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PFAS nelle padelle antiaderenti, l’Ue verso la stretta sulle sostanze tossiche in cucina

17 October 2026 at 11:04

Dal 2020 le padelle antiaderenti non possono essere prodotte con PFOA, ovvero l’acido perfluoroottanoico. Si tratta di una sostanza della famiglia dei PFAS, le sostanze considerate cancerogene per la salute umana dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. Da allora molti prodotti presentano la scritta “senza PFAS”. Non tutti i produttori mantengono la promessa allo stesso modo: in diversi test di laboratorio sono state trovate tracce di queste sostanze.

Ci sono poi produttori che vengono accusati apertamente di fare ancora uso di tali sostanze, in un contesto nel quale l’Europa si sta impegnando attivamente per vietare i PFAS nei prodotti di consumo di uso quotidiano. Ci sono delle deroghe per alcuni settori considerati critici, come la difesa e la sanità; la proposta ufficiale è attesa per l’inizio del 2027, dopo la relazione finale dell’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche che arriverà a dicembre.

L’Europa vieta le sostanze PFAS?

La direzione dell’Europa sembra essere quella del divieto delle sostanze PFAS. Anche i lobbisti, come cita Euronews, sono per la riduzione di queste sostanze in maniera sensata, ma anche misurata e proporzionata.

La proposta di legge è attesa per l’inizio del 2027, dopo l’arrivo della relazione finale dell’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, prevista per dicembre 2026. Già nel marzo 2026 però l’agenzia aveva affermato che le sostanze PFAS “rappresentano rischi crescenti per le persone e per l’ambiente”, chiedendo un divieto generalizzato del loro utilizzo, con eccezioni in assenza di alternative.

Alternative che esistono in cucina, e per questo uno dei settori che dovrebbe veder sparire i PFAS è proprio questo.

Il caso delle pentole SEB

Un produttore di pentole francese, Groupe SEB, è stato raggiunto da un ultimatum di tre organizzazioni ambientaliste. Secondo queste, il gruppo continua a utilizzare PFAS in alcune sue pentole antiaderenti. Scrivono che l’azienda utilizza un approccio “obsoleto e inadeguato”, ma soprattutto non conforme ai requisiti di legge previsti tanto dalla normativa europea quanto da quella francese in materia di responsabilità sociale d’impresa.

L’azienda continuerebbe a utilizzare il PTFE, che è un tipo di PFAS impiegato da molti altri produttori, nello specifico da chi produce pentole e padelle, per via della resistenza all’acqua, alle macchie e al grasso. Rispetto ad altri PFAS tossici, il PTFE non è stato collegato al cancro. Secondo le organizzazioni ambientaliste, però, l’azienda ha utilizzato pratiche commerciali ingannevoli legate alla campagna pubblicitaria di questo prodotto, raccontandolo come totalmente sicuro.

Perché, anche se il PTFE non è tossico, come spiegano gli esperti è il modo in cui viene prodotto e smaltito che può rilasciare PFAS tossici. Uno dei metodi di smaltimento errati è quello tramite incenerimento. Quindi questi prodotti, se utilizzati quotidianamente, non causano problemi di salute, ma la maniera nella quale sono stati prodotti e il modo in cui saranno smaltiti in futuro potrebbero aver contaminato o contaminare l’ambiente.

Le accuse arrivano in un momento di acceso dibattito in attesa della legge del 2027. A questa diffida l’azienda ha risposto che “esaminerà i contenuti e risponderà in conformità con la legge”.

Inquinamento da PFAS in Europa

Non c’è quindi in gioco soltanto la salute singola di chi acquista una padella antiaderente con PFAS, ma anche un più ampio fenomeno di inquinamento. I PFAS sono diventati un simbolo della crisi ambientale. Il Belgio, per esempio, è stato denunciato per violazione dei diritti umani per la sua incapacità di affrontare la contaminazione da PFAS.

Hélène Duguy, ambientalista di ClientEarth:

I PFAS sono piuttosto emblematici di una realtà sociale diffusa, che accetta danni collaterali in nome di profitti a breve termine.

Sono sostanze difficili da rimuovere dall’ambiente e possono avere effetti dannosi sulla salute umana. L’inquinamento da PFAS, inoltre, è particolarmente diffuso in Europa. Secondo le indagini del 2023, in tutto il continente ci sono circa 23.000 siti contaminati da PFAS. In Italia 300 famiglie saranno risarcite proprio a causa della diffusione di PFAS.

All’inizio del 2026 è entrata in vigore una normativa che impone ai singoli Stati di monitorare i livelli di PFAS nell’acqua potabile. Nel caso i risultati siano superiori ai limiti, dovranno adottare misure per ridurre i livelli e tutelare la salute pubblica. Il problema, secondo le organizzazioni, è che in questo modo si agisce sul sintomo ma non sulla prevenzione, ovvero andando alla fonte per fermare la produzione, la commercializzazione o il rilascio stesso dei PFAS.

Bollette, intesa Ue-Italia sul tetto al gas sul modello spagnolo: cosa cambia

17 October 2026 at 09:40

Italia e Commissione europea hanno raggiunto un’intesa preliminare sulle misure del decreto Bollette per contenere il costo dell’elettricità per famiglie e imprese. L’accordo, maturato il 16 ottobre dopo un confronto tecnico tra Roma e Bruxelles, apre la strada a un intervento sul prezzo dell’energia senza modificare le regole europee sulle emissioni.

Il risultato rappresenta un passaggio importante per il governo guidato da Giorgia Meloni, che da tempo chiede maggiore flessibilità per affrontare il caro energia. Il punto centrale riguarda la possibilità di ridurre l’impatto del prezzo del gas sulla formazione del prezzo dell’elettricità, attraverso un meccanismo di compensazione dei costi sostenuti dalle centrali elettriche.

L’intesa, tuttavia, non equivale ancora all’approvazione definitiva del provvedimento. L’Italia dovrà notificare formalmente alla Commissione europea il testo aggiornato del piano, che sarà esaminato alla luce delle norme comunitarie sugli aiuti di Stato e sulla concorrenza. Bruxelles ha annunciato l’intenzione di procedere rapidamente con la valutazione una volta ricevuta la documentazione.

Come funziona il meccanismo per abbassare le bollette

Per capire la portata dell’accordo bisogna partire dal funzionamento del mercato elettrico. In Italia l’elettricità viene prodotta attraverso diverse fonti, tra cui solare, eolico, idroelettrico e gas naturale. Il prezzo all’ingrosso, però, è generalmente determinato dall’impianto più costoso necessario a soddisfare la domanda in un determinato momento.

Spesso si tratta di una centrale a gas, soprattutto quando le fonti rinnovabili non sono sufficienti a coprire il fabbisogno. Di conseguenza, un aumento del costo del combustibile può far salire il prezzo dell’elettricità sul mercato, influenzando anche l’energia prodotta da impianti solari ed eolici, che non devono acquistare gas per funzionare. È questo il meccanismo sul quale il governo vuole intervenire. L’ipotesi è introdurre un tetto convenzionale al costo del gas utilizzato per produrre elettricità, così da ridurre il peso dei rincari nella determinazione del prezzo finale dell’energia.

In concreto, il sistema dovrebbe prevedere un livello di riferimento per il costo del combustibile. Se il prezzo effettivo del gas supera tale soglia, la differenza verrebbe compensata attraverso un apposito meccanismo. Il costo riconosciuto per la produzione elettrica risulterebbe così più contenuto e potrebbe contribuire a ridurre il prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso. La misura non consiste quindi nell’imporre un tetto generalizzato al prezzo del gas per tutti gli utilizzi, ma nell’intervenire sul costo del combustibile impiegato dalle centrali elettriche. Le modalità operative, la soglia di riferimento e il sistema di finanziamento dovranno essere precisati nel testo definitivo del decreto.

Chi pagherà la differenza tra il prezzo reale e il tetto

Uno degli aspetti centrali del piano riguarda il finanziamento delle compensazioni. Secondo il meccanismo descritto dal governo, lo Stato dovrebbe coprire la differenza tra il costo effettivo del gas e quello convenzionale riconosciuto ai fini della produzione elettrica.

L’obiettivo è evitare che il prezzo elevato del combustibile continui a trasferirsi integralmente sul mercato dell’elettricità. In questo modo, il sistema dovrebbe contribuire a contenere i costi sostenuti dagli operatori e, attraverso la riduzione dei prezzi all’ingrosso, favorire un alleggerimento delle bollette. La Commissione europea ha fissato però alcuni paletti: l’intervento dovrà essere temporaneo, non dovrà alterare in modo significativo la concorrenza e dovrà garantire che i benefici arrivino integralmente ai consumatori.

Il precedente del modello iberico

Il riferimento è l’esperienza di Spagna e Portogallo, che nel 2022 ottennero dalla Commissione europea l’autorizzazione a introdurre un meccanismo straordinario per contenere l’impatto del gas sui prezzi elettrici. Il cosiddetto modello iberico interveniva sui costi di approvvigionamento delle centrali alimentate da combustibili fossili, con l’obiettivo di ridurre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità durante la crisi energetica.

La soluzione italiana si ispira a quella esperienza, ma dovrà rispettare le condizioni concordate con Bruxelles e le caratteristiche del mercato nazionale. Il precedente dimostra che è possibile introdurre misure temporanee sul funzionamento del mercato elettrico, purché siano compatibili con le regole europee e non compromettano la concorrenza.

Quando arriverà il via libera definitivo

Dopo l’intesa preliminare, il prossimo passaggio spetta al governo italiano, che dovrà presentare formalmente il piano alla Commissione europea. L’esecutivo comunitario procederà quindi a verificare la compatibilità del provvedimento con il diritto europeo e con il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato predisposto per affrontare le conseguenze della crisi in Medio Oriente.

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato che la notifica del nuovo testo dovrebbe arrivare a breve. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto positivamente il risultato della trattativa, considerandolo un passo avanti nella strategia del governo contro il caro energia.

L’accordo segna quindi un avanzamento nel confronto tra Italia e Unione europea. Il governo ottiene la possibilità di intervenire sul costo del gas utilizzato per produrre elettricità, mentre Bruxelles mantiene i vincoli sulla concorrenza e sulla politica climatica. La riduzione delle bollette resta l’obiettivo del piano, ma la sua portata concreta dipenderà dalle condizioni definitive del provvedimento e dalla sua applicazione.

Roulette Olandese, croupier americani: il Grande Inganno del TTF e l’Eutanasia dell’Industria Europea.

16 October 2026 at 22:21
Nel precedente articolo “Prezzo del gas al TTF e il dogma europeo: perché Giorgia Meloni difende il disastro energetico di Bruxelles ” abbiamo ridimensionato e specificato ciò che la Meloni ...

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