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“Stanno distruggendo tutto” – Il proprietario di un negozio parigino sui disordini

Devastazione nel cuore di Parigi

Nel fine settimana la Francia è stata colpita dalla peggiore ondata di vandalismo e saccheggio dall’inizio della pandemia, in relazione alle proteste a livello nazionale. A Parigi, numerosi commercianti hanno assistito impotenti al grave danneggiamento dei propri negozi.

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Un’auto bruciata presso il monumento di Porte Saint-Denis a Parigi il 18 ottobre 2026, un giorno dopo le violente proteste e le diffuse distruzioni nella capitale francese.

Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times

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Tempo di lettura : 7 minuti.


In breve:

  • Durante le violente proteste che si sono svolte in Francia nel fine settimana, numerosi negozi sono stati saccheggiati e vandalizzati .
  • A livello nazionale, entro la sera del 18 ottobre erano state arrestate 2.397 persone .
  • 997 tra agenti di polizia, gendarmi  e vigili del fuoco sono rimasti feriti.
  • Associazione di categoria: circa 1.500 aziende sono state colpite, subendo danni per diverse centinaia di milioni di euro .
  • Il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze e ha promesso sostegno agli imprenditori colpiti .

Domenica 18 ottobre, i lacrimogeni vuoti erano ancora sparsi per Place de la République a Parigi. Gli addetti alle pulizie hanno ripulito i vetri rotti intorno al monumento a Marianne, la cui base in pietra era stata danneggiata dai proiettili.
L’edizione in lingua inglese di Epoch Times ha parlato con Yoni, che ha voluto rivelare solo il suo nome di battesimo. Alcuni pezzi esposti nel suo negozio di marmo, Pierres Exclusives, erano stati distrutti.

«Ci ​​aspettavamo qualcosa di simile e abbiamo fatto tutto il possibile per proteggere il negozio. Ma qui non c’era niente da rubare, solo cose da distruggere», ha detto.

Un tavolo di marmo del valore di 25.000 euro giaceva in rovina.
“Quando siamo arrivati ​​qui stamattina, c’era ancora gente nel negozio”, ha riferito Yoni.

Farmacia saccheggiata: danni a sei cifre.

Nel terzo arrondissement, Fabien Carême si trovava tra i resti della sua farmacia.
“Non capisco perché qualcuno dovrebbe saccheggiare una farmacia. Dopotutto, è uno dei primi punti di contatto per l’assistenza medica”, ha dichiarato a Epoch Times. Carême stima che la sola merce rubata abbia causato danni per quasi 150.000 euro.

“Questo ha paralizzato la mia piccola impresa per molto tempo.”

Camille Michelin, proprietario del negozio di ottica Opti’Shop, ha stimato le sue perdite in oltre 50.000 euro. “È un’attività ben gestita. E stanno saccheggiando tutto, distruggendo tutto”, ha affermato.
Michelin e i suoi tre dipendenti erano ancora nel negozio fino alle 17:00 del 17 ottobre, quando la folla è passata.

“Abbiamo ricevuto messaggi d’odio e siamo stati minacciati con gesti che facevano pensare che ci avrebbero tagliato la gola”, ha riferito.

Il monumento in Place de la République a Parigi è stato imbrattato il 18 ottobre con slogan come "Morte ai fascisti" e "Antifa". Foto: Etienne Fauchaire / Epoch Times

Il monumento in Place de la République a Parigi è stato imbrattato il 18 ottobre con slogan come “Morte ai fascisti” e “Antifa”.

Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times

I saccheggi sono proseguiti per tutta la notte. Nel pomeriggio del 18 ottobre, la polizia parigina aveva registrato altri tre negozi saccheggiati e arrestato 25 persone. La polizia ha dichiarato che gli arrestati erano per lo più giovani provenienti dalla periferia, che erano alla ricerca di luoghi adatti da saccheggiare.

I negozi sono stati svuotati in pochi secondi.

Un negozio in Rue Beaurepaire è stato svuotato in pochi secondi. Centinaia di manifestanti si sono poi radunati nuovamente in Place de la République.
La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua e ha schierato l’unità antisommossa CRS 8. Barricate improvvisate con bidoni della spazzatura hanno preso fuoco sul Boulevard Voltaire. Biciclette a noleggio sono state date alle fiamme nelle strade adiacenti.
Alexandre Bompard, presidente dell’associazione di categoria francese FCD, ha stimato che circa 1.500 aziende siano state colpite dalle rivolte. I danni totali ammonterebbero a diverse centinaia di milioni di euro. Secondo la polizia parigina, tra le 500 e le oltre 1.000 persone hanno partecipato alle rivolte nella capitale.
Il 18 ottobre 2026, i resti delle barricate giacciono davanti a un McDonald's devastato a Parigi, il giorno dopo le violente proteste dell'estrema sinistra. Foto: Etienne Fauchaire/The Epoch Times

Il 18 ottobre 2026, i resti delle barricate giacciono davanti a un McDonald’s devastato a Parigi, un giorno dopo le violente proteste dell’estrema sinistra.

Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times

Al termine della manifestazione principale, piccoli gruppi vestiti di nero hanno iniziato a fare irruzione nei negozi tra Place de la République e Place de la Bastille. Altre persone si sono unite a loro per saccheggiare.
“Intere strade sono state sistematicamente devastate”, ha dichiarato ai giornalisti il ​​sindaco di Parigi Emmanuel Grégoire.

Attacco incendiario contro lo storico municipio di Limoges

Gravi disordini sono stati segnalati anche in altre parti della Francia. A Limoges, nella Francia centrale, lo storico municipio, risalente al 1883 e tutelato come edificio storico, è stato dato alle fiamme. Secondo la prefettura, al momento dell’incendio, funzionari eletti e personale si trovavano ancora all’interno dell’edificio.
Il sindaco di Limoges, Guillaume Guérin, ha dichiarato ai giornalisti il ​​18 ottobre che circa 700 attivisti di estrema sinistra, mascherati e armati, si erano infiltrati in una manifestazione a cui partecipavano 5.000 persone. La polizia non è riuscita a fermarli.

“Si è trattato di un incendio doloso. Un tentato omicidio dei rappresentanti eletti della Repubblica”, ha dichiarato Guérin.

Attacchi ai municipi e ad altri edifici amministrativi, nonché saccheggi, sono stati segnalati anche a Bordeaux, Lille e Marsiglia.

Quasi 2.400 arresti a livello nazionale.

Entro la sera del 18 ottobre, il Ministero dell’Interno francese aveva registrato 2.397 arresti a livello nazionale. Inoltre, 997 tra agenti di polizia, gendarmi e vigili del fuoco erano rimasti feriti, sette dei quali in modo grave.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha dichiarato che gruppi di rivoltosi si erano formati in seguito a un “chiaro appello all’azione proveniente dall’estrema sinistra”. Nel pomeriggio, saccheggiatori e altri criminali si sono uniti a loro, approfittando della situazione.

Macron condanna la violenza – scontro tra governo e opposizione

Domenica, in un discorso, il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze. Allo stesso tempo, ha promesso sostegno ai commercianti colpiti e ha annunciato che i responsabili delle violenze e delle distruzioni saranno chiamati a risponderne.
Il Primo Ministro Sébastien Lecornu ha criticato Jean-Luc Mélenchon, fondatore e candidato alla presidenza del partito di sinistra La France insoumise (LFI). Lecornu ha sostenuto che Mélenchon avesse giustificato la violenza.
Mélenchon ha definito l’incendio doloso del municipio di Limoges un crimine. Tuttavia, si è astenuto dal condannare esplicitamente le rivolte nel loro complesso. Ha invece attribuito la responsabilità degli eventi al governo.
La politica Marine Le Pen del Rassemblement National ha accusato direttamente il partito di Mélenchon, LFI, di essere legato ai rivoltosi.
Questo articolo è apparso originariamente su theepochtimes.com con il titolo “Macron promette che i rivoltosi ‘devono pagare’ mentre la Francia esamina i resti dei peggiori disordini degli ultimi anni “. (Adattamento in tedesco: vm)
Nota del redattore: questo articolo è stato aggiornato il 20 ottobre 2026.

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Giorgia fa rimpiangere Draghi

Come sapete, nel 2022 non ho votato Georgia Meloni perchè era già chiaro che fosse un bluff sostenuto dalla CIA, la Massoneria internazionale ed agenti finanziari stranieri. Quando si è seduta a Palazzo Chigi quindi ero certa che sarebbe stata una grande delusione.

Eppure, credevo che non avrebbe potuto far rimpiangere Draghi. L’avevo sopravvalutata: la sua vittoria era conseguenza della “opposizione” al governo Draghi, ma dietro le quinte Draghi governava e governa coi suoi prestanome nell’attuale esecutivo quantomeno i settori dell’economia/finanza/bilancio, della difesa, della politica estera.

  • Mi aspettavo propaganda, ho trovato propaganda senza risultati.
  • Mi aspettavo promesse mancate, ho trovato promesse mancate elevate a metodo di governo.
  • Mi aspettavo un governo distante dai problemi reali, ne ho trovato uno che trasforma ogni critica in un complotto e ogni fallimento in un alibi.
  • Se governare non significa cercare un nemico nuovo ogni giorno, ma cercare di risolvere problemi, allora l’esperienza Meloni è peggiore di quella Draghi. Dopo anni, i problemi restano, mentre aumentano slogan, propaganda e vittimismo. I problemi si chiamano aumento della disoccupazione, aumento del lavoro nero, aumento dei poveri assoluti e relativi, famiglie lasciate in preda ai prezzi incontrollati.
  • Quanto ancora dovrebbe durare questo spettacolo prima che qualcuno si assuma la responsabilità dei risultati? La realtà ha superato perfino le peggiori previsioni. La vera opposizione a questo governo non è la sinistra, è la realtà.
  • Modello del governo Meloni sono stati i 10 anni di macronismo:
    • Uno Stato in bancarotta.
    • Una Sanità abbandonata.
    • Scuole trascurate.
    • Una Gioventù tradita e malmenata.
    • Un tasso di Povertà al 15%.
    • Raddoppio dei miliardari con un’aliquota fiscale quasi pari a zero.
    • Un paese al confine dell’insurrezione coi gilet gialli che si uniscono ai proletari emarginati delle banlieues.

Se questo sembra il bilancio del governo Meloni dopo soli 4 anni, immaginate se il cdx dovesse rivincere le elezioni politiche!

Lisa Stanton

Coi decreti flussi e gli accordi con l’India il governo Meloni ha agevolato la sostituzione etnica persino più dei governi tecnici e di centro-sinistra. Il confronto tra i dati degli ingressi nel periodo anteriore 2014-2022 e nel periodo del governo Meloni (2022-2026) è impressionante, in quattro anni il governo Meloni ha fatto entrare il doppio di immigrati degli anni precedenti. Senza questa politica disastrosa, Futuro Nazionale e Vannacci non sarebbero mai nati.

Il confronto numerico e normativo tra il periodo 2014-2022 (caratterizzato da governi di centro-sinistra, coalizione e tecnici) e il periodo del governo Meloni (dal 2022) evidenzia un netto mutamento nella pianificazione delle quote d’ingresso regolari per motivi di lavoro, guidato da crescenti necessità del tessuto economico nazionale.

Il confronto dei dati sulle quote dei Decreti Flussi

La differenza principale risiede nel volume complessivo delle autorizzazioni programmatiche all’ingresso:

  • Il periodo 2014-2022: In questi nove anni, i decreti flussi hanno mantenuto quote annuali generalmente molto basse, spesso comprese tra i 15.000 e i 30.000 ingressi totali all’anno. In diverse annualità (ad esempio durante i governi Renzi e Gentiloni), la quota per il lavoro subordinato non stagionale è stata quasi azzerata, limitando gli ingressi quasi esclusivamente ai lavoratori stagionali o a conversioni di permessi di soggiorno già esistenti. Una parziale risalita è iniziata a fine 2021 con il governo Draghi, che ha innalzato la quota a quasi 70.000 ingressi a seguito del forte sblocco delle attività post-pandemia.
  • Il periodo del governo Meloni: L’attuale esecutivo ha introdotto per la prima volta una programmazione pluriennale, determinando un incremento quantitativo significativo. Il piano per il triennio 2023-2025 ha autorizzato complessivamente 452.000 ingressi regolari (ripartiti in circa 136.000 nel 2023, 151.000 nel 2024 e 165.000 nel 2025), ai quali si è aggiunto la successiva programmazione per il triennio 2026-2028 con ulteriori 497.550 ingressi autorizzati.

A livello puramente statistico, la programmazione triennale del governo Meloni stabilisce una media di circa 150.000-165.000 ingressi regolari all’anno, un valore che supera nettamente la media annua del decennio precedente.

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Sono anni che avevo predetto che la Francia sarebbe stata balcanizzata…e siamo solo all’inizio.

Primo viaggio nel 2003, e feci 2 mesi in Normandia a fare uno stage di Avvocato. Rouen era divisa in due da un ponte: i bianchi nel centro storico, e gli afroislamici dall’altra parte del ponte.

E poi sula collina le No Go Zone. Un collega mi disse:”vedi quei palazzi? La polizia la, non va”.

La mattina vedevo file lunghissime di persone marroni, davanti all’Istituto di sicurezza sociale. Pensai:”non puo’ durare a lungo”.

Ancora 3 anni, e a causa della demografia che premia gli extraeuropei, ci saranno le prime secessioni torritoriali serie.

Il discorso in Francia nasce nel 1960, con la Sinistra anticolonialista e colpevolista. Da noi nei primi anni ’80, quando il PCI strategicamente, inizio’ la propaganda antirazzista, in previsione della futura invasione, propagandando il veleno colpevolista anti europeo tramite i propri insegnanti.

L’Italia e’una Francia indietro di 15 anni

La brutta notizia e’ che non e’ risolvibile.

Perche’ lo Stato Francese per reggere,non puo’ non cercare di mediare tra le masse afroislamiche e i bianchi.

Inoltre, FFOO e Magistrature, sono ideologizzate e non arretreranno mai ne’ sposeranno mai – MAI- la narrazione identitaria pro bianchi.

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Per Von Der Layen, Macron, Elites pedo di Bruxelles, Merz, se le chiese antiche e la storia europea viene cancellata per mano delle scimmie importate, e’ un fatto neutro o anche positivo: sono li per cancellare e resettare cio’ che i Nasoni chiamano Regno di Edom: ossia l’Europa.

Per i rabbini se Edom non cade, il Massiah non viene. E poiché i nasoni vivono in funzione della venuta del Massiah, faranno di tutto per questo

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Trump: missili forniti all’Ucraina venduti sul «libero mercato»

Pubblicato

9 ore fail

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i missili americani inviati all’Ucraina sotto la presidenza del suo predecessore Joe Biden sarebbero stati rivenduti sul «mercato libero». Nell’intervista andata in onda giovedì su Newsmax, Trump ha espresso dubbi sul destino di miliardi di dollari di aiuti militari e finanziari statunitensi destinati a Kiev.

Le affermazioni sono arrivate dopo che il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva detto di sentirsi tradito dalla decisione improvvisa di Trump di revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, misura adottata per contenere il rialzo dei prezzi dell’energia.

Interrogato dal conduttore Rob Finnerty sul fatto che Zelens’kyj non abbia assecondato la richiesta di Trump di interrompere gli attacchi agli impianti energetici russi, il presidente ha risposto: «Zelens’kyj non è una brava persona con cui trattare. Biden gli ha dato miliardi e miliardi di dollari».

Trump ha inoltre sostenuto che Zelens’kyj non fosse realmente interessato a una soluzione diplomatica del conflitto con la Russia. «Dice di voler raggiungere un accordo, ma non è vero», ha affermato.

«No, non sono un grande fan di Zelensky. Hanno distrutto quel Paese», ha aggiunto.

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Il presidente ha criticato Biden per aver consegnato all’Ucraina «enormi quantità» di missili, intercettori e aiuti finanziari senza contropartite. Ha poi paragonato Zelens’kyj a P.T. Barnum, l’impresario circense americano dell’Ottocento noto per le sue trovate pubblicitarie e le attrazioni sensazionalistiche, a cui viene attribuita la frase «nasce un ingenuo ogni minuto».

«Dove sono i soldi che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature? Biden stava dando loro missili, che venivano poi venduti sul mercato libero», ha detto Trump, senza fornire ulteriori dettagli.

L’intervista è stata trasmessa poco dopo che la CNN aveva riferito dell’esaurimento dei pochi missili intercettori Patriot rimasti all’Ucraina, impiegati per contrastare gli attacchi balistici russi. Negli ultimi mesi Zelensky aveva più volte sollecitato ulteriori intercettori ai partner americani ed europei.

Parlando a Newsmax, Trump ha chiarito che gli Stati Uniti intendono dare priorità al rifornimento dei propri arsenali. «Una volta che saremo ben riforniti, inizieremo a permettere ai nostri alleati di acquistarle da noi», ha dichiarato.

Secondo numerosi media americani e un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono pubblicato il mese scorso, gli Stati Uniti avrebbero consumato gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante il conflitto con l’Iran. Trump aveva in precedenza minimizzato tale carenza, sostenendo che le riserve statunitensi fossero praticamente illimitate.

saurito le rimanenti scorte di missili intercettori Patriot di produzione statunitense impiegati per respingere gli attacchi russi. Lo riporta la CNN, che cita una fonte a conoscenza dei fatti.   La carenza segnalata si inserisce in un contrasto pubblico tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Volodymyr Zelens’kyj sull’accordo di Trump con Mosca relativo al diesel e sugli attacchi ucraini alle raffinerie petrolifere russe.   Secondo la CNN, l’aeronautica militare ucraina avrebbe intercettato quattro missili balistici russi, apparentemente utilizzando gli ultimi intercettori Patriot a disposizione. «Quasi tutti i missili balistici dell’ultimo attacco non sono stati intercettati per mancanza di missili (intercettori)», ha dichiarato una fonte all’emittente.

Lo Zelens’kyj ha detto di sentirsi tradito dopo che Trump ha revocato all’inizio di questo mese le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, nell’intento di ridurre i prezzi dell’energia in vista delle elezioni di medio termine statunitensi di novembre. Trump ha difeso la scelta, sostenendo che fosse vantaggiosa per i consumatori e coerente con la sua agenda «America First».   Interrogato sulle critiche di Zelens’kyj all’accordo sul diesel, Trump ha suggerito che fosse «tempo che l’Ucraina avesse un nuovo presidente». Zelens’kyj, il cui mandato presidenziale quinquennale sarebbe scaduto nel 2024, ha rifiutato di indire nuove elezioni, adducendo la legge marziale e la necessità di un cessate il fuoco di diversi mesi con la Russia. Il Cremlino ha sostenuto che l’Ucraina avrebbe sfruttato una tregua prolungata per ricostituire le proprie forze armate e ha affermato di essere disposto a sospendere gli attacchi solo il giorno delle elezioni.   All’inizio di questa settimana Zelens’kyj ha dichiarato che avrebbe ignorato le richieste di Trump di interrompere gli attacchi contro gli impianti energetici russi, che il presidente statunitense riteneva responsabili degli alti prezzi dell’energia. Zelens’kyj ha affermato che l’Ucraina avrebbe accettato una tregua energetica solo se la Russia avesse fatto altrettanto. Mosca, tuttavia, ha dichiarato di voler raggiungere un accordo di pace globale alle proprie condizioni, piuttosto che un cessate il fuoco incondizionato, che a suo dire l’Ucraina avrebbe sfruttato a proprio vantaggio.   La frattura tra Trump e Zelens’kyj si è ulteriormente accentuata questa settimana dopo che l’Ucraina ha segnalato improvvise interruzioni di Starlink e Starshield, i servizi satellitari forniti da SpaceX che Kiev utilizza per gli attacchi con i droni.   Le autorità ucraine hanno inoltre affermato di non aver ricevuto alcun preavviso dai partner occidentali riguardo agli attacchi missilistici russi su Kiev nelle due notti consecutive di lunedì e martedì.
Secondo quanto riportato dagli organi di stampa statunitensi, i funzionari americani avrebbero attribuito la mancata rilevazione dei lanci missilistici al maltempo, una spiegazione che le controparti ucraine avrebbero trovato difficile da credere.   Mercoledì lo Zelens’kyj ha rinnovato l’appello per ulteriori intercettori Patriot, esortando gli Stati Uniti e gli altri partner a «non ignorare la realtà» e a «rispondere con fermezza».   Gli Stati Uniti, tuttavia, hanno esaurito gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante la guerra con l’Iran, come ampiamente riferito dai giornali americani e confermato in un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono del mese scorso.   Come riportato da Renovatio 21, Trump ha minimizzato le carenze, affermando che le scorte statunitensi erano praticamente illimitate. Il presidente in estate aveva dichiarato di poter riconvertire le case automobilistiche americane in produzioni di missili.

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Militaria

Mosca accusa: ritrovate armi USA fornite all’Ucraina nella guerra civile del Sudan

Pubblicato

10 ore fail

17 Ottobre 2026

Un diplomatico russo ha affermato che armi fornite all’Ucraina da depositi militari statunitensi sono state rinvenute in possesso delle Forze di Supporto Rapido (RSF) paramilitari sudanesi, come indicato dai contrassegni che le collegano alle consegne destinate a Kiev. Lo riporta la stampa russa.

 

Yulia Zhdanova, capo della delegazione russa ai negoziati di Vienna sulla sicurezza militare e il controllo degli armamenti, ha reso la dichiarazione mercoledì durante una riunione del Forum per la cooperazione in materia di sicurezza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

 

Secondo quanto riportato da TASS, le truppe sudanesi hanno recuperato lanciagranate automatici MK19, armi anticarro M72 e lanciagranate AT4 di fabbricazione svedese nel corso di un’operazione vicino a Bara. «Un esame preliminare delle marcature ha rivelato che queste armi sono state donate alle Forze Armate ucraine nel dicembre 2024 da depositi militari statunitensi», ha affermato la Zhdanova.

 

L’esercito sudanese e le RSF sono in guerra dall’aprile 2023, costringendo milioni di persone ad abbandonare le proprie case ed esponendo i civili a bombardamenti, fame e abusi diffusi.

 

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Mosca ha ripetutamente sostenuto che le armi occidentali consegnate a Kiev finiscono nelle mani di gruppi armati in Africa attraverso il mercato nero. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova aveva lanciato l’allarme già nel 2022, avvertendo che missili Stinger, sistemi anticarro Javelin e lanciagranate avrebbero potuto entrare nelle reti di traffico illecito in tutto il mondo.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Cremlino ha plurime volte reiterato l’accusa secondo cui l’Ucraina addestra gruppi terroristi africani.

 

A febbraio l’inviato russo alle Nazioni Unite, Vassilij Nebenzia, ha affrontato la questione in una riunione del Consiglio di Sicurezza, dove ha anche accusato Kiev di fornire direttamente armi, compresi i droni, e di addestrare militanti nel Sahel. In precedenza Zhdanova aveva attribuito la diffusione di armi nelle mani di terroristi e gruppi criminali in Africa, America Latina e Medio Oriente alla corruzione in Ucraina e alla mancata tracciabilità delle attrezzature militari fornite dall’Occidente.

 

Nell’agosto del 2024 Mali, Niger e Burkina Faso si sono rivolti congiuntamente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, accusando l’Ucraina di sostenere il terrorismo internazionale in seguito a un’imboscata mortale contro le forze maliane vicino a Tinzaouaten. Il Mali ha interrotto le relazioni diplomatiche con Kiev dopo che il portavoce dell’intelligence militare ucraina, Andrey Yusov, ha dichiarato che i ribelli avevano ricevuto informazioni che avevano permesso l’imboscata.

 

Il mese scorso, intervenendo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri maliano Abdoulaye Diop ha rinnovato le accuse, affermando che l’Ucraina starebbe sostenendo gruppi armati che minano l’integrità territoriale del suo Paese. Ha citato gli attacchi coordinati avvenuti in Mali il 25 aprile e il 4 luglio come prova della cooperazione tra jihadisti e ribelli separatisti.

 

La scorsa settimana l’AFP ha riferito che fonti interne al Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), una coalizione ribelle separatista guidata dai Tuareg che combatte contro il governo del Mali, hanno ammesso di aver ricevuto addestramento dagli ucraini, compreso l’utilizzo di droni.

 

Come riportato da Renovatio 21, accuse sono state recentemente lanciate sulla possibile collaborazione tra narcos messicani e le forze ucraine.

 

 

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Militaria

Francia e Germania litigano per il progetto del nuovo carro armato europeo

Pubblicato

5 giorni fail

12 Ottobre 2026

Parigi e Berlino si contraddicono sul destino di un progetto congiunto molto pubblicizzato per lo sviluppo di un carro armato principale. Il capo di Stato maggiore della difesa francese, generale Fabien Mandon, ha affermato che la Germania si è ritirata dal programma, mentre il governo tedesco sostiene il contrario.   Conosciuto come Main Ground Combat System (MGCS), il progetto è stato avviato nel 2018 con l’obiettivo di sostituire i carri armati principali francesi Leclerc e tedeschi Leopard 2. Si tratta di una collaborazione tra la KNDS, con sede ad Amsterdam e maggiore produttrice di carri armati dell’UE, il colosso tedesco della produzione di armi Rheinmetall e il gruppo industriale francese Thales. Berlino ha addirittura acquisito una quota del 40% in KNDS a giugno, mentre Parigi detiene un altro 40%, quando il progetto era ancora in fase avanzata.   Giovedì il Mandon ha comunicato ai parlamentari francesi che i piani per il progetto sono sostanzialmente falliti. «L’esito non è positivo. Speravamo di costruire un futuro carro armato in collaborazione con i tedeschi, ma purtroppo dobbiamo constatare che i tedeschi si sono ritirati dal progetto», ha dichiarato durante un’audizione sul bilancio del prossimo anno.   Secondo Le Monde, il capo di stato maggiore della difesa ha affermato che Berlino ha preso una decisione politica per interrompere la cooperazione. Avrebbe dichiarato che «i due capi di stato maggiore dell’esercito avevano firmato congiuntamente un documento che delineava le loro esigenze comuni», ma che i due Paesi vicini «non si trovavano più a dover prendere decisioni puramente militari».

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Un portavoce del Ministero della Difesa tedesco ha smentito tale affermazione, dichiarando che Berlino intende semplicemente «adeguare» il programma per includere gli «insegnamenti» del conflitto in Ucraina. «Restiamo impegnati in una partnership paritaria nell’ambito del MGCS e ci stiamo concentrando sulle tecnologie future per il combattimento corazzato», ha affermato il funzionario, secondo quanto riportato da Reuters.   Lo stesso Mandon ha dichiarato in un comunicato stampa pubblicato dopo l’udienza che una proposta industriale presentata all’inizio del 2026 «era incompatibile con la necessità di sostituire i carri armati attuali entro il 2037», spingendo Berlino a optare per un piano nazionale di sostituzione dei carri armati Leopard 2.   Il generale ha inoltre affermato che un decennio di lavoro «non è stato vano» e che il progetto MGCS non è stato abbandonato, ma piuttosto «posticipato alla fine degli anni 2040». Parigi, ha aggiunto, avvierà ora un proprio programma nazionale di sviluppo di un sostituto «provvisorio» per i suoi carri armati Leclerc.   Il progetto MGCS avrebbe dovuto diventare una piattaforma completa per la guerra terrestre, con molteplici sistemi d’arma derivati. Il progetto, travagliato, sarebbe stato afflitto da ritardi legati a controversie politiche e industriali. Si dice che Parigi puntasse a un veicolo da combattimento più leggero, adatto agli impieghi in Africa, mentre Berlino cercava una corazzatura pesante più performante, idonea a un conflitto su larga scala, anche con la Russia.   Il costo totale del progetto rimane incerto, sebbene un rapporto del Parlamento francese sul bilancio suggerisca che Parigi abbia autorizzato un totale di 212 milioni di euro per il programma nel biennio 2025-2026. Il governo tedesco non ha pubblicato cifre specifiche relative al finanziamento del progetto, ma nel 2024 ha dichiarato che i due partner avrebbero «contribuito ciascuno per il 50% dei costi».   Un altro importante programma di armamenti franco-tedesco è fallito solo pochi mesi fa. Denominato Future Combat Air System (FCAS), mirava a produrre un aereo da caccia di nuova generazione entro il 2040. L’iniziativa è fallita a giugno dopo che si stima che 3,2 miliardi di euro di costi di ricerca e sviluppo siano andati persi a causa di controversie insanabili tra i produttori di aeromobili Dassault e Airbus.

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Immagine di Harland Quarrington/MOD via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence version 1.0 (OGL v1.0)

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Che cos’è il comunitarismo e perché è l’alternativa al liberalismo

AP

Da Aristotele a Fabrizio Fratus: l’idea che l’uomo nasca dentro un legame e non da solo. E che famiglia, lavoro e Patria vengano prima del mercato.

Che cos’è il comunitarismo e perché è l’alternativa al liberalismo

Riassunto dell’articolo

Il comunitarismo è la corrente di pensiero secondo cui la persona si forma dentro legami che non ha scelto: famiglia, lingua, territorio, lavoro, Nazione. Nasce dalla filosofia di Aristotele, passa per la distinzione di Tönnies tra comunità e società e per la critica di Sandel, MacIntyre e Taylor al liberalismo di Rawls. In Italia ha radici in Adriano Olivetti, nella dottrina sociale cattolica e in Costanzo Preve, e trova oggi il suo interprete più coerente nel sociologo Fabrizio Fratus, autore di “Patria” e “La riscoperta comunitaria”. Sul piano politico si traduce in primato della politica sull’economia, partecipazione dei lavoratori, Stato sociale, tutela della famiglia e sovranità. Al liberalismo contesta l’idea di un individuo senza radici e di una società ridotta a mercato.

Punti chiave
  • Treccani – Comunitarismo (Enciclopedia delle scienze sociali)
  • Passaggio al Bosco – Patria. Di padre in figlio, per il comunitarismo
  • Passaggio al Bosco – La riscoperta comunitaria
  • Fabrizio Fratus – Il Comunitarista

Per capire cos’è il comunitarismo bisogna partire da una domanda semplice: l’uomo viene prima della comunità, o la comunità viene prima dell’uomo? Il pensiero liberale risponde che esiste anzitutto l’individuo, con i suoi diritti e i suoi interessi. Il comunitarismo risponde il contrario: nessuno nasce da solo.

Si nasce in una famiglia, dentro una lingua, su una terra, in una storia già cominciata. Questi legami non sono una gabbia da cui liberarsi. Sono ciò che fa di un individuo una persona.

Da questa differenza discendono due idee opposte di economia, di Stato, di lavoro e di libertà. In Italia c’è un autore che su questa differenza ha costruito un progetto intero: il sociologo Fabrizio Fratus.

Cos’è il comunitarismo: una definizione

Il comunitarismo è la corrente di pensiero che afferma il primato dei legami sull’individuo isolato. Sostiene che l’identità di ciascuno si formi dentro appartenenze concrete: famiglia, vicinato, mestiere, fede, Nazione.

Non è una nostalgia e non è un collettivismo. Il collettivismo scioglie la persona nella massa. Il comunitarismo la colloca in una rete di rapporti che le danno un nome, un compito e un posto.

La comunità, in questa visione, non si sceglie come si sceglie un abbonamento. Si riceve e si trasmette. È un patto tra i morti, i vivi e i non ancora nati.

Le radici antiche: l’uomo come animale politico

La prima formulazione è di Aristotele. Nella Politica l’uomo è definito animale politico: un essere che realizza la propria natura solo nella città. Chi vive fuori dalla comunità, scrive il filosofo, o è una bestia o è un dio.

Per il mondo classico la città viene logicamente prima del singolo, come il corpo viene prima della mano. Roma tradusse lo stesso principio in istituzioni: la gens, la familia, il mos maiorum, la pietas verso i padri e verso la Patria.

Il cristianesimo aggiunse l’idea di persona, unica e irripetibile, ma sempre in relazione. La civiltà europea è cresciuta su questo doppio fondamento. Lo abbiamo raccontato parlando del rapporto tra l’eroe e la comunità nella storia d’Europa.

Comunità e società: la lezione di Tönnies

Nel 1887 il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies fissò la distinzione che regge ancora oggi tutto il dibattito. Da una parte la comunità, Gemeinschaft. Dall’altra la società, Gesellschaft.

Nella comunità gli uomini restano uniti nonostante ciò che li separa. Nella società restano separati nonostante ciò che li unisce. La prima vive di consuetudine, memoria e fiducia. La seconda vive di contratto, calcolo e scambio.

La modernità industriale ha spostato l’Europa dalla prima alla seconda. Il comunitarismo nasce come coscienza di questa perdita, e come volontà di porvi rimedio.

Il liberalismo e l’individuo senza radici

Il pensiero liberale muove da un’immagine precisa: individui liberi ed eguali che stipulano un contratto. Lo Stato nasce dopo, come garante di diritti che ciascuno possiede già per conto proprio. È lo schema di Locke.

Nel Novecento John Rawls lo ha portato al massimo rigore. In Una teoria della giustizia, del 1971, chiede di immaginare uomini che scelgono le regole comuni dietro un velo d’ignoranza: senza sapere chi sono, da dove vengono, in che cosa credono.

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Shin Beth accusa Netaniahu: l’avevamo avvertito

L’ex capo dei servizi segreti interni israeliani, lo Shin Bet, porta Netanyahu in tribunale. Nella causa per diffamazione Ronen Bar lo accusa di aver ignorato più di 20 avvertimenti su Hamas prima del 7 ottobre e di voler scaricare su di lui la colpa dell’attacco. La causa arriva a meno di due settimane dalle elezioni del 27 ottobre. Al centro c’è un post pubblicato da Netanyahu su X il 28 settembre, in cui il premier accusa Bar di “fallimenti e reati penali” e di aver nascosto informazioni di intelligence ricevute prima dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo Netanyahu, quella notte Bar “ha deciso di non chiamare o informare il primo ministro, di non allertare le squadre di sicurezza civili o le forze dell’IDF sul campo e di non evacuare il festival musicale Nova”. #netanyahu #israel

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Braccio destro di Netanyahu in TV: poteva salvare gli ostaggi, non ha voluto. G@z@, 7 Ottobre

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Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato su Facebook da Francesco Agnoli, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e condivisione. Non dimentichiamo che  la maggioranza che ci governa, con l’aiuto di qualche frangia dell’opposizione, sta per far passare una legge in difesa di Netanyahu e Israele sotto la maschera della lotta all’antisemitismo. Povero Paese nostro. Buona lettura e diffusione.

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BOOM! La verità viene a galla, ogni giorno di più.

  1. Finanziava Hamas;
  2. sapeva dell’ attentato;
  3. poteva salvare molti ostaggi ma ha preferito non farlo;
  4. per questi motivi vuole continuare le guerre e impedire ogni indagine sui fatti.

“L’uomo che ha ricoperto il ruolo di segretario militare di Benjamin Netanyahu il 7 ottobre 2023 ha accusato il primo ministro di aver perso chiare opportunità per riportare a casa vivi altri ostaggi da Gaza perché ciò avrebbe messo a rischio la sua carriera politica.

Parlando delle riunioni di gabinetto durante la guerra, Avi Gil ha dichiarato giovedì sera al Canale 12 che ci sono stati momenti in cui Netanyahu ha scelto di preservare il suo governo piuttosto che accettare un accordo che avrebbe riportato gli ostaggi in Israele, alcuni dei quali sono poi morti in prigionia, ma che avrebbe potuto far cadere la sua coalizione.

Gil ha riconosciuto che la leadership richiede di avere una visione d’insieme e che “anche le considerazioni politiche fanno parte della questione”.

Poi ha aggiunto: “Pensavo all’epoca che fosse un errore? Pensavo fosse giusto dare la priorità al rilascio degli ostaggi? La risposta è sì.”

Nella lunga intervista, Gil ha formulato una serie di accuse esplosive, molte delle quali toccavano questioni cruciali come cosa sapesse Netanyahu prima del 7 ottobre, come si sia comportato durante l’offensiva guidata da Hamas e come abbia preso decisioni nei mesi successivi.

L’ex collaboratore militare, che ha ricoperto tale incarico da luglio 2021 a maggio 2024, ha anche affermato che il capo di gabinetto di Netanyahu avrebbe manomesso i suoi tabulati telefonici a partire dal 7 ottobre. Ha sostenuto che la versione dei fatti fornita da Netanyahu in merito agli eventi che hanno preceduto il devastante attacco, anche in una dichiarazione formale presentata all’inchiesta del revisore dei conti statale, omette dettagli cruciali. Ha inoltre affermato che nelle settimane e nei mesi precedenti all’attacco, Netanyahu era stato ripetutamente avvertito da tutti i suoi capi della sicurezza dell’imminente scoppio di una guerra…Le affermazioni di Gil hanno suscitato anche un’indignazione di tutt’altro genere tra gli avversari politici di Netanyahu: Gadi Eisenkot, il favorito alle elezioni, ha chiesto un’inchiesta penale sulle presunte menzogne ​​del premier. Avigdor Liberman, presidente del partito falco Yisrael Beytenu, ha accusato Netanyahu di tradimento.

«Mentre i nostri fratelli e sorelle nella regione di confine venivano massacrati da Hamas, Netanyahu si è adoperato per cambiare i protocolli invece di salvarli», ha scritto Eisenkot su X. «Nulla lo salverà dalla commissione d’inchiesta statale che istituiremo dopo le elezioni».

‘Avrebbero potuto tornare prima’

Dei 251 ostaggi presi durante l’attacco del 7 ottobre, 46 furono rapiti vivi e morirono in prigionia. Quando giovedì gli è stato chiesto se alcuni di loro avrebbero potuto essere riportati indietro vivi e se alcuni dei sopravvissuti avrebbero potuto essere liberati prima, Gil ha risposto semplicemente..

Gil ha indicato che Netanyahu ha ceduto alle pressioni dei ministri di estrema destra della sua coalizione, i quali volevano intensificare la guerra contro Hamas a Gaza e si opponevano agli accordi sugli ostaggi e ai cessate il fuoco. Uno di questi ministri, Itamar Ben Gvir, si è vantato di aver bloccato gli accordi sugli ostaggi durante la guerra.

A Gil è stato chiesto se ci fossero stati momenti in cui Netanyahu aveva preso una decisione, salvo poi sentirsi dire dai ministri di estrema destra: “Non c’è accordo”, e Netanyahu era costretto a cambiare idea. “Sì”, ha risposto….

Negli ultimi tre anni, ha aggiunto, “si è creato un divario tra i fatti, la verità, tra ciò che è accaduto, tra ciò che è stato detto e ciò che viene presentato oggi al pubblico”.

Gil ha affermato che il documento di 55 pagine che Netanyahu ha consegnato al revisore dei conti statale nell’ambito dell’indagine del difensore civico a febbraio e che è stato reso pubblico “non rispecchia ciò che ho visto, ciò che ho sentito e le deliberazioni a cui ho partecipato”.

“In parte lo riflette”, ha detto Gil, quando gli è stato chiesto se il materiale fosse falso e quindi potenzialmente criminale. Ma sarebbe un eufemismo dire che il materiale è stato “estrapolato dal contesto”.

Gil ha affermato di aver riempito 16 quaderni con appunti scritti a mano su ciò che ha visto e sentito durante il suo incarico.

Netanyahu insiste sul fatto che Gil “ha scelto di non svegliare il Primo Ministro in tempo”.

In risposta all’intervista, Netanyahu ha affermato che Gil sapeva “come tutti gli altri” dell’imminente attacco “e ha scelto di non svegliare il primo ministro in tempo”.

Le dichiarazioni di Gil ai media sono state “un tentativo di oscurare la semplice e dolorosa verità sul suo fallimento”, ha aggiunto Netanyahu.

Il premier ha poi condiviso su X un segmento di due minuti del canale filogovernativo Channel 14, che pretendeva di controbattere alla lunga intervista di Channel 12.

Il servizio di Canale 14 ha riproposto notizie precedenti sulle informazioni ricevute da Gil nelle ore precedenti al risveglio di Netanyahu all’inizio dell’attacco, tra cui il fatto che decine di combattenti di Hamas avessero attivato schede SIM israeliane per comunicare durante l’attacco e che i leader del gruppo terroristico si fossero rifugiati nella loro rete di tunnel sotterranei.

Eisenkot sollecita un’inchiesta penale; Liberman: Tradimento

Il partito Yashar dell’ex capo delle Forze di Difesa Israeliane Gadi Eisenkot ha dichiarato, in risposta all’intervista, di aver chiesto al Procuratore Generale Gali Baharav-Miara di indagare se Netanyahu abbia mentito al revisore dei conti dello Stato in merito agli eventi che hanno preceduto l’attentato del 7 ottobre, sulla base delle affermazioni di Gil secondo cui il premier avrebbe fornito una versione fuorviante dei fatti.

Eisenkot ha inoltre criticato Netanyahu in merito all’accusa di Gil secondo cui Braverman avrebbe tentato di falsificare i tabulati telefonici.

«Mentre i nostri fratelli e sorelle nella regione di confine venivano massacrati da Hamas, Netanyahu si è adoperato per cambiare i protocolli invece di salvarli», afferma Eisenkot su X. «Nulla lo salverà dalla commissione d’inchiesta statale che istituiremo dopo le elezioni».

Gadi Eisenkot, 5 ottobre 2026. (DH / Times of Israel)

In una dichiarazione video, Liberman ha affermato che Baharav-Miara dovrebbe “ordinare l’immediata apertura di un’indagine contro il primo ministro e i suoi collaboratori con l’accusa di tradimento e cospirazione”.

Liberman ha inoltre esortato il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), il tenente generale Eyal Zamir, a “impedire qualsiasi tentativo di utilizzare le IDF per scopi politici al solo scopo di modificare l’agenda pubblica un attimo prima delle elezioni” del 27 ottobre.

Gil: Mi chiedo ‘ogni giorno’ come sia potuto succedere a noi

Quando incontra le famiglie degli ostaggi morti a Gaza, o gli ex ostaggi che hanno trascorso un periodo di prigionia più lungo di quanto si sarebbe potuto evitare, a Gil viene chiesto cosa dica loro.

«Hanno ragione», ha risposto. Ha detto di sedersi con «persone che sono tornate da quell’inferno, e sì, sai che alcune di loro avrebbero potuto tornare prima».

Il 7 ottobre 2026, presso il sito del festival musicale Nova, vicino al kibbutz Re’im, nel sud di Israele, si è tenuta una commemorazione per il terzo anniversario dell’attacco guidato da Hamas contro Israele, in cui centinaia di partecipanti furono uccisi e rapiti. (Foto AP/Ohad Zwigenberg)

Interrogato, a posteriori, su cosa avrebbe potuto fare diversamente, Gil ha osservato di essere stato un soldato in uniforme nello Stato di Israele per 35 anni, “per tutta la mia vita adulta”, e di aver ricoperto un ruolo di alto livello come segretario militare del primo ministro.

“Questo non me lo possono portare via. Lo porto sempre con me. Vedo le ferite. Incontro le persone che sono tornate dalla prigionia di Hamas. E questo è con me. È dentro di me”, ha detto.

Interrogato sulla “responsabilità” del primo ministro per gli eventi del 7 ottobre, Gil ha risposto “sì”, aggiungendo: “Non capisco in che mondo si possa separare il concetto di leadership da quello di responsabilità”. In qualità di comandante dell’unità d’élite sotto copertura Duvdevan delle Forze di Difesa Israeliane, ha affermato, “ero responsabile” del successo o del fallimento di un’operazione da lui ordinata, e che “non c’è leadership senza responsabilità”.

Gil non ha risposto quando gli è stato chiesto come la storia giudicherà Netanyahu. Ma riguardo a come la storia giudicherà lui, ha detto: “Non lo so. Spero di basarmi su fatti veri, e su quelli mi giudicheranno”.

A Gil è stato chiesto se a volte si domanda “come sia potuto succedere a noi, alla grande IDF?”.

«A volte?» ribatté lui, amaramente. «Ogni giorno.»

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In qualità di giornalista multimediale, il mio lavoro consiste nel rendere accessibile su ogni piattaforma il giornalismo di qualità e basato sui fatti prodotto dalla redazione del Times of Israel, dai post di Instagram ai podcast, fino ai video di breve formato.

È così che molti, soprattutto i giovani, si informano oggigiorno. Ma la disinformazione dilaga sui social media. Il nostro team di ToI produce reportage brevi , accurati e responsabili su Israele e sul mondo ebraico.

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— Gabriella Jacobs, giornalista multimediale

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La Guerra Illegale di I$r@ele ai Giornalisti. Cancella le Prove di Crimini di Guerra a G@z@.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione di quanto si sta perpetrando a Gaza e in Cisgiordania con la complicità attivat di gran parte dell’Occidente, e in particolare del nostro governo, e di altri settori politici affiliati alla lobby israeliana. Buona lettura e condivisione.

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Il promo è questa schermata ricavata da Threads:

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Poi c’è questo post di Jewish Voice for Peace, pubblicato su Instagram. Non dimentichiamo che Israele ha finora proibito alla stampa internazionale, a dispetto di innumerevoli richieste, di accedere a Gaza. 

 

Credete ai giornalisti palestinesi.

La scorsa settimana, mentre l’esercito israeliano continuava a uccidere giornalisti a Gaza, ha affermato che 170 dei giornalisti palestinesi che aveva ucciso erano “terroristi che si facevano passare per giornalisti”. Tuttavia, per la maggior parte di quelli elencati, non esiste alcuna prova per sostenere l’affermazione – nemmeno prove fabbricate.

L’analista politico palestinese @muhammadshehada ha esaminato ogni inserzione nella lista della propaganda dell’esercito israeliano e ha scoperto che per “la stragrande maggioranza di quelli elencati, l’IDF non presenta ALCUNA prova credibile. In la maggior parte di loro, le loro pagine sono letteralmente vuote”.

Mercoledì scorsa, un attacco israeliano ha ucciso il giornalista palestinese Mohammed Abdul Aziz al-Najjar, portando il numero di giornalisti uccisi dall’esercito israeliano a 263 a Gaza e 21 in Libano.

L’esercito israeliano conosce esattamente chi sta prendendo di mira: i giornalisti che espongono i suoi crimini di guerra a Gaza. Ecco perché cerca di farli tacere.
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JVP Action, la nostra organizzazione 501c4, ora agisce come JVP; JVP Lab, la nostra organizzazione 501c3, continua separatamente e rimane focalizzata sul nostro lavoro educativo e culturale non partigiano.

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E poi c’è questo post su Instagram di Nouvelle Aube:

Indagine allarmante: Israele sta costruendo basi militari sulle rovine di Gaza, cancellando le prove di crimini di guerra e saccheggiando i corpi dei dispersi.

Secondo le analisi delle immagini satellitari pubblicate da CBC News e confermate da Forensic Architecture:

  • I bulldozzer e le escavatori dell’esercito israeliano stanno levigando e levigando vecchie quartiere residenziali distrutte per installare posti militari avanzati.
  • Le operazioni vengono eseguite senza rimuovere o identificare i migliaia di corpi intrappolati sotto le rovine, distruggendo la speranza delle famiglie di lamentarsi.
  • Sono stati segnalati oltre 2.000 casi simili in tutta l’incrocio palestinese.
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La migliore risposta al rabbino Riccardo Di Segni, che ha criticato Papa Leone per non aver in debita considerazione l’identità ebraica, arriva dalla Bibbia

EGLI SI ASPETTAVA GIUSTIZIA ED ECCO SPARGIMENTO DI SANGUE, ATTENDEVA RETTITUDINE ED ECCO GRIDA DI OPPRESSI

I testi del messale di domenica 4 ottobre sembrano essere stati scritti proprio per questi nostri anni. Isaia era costernato già ai suoi tempi di fronte al comportamento della Casa di Israele che il Signore aveva posto e coltivato come una vigna, circondandola con una siepe e un muro di cinta per difenderla dagli animali selvatici e dai rovi. Si aspettava che producesse uva buona e invece ha prodotto uva selvatica. Non giustizia né amore ma sangue e oppressione: questi i frutti della vigna di Israele. Ed Isaia svelava ai suoi correligionari, a lui contemporanei, che il Signore, a causa delle loro iniquità, aveva deciso di rendere la vigna un deserto togliendo ad essa ogni sua protezione.

Nel Vangelo, Gesù Cristo si richiama ad Isaia e propone ai sacerdoti e agli anziani del popolo una parabola a proposito del Padrone di una vigna, da Lui piantata, circondata da una siepe e poi affidata a dei vignaioli affinché la facessero fruttificare con uva buona. Il Padrone di tanto in tanto inviava i suoi servi a raccogliere il frutto della vigna ma i vignaioli li uccisero tutti. La storia del profetismo nell’Antico Israele è storia del rifiuto da parte israelitica dei profeti e dei loro ammonimenti fino all’ostracismo e all’uccisione degli stessi. I vignaioli della parabola giunsero al punto di uccidere anche il Figlio del Padrone “per averne l’eredità”.

Nostro Signore sapeva come parlare ai sacerdoti e agli anziani. Richiamava alle loro orecchie quanto già essi conoscevano sulla base dell’Antico Testamento. E lo faceva in modo da costringerli ad ammettere dove essi stavano sbagliando. Infatti anche nell’episodio narrato da Matteo 21, 33-43 – Matteo è l’evangelista che ha scritto per il pubblico ebreo – sono i sacerdoti e gli anziani a invocare la punizione divina sui vignaioli infedeli e la consegna della vigna ad altri vignaioli che la facessero fruttificare a suo tempo. In tal modo i leader religiosi degli ebrei stavano proclamando la loro stessa condanna. Perché, aggiunse Gesù alle loro parole, la Pietra che in qualità di costruttori del Tempio di Dio stavano scartando, ossia la Sua Persona, il Figlio del Padrone della vigna che essi avrebbero ucciso, sarebbe diventata testata d’angolo, ovvero il pilastro fondamentale del Tempio, e il Regno sarebbe stato loro tolto per darlo ad un altro popolo, la Chiesa, che lo avrebbe fatto fruttificare.

Oggi le parole di Isaia e di Gesù sulla vigna dalla quale il Padrone si aspettava buoni frutti, ottenendone invece una selvatica, sono quanto mai attuali di fronte allo straziante scenario di Gaza

«Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi»

Libro di Isaia 5,1-7.

Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.

Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica.

Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna.

Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica?

Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.

La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.

Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,33-43.

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò.

Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto.

Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono.

Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio!

Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità.

E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.

Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? ».

Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?

Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.»

Ma attenzione! L’ammonimento, rivolto agli ebrei, da Isaia e da Nostro Signore Gesù Cristo deve far tremare i polsi anche a noi cristiani perché quell’ammonimento non è rivolto soltanto ai “fratelli maggiori” ma anche, e direi soprattutto, a noi “fratelli minori”. Perché se non ci dimostreremo migliori di essi incorreremo anche noi nelle conseguenze dell’ammonimento. A questo si riferiva Dante Alighieri mettendo, nella Commedia, in bocca a Beatrice le parole dei versi 79-81 del Canto V del Paradiso

«uomini siate, e non pecore matte, / sì che ‘l Giudeo di voi tra voi non rida!»

Non solo Dante, però. Anche altri hanno ripetutamente ammonito i cristiani a non incorrere nel rischio cui sono incorsi gli ebrei. Ad esempio San Massimo di Torino per il quale, dopo Cristo, la Casa d’Israele, la vigna del Signore, siamo noi cristiani, sicché dobbiamo stare ben attenti a non produrre frutta selvatica ma frutta buona: Misericordia e Giustizia.

San Massimo di Torino (? – ca 420)
vescovo
Discorso per la festa di San Cipriano; PL 57, 687
Produrre frutto

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Scontro con gli USA sul diesel, la UE cede a Trump: saranno rilasciati 100 milioni di barili

© Da video | petrolio-2

Washington “convince” gli europei

“L’Europa ha appena acconsentito al rilascio di un’ingente quantità delle sue scorte di gasolio. Il processo inizierà immediatamente”, ha annunciato il presidente Usa su Truth

La Ue ha ceduto alle richieste americane e metterà mano alle sue scorte di gasolio per calmierare i prezzi schizzati verso l’alto. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron dopo una riunione urgente del G7 sull’argomento: “Ho appena riunito i leader del G7 sulla situazione energetica globale. Abbiamo concordato di lavorare in modo coordinato per contribuire a ridurre i prezzi dei prodotti petroliferi, in particolare del diesel. Abbiamo deciso di rendere più flessibile la produzione, sfruttando al massimo la capacità delle nostre raffinerie, di rilasciare fino a 100 milioni di barili dalle nostre riserve strategiche nell’arco di 4 mesi, insieme ai nostri partner e sotto il coordinamento dell’Aie e di non adottare alcuna misura restrittiva sugli scambi di prodotti energetici tra i partner”.

Esulta Donald Trump

“L’Europa ha appena acconsentito al rilascio di un’ingente quantità delle sue scorte di gasolio. Il processo inizierà immediatamente”. Lo ha annunciato Donald Trump su Truth dopo giorni di pressioni statunitensi compresa la minaccia di imporre un bando all’export di gasolio verso l’Europa. Il tycoon, prima di partire per l’Alabama, ha poi elogiato l’Europa: “È stata eccezionale“. Trump, infine, ha confermato che non avrebbe imposto un divieto all’esportazione di diesel, affermando che tale misura “non è mai stata realmente presa in considerazione”.

Von der Leyen: “Scongiurato il divieto a export diesel”

La Ue guarda al bicchiere mezzo pieno: “Accogliamo con favore la decisione dei paesi del G7 di non imporre alcun divieto di esportazione agli alleati e la continua solidarietà tra i partner. Sosteniamo un rilascio delle scorte di combustibile coordinato dall’Aie pur mantenendo la rotta verso la transizione verso l’energia pulita, per garantire una maggiore sicurezza energetica”. Lo scrive via X la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. “I nostri cittadini hanno bisogno e meritano energia a prezzi accessibili. Con il G7 lavoreremo in stretta collaborazione per raggiungere questo obiettivo”.

Meloni rilancia il dialogo col Golfo

Anche Giorgia Meloni ha partecipato alla riunione straordinaria in videocollegamento dei Leader del G7 dedicata alla sicurezza energetica. I leader hanno concordato una risposta coordinata alla volatilità dei mercati energetici. Nel suo intervento Meloni ha condiviso le iniziative del governo per contenere l’impatto dei rincari su famiglie e imprese: il tetto ai prezzi dei carburanti ottenuto dalle principali compagnie petrolifere, gli interventi sulle accise e le proposte presentate dall’Italia alla Commissione europea. Ha inoltre sostenuto un’azione coordinata sulle scorte, mirata sul gasolio, e ha rilanciato la proposta di un dialogo strutturato tra il G7 e i Paesi del Golfo.

Petrolio in netto calo

Il petrolio chiude a New York con un robusto calo: il Wti, il riferimento americano, cede il 3,48%, a 89,64 dollari, mentre il Brent, il benchmark internazionale, perde il 2,55%, scivolando a quota 99,70.

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Kaja Kallas “la guerrafondaia”

Questo credo sia uno dei migliori interventi che siano mai stati fatti al Parlamento Europeo. Lo ha fatto l’Eurodeputato slovacco Ľuboš Blaha, rivolgendosi a Kaja Kallas. Va letto interamente con attenzione e possibilmente diffuso il più possibile, perché qui dentro c’è davvero tutto:

«E’ lei che rappresenta la più grande minaccia ibrida per l’Europa! La più grande minaccia ibrida per l’Europa non è la Russia, signore e signori, ma la signora Kallas, che si trova qui tra noi e che vuole trascinarci in una guerra nucleare.

Sapete cos’è la disperazione? Quando l’élite tedesca, solo per sconfiggere l’AfD alle elezioni, organizza un’operazione dei servizi segreti a Lipsia e ne attribuisce la responsabilità alla Russia. Hanno completamente distrutto i propri rapporti con la Russia e, nonostante ciò, hanno comunque perso le elezioni. Eccezionale!

Nemmeno Mr. Bean avrebbe raggiunto questi risultati. Non solo hanno perso, ma si sono anche dimostrati incompetenti! Signora Kallas, lei parla costantemente di «minacce ibride», ma in realtà si tratta dell’esatto contrario.

Siete proprio voi, da molti anni, a condurre una guerra sanguinosa contro la Russia. Le vostre armi uccidono i russi. Vi state armando come ai tempi di Hitler e la vostra retorica anti-russa è al livello dei nazisti. La cruda verità è che la Russia non ha attaccato nessuno dei paesi dell’Unione Europea. Siete voi che avete attaccato la Russia.

Siete voi che vi siete spinti fino ai confini russi. Siete voi che, per decenni, avete cercato di provocare un cambio di regime in Russia. E ora avete paura di ricevere ciò che vi meritate, come bambini viziati. Lei è una guerrafondaia estrema, signora Kallas. Se ne vada!»

Questo intervento dovrebbe essere mostrato a reti unificate. Invece nulla, meglio diffondere le porcherie di Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e il resto dei guerrafondai. Non sia mai dire agli italiani che in Europa c’è chi si oppone alla retorica guerrafondaia…

Dalla pagina  Facebook di Giuseppe Salamone

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Rischio sistemico La bolla dell’intelligenza artificiale ormai coincide con l’economia americana Linkiesta

Le Big Tech finanziano startup che acquistano servizi dalle stesse Big Tech, alimentando un circuito che sostiene investimenti, infrastrutture e Pil. È un equilibrio potente, ma anche sempre più fragile

C’è un vecchio adagio di Wall Street che recita così: the stock market is not the economy, la Borsa non è l’economia. Le ultime evoluzioni potrebbero ribaltare questa massima. Perché da qualche anno la crescita americana si è appoggiata sempre di più sull’intelligenza artificiale, al punto che distinguere tra la corsa dei mercati e quella dell’economia reale sta diventando sempre più difficile.

Negli ultimi dieci anni il valore complessivo della Borsa statunitense è più che raddoppiato, superando i settantacinquemila miliardi di dollari, circa due volte e mezzo il Pil americano. Una parte enorme di questa ricchezza esiste soltanto sulla carta: sono aspettative di profitti futuri. Ma quelle aspettative stanno già producendo effetti molto concreti. Alimentano investimenti in fabbriche di semiconduttori, data center, centrali elettriche e reti di trasmissione. E a cascata sostengono i consumi, seguendo un fenomeno chiamato wealth effect: quando i patrimoni finanziari crescono, i loro proprietari si sentono più ricchi e spendono di più per vacanze, beni di lusso, ristoranti, elettronica. Quindi se il valore delle azioni sale, anche l’economia reale accelera.

È per questo che la possibile bolla dell’intelligenza artificiale preoccupa sempre più economisti. Perché potrebbe colpire Wall Street, ma soprattutto perché rischia di rallentare la principale forza che oggi sostiene la crescita americana. «La storia dell’IA è quella che sta tenendo in piedi tutto il resto», ha detto Torsten Slok, capo economista di Apollo Global Management, parlando al New York Times.

Perfino Sam Altman ha riconosciuto che l’intelligenza artificiale potrebbe trovarsi dentro una bolla, mentre il Fondo monetario internazionale ha iniziato a indicarla come uno dei principali rischi per la stabilità finanziaria globale. Non significa che il crollo sia imminente. Piuttosto, ormai la domanda non è più se le valutazioni siano elevate, ma quanto a lungo possano continuare a crescere ai ritmi attuali.

Sull’Atlantic, Annie Lowrey sostiene che quella dell’intelligenza artificiale «non è una bolla come le altre». Non assomiglia alla febbre delle dot com né alla corsa immobiliare degli anni Duemila, quando milioni di famiglie e piccoli investitori alimentavano l’euforia. «Lo zio Ted» che comprava azioni internet alla fine degli anni Novanta e «zia Linda» che acquistava una seconda casa nel pieno della bolla immobiliare oggi non esistono più. Questa volta i protagonisti sono poche imprese gigantesche. Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta spenderanno quest’anno oltre settecento miliardi di dollari nella costruzione dell’infrastruttura necessaria all’intelligenza artificiale: server, chip, data center, energia. «Gli investimenti nell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale sono responsabili praticamente di tutta la crescita del Pil americano. Senza di essi, in altre parole, potremmo già essere in recessione», scrive Lowrey.

Perfino Goldman Sachs invita alla prudenza: in una nota ai clienti scrive che le valutazioni attuali possono essere giustificate soltanto assumendo quello che definisce un «ottimismo panglossiano», un riferimento al filosofo del “Candido” di Voltaire convinto che tutto, inevitabilmente, finisca sempre per il meglio.

Da molto tempo ormai l’intelligenza artificiale non è più un settore tecnologico. O almeno non solo. È diventata una delle industrie più grandi, ricche e importanti del mondo. È quella che sostiene il settore delle costruzioni e spinge la domanda di elettricità e acqua, e crea lavoro lungo tutta la filiera dell’infrastruttura digitale. Soprattutto negli Stati Uniti, la crescita, almeno in questa fase, passa sempre di più da lì.

Ma è proprio questa forza, paradossalmente a rendere il sistema vulnerabile. Lowrey descrive l’economia dell’intelligenza artificiale come «un uroboro da mille miliardi di dollari», il serpente che si morde la coda: le Big Tech finanziano le startup dell’intelligenza artificiale, che spendono quei capitali per acquistare servizi cloud dalle stesse Big Tech, che a loro volta reinvestono quei ricavi nella costruzione di modelli sempre più potenti. Nvidia vende chip a Microsoft, Microsoft finanzia OpenAI, OpenAI compra capacità di calcolo da Microsoft e Amazon. Tutti comprano da tutti, tutti alimentano la crescita degli altri.

È una dinamica di cui abbiamo parlato, da altre angolazioni, anche nell’ultimo numero di Linkiesta Magazine. Nell’articolo firmato da Andrea Fioravanti si parla di come il vero collo di bottiglia dell’intelligenza artificiale non sia più l’algoritmo, ma la capacità di finanziare infrastrutture sempre più costose e assetate di energia.

Naturalmente nessuno sa se e quando questa bolla si sgonfierà o esploderà. Ma in realtà forse il rischio più concreto non è nemmeno quello di un crollo improvviso. Potrebbe bastare qualcosa di molto meno spettacolare, come una trimestrale sotto le attese o ricavi che crescono più lentamente del previsto, o anche un ritorno sugli investimenti rinviato di qualche anno. Se gli investitori iniziassero a dubitare che i profitti promessi arriveranno davvero, potrebbero rallentare i finanziamenti. E così rallenterebbero anche i data center, le centrali elettriche, i cantieri e una parte dei consumi che oggi tengono in movimento l’economia americana.

Sarebbe il vero paradosso della nuova economia dell’intelligenza artificiale. La corsa è alimentata da un numero ristretto di aziende e investitori, ma gli effetti di un eventuale rallentamento ricadrebbero su tutti. I fondi pensione sono esposti alle Big Tech, le piccole imprese dipendono dal credito, intere filiere industriali vivono della costruzione dell’infrastruttura digitale. Come scrive Lowrey sull’Atlantic, gli americani comuni potrebbero non aver mai investito un dollaro in OpenAI o Anthropic, ma questo non impedirà loro di pagare il conto se l’entusiasmo dovesse raffreddarsi.

La bolla dell’intelligenza artificiale, insomma, non preoccupa soltanto perché potrebbe scoppiare. Preoccupa perché, per la prima volta, la bolla e l’economia sembrano coincidere.

https://www.linkiesta.it/2026/07/la-bolla-dellintelligenza-artificiale-ormai-coincide-con-leconomia-americana/

Ci mancava solo questa L’intelligenza artificiale ha progettato nuovi virus

Linkiesta

Un modello ha progettato nuovi genomi virali mai apparsi in natura. La scoperta potrebbe accelerare la ricerca medica, ma solleva interrogativi sul rischio di future applicazioni malevole

https://www.linkiesta.it/2026/08/ia-nuovi-virus-science/

Per la prima volta, un gruppo di scienziati ha utilizzato l’intelligenza artificiale per progettare nuovi virus. Lo ha rivelato il New York Times citando un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science, secondo cui ricercatori della Stanford University e dell’Arc Institute di Palo Alto hanno addestrato un modello di AI a riconoscere i modelli presenti nelle sequenze genetiche naturali e a utilizzarli per progettare virus mai osservati in natura. La scoperta alimenta le speranze di importanti progressi medici, ma anche i timori che la stessa tecnologia possa un giorno essere usata per creare agenti patogeni pericolosi.

Creare virus sintetici non è una novità: gli scienziati sono da tempo in grado di ricostruire genomi virali in laboratorio per studiare i virus o sviluppare farmaci e vaccini. La novità è che questa volta a progettare le sequenze genetiche è stata l’intelligenza artificiale, che non si è limitata a replicare o modificare un virus esistente.

I ricercatori hanno utilizzato un modello chiamato Evo, simile per alcuni aspetti a ChatGPT, ma addestrato sulle sequenze genetiche anziché sul linguaggio. Come una lingua, anche il Dna ha una sorta di grammatica: le quattro lettere che lo compongono, A, C, G e T, devono seguire determinate regole perché una sequenza possa produrre molecole biologicamente funzionanti.

Evo è stato addestrato su sequenze provenienti da milioni di animali, piante, microbi e virus, analizzando complessivamente circa nove mila miliardi di nucleotidi. Il modello ha così imparato a riconoscere schemi comuni nell’intero albero della vita e a generare nuove sequenze genetiche.

Poiché inizialmente poteva gestire solo genomi di piccole dimensioni, i ricercatori hanno deciso di concentrarsi sui virus. Hanno addestrato nuovamente Evo sugli 11 geni del batteriofago Phi X-174 e su circa 15.000 virus a esso strettamente correlati. La scelta era legata anche alla sicurezza: Phi X-174 infetta esclusivamente l’Escherichia coli ed è studiato da quasi un secolo.

Evo ha generato 700.000 possibili versioni del virus. I ricercatori ne hanno selezionate 285, sintetizzando le relative sequenze di Dna e inserendole nei batteri. Nella maggior parte dei casi non è successo nulla. Ma 16 sequenze hanno prodotto virus capaci di replicarsi e infettare altri batteri. Alcuni si sono moltiplicati persino più velocemente del virus naturale.

I nuovi virus non rappresentano una minaccia per gli esseri umani. I ricercatori hanno infatti escluso dall’addestramento i virus che infettano l’uomo e quelli simili capaci di infettare animali, piante e funghi. Ma proprio il successo dell’esperimento alimenta le preoccupazioni sulla possibilità che modelli futuri possano essere utilizzati per progettare agenti patogeni.

Il problema è anche regolatorio. Negli Stati Uniti è stata recentemente introdotta una nuova politica per limitare la ricerca biologica ad alto rischio, ma le attività puramente computazionali, come la generazione di sequenze virali attraverso l’AI, non sono automaticamente vietate. E mentre è relativamente semplice riconoscere il rischio di un virus naturale già noto, è molto più difficile stabilire quanto possa essere pericoloso qualcosa che non è mai esistito.

«Qual è il rischio di qualcosa che non ho mai visto prima?», si è chiesto Moritz Hanke, del Johns Hopkins Center for Health Security. È probabilmente questa la domanda che l’esperimento di Evo lascia aperta.

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Gli elettori tedeschi infliggono altre due sconfitte ai partiti favorevoli alla guerra

Due settimane dopo che le elezioni in Sassonia-Anhalt avevano inferto un duro colpo ai partiti tradizionali, assegnando all’Alternativa per la Germania (AfD) il 43,8% dei voti, un secondo verdetto, ancora più severo, È stato pronunciato dagli elettori nelle due elezioni regionali del 20 settembre.

I cristiano-democratici (CDU) del cancelliere Friedrich Merz hanno subito una pesante sconfitta nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, perdendo tutti i seggi nel parlamento regionale, e non sono riusciti a riconquistare Berlino, la città-stato che È la capitale della Germania.

Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore (MVP), l’AfD ha ottenuto il 38,2%, guadagnando oltre 22 punti rispetto alle ultime elezioni del 2021 e piazzandosi avanti ai Socialdemocratici (SPD) dell’attuale governatrice Manuela Schwesig, che hanno ottenuto solo il 35,3%. La CDU si È letteralmente schiantata al suolo col 4,9%, al di sotto della soglia di sbarramento del 5%. A Berlino, Die Linke È ora il partito di maggioranza, con il 25,7%, in crescita di 13,5 punti, mentre la CDU, che reggeva il governo, ha perso 9,4 punti ed È scesa al 18,8%. Il BSW di Sahra Wagenknecht non ha superato la soglia di sbarramento in entrambi gli Stati (4,7% e 4,8%).

Per quanto riguarda il prossimo parlamento del Land di Meclemburgo-Pomerania Anteriore, i 32 seggi su 71 dell’AfD non le consentono di ottenere la maggioranza, ma l’SPD, Die Linke e i Verdi, con i loro 39 seggi complessivi, potrebbero formare un governo. Il cancelliere Merz ha definito il risultato “un disastro” e ha annullato la partecipazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di questa settimana per convocare un gabinetto di crisi del partito. Ha affermato di non avere intenzione di lasciare le cariche di cancelliere e presidente della CDU, chiedendo agli elettori di essere “pazienti”, ma il partito È alla ricerca di un sostituto per garantirsi la sopravvivenza. Friedrich Merz potrebbe quindi lasciare l’incarico prima di quanto desideri.

I due partiti vincitori hanno posizioni opposte su molte questioni e vengono spesso descritti come situati ai poli opposti dello spettro politico (l’AfD a destra e Die Linke a sinistra). Un punto di convergenza È che entrambi si oppongono all’invio di ulteriori armi all’Ucraina. L’AfD chiede inoltre la riapertura dei gasdotti Nord Stream e il ripristino dei rapporti con Mosca, mentre Die Linke condanna l’invasione russa, ma il gruppo parlamentare ha votato prevalentemente contro le forniture di armi, pertanto, in entrambi gli Stati, si può dire che gli elettori hanno sanzionato i partiti che promuovono la guerra con la Russia.

Già prima di queste elezioni, l’indice di gradimento del Cancelliere era sceso al 14%, alimentando le voci su una sua possibile sostituzione. Ma finora, egli ha sfruttato il fatto che non vi sia nessun altro leader credibile della CDU disponibile a subentrare. In ogni caso, il semplice cambio di cancelliere non risolverà il “disastro”. È necessaria una discussione approfondita su un cambiamento radicale del programma del partito e sulle politiche necessarie per far uscire la Germania da questa profonda crisi, sia strategica che economica. Se la Germania continuerà a inasprire lo scontro con la Russia, rifiutandosi al contempo di aderire al “nuovo paradigma” dei rapporti internazionali, il declino non potrà che accelerare.

Il fatto che gli elettori del Meclemburgo-Pomerania Anteriore ricordano che la governatrice uscente, Manuela Schwesig, si spese per realizzare il Nord Stream Due, che ha il suo terminale proprio in quello stato, e per i vantaggi del gas proveniente dalla Russia, spiega la spettacolare rimonta della SPD che, data per spacciata, ha quasi agganciato l’AfD. In realtà, la Schwesig È una nota dissidente nel partito e ha fatto campagna elettorale senza il contrassegno della SPD. Ora la Schwesig È diventata papabile per sostituire la diarchia che guida il partito socialdemocratico, il ministro delle Finanze Lars Klingbeil e il ministro del Lavoro Bärbel Bas.


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Smascherata la bufala del drone “Russo” all’Aeroporto di Lipsia. La confessione di un dipendente

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione un breve post che riguarda l’incidente, tanto esaltato dai media del drone “russo” all’aeroporto di Lipsia. Una balla, ovviamente, una delle tante provocazioni per convincere il popolo bue ad andare in guerra. Non possiamo che toglierci il cappello davanti al giornalista (ucraino!) che ha smascherato con la sua intervista al dipendente dell’aeroporto di Lipsia questa ennesima bufala guerrafondaia. Vediamo adesso se la ServoStampa nostrana per non parlare dei FascioTG daranno il giusto risalto a questa notizia. Si accettano scommmesse. Buona lettura e diffusione.

§§§

Questo di Michael è il primo post:

Per favore, per favore, ascoltate assolutamente questo La dichiarazione di un dipendente dell’aeroporto di Lipsia riguardo alla questione del drone: vuole rimanere anonimo e la sua voce è stata distorta. In sostanza, ciò che dice è che tutto era pianificato e inscenato – da chiunque, ma non dai russi. E descrive anche chiaramente cosa è realmente successo. Posso immaginarlo anch’io, chi c’è dietro. Con tali dannate bugie ci trascineranno prima o poi in una guerra contro la Russia. Non mi viene in mente nessun motivo per cui quest’uomo dovrebbe mentire. Vi chiedo quasi mai di condividere, ripostare, mettere like o qualunque altra cosa, ma qui lo faccio esplicitamente perché è semplicemente così enormemente importante che venga diffuso Un grande ringraziamento a

@anatoliisharii, un giornalista ucraino

***

Questo il video dell’intervista

***

E poi c’è questo post, che fornisce ulteriori elementi, di George:

@Bluefidel47

La bomba è scoppiata! Ora un dipendente dell’aeroporto di Lipsia ha vuotato il sacco sull’incidente del drone! Il drone era un normale drone hobbistico di Media Markt, che NON PUÒ TRASPORTARE PESO. L’esplosivo nelle foto dei giornali è stato piazzato lì in un secondo momento solo per le foto! Subito dopo l’incidente, è arrivata una squadra di disinnescatori INSIEME a rappresentanti della stampa, che evidentemente erano già stati informati prima dell’evento! In breve: tutto inscenato, per scaricare la colpa sulla Russia. Un grande grazie al giornalista

@anatoliisharii, un giornalista ucraino, che ha trascritto la conversazione e l’ha distorta per proteggere l’uomo.

§§§

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Emma Bonino, l’iperliberista globale

Emma Bonino ha meritato l’inferno anche  per questo:

ha promosso il referendum per l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (perché irrigidiva il mercato del lavoro).

Ha promosso referendum per la piena liberalizzazione del collocamento privato abolendo ogni vincolo e responsabilità del datore di lavoro.

Ha sostenuto la piena libertà di contratto individuale (quali che siano i rapporti di potere contrattuale) e l’abolizione dei contratti collettivi.

Ha sostenuto l’abolizione dell’obbligo di stipulare assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL aprendo alle assicurazioni private.

Ha sostenuto l’abolizione del Servizio Sanitario Nazionale, da sostituire con assicurazioni private.

Ha sostenuto costantemente l’innalzamento dell’età minima per accedere alla pensione.

Lei, la libertaria, era favorevolissima al Green Pass, che riteneva essere un grande contributo civile.

Si è sempre definita un’amica sincera di Israele e ha sostenuto tutte le iniziative del sionismo.

Ha supportato dal primo minuto e fino alla fine l’invio di aiuti militari a Kiev e la necessità di dare una lezione alla Russia.

È sempre stata ferocemente atlantista e filoamericana.

Non si può dire che non sia stata una vita coronata di successi, magari indiretti.

In vista dei coccodrilli che pioveranno in questi giorni, credo sia corretto dire che Emma Bonino, dal punto di vista della gente che vive del proprio lavoro e che ama l’Italia, è stata politicamente il Male.

Niente di personale, se la vedrà lei dall’altra parte.

Ma per quanto riguarda questa valle di lacrime, se avesse fatto la cassiera invece della parlamentare l’intero paese ne avrebbe tratto beneficio.

Andrea Zhok

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Chi accede al suicidio assistito va all’inferno

Luigi Copertino il 2026-09-06 12:40

IL VANGELO SECONDO ZAIA:

L’affermazione di Luca Zaia, Presidente del Consiglio regionale veneto pro tempore, secondo cui «i cattolici devono capire che non esistono buoni e cattivi che andranno all’inferno» non è soltanto teologicamente infondata. È costruita sopra una caricatura della dottrina cattolica, che viene prima banalizzata e poi solennemente confutata come se la Chiesa avesse atteso l’illuminazione di un ex Presidente di Regione per comprendere il Vangelo.

La fede cattolica, infatti, non insegna affatto la puerile divisione dell’umanità in “buoni” e “cattivi” intesi come due categorie sociologiche definitivamente classificabili dagli uomini. Insegna qualcosa di infinitamente più serio: che l’uomo è libero, che i suoi atti hanno una reale consistenza morale, che esiste il peccato mortale, che esiste il giudizio di Dio e che la possibilità della dannazione eterna appartiene inequivocabilmente alla Rivelazione cristiana. Negare o dissolvere uno soltanto di questi elementi significa rendere incomprensibili tutti gli altri. Il punto, dunque, non è stabilire chi siano “i cattivi”.

Nessun cattolico possiede il registro anagrafico dei dannati. Il punto è riconoscere che Cristo stesso parla del giudizio, della separazione definitiva e della perdizione eterna. Se l’inferno fosse soltanto un relitto dell’immaginario medievale, bisognerebbe avere almeno l’onestà intellettuale di spiegare perché il Vangelo vi faccia riferimento con una gravità che non consente di ridurlo a metafora pedagogica innocua. Ancora più singolare è quel paternalistico «i cattolici devono capire». Devono capire che cosa, esattamente? Che duemila anni di cristianesimo hanno frainteso il rapporto fra libertà, peccato, giudizio e salvezza, mentre la corretta ermeneutica sarebbe finalmente offerta da Luca Zaia? Qui il problema diventa quasi epistemologico prima ancora che teologico. Si pretende di correggere dall’esterno una dottrina senza assumerne né le fonti, né le categorie, né la logica interna. La misericordia cristiana, del resto, non consiste nell’abolizione del giudizio. Una misericordia che rendesse irrilevante la libertà dell’uomo cesserebbe precisamente di essere misericordia, perché trasformerebbe la salvezza in un automatismo metafisico. Se nessuna scelta può avere conseguenze definitive, allora neppure il rifiuto definitivo di Dio è realmente possibile. Ma in tal caso la libertà umana viene proclamata a parole e negata nella sua conseguenza ultima. È precisamente qui che emerge la matrice liberal-modernista di questa impostazione. Il cristianesimo viene preventivamente sottoposto al tribunale della sensibilità contemporanea e conservato soltanto nella misura in cui coincide con le categorie oggi socialmente accettabili. Dio può essere misericordioso, purché non giudichi. L’uomo può essere libero, purché le sue scelte non abbiano conseguenze ultime. Il peccato può essere nominato, purché non separi realmente da Dio. Cristo può salvare, purché sia escluso in partenza che qualcuno possa rifiutare quella salvezza. Ora, questo non è uno sviluppo della dottrina cristiana. È la sua neutralizzazione. Si può certamente sperare nella salvezza di ogni uomo. Si deve pregare per la salvezza di ogni uomo. Si deve perfino guardarsi con estrema cautela dal pretendere di conoscere la sorte eterna di una persona determinata. Tutto questo appartiene pienamente alla fede cattolica. Ma da tali proposizioni non segue affatto che l’inferno sia vuoto, né tantomeno che la dannazione sia impossibile. Fra la speranza universale della salvezza e l’affermazione della salvezza universale necessaria corre una distanza teologica enorme. La posizione di Zaia cancella proprio quella distanza. E così, nel tentativo di presentarsi come più misericordiosa della tradizione cristiana, finisce per rendere insignificante la stessa misericordia, perché non vi è più nulla da perdonare realmente, nulla da cui essere salvati definitivamente e nessuna libertà capace di dire a Dio un autentico e terribile no. Non è il cattolicesimo che deve “capire”, caro Presidente, questa nuova dottrina. È chi formula simili affermazioni che dovrebbe anzitutto comprendere quale dottrina sta pretendendo di correggere.

Daniele Trabucco

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il caso Lindsay Clancy

Usa.lancy

 

Il caso Lindsay C

Roberto Pecchioli
Dagli Stati Uniti arrivano tutte le follie che ci stanno distruggendo. Una tra le più
devastanti è la proliferazione di nuove malattie per alimentare il potere di Big Pharma e
della classe medica, specialmente psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, una delle caste più
potenti della postmodernità occidentale. In questo mesi negli Usa si è acuito il dibattito
sulla depressione post parto, un problema reale enfatizzato ad arte non solo per interessi
economici, ma per l’irruzione del femminismo più radicale, che odia la maternità.
Le violentissime polemiche in corso riguardano un episodio terribile, al quale occorrerebbe
accostarsi con il rispetto, l’equilibrio e il silenzio dovuto alla tragicità dei fatti. E’ il caso di
Lindsay Clancy, a processo per avere strangolato e ucciso, nel gennaio 2023, i suoi tre figli,
di cinque e tre anni, mentre l’ultimo aveva solo otto mesi. La sventurata si è poi gettata
dal balcone. Rimasta paraplegica per le conseguenze del gesto autolesionistico, è adesso
davanti ai giudici. La straordinarietà del caso non riguarda solo i drammatici fatti, ma la
sua dichiarazione di non colpevolezza per infermità mentale dovuta alla depressione post
parto, che sarebbe dunque una vera e propria esimente. Lindsay è la vittima, non i suoi
bambini dalle vite spezzate, urlano Erinni sovreccitate: un capovolgimento non nuovo in
questa degradata fase storica . Sembra che la donna avesse consultato vari medici senza
assumere i farmaci prescritti, o forse i suoi disturbi si sono acuiti a seguito dell’assunzione
di uno di essi.
Solo una civiltà agonizzante può seriamente discutere la punibilità di Lindsay Clancy. O la
donna era in grado di intendere e allora la pena che deve scontare è la più pesante, o è
impazzita e va quindi esclusa dalla società. Al contrario, da giorni nel mondo parallelo dei
social media , centinaia di donne americane pubblicano video con le immagini dei figli e la
scritta “ same, Lindsay”, ovvero anch’io ho le tue stesse pulsioni. Sgomenta che la nostra
epoca produca un numero significativo di donne la cui reazione davanti a una madre che
strangola i figli è l’identificazione con l’assassina e con una malattia. Si svolgono
manifestazioni a favore della Lindsay, considerata innocente, anzi vittima . Una giornalista
italiana ha svolto una riflessione non banale: se ai tempi del delitto di Cogne ( l’omicidio
del piccolo Gioele da parte della madre nel 2002 N.d.A.) avessi pubblicato un video mentre
abbracciavo mio figlio con la didascalia “provo lo stesso, Annamaria Franzoni”, sono sicura
che qualcuno avrebbe chiamato la neuro e mi avrebbe fatto internare.
In America è nato un piccolo, combattivo movimento Mom Lives Matter ( le vite delle
mamme contano) che diffonde video di donne col pugno alzato, organizza raduni in divisa
da infermiera ( la professione della Clancy) e pubblica video generati dall’Intelligenza
Artificiale in cui l’assassina è circondata da donne che la proteggono. Da che cosa? Alcune
pubblicano video in cui lanciano ghiaccio nella vasca da bagno “per sublimare la
depressione”. Altre si filmano mentre piangono con un neonato in braccio e lo scuotono
violentemente. Comunque vada il processo, registriamo una nuova tappa dell’odio per la
vita che sta distruggendo dalle fondamenta la decrepita civilizzazione occidentale.

Non riusciamo ad esprimere giudizi: ciò che sgorga dalle labbra non è in sintonia con lo
spirito del tempo. Autocensura per estraneità radicale. Che una madre uccida i propri figli
è una tragedia orribile,ma non è un evento senza precedenti. Straordinario è che, sulla scia
di questo caso, sia emersa un'ondata di opinioni favorevoli all'omicida; una corrente che
giustifica il crimine, considera vittima l'autrice e arriva a presentare l’uccisione dei figli
come segno di potere femminile. Dopo la notizia, i media – in particolare le reti sociali,
dannato sottoprodotto della postmodernità tardiva- sono stati invasi da donne che
difendono Lindsay, da madri che maltrattano i figli e da qualche teorica femminista
allucinata che eleva l'infanticidio a gesto rivoluzionario.
Sono emerse madri che hanno imitato Lindsay Clancy: il potere mimetico della
comunicazione. In Italia non ha avuto il rilievo che meritava il caso della giovane
parmigiana che ha ucciso e occultato i cadaveri dei suoi due figli neonati, una tragedia in
cui la crisi devastante della famiglia e l’evaporazione colpevole dei padri hanno fatto da
tristissima cornice ai delitti. Non è fuori luogo collegare tutto ciò ad altri eventi che
rappresentano lo spirito dei tempi ostile alla vita. Nel Regno Unito è stata promulgata
l'estensione dell' aborto fino al momento della nascita, mentre il Massachusetts –
undicesimo Stato Usa a farlo – ha appena approvato analoga legge. Le immagini della
governatrice Healey ( cattolica !) e di un folto gruppo di donne in posa euforica al
momento della firma sono inquietanti.
Lo fu l’entusiasmo dei deputati francesi che inserivano in costituzione il diritto universale
all’ aborto e lavorano instancabili all’eutanasia di Stato. Il messaggio di fondo è lo stesso di
chi sostiene Lindsay Clancy, il diritto di uccidere e l’indifferenza per la vita. In un celebre
passo di Così parlò Zarathustra, Friedrich Nietzsche introdusse la figura dell'ultimo uomo.
“Prossimo è il tempo in cui l’uomo non potrà più generare nessuna stella! Ahimè! Prossimo
è il tempo del più spregevole tra gli uomini, che non saprà neanche più disprezzare se
stesso. La terra sarà allora divenuta piccina, e su di essa saltellerà l’ultimo uomo che
rimpicciolisce ogni cosa. La sua razza è tenace come quella della pulce; l’ultimo uomo vive
più a lungo di tutti. Noi abbiamo inventato la felicità, dicono, ammiccando, gli ultimi
uomini. “ E ancora: “di quando in quando un po’ di veleno: ciò produce sogni gradevoli. E
molto veleno alla fine, per procurarsi una piacevole morte. “
La caratteristica dell’ultimo uomo occidentale è l'estrema mediocrità del suo spirito che
cerca solo comodità e sicurezza a norma di legge, rifuggendo ogni rischio. Un essere stanco
della storia che ha trasformato il proprio io minimo nella misura universale del mondo;
piccolo e grigio, edonista ed egoista, allergico a tutto ciò che sa di grandezza o di passione,
indifferente alla bellezza e al dolore, che chiama felicità la sua meschinità. L'ultimo uomo
è l'archetipo del nichilismo passivo, che distrugge attraverso l’ indifferenza e la negazione
generalizzate. L’intuizione nietzschiana fu incompresa. Oggi la capiamo perché è sotto i
nostri occhi: viviamo in società plasmate dal nichilismo degli ultimi uomini.
La vicenda di Lindsay Clancy conferma che il presente è non solo l'epoca dell'ultimo uomo,
ma anche dell'ultima donna. L’ uno esprime l'estinzione dei valori classici della virilità,

l’altra incarna la scomparsa dei valori femminili. Il discorso femminista, soddisfatte da
tempo le richieste di uguaglianza materiale e giuridica, si è spostato su temi che celano i
germi dell'annientamento. In primo luogo l'idea che chiunque possa essere donna se si
percepisce come tale (l’impostura queer), che implica la scomparsa della donna reale,
materiale, in carne ed ossa. Poi la nozione secondo cui l'emancipazione consiste nell’odiare
ciò che fonda la specificità femminile, il potere immenso di dare la vita, sino all’
infanticidio.
Se la tua identità consiste nel cancellare i tratti oggettivi che la definiscono; se la tua libertà
risiede nel distruggere ciò che soltanto tu puoi generare, uccidere il frutto del tuo grembo,
allora tu, donna, cessi di esistere. La narrazione femminista estrema ha finito per portare
alla morte della donna, manifestazione suprema di un'ideologia che ha già dissolto
l’universo maschile. L'aspetto positivo di ciò che segna una fine è la speranza di un nuovo
inizio. Nessuna società può sopravvivere con uomini che hanno smesso di essere uomini e
donne che hanno smesso di essere donne. Goethe chiamò Mefistofele “ spirito che sempre
nega”, una definizione magistrale del nichilismo. La vorace sequenza di negazioni del
mondo moderno ci ha condotti al punto in cui non si può più negare nulla perché tutto è
già stato negato. Dobbiamo ricostruire sul vuoto e recuperare le nozioni antropologiche
fondamentali — uomo, donna, bene, male—uniche condizioni per la

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RINNOVABILI, UNA SILENZIOSA COLONIZZAZIONE SIONISTA

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Firma ora la petizione!
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Mentre l’esercito di Israele continua il genocidio contro il popolo palestinese, il governo Meloni tace…anzi premia i sionisti e permette loro di fare affari sul suolo italiano, diventando di fatto complice di una vera e propria colonizzazione silenziosa e di una svendita di sovranità del nostro territorio.

Prima le case e gli alberghi nel Salento, oggi le energie rinnovabili, già tempo fa “pensate strategicamente” dal capo della mafia Matteo Messina Denaro, che sono il cavallo di Troia per una grandissima operazione politica, economica e sociale che vede coinvolte JP Morgan (la banca che facilitò i traffici sessuali di Epstein) e numerose aziende israeliane, come Eco Energy Italy o Ellomay, alcune coinvolte nella costruzione di colonie in Palestina, come la Shikun e Binui. Nel territorio tra Galatone, Galatina e Nardò l’ennesimo prossimo tentativo di inquinare e rovinare le nostre terre.

Inizieremo su tutto il territorio nazionale, a partire dalla Puglia, un’azione di denuncia e di attacco radicale al GOVERNO ed alle AMMINISTRAZIONI che, invece di abbassare il costo dell’elettricità agli italiani, con le rinnovabili  inquinano, devastano l’agricoltura (con l’agrivoltaico che nemmeno garantisce alla coltivazione un corretto e sano sviluppo) ingrassano le strutture di Epstein ed i coloni, colpevoli di morte e distruzione.

Chiediamo che JP Morgan e tutte le aziende israeliane smettano di operare subito in Puglia e in Italia.

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L'articolo RINNOVABILI, UNA SILENZIOSA COLONIZZAZIONE SIONISTA proviene da Blondet & Friends.

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