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Business e price cup, cosa porta a casa Meloni dal bilaterale in Kuwait

Non solo accordi e memorandum, l’Emiro del Kuwait dice sì a prorogare il price cap su benzina e gasolio, già applicato da Q8 nelle scorse settimane in risposta all’appello del governo italiano per contenere i costi dell’energia e tutelare famiglie e imprese. Il bilaterale tra il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e Misha’al Al-Ahmad Al-Jaber Al Sabah al Bayan Palace di Kuwait City è stato ricco di spunti.

Da un lato sono stati siglati cinque accordi: il Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo della promozione degli investimenti diretti tra Agenzia Ice e l’Autorità del Kuwait per la promozione degli investimenti diretti; la lettera di intenti tra Leonardo Spa e il ministero della Difesa dello Stato del Kuwait relativa allo sviluppo delle capacità di difesa e alla cooperazione industriale; il protocollo d’intesa tra l’Arma dei Carabinieri e la Guardia Nazionale dello Stato del Kuwait sulla cooperazione militare nei settori della consulenza e della formazione; la dichiarazione dell’adozione dell’Action Plan 2027-2030 tra la Repubblica Italiana e lo Stato del Kuwait sul rafforzamento della cooperazione bilaterale; infine il memorandum d’intesa tra i Carabinieri e la Guardia Nazionale kuwaitiana.

Dall’altro con la visita in Kuwait del 23 ottobre, la tredicesima nelle Nazioni del Golfo, Giorgia Meloni diventa il primo presidente del Consiglio italiano ad avere visitato tutte e sei le Nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo nel corso di un mandato di governo. Numeri che raccontano il peso specifico delle relazioni tra Palazzo Chigi e il Golfo, come confermato tra le altre cose anche dall’invito a partecipare al Vertice del GCC di Manama del dicembre 2025. Inoltre a proposito del price cap su benzina e gasolio, fonti di Palazzo Chigi spiegano che la disponibilità dell’Emiro rappresenta “un segnale concreto della solidità delle relazioni tra Italia e Kuwait e della capacità del Governo italiano di promuovere un dialogo costruttivo con i partner strategici, traducendo il confronto diplomatico in misure di rilievo per cittadini e sistema produttivo”.

Non va dimenticato che tra Italia e Kuwait ci sono una serie di interlocuzioni molto intense, come la partecipazione dell’Italia alla liberazione del Kuwait dopo l’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein, le relazioni da quel momento intrecciate in ambiti nevralgici, come il turismo, l’immobiliare, l’alta tecnologia, l’energia, dove Q8 rappresenta la presenza più riconoscibile con un portafoglio che comprende una rete di distribuzione di 3.000 punti vendita e investimenti nella raffinazione e nella produzione di biocarburanti, anche in partnership con Eni. Le intese siglate hanno lo scopo di cementare ulteriormente questa relazione bidirezionale, come dimostra l’accordo tra Ice e Kuwait Direct Investment Promotion Authority.

Non solo business, la geopolitica è stata al centro del bilaterale con una serie di valutazioni che il premier italiano e l’emiro hanno effettuato su temi sensibili, come le infrastrutture critiche più resilienti, le catene di approvvigionamento e distribuzione alternative, i grandi corridoi regionali e intercontinentali. Ambiti nei quali capitali kuwaitiani e capacità industriali italiane possono concorrere a ridurre le vulnerabilità comuni e creare nuove opportunità di crescita. La difesa resta un pilastro del rapporto bilaterale, spiegano fonti italiane. La visita “segue” il passo da gigante compiuto nelle relazioni bilaterali grazie all’accordo di cooperazione nel settore della difesa entrato in vigore lo scorso 12 ottobre. Sul versante della sicurezza, verrà inoltre definito un memorandum d’intesa tra i Carabinieri e la Guardia Nazionale kuwaitiana.

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Serbia al voto, tra voglia (studentesca) di Ue e potere di Vucic

Domenica la Serbia andrà al voto anticipato: può finire l’era targata Vucic (e quindi le preoccupazioni europee sul feeling con Mosca e Pechino) oppure la piazza degli studenti può influire sul nuovo corso, prendendo il potere. Ma attenzione alle infiltrazioni in entrambi gli schieramenti, dal momento che i collettivi studenteschi non sono immuni da episodi di guerra ibrida, sulla falsariga dei maranza: convocati e indottrinati sui social. Quasi sei milioni e mezzo gli elettori chiamati alle urne in ottomila seggi, compresi quelli per gli elettori residenti in Kosovo e in Bosnia Erzegovina, tutt’altro

Al voto

Il presidente uscente, Aleksandar Vucic, guida la lista Serbia unita, seguita dalla lista del Partito socialista serbo (Sps) di Ivica Dacic e da quella studentesca Gli studenti vincono. Gli ultimi sondaggi condotti dall’agenzia Ipsos danno Vucic al 47,4% dei consensi, contro il 40 della Lista studentesca, prevedendo con un’affluenza del 64,7%.

La Lista Studentesca nasce dopo l’incidente di Novi Sad, che ha innescato un movimento di protesta contro il regime di Vucic, accusandolo di corruzione. Ieri decine di persone hanno affollato l’ultimo comizio nel Palazzetto dello Sport a chiusura di una campagna elettorale che essenzialmente è bipolare. L’ex presidente si dipinge come l’uomo della continuità, che è il passaggio maggiormente contestato dagli studenti, pront invece a chiedere totale discontinuità.

A sfidare Vucic ci sarà il professore di medicina Ilija Srdanovic che dal novembre 2024, data dell’incidente ferroviario in cui persero la vita 16 persone, ha impostato un certo tipo di impegno politico. Da quel giorno ha costruito un movimento che si è trasformato in partito. È stato anche accusato di far parte di un disegno esterno per destabilizzare il Paese e sostituire Vucic, ma sul punto si è registrata la presa di distanza dell’ex presidente del Montenegro Milo Djukanovic che ha escluso tale scenario e ha contrastato con veemenza le voci di una suo appoggio alla Lista studentesca.

La geopolitica, oltre le liste

Ma non c’è solo l’urna elettorale in quanto tale al centro della disputa di domenica, bensì anche l’aspetto geopolitico: il Paese balcanico è in bilico tra l’ingresso in Ue da un lato e le pressioni di Cina e Russia dall’altro, passando per le sanzioni americane che, ad esempio, hanno spinto la Serbia a cercare un nuovo proprietario per la sua compagnia petrolifera controllata da Gazprom. Nell’ultimo periodo Belgrado ha stretto ancora maggiori relazioni con Pechino. Il partenariato tra Vucic e Xi è considerato “di ferro”, caratterizzato da legami politici, economici e militari che, in concomitanza con l’ascesa di Vucic, si sono ulteriormente cementati. Durante l’incontro dello scorso maggio, i due leader hanno deciso di promuovere congiuntamente quattro iniziative globali, otre ad aver concluso una serie di accordi di cooperazione pluriennale.

Anche la russa Rosatom potrebbe fare i conti con l’ostracismo serbo e sganciarsi dal paese balcanico, dal momento che il suo progetto di costruire una centrale nucleare su larga scala sarebbe in contrasto con il processo di adesione all’Ue. Nel paese intanto montano le preoccupazioni di tipo occupazionale, dopo che la fabbrica tessile turca Kaizen di Smederevo ha avviato la liquidazione, con il rischio che 350 lavoratori restino a casa. Un altro elemento che potrebbe influire sugli umori elettorali, accentuando il voto di protesta.

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