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La Russia riduce la produzione di gas e le previsioni di esportazione

Energia Oltre – Secondo una bozza di documento governativo visionata dall’agenzia Reuters, il Ministero dell’Economia russo prevede che quest’anno il Paese produrrà ed esporterà meno gas naturale rispetto alle stime precedenti, mentre l’Europa si prepara a concludere gli ultimi acquisti di gas (GNL) russo.

La Russia ha anche ridotto le previsioni sulla produzione di petrolio per il 2026 – portandole ai minimi degli ultimi 17 anni – e ha rivisto le prospettive di esportazione di carburante per l’anno in corso e per il prossimo a causa della guerra in Ucraina.

Le previsioni serviranno ad aggiornare il bilancio federale fino al 2029. Le stime su produzione ed esportazione di gas naturale sono state riviste al ribasso sullo sfondo della rottura dei legami economici e politici con l’Occidente dovuta alla guerra in Ucraina e dei piani dell’Unione Europea di interrompere tutti gli acquisti di gas russo a partire dal prossimo anno.

Secondo la bozza delle previsioni, quest’anno la produzione di gas naturale in Russia si attesterà a 683,1 miliardi di metri cubi, un dato inferiore di 5,3 mmc rispetto alla proiezione di maggio, ma comunque superiore ai 662,7 mmc prodotti nel 2025.

Questo mese il Cremlino ha dichiarato che l’Europa si sta danneggiando acquistando gas costoso sul mercato spot invece di optare per le forniture russe, più economiche. Mosca sostiene di essere pronta a riprendere le forniture di gas all’Europa, anche attraverso i gasdotti sottomarini Nord Stream, di cui una linea è rimasta intatta dopo le esplosioni del settembre 2022.

Si prevede che le esportazioni russe di GNL via mare saliranno a 35 milioni di tonnellate quest’anno, rispetto ai 30,3 milioni di tonnellate del 2025; si tratta comunque di un volume inferiore di 5,3 milioni di tonnellate rispetto alle stime precedenti.

Il documento indica che le esportazioni di GNL continueranno a crescere nei prossimi anni, ma a un ritmo più lento rispetto a quanto previsto in precedenza. Secondo i calcoli di Reuters, nel 2025 le esportazioni di gas russo verso l’Europa sono crollate del 44%, attestandosi a soli 18 mmc – il livello più basso dalla metà degli anni ’70 – in seguito alla chiusura della rotta di transito ucraina. Le esportazioni russe di gas via gasdotto verso l’Europa avevano raggiunto un picco di circa 180 mmc annui nel biennio 2018-2019.

Intanto  i prezzi del diesel nelle stazioni di servizio dell’Unione europea hanno toccato ieri un nuovo massimo di 2,23 euro al litro, contro i 2,16 euro della settimana precedente: è quanto emerge da un’analisi realizzata dall’agenzia France Presse basata sui dati nazionali pubblicati dalla Commissione europea. In base a tali tabelle, disponibili dal 2005, si registrano record in 19 Paesi dell’Unione europea – tra cui Germania, Francia e Italia – a causa degli shock energetici causati dai conflitti in Medio Oriente e Ucraina.

Foto TASS

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Gesù, il pane, i pesci e l’idiota collettivo

Talvolta le vignette raccontano il nostro tempo meglio di intere biblioteche.

Gira un disegno a fumetti, probabilmente realizzato con l’Intelligenza Artificiale, con didascalie in perfetto latino, in cui Gesù Cristo mostra a una piccola folla pane e pesci, evocazione del famoso miracolo della moltiplicazione.

Abbigliati con indumenti d’epoca, i presenti, con aria perplessa, non mostrano particolare interesse per il Redentore.

Un uomo chiede se il pane contenga glutine.

Un altro, con fiero cipiglio, afferma di non voler mangiare pesce: veganus sum.

Una donna sospettosa domanda: il pesce non conterrà mercurio?

La vignetta – involontario apologo della postmodernità – ha più chiavi di lettura.

Viene alla mente lo straordinario racconto del Grande Inquisitore ne I fratelli Karamazov di Dostoevskij. Ivan, il più tormentato, narra ad Alioscia un sogno febbrile: Gesù torna sulla terra nella Siviglia dell’Inquisizione.

Senza che si sveli, tutti lo riconoscono, implorando miracoli e salvezza. Un vegliardo cardinale, l’Inquisitore, lo fa arrestare dopo avergli rimproverato di aver portato la libertà al popolo incapace di usufruirne. Dopo la sua venuta sulla terra, spiega, è stata la Chiesa a farsi carico di rendere felici gli uomini. Il suo ritorno turba l’ordine faticosamente raggiunto.

La domanda dell’Inquisitore è glaciale: perché sei venuto a infastidirci?

La persona di Gesù, la sua predicazione, i suoi precetti interrogano l’umanità di ogni tempo. O meglio, la interrogavano.

Oggi viviamo un’epoca non solo post religiosa, ma post umana. Gesù infastidisce come ogni domanda di senso, ma ormai non è più riconosciuto, nella vignetta e nella realtà.

Fu profetico egli stesso, ponendo la domanda decisiva nel Vangelo di Luca (18,8): quando tornerà, il figlio dell’uomo troverà la fede sulla terra?

La risposta è negativa, almeno nello spicchio di mondo chiamato Occidente, altezzosamente chiuso nella superstizione scientista, che considera superstizione, sciocca credenza, primitivismo, tutto quanto eccede la dimensione materiale dell’esistenza.

Così come l’Inquisitore accusa Gesù redivivo di turbare l’ordine costituito, la vignetta lo sospetta di offrire un cibo spirituale avariato, simboleggiato da beni materiali come il pane e i pesci.

Soprattutto, colpisce l’indifferenza di chi vede e ascolta Cristo. La folla, antica ma modernissima, appare insensibile, disinteressata a chi sia l’uomo barbuto dinanzi a lei; finisce per porre domande ed esprimere valori privi di consistenza.

È l’idiota collettivo postmoderno cresciuto a pubblicità, consumo, ideuzze, piaceri volgari, novità assunte quasi religiosamente, sostitute del Verbo.

E tutti, gattopardi, sciacalli e pecore, continuano a credersi il sale della terra, come disse il disincantato Principe di Salina all’inviato dei Savoia, rifiutandone le promesse.

Sale della terra: una citazione evangelica, ma quanti la riconoscono come tale, nel deserto degli analfabeti funzionali muniti di titolo di studio?

Il povero Gesù, forse scambiato per venditore maldestro o predicatore con vassoio per le offerte, non viene rifiutato: peggio, è ignorato.

Le domande dei postmoderni in abiti antichi sono quelle di chi non vuole capire. Generazioni di signorini soddisfatti guardiamo il dito che indica la luna senza mai elevare lo sguardo.

Liberati dal bisogno immediato, aderiamo a mode sostitute della morale e siamo preda dei timori più vari, rappresentati nella vignetta dalla richiesta di cibo senza glutine e di pesci che non accumulino mercurio come in natura.

Fragile salutismo indotto dal circo del consumo, unito all’ecologismo d’accatto e alle idiosincrasie alimentate da giganteschi interessi la cui portata sfugge ai superficiali che abboccano a qualunque novità, spacciata per cultura, fuoriuscita dall’ignoranza di ieri per entrare nel luccicante regno delle magnifiche sorti e progressive.

Diventiamo civili, colti e razionali se non mangiamo carni e prodotti di origine animale per non sfruttare altre creature, ma non battiamo ciglio sullo sfruttamento vecchio e nuovo dell’uomo.

Gusti indotti scambiati per avanzata civiltà, dimentichi che la natura ignora le ubbie moralistiche dei popoli in declino.

Prestiamo fede a qualsiasi narrazione provenga dal baccano orchestrato dal potere senza vedere l’essenziale, “invisibile agli occhi” (Il piccolo principe) ma non all’anima.

Anima? Che cosa significa, che rappresenta?

Nulla, agli occhi dell’omuncolo postmoderno. Non si può compravendere, toccare o pesare, non ha codice QR. Quindi, non esiste. Chi vi fa appello, come Gesù, non è creduto né riconosciuto. Tutt’al più è un breve intermezzo nella corsa quotidiana, soggetto alla derisione, all’incredulità.

Che ne dice la Scienza, sempre con la maiuscola? Se tace o nega, meglio abbandonarlo al suo destino o smascherarlo – noi astuti, scafati, emancipati- con futili domande. Gli abbiamo già dedicato fin troppo del nostro preziosissimo tempo.

Eppure- non stiamo meglio di quando credevamo in Dio. Non è che manchi la fede: è stata sostituita dai Diritti, dal Progresso, dalla Scienza, dalla Ragione. Potenza di calcolo, mancanza di senso. In mezzo egoismo, disumanità, vuoto interiore.

Una vita senza glutine, ossia senza ciò che unisce. L’Inquisitore che lo arrestava perché pericoloso aveva più rispetto per Gesù della folla postmoderna che lo rifiuta (non posso mangiare il tuo pane: sono vegano!) o gli pone condizioni (il pesce senza mercurio).

Un prodotto tra gli altri sullo scaffale del supermercato. A che cosa serve, pensa l’Idiota Collettivo?

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La storia insegna che le crisi finanziarie USA si verificano quando i tassi salgono rapidamente come in questo caso: “Qualcosa finisce sempre per rompersi”

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Mercoledì, il rendimento del titolo a 10 anni ha registrato il più rapido aumento giornaliero dall’inizio del 2025. Giovedì ha toccato il livello più alto dal luglio 2007.
John Roque di 22V Research ha rilevato che, in 16 casi di rapido aumento del rendimento a 10 anni dal 1970 a oggi, si è verificata una crisi finanziaria.
“Dobbiamo essere preparati o avvisati del fatto che i tassi stanno salendo e che qualcosa finirà per rompersi”, ha avvertito Roque.
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Trader al lavoro durante la sessione mattutina alla Borsa di New York.
Angela Weiss | Afp | Getty Images
Il rendimento del titolo del Tesoro a 10 anni

sta salendo a livelli che non si vedevano da anni. Tuttavia, ciò che preoccupa maggiormente Wall Street non è tanto il livello assoluto raggiunto, quanto la velocità del movimento.

Quando i tassi salgono a un ritmo così sostenuto, la storia insegna che tende a verificarsi qualche evento negativo.

Mercoledì, il rendimento a 10 anni ha registrato il più rapido aumento giornaliero dal 7 aprile 2025, per poi salire ulteriormente giovedì superando il 5,17%: un balzo notevole, considerando che due settimane fa era inferiore al 4,8% e che, a un certo punto di agosto, si attestava sotto il 4,6%.

“Qualcosa finisce sempre per rompersi”, ha affermato una recente nota di John Roque, responsabile dell’analisi tecnica presso 22V Research.

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Titolo del Tesoro USA a 10 anni
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Rendimento | 17:03 EDT

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Rendimento dei Treasury USA a 10 anni, ultimi 3 mesi
Analizzando un grafico del rendimento dei Treasury a 10 anni relativo agli ultimi cinquant’anni, Roque ha individuato 16 casi in cui si è verificato un rapido rialzo simile a quello attuale. Ognuno di questi movimenti ha portato a una qualche forma di crisi finanziaria. Sebbene l’entità delle crisi e il loro impatto sui mercati siano variati (dal fallimento, traumatico ma di breve durata, della Silicon Valley Bank nel 2023 al crollo azionario del 1987), l’impennata dei rendimenti ha quasi sempre causato perturbazioni sui mercati finanziari, penalizzando gli asset di rischio.

“Certo come il giorno segue la notte: quando il rendimento dei Treasury a 10 anni sale, qualcosa finisce per cedere”, ha osservato Roque ai microfoni della CNBC. “È opportuno mantenere la prudenza”.

Il rendimento dei Treasury a 10 anni funge da parametro di riferimento per i costi di finanziamento dell’intera economia. Dai tassi sui mutui alle complesse operazioni degli hedge fund, molte attività dipendono dalla stabilità di questo rendimento. Quando esso subisce un’impennata rapida, può far saltare i piani rischiosi di aziende o investitori che contavano su tassi di finanziamento stabili.

Cosa cederà questa volta? Di solito non è evidente finché non è troppo tardi e, in apparenza, non sempre il problema è direttamente legato ai costi di finanziamento. Lo scoppio della bolla delle dot-com fu causato da molteplici fattori, in particolare da valutazioni irrealistiche di numerose aziende tecnologiche che non generavano alcun profitto; tuttavia, anche i tassi più alti giocarono un ruolo importante. Durante la crisi immobiliare, l’aumento dei tassi mise a nudo la scarsa severità delle banche nella concessione dei prestiti, rendendo sempre più difficile per i mutuatari con debiti a tasso variabile onorare i pagamenti.

Questa volta, gli operatori di mercato indicano spesso come possibili punti di rottura il mercato in forte espansione (e opaco) del credito privato e i progetti per i data center dedicati all’IA, finanziati in misura eccessiva tramite debito (in parte fuori bilancio). Attenzione alle banche regionali
Secondo Roque, questa volta sarà fondamentale monitorare le banche regionali: affinché il mercato mantenga la propria stabilità, è necessario che esse registrino buone performance. Lo State Street SPDR S&P Regional Banking ETF (KRE)
è già sceso di quasi il 10% rispetto ai massimi recenti, avvicinandosi pericolosamente alla soglia della “correzione” (un calo del 10% o più). Analizzando le passate turbolenze causate dai tassi elevati, si nota come il settore bancario sia solitamente quello che subisce le ripercussioni più pesanti.

“È essenziale che le banche regionali, in particolare, tengano la posizione o subiscano un calo minimo o non problematico”, ha affermato. “Se le banche regionali continuano a scendere – e di conseguenza anche le banche in generale – non è possibile avere un mercato forte. Semplicemente non è possibile”.

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State Street SPDR S&P Regional Banking ETF
Quotazione in tempo reale | Ultimo (NYSE Arca), Volumi (CTA) | USD
After-hours: Ultimo | 25/09/26 EDT
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+0,06 (+0,08%)
71,55
+0,61 (+0,86%)
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State Street SPDR S&P Regional Banking ETF (KRE), da inizio anno (YTD)
L’analista ha inoltre evidenziato segnali di cedimento nei settori delle utility e dell’edilizia residenziale. Solo nell’ultima settimana, il comparto utility dell’S&P 500
ha perso oltre il 4%, risultando di gran lunga il settore con la performance peggiore tra gli 11 gruppi che compongono l’indice.

“Il mercato obbligazionario ha dovuto faticare non poco per convincere le persone che i tassi sono in aumento; siamo stati tutti condizionati a credere che i rialzi dei tassi fossero solo temporanei, ma credo che questa volta la situazione sia diversa”, ha osservato Roque. “Siamo di fronte a un rialzo strutturale dei rendimenti obbligazionari e a un mercato ribassista di lungo periodo per le obbligazioni”.

“Dobbiamo essere preparati o consapevoli del fatto che i tassi…”
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