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Manager/ Chi è Claudio Descalzi, la storia dell’ingegnere che ha trasformato Eni

Eni vola con una trimestrale da record: così la visione di Descalzi premia azionisti e mercati

I mercati finanziari festeggiano l’ultima rendicontazione di Eni: l’azienda di San Donato Milanese ha svelato i dati gestionali relativi al terzo trimestre e ai primi nove mesi del 2026, spingendo la proprietà a varare una remunerazione straordinaria per l’azionariato e a potenziare il piano di riacquisto di azioni proprie.

Il quadro di bilancio riflette una robustezza straordinaria: l’utile netto rettificato sfiora i 2,8 miliardi di euro, facendo registrare un incremento su base annua superiore al 125% e superando del 13% le proiezioni degli analisti e del consensus. L’Ebit proforma adjusted raggiunge i 6 miliardi di euro, doppiando le rilevazioni dello stesso arco temporale del 2025. Un cash flow operativo primario pari a 4,29 miliardi di euro ha permesso di coprire agevolmente 1,3 miliardi di interventi d’investimento e di redistribuire agli investitori circa 1,9 miliardi tra dividendi (800 milioni) e buyback (1,1 miliardi). Il tutto mantenendo l’esposizione debitoria netta a 6,7 miliardi, con un livello di indebitamento (gearing) sceso ai minimi storici del 9%.

In virtù di questi equilibri patrimoniali, il gruppo ha disposto un dividendo straordinario di 0,46 euro per quota (1,3 miliardi complessivi, in erogazione a dicembre), innalzando contemporaneamente il programma di riacquisto titoli a 3,8 miliardi (+12% sul target precedente e quasi il triplo rispetto alle stime di partenza). Confermato anche il cedolino ordinario 2026 a 1,10 euro per azione (+5%).

Sul fronte operativo, Eni rivede al rialzo gli obiettivi per l’anno in corso: la produzione estrettiva crescerà tra il 6% e il 7%, mentre l’Ebit proforma della divisione Ggp salirà a 1,5 miliardi (+50% rispetto ai target iniziali) e l’Ebitda di Enilive toccherà 1,4 miliardi (+30%). Grazie alle quotazioni favorevoli delle materie prime — con il barile di Brent a 95 dollari e il gas Ttf a 55 euro/MWh — la stima del flusso di cassa operativo per il 2026 viene elevata a 16,5 miliardi di euro. L’insieme di questi fattori ha scatenato la reazione entusiasta di Piazza Affari, dove il titolo dell’azienda ha guadagnato oltre il 4,5%, posizionandosi in cima al listino principale.

L’uomo della svolta: profilo e visione del Ceo che ha trasformato il gigante dell’energia

Di fronte a traguardi economici di questa portata, appare evidente come i numeri non siano il frutto del caso, ma la diretta conseguenza della leadership di Claudio Descalzi. Alla guida del cane a sei zampe dal maggio del 2014, il manager milanese rappresenta una figura rara nel panorama industriale internazionale: quella del vertice aziendale cresciuto integralmente all’interno della società che oggi dirige.

Laureatosi in Fisica all’Università degli Studi di Milano nel 1979, Descalzi fa il suo ingresso nel gruppo nel 1981 in qualità di ingegnere di giacimento. Da quell’inizio tecnico parte una scalata quarantennale vissuta in prima linea nei luoghi chiave dell’approvvigionamento globale: gestisce progetti di sviluppo strategici nel Mare del Nord, in Libia,Nigeria e Congo, assumendo ruoli di responsabilità crescente fino a diventare Direttore Operativo della divisione Exploration & Production nel 2008. È sul campo, a contatto con le complessità geopolitiche e geologiche dell’Africa e del Medio Oriente, che matura la profonda conoscenza del settore estrativo che ancora oggi costituisce il core business e il motore di cassa dell’azienda.

Sotto la sua gestione da Amministratore Delegato, Eni ha vissuto una trasformazione profonda ed epocale. Descalzi ha saputo coniugare la forza tradizionale dell’upstream — testimoniata dalla straordinaria capacità di esplorazione, con oltre 1,2 miliardi di barili di risorse rinvenute solo quest’anno e l’avvio rapido di giacimenti in Messico, Norvegia e Africa — con una visione anticipatrice della transizione energetica. Sua è l’intuizione di valorizzare rami d’azienda innovativi e a forte potenziale di autonomia, come Enilive per la mobilità sostenibile e i biocarburanti o Plenitude per le rinnovabili,creando valore diffuso e attraendo capitali esteri senza appesantire la struttura finanziaria della capogruppo.

Questa duplice capacità di garantire la sicurezza energetica del Paese e di tracciare la rotta verso la decarbonizzazione entro il 2050 gli è valsa un altissimo riconoscimento istituzionale e accademico. Tra i fondatori della Oil and Gas Climate Initiative, dal 2025 ricopre la carica di Co-Chair della Oil and Gas Governors Community presso il World Economic Forum ed è membro dello Steering Committee della European Round Table for Industry.

Nel corso della sua carriera è stato insignito di premi prestigiosi, come la Charles F. Rand Memorial Gold Medal (primo europeo a riceverla) e il Distinguished Business Leadership Award conferitogli dall’Atlantic Council nel 2022. Negli ultimi mesi il valore del suo operato è stato consacrato anche a livello nazionale: nominato Cavaliere del Lavoro nel 2025 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha ricevuto nell’aprile del 2026 il Premio Leonardo, a testimonianza di una figura capace di proiettare l’eccellenza industriale italiana sui vertici dei mercati mondiali.

I risultati record presentati non rappresentano dunque un punto d’arrivo, ma la conferma della bontà di un modello operativo solido, guidato da chi l’energia non si è limitato a gestirla, ma ha saputo reinterpretarla per le sfide del futuro.

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Trump cannot get Putin to halt strikes on Ukraine’s power grid, so he blames Ukraine instead, Zelenskyy says

musk tells ukraine’s president go zelenskyy says won’t resign never accept ukrainian land russian · post volodymyr during interview piers morgan recorded visit britain 14 2026 video uncensored / ukraine

US President Donald Trump has failed to reach an agreement with Russian ruler Vladimir Putin on halting strikes against Ukraine's energy infrastructure. However, Trump is trying to shift the blame for this failure onto President Volodymyr Zelenskyy, he said on The Diary of a CEO podcast.

His words came amid Russia's four record waves of ballistic missile attacks, after US Special Envoy Steve Witkoff described Putin as a "humanitarian." Previously, US officials cut Kyiv off from US intelligence and lowered a speed cap on Starlink to pressure Ukraine into stopping strikes on Russia's oil refineries that bring Moscow revenue for its war.

Trump pins the problem on Kyiv, not Putin

Zelenskyy explained the behavioral pattern behind Trump's recent actions and statements. At first, Putin rejected his proposal for a ceasefire. Then, the US president blamed it all on him, explaining to his people that world fuel prices are rising because of him, which is not true at all, said the Ukrainian leader.

He pointed to the blocked Strait of Hormuz shipping chokepoint, not Ukraine’s refinery campaign, as the driver of higher prices.

He also noted that the volumes of diesel allowed by the US are insufficient to lower global oil prices.

Even so, Zelenskyy said he keeps a working relationship with Trump. What he will not accept is being cast as the villain in Russia’s war: by his account, the US president is rewriting the context, turning Ukraine’s leader into the target for a problem that starts in Moscow.

Earlier, experts said the diesel deal was unlikely to meaningfully lower diesel prices. For Putin, the agreement itself was a win.

A former senior State Department official says it hardly matters whether the fuel arrives, because Putin “has already achieved the result he wants,” with Trump believing he has a pre-election card that could move markets.

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