❌

Reading view

Il Patto della Mecca è fine dell’egemonia USA in Medio Oriente

Non penso di esagerare dicendo che questo è veramente il colpo  finalew a gli Stati Unitigli Stati Uniti: l’Arabia Saudita è appena entrata in un’alleanza simile alla NATO con il Pakistan, per cui “qualsiasi attacco a uno dei due paesi è un attacco a entrambi”.

Il simbolismo è straordinario: l’Arabia Saudita era in molti modi IL caso emblematico degli stati clienti degli Stati Uniti. Se loro non si fidano più delle garanzie di sicurezza americane, perché dovrebbero farlo gli altri? E naturalmente il fatto che questo sia realmente accaduto e non sia stato impedito dagli Stati Uniti è di per sé immensamente rivelatore. Questo ha così tante altre conseguenze che è quasi troppo da comprendere: –

Primo, significa che l’Arabia Saudita beneficia ora della deterrenza nucleare del Pakistan (e l’accordo include il nucleare: un alto funzionario saudita ha detto ad Al Jazeera che “si tratta di un accordo difensivo completo che comprende tutti i mezzi militari”, aljazeera.com/news/2025/9/17). Che significa che ora abbiamo ufficialmente due blocchi supportati dal nucleare in Medio Oriente: Stati Uniti-Israele contro Pakistan-Arabia Saudita. Inoltre, il Pakistan rifiuta esplicitamente una dottrina di “no first use” – il che significa che l’Arabia Saudita ha ora un protettore disposto a usare armi nucleari in modo preventivo. – Dato che l’81% delle importazioni di armi del Pakistan proviene dalla Cina (scmp.com/news/china/mil), significa anche che l’Arabia Saudita si è appena allineata indirettamente con il complesso militare-industriale cinese – Questo estende di fatto il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC) fino al Golfo Persico, protetto da armi nucleari pakistane e tecnologia militare cinese – creando un corridoio energetico sicuro dal Medio Oriente alla Cina che aggira completamente lo Stretto di Malacca –

Il tempismo è probabilmente tutt’altro che casuale, solo pochi giorni dopo l’attacco di Israele al Qatar, la prova ultima dell’inutilità della protezione statunitense. – Altri stati del Golfo, e probabilmente a tempo debito altri paesi “protetti” dagli Stati Uniti, esploreranno modelli comparabili nei prossimi mesi. Di fatto, questo potrebbe portare a un collasso a cascata del sistema di alleanze globali statunitense, portando a un intero nuovo sistema internazionale in cui le potenze nucleari regionali diventano fornitori di sicurezza. – Difficile vedere come questo non uccida permanentemente qualsiasi chance di normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita: il Pakistan non riconosce Israele né e con questa alleanza i sauditi ora possono resistere alla pressione statunitense dato che non dipendono più esclusivamente da loro per la loro difesa – Mette l’India in una posizione estremamente difficile: il suo arcinemico è appena diventato il garante di sicurezza per uno dei suoi principali fornitori di energia – Questo uccide indubbiamente l’IMEC (Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa), la strategia di punta dell’amministrazione Biden per contrastare la Belt and Road della Cina, che avrebbe dovuto collegare l’India all’Europa via Arabia Saudita – C’è anche un aspetto monetario: questo è un altro chiodo nella bara del sistema del petrodollaro (un accordo per prezzare il petrolio esclusivamente in USD in cambio di protezione statunitense). L’Arabia Saudita è ora molto più flessibile nel prezzare il petrolio nella valuta che desidera E questo è solo ciò che è immediatamente visibile. Come parola finale: se qualcuno aveva ancora dubbi sul fatto che fossimo ora in un mondo multipolare, quel dibattito è ora chiuso per sempre. Il dominio globale americano non esiste più.

L'articolo Il Patto della Mecca è fine dell’egemonia USA in Medio Oriente proviene da Blondet & Friends.

  •  

Sui temi etici, “FUTURO NAZIONALE” (Vannacci) è il primo partito Pro-Life d’Italia

È scritto nero su bianco sul programma. Il partito di Roberto Vannacci è il primo, completamente pro life e contrario all’ aborto.

Via le unioni civili, il matrimonio torna l’ unico istituto di coppia e le adozioni solo per le famiglie con padre e madre.
Per provare a invertire la crisi delle nascite, deroga al Patto di Stabilità europeo, che permetta di spendere in natalità prima di pensare a Green deal e riarmo.

«Il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico», afferma Vannacci.

Il programma propone quindi l’abrogazione delle unioni civili e indica nella famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna il modello da sostenere, con politiche fiscali e abitative, asili nido e congedi.

Futuro Nazionale è il primo partito anti abortista italiano: «L’aborto non è un diritto», le associazioni pro-vita devono entrare nei consultori. Il concepito viene ricoverato «come soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati» già durante la gravidanza.

Il posizionamento politico è quello del Movimento statunitense MAGA, che ha una posizione netta, a tutela della vita dal concepimento alla fine naturale, in linea con la dottrina sociale della Chiesa Cattolica.

È, dunque, un orizzonte valoriale del partito di stampo tradizionalista e conservatore. Chiaramente, il problema rimane l’ attuabilità, in un Parlamento liberale e Dem. Si tratterà di una sfida esplicita per tutti i partiti di centrodestra, che partecipano attivamente al Family Day o lo sostengono, che guarda ai Repubblicani USA, vincitori nel 2025 con un progetto assolutamente pro Life.
[24/08/2026 20:47] Maurizio Blondet: 🇷🇺 LA RUSSIA CHE PIACEVA ALL’OCCIDENTE: DEBOLE, SVENDUTA E CON GLI OLIGARCHI EBREI AL COMANDO

Cominciamo da un dettaglio che spesso viene accuratamente aggirato

SÌ: UNA PARTE MOLTO CONSISTENTE DEI GRANDI OLIGARCHI RUSSI DEGLI ANNI NOVANTA ERA DI ORIGINE EBRAICA

Non uno
Non due

Secondo la ricostruzione dello storico Yuri Slezkine, sei dei sette principali oligarchi della Russia di quegli anni avevano origini ebraiche: tra loro Boris Berezovsky, Vladimir Gusinsky, Mikhail Khodorkovsky, Mikhail Fridman, Alexander Smolensky e Petr Aven

È un dato storico

E un dato storico non diventa proibito soltanto perché qualcuno teme che possa essere utilizzato male

Ma attenzione: questo NON significa che «gli ebrei conquistarono la Russia»

Significa semplicemente che, nella ristrettissima élite economica che acquistò un potere gigantesco durante la dissoluzione dell’economia sovietica, gli uomini d’affari di origine ebraica erano fortemente sovrarappresentati

Nasconderlo sarebbe sciocco quanto trasformarlo in una teoria razziale

Il problema non era la loro religione

Il problema era IL POTERE CHE AVEVANO CONQUISTATO

E qui comincia la parte davvero interessante

Dopo il crollo dell’URSS, la Russia di Boris Eltsin fu sottoposta a una privatizzazione selvaggia

Industrie
Petrolio
Metalli
Banche
Media
Materie prime

Una quantità immensa di patrimonio pubblico passò nelle mani di pochissimi uomini

Il sistema più famoso fu quello dei “LOANS FOR SHARES”

Lo Stato russo consegnava partecipazioni in alcune delle sue aziende più preziose come garanzia di prestiti concessi dalle banche private

E adesso arriva la parte meravigliosa

Le banche che organizzavano alcune delle aste erano spesso collegate agli stessi gruppi che poi vincevano le aste

Persino il Fondo Monetario Internazionale avrebbe successivamente riconosciuto che quelle procedure furono non trasparenti, che i prezzi ottenuti erano bassissimi e che il sistema generò diffuse accuse di corruzione e clientelismo

In sei aste su dodici vinse addirittura la banca che gestiva l’asta stessa

Una roba così elegante che oggi probabilmente la chiamerebbero:

TRANSIZIONE DEMOCRATICA

E mentre milioni di russi vedevano evaporare salari, risparmi e sicurezza economica, una manciata di uomini diventava immensamente ricca

Berezovsky
Gusinsky
Khodorkovsky
Fridman
Smolensky
Potanin
Aven

La famosa oligarchia russa

Una parte predominante dei suoi uomini più noti aveva, sì, origini ebraiche

Ma la domanda politicamente importante non è:

«Di che religione erano?»

La domanda è:

COME FECERO POCHISSIMI UOMINI A PRENDERSI UNA PARTE ENORME DELLA RUSSIA?

E soprattutto:

DOV’ERA L’OCCIDENTE MENTRE ACCADEVA?

Ah già

L’occidente stava aiutando Eltsin

Nel 1996, mentre il presidente russo affrontava una rielezione tutt’altro che assicurata, l’amministrazione Clinton fece pressione sul Fondo Monetario Internazionale affinché venisse approvato un prestito da 10,2 MILIARDI DI DOLLARI alla Russia

Il Washington Post lo scrisse praticamente senza bisogno di interpreti:

quel prestito rappresentava un evidente sostegno occidentale a Eltsin alla vigilia delle elezioni

Washington voleva la prosecuzione delle «riforme»

E quali erano quelle riforme?

Quelle sotto le quali una parte enorme dell’economia russa era passata nelle mani di pochi oligarchi

Curioso

Quando la Russia vendeva i propri gioielli industriali a una frazione del loro valore, era LIBERO MERCATO

Quando gli oligarchi finanziavano la rielezione di Eltsin, era DEMOCRAZIA

Quando televisioni e giornali controllati dai grandi gruppi economici si schieravano dalla stessa parte, era PLURALISMO

Quando Washington spingeva per sostenere economicamente Eltsin alla vigilia del voto, era naturalmente soltanto AIUTO ALLA RUSSIA

Meraviglioso questo vocabolario occidentale

Poi arrivò Putin

E Putin non «cacciò gli ebrei»

Questa sarebbe una semplificazione

Fece qualcosa di molto più rilevante politicamente:

RIDUSSE IL POTERE AUTONOMO DEGLI OLIGARCHI SULLO STATO

Il messaggio fu sostanzialmente:

potete continuare a essere ricchi

Ma NON POTETE PIÙ DECIDERE CHI COMANDA AL CREMLINO

Berezovsky entrò in rotta di collisione con il nuovo potere e lasciò la Russia

Gusinsky finì all’estero

Khodorkovsky venne arrestato

Yukos fu smantellata

Altri oligarchi rimasero miliardari, purché riconoscessero che sopra il loro patrimonio esisteva nuovamente LO STATO RUSSO

E questo è il vero punto

Putin non sostituì il capitalismo con il socialismo

Non abolì gli oligarchi

Non combatté una religione

CAMBIÒ IL RAPPORTO DI FORZA FRA DENARO E POTERE POLITICO

Nella Russia di Eltsin alcuni miliardari potevano condizionare il Cremlino

Nella Russia di Putin dovevano essere i miliardari a fare i conti con il Cremlino

Una differenza piccolissima

Talmente piccola che da quel momento, guarda caso, la Russia cominciò a diventare sempre meno simpatica

Perché la Russia degli anni Novanta era perfetta

DEBOLE
INDEBITATA
PRIVATIZZATA
PERMEABILE
DIPENDENTE

E con una classe dirigente convinta che per essere accettata dell’occidente bastasse vendere abbastanza patrimonio nazionale e chiamarlo «riforma»

Quella Russia sì che piaceva

Quella sì che era «democratica»

Poi Mosca cominciò nuovamente a pretendere di decidere da sola che cosa fare del proprio Stato, delle proprie industrie e della propria politica estera

E improvvisamente iniziarono le lezioni quotidiane sulla democrazia

DEV’ESSERE STATA UNA PURA COINCIDENZA

Quindi diciamolo senza falsificare nulla:

molti dei potentissimi oligarchi che dominarono la Russia di Eltsin erano di origine ebraica

È vero

Putin spezzò il potere politico di un’oligarchia che aveva approfittato della gigantesca svendita degli anni Novanta

Ed è una storia molto più grave della favoletta etnica

Perché quella svendita non avvenne contro la volontà dell’occidente

Avvenne mentre Washington sosteneva politicamente Eltsin e applaudiva quelle “riforme”

E forse è proprio questo il particolare che oggi sarebbe meglio dimenticare

ANCHE PERCHÉ IN UCRAINA LA STORIA HA PRESO UNA PIEGA TOTALMENTE DIVERSA… MA DI QUESTO PARLEREMO UN’ALTRA VOLTA

📚 FONTI: Fondo Monetario Internazionale; Washington Post; Treccani; Yuri Slezkine, The Jewish Century; Cambridge University Press

L'articolo Sui temi etici, “FUTURO NAZIONALE” (Vannacci) è il primo partito Pro-Life d’Italia proviene da Blondet & Friends.

  •  

RINNOVABILI, UNA SILENZIOSA COLONIZZAZIONE SIONISTA

­
­
­
Firma ora la petizione!
­

Mentre l’esercito di Israele continua il genocidio contro il popolo palestinese, il governo Meloni tace…anzi premia i sionisti e permette loro di fare affari sul suolo italiano, diventando di fatto complice di una vera e propria colonizzazione silenziosa e di una svendita di sovranità del nostro territorio.

Prima le case e gli alberghi nel Salento, oggi le energie rinnovabili, già tempo fa “pensate strategicamente” dal capo della mafia Matteo Messina Denaro, che sono il cavallo di Troia per una grandissima operazione politica, economica e sociale che vede coinvolte JP Morgan (la banca che facilitò i traffici sessuali di Epstein) e numerose aziende israeliane, come Eco Energy Italy o Ellomay, alcune coinvolte nella costruzione di colonie in Palestina, come la Shikun e Binui. Nel territorio tra Galatone, Galatina e Nardò l’ennesimo prossimo tentativo di inquinare e rovinare le nostre terre.

Inizieremo su tutto il territorio nazionale, a partire dalla Puglia, un’azione di denuncia e di attacco radicale al GOVERNO ed alle AMMINISTRAZIONI che, invece di abbassare il costo dell’elettricità agli italiani, con le rinnovabili  inquinano, devastano l’agricoltura (con l’agrivoltaico che nemmeno garantisce alla coltivazione un corretto e sano sviluppo) ingrassano le strutture di Epstein ed i coloni, colpevoli di morte e distruzione.

Chiediamo che JP Morgan e tutte le aziende israeliane smettano di operare subito in Puglia e in Italia.

Leggi gli articoli su www.fahrenheit2022.it.
Un giornale con la sua identità, ma totalmente indipendente.

https://fahrenheit2022.it/2026/08/17/energie-rinnovabili-collegate-israele-jp-morgan-sionisti/

https://fahrenheit2022.it/2026/08/21/il-corto-circuito-della-transizione-il-caso-carisio-e-lipocrisia-dei-partiti-di-governo/

­
FIRMA QUI
­
SOSTIENICI
­
­
­

Libera Informazione S.c.a.r.l.

Via Sabotino 2A, 00195, Roma

L’hai ricevuto perché sei iscritto/a alla nostra newsletter.

Mailin

L'articolo RINNOVABILI, UNA SILENZIOSA COLONIZZAZIONE SIONISTA proviene da Blondet & Friends.

  •  

Uomini coltivati in laboratorio

КОНСТАНТИН МАЛОФЕЕВ

NUOVE DALL’ISOLA DI EPSTEIN

Sono emerse le testimonianze di Ghislaine Maxwell, complice e reclutatrice chiave di Jeffrey Epstein. Queste rivelano un quadro ancora più inquietante rispetto ai semplici crimini sessuali:

Il “Progetto Genesi” fu avviato nel 2003 dopo un incontro a “Bohemian Grove” che coinvolse Gates, Epstein e agenti del Bilderberg Club. L’obiettivo del progetto è sostituire le persone nate naturalmente con esseri “coltivati” in laboratorio, spiritualmente morti e programmabili.

Il sostegno da parte della DARPA (l’agenzia di ricerca e sviluppo chiave del Pentagono), dei clan finanziari Rothschild e dei colossi dell’IT guidati da Bill Gates, permette di mascherare laboratori biologici segreti dedicati alla clonazione di esseri completamente controllati, privi di memoria e di storia. Vere e proprie “golem” della mitologia ebraica medievale, su scala globale, nell’isola di Epstein. Il centro ideologico del progetto è il club Dialog di Peter Thiel e Oren Hoffman.

L’isola di Epstein nasconde sicuramente ancora molte altre orribili segreti. Sarebbe auspicabile, ovviamente, eliminare i globalisti in tutto il mondo, insieme al regime di Kiev. Con quale sollievo sospirerebbero i cristiani occidentali, diventati ostaggi di questa nuova Sodoma.

https://t.me/kvmalofeev/4277

L'articolo Uomini coltivati in laboratorio proviene da Blondet & Friends.

  •  

Verso il Terzo Tempio

Israele autorizza il culto ebraico alla Moschea di Al-Aqsa in una violazione senza precedenti dello status quo

Per la prima volta, ai fedeli ebrei è consentito portare libri di preghiera nel complesso sacro musulmano. Il Waqf islamico denuncia «uno smantellamento sistematico» dell’accordo storico

Israele autorizza il culto ebraico alla Moschea di Al-Aqsa in una violazione senza precedenti dello status quo Le autorità israeliane hanno formalmente consentito per la prima volta la preghiera ebraica all’interno della Moschea di Al-Aqsa nella Gerusalemme Est occupata, in una violazione senza precedenti dello status quo che da decenni regola il luogo sacro musulmano. Lo riporta MEE.

Secondo una fonte palestinese del Waqf islamico di Gerusalemme, domenica la polizia israeliana ha permesso ai coloni che hanno fatto irruzione nel sito di portare con sé i siddurim, ovvero i libri di preghiera ebraici, e di recitare preghiere di gruppo. Sebbene tali pratiche si siano verificate in passato, sono state per lo più svolte senza approvazione ufficiale. La decisione di autorizzarle ufficialmente segna un cambiamento significativo.

La violazione dello status quo: una «pratica organizzata»

La fonte, che ha chiesto di rimanere anonima, ha affermato che questa mossa rappresenta l’ultima violazione dello status quo del sito. «C’è un’importante distinzione tra venire a visitare il sito e venire a pregare lì», ha detto la fonte. «Quando vengo a casa tua come ospite, sei tu a impormi le tue regole. Ma oggi arrivano con le loro regole. Quando la polizia lo permette ufficialmente, significa, in un modo o nell’altro, che stai consentendo loro di stabilire le proprie regole in quello spazio. Questa è una violazione ufficiale dello status quo».

Lo status quo è un accordo decennale, riconosciuto a livello internazionale, che disciplina l’accesso e la gestione della Moschea di Al-Aqsa. In base a tale accordo, l’intero complesso di 144 dunam (14,4 ettari) è riconosciuto come luogo sacro esclusivamente islamico. La responsabilità per l’accesso, l’organizzazione delle preghiere, la manutenzione e gli scavi spetta al Waqf islamico di Gerusalemme, l’ente religioso che amministra la moschea.

Tuttavia, dall’occupazione di Gerusalemme Est nel 1967, Israele ha progressivamente eroso lo status quo, e l’autorizzazione formale alla preghiera ebraica rappresenta l’ultimo passo in tal senso. Per anni, le forze israeliane hanno chiuso un occhio sugli israeliani che pregavano ad Al-Aqsa durante le incursioni quotidiane nel sito.

«La preghiera ebraica alla Moschea di Al-Aqsa sta diventando una pratica organizzata, piuttosto che un semplice atto individuale isolato», ha affermato la fonte.
Restrizioni più ampie e accelerazione della campagna

La fonte ha affermato che l’ultima mossa fa parte di una più ampia campagna di restrizioni all’accesso e alla gestione palestinese di Al-Aqsa, che ha subito un’accelerazione a partire dall’ottobre 2023. «Il ritmo degli sviluppi alla Moschea di Al-Aqsa dal 7 ottobre è sbalorditivo. Le cose stanno cambiando a una velocità incredibile, quasi quotidianamente. Abbiamo sostanzialmente perso il controllo».

Secondo Haaretz, la campagna volta a consentire ai fedeli ebrei di portare fogli di preghiera all’interno della Moschea di Al-Aqsa è iniziata a gennaio. La polizia ha inoltre autorizzato preghiere, danze e canti nel cortile della moschea. Il quotidiano ha aggiunto che la polizia ha dichiarato che le proprie politiche di applicazione della legge ad Al-Aqsa sono «conformi alle direttive della leadership politica».
Il ruolo di Ben Gvir e le reazioni palestinesi

Il mese scorso, ministri e parlamentari hanno guidato un raid di massa ad Al-Aqsa da parte di israeliani ultranazionalisti, con oltre 3.500 partecipanti. Tra loro c’era Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano, che sovrintende alla polizia. Ben Gvir, un colono, chiede da tempo quella che definisce l’imposizione della «sovranità israeliana» sulla Moschea di Al-Aqsa. Durante l’incursione di luglio, ha dichiarato: «Guardate cosa sta succedendo qui: ebrei che pregano, sentendosi come se fossero i padroni di questo luogo».

Mustafa Abu Sway, membro del Consiglio islamico del Waqf di Gerusalemme, ha affermato che le violazioni fanno parte di un piano governativo piuttosto che di atti isolati. «Questa profanazione, compreso l’introduzione di libri di preghiera all’interno della moschea, fa parte dello smantellamento sistematico di ciò che resta dello storico status quo presso la benedetta moschea di Al-Aqsa, con Itamar Ben Gvir che determina ciò che accade sul campo, con l’approvazione del primo ministro Benjamin Netanyahu», ha dichiarato Abu Sway a MEE.

Ha aggiunto che, parallelamente alla crescente presenza ebraica sul sito, il governo continua a imporre pesanti restrizioni all’accesso dei palestinesi e all’operato del Waqf, che amministra il complesso. «Ai fedeli musulmani viene impedito l’ingresso in un modo che a prima vista sembra arbitrario, ma che in realtà riflette una politica sistematica», ha aggiunto.

L'articolo Verso il Terzo Tempio proviene da Blondet & Friends.

  •  

Se l’Intelligenza artificiale distrugge i libri

È celebre la definizione di capitalismo di Joseph Schumpeter: distruzione creatrice.

L’ansia di fare tabula rasa, di ri-creare il mondo senza limiti a immagine e somiglianza del febbrile tipo umano del capitalista/imprenditore animato dal desiderio di innovare per guadagnare e dominare ha raggiunto il suo apice con lo sviluppo della tecnologia informatica ed elettronica.

L’ultima tendenza è rendere ogni cosa immateriale, una bolla tecnica controllata da chi ha scoperto i segreti dell’ordine naturale e li piega ai propri interessi. Di dominio ben più che di arricchimento.

Si può affermare che la nuova geopolitica ha per oggetto il controllo prima, il superamento poi della creatura umana. Lo strumento più raffinato, l’innovazione più disruptiva (ciò che spezza una continuità, interrompe un processo o produce un cambiamento improvviso e radicale) è l’Intelligenza Artificiale.

Siamo arrivati al punto che l’IA, ossia i suoi padroni, gli Altman, i Karp, i Thiel e pochi altri, stanno distruggendo a tappe forzate il patrimonio comune più alto dell’umanità, i libri, che custodiscono e trasmettono il sapere umano.

Anthropic, Open AI, Palantir e le altre aziende tese all’onnipotenza tecnologica, compresa Amazon, acquistano biblioteche intere, specie testi rari e antichi, si appropriano delle ultime copie di manuali tecnici, scientifici, storici, filosofici e di ogni altro testo utile ai loro fini; scansionano il contenuto e poi lo distruggono.

Immagazzinare fisicamente libri cartacei costa troppo, meglio cancellare la traccia di millenni di conoscenza umana dopo averla messa a disposizione dei modelli previsionali e predittivi – gli LLM, large linguistic model – dell’Intelligenza Artificiale.

Sapere non è più per tutti, ma oligopolio di un grumo di giganti privati. Forse l’ossessione di Peter Thiel per la figura biblica dell’Anticristo è un capitolo ulteriore del mondo al contrario.

Per il tecnocrate filosofo l’Anticristo contemporaneo è la resistenza all’accelerazione tecnologica e alle sue possibilità. Lucida follia rovesciata di geni ossessionati dal dominio e dalla propria personale caducità.

Non è certo la prima volta che i libri, il lascito ai posteri di ogni ambito della cultura, sono oggetto di distruzione. Sono noti il rogo di testi storici e filosofici ordinato dal primo imperatore cinese nel 213 a.C, la distruzione della biblioteca di Alessandria – summa della sapienza antica – da parte dell’invasore maomettano nel VII secolo, il falò delle vanità (arte, libri, abiti, gioielli) dell’allucinato Savonarola nella Firenze di fine secolo XV, l’incendio nazista nel 1933, la distruzione di libri imposta da Mao Tze Tung negli anni tragici della cosiddetta rivoluzione culturale.

In Fahrenheit 451, distopia letteraria di Ray Bradbury ambientata nell’America del XXI secolo, i libri sono vietati e un corpo specializzato ha il compito di rintracciare gli ultimi esemplari per distruggerli.

Ma ciò che viene compiuto dalla cupola tecnocratica e tecnolatrica padrone dell’IA è del tutto inusitato, non solo nelle modalità.

La cultura viene sottratta alla fruizione libera, acquisita per nutrire l’IA e poi distrutta per motivazioni economiche e ostentare il monopolio assoluto sulla conoscenza: padroni del passato per dominare il presente e ipotecare il futuro.

Tutto diviene semplice traccia elettronica, teoricamente indelebile, trasferita nei magazzini virtuali, i clouds, le nuvole elettroniche che uniscono la potenza di calcolo dei grandi data center agli algoritmi di apprendimento automatico.

Tutto viene sottratto all’umanità che ha prodotto per millenni conoscenza per accumulo di esperienze; tutto diventa “cosa loro”. Non si perde completamente, come nei roghi antichi, ma è privatizzata.

Sarà disponibile a discrezione, scegliendo con cura chi avrà accesso, perché, a che scopo e a quale prezzo.

Si chiama “progetto Panama”, sino a pochissimo tempo fa negato e secretato. L’intero scibile umano si trasforma in materiale disponibile, il Bestand di Heidegger, ma solo per la tecno oligarchia dominatrice del tempo presente.

Non si sfugge alla prigione tecnocratica, si diventa plastilina nelle mani di chi è in grado di nascondere o rendere fruibile il sapere secondo interesse o capriccio.

A noi resta un nichilismo smemorato, spensierato, colmato a richiesta e dietro pagamento attraverso lo schermo dello smartphone e la scatola magica dell’Intelligenza Artificiale, cornucopia postmoderna della dea Atalanta.

Forse chi scrive parla pro domo sua, in quanto autore di oltre dieci libri, ma vorrebbe che l’oblio di ciò che ha scritto e pensato avvenisse per scelta e per la legge del tempo, non per sottrazione deliberata da parte di pochi potenti che si appropriano di tutto, materiale e immateriale, lo immagazzinano nella dimensione virtuale e ne fanno oggetto di allenamento intensivo per il cervellone artificiale che oltrepassa tutte le intelligenze che una volta chiamavamo umane.

Non solo la cupola tecnocratica si impadronisce delle risorse del pianeta, acqua, fonti energetiche, porzioni sempre più ampie del territorio per dedicarle ai giganteschi apparati da alimentare continuamente, raffreddare, ingrandire a scapito dell’antiquata civiltà degli uomini e della persistenza dei viventi, ma la trasforma in trust privato della conoscenza e dell’intelligenza, destinata a decadere nel residuo homo (non più) sapiens. Schiavitù assoluta per de-umanizzazione.

È obsoleto anche lo studio di Howard Gardner sull’intelligenza umana. Le sue conclusioni verranno rinchiuse nel cloud, a disposizione esclusiva della tecnostruttura e dei suoi servi più eminenti?

Gardner identificò nove tipologie differenziate di intelligenza umana, più una decima, speculativa, ciascuna deputata a differenti settori del nostro agire.

Intelligenza logico-matematica; linguistica; spaziale; musicale; cinestetica o procedurale; interpersonale; intrapersonale; naturalistica; filosofico-esistenziale.

Dopo di lui, Antonio Battro e Percival J. Dunham identificarono una nuova tipologia, l’intelligenza digitale. Successivamente Gardner fece una sintesi delle abilità necessarie nell’età contemporanea proponendo una classificazione alternativa: intelligenza disciplinare, sintetica, creativa, rispettosa ed etica, dopo aver esaminato diverse attitudini, dall’intelligenza tecnologica a quella digitale, mercantile, emotiva e perfino spirituale.

Lo psicologo americano ha lavorato per il re Prussia? Probabilmente sì, se l’IA si appresta a sostituirci nelle decisioni, nelle iniziative, perfino in certi ambiti della creatività. Dunque, l’homo sapiens è una creatura fungibile, fastidiosa, perché ancora dotata di giudizio e raziocinio.

Perciò, dopo averla ridotta a puro impulso ed esecutrice immediata dei propri istinti con la cantilena dei “diritti”, i padroni universali hanno ogni interesse a ridurne il numero. Umanità inutile è un’espressione usata apertamente da Yuval Harari e Bill Gates.

Una volta incorporata nel magazzino universale dell’Intelligenza Artificiale l’intera produzione intellettuale e scientifica dell’uomo, messo da parte per inservibilità pratica il suo pensiero etico, morale, spirituale, bruciata o resettata ogni sua traccia, il mondo di Fahrenheit 451 sarà perfettamente realizzato.

La residuale futura umanità insipiens regredirà ad animale dalla scarsa dotazione istintuale, la nostra condizione primigenia. I più abili diventeranno cyber uomini al servizio della megamacchina.

E non ci sarà un Guy Montag ribelle a salvare i libri, accaparrati dai signori dell’Intelligenza Artificiale.

Aveva ragione Martin Heidegger: solo un Dio ci può salvare. Ma lo vorrà?

L'articolo Se l’Intelligenza artificiale distrugge i libri proviene da Blondet & Friends.

  •  

Terremoto all’OMS: 2.400 posti di lavoro tagliati, dirigenti in fuga…

Autore: France-Soir Pubblicato il 20 agosto 2026 – 09:28

Possiamo ancora credere che si tratti di una semplice ristrutturazione? L’OMS, l’istituzione che per anni ha impartito lezioni al mondo, ora viene dissanguata.

Nei prossimi mesi sono stati eliminati 2.400 posti di lavoro, tra cui un quarto del personale, 900 dei quali solo a Ginevra. Questo rappresenta un vero fallimento: un fallimento di credibilità, un fallimento politico, un fallimento morale.

Jeremy Farrar, il direttore scientifico, lascerà l’incarico alla fine di settembre. Mentre l’OMS fa riferimento, con garbo, all’età pensionabile, il Telegraph e fonti interne raccontano una storia diversa, fatta di crescente frustrazione nei confronti della burocrazia e di lotte di potere. Nonostante abbiano cercato di etichettarlo come una “normale partenza”, non ha convinto nessuno.

Farrar non è nuovo alla scena; è la stessa persona che, insieme a Fauci, ha a lungo insistito sull’origine naturale del virus. Ma ora sappiamo ciò che alcuni stretti collaboratori di Fauci hanno finalmente ammesso: già nel gennaio 2020, il genoma “sembrava essere stato modificato geneticamente”. Farrar stesso ha esitato, ma ha comunque insistito sulla linea ufficiale. Oggi sta facendo le valigie, proprio mentre David Morens, ex consigliere senior di Fauci al NIAID, si dichiara colpevole di aver organizzato l’occultamento di documenti pubblici relativi ai finanziamenti per la ricerca, in cambio di tangenti e promesse di futuri finanziamenti. Sebbene Fauci non sia citato nell’atto d’accusa, il suo fidato consigliere ha ammesso di aver nascosto documenti all’amministrazione statunitense.

Quanto a Yukiko Nakatani, responsabile dei dati e dei sistemi sanitari, ha lasciato Ginevra il 13 agosto per il Giappone, ufficialmente per un nuovo incarico presso il Ministero della Salute giapponese. Health Policy Watch riporta che i dirigenti interni parlano di accese discussioni e dure critiche sulla gestione dei dati e sulla leadership di Tedros. Questa fuga di notizie è particolarmente rilevante, dato che i funzionari con sede a Ginevra hanno ricevuto le lettere di licenziamento con due mesi di tempo per fare le valigie e lasciare la Svizzera.

Dopo anni in cui si è ritenuta intoccabile, l’OMS è finalmente sotto accusa; il suo deficit di bilancio ha raggiunto un miliardo di dollari dal ritiro degli Stati Uniti. Tedros si riferisce a questo come a una “dolorosa riorganizzazione delle priorità”, scegliendo attentamente le parole. E Bill Gates, il grande filantropo, ma anche colui che impartisce gli ordini per GAVI, il suo altro progetto prediletto, la cui fondazione ha a lungo gestito i finanziamenti con gli Stati Uniti, starà sicuramente osservando questo spettacolo con un sorriso leggermente forzato.

L’organizzazione globale che ha esitato trasparenza e fiducia si trova ora a licenziare in massa il personale, a vedere i suoi migliori scienziati andarsene, lasciando un imbarazzante silenzio su ciò che è realmente accaduto dal 2020.

Il fetore che emana da questa vicenda, mentre Fauci è sotto pressione negli Stati Uniti, non è certo piacevole. Fonte: France Soir

L'articolo Terremoto all’OMS: 2.400 posti di lavoro tagliati, dirigenti in fuga… proviene da Blondet & Friends.

  •  

La Cina respinge fermamente la richiesta degli Stati Uniti di sostenere la loro “operazione economica più devastante” contro l’Iran

La Cina ha respinto con fermezza l’appello di Washington ad aderire all’attuazione delle sanzioni statunitensi per “schiacciare” l’economia iraniana, opponendosi alle pressioni dell’amministrazione Trump per partecipare alle “sanzioni più dure della storia”, che hanno segnato una nuova fase del conflitto incentrata su una guerra economica prolungata, poiché una soluzione militare è considerata sempre più irrealistica e improbabile.

“Per quanto riguarda la questione iraniana, le sanzioni e le pressioni non contribuiscono a risolvere il problema”, ha dichiarato un rappresentante dell’ambasciata cinese a Washington, secondo quanto riportato da Reuters. Il nuovo piano della Casa Bianca prevede un forte ricorso alla pressione internazionale sui paesi esterni per imporre un isolamento estremo alla Repubblica islamica.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha ribadito la stessa posizione ai giornalisti venerdì durante un consueto briefing. “La Cina invita tutte le parti interessate ad adottare misure responsabili e a risolvere il problema attraverso mezzi politici e diplomatici”, ha affermato.

Interrogato specificamente sulle recenti dichiarazioni del Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent, Lin ha sottolineato la necessità che tutte le parti adottino “misure responsabili” per risolvere la guerra. “La Cina si oppone alle sanzioni unilaterali illegali che non hanno fondamento nel diritto internazionale e non sono autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, ha dichiarato Lin.

via EPA
Giovedì Bessent aveva dichiarato alla CNBC: “È un doppio colpo. Abbiamo il blocco (sull’Iran) e imporremo le sanzioni più dure della storia”. Ha poi promesso: “Funzionerà in Iran e faremo crollare questo regime”.

Ha inoltre citato alcune (famigerate) parole del Presidente George W. Bush rivolte agli alleati dopo gli attentati dell’11 settembre: “O siete con noi, o siete contro di noi”, ha detto Bessent nell’intervista. “Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo.”

Una retorica così intransigente difficilmente convincerà i cinesi, anche perché sanno benissimo cosa è successo dopo quella dichiarazione di Bush: le forze americane si sono impantanate in ben due pantagoni in Medio Oriente, Afghanistan e Iraq, in quelle che sono state cinicamente definite “guerre infinite”.

Inoltre, la reazione a Baghdad è stata pressoché immediata, poiché una delle principali conseguenze indesiderate della guerra di cambio di regime voluta dagli Stati Uniti è stata l’ascesa al potere di politici sciiti filo-iraniani in Iraq. Pechino è fin troppo consapevole del bilancio degli Stati Uniti nella regione, mentre i decisori politici di Washington continuano a ignorare le evidenti lezioni della storia recente.

Giovedì Bessent è apparso perplesso dalla reazione dei prezzi del petrolio, affermando inoltre che sarebbe stato meglio discutere con Pechino in privato:

“Credo che i mercati petroliferi stiano interpretando male il significato di questa pressione economica”, ha dichiarato Bessent giovedì. I prezzi del petrolio hanno raggiunto i massimi da oltre tre settimane.

“Abbiamo informazioni asimmetriche e non capisco perché il prezzo del petrolio sia schizzato alle stelle”, ha affermato Bessent. “Se stiamo esercitando la massima pressione economica, significa che probabilmente non ci sarà una ripresa cinetica su larga scala”.

Alla domanda se gli Stati Uniti potrebbero prendere di mira la Cina per i suoi rapporti commerciali con l’Iran, Bessent ha risposto che molte conversazioni è meglio svolgerle in privato.

“Siamo fiduciosi che tutti vogliano la riapertura dello Stretto (di Hormuz) e che i prezzi dell’energia tornino a scendere”, ha concluso. “Tenete presente che la Cina ricava il 50% della sua energia dal Golfo. Quindi, farebbe loro un grande favore adeguarsi.”

Tuttavia, Bessent si è dato da fare questa settimana per ribadire il cambio di strategia di Trump (optando per una “soluzione” di guerra d’assedio economica, dopo che la strategia militare non ha dato i risultati sperati)…

L'articolo La Cina respinge fermamente la richiesta degli Stati Uniti di sostenere la loro “operazione economica più devastante” contro l’Iran proviene da Blondet & Friends.

  •  

La stretta di Trump rischia di trasformare Hormuz nel detonatore della prossima crisi energetica mondiale

Iran, la stretta di Trump rischia di trasformare Hormuz nel detonatore della prossima crisi energetica mondiale

Giornale d’Italia

Washington punta sull’isolamento economico per piegare Teheran, ma la chiusura di Hormuz rende la partita globale. Tra petrolio, sanzioni e tensioni nel Golfo, il rischio è che la pressione produca escalation anziché resa.

di Riccardo Renzi – 21 Agosto 2026

Iran, la stretta di Trump rischia di trasformare Hormuz nel detonatore della prossima crisi energetica mondiale

Mappa dello Stretto di Hormuz postata da Trump, fonte: Truth, @DonaldTrump

La nuova guerra economica di Washington

Donald Trump ha annunciato quella che definisce una nuova fase di “guerra economica” contro l’Iran, minacciando un isolamento senza precedenti per Teheran e per gli Stati, le banche e le imprese che continueranno a commerciare con la Repubblica islamica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha parlato delle sanzioni più dure mai adottate dagli Stati Uniti. La logica è quella della massima pressione: ridurre le entrate petrolifere, strangolare i canali finanziari e rendere sempre più costoso per i Paesi terzi mantenere rapporti economici con Teheran. È una strategia già sperimentata per anni, non soltanto contro l’Iran ma anche contro la Russia. Il problema è che le sanzioni possono certamente impoverire un’economia, ma non necessariamente produrre la capitolazione politica desiderata da chi le impone. L’Iran, inoltre, vive da decenni sotto restrizioni americane e ha costruito una parte significativa della propria economia proprio attorno alla necessità di aggirarle. Ciò non significa che possa assorbire indefinitamente nuovi shock: l’inflazione, la perdita di investimenti e l’interruzione dei commerci rappresentano costi enormi. Significa però che il rapporto fra sofferenza economica e resa strategica è tutt’altro che automatico.

Hormuz, il vero punto critico

Il problema più grande, tuttavia, non riguarda soltanto l’Iran. Riguarda il mercato energetico mondiale. Lo Stretto di Hormuz è uno dei principali colli di bottiglia della circolazione globale di petrolio e gas. Prima della guerra vi transitava una quota enorme del commercio mondiale di greggio; oggi il traffico è precipitato. Secondo dati citati dall’Associated Press, nella settimana di metà agosto i passaggi confermati erano scesi drasticamente e, in una delle giornate osservate, soltanto tre navi avevano attraversato lo stretto. Trump sostiene che il blocco sia efficace e che le alternative infrastrutturali possano ridurre progressivamente l’importanza di Hormuz. Ma costruire oleodotti e aumentare la capacità di esportazione attraverso rotte alternative richiede anni, non settimane. Nel frattempo, ogni riduzione del traffico significa maggiore rischio, assicurazioni più costose, noli più elevati e soprattutto petrolio più caro. È qui che la strategia americana rischia di produrre un paradosso: per mettere in difficoltà l’Iran si finisce per trasferire una parte del costo sul resto del mondo.

L’errore delle sanzioni come soluzione universale

La tentazione di Washington è considerare la pressione economica come una leva quasi meccanica: meno petrolio, meno valuta, maggiore malcontento, quindi maggiore disponibilità del regime a trattare. La storia suggerisce maggiore prudenza. Le sanzioni possono funzionare quando accompagnano una trattativa credibile e lasciano all’avversario una via d’uscita. Quando invece vengono percepite come un tentativo di ottenere una resa incondizionata, possono rafforzare la convinzione della leadership colpita che non esista alcuna alternativa alla resistenza. Teheran, del resto, interpreta il conflitto come una questione di sopravvivenza nazionale. In questo quadro, l’inasprimento economico rischia di consolidare anziché dissolvere la volontà di combattere. È precisamente il punto sollevato da Alastair Crooke: attribuire alla pressione economica la capacità di produrre automaticamente un cambio di regime significa sottovalutare la resilienza accumulata dall’Iran dopo decenni di isolamento.

Il fronte emiratino cambia gli equilibri

A rendere ancora più difficile la situazione è arrivata la decisione degli Emirati Arabi Uniti di sospendere commercio e transazioni finanziarie con l’Iran, dopo aver accusato Teheran di avere lanciato due missili balistici verso le acque emiratine. L’Iran ha respinto l’accusa. Il provvedimento è particolarmente significativo perché Dubai rappresentava una delle principali porte economiche dell’Iran verso il mercato internazionale. Secondo Reuters, la Cina resta oggi il principale acquirente del petrolio iraniano, mentre gli Emirati costituiscono un importante canale commerciale e di riesportazione. La chiusura di questo canale non è dunque una semplice misura diplomatica. È una ferita economica concreta. Resta però una domanda che merita di essere posta senza trasformarla in una certezza: perché Teheran avrebbe dovuto deliberatamente colpire un vicino che costituisce uno dei suoi principali sbocchi commerciali? I due missili segnalati dagli Emirati sono finiti in mare e Abu Dhabi sostiene che fossero diretti contro la navigazione. L’Iran nega invece di averli lanciati. Non disponiamo di elementi pubblici sufficienti per stabilire che si sia trattato di un’operazione sotto falsa bandiera. L’ipotesi non può essere presentata come un fatto, ma le circostanze rendono legittimo chiedere un’indagine indipendente prima di trasformare l’episodio in una nuova certezza propagandistica.

Il rischio della spirale incontrollabile

È questo il punto geopolitico più delicato. Ogni attore possiede oggi una ragione per alzare la posta: Washington vuole riaprire Hormuz e imporre condizioni a Teheran; l’Iran vuole evitare una capitolazione; gli Emirati vogliono proteggere i propri traffici; Israele punta a neutralizzare definitivamente la minaccia iraniana; gli europei devono evitare una nuova crisi energetica. Ma gli obiettivi non coincidono. La guerra rischia così di trasformarsi in un conflitto “a pilota automatico”, nel quale ogni attacco produce una risposta e ogni risposta modifica gli equilibri abbastanza da rendere politicamente più difficile fermarsi. Reuters ha recentemente evidenziato proprio questo rischio, collegando la contrazione del traffico a Hormuz alle crescenti tensioni tra Iran, Stati Uniti e Paesi del Golfo.

La lezione di Mosca

Da una prospettiva strettamente geopolitica, Washington dovrebbe ricordare l’esperienza russa. Le sanzioni occidentali hanno imposto costi enormi a Mosca, ma non hanno prodotto il risultato politico inizialmente auspicato: la Russia ha riorientato parte dei propri commerci, approfondito i rapporti con Cina e India e sviluppato ulteriormente strumenti per aggirare le restrizioni. L’Iran potrebbe fare qualcosa di analogo, sebbene parta da condizioni economiche molto più fragili. Questo non significa che Teheran sia immune dalla pressione. Al contrario: il blocco dei traffici, la perdita del canale emiratino e l’inasprimento delle sanzioni possono aggravare seriamente una situazione già difficile. Ma trasformare questa sofferenza in una previsione di imminente collasso sarebbe analiticamente azzardato.

La partita è ormai globale

La questione iraniana non può più essere considerata una semplice disputa fra Washington e Teheran. Hormuz è una questione mondiale, perché attraverso quel corridoio passa una parte essenziale dell’energia destinata ai mercati asiatici ed europei. La domanda decisiva, quindi, non è soltanto se Trump riuscirà a mettere l’Iran in ginocchio. È se la pressione economica riuscirà a ottenere un accordo prima che il costo della guerra diventi superiore ai vantaggi che Washington spera di conseguire. Perché una cosa è certa: un Iran impoverito può essere un Iran più debole; un Iran messo alle strette può anche diventare un Iran più pericoloso. E se Hormuz resterà chiuso, il conto non arriverà soltanto a Teheran. Arriverà alle pompe di benzina, alle industrie e ai bilanci pubblici di mezzo mondo. È questo il paradosso della nuova escalation: nel tentativo di isolare l’Iran, si rischia di internazionalizzare ancora di più il costo della guerra.

L'articolo La stretta di Trump rischia di trasformare Hormuz nel detonatore della prossima crisi energetica mondiale proviene da Blondet & Friends.

  •  

Il vescovo Schneider paragona la Fraternità Sacerdotale San Pio X al rifiuto di Sant’Atanasio di avallare l’eresia

Il vescovo Schneider ha difeso le consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X come atti necessari per continuare la loro opera di preservazione della fede cattolica perenne in modo chiaro e completo, nella sua dottrina e nei suoi sacramenti.

Immagine in evidenza
Il vescovo Atanasio Schneider, durante una conferenza a Roma, ottobre 2023
Michael Haynes

Emily
Mangiaracina
22

(LifeSiteNews) — Il vescovo Atanasio Schneider ha paragonato la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ai vigili del fuoco che un capo dei pompieri punisce per aver utilizzato metodi “collaudati” per spegnere le fiamme che minacciavano una casa.

In una dichiarazione condivisa dalla giornalista Diane Montagna, Schneider ha ricordato la scomunica di Sant’Atanasio per fare luce sull’attuale censura della Fraternità Sacerdotale San Pio X da parte del Vaticano. Ha raccontato che Papa Liberio pronunciò questa scomunica contro Sant’Atanasio per essersi rifiutato di “entrare in comunione con i vescovi ariani e semi-ariani” che appoggiavano l’eresia o erano complici di essa.

“Oggi, Sant’Atanasio sarebbe considerato uno scismatico secondo la definizione di ‘scisma’ nell’attuale Codice di Diritto Canonico, poiché si rifiutò di essere in comunione con membri della Chiesa (vescovi eretici e semi-eretici) che erano canonicamente riconosciuti e quindi soggetti al Papa”, ha osservato Schneider.

— L’articolo continua sotto la Petizione —
Chiedete a Papa Leone XIV di abbandonare la Traditionis Custodes e di revocare tutte le soppressioni della Messa in latino
Mostra il testo della petizione
27413 persone hanno firmato la petizione.
Arriviamo a 30000!

Aggiungi la tua firma:
Email
Nome
Cognome

Italia
Tienimi aggiornato via email su questa petizione e su questioni correlate.
Firma questa petizione
Ha descritto le consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X come un esempio di un “raro dilemma” che si trova a dover scegliere tra preservare la fede cattolica perenne in modo chiaro e inequivocabile “o essere canonicamente riconosciuti dal Papa”. Ciò è dimostrato, ha osservato, dal fatto che una delle condizioni per il riconoscimento della Fraternità Sacerdotale San Pio X da parte del Vaticano è che essa accetti pienamente il Concilio Vaticano II, che contiene “ambiguità dottrinali”, e che “accetti non solo la validità ma anche la legittimità” della Nuova Messa “nonostante la sua vaghezza dottrinale e rituale, che segna una netta rottura con il Rito Romano tradizionale”.

Il vescovo ha puntato il dito contro “sviluppi malsani all’interno della Chiesa” che hanno contribuito a un atteggiamento di condanna nei confronti della Fraternità Sacerdotale San Pio X: il legalismo, che considera il diritto creato dall’uomo come assoluto, e il papalismo, che considera il papa come assoluto. Secondo questa “visione ristretta della realtà”, i cattolici sono giunti a dare priorità al legalismo e al papalismo rispetto alla chiara dottrina, ha affermato.

“Eppure, durante ogni grande crisi dottrinale nella storia della Chiesa, la regola ferrea è stata quella di evitare qualsiasi ambiguità dottrinale”, ha sottolineato Schneider. Ha evidenziato l’esempio di Papa Onorio I, che emanò lettere “dottrinalmente ambigue” che furono poi “fermamente condannate” da papi e tre concili ecumenici, nonostante il tentativo del suo successore di stabilire un’“ermeneutica della continuità”.

Ignorando questo esempio storico, oggi si “afferma diffusamente all’interno della Chiesa che non può sorgere alcun conflitto di coscienza tra l’obbedienza al Papa e la preservazione della purezza inequivocabile della fede”, ha osservato Schneider. «Questo significa, in definitiva, che l’obbedienza al Papa è così apprezzata che si ritiene preferibile accettare ambiguità in materia di fede e riti liturgici piuttosto che agire contro un comando papale, anche se tale comando è solo umano e può essere imperfetto», ha continuato Schneider.

Ha sottolineato che oggigiorno le persone hanno una comprensione errata e «ristretta» di cosa significhi essere in comunione con la Chiesa cattolica, riducendola alla sola «obbedienza al Papa».

«Questo rischia di elevare l’obbedienza al Papa allo stesso livello dell’obbedienza alla rivelazione divina di Dio», ha osservato Schneider.

Secondo San Roberto Bellarmino, l’unità con la Chiesa richiede la professione della stessa fede e la comunione dei sacramenti, nonché il rimanere «sotto la guida di pastori legittimi, e in particolare del Romano Pontefice». San Bellarmino ha anche sostenuto che è «lecito» «resistere» a un papa che «attacca il corpo», «opprime le anime» e soprattutto «cerca di distruggere la Chiesa». Schneider ha sottolineato analogamente che in circostanze “straordinarie” un cattolico “potrebbe essere tenuto in coscienza ad agire contro il diritto positivo (leggi disciplinari emanate dall’autorità umana della Chiesa) proprio per rimanere fedele senza compromessi alla Legge divina”.

Ha evidenziato che il requisito che le ordinazioni episcopali siano effettuate con l’approvazione del papa è un esempio di diritto positivo – e peraltro piuttosto recente. Inoltre, “anche dopo tale sviluppo, il diritto canonico non ha considerato le ordinazioni episcopali illecite… come offese all’unità della Chiesa, come atti intrinsecamente scismatici o come intrinsecamente malvagi”.

La Fraternità San Pio X ha un incentivo particolarmente forte a proseguire il suo lavoro.

L'articolo Il vescovo Schneider paragona la Fraternità Sacerdotale San Pio X al rifiuto di Sant’Atanasio di avallare l’eresia proviene da Blondet & Friends.

  •  

Cosa succede quando reciti il Rosario?

Quando preghi, Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori ora…., la Beata Madre viene istantaneamente al tuo fianco per pregare con te. E non viene da sola. Porta con sé gli Angeli. E non uno o due soltanto, poiché ella è la Regina degli Angeli, quindi cori di angeli vengono con lei.

E lei e Gesù sono uniti nel cuore e non possono essere separati, quindi ella porta Gesù con sé. E Gesù non può essere separato dalla Trinità, quindi Egli porta il Padre e lo Spirito Santo con Sé. E dove è la Santissima Trinità, lì è tutta la creazione, e tu sei circondato da una tale bellezza e luce che non puoi immaginare in questa vita.

Tua Madre viene come Nostra Signora delle Grazie con le mani distese. Raggi di luce emanano dalle sue mani, trafiggendo il tuo corpo, guarendoti e colmandoti di grazie. Questa è la tua eredità, che fu versata dal cuore di Gesù sulla Croce, quando il centurione trafisse il Suo Cuore con la lancia, nel solo vaso puro pronto a ricevere tali grazie in quel momento, tua Madre. Ora, mentre reciti il Rosario, o anche solo un’Ave Maria, ricevi la tua porzione di queste grazie. Egli disse anche in quel momento: «Chiunque si rivolge a Maria e recita il Rosario non può essere toccato da Satana». È un mistero che chiunque reciti il Rosario con il cuore sia così benedetto, protetto e potente nelle sue preghiere per gli altri?

Padre Gabriele Amorth, Capo Esorcista del Vaticano

L'articolo Cosa succede quando reciti il Rosario? proviene da Blondet & Friends.

  •  

Il denaro contante è libertà

È indispensabile difendere il denaro contante, quello che sta nel nostro portafogli. Chi ama pagare con carta di credito ha un’idea di libertà declinata come comodità.

È comodo non avere contante: non si rischia il furto o lo smarrimento; non ci si sente limitati nelle spese. Una libertà negativa, consumistica, tipicamente moderna, finta, da mondo al contrario.

L’individualismo spinto, unito all’indifferenza per le motivazioni reali dei comportamenti diretti dall’alto, rovescia le prospettive.

Parliamo di libertà ma accettiamo senza battere ciglio che il potere finanziario sia il vero padrone del “nostro” denaro, che ci consegna in piccole quantità, non prima di avere estratto uno strano plusvalore, la commissione, il pizzo del grassatore.

I signori del denaro ci controllano, sanno tutto delle nostre propensioni, spese, preferenze, in nome della maledetta “trasparenza”, ovvero della fine della privatezza, dell’intimità e della riservatezza; trattengono il nostro denaro e decidono insindacabilmente se e in quale misura restituircelo.

Per questa operazione estrattiva – trasferimento di risorse dal basso all’alto – hanno bisogno della complicità dello Stato, le cui leggi rendono sempre più complicato usufruire liberamente del nostro peculio e utilizzare il contante come mezzo di pagamento.

Il potere pubblico condivide con gli emittenti di denaro la capacità di conoscere tutto di noi, quindi anche di estrarre alla fonte parti del reddito. Una rapina legale della quale siamo vittime impotenti.

La maggiore libertà dei pagamenti elettronici riguarda solo chi gestisce il rubinetto – emittenti di moneta, banche, società finanziarie – chi orienta le norme a favore di quei poteri fortissimi, oltreché i padroni delle complesse tecnologie alla base del gesto di appoggiare una carta elettronica al POS, digitare il codice relativo e attendere il buon fine, accompagnato dalla dicitura “transazione approvata”.

Qui dovrebbe sorgere la prima reazione e, invece, no. L’omuncolo postmoderno, superbo cultore delle sue (apparenti) libertà, per quale motivo dovrebbe vedere approvate da qualcuno – l’entità sovraordinata, impersonale, la Matrix finanziaria – le sue spese, scelte di consumo, preferenze?

Non sono forse suoi i quattrini?

Perché Stato, tecnostruttura e banche dovrebbero sapere per filo e per segno dove, quando e per quali spese abbiamo usato i nostri (!) soldi?

Il potere fonda la sua presa ferrea sulla maggioranza sulla reiterazione ossessiva di messaggi, in gran parte falsi o fuorvianti.

Ripetiamolo a nostra volta: l’uso del contante è la pietra angolare della sovranità personale, che è innanzitutto padronanza di se stessi.

Il denaro contante, misura del valore ma anche valore della misura (Giacinto Auriti) è un sistema efficiente, semplice e immediato per condurre transazioni finanziarie da oltre quattromila anni.

L’uso della moneta il cui valore nominale corrispondeva al contenuto in metallo, risale a Babilonia prima del 2000 a.C..

L’introduzione della cartamoneta deriva dalle cambiali dell’antica Cina, dai titoli di credito ebraici e da Cartagine. La banconota nella forma odierna nacque nel VII secolo in Cina.

Oggi siamo esposti a un rischio mortale per la libertà con la diffusione obbligata della valuta digitale emessa da una banca centrale (privata, sottratta per legge al controllo pubblico dei governi e dei parlamenti), destinata a fungere da unica unità di pagamento, vietando di fatto l’uso del contante.

L’acronimo a cui dovremo abituarci – e sottometterci – è CBDC (Central Bank Digital Currency, valuta digitale della banca centrale). Sono stati lungimiranti gli svizzeri, che hanno imposto con referendum l’inserimento nella costituzione elvetica del diritto all’uso del denaro contante.

Sotto forma di legge di iniziativa popolare, il movimento Italia del Domani di Marco Rizzo sta cercando di offrire agli italiani la medesima possibilità.

La valuta digitale ha gravi conseguenze per la libertà dei cittadini. Le tutele previste per l’uso del contante negli USA possono essere un punto di riferimento per resistere alle catastrofiche conseguenze dell’instaurazione del tecnofeudalesimo monetario.

La prima linea di difesa della costituzione americana è avere stabilito l’autorità del parlamento federale sul denaro.

L’articolo 1, sezione 8, conferisce al Congresso il ​​potere esclusivo di “coniare moneta, regolarne il valore e quello della valuta, e fissare gli standard di pesi e misure”.

La Corte Suprema – massimo organo giurisdizionale Usa –  non si è ancora pronunciata direttamente sulla questione delle CBDC.

Le principali decisioni in merito sono state le sentenze Knox contro Lee (1871), che sancì la costituzionalità dell’autorizzazione federale della stampa di moneta legale e McCulloch contro il Maryland (1819), che stabilì il diritto e il potere governativo di creare una banca federale.

I principi della Costituzione statunitense proteggono dunque il diritto di utilizzare il contante nelle transazioni finanziarie.

L’istituzione delle CBDC come unità monetaria obbligatoria rappresenterebbe una novità assoluta negli USA e un precedente di capitale importanza.

Il Quarto Emendamento (clausola I) garantisce i cittadini rispetto a perquisizioni, sequestri e confische, con l’esplicito divieto di entrare nella proprietà privata, nonché l’opposizione alla confisca illegale e arbitraria di beni; protegge la sicurezza di persone, abitazioni, documenti ed effetti personali.

Sancisce, cioè, il diritto fondamentale alla privatezza contro le intrusioni governative, a cui oggi si affianca il potere della tecnostruttura privata.

Eliminare il contante come mezzo di pagamento legale annullerebbe il diritto alla privacy sancito dal Quarto Emendamento. Le persone non avrebbero più riservatezza nelle transazioni quotidiane e sarebbero assoggettate a un’inaccettabile intrusione da parte del governo, degli emittenti di moneta, delle entità finanziarie e dei possessori delle tecnologie applicate alla monetazione elettronica.

Chi detiene moneta a corso legale, ovvero contanti, possiede il valore di tale valuta senza intermediari. L’utilizzo delle valute digitali delle banche centrali annullerebbe la proprietà effettiva di un bene o di una somma di denaro, poiché le CBDC sono diverse dai contanti soprattutto perché rappresentano una promessa di pagamento che le banche possono interpretare, ritardare, sospendere, disattendere.

Esiste una differenza fondamentale tra una promessa di pagamento e il pagamento effettivo, ossia i contanti, proprietà incondizionata e assoluta.

Il più sinistro esempio di coercizione digitale è stato l’atteggiamento del governo liberale canadese contro il cosiddetto Canadian Freedom Convoy (convoglio canadese della libertà) nel 2022, con cui gli autisti di camion si opposero alla vaccinazione contro il COVID-19.

Il governo bloccò settantasei conti bancari dei dirigenti della protesta. A chi manifestava pacificamente contro l’obbligo di sottoporsi a una terapia genica sperimentale fu impedito di accedere al suo denaro.

Il congelamento dei conti bancari fu una palese coercizione politica per costringerli a fare ciò che non volevano bloccando il mezzo della loro sopravvivenza.

Non esiste un modo più semplice per bloccare l’accesso ai conti bancari che utilizzare la valuta digitale al posto del contante, ben più difficile da confiscare. Non esiste un metodo più perfetto per sovvertire la libertà che costringere a utilizzarle.

La stabilità di un sistema politico si fonda sulla proprietà diffusa, che garantisce sicurezza poiché consente ai singoli di controllare i mezzi di produzione, protezione e sopravvivenza.

Il denaro, in quanto mezzo di scambio, assicura la stabilità economica, incoraggia gli investimenti e la crescita nazionale.

Il dollaro statunitense è stato la valuta di riserva mondiale per decenni anche perché non ha mai confiscato denaro ai cittadini. Nessuna nazione responsabile investirebbe in una valuta di riserva gravata dall’abolizione o dal difficile uso del contante come mezzo di pagamento legale.

I CBDC aumentano il rischio di furto e criminalità informatica e possono, in casi estremi, mettere in pericolo la vita delle persone. Esiste una vasta letteratura sui furti informatici ai danni dei conti bancari, così come sulle fughe di informazioni personali.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la CBDC crea un ecosistema vasto e complesso, che amplifica i rischi esistenti e ne genera di nuovi.

Pensiamo a situazioni come guerre, interruzioni o crisi energetiche, malfunzionamenti, disastri naturali che causano guasti alle reti energetiche o bancarie, rendendo impossibile l’accesso ai fondi.

Già questo giustifica l’imperativa necessità di conservare il contante. Non esiste migliore garanzia indipendente da qualsiasi ente o potere che preservi l’accesso alle risorse finanziarie per famiglie e individui in ogni momento.

Le valute digitali (CBDC) istituiscono e legittimano un sistema di credito sociale sul modello cinese, ponendo il potere politico, dirigenti ed azionisti della banca centrale, l’élite tecnologica e i banchieri nella posizione di signori tecno feudali.

Il sistema di credito sociale cinese valuta l’affidabilità di individui e imprese, monitora il comportamento e assegna un punteggio,  con tutto ciò che comporta in termini di diritti politici, opportunità sociali e sanzioni.

Un punteggio negativo può comportare restrizioni di viaggio, impedire l’accesso a posizioni professionali, difficoltà nell’ottenere prestiti, umiliazione pubblica.

Le valute digitali delle banche centrali facilitano l’imposizione di controllo sociale e politico per promuovere, colpire o vietare mandati politici, culturali, legali e religiosi, cancellando la privacy e la libertà di espressione.

Il governo indiano ha ritirato improvvisamente due banconote che rappresentavano l’86 per cento del circolante, ufficialmente per  combattere la corruzione. La scomparsa del contante ha causato un’ondata di suicidi tra chi non sa orientarsi nella complessità dei sistemi digitali o ne è escluso.

Adottare le valute digitali rappresenta il compimento della transizione a una drammatica forma di feudalesimo, l’arma assoluta della tecno tirannia. Difendere e sancire legalmente l’uso del contante è la chiave per preservare le concrete libertà individuali.

Laddove il governo non rispetta i diritti civili, il contante aiuta a proteggere la società dall’uso illegittimo del potere pubblico, dalla sorveglianza e dall’intimidazione, ha dichiarato Heike Mai, dirigente di Deutsche Bank. È tanto difficile da capire?

L'articolo Il denaro contante è libertà proviene da Blondet & Friends.

  •  

Conseguenze del,la Psicologia

Parliamo delle conseguenze della moda dello psicologo, perché sì, è una moda.

Come sappiamo, la psicologia moderna è una delle tante pseudo-scienze nate dal regno della quantità, un sapere che riduce lo spirito, realtà qualitativa e non misurabile, al livello del semplice psichico, catalogabile, analizzabile, curabile come un organo malato. Abbiamo dei “tecnici” che amministrano il disagio senza mai chiedersi da dove venga né verso cosa dovrebbe orientarsi chi lo prova.
Ora però, senza entrare nello specifico, facciamo notare l’ennesimo fattore che crea distanza tra le persone.

Le persone hanno smesso di confidarsi con chi le sta accanto e hanno iniziato a farlo solo a pagamento, con un estraneo dietro una scrivania. Non si fidano più di nessuno, lo psicologo è diventato l’unico luogo in cui aprirsi, perché considerato neutro, sterile, professionale. Non è casomai un amico o un partner che potrebbe usare le tue debolezze contro di te. È lo psicologo.

Parliamo, senza mezzi termini, di un fallimento sociale.
Tutti parlano con lo “specialista” e nessuno più con il vicino, ecco che quest’ultimo diventa sempre più uno sconosciuto, e la diffidenza diventa strutturale. Una società sospettosa dei rapporti umani, in cui l’unico interlocutore accettabile è un “professionista” che si riempie le tasche.

La psicologizzazione di massa ha prodotto persone che si guardano l’un l’altra in cagnesco, attraverso una grammatica clinica. “Hai tratti narcisistici”, “questa è una relazione tossica” ecc.
Il linguaggio della terapia è entrato nel linguaggio comune, ha fornito un vocabolario tecnico per giustificare la distanza. Ogni conflitto, quello che un tempo si affrontava litigando, chiarendo, a volte perdonando, oggi viene riletto come sintomo di una patologia altrui da cui proteggersi. Il prossimo non è più un simile con cui misurarsi, è un potenziale rischio da diagnosticare a distanza.

Osservate la deriva, vi sono pubblicità su pubblicità in cui si sponsorizzano psicologi, anche online, lo Stato che elargisce bonus per andarci…

Una società che manda tutti dallo psicologo è l’ennesimo segno dei tempi. Una società convinta di star curando il proprio benessere, ma che in realtà è solamente una società di monadi tristi, diffidenti e smarrite.

WI

L'articolo Conseguenze del,la Psicologia proviene da Blondet & Friends.

  •  

Con Trump è al potere il sionism “cristiano”

Sionismo cristiano: un fenomeno che è rimasto a lungo nel punto cieco

Sionismo protestante: un fenomeno che è rimasto a lungo nel punto cieco

di Francis Jubert – 16/08/2026

Sionismo cristiano: un fenomeno che è rimasto a lungo nel punto cieco

Fonte: Le nouveau conservateur

Laurent Tessier, Sionismo Cristiano. Storia di un’alleanza non celebrata (XI-XI secolo), Lavoro e Fides / Presses de l’Université de Montréal, 2026, 402 p.

Ci sono libri che sono puntuali. Quello di Laurent Tessier è uno di questi. Mentre la guerra a Gaza, la colonizzazione in Cisgiordania e il ritorno di Donald Trump hanno portato in prima linea l’incrollabile sostegno di ampie fasce dell’America evangelica a Israele, lo storico delle religioni consegna la prima sintesi in lingua francese su un fenomeno rimasto a lungo nel punto cieco delle nostre analisi: il sionismo cristiano. Non solo una lobby contemporanea, ma una profonda alleanza teopolitica transatlantica che precede lo stesso sionismo politico ebraico e continua a pesare pesantemente sul Medio Oriente.

Fin dalle prime pagine, Laurent Tessier imposta la cornice con gradita chiarezza. Il sionismo non è mai stato un affare esclusivamente ebraico. Già nel XIX secolo, milioni di cristiani – principalmente protestanti evangelici anglosassoni – sostenevano il ritorno degli ebrei in Terra Santa e la creazione e la difesa dello Stato di Israele. Benjamin Netanyahu stesso lo ha riconosciuto nel 2012: senza il sionismo cristiano, lo stato ebraico moderno probabilmente non sarebbe stato possibile. L’immagine dell’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme nel 2018, con i pastori Robert Jeffress e John Hagee al fianco del primo ministro israeliano, è solo la parte visibile di una lunga storia.

Profonde radici britanniche

Questa storia inizia molto prima di Theodor Herzl. Laurent Tessier risale alle radici britanniche del XVI secolo. La traduzione della Bibbia in inglese, l’impregnazione puritana, la lettura letterale delle profezie e la convinzione che l’Inghilterra sia una nazione eletta accusata di un dovere nei confronti del popolo ebraico forgierà quello che in seguito sarà chiamato restaurismo.

Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury, nel XIX secolo, trasformò l’aspettativa escatologica in un’azione politica concreta. In Canada, Henry Wentworth Monk gioca un trapianto singolare, tinto di israelismo britannico. Negli Stati Uniti, William E. Blackstone organizzò una petizione firmata in modo massiccio a favore di una casa ebraica in Palestina nel 1891. I sionisti cristiani hanno aperto la strada ai sionisti ebrei.

La nascita di una partnership organizzata

La seconda parte del libro (1917-1967) documenta la nascita di una partnership strutturata. La Dichiarazione Balfour, firmata da Arthur James Balfour, non è solo il risultato di calcoli geopolitici o l’influenza di Chaim Weizmann: incorona decenni di difesa cristiana. Negli anni 1930-1940, i comitati prosionisti cristiani erano strutturati negli Stati Uniti e in Canada, spesso in stretto collegamento con le organizzazioni ebraiche. L’episodio del 1947 del giudice canadese Ivan Rand, “restituito” dalle testimonianze dei pastori John Grauel e William Lovell Hull, illustra la forza di questa affinità culturale protestante.

Laurent Tessier mostra anche punti ciechi: l’invisibilità dei palestinesi, la generosità selettiva, le ambiguità di sostegno che non impediscono le restrizioni migratorie nordamericane contro gli ebrei in fuga dal nazismo.

Dalla profezia alla diplomazia: l’era Trump

La terza parte, la più densa e contemporanea, ripercorre l’istituzionalizzazione e la radicalizzazione del movimento dopo il 1967. La guerra dei sei giorni fa rivivere i fervori messianici. Il dispensazionalismo che trasforma la Bibbia in una sorta di tabella di marcia profetica della storia, in cui il destino nazionale di Israele occupa un luogo centrale e inevitabile, fino ad allora in gran parte apolitico, diventa una forza trainante per l’impegno.

Jerry Falwell, Menahem Begin, l’Ambasciata Cristiana Internazionale a Gerusalemme (1980) e i cristiani di John Hagee uniti per Israele (CUFI) nel 2006: il sionismo cristiano si sposta da discrete pressioni a una forza di massa in grado di pesare direttamente sui dirigenti americani e canadesi. Sotto Ronald Reagan, sotto Stephen Harper, sotto Donald Trump (2017 e 2025), l’alleanza si sta consolidando.

Laurent Tessier sottolinea un punto cruciale: CUFI rivendica più di dieci milioni di membri – cento volte di più rispetto all’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC). La “lobby ebraica” dei discorsi di cospirazione è, infatti, una coalizione transconfessionale dove i cristiani conservatori svolgono un ruolo decisivo.

La “nave imperfetta” e i fatti compiuti (2017-2021)

È soprattutto l’era Trump che Laurent Tessier analizza con notevole precisione. Né nato di nuovo, né lettore della Bibbia, né praticante regolare, Donald Trump è per i circoli sionisti cristiani un “vascello imperfetto” – uno strumento scelto da Dio nonostante, o forse a causa, dei suoi difetti morali.

Il confronto con Cyrus il Grande, già presente nel discorso sionista cristiano fin da Harry Truman, assume una dimensione operativa: sono i pastori e le reti evangeliche a investire il presidente con un significato biblico a cui rimane straniero.

La strumentalizzazione è reciproca, e i risultati sono spettacolari: riconoscimento di Gerusalemme come capitale il 6 dicembre 2017, inaugurazione dell’ambasciata il 14 maggio 2018 (con John Hagee e Robert Jeffress nei luoghi d’onore), riconoscimento della sovranità israeliana sul Golan, sospensione dei finanziamenti dell’UNRWA, Accordi di Abramo.

Il secondo mandato e l’ufficio della fede (2025-2026)

Il secondo mandato porta questa configurazione al suo apice. Mike Huckabee, un pastore battista nominato ambasciatore in Israele, annuncia cambiamenti nelle “proporzioni bibliche”. La colazione di preghiera di Gerusalemme si tiene per la prima volta a Mar-a-Lago. Nel febbraio 2025, Benjamin Netanyahu ha incontrato i leader evangelici per novanta minuti – non ha incontrato alcun leader ebraico americano.

Dopo gli attacchi congiunti USA-Israele contro l’Iran nel giugno 2025, Donald Trump si rivolge alla nazione ringraziando “specialmente Dio”, e poi il Medio Oriente, Israele e America, in quell’ordine.

Il piano per Gaza e il “Board of Peace” sotto la sua presidenza personale estendono la logica a una forma di tutela americana nel territorio, un secolo dopo il mandato britannico.

Laurent Tessier insiste sul sistema istituzionale che tiene Donald Trump sotto l’influenza religiosa. L’Ufficio della fede della Casa Bianca, reintegrato per decreto il 7 febbraio 2025 e in cui Paula White-Cain svolge un ruolo centrale, organizza la messa in scena teologico-politica. Il 5 marzo 2026, nel sesto giorno di guerra contro l’Iran, un video girato nello Studio Ovale mostra Donald Trump, mani unite, occhi chiusi, circondati da una ventina di pastori evangelici che gli mettono le mani sulle spalle. La leggenda – “Dio benedica gli Stati Uniti! “– dice il resto.

Pochi giorni dopo, l’organizzazione Friends of Zion Heritage Center, fondata da Mike Evans, ha lanciato a Gerusalemme e Tel Aviv una campagna di poster nazionali sotto lo slogan “Grazie Dio & Donald Trump! ” “

Il messianismo politico ora irriga contemporaneamente Washington, Gerusalemme e Teheran. Come formula Jean-François Colosimo, “porta il fuoco di Dio alle scuse della forza”.apporte le feu de Dieu à l’apologie de la force

Ambiguità strutturali e radicalizzazione

Uno dei maggiori contributi del libro è quello di rifiutare la semplificazione. Il sionismo cristiano non è un monolite. Attraversa le sensibilità, dal liberale Reinhold Niebuhr ai dispensazionalisti più radicali.

Si basa su tre registri che Laurent Tessier, prendendo Samuel Goldman, distingue chiaramente: profezia, affinità culturale e alleanza politica pragmatica. L’alleanza è strutturalmente ambigua: i cristiani sionisti vedono negli ebrei gli attori di uno scenario escatologico che alla fine include la loro conversione; gli ebrei sionisti accettano il sostegno mantenendo una distanza teologica. Gershom Gorenberg lo ha già formulato nel 2002: “A loro non piacciono i veri ebrei. Ci amano come personaggi della loro storia. »

Le controvoce dei cristiani di Palestina

Di fronte a questa convergenza, i cristiani di Palestina si oppongono a una lettura delle stesse Scritture che rovescia le conclusioni.

– La Dichiarazione di Gerusalemme (2006) e Kairos I (2009)

A partire dal 22 agosto 2006, quattro delle più alte autorità ecclesiastiche di Gerusalemme – il patriarca latino Michel Sabbah, l’arcivescovo siro-ortodosso Swerios Malki Mourad, il vescovo anglicano Riah Abu El-Assal e il vescovo luterano Munib Younan – firmano la “Dichiarazione di Gerusalemme sul sionismo cristiano”.

Rifiutano categoricamente le sue dottrine come “un insegnamento erroneo che perverte il messaggio biblico di amore, giustizia e riconciliazione”, e denunciano un patto che facilita la colonizzazione e la guerra perpetua piuttosto che il vangelo. L’appello a “rompere il silenzio” delle Chiese occidentali rimarrà in gran parte una lettera morta.

Tre anni dopo, l’11 dicembre 2009, il documento “Kairos Palestine – A Moment of Truth”, scritto a Betlemme da cristiani cattolici, greco-ortodossi, luterani, anglicani e battisti, definisce l’occupazione israeliana “peccato contro Dio e contro l’umanità” e invita le chiese di tutto il mondo a rivedere le teologie che la giustificano.

– Kairos II (2025) : una radicalizzazione del soggetto

Nel novembre 2025, Kairos Palestine II, intitolato “Un momento di verità: la fede in un tempo di genocidio”, radicalizza il punto: il sionismo cristiano è nominato come una “distorsione teologica e corruzione morale” che promuove un “dio processuale, razzista, di guerra e di pulizia etnica”.

Per il teologo anglicano Naim Ateek, figura fondatrice di questa teologia della liberazione palestinese, il sionismo cristiano fa parte di un “letteralismo selettivo” che tronca il testo biblico isolando la promessa territoriale della sua condizionalità etica. Come dimostra la sociologa Caterina Bandini, questa sfida è percepita da molti cristiani palestinesi come la principale minaccia – a volte anche più di quella della stessa destra sionista religiosa ebraica – proprio perché si trova sul terreno delle stesse Scritture.

Uno strumento indispensabile di comprensione

Laurent Tessier ricorda che lo storico non deve decidere tra le storie. Sta a lui mostrare come si sono formati, come si confrontano e cosa costa la vita che si afferma di assorbire gli altri.

Proveniente da una tesi in co-tutel tra l’École pratique des hautes études e l’Université de Montréal, il libro combina rigore e accessibilità. Laurent Tessier adotta una postura completa senza mai cedere all’apologetica o alla denuncia. In un paesaggio intellettuale francese ancora segnato dal paradigma laico e sconosciuto delle dinamiche religiose anglosassoni, questo libro riempie un vuoto lampante.

Come ha detto Laurent Fabius, allora ministro degli Affari Esteri, al simposio internazionale “Religioni e politica estera”, organizzato il 6 novembre 2013 dal Centro per gli studi e la ricerca internazionali (CERI) di Sciences Po, molte crisi internazionali rimangono incomprensibili quando il fatto religioso non viene preso in considerazione. Laurent Tessier ci dà gli strumenti per farlo, essendo uno dei fattori più strutturanti – e sconosciuti – della questione della Palestina.

Un libro importante, che dovrebbe diventare un riferimento.

https://les4verites.com/product/le-sionisme-chretien-histoire-dune-alliance-meconnue/

L'articolo Con Trump è al potere il sionism “cristiano” proviene da Blondet & Friends.

  •  

Export 2025: 643 miliardi di euro, Italia quarta dietro Cina, USA e Germania. Surplus commerciale: +50,7 miliardi. MA I PROFITTI VANNO ALL’ESTERO 

Da Luigi il 2026-08-16 22:27

https://www.facebook.com/andrea.zhok.5?locale=it_IT

Sta girando come una trottola un post che mostra come l’Italia sia oggi la quarta “potenza esportatrice” al mondo.

Export 2025: 643 miliardi di euro, quarti dietro Cina, USA e Germania. Surplus commerciale: +50,7 miliardi.

Frotte di amici di Giorgia si spellano le mani per spiegare che, vedete, il declino è storia vecchia, “la nave va”.

Ora, qualcuno si potrebbe chiedere come mai a questo trionfo faccia riscontro una crescita 2025 dello 0,5%, confermata per il 2026.

Un interessante confronto è che per le prime 3 posizioni la Cina è cresciuta del 5% , gli USA del 2,1%, mentre la Germania ha fatto persino peggio di noi (+ 0,2%).

Ora, non è che ci compiacciamo del declino, giuro.

Sarei il primo a felicitarmi se questo fosse il segno di una reale inversione di tendenza.

Purtroppo è la solita pubblicità ingannevole.

Ovviamente una valutazione isolata dell’export non è un indice della salute economica di un paese.

Anche laddove fosse abbinata ad una grande crescita del PIL, da sola sarebbe una soluzione mercantilista che è fragile e di breve respiro (basta qualunque turbativa dei traffici (pandemie, guerre, dazi protezionistici – cito a caso) e il collasso è immediato.

Se però la crescita dell’export fosse abbinata ad una crescita dei salari e dunque del mercato interno, sarebbe comunque una buona notizia.

Ma così non è. Il mercato interno italiano è morto, i salari sono gli unici diminuiti negli ultimi vent’anni in Europa (e proprio questo facilita le esportazioni.)

A ciò si deve aggiungere che parlare di esportazioni italiane non vuol dire ancora quasi niente (e, se è per questo, neanche parlare di crescita del Prodotto Interno Lordo).

Infatti ciò che viene registrato è l’esportazione di merci prodotte in Italia, ma spesso la proprietà delle industrie produttrici è estera, francese, tedesca, olandese, ecc. Di conseguenza gli introiti della vendita all’estero rappresentano un beneficio in termini di profitto soprattutto per proprietari collocati fuori d’Italia. (Questo è quanto succede in molti paesi del Terzo Mondo, dove a fronte di crescite bandanzose del PIL, la ricchezza interna non cresce.)

C’è chi dice che il riarmo italiano è il prezzo da pagare se vogliamo sovranità. È possibile. È vero che non ci si deve illudere che ci aspetti un futuro irenico dove le capacità di difesa militare saranno irrilevanti.

E però, cos’ha questo a che fare con l’attuale politica di riarmo italiano?

In primo luogo, per discutere di esigenze militari si parte da un’analisi di quello che manca e che è richiesto nei conflitti attuali. Non si parte dal budget. Non si parte da quanti soldi si vogliono spendere. Quest’ultimo è il ragionamento di chi non sta pensando alla difesa, ma alle commesse per gli amici degli amici.

Ma non solo.

Le esigenze odierne della difesa passano, prima che da munizioni e carri armati, dalle infrastrutture delle comunicazioni e dai software dedicati.

Ora, esattamente come si pensa di difendere la Patria con un sistema di telecomunicazioni consegnato a fondi esteri come il fondo KKR? Come si pensa di “fare la guerra” con sistemi informatici nazionali che girano su software made in USA? E che dire degli F-35 (100 milioni di euro), con i software di utilizzo in costante bisogno di aggiornamento, per cui se l’Italia vuole farli partire deve aver di fatto il permesso americano?

Dunque, non raccontiamoci balle.

Qui non si tratta affatto di preparare una difesa del paese nello spirito dell’art. 52 della Costituzione. Si tratta di continuare ad essere un’appendice dell’esercito americano, ma questa volta un’appendice spesata al 100% dall’erario italiano e più sacrificabile di prima.

Se dovessimo reistituire la leva, a queste condizioni non sarà per difendere la patria, ma per fare piaceri alle èlite finanziarie che muovono le fila di Washington (e di Bruxelles) fornendo giovani italiani come carne da macello.

Vogliamo parlare di dovere costituzionale della difesa della nazione? Parliamone.

Ma per parlarne sul serio, prima ritiriamoci dalla Nato.

Poi costruiamo una capacità di gestione autonoma in tutti i settori nazionali “dual use”, dall’elettronica alle telecomunicazioni, ai software (sovranità digitale). Costruiamo una rete satellitare nazionale.

Poi forse potremo parlare, senza mentire, di investimenti per la difesa della patria.

L'articolo Export 2025: 643 miliardi di euro, Italia quarta dietro Cina, USA e Germania. Surplus commerciale: +50,7 miliardi. MA I PROFITTI VANNO ALL’ESTERO  proviene da Blondet & Friends.

  •  

Magnifica estinzione La settimana più spaventosa dell’intelligenza artificiale, e noi

Negli ultimi giorni sono successe alcune cose epocali per l’umanità, ma non entrano nel discorso pubblico. L’IA ora può progettare nuovi virus, perforare i sistemi di sicurezza delle aziende (nonostante le limitazioni), sparare in autonomia, e tra poco potrà anche aggiornarsi da sola. Il dibattito italiano su questo tema, nonostante il Papa, è grottesco, ancora più infimo che su tutte le altre questioni

https://www.linkiesta.it/2026/08/la-settimana-piu-spaventosa-dellintelligenza-artificiale-e-noi/

Mentre noi ci trastulliamo con gli avvocati del populismo e i generali del russobrunismo, con gli utili idioti di Putin, con i grotteschi Maga italiani e con Giorgia Meloni che dichiara alternativamente guerra alla Franza o Spagna purché se magna, nel giro di pochi giorni sono successe alcune cose che definire «epocali» per l’umanità non è un’esagerazione, eppure non fanno notizia, non interessano l’opinione pubblica, non diventano oggetto di dibattito né tra i banchi del governo né dell’opposizione.

Il Wall Street Journal ha definito quella appena trascorsa «la settimana più spaventosa dell’intelligenza artificiale». Un gruppo di scienziati ha utilizzato l’intelligenza artificiale generativa per progettare nuovi virus (ci mancava soltanto questa!), aprendo la strada a nuove possibili cure per malattie oggi incurabili, ma anche un’autostrada a quattro corsie a chiunque voglia sviluppare agenti patogeni mortali o altre minacce biologiche, ora incredibilmente a portata di clic grazie alle meraviglie dell’IA.

L’anno scorso, centinaia di persone hanno chiesto a ChatGPT come produrre armi e veleni biologici, e il chatbox ha risposto fornendo istruzioni accurate, tanto che OpenAI è stata costretta a vietare l’accesso agli utenti che sospettosamente chiedono come costruire veleni e armi biologiche.

Negli stessi giorni, ne parliamo in questo articolo di Massimo Arcidiacono, i modelli di intelligenza artificiale di Meta, OpenAI e Anthropic hanno rotto le gabbie in cui erano stati rinchiusi dai loro programmatori per evitare comportamenti imprevisti, e sono riusciti a perforare i sistemi di sicurezza di alcune aziende nonostante le limitazioni impartitegli. Era già successo ad aprile, con Mythos, ora malgrado il precedente, e i relativi meccanismi di sicurezza che erano stati predisposti, si è ripetuto con quasi tutti i nuovi e sempre più avanzati modelli di intelligenza artificiale.

In tutto questo, continua la battaglia per la supremazia digitale tra gli Stati Uniti e la Cina, con l’Amministrazione Trump che prova senza tante idee a domare il fuoco creato dal Far west della Silicon Valley, e con Pechino che sostiene l’IA open source messa sul mercato a basso costo grazie al fatto che i suoi modelli copiano da quelli più evoluti. La brutta aria ha costretto alcune aziende della Silicon Valley, a cominciare da Meta, a seguire la via aperta cinese, nella convinzione che sia questa la strada per non perdere il vantaggio competitivo con Pechino.

Anthropic sostiene che, entro la fine del 2028, il suo sistema sarà in grado di costruire autonomamente una versione più intelligente di sé stesso, e che lo farà senza aiuto umano. I sistemi che si autoprogrammano, le armi autonome e altre cose pazzesche che eravamo abituati a vedere nei film di fantascienza sono già qui.

Molti leader della Silicon Valley parlano di sistemi che supereranno gli esseri umani su tutti gli incarichi cognitivi, immaginano aziende futuristiche senza dipendenti, e prevedono catastrofiche perdite di posti di lavoro e masse sdraiate sui divani, incollate ai propri device.

Elon Musk, in una recente intervista all’Economist, dopo aver previsto un mondo straordinariamente più avanzato grazie alle innovazioni generate dall’intelligenza artificiale, ha ribadito una cosa che va dicendo con nonchalance da tempo, e cioè che a fronte di questo possibile nuovo mondo meraviglioso ci sono tra il dieci e il venti per cento di probabilità che l’intelligenza artificiale possa invece causare conseguenze catastrofiche per l’umanità. Le stesse cose, senza dare numeri, dicono gli altri demiurghi della Silicon Valley. E queste sono le previsioni dei più fanatici sostenitori dell’accelerazione dell’intelligenza artificiale, le meno allarmistiche. Eppure, secondo loro che intanto si costruiscono rifugi antiatomici in Nuova Zelanda o in Argentina, ci sarebbero fino a due possibilità su dieci che l’umanità scompaia.

Uno dei più grandi matematici del pianeta, Jacob Tsimerman, vincitore la settimana scorsa della Fields Medal, che è il Nobel per la matematica, l’estate scorsa ha scritto un paper accademico dal titolo apocalittico “A Taxonomy of Omnicidal Futures Involving Artificial Intelligence” (Una tassonomia degli scenari futuri di estinzione globale legati all’intelligenza artificiale).

Proprio perché terrorizzato dall’IA, Tsimerman ha inaspettatamente deciso di farsi assumere da OpenAI per provare a trovare un rimedio matematico al problema dall’interno della macchina. Una buona notizia, purtroppo immediatamente superata dalla decisione di Chloé Bakalar, responsabile dell’Etica di OpenAI, di dimettersi dall’azienda meno di un anno dopo essere stata assunta, come ultima di una serie di dimissioni delle ultime settimane, tra cui quella di Johannes Heidecke che guidava i sistemi di sicurezza di OpenAI.

Studiosi come Eliezer Yudkowsky e Nate Soares, autori di “If anybody builds it, everybody dies” (Se qualcuno la costruisce, moriamo tutti), valutano invece la possibilità che la super intelligenza artificiale porti alla cancellazione dell’umanità al cinquanta per cento. Bella questa intelligenza artificiale: o ci facilita la vita o ci conduce all’estinzione, basta lanciare la moneta e lo scopriremo.

Nessuno in realtà ha idea di come si possano contenere i rischi legati all’IA, soltanto la screditata Amministrazione Trump ci sta provando, tardivamente e in preda al panico, e dopo aver fatto saltare tutti i paletti messi da Joe Biden.

I democratici americani, e non solo loro, si limitano a rallentare la costruzione locale dei data center, secondo Gallup sette americani su dieci sono contrari ai data center nella propria area di residenza, ma senza alcuna visione lungimirante. I cinesi fanno una partita a parte e provano a scavalcare l’America approfittando dell’inadeguatezza trumpiana, mentre l’Europa non ha una forza tecnologica comparabile a quella dei due giganti.

Servirebbe una dottrina di “distruzione reciproca assicurata” adatta ai nostri tempi digitali, cioè la consapevolezza che la battaglia per la supremazia sull’intelligenza artificiale tra America e Cina potrebbe finire con la distruzione sia di chi vince sia di chi perde. Ai tempi della proliferazione nucleare, l’idea di una mutual assured destruction contribuì durante la Guerra fredda a creare una situazione di stallo in cui Stati Uniti e Unione sovietica capirono di non potersi permettere di far scoppiare una guerra nucleare, poiché non ci sarebbero stati né vincitori né vinti. Oggi però in pochi si fidano di Trump, o di Xi.

In gioco ci sono le sorti dell’umanità, eppure nessuno sembra davvero preoccuparsene. Soltanto il Papa, con l’enciclica Magnifica Humanitas, ha mostrato di avere contezza esatta dei pericoli che stiamo correndo. Emmanuel Macron ha provato a organizzare un paio di vertici internazionali sul tema, a Parigi e in India, ma per capire quanto sia stato preso sul serio dai colleghi statisti si pensi che l’Italia ha inviato a rappresentarla uno come Adolfo Urso.

Il dibattito pubblico italiano su questo tema è grottesco, ancora più infimo che su tutte le altre questioni. Con l’eccezione di pochissimi paria totalmente inascoltati (Carlo Calenda), a destra come a sinistra tutti quanti guardano il muro verso il quale ci stiamo sfracellando, ma non lo vedono e anzi incitano ad accelerare sempre di più, motivando la corsa folle verso l’inevitabile schianto con la fiducia cieca nella tecnologia e con la necessità di non restare indietro nella corsa all’intelligenza artificiale, o all’estinzione.

———————–

Deus ex machina

L’intelligenza artificiale non ha bisogno di un’anima per cambiare il mondo (o distruggerlo)

Il dibattito sulle nuove tecnologie oscilla tra entusiasmo messianico e timore apocalittico. Ma la questione decisiva non è stabilire se le macchine abbiano una coscienza, quanto capire come governare uno strumento che ha già abbastanza potere da trasformare la società

https://www.linkiesta.it/2026/08/intelligenza-artificiale-ia-ai-anima-religione-mondo/

Di intelligenza artificiale si inizia a parlare con quei toni solenni di solito associati alla religione e alla spiritualità. Le grandi aziende del settore parlano delle nuove tecnologie come della più grande invenzione della storia, qualcosa che potrebbe cambiare per sempre ciò che significa essere umani. Demis Hassabis, cofondatore di Google DeepMind, l’ha definita «la più importante invenzione che l’umanità farà mai». Alcuni ricercatori assegnano probabilità tutt’altro che trascurabili alla possibilità che una macchina possa arrivare a costruire da sola una versione più intelligente di sé entro pochi anni. Yann LeCun ha detto che l’enorme investimento finanziario nella corsa alla superintelligenza «è una grandissima stronzata». E per ora va benissimo così.

In alcuni casi il linguaggio si fa apocalittico, com’è normale che sia di fronte a una tecnologia in grado di sparare da sola e di bucare i sistemi di sicurezza di diverse aziende. Anche per questo c’è stato chi ha fondato una vera chiesa dedicata al futuro Dio dell’intelligenza artificiale. Un ingegnere di Google, dopo avere interagito con un chatbot che gli era sembrato dotato di coscienza, si è chiesto: «Chi sono io per dire a Dio dove può e dove non può mettere le anime?». E Ilya Sutskever, uno dei fondatori di OpenAI, è arrivato a bruciare simbolicamente un’effigie che rappresentava un’intelligenza artificiale non allineata con gli esseri umani, come in una sorta di rito medievale.

È dentro questa atmosfera che è intervenuta la Chiesa cattolica. Nell’enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV difende l’idea che l’essere umano occupi una posizione irriducibile nel creato e sostiene che le macchine, per quanto sofisticate, possano soltanto imitare alcune funzioni dell’intelligenza umana. È una visione che Sebastian Mallaby – autore del libro “The Infinity Machine: Demis Hassabis, DeepMind, and the Quest for Superintelligence” – prova a scandagliare in una lunga analisi su Foreign Affairs intitolata “God From the Machine. AI and the Future of Humanity” chiedendosi: siamo davvero sicuri che distinguere tra imitare l’intelligenza e possederla sia così semplice?

Il problema risale a molto prima delle ultimissime tencologie. Nel 1980 il filosofo John Searle propose il celebre esperimento mentale della «stanza cinese»: immaginiamo un uomo chiuso in una stanza che non conosce il cinese e che riceve istruzioni per manipolare simboli cinesi secondo precise regole. Dall’esterno, le sue risposte sembrerebbero quelle di una persona che comprende perfettamente la lingua. Ma l’uomo non comprende nulla: sta semplicemente applicando un insieme di istruzioni. Per Searle, era la dimostrazione che manipolare correttamente informazioni non equivale necessariamente a capire ciò che significano.

L’argomento è diventato uno dei pilastri della distinzione tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Una macchina può produrre una risposta convincente, riconoscere un volto, tradurre una frase o scrivere un saggio senza che questo significhi che provi qualcosa o che comprenda davvero ciò che sta facendo. Il corpo umano, ricorda Mallaby riprendendo un’obiezione dello scrittore di fantascienza Ted Chiang, non è un dettaglio trascurabile: «Avere un corpo è un prerequisito per avere emozioni». La disperazione, per esempio, non sarebbe separabile dall’esperienza fisica degli ormoni dello stress che attraversano il corpo.

È una distinzione intuitiva perché gli esseri umani nascono, soffrono, amano, si ammalano, muoiono; le macchine no, non sanguinano, non provano dolore e possono essere semplicemente spente. Esistono, scrive Mallaby, non dentro un universo morale ma dentro una matrice di ottimizzazione. Da questo punto di vista, si può sostenere che anche il più sofisticato modello di intelligenza artificiale resti soltanto una macchina che esegue operazioni straordinariamente complesse.

Anche il cervello umano è una macchina fisica. È fatto di materia biologica, obbedisce alle leggi della fisica e funziona attraverso impulsi elettrici e processi di elaborazione delle informazioni. «L’idea che la massa molle dentro il cranio contenga un’essenza ineffabile e non programmabile – la coscienza, lo spirito o qualcos’altro – può essere intuitivamente seducente. Ma dal punto di vista analitico è fragile», scrive Mallaby. E più l’intelligenza artificiale migliora, più quella distinzione diventa difficile da difendere. Gli ultimi modelli di IA non si limitano a consultare un gigantesco archivio di frasi e a scegliere meccanicamente quella successiva: costruiscono rappresentazioni matematiche dei concetti e delle loro relazioni, e possono associare parole, idee, emozioni e situazioni anche quando queste non sono mai state esplicitamente collegate nei dati di addestramento. Non significa che siano coscienti. Significa però che l’argomento «la macchina sta solo seguendo delle regole, quindi non può comprendere» diventa sempre meno risolutivo.

Quindi forse non arriveremo mai stabilire con certezza se una macchina abbia una coscienza. La buona notizia è che non abbiamo bisogno di risolvere questo problema per decidere come governarla. E anzi, concentrarsi troppo sulla domanda potrebbe farci perdere di vista quelle che sono già oggi le questioni più urgenti.

La Chiesa, nelle parole di Leone XIV, secondo Mallaby, ha ragione su una cosa fondamentale: l’intelligenza artificiale deve essere regolata. Può amplificare le disuguaglianze economiche, trasformare il mercato del lavoro, modificare il modo in cui impariamo, alterare le relazioni umane e rendere più facile l’uso della forza militare. Può perfino rendere più difficile stabilire chi sia responsabile di una decisione quando una parte crescente del processo viene affidata a una macchina.

Ma il Papa non inquadra per intero lo scenario. Magnifica Humanitas trascura alcuni elementi fondamentali. Ad esempio, invoca una gestione dei dati come «bene comune o condiviso», mentre il problema più urgente dovrebbe essere impedire che i dati vengano sottratti e utilizzati senza autorizzazione. E sul terreno militare l’enciclica afferma che «la decisione di usare la forza letale non può essere delegata a processi opachi o automatizzati», una posizione moralmente comprensibile ma che Mallaby nel suo breve saggio su Foreign Affairs considera difficile da applicare quando le macchine saranno in grado di prendere decisioni sul campo di battaglia più rapidamente e accuratamente degli esseri umani.

Per questo Mallaby trova almeno tre lacune nell’attuale risposta politica all’intelligenza artificiale. La prima lacuna riguarda la proliferazione. Se i modelli di IA più potenti finiranno per essere capaci di compiere attacchi informatici sofisticati, progettare nuove armi biologiche o svolgere altre attività oggi accessibili soltanto a Stati e grandi organizzazioni, il problema non sarà più soltanto chi controlla le aziende che li sviluppano: sarà che cosa succederà quando quelle capacità diventeranno disponibili in tutto il mondo, anche a criminali e terroristi. Per questo servirebbe arrivare a qualcosa di simile a un trattato di non proliferazione nucleare dell’intelligenza artificiale: un accordo internazionale che stabilisca che cosa gli Stati siano disposti a fare quando i modelli più pericolosi non saranno più nelle mani di pochi laboratori.

La seconda lacuna è economica. I sistemi fiscali dei Paesi occidentali sono costruiti anche sull’idea che il capitale serva a rendere più produttivo il lavoro umano. Per questo i governi hanno storicamente tassato il lavoro più del capitale. Ma se l’IA dovesse cominciare a sostituire i lavoratori anziché semplicemente aiutarli, questa impostazione rischierebbe di produrre l’effetto opposto a quello desiderato: tassare pesantemente il lavoro renderebbe infatti ancora più conveniente per le aziende sostituirlo con le macchine, proprio mentre diminuirebbero le entrate fiscali necessarie per sostenere chi perde il proprio impiego. Per ovviare a questo problema si potrebbe spostare una parte della pressione fiscale dal lavoro al capitale, introdurre forme di assicurazione salariale per chi viene sostituito e perfino distribuire ai cittadini una piccola quota della ricchezza generata dalle aziende di intelligenza artificiale.

La terza lacuna è quella che riporta Mallaby al punto da cui era partito: non sappiamo ancora abbastanza di ciò che accade dentro i modelli di intelligenza artificiale. È il problema dell’interpretabilità. I laboratori stanno cercando di capire come le reti neurali arrivino alle loro conclusioni, ma la ricerca è ancora lontana dal fornire una spiegazione completa dei processi interni dei sistemi più avanzati. E qui Mallaby rovescia l’argomento della Chiesa. Magnifica Humanitas sostiene che non possiamo conoscere il pensiero delle macchine perché nelle macchine non c’è un pensiero da conoscere. Ma forse è vero il contrario: se vogliamo controllarle, dobbiamo capire che cosa stanno facendo.

È probabilmente questo il punto più interessante dell’articolo di Foreign Affairs. Possiamo discutere all’infinito se le macchine abbiano una coscienza, ma nel frattempo l’intelligenza artificiale continuerà a entrare nel lavoro, nella finanza, nella guerra e nelle istituzioni. Non serve sapere se abbia un’anima per capire che ha già abbastanza potere da richiedere regole. «Le macchine non entreranno mai nel nostro universo morale – scrive Mallaby in conclusione del suo articolo – ma se gli esseri umani aspirano a controllarle, dobbiamo prima di tutto comprenderle».

—
Framalistes est finance grace aux dons : soutenez l’association Framasoft sur https://soutenir.framasoft.org
Vous recevez cet email car vous suivez la liste “spaghetticon”. Vous ne voulez plus recevoir ces emails ? Rendez-vous sur le lien https://framalistes.org/sympa/sigrequest/spaghetticon ou contactez l’adresse sympa@framalistes.org avec comme sujet “unsubscribe spaghetticon”.

You receive this email since you subscribed to the list “spaghetticon”. To unsubscribe, please go to the link https://framalistes.org/sympa/sigrequest/spaghetticon or send an email to sympa@framalistes.org with the subject “unsubscribe spaghetticon”.

L'articolo Magnifica estinzione La settimana più spaventosa dell’intelligenza artificiale, e noi proviene da Blondet & Friends.

  •  

Pulizia etnica anche in Libano

🔴 L’esercito terrorista di “Israele” continua la sua pulizia etnica nel sud del Libano e, questo sabato, ha cancellato dalla mappa il villaggio di Bani Hayyan, dopo aver posizionato esplosivi in tutte le sue strade.

Man mano che si avvicinano le elezioni parlamentari del 27 ottobre in “Israele”, dobbiamo aspettarci che Netanyahu intensifichi gli attacchi contro Gaza, il Libano e, se ne ha l’opportunità, contro l’Iran o persino la Siria, nel tentativo di evitare una sconfitta elettorale che potrebbe portarlo in prigione.

Attualmente, i sondaggi attribuiscono alla coalizione di Netanyahu solo 53 seggi sui 61 necessari per ottenere la maggioranza, quindi possiamo aspettarci che questo criminale di guerra continui il suo macabro gioco, a cui si è ormai abituato come una droga, di iniziare una guerra per guadagnare popolarità tra una popolazione composta da coloni supremazisti squilibrati.

L'articolo Pulizia etnica anche in Libano proviene da Blondet & Friends.

  •  

The Sunday Times: droni britannici colpiscono territorio russo in profondità. Londra: «Non temiamo la reazione russa»

droni britannici colpiscono in profondità nel territorio russo per la prima volta — The Sunday Times

  • L’Ucraina ha utilizzato per la prima volta droni prodotti in Gran Bretagna per attacchi sul territorio russo. I bersagli erano raffinerie di petrolio a Volgograd e Yaroslavl.
  • Il Sunday Times definisce questo un “nuovo stadio nella partnership militare” tra Londra e Kiev.
  • Una fonte di alto livello del Ministero della Difesa britannico ha dichiarato che, con questi attacchi, Londra sta dimostrando a Mosca e ai suoi alleati di non essere più “preoccupata” da una possibile reazione russa.

L'articolo The Sunday Times: droni britannici colpiscono territorio russo in profondità. Londra: «Non temiamo la reazione russa» proviene da Blondet & Friends.

  •  

Il Cammino Neocatecumenale, cavallo di Troia nella Chiesa

Mons. Athanasius Schneider, durante un’intervista dello scorso 6 marzo 2016 (il cui testo completo in italiano è su Chiesa e postconcilio), ha parlato anche del Cammino Neocatecumenale.

Original English text: here on Rorate Caeli blog.

Il Cammino Neocatecumenale è una comunità Protestante-Ebraica

Mr. Fülep: mentre la tradizione viene perseguitata, ci sono certi nuovi movimenti moderni che vengono invece sostenuti parecchio. Uno di questi è la comunità di Kiko. Quale è la sua opinione sul Cammino Neocatecumenale?[11]

Mons. Schneider: si tratta di un fenomeno molto triste e complesso. Per dirla apertamente: è un cavallo di Troia nella Chiesa. Li conosco molto bene perché per loro sono stato delegato apostolico per parecchi anni in Kazakhstan, a Karagandà. Ed ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri, e ho letto gli scritti di Kiko, il loro fondatore, per cui li conosco bene. Parlando apertamente, senza diplomazia, dico che il Neocatecumenato è una comunità Protestante-Ebraica[12] all’interno della Chiesa, che di cattolico ha solo la decorazione. L’aspetto più pericoloso riguarda l’Eucarestia, poiché l’Eucarestia è il cuore della Chiesa. Quando il cuore è in pessimo stato, l’intero corpo è in un pessimo stato. Per il Neocatecumenato, l’Eucarestia è principalmente un banchetto fraterno. Quest’attitudine è Protestante, tipicamente Luterana.[13] I neocatecumenali rigettano il concetto e l’insegnamento che l’Eucarestia sia un vero sacrificio. Addirittura affermano che l’insegnamento tradizionale, e il credere che l’Eucarestia sia un sacrificio, sarebbe qualcosa di non cristiano ma pagàno.[14] Questo è completamente assurdo, questo è tipicamente Luterano e Protestante. Durante le loro liturgie eucaristiche trattano il Santissimo Sacramento in una maniera talmente banale, che certe volte è orribile.[15] Si siedono mentre ricevono la Santa Comunione, e disperdono frammenti perché non se ne curano, e dopo la Comunione ballano anziché pregare e adorare Gesù in silenzio. È questo che è realmente mondano, pagàno, naturalistico.

Mr. Fülep: il problema potrebbe non essere solo pratico…

Mons. Schneider: il secondo pericolo è la loro ideologia. L’idea principale del Neocatecumenato, stando al loro fondatore Kiko Argüello, è la seguente: la Chiesa avrebbe avuto una vita ideale solo fino all’epoca di Costantino, nel quarto secolo – solo questa sarebbe stata la vera Chiesa. E con Costantino la Chiesa avrebbe cominciato a degenerare: degenerazione dottrinale, liturgica e morale.[16] E la Chiesa avrebbe raggiunto il peggio di questa degenerazione dottrinale e liturgica nei decreti del Concilio di Trento. In realtà è vero l’esatto contrario di tale opinione: il Concilio di Trento è stato uno dei più alti momenti della storia della Chiesa proprio a causa della chiarezza dottrinale e disciplinare. Secondo Kiko, l’epoca oscura della Chiesa sarebbe durata dal quarto secolo fino al Concilio Vaticano II. Sarebbe stato solo grazie al Vaticano II che la luce sarebbe giunta nella Chiesa. Questa è un’eresia perché vorrebbe insinuare che lo Spirito Santo avrebbe abbandonato la Chiesa. Ed è davvero settario e molto in linea con Martin Lutero, il quale disse che fino a lui stesso la Chiesa era nell’oscurità e che solo attraverso lui stesso la luce sarebbe tornata nella Chiesa. La posizione di Kiko è fondamentalmente uguale, solo che Kiko postula l’epoca oscura della Chiesa da Costantino al Vaticano II. Così i neocatecumenali fraintendono il Concilio Vaticano II. Dicono di essere apostoli del Vaticano II, per giustificare tutte le loro pratiche eretiche e gli insegnamenti eretici. Questo è un grave abuso.

Mr. Fülep: com’è possibile che questa comunità sia stata ufficialmente ammessa dalla Chiesa?

Mons. Schneider: questa è un’altra tragedia. Hanno costituito una potente lobby in Vaticano da almeno trent’anni. E c’è un altro inganno: in molti eventi ostentano ai vescovi parecchi frutti di conversione e molte vocazioni. Molti vescovi sono resi ciechi da tali “frutti”, e non notano gli errori e non li esaminano. I neocatecumenali hanno famiglie con molti figli, ed hanno un alto livello morale nella vita familiare. Questo è certamente un buon risultato, ma c’è anche la pratica esagerata di imporre alle famiglie di avere quanti più figli è possibile. Questo non è salutare. Loro affermano di accettare la Humanae Vitae,[17] e questo è certamente un bene. Ma in fin dei conti è certamente un’illusione, perché ci sono anche moltissimi gruppi Protestanti nel mondo di oggi con un alto livello morale, che hanno anche un gran numero di figli, e che vanno a protestare contro l’ideologia gender e l’omosessualità, e che pure accettano la Humanae Vitae. Per me, perciò, non è un criterio decisivo di verità! Esistono un sacco di comunità Protestanti che convertono tanti peccatori, gente che viveva nei vizi come alcolismo e droga. Per cui i frutti di conversione non li ritengo un criterio decisivo e non inviterei questi buoni gruppi Protestanti a fare apostolato nella mia diocesi. Cosa che è invece l’illusione di tanti vescovi, che sono ammaliati dai cosiddetti frutti.

Mr. Fülep: quanto alla dottrina, quale è la pietra d’inciampo?

Mons. Schneider: è la dottrina sull’Eucarestia. È quella il cuore. È un errore guardare prima ai frutti e poi non preoccuparsi della dottrina e della liturgia. Sono sicuro che verrà il tempo in cui la Chiesa oggettivamente esaminerà questa organizzazione in profondità, senza la pressione delle lobby del Cammino Neocatecumenale, e i loro errori dottrinali e liturgici verranno davvero alla luce.


Note – di Dániel Fülep

[11] Il Cammino Neocatecumenale (talvolta detto “neocatecumenato”) è un’organizzazione dedita alla formazione religiosa dei fedeli. È stato fondato a Madrid nel 1964 da Kiko Argüello and Carmen Hernández.

[12] Le comunità neocatecumenali mescolano nella liturgia della Chiesa elementi Protestanti ed Ebraici.

[13] Il movimento neocatecumenale per lungo tempo ha desiderato ricevere dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti l’approvazione dei propri abusi liturgici. Ma in seguito a consultazioni con la Congregazione, fu il Pontificio Consiglio per i Laici ad approvare prima lo Statuto e poi il Direttorio Catechetico e le pratiche non liturgiche. Il decreto del 20 gennaio 2012, infatti, non ha nulla a che vedere con le “innovazioni” liturgiche del Cammino Neocatecumenale, che dovrebbero essere immediatamente terminate perché sono contro le leggi universali della Chiesa e contro la pratica della Chiesa.

“Prima Comunione” neocatecumenale:
l’Eucarestia trattata come se fosse uno snack

[14] Il Concilio di Trento (1545–1563) dichiarò come dogma di fede, in opposizione alla concezione Protestante, che il Sacrificio della Santa Messa comprende un elemento propiziatorio (Enchiridion Symbolorum Denzinger-Schönmetzer, nr. 1743, 1753, cioè la sess. XXII, in particolare il cap. II). Il sacrificio è stato ordinato da Cristo stesso. Non è semplicemente commemorazione, glorificazione e rendimento di grazie, ma un vero sacrificio propiziatorio per i vivi e per i defunti. Tuttavia il fatto che la Messa è un vero sacrificio non significa che deve essere ripetuto esattamente il sacrificio di Cristo: la Chiesa non trasforma il sacrificio di Cristo in un sacrificio umano pagano. Il sacrificio della Santa Messa non è la replica del sacrificio della Croce, ma è l’unico sacrificio di Cristo reso presente sotto i segni sacramentali. In questo senso è “commemorazione”, in cui la realtà del sacramento stesso è presente (DS 1740). Cristo è lo stesso sacerdote nella Santa Messa così come sulla croce (DS 1743).

[15] La liturgia del Cammino Neocatecumenale non segue l’Ordinamento Generale del Messale Romano, né le altre norme liturgiche, ma contiene delle proprie “innovazioni”. La pratica liturgica del Cammino è zeppa di abusi: infatti il Vaticano ha richiamato il movimento neocatecumenale su problemi quali le omelie dei laici durante la Messa, il ballo dei fedeli durante la liturgia, il fatto di star seduti durante la ricezione della Santa Comunione, il passarsi di mano in mano un enorme calice col sangue di Cristo… Le norme sulla musica sacra vengono totalmente ignorate. Un altro problema è che il Cammino separa i fedeli dalla parrocchia e dalla Chiesa: la Santa Messa domenicale, già piena di abusi, viene celebrata di sabato sera come “messa privata” della comunità neocatecumenale, tipicamente non in chiesa ma in un posto profano, come le salette comunitarie.

[16] Il 13 giugno 313 Costantino promulgò l’Editto di Milano che terminò le persecuzioni dei cristiani e riconobbe il cristianesimo come una religione lecita nell’impero romano. Nel 315 terminò anche l’uso delle esecuzioni mediante crocifissione, e garantì alla Chiesa tutti i privilegi di cui già godevano le religioni pagane. Nel 321 Costantino dichiarò festivo il giorno della domenica. In qualità di monarca assoluto, permise lo stabilirsi di una base istituzionale per la Chiesa in tutto l’impero a partire dal 324: la struttura istituzionale della Chiesa e il suo rafforzarsi nel campo sociale e politico, così come l’alleanza fra trono e altare, vennero considerati dai Protestanti come una vittoria del paganesimo.

[17] La Humanae vitae è un’enciclica di Paolo VI promulgata il 25 giugno 1968 in cui viene riaffermato l’insegnamento tradizionale della Chiesa Cattolica riguardo l’amore coniugale, la paternità responsabile e il rifiuto di pressoché tutte le forme di controllo delle nascite.

147 commenti:

  1. Giova ricordare che il Kazakhstan era un tempo una delle terre che Kiko vantava come successi spaziali, delle sue missio ad gentes. La presentava come una terra completamente scristianizzata, e quindi le famiglie come eroi martiri.
    Mi ricordo che nella mia immaginazione le famiglie vivevano nella steppa a fare catechesi in una capanna. Ovviamente anche in quel caso erano “invitati” dal vescovo.
    Menzogne, menzogne, menzogne! Ora di scopre che il più importante vescovo e Cardinale del Kazakhstan invece è giunto esattamente alle stesse conclusioni di tutti quelli che onestamente hanno giudicato il cammino.
    Voce forte e chiara c che nomina le cose col loro nome r senza mezzi termini. Altro che il Papa li ha approvati!!

    Rispondi

  2. Insomma, mons. Schneider afferma le stesse cose che in tanti su questo blog – in primis coloro che hanno dato vita allo stesso – pensano e dicono. E dice due cose abbastanza gravi, che anch’io ho avuto modo di evidenziare: 1) Che i NC sono fondamentalmente potenti economicamente, e per questo sono “accettati” dalla Chiesa; 2) Che la Chiesa stessa non ha mai veramente analizzato questo movimento e i suoi documenti. E il secondo punto, a mio parere, è più grave del primo, perché da questo discendono tutti i problemi che il CNC ha creato e continua a creare!

    Rispondi

  3. ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri
    Ecco un altro cardinale che ha celebrato Messa con i neocatecumenali eppure decisamente NON li approva.
    Direi che questa intervista possa essere citata ogniqualvolta (locuzione non casuale!) l’aver celebrato l’eucaristia nc da parte di un qualsiasi prelato venga propagandato come una adesione de facto alla loro liturgia ed in generale al cammino.

    Rispondi

  4. L’intervista non è tanto importante per i neocatecumenali, per loro è solo un altro faraone. I Kiko-bots che hanno annegato il cervello nel Kiko Arguello Kool Aid non faranno un alzata di sopracciglio, forse i dubbiosi: è importante per tutti i cattolici che non conoscono il cammino.
    Per me è una splendida intervista, che conferma in pieno tutto quello che diciamo e conferma la scelta che ho fatto.
    Grazie al cardinale che non ha paura di andare la voce contro i lupi!

    Rispondi

  5. Una intervista che coglie i punti salienti della questione neocatecumenale, in primo luogo l’Eucarestia. La “participatio actuosa” per il fedele del Cammino è diventata attività indispensabile ai fini del Miracolo Eucaristico temporizzato (il Signore che “passa” come nella Merkavah) per consentire il passaggio dalla morte alla vita del neocatecumenale. Concezione ribadita dal balletto, che perlomeno dal punto di vista simbolico è parte integrante del rito NC.

L'articolo Il Cammino Neocatecumenale, cavallo di Troia nella Chiesa proviene da Blondet & Friends.

  •  

I bassi livelli dell’acqua mettono sotto pressione l’approvvigionamento elettrico europeo, mentre l’energia solare raggiunge livelli record.

I bassi livelli idrici stanno mettendo sotto pressione le centrali idroelettriche e nucleari in Europa, causando carenze regionali di elettricità. Allo stesso tempo, l’energia solare sta raggiungendo livelli record. Tuttavia, i prezzi aumentano bruscamente nelle ore serali a causa della mancanza di capacità di accumulo e della flessibilità della domanda.

immagine principale dell'articolo

Livelli idrici estremamente bassi sul Reno: il letto del fiume è visibile presso la fortezza di Pfalzgrafenstein.

Foto: Boris Roessler/dpa

Tempo di lettura : 6 minuti.


In breve:

  • I bassi livelli dell’acqua stanno avendo ripercussioni sulla fornitura di energia elettrica: le centrali idroelettriche e nucleari di diversi paesi europei hanno dovuto ridurre o sospendere temporaneamente la produzione.
  • L’energia solare raggiunge livelli record: a giugno e luglio, l’energia solare ha coperto circa il 25% della produzione di elettricità nell’UE.
  • Il problema persiste nelle ore serali: mentre l’energia solare mantiene bassi i prezzi durante il giorno, questi possono aumentare significativamente al mattino e alla sera. Ember chiede pertanto un maggiore accumulo di energia, l’espansione della rete e un consumo di elettricità più flessibile.

Secondo le previsioni, l’ondata di caldo dominerà nuovamente il clima in Germania sabato 15 agosto, prima di un periodo di calma e qualche pioggia previsto per la prossima settimana. I bassi livelli dell’acqua, aggravati dal caldo e dalla siccità, minacciano inoltre di incidere sui prezzi dell’energia elettrica. Poiché le centrali idroelettriche e nucleari in diversi paesi hanno ridotto o sospeso temporaneamente la loro attività, si è verificata una significativa carenza di elettricità in alcune zone.

I bassi livelli dell’acqua mettono sotto pressione le centrali elettriche convenzionali.

Secondo il servizio di informazione specializzato Montel, la produzione di energia elettrica da centrali idroelettriche a flusso continuo è diminuita significativamente rispetto all’estate dell’anno precedente. In Svizzera si parla di un calo del 26%, mentre in Austria addirittura del 46%. Lo scorso anno, l’energia idroelettrica rappresentava circa il 56% del fabbisogno energetico svizzero, mentre in Austria si attestava intorno al 45% nel giugno 2026.
Giovedì, la Romania ha chiuso la sua unica centrale nucleare a Cernavodă, raffreddata con l’acqua del Danubio. L’Ungheria, dopo aver chiuso la centrale nucleare di Paks, si è trovata improvvisamente a dover soddisfare il 50% del proprio fabbisogno energetico con fonti alternative. Anche i fiumi in Italia hanno raggiunto livelli minimi storici.
Il think tank Ember Energy, con sede a Bruxelles, conclude nel suo ultimo rapporto che la produzione di energia idroelettrica in tutta l’UE è stata limitata per mesi. Nei mesi di maggio, giugno e luglio, ha raggiunto il livello più basso degli ultimi dieci anni. Oltre il 90% dell’energia idroelettrica dell’UE è prodotta in otto paesi; sette di questi hanno prodotto meno energia idroelettrica a luglio rispetto alla media del periodo 2021-2025.

L’energia solare si stabilizza, ma i prezzi continuano a fluttuare.

Il think tank, che promuove un approvvigionamento elettrico basato su energie rinnovabili, ha pubblicato a metà agosto il suo rapporto “L’energia solare aiuta la rete elettrica europea a resistere al caldo estremo” . Il rapporto esamina l’impatto dei mesi secchi e caldi di giugno e luglio sulla fornitura di energia elettrica in Europa. Secondo il rapporto, la domanda di elettricità è aumentata del 28% nelle giornate particolarmente calde.
Allo stesso tempo, la produzione proveniente da fonti chiave come l’energia idroelettrica e le centrali termoelettriche ha subito un calo significativo. Ciò è stato particolarmente vero nelle aree in cui il raffreddamento poteva risultare problematico a causa dei bassi livelli e delle alte temperature dell’acqua. L’energia idroelettrica è stata particolarmente colpita.
Il rapporto sottolinea come l’energia solare si sia dimostrata un supporto cruciale in questa situazione. In Francia e Ungheria, la produzione di elettricità da energia solare è stata in media superiore del 17% rispetto ai livelli normali. Anche la Spagna ha registrato un aumento del 5%. Nell’intera UE, la produzione di energia solare ha raggiunto i 52 terawattora a giugno e i 55 terawattora a luglio, entrambi nuovi massimi storici.

Prezzi dell’elettricità negativi, soprattutto nelle ore centrali della giornata: i costi schizzano alle stelle la sera.

In questi due mesi, l’energia solare ha coperto circa il 25% della produzione di elettricità nell’UE. Tuttavia, non tutti i terawattora di elettricità generati da fonti solari sono stati effettivamente utilizzati. Il numero totale di ore con prezzi dell’elettricità negativi nella prima metà del 2026 è risultato superiore, in un gruppo di confronto composto da diversi paesi dell’UE, tra cui Francia, Germania, Spagna e Polonia, rispetto all’intero anno precedente.
Almeno in Germania, il numero di ore con prezzi negativi è diminuito da 389 a 299 nei primi sei mesi dell’anno, rispetto al 2025. Ciò è anche una conseguenza dell’aumento del 20% delle restrizioni commerciali.
L’andamento giornaliero dei prezzi ha mostrato costantemente un modello chiaro. A causa dell’elevata produzione di energia solare, il prezzo scendeva regolarmente in modo significativo intorno a mezzogiorno. I prezzi negativi si verificavano principalmente nei fine settimana e nei giorni festivi soleggiati, tra le 11:00 e le 16:00. Il prezzo più basso registrato in borsa a luglio è stato quindi di -1,5 centesimi per kilowattora. Nelle ore del mattino e della sera, tuttavia, il prezzo risaliva bruscamente, raggiungendo un massimo di 35,24 centesimi.

Bassi livelli idrici come test di stress per l’approvvigionamento energetico

Sta diventando sempre più evidente che l’energia solare è una delle fonti di approvvigionamento energetico più importanti, soprattutto durante il giorno nelle calde giornate estive. Tuttavia, si verifica un deficit di approvvigionamento nelle ore serali, quando il sole tramonta, i condizionatori continuano a funzionare e le centrali elettriche convenzionali sono limitate a causa dei bassi livelli dell’acqua.
Dal punto di vista di Ember Energy, la semplice costruzione di impianti di energia rinnovabile ancora più grandi non è sufficiente a risolvere il problema strutturale. Piuttosto, la necessità risiede nello stoccaggio tramite batterie e nella gestione della domanda, nonché in una maggiore flessibilità del sistema elettrico in generale. Una maggiore produzione di energia solare ed eolica è di scarsa utilità se non è accompagnata da un ampliamento dei sistemi di stoccaggio, da infrastrutture di rete più efficienti e da una domanda flessibile.

L'articolo I bassi livelli dell’acqua mettono sotto pressione l’approvvigionamento elettrico europeo, mentre l’energia solare raggiunge livelli record. proviene da Blondet & Friends.

  •  
❌