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?ENTRO IL 2030 UOMO DOVE SEI? | TG 10.9.26

– Sochi, la guerra arriva in spiaggia di Jeff Hoffman
– Nuovo ponte tra Russia e Corea del Nord di Ivan Bodyan
– USA e Israele strigliano Londra di Gionata Chatillard
– Bab al Mandeb cambia padrone? di Jeff Hoffman
– Hormuz, l’assedio che dura dal 1979 di Jeff Hoffman
– Il Pakistan nucleare in appalto a Riad di Jeff Hoffman
– India e Marocco stringono sulla difesa di Ivan Bodyan
– Algeria rompe con EAU, Italia tra due fuochi di Margherita Furlan
– Energia, progetto marocchino-portoghese di Ivan Bodyan
– Ricercatore Anthropic: “L’IA può ucciderci entro il 2030” di Ivan Bodyan
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi

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Domenica 13 tutti a Roma

Domenica festeggiamo il compleanno di Disconnessi, a Roma dalle 10:00 alle 19:00 in Via del Casale di San Nicola 150, zona Olgiata, Roma. Dodici mesi fa nasceva una testata indipendente che ha scelto di raccontare la transizione digitale dal punto di vista di chi la subisce. Un anno di inchieste, controinformazione e battaglie: dall’euro digitale al riconoscimento facciale, dalle antenne 5G all’intelligenza artificiale che riscrive la storia. Con un impegno dichiarato in prima pagina: articoli scritti da esseri umani, senza intelligenza artificiale.

? A Casa del Sole TV il racconto di questo primo anno e la presentazione della festa di compleanno.

Affrontiamo insieme:
▪ Perché un giornale cartaceo nell’epoca dello schermo
▪ L’euro digitale e l’iniziativa costituzionale per difendere il contante
▪ Sorveglianza urbana, sensori, riconoscimento facciale: la città che ti guarda
▪ Adolescenti, social e salute mentale: quando la rete fa male davvero
▪ Transumanesimo, corpo ibrido e la nuova élite tecno-globalista
▪ Luddismo, disconnessione, diritto alla vita analogica

? LA FESTA DI COMPLEANNO
Domenica 13 settembre 2026, dalle 10:00 alle 19:00
Via del Casale di San Nicola 150, zona Olgiata, Roma
Tavola rotonda, confronto politico sulla transizione digitale, laboratorio sull’elettrosmog, cabaret, musica dal vivo e taglio della torta.
Ingresso libero a offerta consapevole e disconnessa.
Programma completo: oasisana.com

? LA TESTATA
Giornale online: il 1° e il 15 di ogni mese
Rivista cartacea mensile «De-Tech», in abbonamento e in edicola
shop.disconnessi.info | disconnessi.info

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Domenica 13 tutti a Roma

Domenica festeggiamo il compleanno di Disconnessi, a Roma dalle 10:00 alle 19:00 in Via del Casale di San Nicola 150, zona Olgiata, Roma. Dodici mesi fa nasceva una testata indipendente che ha scelto di raccontare la transizione digitale dal punto di vista di chi la subisce. Un anno di inchieste, controinformazione e battaglie: dall’euro digitale al riconoscimento facciale, dalle antenne 5G all’intelligenza artificiale che riscrive la storia. Con un impegno dichiarato in prima pagina: articoli scritti da esseri umani, senza intelligenza artificiale.

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Medici con le valigie: come frenare la fuga?

I giovani medici vorrebbero restare in Italia. Ma per trattenerli in patria non conta solo lo stipendio. Contano anche le condizioni di lavoro: carichi e turni, stabilità contrattuale e opportunità di ricerca, formazione e crescita professionale.

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Nella globalizzazione il sovrano è spuntato

Inflazione, tassi d’interesse, crescita, debito pubblico e privato sono oggi sotto l’influenza dei mercati globali e spesso sfuggono al controllo delle autorità di politica economica nazionale. Una ragione in più per rafforzare la cooperazione internazionale.

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?MOSCA NON CREDE ALLE LACRIME | LEVANTE LIVE

? OSPITI Aleksandr Ibragimov, in diretta da Mosca. Rettore della Scuola del Buon Senso, PhD in scienze filologiche. Linguista, psicologo, scrittore, sceneggiatore. Membro dell’Unione degli Scrittori Russi. La voce dall’interno del mondo russo. Moni Ovadia, attore, scrittore, voce ebraica critica del sionismo. Conduce Margherita Furlan.

? IL FILM, LA CHIAVE Nel 1980 Vladimir Men’šov raccontava tre donne che arrivano a Mosca dalla provincia e imparano, a caro prezzo, che la città non concede nulla a chi piange: bisogna decidere, agire, resistere. Il film vinse l’Oscar e divenne un proverbio politico. Quarantasei anni dopo quella frase torna attuale. Mosca non crede alle lacrime di Kiev né a quelle di Bruxelles, e attende il proprio calendario: le elezioni della Duma del 18-20 settembre, dopo le quali, secondo quanto gli inviati americani hanno riferito agli europei, il Cremlino sarebbe disposto a riaprire il negoziato. Intanto l’Europa apprende delle trattative per telefono, da Washington.

? L’ALTRO FRONTE Sul fronte mediorientale l’Occidente si spacca. Dodici Paesi (Regno Unito, Francia, Spagna, Canada, Norvegia, Irlanda, Portogallo, Polonia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda) hanno detto no a Israele e vietano i prodotti delle colonie in Cisgiordania, con Belgio e Paesi Bassi già sulla stessa linea. Roma e Berlino restano fuori. Tajani si ripara dietro l’unanimità europea, la Germania dietro la propria storia. Tel Aviv risponde con la minaccia di chiudere il consolato britannico a Gerusalemme. A Levante questa sera, mercoledì 9 settembre 2026, due crisi che raccontano lo stesso vuoto: l’assenza dell’Europa dai luoghi in cui si decide.

? AFFRONTIAMO INSIEME Come si vede da Mosca la guerra alla vigilia del voto per la Duma e quanto pesa davvero l’economia russa sulla disponibilità a trattare. Cosa resta della missione Witkoff-Kushner e di un negoziato che passa sopra la testa dell’Europa. La frattura tra i dodici e Roma-Berlino sulle sanzioni alle colonie. Il senso di un’Italia che si dice contraria agli insediamenti e poi non firma.

? LIBRI DELL’OSPITE Moni Ovadia, Un ebreo contro, Edizioni Gruppo Abele, 2021. Moni Ovadia, Perché no? L’ebreo corrosivo, La nave di Teseo, 2016.

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Nel 2022 il nostro paese pagava 65 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico, su un totale di interessi pagato dai 27 di 270 miliardi. Nel 2026 l’Italia pagherà 104 miliardi di interessi su 380 miliardi pagati dall’Unione europea.

L’insostenibilità del capitalismo finanziario. Nel 2022 il nostro paese pagava 65 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico,nel 2026 l’Italia pagherà 104 miliardi di interessi su 380 miliardi pagati dall’Unione europea. 

Da Luigi il 2026-09-09 19:21

https://www.facebook.com/alessandro.volpi.5?locale=it_IT

 

L’insostenibilità del capitalismo finanziario.
Il debito globale, pubblico e privato, ha raggiunto il livello record di 353 mila miliardi di dollari con la previsione di superare i 370 mila miliardi entro la fine del 2026, circa il 310% del pil mondiale.
A spingerlo sono stati soprattutto gli Stati Uniti e due settori costituiti dall’intelligenza artificiale e dal riarmo.
Questo gigantesco debito ha contribuito in maniera decisiva ad alimentare la bolla finanziaria che solo nel listino S&P si avvicina a 80 mila miliardi di dollari.
La considerazione che sorge spontanea è semplice. Ma chi potrà mai restituire – tra Stati e privati – un debito così infinito, che matura circa 17 mila miliardi di interessi, pari al 16% del pil mondiale?
Chi potrà garantire la tenuta di una bolla finanziaria che si regge su un debito di fatto già insostenibile?
E’ chiaro che questo modello è finito e la corsa ad Intelligenza artificiale e riarmo sono l’ultimo approdo disperato di una finanziarizzazione che ha indebitato il pianeta in modo radicalmente tossico.
Per disintossicarci dobbiamo smontare, pezzo per pezzo, la costruzione finanziaria che sta governando le nostre vite.
C’è un dato che vorrei sottolineare che deriva dal combinato disposto della pessima politica UE, delle logiche perverse della BCE e dell’azione del governo Meloni.
Politiche monetarie restrittive, riarmo e volontà convinta di non tassare i ricchi hanno, nel caso italiano quasi raddoppiato la spesa per interessi sulle spalle dei contribuenti.
Non male. Continuiamo così.
C’è poco da celebrare.
Sul governo più longevo della storia repubblica si potrebbero fare molte considerazioni critiche. Io mi limito qui a due.
Mentre la narrazione governativa si è spesso arroccata dietro la tenuta dello spread come sintomo di una acquisita stabilità finanziaria, la realtà economica dell’era Meloni restituisce un bilancio molto pesante sul fronte del costo del denaro, trasformando il servizio del debito pubblico in una voragine che sottrae ossigeno vitale a sanità, scuola e investimenti produttivi.
Se nel 2022 l’Italia destinava circa 83 miliardi di euro al pagamento degli interessi, la soglia psicologica e finanziaria dei 100 miliardi è stata ampiamente superata nel corso del 2026, attestandosi su una cifra vicina ai 104 miliardi annui.
Si tratta di un incremento secco di oltre 20 miliardi di euro ogni dodici mesi che è destinato a crescere per il peso degli attuali rendimenti dei titoli di Stato, peraltro sempre più posseduti dai grandi fondi finanziari Usa.
Non aver affrontato la necessità di una tassazione sugli extra profitti, né quella di una eliminazione dei regimi fiscali di privilegio, che anzi sono aumentati, e tantomeno di una imposizione sulle grandi ricchezze, unite ad una proliferazione dei bonus, ha obbligato il governo Meloni ad un aumento del debito, ormai a 3200 miliardi di euro, su cui è necessario pagare interessi folli.
Parallelamente a questo dissanguamento pubblico, l’esecutivo ha assistito quasi inerme allo stritolamento del ceto medio attraverso l’esplosione dei costi dei mutui, ignorando il dramma di milioni di famiglie che hanno visto le rate mensili del tasso variabile passare da una media di 500 euro del 2022 agli oltre 850 euro registrati nell’agosto del 2026, con un aumento del carico finanziario che ha superato il 70%.
L’impatto non ha risparmiato nemmeno le nuove generazioni e chi cercava la sicurezza del tasso fisso, con le nuove stipule passate da un agevole 1,5% a punte vicine al 4%, rendendo l’acquisto della prima casa un privilegio proibitivo e di fatto paralizzando la mobilità sociale.
Anche questo è avvenuto mentre i profitti delle banche esplodevano e l’azione del governo più longevo si è limitata a chiedere alle banche stesse un timido anticipo delle imposte future.
Facciamo festa.

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L’UE fa fatica a rinunciare all’energia russa

Gli sforzi dell’Unione Europea intrapresi per rendersi indipendente dal petrolio e dal gas della Russia non sono sufficienti. Come riporta Reuters citando esperti, lungo questo percorso sono stati incontrati diversi ostacoli ed il blocco dei 27 Paesi si avvia verso l’inverno con riserve di gas insolitamente basse.

Nel rapporto della la Corte dei conti europea viene riportato che l’UE non sta investendo a sufficienza per raggiungere i propri obiettivi: sostituire completamente l’energia russa con fonti di combustibili fossili diversificate, implementare le energie rinnovabili e sviluppare le infrastrutture.

Il piano dell’UE per eliminare gradualmente l’energia russa sta “vacillando proprio mentre la sicurezza energetica dell’Europa deve affrontare nuove minacce derivanti dall’instabilità in Medio Oriente”. I livelli delle risorse di gas stoccato nell’UE si attestano appena al 67%, rispetto all’80% registrato nello stesso periodo dell’anno scorso.

Gli analisti avvertono che ciò potrebbe portare a un forte aumento dei prezzi durante l’inverno, soprattutto considerando che l’UE ha in programma di vietare tutte le importazioni di GNL russo a partire dal 1° gennaio 2027.

La Commissione Europea aveva inizialmente stimato che l’attuazione del piano per porre fine alla dipendenza dall’energia russa avrebbe richiesto investimenti per 300 miliardi di euro, mentre finora i Paesi ne sono stati stanziati solo 54,3.

https://t.me/vn_rangeloni

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