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Energia e competitività. Quale menù per il prossimo Consiglio europeo

Sono quattro gli argomenti che verranno trattati nel prossimo Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre: competitività, energia, guerre, migranti. Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever chiedono ad António Costa, in vista del Consiglio, di assumere una serie di iniziative concrete. Troppo forti le preoccupazioni dei singoli paesi sulla situazione internazionale che impatta sulle economie, oltre al fatto che esiste l’esigenza reale di tutta l’Ue di vedere un’accelerazione su comparti nevralgici come la competitività e su una crisi dagli esiti ancora incerti, come quella energetica legata alla situazione nel golfo.

Nella missiva rivolta al Presidente del Consiglio europeo, il Presidente del Consiglio, il Cancelliere tedesco e il Primo Ministro belga, dopo la riunione del gruppo informale degli “Amici della competitività” della scorsa settimana, invitano a approfondire tre strade. Ovvero: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di ‘reporting’ Ue, soprattutto per le Pmi. Inoltre si fa specifico riferimento al collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale.

Il tema energetico è connesso alla cosiddetta tabella di marcia “One Europe, One Market” agli elevati prezzi dell’energia e agli squilibri macroeconomici globali, in particolare con la Cina. Si attendono a questo proposito “misure a breve termine”, come ad esempio la possibilità che il Consiglio europeo chieda alla Commissione di presentare ulteriori misure senza dimenticare la connessione con il macro tema dei rapporti con la Cina, visto e considerato che la scorsa settimana nella plenaria di Strasburgo è stata votata una risoluzione che inasprisce i meccanismi di difesa delle industrie europee rispetto all’invasività di super players esterni. Al secondo posto delle analisi ci sarà il cosiddetto dossier “difesa e sicurezza” legato a tre criticità: gli attacchi ibridi russi in Europa e la relativa risposta dell’Ue, la situazione in Medio Oriente con lo status quo in Libano, Iran, Gaza e Cisgiordania, e la criticità nello Yemen, dove la situazione “si è estesa e aggravata”.

Ma non è tutto, perché il consiglio analizzerà anche il dossier migranti e la gestione delle crisi migratorie nella consapevolezza che, come ammesso da un funzionario Ue, “il numero di ingressi irregolari nell’Ue è in costante calo da cinque anni cosa che dimostra che le misure adottate dall’Unione per contrastare tali ingressi sono efficaci e stanno funzionando”. Infine il tema dell’allargamento e delle riforme, con particolare attenzione al Montenegro, che è l’unico candidato che vede vicino il traguardo visto che il relativo trattato di adesione è in fase di elaborazione. Andranno quindi valutate le clausole di salvaguardia con le relative conseguenze.

A proposito di bilanci e prossimo Quadro finanziario pluriennale va segnalata la posizione della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola secondo cui “non possiamo fare di più con meno, se vogliamo che l’Europa ottenga risultati concreti, deve disporre del necessario sostegno finanziario”, per cui “dobbiamo garantire che le priorità che stiamo realizzando – quelle che i cittadini ci chiedono di portare avanti – siano accompagnate dai finanziamenti adeguati”.

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Chi comanda nel Mar Nero e perché l’Ue è ancora in ritardo

Dalla crisi del grano alle petroliere colpite: il mar Nero sempre più terreno (acque) di scontro tra fazioni, ma con una differenza rispetto al passato. Gli Usa hanno progressivamente abbandonato il controllo e il monitoraggio di quell’area, che resta quindi sulle spalle dell’Europa. Sarà in grado l’Ue di controllarla? Al momento pare di no. Ieri intanto altre due navi sono state colpite.

Droni in libertà

Gli attacchi con i droni nel Mar Nero sono inaccettabili: queste le parole di von der Leyen, presidente della Commissione europea. Si tratta di interventi portati contro navi mercantili vicino alle coste bulgare: «Il Mar Nero è diventato un altro fronte di escalation della guerra russa in Ucraina. Questo è inaccettabile. I responsabili devono essere chiamati a risponderne», ha dichiarato. Ma prima occorre organizzare un’azione di controllo completo del mare in questione. Pochi giorni fa una nave mercantile di proprietà turca che trasportava grano ucraino è affondata al largo delle coste rumene dopo un attacco, verosimilmente di droni russi.

I mancati risultati

Da mesi si è riacceso il dibattito sulla capacità dell’Europa di proteggere la navigazione e le infrastrutture critiche nel Mar Nero, ma dopo il lancio da parte dell’Ue di una strategia per rafforzare la sicurezza nella regione, nel maggio dello scorso anno, i risultati non si sono ancora visti. Il centro di sicurezza marittima del Mar Nero, finalizzato, tra le altre attività, a coordinare il supporto e a rafforzare la cooperazione tra le guardie costiere, non riesce ad incidere, visto che i droni avversari colpiscono indisturbati.

Molto preoccupata la Romania che da anni sta sollecitando Ue e Nato ad accelerare una serie di interventi di sicurezza specifici per il Mar Nero. Per questa ragione Bucarest ha sostenuto l’adozione del Black Sea Security Act da parte del Congresso degli Stati Uniti nel 2023. Ma proprio le forze armate americane hanno effettuato una sorta di disimpegno dal Mar Nero. E oggi l’Ue, che di tale decisione aveva avuto non poche avvisaglie, si ritrova in forte ritardo.

Chi comanda nel Mar Nero?

Ma non c’è solo la Russia ad operare nel Mar Nero, anche la Cina sta rafforzando la sua influenza nella regione costruendo ad esempio l’imponente porto di Anaklia in Georgia, nell’ambito della sua iniziativa “Belt and Road”. Proprio al fine di bilanciare l’influenza russa, Pechino ha stretto accordi di partenariato strategico e regimi di viaggio senza visto con Georgia e Azerbaijan. Inoltre le apparecchiature Huawei e ZTE sono diffuse nell’infrastruttura di telecomunicazioni georgiana, con appalti che si estendono ai servizi digitali e ai sistemi di sorveglianza.

Ma mentre la Romania ha visto diminuire la quota di componenti cinesi nella sua infrastruttura di telecomunicazioni, la Bulgaria continua ad avere una vasta rete made in Cina.

Di fatto Xi ha una propria sfera di influenza sul Mar Nero. Come se ne esce? Guardando ad altri partner. Quando Ankara ha aderito alla Convenzione di Montreux, che impedisce alle navi militari di entrare nella regione del Mar Nero in tempo di guerra, ha determinato un effetto: stemperare le ambizioni della Russia. Quindi la Turchia, in quanto attore chiave nel Mar Nero, resta un partner vitale per quell’Ue che, ad oggi, non riesce ad incidere in quelle acque.

 

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