❌

Reading view

Ungheria, Slovacchia, Cechia e Polonia chiedono all’Ue di rallentare l’abbandono all’energia russa

AP / Robert Hegedus

AP / Robert Hegedus
Diritti d’autore Slovakia’s Premier Robert Fico attends a joint press conference with his Polish, Czech and Hungarian counterpart to conclude the one-day the summit of the Visegrad Group (V4) countries, June 2026.

Di Marta Pacheco

Pubblicato il 

I Paesi del Gruppo di Visegrad chiedono a Bruxelles maggiori finanziamenti per affrontare la fine delle importazioni di energia russa nel 2027, mentre i prezzi dell’elettricità restano elevati in tutta Europa

Slovacchia e Ungheria hanno chiesto lunedì a Bruxelles una maggiore flessibilità nel graduale abbandono del gas russo, sostenendo che la loro posizione senza sbocco sul mare e la dipendenza dalle attuali vie di approvvigionamento rendono la diversificazione più complessa e costosa.

Bratislava ha ricordato di essere stata storicamente un punto di ingresso per il petrolio e il gas russi, ma ora rischia di diventare, insieme all’Ungheria, un capolinea, dato che le forniture energetiche russe all’Europa centrale dovrebbero cessare nel 2027, in base al piano dell’Ue per eliminare le importazioni da Mosca.

“Vorremmo discutere con la Commissione europea in che modo il prossimo periodo di programmazione e la disponibilità dei fondi Ue possano soddisfare le nostre esigenze, in particolare per quanto riguarda l’ampliamento delle infrastrutture per petrolio e gas nella regione del Gruppo di Visegrad”, ha dichiarato la vicepremier slovacca Denisa Saková a margine di una conferenza stampa a Bratislava, alla quale ha partecipato il commissario all’Energia Dan Jørgensen.

I ministri dell’Europa centrale chiedono che Bruxelles riconosca le loro specificità e tenga conto delle esigenze regionali nell’assegnazione dei fondi Ue alle nuove infrastrutture per petrolio e gas e nella preparazione del prossimo periodo di bilancio dell’Unione, un altro motivo di scontro tra gli Stati membri emerso all’ultimo vertice del Consiglio europeo.

L’appello arriva dopo le pressioni del gruppo di Visegrad — Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia — sui leader dell’Ue, durante il vertice del 15-16 ottobre, affinché riconsiderino le misure per ridurre le bollette elettriche nella regione.

Tra le loro richieste figurano una maggiore flessibilità nell’attuale revisione del mercato del carbonio dell’Unione, il sistema di scambio delle emissioni (ETS), e il rinvio della sua seconda fase, l’ETS2, fino al 2030.

Il commissario all’Energia Dan Jørgensen ha riconosciuto la “serietà” della situazione che le popolazioni dell’Europa centrale si trovano ad affrontare e ha ribadito la necessità di “misure mirate e temporanee” che non compromettano l’obiettivo dell’Unione di ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

“In passato eravamo dipendenti dalla Russia. Ora ci stiamo allontanando da questa dipendenza. Questo è positivo. Ma l’attuale situazione dimostra che siamo ora legati al mercato globale e che gli eventi in Medio Oriente possono avere effetti sui cittadini qui a Bratislava”, ha affermato Jørgensen.

Le alternative al gas russo potrebbero avere un costo più elevato

I quattro Paesi Ue, tradizionalmente più dipendenti dai combustibili fossili, sostengono che gli elevati prezzi dell’energia rendono difficile per le loro industrie impegnarsi in investimenti nell’elettrificazione. I prezzi sono stati spinti verso l’alto dalla guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

I consumatori dell’Europa centrale devono far fronte a un onere finanziario nettamente più pesante: secondo il think tank energetico Ember, i futures dell’elettricità all’ingrosso sono oltre il 60 per cento sopra i livelli precedenti alla crisi.

L’abbandono dell’energia russa suscita preoccupazioni economiche in entrambi i Paesi.

Bratislava e Budapest sostengono di dover affrontare sfide specifiche per rispettare i requisiti di diversificazione dell’Ue e chiedono finanziamenti per ampliare le infrastrutture petrolifere e del gas nella regione.

Il gruppo di Visegrad ha accesso a diverse fonti energetiche alternative e a rotte di approvvigionamento che bypassano la Russia, seppure a costo più elevato, con livelli di integrazione differenti tra i quattro Paesi.

“Dal 2027 non potremo più importare gas dalla Russia e vorremmo firmare nuovi contratti di diversificazione. Diversificazione e sicurezza energetica significano che dobbiamo avere regole già pronte per le forniture di petrolio e gas alla regione V4”, ha aggiunto Saková.

Sotto l’ex primo ministro Viktor Orbán, l’Ungheria ha impugnato il piano dell’Ue per la graduale eliminazione delle importazioni di energia russa, portando il caso davanti a un tribunale dell’Unione.

La Slovacchia ha sostenuto il ricorso di Budapest, sostenendo che l’uscita dall’energia russa metterebbe la sua competitività industriale in un netto svantaggio rispetto alla maggior parte degli altri Paesi dell’Ue. Una prima sentenza è attesa tra alcuni mesi.

L'articolo Ungheria, Slovacchia, Cechia e Polonia chiedono all’Ue di rallentare l’abbandono all’energia russa proviene da Blondet & Friends.

  •  

Crosetto: «La maggioranza degli italiani è contraria agli aiuti all’Ucraina»

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riconosciuto che la maggioranza degli italiani è contraria al proseguimento degli aiuti all’Ucraina. In un’intervista alla BBC, il ministro ha tuttavia ribadito che il governo Meloni continuerà a sostenere Kiev, anche contro l’orientamento prevalente dell’opinione pubblica.

“Non possiamo cedere all’opinione pubblica quando riteniamo che l’opinione pubblica abbia torto”, ha dichiarato Crosetto, attribuendo parte della contrarietà agli aiuti anche a presunte campagne di disinformazione russe. Il ministro ha riconosciuto le difficoltà nel giustificare il sostegno militare all’Ucraina davanti ai cittadini che affrontano l’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti.

Secondo Crosetto, l’Italia ha già approvato dodici pacchetti di assistenza all’Ucraina e potrebbe vararne un tredicesimo entro la fine del 2026. Il ministro ha assicurato che il sostegno militare proseguirà finché l’attuale governo resterà in carica, pur ammettendo che ottenere nuove autorizzazioni parlamentari potrebbe diventare più difficile con l’avvicinarsi delle elezioni.

Crosetto ha inoltre criticato duramente la decisione dell’amministrazione Trump di limitare il sostegno tecnologico e militare a Kiev, sostenendo che un indebolimento dell’Ucraina rischierebbe di allontanare la prospettiva di un accordo di pace con la Russia.

L'articolo Crosetto: «La maggioranza degli italiani è contraria agli aiuti all’Ucraina» proviene da Blondet & Friends.

  •  

Giorgia fa rimpiangere Draghi

Come sapete, nel 2022 non ho votato Georgia Meloni perchè era già chiaro che fosse un bluff sostenuto dalla CIA, la Massoneria internazionale ed agenti finanziari stranieri. Quando si è seduta a Palazzo Chigi quindi ero certa che sarebbe stata una grande delusione.

Eppure, credevo che non avrebbe potuto far rimpiangere Draghi. L’avevo sopravvalutata: la sua vittoria era conseguenza della “opposizione” al governo Draghi, ma dietro le quinte Draghi governava e governa coi suoi prestanome nell’attuale esecutivo quantomeno i settori dell’economia/finanza/bilancio, della difesa, della politica estera.

  • Mi aspettavo propaganda, ho trovato propaganda senza risultati.
  • Mi aspettavo promesse mancate, ho trovato promesse mancate elevate a metodo di governo.
  • Mi aspettavo un governo distante dai problemi reali, ne ho trovato uno che trasforma ogni critica in un complotto e ogni fallimento in un alibi.
  • Se governare non significa cercare un nemico nuovo ogni giorno, ma cercare di risolvere problemi, allora l’esperienza Meloni è peggiore di quella Draghi. Dopo anni, i problemi restano, mentre aumentano slogan, propaganda e vittimismo. I problemi si chiamano aumento della disoccupazione, aumento del lavoro nero, aumento dei poveri assoluti e relativi, famiglie lasciate in preda ai prezzi incontrollati.
  • Quanto ancora dovrebbe durare questo spettacolo prima che qualcuno si assuma la responsabilità dei risultati? La realtà ha superato perfino le peggiori previsioni. La vera opposizione a questo governo non è la sinistra, è la realtà.
  • Modello del governo Meloni sono stati i 10 anni di macronismo:
    • Uno Stato in bancarotta.
    • Una Sanità abbandonata.
    • Scuole trascurate.
    • Una Gioventù tradita e malmenata.
    • Un tasso di Povertà al 15%.
    • Raddoppio dei miliardari con un’aliquota fiscale quasi pari a zero.
    • Un paese al confine dell’insurrezione coi gilet gialli che si uniscono ai proletari emarginati delle banlieues.

Se questo sembra il bilancio del governo Meloni dopo soli 4 anni, immaginate se il cdx dovesse rivincere le elezioni politiche!

Lisa Stanton

Coi decreti flussi e gli accordi con l’India il governo Meloni ha agevolato la sostituzione etnica persino più dei governi tecnici e di centro-sinistra. Il confronto tra i dati degli ingressi nel periodo anteriore 2014-2022 e nel periodo del governo Meloni (2022-2026) è impressionante, in quattro anni il governo Meloni ha fatto entrare il doppio di immigrati degli anni precedenti. Senza questa politica disastrosa, Futuro Nazionale e Vannacci non sarebbero mai nati.

Il confronto numerico e normativo tra il periodo 2014-2022 (caratterizzato da governi di centro-sinistra, coalizione e tecnici) e il periodo del governo Meloni (dal 2022) evidenzia un netto mutamento nella pianificazione delle quote d’ingresso regolari per motivi di lavoro, guidato da crescenti necessità del tessuto economico nazionale.

Il confronto dei dati sulle quote dei Decreti Flussi

La differenza principale risiede nel volume complessivo delle autorizzazioni programmatiche all’ingresso:

  • Il periodo 2014-2022: In questi nove anni, i decreti flussi hanno mantenuto quote annuali generalmente molto basse, spesso comprese tra i 15.000 e i 30.000 ingressi totali all’anno. In diverse annualità (ad esempio durante i governi Renzi e Gentiloni), la quota per il lavoro subordinato non stagionale è stata quasi azzerata, limitando gli ingressi quasi esclusivamente ai lavoratori stagionali o a conversioni di permessi di soggiorno già esistenti. Una parziale risalita è iniziata a fine 2021 con il governo Draghi, che ha innalzato la quota a quasi 70.000 ingressi a seguito del forte sblocco delle attività post-pandemia.
  • Il periodo del governo Meloni: L’attuale esecutivo ha introdotto per la prima volta una programmazione pluriennale, determinando un incremento quantitativo significativo. Il piano per il triennio 2023-2025 ha autorizzato complessivamente 452.000 ingressi regolari (ripartiti in circa 136.000 nel 2023, 151.000 nel 2024 e 165.000 nel 2025), ai quali si è aggiunto la successiva programmazione per il triennio 2026-2028 con ulteriori 497.550 ingressi autorizzati.

A livello puramente statistico, la programmazione triennale del governo Meloni stabilisce una media di circa 150.000-165.000 ingressi regolari all’anno, un valore che supera nettamente la media annua del decennio precedente.

——-

Sono anni che avevo predetto che la Francia sarebbe stata balcanizzata…e siamo solo all’inizio.

Primo viaggio nel 2003, e feci 2 mesi in Normandia a fare uno stage di Avvocato. Rouen era divisa in due da un ponte: i bianchi nel centro storico, e gli afroislamici dall’altra parte del ponte.

E poi sula collina le No Go Zone. Un collega mi disse:”vedi quei palazzi? La polizia la, non va”.

La mattina vedevo file lunghissime di persone marroni, davanti all’Istituto di sicurezza sociale. Pensai:”non puo’ durare a lungo”.

Ancora 3 anni, e a causa della demografia che premia gli extraeuropei, ci saranno le prime secessioni torritoriali serie.

Il discorso in Francia nasce nel 1960, con la Sinistra anticolonialista e colpevolista. Da noi nei primi anni ’80, quando il PCI strategicamente, inizio’ la propaganda antirazzista, in previsione della futura invasione, propagandando il veleno colpevolista anti europeo tramite i propri insegnanti.

L’Italia e’una Francia indietro di 15 anni

La brutta notizia e’ che non e’ risolvibile.

Perche’ lo Stato Francese per reggere,non puo’ non cercare di mediare tra le masse afroislamiche e i bianchi.

Inoltre, FFOO e Magistrature, sono ideologizzate e non arretreranno mai ne’ sposeranno mai – MAI- la narrazione identitaria pro bianchi.

—————

Per Von Der Layen, Macron, Elites pedo di Bruxelles, Merz, se le chiese antiche e la storia europea viene cancellata per mano delle scimmie importate, e’ un fatto neutro o anche positivo: sono li per cancellare e resettare cio’ che i Nasoni chiamano Regno di Edom: ossia l’Europa.

Per i rabbini se Edom non cade, il Massiah non viene. E poiché i nasoni vivono in funzione della venuta del Massiah, faranno di tutto per questo

L'articolo Giorgia fa rimpiangere Draghi proviene da Blondet & Friends.

  •  

La Francia raggiunge il “punto di non ritorno” tra rivolte e caos dilagante

Il presidente Trump ha scritto questa mattina presto su Truth Social: “La Francia sta bruciando!”, mentre si consuma quello che appare come il crollo del Paese. Travolta da un “terzomondismo” che ne sta decretando la fine – frutto di un decennio di immigrazione di massa incontrollata e di un virulento movimento di estrema sinistra – la nazione ha intrapreso una traiettoria preoccupante, in cui il collasso del sistema di welfare si scontra con un disastro finanziario.

“L’immigrazione di persone provenienti da un mondo completamente diverso, individui che nutrono odio nel cuore, ha mandato in frantumi quello che un tempo era un grande Paese. Chiudete le frontiere e riprendete il controllo, prima che sia troppo tardi!”, ha aggiunto Trump.

Il vicepresidente JD Vance, commentando su X l’escalation di violenza dell’estrema sinistra, ha dichiarato: “I liberali occidentali hanno importato il ‘terzo mondo’ in Francia e in altri Paesi in nome della diversità e della compassione. Hanno ignorato questioni fondamentali come l’assimilazione e la compatibilità. Erano stati avvertiti che si sarebbe arrivati ​​a questo, ma non hanno voluto ascoltare”.

Euronews, descrivendo gli effetti delle rivolte notturne, ha riferito che “le strade sono disseminate di vetri infranti e rifiuti”. Secondo i media locali, i rivoltosi hanno saccheggiato 1.500 negozi in diverse grandi città.

“Il mio pensiero va anche ai 1.500 punti vendita appartenenti ad altre catene commerciali e a tutti i negozianti che hanno subito la stessa, inaccettabile violenza”, ha dichiarato all’emittente Alexandre Bompard, presidente e CEO del gruppo Carrefour.

Bompard ha sottolineato che i disordini sociali avranno “conseguenze umane ed economiche considerevoli”.

Il ministro dell’Interno francese, Laurent Nuñez, ha reso noto oggi che le rivolte del fine settimana hanno causato il ferimento di oltre 600 tra agenti di polizia, gendarmi e vigili del fuoco. Ha inoltre riferito che le autorità hanno arrestato più di 2.000 rivoltosi.

Il destino della Francia sembra ormai segnato: il generoso sistema di welfare non è più in grado di sostenere l’afflusso di migranti, mentre i servizi pubblici continuano a deteriorarsi. Guarda:

“Sostituire l’Europa”: un’inchiesta sotto copertura segue il flusso di denaro che finanzia, tramite i contribuenti, il meccanismo di migrazione di massa in Europa. Il Paese non registra un bilancio in pareggio dai primi anni ’70 e, in un contesto di tassi di interesse elevati, gli spread sui credit default swap (CDS) del debito sovrano sono in aumento. La traiettoria attuale, come descritto dalla candidata presidenziale di destra Marine Le Pen, porterebbe il Paese verso una crisi del debito sovrano.

Nelle ultime settimane, Le Pen ha già fornito alcune anticipazioni sul “bilancio ombra” che adotterebbe in caso di vittoria alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Il piano prevede una riduzione del deficit al 3,7% del PIL per il prossimo anno – ben al di sotto dell’obiettivo del 5% fissato dal governo – per poi scendere al 2,2% entro il 2032.

Secondo Polymarket, le probabilità di vittoria di Le Pen alle elezioni del 18 aprile si attestano vicino al 48%, una cifra in forte crescita nelle ultime settimane, proprio mentre divampavano le rivolte.

I media di orientamento progressista continuano a offrire copertura ai rivoltosi di estrema sinistra e ai migranti che stanno incendiando diverse zone del Paese. L’emittente CBS è stata costretta, in una situazione piuttosto imbarazzante, a cancellare un tweet in cui definiva le rivolte come semplici “scontri”.

Abbiamo già spiegato come l’attuale contesto di tassi elevati abbia reso insostenibili le promesse socialiste di sussidi sempre più numerosi: i mercati obbligazionari, infatti, si rifiutano di finanziare deficit enormi destinati a sistemi di welfare improduttivi, che non fanno altro che generare ulteriori distorsioni economiche.

I fallimenti del socialismo si accumulano in tutto l’Occidente. Il Sud America sta virando verso destra, e un’eventuale vittoria di Bolsonaro al ballottaggio in Brasile, previsto per la fine di questo mese, consoliderebbe tale tendenza.

L'articolo La Francia raggiunge il “punto di non ritorno” tra rivolte e caos dilagante proviene da Blondet & Friends.

  •  

La Lettonia ha attaccato Pietroburgo

[19/10/2026 07:39] Maurizio Blondet: [ Video ]

⚡️🇺🇦 Escalation NATO- Russia

Attaccato San Pietroburgo da centinaia di droni. L’attacco è arrivato da Lettonia ed Estonia paesi NATO.

In base alle regole internazionali la Russia potrebbe rispondere immediatamente con un attacco speculare.

A San Pietroburgo è stato colpito praticamente di tutto: data center, terminal petroliferi, sottostazioni elettriche, infrastrutture portuali e depositi di carburanti.

La seconda città della Russia assiste dalle finestre attonita e indifesa.

Ma questa è la guerra, il fatto gravissimo è che l’attacco è passato attraverso paesi NATO in spregio al diritto internazionale

🧭 Vietato Parlare – Spunti per una visione oltre le apparenze

😎 TUTTI I PARTICOLARI: https://www.vietatoparlare.it/slug-attacco-droni-san-pietroburgo-faglia-baltica-meta/

[19/10/2026 07:47] Maurizio Blondet: France Enters “Point Of No Return” As Riots And Chaos Spread | ZeroHedge

https://www.zerohedge.com/political/france-enters-point-no-return-riots-and-chaos-spread

L'articolo La Lettonia ha attaccato Pietroburgo proviene da Blondet & Friends.

  •  
❌