantir's response

Follow The Money and its media partners presented Palantir with the findings of this investigation, along with 14 detailed questions. Palantir has not responded to any of them. Instead, the firm forwarded a statement from a spokesperson: “A serious debate is needed on how Europe safeguards its technological sovereignty. Technological sovereignty must ultimately be measured by who controls the data, the decisions and the mission: not just by the nationality of the software provider.” According to Palantir, control over data (and what is done with it) belongs to the customer.

The statement adds: “Since 2011, Palantir has been working with democratically-elected European governments and institutions to increase hospital capacity, accelerate cancer diagnoses, safely resettle refugees, combat organized crime, protect victims of domestic violence, and respond more quickly to floods and other emergencies.” It also notes that more than 20% of Palantir’s employees work in Europe and that the company helps European businesses compete and grow in various sectors, such as aerospace, manufacturing and life sciences. Palantir further states that it supports European governments in protecting their national security, including in Ukraine.

In a previous response to this same media consortium, Palantir denied accusations of its involvement in human rights violations.

Blocchi e rabbia al Sud, gli autotrasportatori: “Fermiamo tutto”. Il governo li convoca per il 27 ottobre

16 October 2026 at 06:56

Circa cento tir stanno bloccando dalla notte il traffico pesante lungo la statale 106 ionica, all’altezza dello svincolo con la Fondovalle dell’Agri, a Scanzano Jonico, nel Materano, nell’ambito della protesta contro il caro carburanti e il carovita che coinvolge autotrasportatori, agricoltori e cittadini della Basilicata. La mobilitazione, destinata a proseguire fino al 20 ottobre, interessa diversi snodi strategici della viabilità regionale. I presidi sono stati organizzati in particolare in corrispondenza degli incroci tra la Statale 106 e la Statale 598 Val d’Agri, a Scanzano Jonico, e tra la Ionica e la Statale 653 Sinnica, nell’area tra Rotondella e Policoro. Il blocco riguarda camion e autoarticolati, mentre viene garantito, 24 ore su 24, il transito di auto private, autobus di linea, scuolabus e mezzi di soccorso.

“Ci troviamo sull’orlo del collasso, senza risposte siamo pronti al fermo nazionale“. Il caro carburanti rischia di far esplodere la protesta dell’autotrasporto. Unatras, Assotir, Conftrasporto, le sigle che rappresentano gli autotrasportatori, circa 100 mila imprese, sono sulle barricate. La convocazione arriva nella serata di ieri: il 27 ottobre al ministero dei Trasporti. «Un passo in avanti — dice Uggè, presidente Unatras — ma vediamo nel frattempo cosa succederà”. Perché la tensione non si scioglie. In molte città del Sud la protesta è già scoppiata con fermi spontanei dei camion e blocchi autonomi dalla Puglia alla Calabria.

Giornata di mobilitazione oggi in Calabria per la protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante. Sono previsti 17 punti distribuiti nelle cinque province calabresi, di cui cinque nel Cosentino. Nel territorio di Cosenza vengono indicati il nodo Sibari-Frascineto-Villapiana, la statale 18 tra Santa Maria del Cedro e Tortora, l’area Montalto Uffugo-Cosenza Nord-Rende, San Lucido e Guardia Piemontese. Possibili disagi per la circolazione dei mezzi. Dalla mezzanotte al 20 ottobre stop ai Tir. Nessun blocco stradale, ma rimarranno nei rispettivi piazzali e le navi con i prodotti ortofrutticoli e gli alimentari per i supermercati non saranno scaricate. Lo annuncia Salvatore Bella, rappresentante del Comitato trasporto siciliano. Il rischio è che i banchi dei supermercati rimangano vuoti.

Ma la posta in palio è altissima, secondo il rappresentante della categoria, a causa dell’impennata dei prezzi del carburante: “Abbiamo costituito il Comitato trasporto siciliano perché non ci sentiamo più rappresentati dalle organizzazioni sindacali nazionali, colpevoli di aver smesso di fare i nostri interessi. Dobbiamo fermare l’effetto domino che si va a innescare: l’impennata del carrello della spesa e il rincaro di tutte le materie prime che trasportiamo finiscono per abbattersi direttamente sull’utente finale, ovvero il cittadino”. In Sicilia gli autotrasportatori stimano perdite fra 700 e 900 euro al giorno per ogni mezzo. E il 22 ottobre toccherà ai pescherecci.

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