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Romania downs two Russian jet drones near Sulina, days before NATO allies meet on Black Sea security

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Two Romanian F-16s shot down two jet-powered Russian Geran attack drones over Romania’s territorial waters near Sulina on the evening of 17 October, Romania’s Defense Ministry said. The ministry released cockpit images of the mission the next day, as NATO allies prepare to discuss Black Sea security at a special session Romania requested.

This comes as Moscow continues its air attacks on Ukraine, while the US is trying to make deals with Russia over its diesel and lift sanctions. Russia keeps striking Ukraine’s energy system and cities, while its drones and suspected saboteurs keep turning up inside NATO, from tankers hit off Romania to a foiled arson attempt at a Starlink site in Lithuania.

Down within minutes

The F-16s took off from the 86th Air Base at Borcea at 17:43 after radar detected a group of air targets about 120 km east of Zmiinyi (Snake) Island, flying southwest, Ukrainian military outlet Militarnyi reported, citing the ministry. The first drone entered Romanian airspace at 17:59 and was shot down at 18:01 southeast of Sulina. The second entered at 18:01 and was downed at 18:05 east of Sulina.

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Where Romanian radar detected two drones, about 120 km east of Zmiinyi (Snake) Island, and where Romanian F-16s shot them down over Romania’s territorial waters near Sulina, 17 October 2026. Map: Euromaidan Press

Both were jet-powered attack drones of the Geran family, the ministry said. The Geran is Russia’s version of the Iranian-designed Shahed. When first detected, the drones were about 65 km from the coast of Russian-occupied Crimea and 140 km from the Ukrainian-held shore, and their southwest course may point to Russian origin, Militarnyi calculated.

The White House, seen from Lafayette Square. File photo, June 2024.
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Congress gave Trump 30 days to hit Russia’s oil buyers with 100% tariffs. He waives them two days before deadline, citing US interests. Moscow calls it historic

The ministry posted the cockpit images on 18 October, showing a missile launch and a fireball over the sea. “Targets spotted, identified, engaged and neutralized!” it wrote.

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A fireball over the Black Sea seen from the cockpit of a Romanian F-16 during the mission to shoot down two drones near Sulina, 17 October 2026. Photo: Romanian Defense Ministry/Facebook

Allies to meet on the Black Sea

A special session of the North Atlantic Council, NATO’s top decision-making body, will discuss defense and deterrence in the Black Sea on 20 October at Romania’s request. Romanian President Nicușor Dan has confirmed that the two tankers that caught fire near Sulina last week were hit by drones, and a NATO military source told Reuters they were Russian.

Romanian radar has logged 54 drone intrusions into the country’s air and sea space since Russia’s full-scale invasion, 35 of them this year, and the military has shot down six such targets in 2026, Defense Ministry data show.

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A Romanian Air Force F-16AM/BM Block 15. Illustrative photo: via Militarnyi

Searches in Poland and Lithuania

Within hours, Poland’s Operational Command said it was checking a possible airspace violation by an unknown object overnight into 18 October. Troops, police, and military police searched for a possible crash site south of Lublin after residents reported the loud sound of a flying object around 02:00, Militarnyi reported.

On the morning of 18 October, an unknown drone entered Lithuania’s airspace and triggered air raid alerts, the country’s crisis management center said. NATO jets accompanied it but could not shoot it down because of bad weather, Defense Minister Robertas Kaunas said. Debris preliminarily identified as drone parts was later found in the village of Juodžioniai in Pasvalys district, and the army said the drone may have entered from the direction of Poland.

Romania moved from escorting Russia’s stray drones to firing on them in July, when its F-16s downed three in 72 hours.

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“Adesso mi ser­vi­rebbe avere una com­pa­gna. Forse le ver­rebbe un esau­ri­mento, ma se mi amasse sarebbe felice di aiu­tarmi”: la confessione di Filippo Bisciglia

Filippo Bisciglia in queste settimane, come sta ampiamente documentando sui propri social, si sta preparando al debutto in teatro con lo spettacolo “Prima della prima. Il mio viaggio nei sentimenti”, che partirà con una serie di dodici date dal prossimo 13 novembre, quando esordirà al Teatro Alfieri di Torino.

Proprio raccontando della preparazione che sta effettuando in vista di questo debutto e delle prove che sta svolgendo a casa in questo periodo, Bisciglia ha confidato al settimanale “Oggi” di sentire in questo momento il bisogno di avere una donna al proprio fianco: “Adesso mi ser­vi­rebbe avere una com­pa­gna, una con cui pro­vare le bat­tute e chie­derle: ‘È venuta bene? La devo calcà de ppiù?’. Forse le ver­rebbe un esau­ri­mento, ma se mi amasse sarebbe felice di aiu­tarmi. Invece sto qui da solo con ‘sto copione, recito e canto come un pazzo”.

L’attore ha poi anticipato anche qualcosa riguardo al contenuto dello spettacolo che porterà in scena, non da solo, ma accompagnato da quattro attori e due ballerini. “È uno spet­ta­colo di 90 minuti che rac­conta tutto ciò che accade nel came­rino prima di entrare in scena: gli incon­tri coi gior­na­li­sti, le paure, gli intoppi, le sca­ra­man­zie. Farò dei mono­lo­ghi, can­terò, imi­terò. Rac­con­terò di me, dei miei sen­ti­menti, di come sono matu­rato pur rima­nendo il ragazzo che entrò nella Casa del Grande Fratello 20 anni fa”.

L'articolo “Adesso mi ser­vi­rebbe avere una com­pa­gna. Forse le ver­rebbe un esau­ri­mento, ma se mi amasse sarebbe felice di aiu­tarmi”: la confessione di Filippo Bisciglia proviene da Il Fatto Quotidiano.

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“Digger”, e i film delle sei tornati a farci bisticciare, come “Temptation Island”

Il declino dell’abitudine di andare al cinema sembrava irreversibile, poi sono arrivati Digger con Tom Cruise, “The Social Reckoning” e persino ”L’Odissea” a dimostrare che era solo perché non c’era nulla di interessante da vedere, per poi discuterci su

La regola l’ha codificata Anthony Lane, critico cinematografico del New Yorker, scrivendo un ritratto di Michael Haneke a settembre del 2009, e l’ha usata per spiegare “Il nastro bianco”, che allora era già passato a Cannes ma non era ancora uscito nei cinema americani.

Come regola generale, scriveva Lane, il cinema si divide in film delle sei e film delle nove, e la maggior parte appartiene all’insieme “film delle nove”. «Torni a casa dal lavoro, mangi qualcosa al volo, vai al cinema, e ti godi lo spettacolo». E dopo, che è il dettaglio che fa la differenza, vai a dormire.

Dopo i film che ha senso vedere alle sei, no. Servono una prenotazione al ristorante e gli amici giusti. «Ne avrai bisogno perché, se tutto va secondo i piani, passerai la seconda metà della serata a ribaltare il film, il suo impatto e il suo senso, da un lato e dall’altro».

Prima di arrivare a dire che “Il nastro bianco” era un film delle sei, Lane ci forniva la sua tassonomia. «”Persona” è un film da sei di pomeriggio, anche se poi al ristorante non avrete fame. Lo è anche “Il cacciatore”, mentre “Platoon”, per quanto rumoroso e furibondo, va benissimo alle nove».

C’è anche, in quella paginetta di Lane, una tassonomia del ceto medio complessato, anche se lui non lo chiama così, e anche se caratteristica precipua del ceto medio complessato e dei suoi film è non ritenersi tali. «A voce alta” è un film da nove di sera che pensa d’essere un film da sei di pomeriggio. “Ricomincio da capo” è il contrario». (“A voce alta” è quello in cui Kate Winslet è una nazista analfabeta, “Ricomincio da capo” è quello in cui Bill Murray si risveglia sempre nella stessa giornata).

Penso alla tassonomia di Lane da dieci giorni, cioè da quando ho iniziato a ricevere telefonate solo di sera, da gente che era uscita da “Digger”. Tra le persone con cui parlo abitualmente, ce ne sono solo due che in questi dieci giorni non mi hanno chiamata per parlare di “Digger”, ed è perché sono due persone che non vanno al cinema. Era dal 2010 che, della gente che non va al cinema, non pensavo: poverini.

Non andare al cinema è una cosa abbastanza normale, ormai, talmente normale che non abbiamo più gli anticorpi per quei piccoli inconvenienti di quando non vedi il film a casa tua. Domenica mattina sono andata a rivedere “Digger”, e il cinema era abbastanza pieno, e un po’ di gente è entrata in ritardo e invece di vergognarsi della propria maleducazione e sedersi dove capitava ha indugiato con la torcia del telefono accesa a cercare proprio il posto che aveva prenotato, facendo anche alzare gente già seduta, per disturbare meglio.

Succede ogni volta, e io ogni volta li insulto profusamente – disturbando la sala almeno quanto loro – e ogni volta mi chiedo se sia stato sempre così o se, quando andare al cinema era una cosa normale, mi sembrasse anche più normale che gli esseri umani fossero imperfetti. Così come, ogni volta che esco da un film bruttino furibonda del suo permettersi d’essere bruttino quando io ho fatto l’immane fatica d’andare fino al cinema, mi domando se fossi più tollerante dei film inutili quando andare al cinema era abituale come andare al bar.

Giovedì sono andata a vedere “The Social Reckoning”, e prima del film c’erano alcuni trailer di film italiani così orrendi ma così orrendi che mi sono detta sì va bene, le maestranze vanno fatte lavorare, due spicci in cultura è giusto continuare a investirli per non ritrovarci con ex truccatori e attrezzisti che fanno i fattorini di Glovo, però come si può pensare che uno, per vedere questa roba, cerchi una babysitter, prenda la macchina, vada al cinema, cerchi parcheggio, spenda dei soldi in più oltre a quelli che ogni mesi butta in abbonamenti alle piattaforme?

È chiaro che è ormai un’impresa eroica, e tu in cambio dell’impresa eroica non puoi darmi Filippo Timi che fa Gino Cecchettin (è ovviamente l’esempio sbagliato, quel film nello specifico incasserà tantissimo, perché andandoci dici al mondo che sei una persona perbene e vai vedere un film delle nove che pensa d’essere un film delle sei: sarà il nuovo “Naza”).

Tuttavia, “Digger” arriva in un anno in cui non è l’unica eccezione. Persino di “The Social Reckoning”, per quanto non piaccia a nessuno, ci sono cose da dire (io e uno dei miei Luminari Culturali di riferimento non riusciamo a convenire sulla ragione della sbagliatezza di Jeremy Strong: per lui è un limite di scrittura, per me della sua faccia). Quest’estate ho discusso parecchio persino dell’“Odissea”, quel film in cui Ulisse è un reduce del Vietnam e Calipso è la sua insegnante di yoga.

È iniziata un anno fa, quando abbiamo cominciato a discutere di “Una battaglia dopo l’altra”, che ho dovuto rivedere per sapere come cominciasse perché la prima volta al cinema entrava la gente in ritardo e mi distraevo a redarguirli.

Fanno, in un anno, quattro film da sei di pomeriggio, dopo non so quanti anni in cui si discuteva di Sanremo e di “Temptation Island”, ma se andavi al cinema eri uno strano che parlava di cose che capiva solo lui, un po’ come se avessi avuto l’hobby della filatelia. Qualche tempo fa su TikTok ho visto una ventenne che diceva che lei era cresciuta in una famiglia povera e lo capiva dal fatto che tutti andavano al cinema ma lei no. Ma sei cresciuta negli anni dello streaming: chi è che andava al cinema?

Pensavo fosse ormai irreversibile, del cinema parlavamo noialtri vegliardi cresciuti negli anni in cui davvero ci si andava, e qualche ragazzina con desiderio mimetico che giurava che quando era piccola tutti andassero al cinema. Al presente, nessuno. Pensavo c’entrasse la comodità del vedere le cose a casa, i prezzi dei biglietti in un paese con gli stipendi fermi alla lira, il fatto che le idee fossero finite e lo star system pure. E invece era che non c’erano abbastanza film da sei di pomeriggio.

Che, dopo, ti facessero venir voglia di bisticciare con lo stesso impeto con cui alzavi la voce per capire se avesse più torto Oronzo o Valentina (“Temptation” 2018), o se fosse meno peggio il vestito di Bianca Balti o quello di Miriam Leone (Sanremo 2025).

Poi è arrivata la stagione cinematografica 2025/2026, e ci siamo ritrovati a discutere di quanto fossero imbecilli quelli che, di “Una battaglia dopo l’altra”, notavano l’inseguimento sulle dune, stretti parenti di quelli che pensavano che Alessia (“Temptation” 2024) facesse bene a riprendersi Lino; di quanto non capissero niente gli adattatori di “Digger”, quelli che avevano trasformato il dualismo tra «essere vivi» e «vivere» in un’alternanza tra «vivere» e «sopravvivere» che sarebbe potuta essere un tatuaggio di Giovanni (“Temptation” 2026); e persino di quanto fosse liberatoria l’ultima mezz’ora dell’“Odissea”, quella in cui finalmente Matt Damon diventa Bruce Willis e mena tutti: era da quando Amadeus finalmente chiudeva il televoto alle due e mezza di notte, che non provavamo un tale sollievo. Solo che, al cinema, puoi provarlo prima di cena, e andare a dormire a un’ora decente.

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Was das isländische Referendum über die EU aussagt

Die EU ist in ihrem heutigen Zustand alles andere als ein Erfolgsmodell. In ihrem Aufbau ist die EU undemokratisch und ihre Politik wird von Ideologie anstatt von Pragmatismus bestimmt, was zu Überschuldung, wirtschaftlichen Problemen, Sozialabbau und Wohlstandsverlust geführt hat. Trotzdem ist die ideologische Verblendung im bürokratischen Apparat in Brüssel so groß, dass man nicht einmal […]
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Oil prices jump more than 2% after US and Iran trade strikes

Oil prices rose more than 2% Monday after the United States attacked an Iranian island in the Strait of Hormuz and drew retaliation from Tehran, as the six-month-old conflict between the two countries showed no signs of easing. Brent crude futures climbed $2.21, or 2.51%, to $90.31 a barrel as of 0436 GMT. U.S. West ... Read more

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Île de Peilz: The Tiny Island of Lake Geneva

Île de Peilz, or Peilz Island, is small picturesque island in Lake Geneva in Switzerland, not far from the town of Villeneuve. Measuring somewhere between 20 and 77 square metres, depending on different sources, it is often described as the smallest island in Lake Geneva and possibly the lake's only natural island. A solitary London plane tree dominates the entire islet, its broad canopy visible from passing boats and from the shoreline. This tiny speck of land has inspired poets, generated local legends, and become one of the most photographed features of Lake Geneva.


Credit: Wikimedia Commons


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