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Sciopero trasporti e forni spenti fino al 20 ottobre: da novembre prezzi su di pane e farina

19 October 2026 at 09:17

Le proteste del settore trasporti non accennano a rientrare, trascinando nella mobilitazione diversi altri comparti produttivi del Paese. Ai blocchi degli autotrasportatori e alle rivendicazioni degli agricoltori si sono uniti in modo compatto anche i panificatori artigianali. Nato inizialmente come un fermo di 48 ore, il blocco è stato esteso fino al 20 ottobre, spingendo il Governo ad anticipare i tavoli di confronto con le categorie in protesta.

La situazione rischia di paralizzare l’approvvigionamento di un bene primario come il pane, con la filiera dell’arte bianca stretta tra l’esplosione dei costi di gestione e la difficoltà nel reperire le materie prime.

Perché anche i fornai hanno incrociato le braccia

A spingere i panificatori a spegnere i forni sono molteplici fattori ormai insostenibili. I costi dell’energia elettrica e del gas necessari per alimentarli sono arrivati a livelli critici, mentre il fermo del trasporto merci iniziato il 16 ottobre, in coincidenza con la Giornata mondiale del pane fresco, sta bloccando le consegne di grano e farine dai mulini ai laboratori.

A gravare sui bilanci dei piccoli artigiani si aggiungono le spese di confezionamento, aumentate fino al 50%, il rincaro del gasolio per le consegne e le storture imposte dalla Grande distribuzione organizzata, come le trattenute sui rincari al dettaglio e l’obbligo di farsi carico del pane invenduto. In queste condizioni, per molti panifici proseguire la produzione significa lavorare in perdita.

Dal 1° novembre aumentano i prezzi delle farine

Oltre ai disagi immediati, all’orizzonte si profila un’ulteriore stangata per le famiglie. I principali impianti di macinazione hanno infatti già inviato i nuovi listini delle farine alimentari, che prevedono aumenti di circa 10 euro al quintale ed entreranno in vigore a partire dal prossimo 1° novembre.

L’impatto economico si farà sentire in modo particolare sul pane di prima fascia e sulla grande distribuzione, dove la tariffa base passerà da circa 3,00 a 3,80 euro al chilo, fino a ripercuotersi su tutti i prodotti derivati da forno: dai biscotti ai grissini, fino alle fette biscottate, alle pizze e agli impasti surgelati.

Mettendo a confronto le stime con i dati ufficiali Istat del 2025, che certificavano un prezzo medio nazionale di 3,90 euro al kg con oscillazioni tra i 3,00 euro kg della Gdo e i 5,00 euro dei panifici del Nord, l’effetto degli aumenti sarà diversificato a seconda del canale d’acquisto:

Canale d’acquisto Media 2025 Stima dal 1° novembre Variazione annua
Gdo 3,00 euro al kg 3,80 euro al kg +26,67% (+0,80 euro)
Media nazionale generale (Istat) 3,90 euro al kg 3,80 €/kg -2,56% (-0,10 euro)

Corsa alle scorte nei supermercati

L’annuncio del prolungamento dello sciopero fino al 20 ottobre e la prospettiva dei rincari imminenti hanno scatenato la corsa agli acquisti. Nelle regioni del Mezzogiorno, dove i blocchi e i presidi autostradali proseguono ormai da quattro giorni consecutivi, si registrano lunghe code presso i panifici di quartiere, mentre nei supermercati si segnalano i primi scaffali vuoti nei reparti dedicati a farina, lievito e prodotti da forno a lunga conservazione.

Senza interventi strutturali sul costo dell’energia, dei carburanti e sul contrasto alle pratiche commerciali sleali lungo la filiera, le associazioni di categoria avvertono che il rischio di nuove mobilitazioni resta concreto.

Assegno Unico 2027, in arrivo gli aumenti per l’inflazione: i nuovi importi e le fasce Isee

19 October 2026 at 06:56

L’aggettivo caro, nella sua declinazione economica, continuerà ad accompagnare qualsiasi aspetto della vita degli italiani. Con l’inflazione che continua a erodere la capacità di spesa, si prevedono adeguamenti generali degli stipendi, ma anche delle misure previdenziali legate all’assistenza alla natalità, come l’Assegno Unico.

Si stima una rivalutazione del bonus intorno al 2,9%, con il conseguente adeguamento dei criteri di accesso per nucleo familiare. Le prime erogazioni con i valori aggiornati avverranno a partire dai mesi di febbraio e marzo del prossimo anno.

Rivalutazione Isee e nuovi importi per i figli

L’adeguamento non riguarda solo le somme erogate, ma anche le fasce Isee di riferimento. La soglia per accedere all’importo massimo salirà a circa 17.975,10 euro, rispetto ai 17.468,51 euro del 2026, mentre il limite oltre il quale viene corrisposta la quota minima passerà a oltre 47.933,61 euro. Una misura che risponde alla necessità di venire incontro al ceto medio, che soffre maggiormente la pressione fiscale.

Per un figlio minorenne, l’assegno base potrà raggiungere i 209,70 euro al mese, contro i 203,80 euro attuali, con un incremento di 5,90 euro mensili. Per chi si trova a cavallo tra due scaglioni, il ricalcolo combinato delle tabelle e la nuova soglia Isee potrà generare un beneficio complessivo superiore ai 100 euro su base annua.

Tipologia di quota o maggiorazione Importo 2026 Stima 2027 Aumento mensile
Massimo per figli minorenni (Isee base) 203,80 euro 209,70 euro 5,90 euro
Minimo per figli minorenni (Isee alto) 58,30 euro 60,00 euro 1,70 euro
Massimo figli maggiorenni (18-20 anni) 99,10 euro 102,00 euro 2,90 euro
Maggiorazione dal terzo figlio in poi 99,10 euro 102,00 euro 2,90 euro
Maggiorazione genitore secondo percettore 34,90 euro 35,90 euro 1,00 euro

Qual è l’impatto sulle famiglie numerose

L’effetto dell’adeguamento risulterà più evidente per i nuclei familiari con più figli a carico, che beneficeranno non solo dell’incremento dell’importo base per l’Assegno Unico, ma anche del ricalcolo delle singole quote aggiuntive.

Proviamo a fare due conti. Un nucleo con tre figli minorenni collocato in prima fascia Isee potrà contare su un incremento di 17,70 euro al mese per la quota base, 5,90 euro per ciascun figlio, a cui si aggiungerà l’aumento di 2,90 euro per il terzo nato, che sale da 99,10 a 102 euro mensili.

Complessivamente, per questa tipologia di famiglia l’aumento sarà di 20,60 euro al mese, che si traducono in circa 247 euro in più spalmati nell’arco dell’anno. In ogni caso, bisognerà attendere la pubblicazione delle circolari ufficiali dell’Inps per la conferma dei coefficienti definitivi e il calendario di erogazione dei conguagli.

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