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Trump: missili forniti all’Ucraina venduti sul «libero mercato»

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i missili americani inviati all’Ucraina sotto la presidenza del suo predecessore Joe Biden sarebbero stati rivenduti sul «mercato libero». Nell’intervista andata in onda giovedì su Newsmax, Trump ha espresso dubbi sul destino di miliardi di dollari di aiuti militari e finanziari statunitensi destinati a Kiev.

Le affermazioni sono arrivate dopo che il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva detto di sentirsi tradito dalla decisione improvvisa di Trump di revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, misura adottata per contenere il rialzo dei prezzi dell’energia.

Interrogato dal conduttore Rob Finnerty sul fatto che Zelens’kyj non abbia assecondato la richiesta di Trump di interrompere gli attacchi agli impianti energetici russi, il presidente ha risposto: «Zelens’kyj non è una brava persona con cui trattare. Biden gli ha dato miliardi e miliardi di dollari».

Trump ha inoltre sostenuto che Zelens’kyj non fosse realmente interessato a una soluzione diplomatica del conflitto con la Russia. «Dice di voler raggiungere un accordo, ma non è vero», ha affermato.

«No, non sono un grande fan di Zelensky. Hanno distrutto quel Paese», ha aggiunto.

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Il presidente ha criticato Biden per aver consegnato all’Ucraina «enormi quantità» di missili, intercettori e aiuti finanziari senza contropartite. Ha poi paragonato Zelens’kyj a P.T. Barnum, l’impresario circense americano dell’Ottocento noto per le sue trovate pubblicitarie e le attrazioni sensazionalistiche, a cui viene attribuita la frase «nasce un ingenuo ogni minuto».

«Dove sono i soldi che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature? Biden stava dando loro missili, che venivano poi venduti sul mercato libero», ha detto Trump, senza fornire ulteriori dettagli.

L’intervista è stata trasmessa poco dopo che la CNN aveva riferito dell’esaurimento dei pochi missili intercettori Patriot rimasti all’Ucraina, impiegati per contrastare gli attacchi balistici russi. Negli ultimi mesi Zelensky aveva più volte sollecitato ulteriori intercettori ai partner americani ed europei.

Parlando a Newsmax, Trump ha chiarito che gli Stati Uniti intendono dare priorità al rifornimento dei propri arsenali. «Una volta che saremo ben riforniti, inizieremo a permettere ai nostri alleati di acquistarle da noi», ha dichiarato.

Secondo numerosi media americani e un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono pubblicato il mese scorso, gli Stati Uniti avrebbero consumato gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante il conflitto con l’Iran. Trump aveva in precedenza minimizzato tale carenza, sostenendo che le riserve statunitensi fossero praticamente illimitate.

saurito le rimanenti scorte di missili intercettori Patriot di produzione statunitense impiegati per respingere gli attacchi russi. Lo riporta la CNN, che cita una fonte a conoscenza dei fatti.   La carenza segnalata si inserisce in un contrasto pubblico tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Volodymyr Zelens’kyj sull’accordo di Trump con Mosca relativo al diesel e sugli attacchi ucraini alle raffinerie petrolifere russe.   Secondo la CNN, l’aeronautica militare ucraina avrebbe intercettato quattro missili balistici russi, apparentemente utilizzando gli ultimi intercettori Patriot a disposizione. «Quasi tutti i missili balistici dell’ultimo attacco non sono stati intercettati per mancanza di missili (intercettori)», ha dichiarato una fonte all’emittente.

Lo Zelens’kyj ha detto di sentirsi tradito dopo che Trump ha revocato all’inizio di questo mese le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, nell’intento di ridurre i prezzi dell’energia in vista delle elezioni di medio termine statunitensi di novembre. Trump ha difeso la scelta, sostenendo che fosse vantaggiosa per i consumatori e coerente con la sua agenda «America First».   Interrogato sulle critiche di Zelens’kyj all’accordo sul diesel, Trump ha suggerito che fosse «tempo che l’Ucraina avesse un nuovo presidente». Zelens’kyj, il cui mandato presidenziale quinquennale sarebbe scaduto nel 2024, ha rifiutato di indire nuove elezioni, adducendo la legge marziale e la necessità di un cessate il fuoco di diversi mesi con la Russia. Il Cremlino ha sostenuto che l’Ucraina avrebbe sfruttato una tregua prolungata per ricostituire le proprie forze armate e ha affermato di essere disposto a sospendere gli attacchi solo il giorno delle elezioni.   All’inizio di questa settimana Zelens’kyj ha dichiarato che avrebbe ignorato le richieste di Trump di interrompere gli attacchi contro gli impianti energetici russi, che il presidente statunitense riteneva responsabili degli alti prezzi dell’energia. Zelens’kyj ha affermato che l’Ucraina avrebbe accettato una tregua energetica solo se la Russia avesse fatto altrettanto. Mosca, tuttavia, ha dichiarato di voler raggiungere un accordo di pace globale alle proprie condizioni, piuttosto che un cessate il fuoco incondizionato, che a suo dire l’Ucraina avrebbe sfruttato a proprio vantaggio.   La frattura tra Trump e Zelens’kyj si è ulteriormente accentuata questa settimana dopo che l’Ucraina ha segnalato improvvise interruzioni di Starlink e Starshield, i servizi satellitari forniti da SpaceX che Kiev utilizza per gli attacchi con i droni.   Le autorità ucraine hanno inoltre affermato di non aver ricevuto alcun preavviso dai partner occidentali riguardo agli attacchi missilistici russi su Kiev nelle due notti consecutive di lunedì e martedì.
Secondo quanto riportato dagli organi di stampa statunitensi, i funzionari americani avrebbero attribuito la mancata rilevazione dei lanci missilistici al maltempo, una spiegazione che le controparti ucraine avrebbero trovato difficile da credere.   Mercoledì lo Zelens’kyj ha rinnovato l’appello per ulteriori intercettori Patriot, esortando gli Stati Uniti e gli altri partner a «non ignorare la realtà» e a «rispondere con fermezza».   Gli Stati Uniti, tuttavia, hanno esaurito gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante la guerra con l’Iran, come ampiamente riferito dai giornali americani e confermato in un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono del mese scorso.   Come riportato da Renovatio 21, Trump ha minimizzato le carenze, affermando che le scorte statunitensi erano praticamente illimitate. Il presidente in estate aveva dichiarato di poter riconvertire le case automobilistiche americane in produzioni di missili.

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Militaria

Mosca accusa: ritrovate armi USA fornite all’Ucraina nella guerra civile del Sudan

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17 Ottobre 2026

Un diplomatico russo ha affermato che armi fornite all’Ucraina da depositi militari statunitensi sono state rinvenute in possesso delle Forze di Supporto Rapido (RSF) paramilitari sudanesi, come indicato dai contrassegni che le collegano alle consegne destinate a Kiev. Lo riporta la stampa russa.

 

Yulia Zhdanova, capo della delegazione russa ai negoziati di Vienna sulla sicurezza militare e il controllo degli armamenti, ha reso la dichiarazione mercoledì durante una riunione del Forum per la cooperazione in materia di sicurezza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

 

Secondo quanto riportato da TASS, le truppe sudanesi hanno recuperato lanciagranate automatici MK19, armi anticarro M72 e lanciagranate AT4 di fabbricazione svedese nel corso di un’operazione vicino a Bara. «Un esame preliminare delle marcature ha rivelato che queste armi sono state donate alle Forze Armate ucraine nel dicembre 2024 da depositi militari statunitensi», ha affermato la Zhdanova.

 

L’esercito sudanese e le RSF sono in guerra dall’aprile 2023, costringendo milioni di persone ad abbandonare le proprie case ed esponendo i civili a bombardamenti, fame e abusi diffusi.

 

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Mosca ha ripetutamente sostenuto che le armi occidentali consegnate a Kiev finiscono nelle mani di gruppi armati in Africa attraverso il mercato nero. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova aveva lanciato l’allarme già nel 2022, avvertendo che missili Stinger, sistemi anticarro Javelin e lanciagranate avrebbero potuto entrare nelle reti di traffico illecito in tutto il mondo.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Cremlino ha plurime volte reiterato l’accusa secondo cui l’Ucraina addestra gruppi terroristi africani.

 

A febbraio l’inviato russo alle Nazioni Unite, Vassilij Nebenzia, ha affrontato la questione in una riunione del Consiglio di Sicurezza, dove ha anche accusato Kiev di fornire direttamente armi, compresi i droni, e di addestrare militanti nel Sahel. In precedenza Zhdanova aveva attribuito la diffusione di armi nelle mani di terroristi e gruppi criminali in Africa, America Latina e Medio Oriente alla corruzione in Ucraina e alla mancata tracciabilità delle attrezzature militari fornite dall’Occidente.

 

Nell’agosto del 2024 Mali, Niger e Burkina Faso si sono rivolti congiuntamente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, accusando l’Ucraina di sostenere il terrorismo internazionale in seguito a un’imboscata mortale contro le forze maliane vicino a Tinzaouaten. Il Mali ha interrotto le relazioni diplomatiche con Kiev dopo che il portavoce dell’intelligence militare ucraina, Andrey Yusov, ha dichiarato che i ribelli avevano ricevuto informazioni che avevano permesso l’imboscata.

 

Il mese scorso, intervenendo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri maliano Abdoulaye Diop ha rinnovato le accuse, affermando che l’Ucraina starebbe sostenendo gruppi armati che minano l’integrità territoriale del suo Paese. Ha citato gli attacchi coordinati avvenuti in Mali il 25 aprile e il 4 luglio come prova della cooperazione tra jihadisti e ribelli separatisti.

 

La scorsa settimana l’AFP ha riferito che fonti interne al Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), una coalizione ribelle separatista guidata dai Tuareg che combatte contro il governo del Mali, hanno ammesso di aver ricevuto addestramento dagli ucraini, compreso l’utilizzo di droni.

 

Come riportato da Renovatio 21, accuse sono state recentemente lanciate sulla possibile collaborazione tra narcos messicani e le forze ucraine.

 

 

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Militaria

Francia e Germania litigano per il progetto del nuovo carro armato europeo

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5 giorni fail

12 Ottobre 2026

Parigi e Berlino si contraddicono sul destino di un progetto congiunto molto pubblicizzato per lo sviluppo di un carro armato principale. Il capo di Stato maggiore della difesa francese, generale Fabien Mandon, ha affermato che la Germania si è ritirata dal programma, mentre il governo tedesco sostiene il contrario.   Conosciuto come Main Ground Combat System (MGCS), il progetto è stato avviato nel 2018 con l’obiettivo di sostituire i carri armati principali francesi Leclerc e tedeschi Leopard 2. Si tratta di una collaborazione tra la KNDS, con sede ad Amsterdam e maggiore produttrice di carri armati dell’UE, il colosso tedesco della produzione di armi Rheinmetall e il gruppo industriale francese Thales. Berlino ha addirittura acquisito una quota del 40% in KNDS a giugno, mentre Parigi detiene un altro 40%, quando il progetto era ancora in fase avanzata.   Giovedì il Mandon ha comunicato ai parlamentari francesi che i piani per il progetto sono sostanzialmente falliti. «L’esito non è positivo. Speravamo di costruire un futuro carro armato in collaborazione con i tedeschi, ma purtroppo dobbiamo constatare che i tedeschi si sono ritirati dal progetto», ha dichiarato durante un’audizione sul bilancio del prossimo anno.   Secondo Le Monde, il capo di stato maggiore della difesa ha affermato che Berlino ha preso una decisione politica per interrompere la cooperazione. Avrebbe dichiarato che «i due capi di stato maggiore dell’esercito avevano firmato congiuntamente un documento che delineava le loro esigenze comuni», ma che i due Paesi vicini «non si trovavano più a dover prendere decisioni puramente militari».

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Un portavoce del Ministero della Difesa tedesco ha smentito tale affermazione, dichiarando che Berlino intende semplicemente «adeguare» il programma per includere gli «insegnamenti» del conflitto in Ucraina. «Restiamo impegnati in una partnership paritaria nell’ambito del MGCS e ci stiamo concentrando sulle tecnologie future per il combattimento corazzato», ha affermato il funzionario, secondo quanto riportato da Reuters.   Lo stesso Mandon ha dichiarato in un comunicato stampa pubblicato dopo l’udienza che una proposta industriale presentata all’inizio del 2026 «era incompatibile con la necessità di sostituire i carri armati attuali entro il 2037», spingendo Berlino a optare per un piano nazionale di sostituzione dei carri armati Leopard 2.   Il generale ha inoltre affermato che un decennio di lavoro «non è stato vano» e che il progetto MGCS non è stato abbandonato, ma piuttosto «posticipato alla fine degli anni 2040». Parigi, ha aggiunto, avvierà ora un proprio programma nazionale di sviluppo di un sostituto «provvisorio» per i suoi carri armati Leclerc.   Il progetto MGCS avrebbe dovuto diventare una piattaforma completa per la guerra terrestre, con molteplici sistemi d’arma derivati. Il progetto, travagliato, sarebbe stato afflitto da ritardi legati a controversie politiche e industriali. Si dice che Parigi puntasse a un veicolo da combattimento più leggero, adatto agli impieghi in Africa, mentre Berlino cercava una corazzatura pesante più performante, idonea a un conflitto su larga scala, anche con la Russia.   Il costo totale del progetto rimane incerto, sebbene un rapporto del Parlamento francese sul bilancio suggerisca che Parigi abbia autorizzato un totale di 212 milioni di euro per il programma nel biennio 2025-2026. Il governo tedesco non ha pubblicato cifre specifiche relative al finanziamento del progetto, ma nel 2024 ha dichiarato che i due partner avrebbero «contribuito ciascuno per il 50% dei costi».   Un altro importante programma di armamenti franco-tedesco è fallito solo pochi mesi fa. Denominato Future Combat Air System (FCAS), mirava a produrre un aereo da caccia di nuova generazione entro il 2040. L’iniziativa è fallita a giugno dopo che si stima che 3,2 miliardi di euro di costi di ricerca e sviluppo siano andati persi a causa di controversie insanabili tra i produttori di aeromobili Dassault e Airbus.

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Immagine di Harland Quarrington/MOD via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence version 1.0 (OGL v1.0)

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Garlasco, Italia

Aveva ragione nonna Luigia, nata sul finire del XIX secolo, che aveva frequentato solo la seconda elementare: stai lontano dalla giustizia, ripeteva col dito puntato. Intendeva insegnare l’onestà che accompagnò la sua lunga vita, ma anche consigliare di tenersi alla larga dai meccanismi legali, dai cavilli di giudici e avvocati. Armata della diffidenza dei poveri, aveva ragione. Il caso dell’omicidio di Garlasco, un inestricabile garbuglio giudiziario, ne è la prova.

L’assassinio della giovane Chiara Poggi nel 2007 è ancora irrisolto, nonostante la dubbia condanna del fidanzato Alberto Stasi dopo cinque processi e due iniziali assoluzioni. Il guazzabuglio parla di possibile corruzione di pubblici ufficiali, prove scientifiche occultate o manipolate. Nelle indagini contro il nuovo indiziato, Andrea Sempio, come per  Stasi- in semilibertà dopo un decennio di gattabuia- le prove scarseggiano. Si punta sugli indizi, in un oceano di perizie e controperizie, tra vere o false indiscrezioni. Manca la verità, benché quella processuale, il giudicato penale, indichi nello Stasi l’assassino.  Non sarebbe l’unico errore giudiziario o il solo caso irrisolto, se l’ex “biondino dagli occhi di ghiaccio” fosse innocente. Ciò che rende unico il caso Garlasco –vince la sineddoche, la figura retorica che identifica il tutto con la parte- è qualcosa di più.

Il processo, l’ indagine, il livoroso dibattito fine a se stesso vanno in scena ogni giorno sulle reti nazionali pubbliche e private, sui giornali e sulle reti sociali. Si sono formati schieramenti a favore o contro i due accusati, in un quotidiano tritacarne mediatico che non risparmia nessuno. Molte vite sono state spezzate, oltre a quella della vittima. Molte altre si esibiscono alle luci della ribalta in un impressionante girotondo di avvocati, periti, consulenti delle più varie specialità, genetisti, criminologi, criminalisti (?) psicologi, psichiatri, giuristi, attorniati da un coro querulo e petulante di giornalisti, opinionisti assortiti, nani e ballerine. Ciascuno si ritaglia non solo il quarto d’ora di celebrità alla Andy Warhol, ma difende con le unghie e con i denti una rendita di posizione e copiosi redditi. Avvocati e consulenti delle parti, figuranti e figure di contorno, ma soprattutto gli addetti del circo mediatico, lucrano sulla vittima di un omicidio notorietà, pubblicità, reddito. Il  parterre delle innumerevoli trasmissioni televisive diventano attori retribuiti impegnati a gareggiare a chi la spara più grossa e a chi sfodera l’ultima indiscrezione.

Conta anche l’ immagine: assistiamo a sfilate di moda mentre i conduttori aizzano sapientemente battibecchi, liti, zuffe da cortile tra signori e signore un attimo prima sussiegosi, compunti distillatori della loro scienza (genetisti, giuristi, psicoterapeuti) o delle ultime notizie ( giornalisti e opinionisti).  Un mestieraccio, ammettiamolo, che costringe a compulsare infiniti tomi di consulenze, atti giudiziari, perizie e controperizie. Si è costituita una nuova categoria di esperti, i garlaschesi. Il punto è però che tutto nasce da una giovane assassinata, senza pace neppure nella tomba. Nulla conta il dolore della famiglia quotidianamente esposto al pubblico tra dettagli macabri, particolari intimi, squarci di vita che dovrebbero appartenere alla sfera privata.

Mille processi celebrati nell’arena mediatica, con una giuria popolare grande come l’Italia, ma tre famiglie soffrono e sono distrutte. Oltre a quella della povera Chiara, gli Stasi ( il babbo morì di crepacuore) e i Sempio che lottano per salvare il figlio. E’ sicura la rovina economica. Molti sciacalli pasteggiano e troppi avvoltoi svolazzano. Ne è prova l’accanimento dei periti divi televisivi, dei giornalisti “investigativi””, di avvocati esibizionisti, l’evidente acredine che li divide, segno che ciascuno gioca una partita personale estranea alla giustizia e al dramma di tanti anni fa.

Crolla la reputazione del reparto scientifico dei Carabinieri, colpito da faide, dispareri, errori, carenze clamorose. Ufficiali e sottufficiali dell’Arma sono sospettati di corruzione, oltreché di imperizia. Qualcuno balbetta giustificazioni dinanzi alle telecamere, dalle quali dovrebbe tenersi lontano per dignità personale e rispetto della divisa. Mentre il circo mediatico e le opposte fazioni di esperti sono chiaramente interessate a continuare il macabro ma lucroso gioco, resiste la triste verità fattuale: da qualche parte c’è un assassinio . Giusto, nonna, meglio lontani dalla giustizia , una parola di cui di cui non si sa se ridere o piangere. Turba il basso livello della classi cosiddette colte. Tali dovrebbero essere magistrati, legali, consulenti, periti delle più svariate scienze, giornalisti. Invece sono nani e ballerine che danzano al ritmo imposto dalla comunicazione, da interessi non sempre limpidi, dal narcisismo. Soffre la famiglia della morta, crolla la vita del nuovo indagato, sperano nella revisione del processo il condannato e sua madre. Quanto è stato speso, in denaro pubblico, parcelle, fatture, compensi televisivi e altri mille rivoli per non accertare un bel nulla?

Se anche Sempio venisse condannato – il che è assai dubbio- una nuova verità giudiziaria non sarebbe necessariamente la verità dei fatti. La sorte di Stasi è appesa a un cortocircuito. Si può istruire un nuovo processo – in tribunale, non in tv, sulla stampa o nei social media –in presenza di una condanna definitiva a carico di un altro imputato? E la revisione del primo processo, quando e come potrà avvenire? Insomma, stai lontano dalla giustizia. Se non ti mettono in mezzo, con la rovina personale, la devastazione della famiglia, della condizione economica, la fine della sfera  privata. Domanda fintamente ingenua: l’esercito di protagonisti, esperti, giornalisti, legali, figuranti mediatici, vuole la verità ? Garlasco è un reddito sicuro: che guaio se qualcuno confessasse o uscisse come il coniglio dal cappello del prestigiatore, la prova regina che incastra l’assassino. Quanti disoccupati, quanti redditi sfumati. Sulla pelle di una poveretta e di chi è nel tritacarne.

L’ Italia di Garlasco trasforma una tragedia in rappresentazione dalle mille repliche, con compagnie di giro che si contendono gli spettatori. Pare evidente la sconfitta, il discredito delle indagini scientifiche. Meglio i vecchi metodi di ieri, fiuto e osservazione, o l’epopea scientista, il baraccone di chi tutto sa e risolve ogni enigma con gli occhi sul microscopio, coadiuvato da quadrate legioni di psicologi, psichiatri, esperti di scena del crimine, analisti “personologici”pronti ad offrire la soluzione che incastra   il cattivo ? La triste realtà è che un cattivo esiste e che qualcuno campa di indagini, pareri, opinioni a fattura.

Stai lontano dalla giustizia, a Garlasco, ma anche Trieste e Pietracatella. Altri romanzi d’appendice aumentano le puntate sulla pelle di morti innocenti e di presunti colpevoli. Cinque anni fa una sessantenne triestina venne ritrovata morta in un bosco avvolta in sacchetti dell’immondizia e legata. Incredibile verdetto iniziale: suicidio. Dopo cinque anni e la trasformazione in mostro del marito, un eccentrico anziano dall’improbabile abbigliamento, emergono vari DNA estranei al coniuge, agli amici e alla famiglia della poveretta. Vittima due volte, poiché da anni la sua vita è stata dissezionata, i suoi veri o presunti amori resi di pubblico dominio. Quanto al marito- probabilmente estraneo- è solo e  in bolletta. Del killer nessuna traccia, a parte quelle biologiche di Ignoto X.

Non è solo la sconfitta della giustizia; crolla il credito dell’intero sistema. E’ una ben piccola e decadente Italia, quella che opera nel settore della giustizia. Piccola come Pietracatella, il paesino in cui sono state avvelenate madre e figlia con una sostanza quasi sconosciuta. Indagini scientifiche, analisi affidate a un istituto tedesco, perquisizioni finanche nei computer delle scuole. Non sappiamo se l’assassino/a tremi o rida. E’ questa la tragedia ulteriore, come a Trieste, Garlasco e forse altrove. Chi tutela le vittime, i loro cari, chi dà un termine alle sofferenze di chi non è potuto stare lontano dalla giustizia? Chi scaccia sciacalli e avvoltoi, chi restituisce dignità alla stessa giustizia, nella quale dobbiamo pur confidare ? Garlasco, Italia.

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Gender negli asili. Pro Vita: Bologna un caso nazionale e dal Consiglio d’Europa arriva un altro pericolo. Pronta nostra Guida per informare i genitori

«Nei giorni scorsi abbiamo rilanciato la testimonianza di Francesco Perboni, il papà che ha denunciato sui nostri profili la lettura di libri sulle famiglie arcobaleno nei nidi comunali di Bologna, senza che i genitori ne fossero informati. Il caso è diventato nazionale, ha avuto un’ampia eco mediatica e ha messo in guardia tantissimi genitori. Siamo in costante contatto con le forze politiche che si stanno muovendo, sul territorio e in Parlamento, per chiedere che queste letture gender negli asili nido vengano fermate. A tal proposito ringraziamo il vicepremier Matteo Salvini per aver rilanciato il video-denuncia e il deputato Galeazzo Bignami per aver annunciato che porterà il caso in ogni sede politica e istituzionale fino in Procura per fare luce sull’accaduto e sulle responsabilità». Così, in una nota, Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia.

«L’indottrinamento gender nelle scuole e negli asili nido italiani è un problema reale e diffuso – prosegue Coghe – e la pressione arriva anche dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che ieri ha raccomandato agli Stati di garantire un’educazione sessuale “completa” e “inclusiva” in tutti i contesti educativi, pubblici e privati. Si è spinto fino a sostenere che “le esenzioni a un’educazione sessuale, sia a livello giuridico che nella pratica, compromettono la protezione dei minori”.

Tradotto: il diritto dei genitori di decidere viene trattato come un ostacolo da rimuovere. È un attacco diretto alla Legge 104/2026 sul consenso informato che vieta di trattare temi legati alla sessualità nelle scuole dell’infanzia e primarie, salvo quanto previsto dalle Indicazioni nazionali, e chiede il consenso dei genitori dalla scuola media in poi. Non a caso la sinistra usa già la raccomandazione per chiedere di smontare la Legge. Noi terremo alta la vigilanza e fra pochi giorni pubblicheremo e diffonderemo un’ampia Guida per informare i genitori italiani e dare loro tutti gli strumenti per far rispettare la legge e impedire alle solite associazioni arcobaleno di aggirarla».

Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia
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Ufficio Stampa
Pro Vita & Famiglia
Tel: 392 9042395

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La Russia accelera nella guerra e vende gasolio agli USA

Gaiani a Liberti Media

 

Più veloci, sofisticati e difficili da abbattere. I nuovi droni russi Geran stanno cambiando gli equilibri nei cieli ucraini? Come spiega Gianandrea Gaiani in questa puntata di Guerra e Pace 2.0 su Liberti Media, Mosca ha trasformato i droni iraniani Shahed in armi sempre più evolute, dotate di motori a reazione, sistemi di guida avanzati e capacità di resistere alla guerra elettronica.

Il problema è anche economico: intercettare un drone da poche decine di migliaia di dollari con un missile da milioni significa consumare risorse preziose.

La nuova frontiera? Droni intercettori capaci di abbattere altri droni. Ma mentre la Russia potenzia il proprio arsenale, Trump stringe accordi energetici proprio con Putin. L’intesa sul gasolio russo destinato agli Stati Uniti rivela un’altra partita: quella degli interessi economici. Secondo Gaiani, Trump ha bisogno di Putin per contenere il caro carburanti e affrontare le crisi internazionali.

E l’Europa? Continua a sostenere Kiev e a rinunciare all’energia russa. Il paradosso è evidente: mentre gli europei pagano il prezzo delle sanzioni e della crisi energetica, Washington torna a fare affari con Mosca. Per il direttore di Analisi Difesa, questo è il simbolo del fallimento strategico dell’Unione europea.

La Russia rafforza la propria industria bellica, gli Stati Uniti tutelano i propri interessi. E Bruxelles rischia di restare con il conto da pagare.

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