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Guerriglia dei ragazzini a Milano, Crosetto evoca la mano estera: “E’ la guerra ibrida che passa dai social”. Zelensky: “In Ue cittadini manipolati dalla Russia”

Un fenomeno tutto da capire, che la politica e in generale le istituzioni non “hanno visto arrivare”: la rivolta violenta dei ragazzini. Nello smarrimento generale, nel tentativo di dare una risposta che non si limiti al codice penale, c’è chi un pezzo di soluzione ce l’ha: la “guerra ibrida“. E’ il ministro della Difesa Guido Crosetto che non fa nomi ma rimanda a “nemici” dell’Occidente: “I fatti di Milano, e di altre parti d’Italia, sono una cosa profondamente diversa da quelli che abbiamo vissuto in altre epoche. E sono il frutto, il punto di arrivo, di una cosa che io, inascoltato, richiamo da quattro anni, che è la guerra ibrida che qualcuno sta portando delle nostre nazioni con strumenti non convenzionali, che si chiamano TikTok, che si chiamano social, che si chiamano YouTube, senza che l’Occidente se ne renda conto e in qualche modo reagisca”. Di chi parla Crosetto? Forse non c’è bisogno di fare il nome. Lo fa il vicepremier Matteo Salvini che però smonta l’ipotesi di Crosetto parlando di “cose strambe“.

Ci pensa nelle stesse ore il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l’Europa anche contro Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. Non è la guerra su vasta scala che conduce contro di noi, ma passa attraverso televisioni, mezzi d’informazione, Internet e social network. I cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei propri governi, non devono essere manipolati da campagne russe”.

Ieri la prima ad evocare le ombre russe era stata la parlamentare del Pd Lia Quartapelle: “Abbiamo già visto in diverse città europee manifestazioni convocate attraverso i social, eventualmente amplificate anche da potenze straniere, con effetti devastanti sui contesti urbani. Bisogna capire che cosa è successo e chi c’è dietro queste manifestazioni”, ha aggiunto, sottolineando anche la necessità di approfondire come mai le forze dell’ordine siano sembrate impreparate a gestire la piazza, soprattutto domenica. A ribadire il concetto anche la capogruppo di Forza Italia Stefania Craxi: “Non occorre inseguire teorie del complotto né immaginare registi occulti per capire che qualcosa non torna – dichiara -. Chi vuole indebolire le democrazie europee sa che oggi è possibile condizionare governi e opinioni pubbliche alimentando il disagio, amplificando ogni tensione attraverso una disinformazione sapientemente orchestrata, fomentando le rivolte nelle piazze oppure insinuando nelle famiglie paura e sfiducia verso le istituzioni. Sono le dinamiche della guerra ibrida: strumenti diversi, obiettivi convergenti. Del resto, l’intelligence francese ha già descritto e documentato questi metodi, mettendoli nero su bianco. Per questo non possiamo lasciare campo libero a chi soffia sul fuoco delle nostre fragilità e sfrutta problemi reali, spesso determinati da fattori che travalicano i confini nazionali, per dividerci e renderci più deboli”.

Le idee all’interno del governo non sono granché univoche o comunque non lo erano fino al weekend di guerriglia di piazza Duomo: “Mi preoccupa l’invasione islamica, non la guerra ibrida – aveva detto il vicepremier Matteo Salvini -. Non ho paura dei russi, ho paura degli estremisti islamici“.

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Giuseppe Tiani (Siap): “Militari con poteri di polizia? No a questa torsione autoritaria. Sarebbe gravissimo”

“Non condividiamo l’intento del governo di portare poteri di polizia giudiziaria ai militari. Questo provvedimento di cui si discuterà oggi lo riteniamo una torsione autoritaria della gestione dell’ordine pubblico”. A parlare è Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap in audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato su quanto accaduto nell’ultimo weekend a Milano, tra proteste, violenze e disordini, con diversi negozi saccheggiati. “A Milano e non solo, si è fatta guerriglia urbana, minimizzarla significa confondere la violenza dal dissenso. Non condividiamo l’impiego dei militari nell’ordine pubblico né l’ipotesi di attribuire loro funzioni di polizia giudiziaria. I poteri che incidono sulle libertà fondamentali dei cittadini richiedono formazione specifica, esperienza e organizzazione degli uffici“, ha proseguito Tiani dopo aver consultato la segretaria nazionale del sindacato.

Siani ha poi battuto ancora sull’idea di dare ai militari le stesse funzioni degli organi di Polizia, come anche ribadito ieri sera dal ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Trasferire i poteri delle autorità di pubblica sicurezza alle forze armate sarebbe gravissimo, e il governo si assumerebbe la responsabilità di una torsione autoritaria e securitaria del nostro sistema democratico di gestione dell’ordine e sicurezza pubblica. Abbiamo l’impressione che questo indirizzo sia condizionato dalle affermazioni e dalla campagna dell’estrema destra sul delicato tema, se così fosse, lo contrasteremo con tutti i mezzi consentiti dalla legge“.

Per Tiani, “prima di finanziare ulteriormente l’impiego dei militari, il governo trovi i 117 milioni di euro per gli straordinari svolti dai poliziotti nel 2025 e ancora non pagati, nonostante i risparmi degli ultimi tre anni sullo straordinario ordinario dovuti alle carenze di organico. E stanzi i 25 milioni necessari per gli alloggi dei poliziotti in mobilità e missione, tuttora privi di finanziamento”, ha tuonato il segretario generale del Siap, che ha poi ribadito che quelle dello scorso weekend non possono etichettarsi come “manifestazioni“, ma una “guerriglia spontanea organizzata attraverso i social. Ho elementi per affermare che c’è un collante tra diversi focolai di protesta. Si uniscono frange violente di materie diverse. Il collante è stata la violenza”.

Infine Siani ha aggiunto: “Sabato a Milano non c’era una manifestazione ma ci siamo trovati di fronte a una guerriglia con sciami di persone disorganizzati. Nonostante ciò li abbiamo fermati. Il fermo preventivo ha funzionato: ne abbiamo fatti 174 in poche ore“. Poi spiega: “Noi siamo venuti a conoscenza in tarda mattinata, attraverso canali social, che gruppi di ragazzi si stavano organizzando dandosi appuntamento in piazza Duomo. Questore e prefetto si sono organizzati, sono arrivati 400 uomini da fuori”.

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Violenze a Milano, Crosetto gela Salvini: “Inutile annunciare militari in più, devono poter agire come forze di polizia”

“È facile annunciare militari in più senza nemmeno affrontare il problema di cosa dovranno fare e come potranno farlo”. Con un post su X, Guido Crosetto dà la linea sul decreto-legge allo studio del governo per reagire alle violenze di piazza a Milano. Nel provvedimento, che sarà approvato martedì in Consiglio dei ministri, è previsto un potenziamento dell’operazione “Strade Sicure”: il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato trionfante l’arrivo di “cinquecento militari in più per difendere Milano”. Ma il ministro della Difesa manifesta scetticismo: “Perché abbia un senso”, sottolinea, “abbiamo necessità che domani il Cdm approvi delle norme che consentano loro di poter agire come le forze di polizia, solo nel tempo necessario per dare supporto a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza (cioè tre mesi), di fronte a fenomeni come quelli cui abbiamo assistito”.

Già nelle ore precedenti, dal governo trapelava l’ipotesi di riconoscere ai militari le funzioni di polizia giudiziaria: una misura a cui sta lavorando lo stesso Crosetto insieme al sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago (Forza Italia). Nel decreto-legge potrebbero confluire alcune misure già contenute nel ddl sulla sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri a luglio e ora all’esame del Senato: tra queste, l’estensione del fermo preventivo ai minorenni e con una durata oltre le 12 ore, l’arresto in flagranza differita per chi si rende responsabile di danneggiamenti di gruppo e il divieto di aggregazione per persone ritenute pericolose per l’ordine pubblico.

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Crosetto: “Sbaglia Trump a limitare Starlink per Kiev. Sovranità irrinunciabile”. Mentre l’Italia dipende da Usa e Cina

“La tecnologia è potere e la sovranità irrinunciabile”, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto. Peccato che l’Italia dipenda da Trump e Xi per gli investimenti e i device, con il marchio americano e cinese in settori chiave come cloud, data center, mail della pubblica amministrazione, telecomunicazioni, internet 5G. Esiste la possibilità tecnica del “kill switch”: staccare la spina, da remoto, premendo il pulsante off. Le conseguenze dell’interruttore, azionabile a distanza, si possono celare in tempi di pace, ma esplodono negli scenari di guerra. L’esempio è l’Ucraina con le limitazioni alle comunicazioni satellitari imposte da Starlink, il gigante americano di Elon Musk. Gli Usa premono off e spengono il servizio, ma l’esercito di Kiev paga un prezzo enorme mentre gioisce Putin. Lo sa bene Crosetto: “Se gli Stati Uniti privano l’Ucraina delle risorse, questo crea debolezza, allora” Mosca “crederà di poter vincere, quindi di continuerà la guerra”, ha dichiarato in un’intervista all’emittente pubblica inglese Bbc. Ecco gli effetti della dipendenza tecnologica: la difesa di un Paese alle mercé di un altro. L’opposto della “irrinunciabile sovranità” citata dal ministro durante l’interrogazione al Senato del 15 ottobre. Il giorno dopo, alla presentazione del computer quantistico Volta B1, l’esponente di Fratelli d’Italia ha posto l’Italia al bivio: una nazione che subisce, oppure in grado di “contribuire a determinare l’evoluzione e l’applicazione” delle regole su dati, intelligenza artificiale e infrastrutture. Un crocevia decisivo, perché “la tecnologia sta diventando una forma di potere”.

Il caso Starlink in Ucraina e la dipendenza dagli Usa su cloud e Difesa

Starlink ne è l’esempio. L’Ucraina, secondo Crosetto, pagherà il “grave e completo errore” compiuto dagli Stati Uniti di Donald Trump, con la decisione di limitare l’accesso ai satelliti e alle informazioni di intelligence. Una mossa “assolutamente priva di senso”, con il rischio di allontanare la pace, aumentare il numero dei morti e le sofferenze tra i civili. Offrendo l’incentivo a Mosca, perché Putin cesserà agli attacchi – prosegue Crosetto – solo quando “sarà convinto che ci sia una situazione di stallo, che non possa avanzare ulteriormente”.

Non solo l’Ucraina e i satelliti di Starlink, ma l’intera Europa dipende dagli Usa per una vastissima galassia tecnologica. Il rischio del kill switch pesa anche sul settore Difesa, secondo il noto rapporto “Cloud Defense: An Exposed European flank”, pubblicato lo scorso aprile. Il documento cita l’Italia nell’elenco dei Paesi a rischio medio, insieme a Francia e Spagna, mentre gran parte dell’Europa è ad alto rischio. La Francia ha appena imboccato la lunga e toruosa via dell’autonomia tecnologica, già tracciata dall’Austria. L’Italia, invece, “ha trasferito i sistemi della difesa sul Polo Strategico Nazionale (Psn)“, con “tecnologie Google Assured Workload e Oracle Alloy”, si legge nel rapporto. Ministeri e Pubbliche amministrazioni custodiscono le informazioni nel ricettacolo del Psn. Un “contenitore” strategico, con servizi gestiti “in partnership con Google, Microsoft Azure, AWS e Oracle“. Big tech al gran completo. Eppure, Il Polo strategico nazionale doveva essere la soluzione “sovrana” per il cloud nazionale, in primis per escludere la minaccia del kill switch. Il documento sulla “Strategia cloud”, firmato nel 2021 da palazzo Chigi e dall’Agenzia nazionale per la cybersecurity, mette in guardia dai rischi di affidarsi ad aziende con sede fuori dai confini Ue. I pericoli? “Modifiche unilaterali delle condizioni dei servizi forniti, che potrebbero determinare variazioni significative degli stessi (dall’aumento dei costi di erogazione all’interruzione del servizio), in ragione di intenti potenzialmente non controllabili dal Paese”.

Mail, data center per l’IA, pubbliche amministrazioni: dominio Big Tech

Non solo sul cloud. Il gioco statunitense pesa sulla posta elettronica e sui nuovi data center per alimentare l’Intelligenza artificiale, in Italia e nel Vecchio Continente. Le caselle di posta per inviare e ricevere mail, in quasi tutte le pubbliche amministrazioni sono made in Usa, amministrate da Amazon, Google e Microsoft. Non solo Stati e governi, anche le aziende strategiche dipendono sovente dai servizi a stelle e strisce. In Italia il 69% delle aziende quotate in borsa si affida agli americani per le mail, secondo il rapporto pubblicato a luglio 2025 da Proton, l’azienda svizzera specializzata nella privacy digitale. Il documento cita le banche italiane, “uno dei settori più dipendenti (73%)”, al contrario dell’ Europa, dove è “uno dei meno dipendenti dai provider statunitensi”.

E le “nuove cattedrali” dei data center, il “motore” dell’Intelligenza artificiale? In Italia la dipendenza dagli Usa è conclamata: circa la metà degli investimenti sarà di Amazon, Google e Microsoft, secondo le stime dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, dal 2026 al 2028. La fetta dei capitali italiani? Meno della metà, perché anche le aziende europee mangiano un pezzo della torta. Gli americani non controllano solo gli edifici dei data center, ma soprattutto i server, le tecnologie e i servizi all’interno delle “cattedrali”, con un dominio lampante.

Staccare la spina e l’accesso ai dati: i rischi e i precedenti delle sanzioni Usa

Cosa accadrebbe se un’organizzazione italiana fosse sanzionata dagli Usa? Un’azienda a stelle strisce, a termine di legge, deve spegnere il servizio. Può bastare un ordine esecutivo del governo, come accaduto al collettivo di attivisti per la privacy digitale Autistici Inventati, obbligandolo (di fatto) a chiudere i battenti. Washington ha già sanzionato organizzazioni e individui europei: come Thierry Breton, l’ex commissario Ue che aveva esortato Big Tech al rispetto delle regole del Vecchio Continente. Oppure quattro magistrati della Corte penale internazionale (Cpi), per aver sostenuto indagini sull’esercito statunitense in Afghanistan e il mandato d’arresto per Benjamin Netanyahu. A Karim Khan, giudice della Cpi, è stata disattivata la mail di Microsoft. Oltre alle sanzioni, incombe il cloud act: il governo Usa può accedere ai dati sui server delle aziende americane in ogni parte del mondo, in virtù di un mandato giudiziario.

L’Italia dipende anche dalla Cina. E Starlink è sugli appennini con il 5g

La tecnologia italiana dipende dagli Stati Uniti, ma anche dalla Cina giunge il pericolo Kill switch. Pechino ha conquistato una grossa fetta di mercato nel settore delle telecomunicazioni. Strumenti made in China sono molto diffusi nelle pubbliche amministrazioni, con router per la connessione WiFi, dispositivi di rete, componenti per server e data center. Buona parte delle telecamere di videosorveglianza, gestite da Comuni e Regioni, giungono dal paese del Dragone. Device di Pechino sono importanti anche per le nuove reti 5g, a banda larga e senza fili. In questo campo, anche Starlink gioca un ruolo. Guido Crosetto ha confermato a ilfattoquotidiano.it l’accantonamento del progetto per la Difesa da 1,5 miliardi. Ma il gigante di Elon Musk ha stretto un accordo con Fastweb-Vodafone per portare internet veloce nelle aree rurali d’Italia, con una una sperimentazione sugli Appennini centrali. Se la tecnologia è potere, come dice Crosetto, siamo sicuri che l’Italia sia una nazione sovrana?

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Trump-Musk limitano Starlink in Ucraina, Crosetto al Fatto: “Sistema fondamentale per Kiev. Ma in Italia non se n’è mai più parlato”

Il progetto di Starlink da 1,5 miliardi per la Difesa e l’esercito italiano “non è mai stato ripreso, non se ne parla più da mesi”, dice il ministro della Difesa Guido Crosetto al Fatto entrando al Senato per il question time. Il dibattito sui sistemi di comunicazione e sicurezza satellitari prodotti dall’azienda di Elon Musk sta tornando di attualità in queste ore, con il magnate americano che – su decisione del Pentagono – ha deciso di depotenziare il sistema Starshield in Ucraina, la versione militare del sistema Starlink. Poi, dopo la denuncia del governo di Kiev, giovedì mattina i satelliti sono tornati in funzione al massimo delle loro potenzialità.

Ma intanto il ministro della Difesa conferma al Fatto che il progetto per l’Italia è stato messo da parte: “Più che archiviato direi che non se ne parla più da mesi – spiega Crosetto – non è mai stato ripreso.” Il dibattito iniziò circa un anno e mezzo fa quando Bloomberg rivelò di una trattativa per un contratto quinquennale tra il governo italiano e Starlink da 1,5 miliardi per una costellazione di satelliti a bassa quota per le comunicazioni strategiche con le nostre ambasciate all’estero e per tutelare le nostre forze armate all’estero. Palazzo Chigi aveva smentito l’esistenza di quella trattativa, che sarebbe naufragata anche per i dubbi del Quirinale.

Crosetto, comunque, conferma l’importanza della tecnologia in contesti di guerra: “Al di là di Starlink e degli americani, è un sistema importantissimo e fondamentale per la difesa Ucraina”, continua Crosetto entrando nell’aula di Palazzo Madama. Prima di rispondere al question time saluta il senatore del M5S Stefano Patuanelli che ironizza sullo stato del “campo largo” in vista del voto: “Mi raccomando non perdete le elezioni”, scherza Patuanelli con Crosetto.

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