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Funerali Khamenei: non solo lutto, ma un messaggio di resistenza al mondo intero

Vi riproponiamo, con un nuovo articolo, il reportage "L'Addio a Khamenei: Cordoglio e Collera a Teheran", scritto e girato da Giulia Bertotto che è stata testimone diretta delle immense folle di Teheran, nei giorni del funerale più grande e solenne della storia moderna


Assistere ai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, assassinato da un attacco congiunto israelo-statunitense nel febbraio del 2026 è stata un’esperienza profonda e totalizzante, tragica e al contempo preziosa. Questo omicidio deliberatoè un delitto di esiziale gravità commesso non solo contro una figura politico-religiosa,ma anche contro il suo popolo. Un delitto che solo un’ideologia razzista, arrogante e priva del senso del sacro può commettere.

LA MIA ESPERIENZA COME GIORNALISTA, CITTADINA DEL MONDO E PELLEGRINA SULLA TERRA

Partecipare alle giornate di commemorazione per l’Ayatollah Khamenei è stata innanzitutto un’occasione di altissimo valore professionale,poiché molti colleghi giornalisti spesso scrivono di luoghi che non conoscono e si sperticano in analisi antropologiche su società che non hanno mai incontrato. Un vissuto formativo anche come cittadina attiva politicamente; vedere una tale coesione di popolo mentre in Italia il modello neoliberista è riuscito a dividere i cittadini su ogni questione, in una guerra orizzontale costante studiata per impedirci di cogliere il reale bersaglio politico delle nostre rivendicazioni.

Anche sul piano spiritualeè stata un’esperienza di forte impatto; come afferma il sociologo francese Emmanuel Todd,in Occidente la religione è in stato di “zombieficazione”. La spiritualità nelle folle di Teheran è invece viva e tangibile, focosa e furiosa, dolente ma anche orgogliosa e consapevole di aver lanciato un solenne messaggio al mondo: gli Stati Uniti e Israele, il “grande e il piccolo Satana” come li definiva proprio Khamenei, non sono invincibili. E non lo sono nonostante decenni di sanzioni, tentativi di isolamento e di destabilizzazione imposti fin dalla Rivoluzione Islamica del 1979.

Le grandi esequie dell’Imam Khamenei si sono svolte in una fase storico-politica decisiva e drammatica: a quasi tre anni di genocidio in mondovisione a Gaza, mentre Teheran stupiva il mondo intero assestando una clamorosa sconfitta all’imperialismo trumpiano e al sionismo ormai completamente allo scoperto nel governo Netanyahu. “A Dio piacendo, il cancro del regime usurpatore sionista sarà sradicato per mano del popolo palestinese e delle forze della Resistenza in tutta la regione” annunciava proprio Khamenei il 7 ottobre 2023.

Mentre la nostra delegazione si trova in Iran, ilmondo registra grandi mutamenti: l’Ucraina è ancora logorata dalla guerra per procura di Washington contro la Russia a cui l’Europa obbedisce prona, i Brics crescono economicamente, demograficamente e nella capacità di incidere sugli equilibri di potere globale;al contrario la Nato viene messa in discussione da nuove egemonie, e soprattutto da nuove concezioni della leadership internazionale.

PELLEGRINI E TURISTI, DUE PARADIGMI

Quello a Teheran è stato un viaggio travolgente,nel quale abbiamo ricevuto forme di ospitalità e accoglienza a noi sconosciute. Diametralmente opposti i paradigmi che identificano il turista e il pellegrino. Il turista in “Occidente” deve essere sfruttato, “spennato”, ipnotizzato da città-luna park e poi ricacciato da dove è arrivato. Al pellegrino invece, vieneofferta ogni bevanda sul suo cammino, viene sostenuto fisicamente ed emotivamente durante il percorso che sta affrontando. Il suo incedere non è un accumulo di mete per una vetrina instagrammabile, ma il tragitto contemplativo verso un luogo sacro interiore ed esteriore. Il pellegrino è umano, ma in una condizione ontologica quasi ibrida;il viandante è sospeso tra terra e Cielo, tra il sentiero della propria interiorità e la comunità cerimoniale. Il pellegrino non procede per sé stesso solamente, ma dentro sé stesso e verso la famiglia dei fedeli.

Abbiamo partecipato a questo evento storico solennetra milioni di persone, albe e tramonti di folle travolgenti verso la Grande Mosallapiangente il feretro dell’Imam. Siamo staticommossi da canti, prosternazioni e preghiere per le strade della capitale. Due i simboli che rappresentavano più efficacemente lo stato d’animo diffuso; la bandiera nera del lutto issata ovunque e l’icona del pugno chiuso, emblema della fermezza contro l’avversario, della prontezza alla battaglia, della certezza nella vittoria.

UNA MISTICA INCARNATA NELLA GIUSTIZIA MONDANA

A Teheran abbiamo respirato una dialettica costante non solo tra intimo raccoglimento edesibizione rituale del lutto, ma anche tra cordoglio e collera, è così infatti che ho scelto di intitolare il mio reportage di quei giorni travolgenti. Lo sciismo non è caratterizzato da quietismo e distacco dai fatti umani, l’anelito mistico è quasi sempre vissuto con passione rivoluzionaria. L’ordine metafisico e cosmico non deve restare un’aspirazione trascendente, ma essere incarnato nella ricerca di giustizia terrena e nel sostegno alle lotte degli oppressi. Questo è l’unico modo per onorare il Divino e abitare con onore la dimensione transeunte. Ogni rivendicazione sul piano storico, ogni invettiva contro la “Coalizione Epstein” nelle piazze di Teheran, è accompagnata da una Sura coranica. La Rivelazione deve elevare l’agire politico, la politica realizzare più che può l’insegnamento del Libro.

Si tratta di una concezionea noi lontana; infatti se è vero chenella tradizione cristianae nel nucleo di tutte le saggezze mistiche troviamo l’elemento di rifiutoascetico del mondo materiale per avvicinarsi alla verità ultramondana,solo nel credo sciita questo elemento è paradossalmente intrecciato con la lotta secolare.

“Non fuggiremo; saremo sepolti in questa stessa terra. Non c'è superpotenza all'infuori di Allah, e non temiamo nessuno se non Allah”, disse Khamenei a gennaio 2026.Il mese successivo sarebbe stato martirizzato.

Affascinante è anche la dottrina dell’ultimo Imam, l’attesa escatologica sciita affine anche alla venuta del Salvatore cristiano e al ritorno del Messia ebraico. Il dodicesimo e ultimo Imam nacque a Samarra nel 869 d.C. e in tenera età si sarebbe ritirato in "occultamento", una condizione di assenza fisica agli occhi del mondo. In questo stato di nascondimento dallo sguardo materiale è Lui a guidare l’umanità che spesso non vede il bene e compie il male. Sul piano escatologico è considerato il Mahd?, il "ben guidato" da Dio, che secondo la tradizione, si manifesterà alla fine dei tempi per ripristinare l’equità sulla Terra.

Quella sciita è una religione ribelle al mondo, dissidente alla sua ingiustizia ontologica, ai suoi rapporti di forza feroci, una fede“eretica”nel cuore pulsante di sé stessa, che nasce dal sacrificio e si fonda sul martirio.

Pensiamo alle parole di sfida e insieme estatiche di Seyyed Hassan Nasrallah[2]: “Quello che vogliamo è solo l’aldilà. Il nostro agire in questo mondo è figlio del dovere e non certo di terrena bramosia. La presente realtà non è in alcun modo la nostra meta. Essa vale per noi quanto la suola di una scarpa o il muco di una capra. La sua effimera insulsa pochezza la lasciamo volentieri a voialtri. Noi apparteniamo all’altro mondo: solo lì è il nostro appagamento”.

L’ISLAMOFOBIA SELETTIVA NELLE MANIPOLAZIONI OCCIDENTALI

Da parte del cosiddetto “Occidente allargato” assistiamo ad un’islamofobia selettiva sempre più incoerente,che dimostra comela sua clava concettuale venga utilizzata a fini politici.Un esempio di questo stridente doppiopesismo lo troviamonel confrontol’Arabia saudita, un alleato sionista e di Washington, il quale al contrario della Repubblica Islamica dell’Iran, non è mai oggetto di critiche sui diritti umani, la questione femminile e le libertà civili. La maggior parte dei media omette in funzione propagandistica filo-atlantista che in Arabia Saudita solo dal 2018 le donne possono guidare le automobili o che solo dal 2019 le cittadine possono ottenere il passaporto, viaggiare all'estero e registrare i figli senza il permesso di un uomo. D’altra parte non si informal’opinione pubblica dell’esteso e altissimo livello di istruzioneraggiunto dalle donne iraniane, ma si parla morbosamente del velo che indossano.

l’Iran èil nemico perfetto per la filosofia islamico-politica che lo anima, la punta di diamante dell’ “Asse della resistenza”,oggi più odiato che mai poiché ha dato un clamoroso schiaffomilitare e morale ad Usa e Israele, una dimostrazione identitaria epocale che non accadeva forse dalla guerra del Vietnam.

Questa diffusa islamofobiala rintracciamo nei media e in espressioni giornalistiche scelte per delegittimare istanze non conformi al sionismo mondiale; come ci spiega Tim Anderson nel suo saggio “Comprendere lo Yemen” il partitoyemenita Ansarallah,non viene mai chiamato dai media occidentali col suo nome ufficiale, ma “ribelli houthi”;una definizione funzionale a suggerire l’immagine di un gruppo tribale, di una sacca di violenti quasi sprovveduti, quando invece il partito è al governo dalla rivoluzione del 2014 (Anchel’Onu, ormai quasi totalmente orientata dal denaro della Casa Bianca, non riconosce il governo Ansarallah). Le sue rivendicazioni politiche nazionali, vengono ridicolizzate e presentate in maniera infantilizzata,indotte in un proxy iraniano privo di una propria fibra politica. Di nuovo dunque l’Iran viene demonizzato, come mostro oscurantista verso i propri giovani e capace di condizionare i cittadini yemeniti e le istanze di Hezbollah in Libano.

VIAGGIARE È SPECCHIARSI NELL’ALTRO

Queste mistificazioni mediatiche e istituzionali da parte dei governi occidentali sono atti di grave offesa anche verso i propri elettori: la costruzione di un nemico “esotico”, spostato sempre un po’ più ad est, serve a nascondere i soprusi e a camuffare le barbarie che i nostri governi esercitano proprio su di noi.

Pensiamo infine ad alcune dichiarazioni irricevibili e surreali da parte di Donald Trump, nel processo di normalizzazione del genocidio palestinese, della guerra all’Iran e dell’islamofobia:il 7 aprile 2026 Trump minacciò così l’intero Iran e i suoi cittadini: "Un'intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile".

Eravamo a Teheran il 7 luglio 2026, proprio quando gli Usa hanno ripreso a bombardare il sud del paese e il presidente Trump ha affermato che gli iraniani sono violenti e che non avrebbe più trattato con loro.Nessuno in quei giorni ci ha fatto sentire in pericolo, se non proprio gli Stati Uniti che avevano ripreso ad attaccare il Sud e la zona di Hormuz.

Ad aprile 2026 Trump affermava che “l’Iran è il regime più violento e pericoloso della terra”.L’Occidente, ormai incapace di riconoscersi, proietta la propria violenzasterminatrice nelle altre culture, mentendo ancora a sé stesso nel proclamarsi“civile e democratico”. Viaggiare forse è allora davvero un modo per conoscere meglio sé stessi specchiandosi nell’Altro e in questa misteriosa realtà.

[2]Il terzo segretario di Hezbollah è stato ucciso dall’esercito israeliano nel settembre del 2024.


Funerali Khamenei: testimonianza di una giornalista indipendente e pellegrina a Teheran

Vi riproponiamo con un nuovo articolo, il reportage "L'Addio a Khamenei: Cordoglio e Collera a Teheran", scritto e girato da Giulia Bertotto che è stata testimone dirette delle grandi folle di Teheran, nei giorni del funerale più numeroso e solenne della storia moderna


Assistere ai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, assassinato da un attacco congiunto israelo-statunitense nel febbraio del 2026 è stata un’esperienza profonda e totalizzante, tragica e al contempo preziosa. Questo omicidio deliberatoè un delitto di esiziale gravità commesso non solo contro una figura politico-religiosa,ma anche contro il suo popolo. Un delitto che solo un’ideologia razzista, arrogante e priva del senso del sacro può commettere.

LA MIA ESPERIENZA COME GIORNALISTA, CITTADINA DEL MONDOE PELLEGRINA SULLA TERRA

Partecipare alle giornate di commemorazione per l’Ayatollah Khamenei è stata innanzitutto un’occasione di altissimo valore professionale,poiché molti colleghi giornalisti spesso scrivono di luoghi che non conoscono e si sperticano in analisi antropologiche su società che non hanno mai incontrato. Un vissuto formativo anche come cittadina attiva politicamente; vedere una tale coesione di popolo mentre in Italia il modello neoliberista è riuscito a dividere i cittadini su ogni questione, in una guerra orizzontale costante studiata per impedirci di cogliere il reale bersaglio politico delle nostre rivendicazioni.

Anche sul piano spiritualeè stata un’esperienza di forte impatto; come afferma il sociologo francese Emmanuel Todd,in Occidente la religione è in stato di “zombieficazione”. La spiritualità nelle folle di Teheran è invece viva e tangibile, focosa e furiosa, dolente ma anche orgogliosa e consapevole di aver lanciato un solenne messaggio al mondo: gli Stati Uniti e Israele, il “grande e il piccolo Satana” come li definiva proprio Khamenei, non sono invincibili. E non lo sono nonostante decenni di sanzioni, tentativi di isolamento e di destabilizzazione imposti fin dalla Rivoluzione Islamica del 1979.

Le grandi esequie dell’Imam Khamenei si sono svolte in una fase storico-politica decisiva e drammatica: a quasi tre anni di genocidio in mondovisione a Gaza, mentre Teheran stupiva il mondo intero assestando una clamorosa sconfitta all’imperialismo trumpiano e al sionismo ormai completamente allo scoperto nel governo Netanyahu. “A Dio piacendo, il cancro del regime usurpatore sionista sarà sradicato per mano del popolo palestinese e delle forze della Resistenza in tutta la regione” annunciava proprio Khamenei il 7 ottobre 2023.

Mentre la nostra delegazione si trova in Iran, ilmondo registra grandi mutamenti: l’Ucraina è ancora logorata dalla guerra per procura di Washington contro la Russia a cui l’Europa obbedisce prona, i Brics crescono economicamente, demograficamente e nella capacità di incidere sugli equilibri di potere globale;al contrario la Nato viene messa in discussione da nuove egemonie, e soprattutto da nuove concezioni della leadership internazionale.

PELLEGRINI E TURISTI, DUE PARADIGMI

Quello a Teheran è stato un viaggio travolgente,nel quale abbiamo ricevuto forme di ospitalità e accoglienza a noi sconosciute. Diametralmente opposti i paradigmi che identificano il turista e il pellegrino. Il turista in “Occidente” deve essere sfruttato, “spennato”, ipnotizzato da città-luna park e poi ricacciato da dove è arrivato. Al pellegrino invece, vieneofferta ogni bevanda sul suo cammino, viene sostenuto fisicamente ed emotivamente durante il percorso che sta affrontando. Il suo incedere non è un accumulo di mete per una vetrina instagrammabile, ma il tragitto contemplativo verso un luogo sacro interiore ed esteriore. Il pellegrino è umano, ma in una condizione ontologica quasi ibrida;il viandante è sospeso tra terra e Cielo, tra il sentiero della propria interiorità e la comunità cerimoniale. Il pellegrino non procede per sé stesso solamente, ma dentro sé stesso e verso la famiglia dei fedeli.

Abbiamo partecipato a questo evento storico solennetra milioni di persone, albe e tramonti di folle travolgenti verso la Grande Mosallapiangente il feretro dell’Imam. Siamo staticommossi da canti, prosternazioni e preghiere per le strade della capitale. Due i simboli che rappresentavano più efficacemente lo stato d’animo diffuso; la bandiera nera del lutto issata ovunque e l’icona del pugno chiuso, emblema della fermezza contro l’avversario, della prontezza alla battaglia, della certezza nella vittoria.

UNA MISTICA INCARNATA NELLA GIUSTIZIA MONDANA

A Teheran abbiamo respirato una dialettica costante non solo tra intimo raccoglimento edesibizione rituale del lutto, ma anche tra cordoglio e collera, è così infatti che ho scelto di intitolare il mio reportage di quei giorni travolgenti. Lo sciismo non è caratterizzato da quietismo e distacco dai fatti umani, l’anelito mistico è quasi sempre vissuto con passione rivoluzionaria. L’ordine metafisico e cosmico non deve restare un’aspirazione trascendente, ma essere incarnato nella ricerca di giustizia terrena e nel sostegno alle lotte degli oppressi. Questo è l’unico modo per onorare il Divino e abitare con onore la dimensione transeunte. Ogni rivendicazione sul piano storico, ogni invettiva contro la “Coalizione Epstein” nelle piazze di Teheran, è accompagnata da una Sura coranica. La Rivelazione deve elevare l’agire politico, la politica realizzare più che può l’insegnamento del Libro.

Si tratta di una concezionea noi lontana; infatti se è vero chenella tradizione cristianae nel nucleo di tutte le saggezze mistiche troviamo l’elemento di rifiutoascetico del mondo materiale per avvicinarsi alla verità ultramondana,solo nel credo sciita questo elemento è paradossalmente intrecciato con la lotta secolare.

“Non fuggiremo; saremo sepolti in questa stessa terra. Non c'è superpotenza all'infuori di Allah, e non temiamo nessuno se non Allah”, disse Khamenei a gennaio 2026.Il mese successivo sarebbe stato martirizzato.

Affascinante è anche la dottrina dell’ultimo Imam, l’attesa escatologica sciita affine anche alla venuta del Salvatore cristiano e al ritorno del Messia ebraico. Il dodicesimo e ultimo Imam nacque a Samarra nel 869 d.C. e in tenera età si sarebbe ritirato in "occultamento", una condizione di assenza fisica agli occhi del mondo. In questo stato di nascondimento dallo sguardo materiale è Lui a guidare l’umanità che spesso non vede il bene e compie il male. Sul piano escatologico è considerato il Mahd?, il "ben guidato" da Dio, che secondo la tradizione, si manifesterà alla fine dei tempi per ripristinare l’equità sulla Terra.

Quella sciita è una religione ribelle al mondo, dissidente alla sua ingiustizia ontologica, ai suoi rapporti di forza feroci, una fede“eretica”nel cuore pulsante di sé stessa, che nasce dal sacrificio e si fonda sul martirio.

Pensiamo alle parole di sfida e insieme estatiche di Seyyed Hassan Nasrallah[2]: “Quello che vogliamo è solo l’aldilà. Il nostro agire in questo mondo è figlio del dovere e non certo di terrena bramosia. La presente realtà non è in alcun modo la nostra meta. Essa vale per noi quanto la suola di una scarpa o il muco di una capra. La sua effimera insulsa pochezza la lasciamo volentieri a voialtri. Noi apparteniamo all’altro mondo: solo lì è il nostro appagamento”.

L’ISLAMOFOBIA SELETTIVA NELLE MANIPOLAZIONI OCCIDENTALI

Da parte del cosiddetto “Occidente allargato” assistiamo ad un’islamofobia selettiva sempre più incoerente,che dimostra comela sua clava concettuale venga utilizzata a fini politici.Un esempio di questo stridente doppiopesismo lo troviamonel confrontol’Arabia saudita, un alleato sionista e di Washington, il quale al contrario della Repubblica Islamica dell’Iran, non è mai oggetto di critiche sui diritti umani, la questione femminile e le libertà civili. La maggior parte dei media omette in funzione propagandistica filo-atlantista che in Arabia Saudita solo dal 2018 le donne possono guidare le automobili o che solo dal 2019 le cittadine possono ottenere il passaporto, viaggiare all'estero e registrare i figli senza il permesso di un uomo. D’altra parte non si informal’opinione pubblica dell’esteso e altissimo livello di istruzioneraggiunto dalle donne iraniane, ma si parla morbosamente del velo che indossano.

l’Iran èil nemico perfetto per la filosofia islamico-politica che lo anima, la punta di diamante dell’ “Asse della resistenza”,oggi più odiato che mai poiché ha dato un clamoroso schiaffomilitare e morale ad Usa e Israele, una dimostrazione identitaria epocale che non accadeva forse dalla guerra del Vietnam.

Questa diffusa islamofobiala rintracciamo nei media e in espressioni giornalistiche scelte per delegittimare istanze non conformi al sionismo mondiale; come ci spiega Tim Anderson nel suo saggio “Comprendere lo Yemen” il partitoyemenita Ansarallah,non viene mai chiamato dai media occidentali col suo nome ufficiale, ma “ribelli houthi”;una definizione funzionale a suggerire l’immagine di un gruppo tribale, di una sacca di violenti quasi sprovveduti, quando invece il partito è al governo dalla rivoluzione del 2014 (Anchel’Onu, ormai quasi totalmente orientata dal denaro della Casa Bianca, non riconosce il governo Ansarallah). Le sue rivendicazioni politiche nazionali, vengono ridicolizzate e presentate in maniera infantilizzata,indotte in un proxy iraniano privo di una propria fibra politica. Di nuovo dunque l’Iran viene demonizzato, come mostro oscurantista verso i propri giovani e capace di condizionare i cittadini yemeniti e le istanze di Hezbollah in Libano.

VIAGGIARE È SPECCHIARSI NELL’ALTRO

Queste mistificazioni mediatiche e istituzionali da parte dei governi occidentali sono atti di grave offesa anche verso i propri elettori: la costruzione di un nemico “esotico”, spostato sempre un po’ più ad est, serve a nascondere i soprusi e a camuffare le barbarie che i nostri governi esercitano proprio su di noi.

Pensiamo infine ad alcune dichiarazioni irricevibili e surreali da parte di Donald Trump, nel processo di normalizzazione del genocidio palestinese, della guerra all’Iran e dell’islamofobia:il 7 aprile 2026 Trump minacciò così l’intero Iran e i suoi cittadini: "Un'intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile".

Eravamo a Teheran il 7 luglio 2026, proprio quando gli Usa hanno ripreso a bombardare il sud del paese e il presidente Trump ha affermato che gli iraniani sono violenti e che non avrebbe più trattato con loro.Nessuno in quei giorni ci ha fatto sentire in pericolo, se non proprio gli Stati Uniti che avevano ripreso ad attaccare il Sud e la zona di Hormuz.

Ad aprile 2026 Trump affermava che “l’Iran è il regime più violento e pericoloso della terra”.L’Occidente, ormai incapace di riconoscersi, proietta la propria violenzasterminatrice nelle altre culture, mentendo ancora a sé stesso nel proclamarsi“civile e democratico”. Viaggiare forse è allora davvero un modo per conoscere meglio sé stessi specchiandosi nell’Altro e in questa misteriosa realtà.

[2]Il terzo segretario di Hezbollah è stato ucciso dall’esercito israeliano nel settembre del 2024.


Iran, Zio Filippo: "L'Italia mobilita l'esercito contro i suoi cittadini, Teheran li arma contro gli Usa"

Oggi 20 ottobre è il triste anniversario della Strage di Gorla del 1944, quando bombardieri americani sganciarono una bomba su Milano. L'ordigno esplose dentro una scuola elementare uccidendo 184 bambini. Un episodio trascurato nei libri di storia perché anche la memoria è soggetta alla narrazione di chi impone la propria egemonia. Ne abbiamo parlato con Zio Filippo, misterioso attivista italo iraniano che si presenta al pubblico nei panni di un rettile blu, creatura a sangue freddo ma con un cuore caldo per gli eventi geopolitici. La sua ultima canzone è "Gorla Minab Gaza" che commemora questo episodio negli elementi comuni con il massacro della scuola iraniana di Minab e le innumerevoli aule palestinesi bombardate. 

Abbiamo chiesto a Zio Filippo quali notizie arrivano di prima mano dall'Iran; le autorità stanno mobilitando l'esercito civile, abbiamo visto immagini di donne volontarie che imbracciano fucili durante lo svolgimento delle esercitazioni. Qualcosa che manda in tilt la visione orientalista, ossessionata dall'immagine del velo femminile, che dipinge la figura femminile iraniana limitata dalla Repubblica Islamica all'unico ruolo di moglie e madre. Così, mentre il ministro Crosetto decide di mandare i militari contro i manifestanti, Teheran arma i propri cittadini contro gli Stati Uniti.

Intanto Aluf Amos Yadlin, ex generale dell'aeronautica militare israeliana, già addetto militare dell’esercito sionista a Washington e capo della Direzione dell'intelligence militare del regime di Tel Aviv ha affermato: “Nella guerra dei quaranta giorni, la Repubblica Islamica avrebbe dovuto essere rovesciata attuando quattro piani, tra cui i modelli siriano e venezuelano, e scatenando rivolte di piazza, ecc., ma questi piani sono tutti falliti! Netanyahu si era illuso e il suo piano irrealistico e fantasioso di rovesciare la Repubblica Islamica è fallito". Anche da queste parole comprendiamo il momento epocale nel quale ci troviamo, l'Iran sta cambiando i rapporti di forza dell'Asia Occidentale.

"Mai nella nostra storia Iran e Russia hanno collaborato così strettamente come ora". Lo ha scritto in un post su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in seguito ai colloqui avuti a Teheran con il suo omologo russo Lavrov. Abbiamo commentato con Zio Filippo anche questa importante dichiarazione da parte di Teheran.

E ancora, chi vincerà alle elezioni del 27 ottobre in Israele? Il segretario della difesa Usa ha chiamato Netanyahu per dare al Primo ministro dello stato occupante e ricercato internazionale per crimini di guerra, tutto il suo appoggio: “Avrai una vittoria strepitosa” gli ha assicurato. Ciò che è certo è che Netanyahu è solo il culmine criminale del sionismo, ma non è lui la causa profonda del primo genocidio in diretta mondiale. Lo è l’antica e perniciosa ideologia sionista.

Guerra in Iran, Zio Filippo: "L'Italia mobilita l'esercito contro i manifestanti, l'Iran arma i suoi cittadini contro gli Usa"

Oggi 24 ottobre è il triste anniversario della Strage di Gorla del 1944, quando bombardieri americani sganciarono una bomba su Milano. L'ordigno esplose dentro una scuola elementare uccidendo 184 bambini. Un episodio trascurato nei libri di storia perché anche la memoria è soggetta alla narrazione di chi impone la propria egemonia. Ne abbiamo parlato con Zio Filippo, misterioso attivista italo iraniano che si presenta al pubblico nei panni di un rettile blu, creatura a sangue freddo ma con un cuore caldo per gli eventi geopolitici. La sua ultima canzone è "Gorla Minab Gaza" che commemora questo episodio negli elementi comuni con il massacro della scuola iraniana di Minab e le innumerevoli aule palestinesi bombardate. 

Abbiamo chiesto a Zio Filippo quali notizie arrivano di prima mano dall'Iran; le autorità stanno mobilitando l'esercito civile, abbiamo visto immagini di donne volontarie che imbracciano fucili durante lo svolgimento delle esercitazioni. Qualcosa che manda in tilt la visione orientalista, ossessionata dall'immagine del velo femminile, che dipinge la figura femminile iraniana limitata dalla Repubblica Islamica all'unico ruolo di moglie e madre. Così, mentre il ministro Crosetto decide di mandare i militari contro i manifestanti, Teheran arma i propri cittadini contro gli Stati Uniti.

Intanto Aluf Amos Yadlin, ex generale dell'aeronautica militare israeliana, già addetto militare dell’esercito sionista a Washington e capo della Direzione dell'intelligence militare del regime di Tel Aviv ha affermato: “Nella guerra dei quaranta giorni, la Repubblica Islamica avrebbe dovuto essere rovesciata attuando quattro piani, tra cui i modelli siriano e venezuelano, e scatenando rivolte di piazza, ecc., ma questi piani sono tutti falliti! Netanyahu si era illuso e il suo piano irrealistico e fantasioso di rovesciare la Repubblica Islamica è fallito". Anche da queste parole comprendiamo il momento epocale nel quale ci troviamo, l'Iran sta cambiando i rapporti di forza dell'Asia Occidentale.

"Mai nella nostra storia Iran e Russia hanno collaborato così strettamente come ora". Lo ha scritto in un post su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in seguito ai colloqui avuti a Teheran con il suo omologo russo Lavrov. Abbiamo commentato con Zio Filippo anche questa importante dichiarazione da parte di Teheran.

E ancora, chi vincerà alle elezioni del 27 settembre in Israele? Il segretario della difesa Usa ha chiamato Netanyahu per dare al Primo ministro dello stato occupante e ricercato internazionale per crimini di guerra, tutto il suo appoggio: “Avrai una vittoria strepitosa” gli ha assicurato. Ciò che è certo è che Netanyahu è solo il culmine criminale del sionismo, ma non è lui la causa profonda del primo genocidio in diretta mondiale. Lo è l’antica e perniciosa ideologia sionista.

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