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Per una vera sovranità digitale. L’Ecipe suggerisce all’Ue come raggiungerla

19 October 2026 at 16:37

Per capire quale direzione prendere bisogna avere delle basi solide. Vale anche per la sovranità digitale che l’Europa sta cercando di raggiungere. Bruxelles fa benissimo a perseguire la sua strategia ma, come viene sottolineato nel report dell’European Centre for International Political Economy (Ecipe) – intitolato Cloud Sovereignty and the Single Market: A Better Understanding of Government Procurement and National Cloud Technology Preferences – deve tenere bene a mente il significato di questa parole. Adottare misure partigiane e ideologiche potrebbe solamente peggiorare la situazione e, tra l’altro, impedire che si raggiunga quell’indipendenza tecnologica tanto auspicata.

Da una parte abbiamo la sovranità funzionale, “un termine che in questo documento utilizziamo per descrivere la sovranità come obiettivo di sicurezza e resilienza: ovvero, se i rischi associati ai servizi cloud possono essere gestiti efficacemente garantendo la sicurezza dei dati, limitando l’esposizione legale, mantenendo la continuità operativa e preservando la possibilità di cambiare fornitore quando necessario”. Dall’altro lato, troviamo la sovranità industriale. In questo caso, aggiungono gli autori del rapporto, “l’attenzione si sposta dall’autorità pubblica in quanto utente dei servizi cloud all’origine, alla proprietà e alla posizione di mercato del fornitore, con la sede nell’Unione europea o altri criteri basati sull’origine utilizzati come indicatori di sovranità”. I due concetti perseguono due finalità diverse, ma possono lavorare insieme.

Il dibattito europeo attorno alla tecnologia ruota attorno a un perno: l’Europa deve imparare a camminare da sé. È un concetto che vale in ogni campo, ma la velocità con cui l’intelligenza artificiale sta modificando il nostro mondo impone delle priorità. Il problema evidenziato nel report è che l’Europa non può essere totalmente indipendente e privarsi del know-how straniero se vuole raggiungere davvero il suo obiettivo.

Il Cloud and AI Development Act (Cada) ne è un esempio concreto. La proposta di legge europea introdurrebbe un quadro di valutazione per i servizi cloud a quattro livelli e requisiti per la localizzazione dei dati e delle infrastrutture, oltre che del personale e della proprietà societaria. In questo modo, sottolineano gli esperti dell’Ecipe, più che sul rischio ci si basa sulla bandiera nazionale di origine.

La globalizzazione ha abbattuto ogni tipo di frontiera. Non parliamo solo di quelle fisiche – purtroppo ancora troppo presenti. Ragionare secondo vecchi schemi, per cui un fornitore è o non è affidabile in base al paese di provenienza, è quasi sicuramente controproducente. Semplicemente, bisogna vedere cosa offre. Non è così che si diventa grandi.

Piuttosto, sottolinea l’Ecipe, bisogna concentrarsi su altro. Ad esempio applicare regole stringenti solo per certi tipi di servizi, quelli altamente sensibili e strategici come la difesa. C’è poi da far sì che tutti gli Stati membri corrano nella stessa direzione, per cui sono necessarie regole comuni affinché le aziende possano trovarsi di fronte alla stessa situazione in qualsiasi paese decidano di operare. L’Ecipe suggerisce anche di evitare restrizione contro il settore privato, per cui è consigliabile un approccio caso per caso. Infine, come ovvio, rimanere aperti a qualsiasi fornitore purché presenti i giusti requisiti di sicurezza e trasparenza. Allora sì che sarebbe vera indipendenza.

Seicento anni in un bastone. Felipe VI e l’Áleo di Ceuta

19 October 2026 at 14:50

Il 13 ottobre 2026, al suo arrivo a Ceuta, Felipe VI ha ricevuto, dal presidente della Città autonoma, l’Áleo, il bastone di comando dei comandanti generali della città. È la prima visita di un re di Spagna dal 2007. Si tratta di un bastone di olivastro selvatico lungo 85 centimetri e pesante 240 grammi, con sedici nodi, un puntale metallico e un’estremità d’avorio.

L’origine risale all’agosto del 1415, dopo la conquista portoghese della città. Giovanni I del Portogallo cercò un governatore per la piazza. La scelta cadde su Pedro de Meneses, che governò Ceuta per ventidue anni. Su come il bastone divenne insegna di comando esistono almeno due versioni. Nella prima il re consegnò a Meneses il proprio bastone, su cui si appoggiava per una ferita alla gamba. Nella seconda Meneses fu convocato mentre giocava alla chueca con altri cavalieri e, alla domanda del re su come avrebbe difeso la città, mostrò il palo di olivastro che aveva in mano: “Señor, con este palo me basto para defender a Ceuta”. L’Esercito spagnolo, nella pagina della Comandancia General, riporta la frase in questa forma: “con este palo me basto para defenderla de sus enemigos”.

L’Esercito definisce l’Áleo “una bengala de mando muy peculiar” e precisa che il comandante generale di Ceuta non dispone di un bastone di comando ufficiale. Lo stemma della Comandancia General, ispirato al periodo portoghese, unisce le armi del Portogallo e la bandiera di Lisbona, in nero e argento, con il motto “Con este palo me basto”. Secondo la scheda storica della Comandancia, l’Áleo è custodito dal 20 febbraio 1651 nel santuario di Nuestra Señora de África, “Patrona de la Ciudad y Alcaldesa perpetua”.

Da secoli ogni comandante generale di Ceuta – che dal 1978 non ha più funzioni di governo e ha un’autorità solo militare – riceve l’Áleo dal decano della Cattedrale per giurare di mantenere la piazza “fiel a España y al Rey”, e lo restituisce subito alla Vergine. Il 13 ottobre 2026 il bastone è stato consegnato al Re. È lo stesso oggetto che, secondo l’Esercito, rappresenta “el mando sobre todas las fuerzas militares destinadas en Ceuta y su compromiso de defender la Plaza”. Seicentoundici anni dopo Pedro de Meneses, il motto che figura sullo stemma della Comandancia General è ancora il suo: “Con este palo me basto”.

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