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Chiedono un selfie a Fedez fuori da un locale, due fratelli padovani denunciano di essere stati picchiati. Il rapper avrebbe detto loro: “Dai che altrimenti va a finire male”

“Dai che altrimenti va a finire male”. Sarebbero queste, secondo il racconto di due fratelli padovani di 19 e 20 anni, le parole pronunciate da Fedez fuori dal The Club, nota discoteca di corso Garibaldi a Milano. Una frase che, nella ricostruzione contenuta nella denuncia presentata dai ragazzi, avrebbe preceduto un’aggressione da parte di una delle guardie del corpo che accompagnavano il rapper. A riportare la vicenda è Il Gazzettino.

Sono circa le cinque del mattino. I due fratelli, figli di un avvocato padovano, si trovano fuori dal locale insieme ad alcuni amici. Il loro obiettivo iniziale sarebbe quello di incontrare Artie 5ive, anche lui presente quella sera al The Club. A uscire, però, è Fedez. I ragazzi lo riconoscono e provano ad avvicinarlo per chiedergli una foto. Il rapper non è solo, ma circondato dalle sue guardie del corpo. È in quel momento che, secondo la versione dei due giovani, avrebbe detto: “Dai che altrimenti va a finire male”. Uno dei fratelli avrebbe risposto: “No, no, hai ragione” e il gruppo si sarebbe quindi allontanato.

Sembrerebbe finita lì. Ma nella denuncia i ragazzi raccontano una seconda parte della storia. Sempre secondo la loro versione, Fedez avrebbe chiesto ai bodyguard di raggiungerli. Una delle guardie si sarebbe quindi avvicinata al 19enne dicendogli: “Se rimani qui le prendi”, per poi colpirlo con un pugno al volto. Il fratello e gli amici avrebbero cercato di fermare l’uomo. E proprio in quel momento, stando ancora al racconto riportato nella denuncia, dalla guardia del corpo sarebbe arrivata una frase: “Lo so, avete ragione, ma non posso farci nulla”.

Poco dopo partono le chiamate al 113, due secondo quanto ricostruito: tra le 5.06 e le 5.16. Il diciannovenne avrebbe perso i sensi e sarebbe stato portato al Policlinico Maggiore, da dove è stato poi dimesso con una prognosi di quattro giorni. Anche il fratello sarebbe stato visitato nella stessa struttura, ricevendo una prognosi di tre giorni. Il Gazzettino riferisce che nelle dodici pagine di denuncia depositate dai legali padovani sarebbero stati allegati anche alcuni video che, secondo i denuncianti, documenterebbero quanto accaduto quella notte e mostrerebbero Fedez insieme alle sue guardie del corpo durante la concitata sequenza.

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“Fedez è come il barone che pretende di spiegare ai poveri come fare la rivoluzione. Diffidiamo. In piazza ci sono centinaia di persone motivate, attenti a reprimerle o, peggio, a ignorarle”: parla Frankie hi-nrg mc

Prima Marracash, poi tanti suoi colleghi, da Kid Yugi a Ghali. Sugli scontri di Milano, dal mondo del rap è arrivata una posizione quasi unanime. “Cosa porta dei minorenni a mettersi il cappuccio e andare a rischiare di essere presi a manganellate o arrestati in centro? Pur nella follia del gesto sono sintomo di qualcosa. Di un fallimento della nostra società di cui TUTTI siamo responsabili. Ognuno darà la sua risposta ai motivi di questo fallimento, secondo la propria coscienza e, purtroppo, intelligenza”, ha scritto il King del rap. Con Fedez voce fuori dal coro.

E ora anche Frankie hi-nrg mc, al secolo Francesco Di Gesù, veterano del genere, dice la sua in un’intervista a Repubblica. Partendo proprio dal conduttore di Pulp Podcast: “La parte migliore del discorso di Fedez è la premessa: ‘Diffidate dai ricchi’. È una dinamica vecchia come il mondo: quella del barone che pretende di spiegare ai poveri come fare la rivoluzione. Diffidiamo. E Fedez, mi permetta, sta ricoprendo proprio quel ruolo: diffidiamo anche di lui”.

Ma Di Gesù non è completamente d’accordo nemmeno con Marracash. L’incipit del suo primo post sugli scontri di Milano, “Con le buone non cambi le cose”, secondo lui “è una semplificazione che si presta alle strumentalizzazioni, com’è successo”. Il punto, aggiunge, è un altro: “In piazza ci sono centinaia di migliaia di persone motivate, che non ne possono più di questa vita. Bisogna stare attenti a reprimerle ancora o, peggio, a ignorarle, perché il livello dello scontro potrebbe alzarsi. Vanno prese sul serio“.

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Scontri a Milano e faida tra rapper. Fedez contro Marracash: “Non puoi difendere chi protesta e poi vivere nel lusso”, “Basta con quella retorica”

Gli scontri di Milano accendono la faida tra rapper. Duro botta e risposta tra Fedez e Marracash, ma anche Ghali e Sayf intervengono per dire la loro. Tutto è partito da un post di Marracash scritto subito dopo i gravi fatti del weekend con le devastazioni delle vetrine e gli scontri tra manifestanti e polizia. “Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose“. Ma ieri è arrivata la risposta di Fedez, il rapper ha detto la sua criticando apertamente il collega. “Dentro le vetrine distrutte ci sono anche gli artisti che vi sostengono”, scrive. E poi aggiunge: “I rapper si contraddicono quando esaltano la ribellione ma mostrano sui social una vita fatta di lusso, abiti firmati e orologi costosi: “Siamo noi che promuoviamo quell’idea di vita, la stessa contro cui le persone insorgono”.

La replica: “Siamo tutti d’accordo a condannarla. Ma quando succede bisogna farsi delle domande”. Marracash respinge anche le critiche legate alla sua condizione economica: “Non tollero più la retorica del tu hai i soldi, non puoi parlare“. Anche Ghali è intervenuto nel dibattito e ha invitato i giovani a continuare a lottare per ciò in cui credono. E poi si è aggiunto anche Sayf che ha accusato chi condanna la violenza delle manifestazioni di voler delegittimare il diritto alla protesta. Ha poi sostenuto che la violenza delle piazze non sia paragonabile a quella di una classe dirigente che toglie dignità e alimenta le disuguaglianze. “Siamo uniti in quanto persone, non
c’è destra o sinistra”.

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Fedez contro i rapper “rivoluzionari” (Marracash in testa): “Bravi ragazzi rompete l’ingranaggio, ma alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton”

Sabato 17 ottobre il centro di Milano ha vissuto una giornata di scontri. Il corteo “Italia in piazza”, contro il carovita, ha portato migliaia di persone in centro ed è degenerato in violenti scontri con le forze dell’ordine. Le zone più colpite sono state piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele, via Dante, via Broletto e San Babila.

Il giorno dopo la situazione si è ripetuta. Centinaia di giovanissimi, molti con il volto coperto, si sono dati appuntamento via social e hanno preso d’assalto le vie dello shopping. A fine weekend si contavano 271 fermati e 32 arrestati. Il sindaco Beppe Sala ha parlato di una città non preparata a episodi simili.

Nei giorni successivi sono arrivati i commenti dal mondo del rap. Marracash ha rivendicato la propria coerenza: ha scritto che le diseguaglianze sociali sono la sua battaglia e che “con le buone non cambi le cose”. Ai fan indignati ha risposto di cambiare artista, perché dice queste cose da sempre. Ha aggiunto che la violenza va condannata, ma che esistono molte forme di violenza, compresa quella subita da una generazione senza prospettive, messa davanti a una vetrina di status symbol che non potrà mai permettersi.

In questo quadro si inserisce il lungo post Instagram di Fedez, pubblicato il 20 ottobre. Il punto di partenza è una constatazione: tanti artisti si sono espressi sulle vandalizzazioni, soprattutto dal rap, con un’opinione che a suo dire è univoca: “bravi ragazzi, rompete l’ingranaggio”.

Fedez non liquida la rabbia dei giovani. Dice di conoscere la parabola tipica del rap, che porta dal niente agli status symbol, perché l’ha vissuta: la frustrazione della casa brutta in periferia, della scuola e del lavoro che non funzionano, dell’impossibilità di comprarsi qualcosa di bello. Capisce quindi perché quella frustrazione si scarichi contro le vetrine del centro, simbolo di ciò che “noi non potevamo e loro non possono avere”.

L’accusa ai colleghi è un’altra: quelle vetrine le riempiono anche gli artisti. Sono loro, scrive, ad aver promosso quell’idea di vita e di successo, tra sfilate, orologi di lusso e viaggi. E aggiunge, con autocritica, di averci messo in vetrina più del lusso.

Da qui l’affondo sulla coerenza. Fedez ricorda chi ora giustifica lo sfondamento delle vetrine ma, alla prima della Scala, si è fatto fotografare con Sala. Quell’addomesticamento lo capisce, perché era opportuno. Capisce meno il sostegno al saccheggio, che oggi è altrettanto opportuno. I manifestanti, dice, non sono “Pokémon da scagliare” per intercettare nuova audience: per questo non riesce ad applaudire a favore di camera.

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